Il Fidas Tour 2019. In camper da nord a sud, in 25 città italiane, con una sola missione: diffondere la cultura del dono

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Un lungo tour in giro per l’Italia, da Torino fino a Matera, allo scopo di diffondere un messaggio semplice ma sempre estremamente attuale: c’è bisogno di sangue, ce n’è bisogno costantemente nel presente e ce ne sarà bisogno in futuro, con la conseguente necessità di reclutare giovani che comprendano e si affezionino al gesto del dono al punto da diventare donatori periodici per tutta la vita.

Il Fidas Tour, in pieno svolgimento, è solo una delle tantissime iniziative che Fidas ha predisposto per festeggiare i sessant’anni dell’associazione: come abbiamo scritto nell’approfondimento dello scorso 23 marzo, infatti, saranno tantissimi gli eventi e le campagne in programma per tutto il 2019.

Nel video che segue, ecco tutte le tappe previste:

Come si svolge il tour? Il tutto avviene a bordo di un camper, opportunamente “vestito” di un look tutto speciale. Ci sarà il drappo rosso della campagna video “Metti in circolo l’energia” (che si può vedere in basso nel video numero due), ci sarà il filo, sempre rosso, che ricorda l’anniversario e rappresenta l’attività e l’impegno che Fidas svolge nel paese dal 1959 sempre a servizio della raccolta sangue e della sensibilizzazione sociale. E ci sarà un tocco di giallo, che a noi sembra un chiaro riferimento al dono del plasma.

Le tappe del Fidas Tour saranno ben venticinque: tantissime e lungo tutto la penisola, una sorta di Giro d’Italia del sangue che, come già detto, è partito da Torino lunedì 25 marzo e si concluderà a Matera venerdì 26 aprile. Non una scelta casuale quella di Matera: come tutti sappiamo la città dei sassi sarà per tutto il 2019 la capitale europea della cultura: proprio a Matera, e proprio il 26 aprile inoltre, si aprirà il 58° Congresso Nazionale proprio della Fidas.

Tutti pronti, allora, per accogliere questo grande evento itinerante, che si spera possa trasformarsi in una vera e propria festa in ogni tappa, coinvolgendo il maggior numero di giovani. Il dono del sangue e tutta la bellezza che contiene questo semplice quanto necessario, meritano tutta la diffusione possibile.

Il vaccino antinfluenzale gratuito per donatori: ecco i primi bilanci con la fine dell’inverno

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Quali sono i risultati della più grande innovazione del 2018-2019 nel sistema trasfusionale italiano, ovvero il vaccino gratuito per tutti i donatori di sangue?

Con l’arrivo della primavera è sicuramente tempo di bilanci, ma prima di scoprire cosa è successo è bene ricordare che la campagna sulla gratuità dell’antinfluenzale – che sempre fa tanto discutere nel dibattito pubblico in modo piuttosto futile e (purtroppo) troppo spesso senza l’ombra delle necessarie competenze – era partita lo scorso 15 ottobre 2018, come da noi puntualmente documentato.

Il tweet del Centro nazionale sangue era stato esplicativo: la campagna nasceva dalla volontà di premiare i donatori che già nel 2017 avevano contribuito alla conquista dell’agognata autosufficienza ematica e, contestualmente, si prefiggeva di raggiungere l’obiettivo più strettamente medico: evitare che i picchi influenzali della stagione fredda, com’era avvenuto nel 2017, mettessero a rischio la raccolta sangue.

I primissimi bilanci, sono arrivati proprio ieri giovedì 28 marzo, a firma del Presidente del CN, Giancarlo Maria Liumbruno e del presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, che sulla vetrina web di Quotidiano Sanità, hanno riportato alcuni dati ed espresso le loro valutazioni.

Com’è dunque il bilancio? Senz’altro positivo. A fronte di un’epidemia influenzale per numeri paragonabile a quella del 2017, il vaccino gratuito per donatori ha aiutato moltissimo la raccolta. Se nel 2017, infatti, le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto le mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nella stagione in corso non si è mai scesi sotto le cinquemila unità. Un risultato egregio, che ha consentito ai quasi 2 milioni di donatori periodici italiani di essere più efficienti del solito.

E non basta: noi di Buonsangue ci sentiamo di sottolineare un altro aspetto di notevole importanza, strettamente legato a questa iniziativa.

Le tantissime campagne mediatiche che hanno parlato della vaccinazione gratuita per donatori, regione per regione, hanno senza dubbio contribuito a riportare la pratica del dono del sangue associato nel dibattito pubblico, allargando il bacino d’utenza del dono, insistendo sulla sensibilizzazione, e specificando i vantaggi concreti per tutti coloro che decidono di donare il sangue. Vantaggi che, lo diciamo spesso, vanno oltre il semplice atto di altruismo, e investono ragioni di benessere individuale sia sul piano psicologico che su quello prettamente fisico.

Ben venga, allora, la conferma del vaccino gratuito per donatori anche per la prossima stagione. Come hanno specificato i dirigenti più alti del sistema trasfusionale italiano e delle associazioni di donatori, questo percorso deve assolutamente continuare.

 

 

 

Raccolta Plasma, la Calabria è in trend positivo e consolida la presenza associativa sul territorio

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Dai tempi dell’approvazione del piano nazionale plasma 2016-20, sappiamo bene che esistono molte regioni del sud, quelle non certe di poter garantire una quota di conferimento plasma pari a dieci chilogrammi per mille abitanti, che hanno il compito di aumentare la produzione di almeno il 40% nel corso del quinquennio.

In questi casi, crediamo, è davvero molto importante che l’attività associativa sia costante e strutturata, in modo che i risultati ottenibili siano di lungo periodo e non occasionali. Significativo, in tal senso, è stato lo scorso week-end nel capoluogo calabrese, a Reggio Calabria, con una serie di eventi propedeutici alla raccolta plasma che hanno coinvolto Avis Nazionale e l’Avis locale.

Diversi i momenti clou: per cominciare il consiglio nazionale di AVIS nella sala del Consiglio Comunale, commentato dal sindaco, Giuseppe Falcomatà. “Siamo lieti di poter condividere con l’Avis, da 65 anni impegnata a Reggio ed in Calabria nella promozione della solidarietà nel segno della donazione del sangue – ha detto il sindaco – questo importante anniversario dalla fondazione, segno di un dialogo vitale e necessario che da Istituzione intendiamo alimentare con le associazioni radicate e motivate come l’Avis”.

Poi, spazio a #GialloPlasma, la campagna a favore del plasma di cui su Buonsangue abbiamo parlato diffusamente, inaugurata a Milano e poi già diffusa a Roma e Napoli.  Il castello Aragonese di Reggio è diventato giallo da venerdì 22 marzo fino a domenica24, con in sovraimpressione l’ormai noto slogan distintivo della campagna nazionale Avis: “Da quest’anno va di moda il giallo. Distinguiti, dona il plasma”.

Infine, l’evento forse più importante: la prima donazione di plasma rilasciata all’Unità di raccolta associativa Avis, che, come ha spiegato il presidente nazionale Briola, aiuterà un’attività finora svolta solo al Grande Ospedale Metropolitano.

Un vento nuovo ed energico dunque: già lunedì 25 marzo avevamo visto come la Calabria sia stata tra le regioni più performative nella raccolta sangue di febbraio, almeno sul dato relativo regionale rispetto al 2018, con una crescita del + 34%, come vediamo in figura 1, un dato ottimo che è confermato anche dal progressivo del 2019, che fa registrare una crescita costante.

I dati della raccolta plasma di febbraio la crescita generale è confermata ma non bisogna fermarsi BUONSANGUE

Fig.1

La strada giusta è sicuramente questa: presidio dei luoghi in cui la cultura del dono deve essere rafforzata ogni giorno, e stretta collaborazione tra associazioni e istituzioni con azioni e fatti concreti, un connubio di elementi in grado di trasferire al pubblico e alla comunità il senso di un gesto necessario che va a vantaggio di tutti.

I dati della raccolta plasma di febbraio: la crescita generale è confermata ma non bisogna fermarsi

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È stato grande l’impegno di tutti gli attori di sistema negli ultimi mesi del 2018, e a quanto sembra i risultati si vedono. Campagne di grande respiro presentate al meglio, eventi di piazza, attività su scala nazionale che hanno trovato poi sponda e integrazione a livello più localizzato. Il lavoro di sensibilizzazione è stato rilevante, e senza ombra di dubbio a esso è ascrivibile parte del merito della crescita costante nella raccolta che si è avuta a gennaio e febbraio 2019 rispetto agli stessi mesi del 2018.

Se a gennaio la crescita relativa sull’anno precedente era stata del + 4,8%, a febbraio si assesta sul +2,9%, come vediamo in figura 1. Buonissimi i risultati nelle regioni del sud, notoriamente sofferenti, con la Puglia, Basilicata e Campania che superano una crescita del 30%. Grandioso il dato proveniente dalle Marche con una crescita del 102,1%, mentre benissimo anche l’Umbria con il più 53,3%. Non bene Valle d’Aosta con il -20,4%, la Campania con il – 18,4% e infine la Sardegna con un calo del -21,3%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 2, in tabella 2 leggiamo invece la traduzione in chilogrammi del dato precedente, mentre in tabella 3 è possibile analizzare il dato aggregato, in chilogrammi, di gennaio e febbraio 2019 contro l’identico periodo del 2018.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

Come si può vedere c’è in tabella un refuso che abbiamo prontamente segnalato al Centro nazionale sangue (le colonne riportano come annate 2017 e 2018) ma se i dati, come crediamo, verranno confermati indicativi del confronto 2019 vs 2018, significa che la raccolta complessiva di plasma nel paese è cresciuta di più di cinquemila chilogrammi (da 134.603 kg a 139.757 kg) e che, in termini non relativi ma assoluti e quantitativi le regioni che danno il più grande contributo alla raccolta nazionale sono ancora la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana.

A loro il compito di trainare tutte le altre verso la tanto ambita autosufficienza ematica.

 

Dal 60esimo di Fidas a Torino al monitoraggio delle carenze: un week-end importante per il sistema sangue

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Un weekend importante per il mondo della donazione si appresta a entrare nel vivo oggi sabato 23 marzo: a Torino, infatti, nel Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Chiablese, è andata in scena ieri la conferenza stampa di presentazione del sessantesimo anniversario della FIDAS. Tantissimi gli ospiti hanno parlato di donazione, tra presenze istituzionali e associative, a cominciare dal Ministro della Salute Giulia Grillo, il sindaco della Città metropolitana di Torino Chiara Appendino, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno, il presidente nazionale FIDAS Aldo Ozino Caligaris, e tanti altri.

Scopo dell’incontro, è stato presentare le moltissime iniziative organizzate da FIDAS per celebrare i 60 anni della Federazione, per un programma che durerà un anno intero, a partire dal nuova campagna di comunicazione “Metti in circolo l’energia”, la ricerca “Correlazione tra donazione di sangue periodica e miglioramento della salute fisica e psicologica”, il FIDAS Tour 2019, il concorso “A scuola di dono, di cui avevamo già parlato su Buonsangue e il Meeting Giovani FIDAS 2019.

Oltre agli incontri istituzionali e dalle celebrazioni, tuttavia, è bene monitorare anche le carenze nelle regioni e nelle province italiane dotate di “meteo del sangue”, in attesa che un tale strumento di assoluta utilità diventi presto una realtà in tutto il paese.

In Toscana, come vediamo in figura 1, situazione da monitorare e tenere sotto controllo, con carenze urgenti per il gruppo A+ ed emergenze per i gruppi A-, 0 + e 0-.

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Fig.1

In Friuli Venezia Giulia, invece, diverse carenze gravi, per entrambi i poli del gruppo 0 e del gruppo B. è su questi che bisognerà insistere nella raccolta durante le prossime ore.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig. 2

In Emilia Romagna, come accade spesso, situazioni provincia per provincia molto diversificate: a Rimini, infatti, solo una lieve carenza nel gruppo B – a fronte di una raccolta generalizzata piuttosto buona (Fig. 3), mentre a Ferrara (Fig. 4), tutti i gruppi soffrono molto, con picchi di gravità nei gruppi 0+ e B-.

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Fig.3

Meteo Sangue AVIS Provinciale Ferrara

Fig. 4

A Reggio Emilia l’unico gruppo che non è in apnea è il gruppo 0-, con la maggiore carenza nel gruppo A -, come s vede in figura 5:

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Fig. 5

A Biella, in Piemonte, situazione decisamente migliore: situazione ottimale in tutti i gruppi, con un’unica carenza da tenere sotto controllo e risolvere per quanto riguarda il gruppo B-.

A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue

Fig.6

Allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, e poter andare a donare, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi sabato 23 marzo, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

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Fig. 7

L’esempio arriva dalla provincia: da Avis Livorno due campagne davvero efficaci con i giovani

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Da Avis Livorno arrivano, negli ultimi giorni, due importanti iniziative legate al territorio che spiegano molto bene come si può riuscire a stimolare l’attenzione dei giovani e condurli all’interno del meraviglioso mondo della donazione e del volontariato.

Di cosa si tratta? Semplice, ma andiamo per ordine. Nel primo caso il riferimento è a una divertente e movimentata campagna video che nasce da due giovanissimi videomaker livornesi, Dario Marzi e Michele Silvestri: uno dietro la macchina da presa a fare il regista, e uno davanti nel ruolo di urban stuntman, ed eccoli inventare uno spot acrobatico di sicuro effetto, già visualizzato migliaia di volte sui social e dal titolo “Heartbeat, una goccia per la vita”, in cui il dono è rappresentato come una corsa libera e avventurosa in città, con qualche ostacolo da superare in grande scioltezza.

Salti, evoluzioni e movimenti degni dell’uomo ragno, mostrano alcuni luoghi della città che nessun livornese può non riconoscere, fino all’approdo alla sede cittadina di Avis, al cui ingresso campeggia un grande manifesto sull’importanza di donare sangue e plasma. Tra effetti video, musica e ritmo, davvero un ottimo lavoro che siamo felici di riprodurre in basso.

https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/2008902022746928/

La seconda iniziativa è altrettanto interessante, sebbene diversissima. Se nel caso di “Heartbeat ” bisogna soltanto sedersi e guardare, nel ruolo di affascinati spettatori, con la campagna “Uno scatto per Avis” i criteri cambiano completamente.

Si tratta infatti di un vero e proprio bando di concorso dedicato a tutti gli studenti delle scuole superiori di Livorno, con in palio una borsa di studio del valore di 300 euro e la possibilità che la propria foto, la propria idea creativa, sia poi utilizzata per le campagne di comunicazione dell’associazione.

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Cosa dovranno fare gli studenti?

L’idea è spingerli a raccontare, attraverso l’immediatezza e il potenziale segnico dello scatto fotografico, la forza dei sentimenti di altruismo e solidarietà che solo un gesto semplice e potentissimo come la donazione di plasma e sangue sa convogliare.

I partecipanti potranno concorrere inviando le proprie foto ad Avis entro il 31 di maggio, come annunciato lo scorso lunedì 18 marzo in sede Avis, dove è andata in scena la conferenza per raccontare il concorso alla stampa. Proprio oggi nel pomeriggio di mercoledì 20 marzo invece, dalle 15 alle 17, nell’Aula Magna del Liceo Enriques, è previsto un convegno di sensibilizzazione finalizzato alla diffusione scolastica del bando, che, ribadiamo, è dedicato a tutte le scuole superiori di Livorno.

Che la sezione livornese di Avis fosse molto attiva sul piano dell’attività con i giovani lo sappiamo da tempo. Su Buonsangue abbiamo infatti intervistato il presidente Matteo Bagnoli già lo scorso 5 ottobre 2017 dopo un gesto di straordinaria importanza in grado di salvare vite umane: la donazione di midollo osseo.

Territorio, ingaggio dei giovani, coinvolgimento che va oltre le richieste e offre modalità espressive, possibilità di scambiare contenuti e divertimento. Sembra questa la strada giusta da diffondere per il nord e il sud del paese.

 

Con Avis e IILA l’Italia protagonista anche in El Salvador: dopo la consegna dei plasmaderivati, continua l’apporto sulla formazione

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Di recente l’Afghanistan, con una imponente fornitura di plasmaderivati, poco prima il Vietnam, allo scopo di ribadire anche nel sud-est asiatico il valore della sicurezza nelle trasfusioni, e ora è il turno di El Salvador. Il sistema sangue italiano, in questo caso rappresentato da Avis Nazionale e dai suoi un milione e 800mila donatori, continua a esportare i suoi valori e le sue specificità organizzative in tutto il mondo.

Nei prossimi 20, 21 e 22 marzo infatti, è prevista la partenza di una delegazione di AVIS Nazionale che raggiungerà El Salvador allo scopo di accrescere la consapevolezza trasfusionale del paese centroamericano, attraverso alcune attività di formazione di natura tecnica e organizzativa dedicate alla raccolta sangue attraverso la donazione volontaria, anonima, gratuita e perché no, associata.

Il titolo dei moduli di formazione pensati per El Salvador è “Assistenza tecnica per la pianificazione e l’esecuzione di attività comunitarie volte alla promozione della donazione volontaria di sangue”, e l’iniziativa nasce dal lavoro dell’IILA, ovvero l’Istituto Italo-Latino Americano: i corsi saranno rivolti al più lato livello dell’organizzazione sanitaria del paese ospitante, ovvero al personale del Ministero della Salute di El Salvador, al personale del Sistema Basico di Salute Integrale – SIBASI (con risorse provenienti da tutte le regioni del Paese) e ad alcuni rappresentanti di ADAS, l’Associazione Salvadoregna dei Donatori Altruisti di Sangue.

Questo progetto in collaborazione tra Avis e IILA è parte integrante di un più ampio progetto che vede impegnato il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione italiana, un progetto volto ad accrescere e ottimizzare i criteri di sicurezza e qualità trasfusionale in paesi che devono ancora fare molta strada nel settore, come Bolivia, Guatemala, e lo stesso El Salvador, un paese che peraltro già nel 2018 era stato al centro di un progetto importante portato avanti da Avis e Fiods, culminato nella consegna di 1,5 milioni di unità di fattore VIII, farmaco plasmaderivato fondamentale per la terapia dell’emofilia, e nella creazione di strutture di sistema ispirate al modello italiano.

Attraverso il Centro Nazionale Sangue, AVIS e Fiods, in altre parole, già nel 2018 era nato il volontariato del sangue, concretizzato con la nascita di Asdas, ovvero l’Asociacion salvadoregna de donantes altruistas de sangre.

In El Salvador, per Avis, oltre all’ufficio stampa Boris Zuccon, ci sarà Alice Simonetti, componente dell’Esecutivo nazionale da noi recentemente intervistata, a conferma del suo affermarsi come giovanissima esperta delle missioni internazionali dell’associazione.

«Abbiamo strutturato un percorso – ha specificato la Simonetti – che prende avvio dalla presentazione del contesto normativo e associativo italiano e che propone anche un focus sul contesto internazionale. Attraverso una proposta formativa strutturata su lezioni frontali e attività di gruppo, approfondiremo temi come la comunicazione, intesa sia dal punto di vista “interno” riferito al gruppo di volontari o professionisti che si occupano della promozione della donazione, sia dal punto di vista “esterno” della divulgazione del messaggio solidaristico del dono del sangue».

L’impegno del sistema sangue italiano del mondo si conferma di altissimo livello. In attesa della prossima missione.

 

Quando una donazione si scambia con il cibo: il caso di una campagna a Bangui, in Repubblica Centrafricana

 

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Dal mondo arriva una notizia che ci ha profondamente colpito, e che spiega con enorme precisione e con la potenza che solo i fatti nudi e crudi posseggono, quanto sia delicata, importante e degna di attenzione mediatica la questione della raccolta sangue organizzata secondo criteri di trasparenza, sicurezza e qualità del servizio sanitario.

Succede infatti che a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, il sangue sia una risorsa importantissima, e che il servizio sanitario nazionale non abbia la capacità necessaria di fondi per promuovere campagne sulla donazione di sangue, anche a causa dell’assenza di associazioni di volontariato come quelle italiane, in grado di svolgere l’importante lavoro sul campo.

Così, come leggiamo sul Globalist, avviene che Emergency, assieme al CNTS locale (Centre national de transfusion sanguine) sostiene una campagna efficace incentrata sullo “scambio”: a raccontarlo alla testata on-line è Alessandro Manno, italiano e responsabile Emergency che ha in cura questa campagna così particolare: “A ogni donatore sono regalate due scatole di sardine, con l’aggiunta di un filoncino di pane e un succo di frutta – ha raccontato Manno – Valgono all’incirca 1.600 franchi, più o meno due euro e mezzo, non così poco in un Paese dove una persona su quattro soffre la fame”.

Cosa ci insegna questa esperienza sul campo? Ci dice che ogni contesto ha bisogno di essere compreso e assecondato da chi lo vive, affinché sia possibile ottenere dei risultati finali in grado di fare il bene delle comunità locali. A Bangui, infatti, questo metodo funziona, e ogni giorno, grazie alla possibilità di ricevere beni di primissima necessità che in molte zone della città non sono di facile accesso per tutti, si riescono a raccogliere anche 40 sacche al giorno da riutilizzare, in modo assolutamente gratuito, in favore di tutti i pazienti che ne hanno bisogno, tra cui moltissimi bambini.

Ovviamente, sono assicurati anche i controlli di qualità e sicurezza, e anche in questa pratica l’Italia ha avuto un ruolo centrale: i reagenti che occorrono per individuare l’epatite b, l’HIV, l’epatite c o la sifilide sono disponibili grazie a un finanziamento di 365 mila euro erogato dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

L’Italia dunque si contraddistingue ancora positivamente nel settore del sangue, con politiche meritorie che funzionano lontano dai riflettori e dai media, troppo spesso impegnati a fomentare dibattiti ben meno significativi o di pubblica utilità. Ma ciò che ci preme sottolineare è soprattutto quanto siano diversi e complessi gli scenari di raccolta sangue e plasma in giro per il mondo, scenari che naturalmente non devono essere né confusi, né tantomeno strumentalizzati. C’è grande differenza, infatti, tra il caso di Bangui che abbiamo appena raccontato, e, per esempio, la raccolta plasma a pagamento “industrializzata” che abbiamo trattato di recente, in seguito a un approfondimento del New York Times.

Raccontare, analizzare, approfondire e restituire le complessità di ogni singola vicenda. Solo così ci pare sia possibile partecipare a una crescita culturale collettiva e a un aumento reale di consapevolezza su un tema che ci riguarda tutti.

In Puglia il 2018 è stato un anno importante per le donazioni. Per un 2019 di conferme, l’idea è di replicare un modello positivo

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Lo scorso 29 giugno avevamo parlato di “Dona EMOzioni”, l’ampia e palpitante campagna a favore della donazione di sangue che ha contraddistinto l’estate pugliese nel 2018. In questo servizio di TRM network, che anticipò l’inizio della campagna, erano ben indicate le linee guida della campagna, che, tra le altre cose, coincise con la visita di Papa Francesco in terra pugliese, dilatandone il valore simbolico.

Dona EMOzioni consisteva in un grande progetto di aggregazione che partiva dagli eventi sul territorio: spettacoli, concerti, serate musicali, esibizioni, gare sportive amatoriali, degustazione di prodotti tipici, convegni tematici, il tutto in sinergia con le associazioni.  Dona EMOzioni copriva tutte le province pugliesi, instaurandosi per lo più in luoghi particolarmente simbolici per il territorio in tempo d’estate: un capoluogo di provincia come Taranto, lo scenario splendido di Polignano a Mare, il Salento “tarantolato” di San Foca e Melendugno, il capoluogo Bari e Mesagne in provincia di Brindisi, dove già a giugno si erano verificate delle carenze di sangue significative.

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Ma non è tutto. Già in “tempo reale” l’iniziativa ci era molto piaciuta, ma ci eravamo chiesti se avrebbe pagato nel lungo periodo. E proprio ieri è arrivata la notizia che il 2018 è stata una grande stagione per la donazione in Puglia, con un incremento, su base regionale, sia del numero di donazioni (cresciute del 3.1%), sia del numero dei donatori (aumentati dell’1,8%). La campana estiva era stata, dunque il coronamento di una rinnovata sensibilità della Regione Puglia sul tema della donazione di sangue, un ottimo lavoro di squadra possibile solo grazie all’impegno delle associazioni, e della sponda offerta dalle istituzioni.

In termini numerici, in Puglia le donazioni di sangue ed emoderivati nel 2018 sono state ben 174.966, a un micro passo dal numero pieno di 175 mila. Sicuramente un risultato egregio che è stato ben sottolineato dal presidente della Regione Michele Emiliano, e che ha riguardato sia la raccolta di sangue intero che la raccolta plasma.

Emiliano ha ringraziato pubblicamente i donatori e le donatrici pugliesi, e ha annunciato che tutte le attività del 2018 saranno ripetute nel nuovo anno, a partire dall’estate indimenticabile di Dona EMOzioni.

Ma ciò che abbiamo apprezzato maggiormente delle parole di Emiliano, è stato proprio l’aver distribuito il merito di un risultato eccellente su un lavoro di sinergia tra tutte le parti impegnate. Spazio dunque al connubio tra stato e regioni, “Devo registrare, come buona pratica, il clima di profonda collaborazione che si è sviluppato nel 2018 tra Istituzioni, Società italiane di medicina Trasfusionale, Servizi trasfusionali e Associazioni dei donatori di sangue”, al Centro nazionale sangue e ai suoi dirigenti, “Sono grato al presidente del CNS per aver riconosciuto i nostri sforzi e il nostro lavoro che continuerà, nel 2019, con lo stesso vigore e la stessa determinazione”, al Centro regionale sangue e al suo direttore, “Un ringraziamento va ad Angelo Ostuni, direttore del Centro regionale Sangue che sta davvero facendo un lavoro capillare e proficuo”, e naturalmente alle associazioni di donatori, come “I rappresentanti di CIVIS Puglia, i Volontari Italiani Sangue della regione, per aver compiuto un gesto semplice ma estremamente significativo, attraverso il quale sono state salvate vite umane”.

La Puglia come proponitrice di un modello da esportare altrove dunque, e specie nelle regioni del meridione che soffrono per la raccolta da migliorare. Un modello che, ci pare di poter dire, basato com’è sul’’interazione tra divertimento, eventi di piazza, comunicazione, sensibilizzazione e concezione delle sinergie tra stakeholder, ha tutte le carte in regola per superare il difficile scoglio di proporre politiche in grado di produrre risultati nel medio e nel lungo periodo.

 

Corsi di formazione Avis con Fondazione Campus: a Firenze un grande ritrovo dopo 4 anni con il futuro alle porte

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Quando si tratta di formazione dei futuri dirigenti del settore no profit e del volontariato, una delle esperienze più positive che ci è capitato d raccontare in questi anni è sicuramente la sinergia tra Avis e Fondazione Campus: un progetto davvero significativo, iniziato nel 2015 e dunque forte di quattro edizioni già trascorse e di una quinta in programma, una realtà in grado di assicurare continuità nella delicata attività di preparazione dei giovani dirigenti avisini affinché sappiano affrontare, in ruoli decisionali, le tante sfide che il futuro imporrà al sistema trasfusionale italiano.

In questi anni, sono stati ben 96 i giovani dirigenti avisini (di cui 49 donne e 47 uomini) che hanno partecipato ai moduli formativi, provenienti da ben 20 regioni e province autonome italiane.

Molti di loro li abbiamo conosciuti di persona durante la terza edizione del corso, quella del 2017, e li abbiamo intervistati a Milano, ottenendo un quadro molto preciso di intenzioni, sogni, aspettative e desideri individuali da legare alle esigenze dell’associazione: incidere nella missione collettiva che è la donazione di sangue, restituire ad Avis tutto l’arricchimento e la crescita umana ed emozionale ricevuti negli anni, diffondere il messaggio dell’importanza della plasmaferesi tra il pubblico, erano e sono alcune delle aspirazioni più diffuse, così come accrescere le proprie capacità e conoscenze in campi d’azione come il reclutamento di giovani donatori per affrontare la questione intergenerazionale, riuscire a  fidelizzare i nuovi donatori per renderli periodici e creare campagne di comunicazione, con tanto di ideazione di campagne social pensate per arrivare al grande pubblico.

Tutte attività sempre più importanti nella vita delle associazioni di donatori: tanto che, durante il week-end appena trascorso, nei giorni sabato 9 e domenica 10 marzo, la maggior parte dei corsisti si sono ritrovati al Meyer Health Campus di Firenze per un grande incontro collettivo, allo scopo di ribadire l’importanza del momento formativo e per conoscere una struttura ospedaliera all’avanguardia che rappresenta un’eccellenza del sistema sanitario toscano e nazionale.

In programma, due intense giornate di incontri e di lavoro con gli interventi del presidente di Avis Gianpietro Briola, di Alberto Zanobini (direttore generale ospedale pediatrico Meyer), Corrado Del Bò, (Università Statale di Milano e Coordinatore scientifico Scuola Avis), Federico Toth (Università di Bologna), Pasquale Colamartino, (Direttore Centro Regionale Sangue dell’Abruzzo) e Alberto Cattaneo (Founding Partner Cattaneo Zanetto & Co).

Il peso che Avis nazionale ha dato in questi anni e continuerà a dare alla formazione è stato ben quantificato dal presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola: “Ci sono tanti motivi per cui la Scuola di formazione nazionale rappresenta per Avis un elemento strategico” – ha spiegato Briola – “E’ un investimento sui nostri giovani e nasce dalla consapevolezza che il volontariato debba sempre più unire passione e doti relazionali a competenze gestionali. L’ospitalità del Meyer, inoltre, ci permetterà di guardare con attenzione a una struttura sanitaria all’avanguardia sia dal punto di vista medico sia dell’accoglienza per gli ammalati e le loro famiglie. In questo senso, Avis e Meyer hanno davvero molti punti in comune, grazie alla loro capacità di conciliare preparazione scientifica e dimensione relazionale della medicina”.

Allineati e collaborativi alcuni degli altri protagonisti relatori, come Alberto Zanobini, Direttore Generale del Meyer, che ha parlato dell’ospedale che dirige e del risalto che viene dato alla pratica della donazione: un aspetto a nostro parere in grado di generare un effetto positivo a catena, in virtù del prestigio che gode questa struttura ospedaliera.

“Siamo onorati che l’Avis Nazionale abbia scelto il Meyer Health Campus per formare i suoi dirigenti – ha detto Zanobini – Il nostro ospedale pediatrico è da sempre sensibile alla donazione di sangue e il Servizio Trasfusionale rappresenta un’eccellenza consolidata proprio grazie ai donatori che garantiscono, non solo un adeguato numero di donazioni di sangue intero, ma contribuiscono, con tantissime donazioni multicomponente, agli elevati bisogni di concentrati piastrinici da aferesi così rilevanti e vitali per la complessa attività assistenziale che il Meyer assicura ai piccoli pazienti”.

Sul valore della sinergia tra Avis e Fondazione Campus, si è espresso invece Pasquale Veca, il presidente della Fondazione: “La collaborazione con Avis – ha dichiarato – è per noi un’importante occasione di crescita culturale e scientifica. Il percorso di progettazione, creazione e consolidamento della Scuola ci ha consentito di immaginare modalità per noi innovative di formazione manageriale, in un ambito – quello delle associazioni di volontariato – che riteniamo strategico per il Paese, per la quantità e la qualità delle persone mobilitate e dei servizi erogati”.

Non c’è quattro senza cinque, insomma: e le premesse per una nuova edizione 2019 ad alta frequentazione ci sono tutte, verso la creazione di eccellenze in grado di affrontare questioni ogni anno più complesse, che richiedono risorse di alto livello in gestione manageriale di strutture non profit, nella tessitura di relazioni pubbliche e istituzionali, nella gestione delle questioni etiche ed economiche trasversali al mondo trasfusionale italiano e in Europa.