Dal Cns il bilancio del Programma nazionale plasma: bene con l’appropriatezza ma servono più donatori in concorso dei pazienti

plasma-volunteer-donation

Gli obiettivi del Piano nazionale plasma erano e sono molteplici, così come scrivemmo il 25 novembre del 2016, e sono riassumibili in cinque punti:

  1. Favorire il raggiungimento dell’autosufficienza ematica nazionale attraverso la promozione della raccolta.
  1. Ottimizzare le risorse secondo concetto di appropriatezza, ovvero secondo una visione paziente centrica che comporta una standardizzazione dell’utilizzo farmacologico dei prodotti plasmaderivati.
  1. Ribadire con forza l’efficienza del sistema basato sul conto lavoro attraverso la donazione volontaria e non remunerata puntando alla massima resa dei prodotti plasmaderivati, ovvero albumina, immunoglobuline polivalenti, fattore VIII, fattore IX, concentrati di complesso protrombinico e antitrombina.
  1. Individuazione di alcuni prodotti driver, che, secondo le indicazioni provenienti dal contesto europeo, sono, nell’ordine, immunoglobuline polivalenti, fattori della coagulazione e albumina.
  1. Favorire lo scambio tra regioni per ottimizzare i costi e rendersi indipendenti dalle oscillazioni del mercato commerciale.

Dal comunicato stampa pubblicato di recente dal Centro nazionale sangue, appare evidente che alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti, e che su altri sia ancora possibile migliorare. Per esempio, sul piano economico, “solo nel 2017, il primo anno di effettiva applicazione del Programma, emerge dal monitoraggio che tra minori acquisti sul mercato e scambi di medicinali tra Regioni sono stati complessivamente risparmiati oltre 7 milioni di euro che altrimenti sarebbero stati impiegati per reperire sul mercato i plasmaderivati”; un dato molto importante, che porta l’Italia in una zona privilegiata all’interno della quale il paese può dirsi indipendente dal mercato stesso, anche perché gli obiettivi di raccolta nelle stagioni successive (dal 2016 al 2018) sono stati sempre raggiunti, e anche la raccolta ottenuta in questa stagione nei primi 6 mesi dell’anno offre buoni motivi per essere ottimisti.

Certo, non bisogna mollare la presa, perché sia il risparmio corposo di risorse finanziarie, sia le quantità di plasma raccolte possono e devono migliorare, specie quando tutti i bandi interregionali per il conto lavorazione saranno conclusi e di conseguenza i processi industriali lavoreranno al massimo regime.

Ciò che urge ribadire con forza, così come abbiamo fatto su Buonsangue lo scorso 10 luglio e com’è stato ripreso dal portale Donatorih24 il 29 luglio in uno speciale approfondimento, è che il sangue e il plasma che raccogliamo sono fondamentali soprattutto per una categoria: la più importante di tutte ovvero quella dei pazienti.

Questo link, questo collegamento tra donatori e pazienti, che appare scontato quando è scritto e sottolineato a parole, spesso è dimenticato quando si deve prendere istintivamente la decisione di donare. In verità il legame assoluto tra donatore e paziente è un caposaldo d’acciaio, è l’unione indissolubile che rende magico ogni gesto di solidarietà. Tale legame nella pratica è reso astratto dall’anonimato del donatore, e dal fatto che non si dona per il bisogno stringente di un parente o di un amico ma per un ricevente bisognoso che non conosciamo, e che può trovarsi lontano da noi: questa astrazione, questa forma di consapevolezza, è però l’arma più potente, e quando entra in mente non esce più: chi dona sa bene che il suo gesto sta salvando una vita, chi fa una plasmaferesi sa bene che il suo plasma diventerà un farmaco salvavita per tutti coloro i quali, altrimenti, non potrebbero condurre una vita serena.

Ecco perché, negli anni a venire, bisognerà ancora migliorare: “una maggiore indipendenza dal mercato è “strategica” –  ha infatti spiegato il Cns – perché il mercato internazionale può avere temporanee carenze di alcuni prodotti (come segnalato dai pazienti alcune settimane fa) o anche andamenti discontinui, ad esempio se nuovi grandi compratori si affacciassero sulla scena, come potrebbe succedere per Cina e India “.

Cosa fare dunque per restare al sicuro? Lo ha detto Giancarlo Liumbruno, direttore del Cns: “Servirà aumentare la raccolta di circa 20mila chilogrammi entro il 2020, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano. Basti pensare che i nostri risultati sono ottenuti con 2,1 donazioni di plasma in media l’anno per ogni donatore che effettua questo tipo di donazioni (200.000 circa su un 1 milione e 700 mila donatori), una cifra largamente inferiore a quella di altri paesi. Per raggiungere i 20 mila chilogrammi in più basterebbe che in ogni centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più ogni settimana”.

Un piccolo numero, un grande passo verso la sicurezza dei pazienti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *