Settembre entra nel vivo e nel mondo associativo si ricomincia con la formazione: la nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli ci racconta FidasLab

Fidas 60 anni - FIDAS

L’estate è alle spalle, è così come per i più giovani ricomincia il percorso scolastico, anche nel mondo associativo torna al centro del focus e degli obiettivi programmatici una delle attività più importanti a cui le strutture organizzate e consolidate di donatori italiane si dedicano con passione, impegno e impiego di investimenti: la formazione.

A settembre è la volta di FidasLab, visto che si sono già aperte le iscrizioni, destinate a chiudersi il prossimo 4 ottobre. Partiamo dall’inizio. Fidas, assieme ad Avis e a Fratres, mira ad avere sul territorio volontari giovani e meno giovani altamente formati, e in grado di coniugare il proprio “bagaglio esperienziale e una storia di vita che costituisca, per le realtà associative presenti sul territorio, una ricchezza”, con le competenze e la preparazione che la complessità de presente impone a chi ha la vocazione di cimentarsi come risorsa per la comunità.

Competenze di vario genere, che non devono mai restare statiche ma sapersi rinnovare nel presente cangiante e sempre in trasformazione, nel campo della comunicazione, ovvero del rapporto con il pubblico per ciò che riguarda la promozione del dono del sangue e degli emocomponenti, nella gestione interna di una realtà complessa come l’associazione, nell’organizzazione di eventi, nel rapporto con le componenti istituzionali e nella capacità di saper cogliere e interpretare i cambiamenti della società a livello macro e micro. Portare i giovani al dono, consigliare sui corretti stili di vita per restare in salute e poter donare, trasmettere con efficacia e solidità i valori del dono ai tanti cittadini che per mancanza di tempo o informazione non sono ancora diventati donatori periodici. Spiegar loro quanto un piccolo gesto per ogni individuo può diventare vitale per i pazienti. Queste le sfide più urgenti, che dialogano con gli asset più geopolitici della politica sanitaria mondiale, nella quale il plasma assume un ruolo sempre più strategico e di impatto sul libero mercato con tutto ciò che questo comporta.

Per saperne di più, abbiamo chiesto a Chiara Ferrarelli, nuova responsabile della comunicazione in Fidas, di raccontarci FidasLab e di dirci ciò che pensa su altri temi importanti che riguardano il sistema sangue.

  • Chiara Ferrarelli, parliamo di formazione e FidasLab. Quanto è perché è così importante nel nostro presente avere responsabili associativi in grado di stare al passo con i tempi? Il terzo settore cambia in fretta?

È fondamentale che i responsabili associativi e più in generale tutti i volontari coinvolti nella promozione del dono, possano ricevere una buona formazione al fine di continuare la propria attività e poter meglio investire le proprie energie. Un volontario con la propria buona volontà può ottenere buoni risultati, ma se si fa in modo che il suo impegno possa ricevere anche il supporto di una formazione adeguata, quei risultati potranno dar frutti ancora migliori. Ad oggi non è facile per gli operatori del Terzo settore stare al passo con i tempi: in pochi decenni siamo stati catapultati in una realtà permeata dal digitale. Qualunque servizio e qualunque comunicazione ormai passa attraverso uno smartphone e attraverso una delle tante applicazioni. La nostra società è inoltre definita come “la società dell’immagine”, in cui le stesse hanno spesso una rilevanza maggiore rispetto alle parole. Le realtà che costituiscono il Terzo settore, se vogliono farsi conoscere, devono riuscire ad adeguare il proprio linguaggio al contesto sociale e culturale di riferimento. Dobbiamo dunque imparare ad utilizzare noi per primi le applicazioni utilizzate dal resto della società, riuscire a comprendere il linguaggio delle immagini e possibilmente saper produrre noi stessi immagini capaci di saper parlare a chi le osserva. È per questo che, tra i tanti laboratori attivati in vista del corso di formazione FidasLab, trovano spazio anche laboratori dedicati all’elaborazione di grafiche ed immagini, ma anche ai social media e alla content creation.

  • Nei convegni delle associazioni di donatori di sangue si dice spesso che la questione decisiva per il prossimo futuro sarà il cambio generazionale dei donatori. Lei cosa pensa? In che modo si può raggiungere lo scopo e far appassionare i giovani ai valori del dono?

I dati che ci offre il Centro Nazionale Sangue parlano chiaro: dal 2013 i donatori della fascia d’età compresa tra i 18 e i 25 anni sono in calo costante, nel 2018 erano solamente il 12% del totale. Sono il 17% invece i giovani donatori nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni. Si ampliano di conseguenza le fasce di donatori più avanti con l’età. Non possiamo sottovalutare questi dati che anzi ci devono servire da stimolo per poter impegnare sempre più tempo ed energie nella promozione del dono tra le fasce d’età più giovani affinché si possa invertire il trend e raggiungere il ricambio generazionale tra i donatori di sangue. In FIDAS guardiamo con determinata speranza al futuro: abbiamo un gruppo giovani, i Giovani FIDAS, che cresce costantemente. Siamo certi che è anche grazie al loro prezioso impegno se in tante associazioni il numero dei donatori continua a crescere e ad arricchirsi anche di altri nuovi giovani. Sono loro non solo il futuro della FIDAS ma insieme a loro stiamo già costruendo la storia delle nostre associazioni. Grazie a loro le associazioni sono sempre più presenti on line, ad esempio attraverso i social. C’è chi sceglie di esser presente con stand informativi ad eventi dedicati ai giovani, ma sono tanti anche i giovani che organizzano eventi ludici dedicati appositamente ai loro coetanei, dove il tema del dono non è centrale ma in cui alla fine si riesce pur sempre a raccogliere qualche nuova “promessa di donazione”. Chi meglio dei Giovani FIDAS, ragazze e ragazzi entusiasti delle proprie esperienze nel mondo del volontariato, possono riuscire nell’intento di far appassionare altri giovani? Ovviamente dal canto nostro l’impegno è quello di offrire ai nostri giovani la possibilità di crescere e formarsi con tutto il nostro supporto, mettendo l’incontro e il confronto dialogico al centro della relazione tra giovani e meno giovani.

  • È importante fissare il focus sulla figura del paziente. In comunicazione spesso si punta il riflettore sulla figura del donatore, sul suo payback emotivo dopo aver donato, sul valore del gesto in sé. Meno battuta, mi pare, la strada dell’importanza che il dono riveste per i pazienti, veri destinatari della risorsa finale. Cosa ne pensa in quanto responsabile comunicazione di Fidas?

La relazione del dono tra donatore e ricevente è una relazione delicata perché coinvolge due figure che non sono sullo stesso piano: da un lato il donatore, una persona che compie un gesto volontario di generosità; dall’altra parte una persona che sicuramente non volontariamente dipende da quel gesto volontario. Va preservata quindi la figura del ricevente che vive una situazione da lui non scelta e per il quale la donazione del sangue è una vera e propria terapia salva vita. Al contempo è formativo, per il donatore, avere la possibilità di conoscere chi ha vissuto l’esperienza del ricevere una trasfusione, perché in un certo senso si ha la possibilità di “toccare con mano” quanto veramente sia importante il proprio impegno nel mondo della promozione del dono. Può capitare infatti che il tanto impegno volto all’organizzazione delle attività associative e le eventuali difficoltà riscontrate nella promozione, ci facciano perdere di vista l’umanità e l’urgenza che vi sono all’altro capo della relazione del dono: il ricevente. Purtroppo è normale ed umano che questo possa accadere. Avere l’opportunità di potersi fermare e conoscere qualche nuovo volto o leggere la storia di chi vive o ha vissuto la relazione del dono da ricevente può costituire la giusta spinta motivazionale per impegnarsi con rinnovata energia. Negli ultimi mesi come FIDAS Nazionale abbiamo avuto la possibilità di conoscere diversi “testimoni dell’importanza del dono”, a partire da Natascia Bonacci, un’attrice talassemica che conosce bene l’importanza del dono. In un video, che abbiamo condiviso sui nostri account social, Natascia ha voluto rendere il proprio “grazie” ai donatori che attraverso il dono del sangue le regalano anche ogni emozione da lei vissuta quotidianamente. Siamo inoltre in contatto con gli amici dell’associazione AMAMI (Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana) con i quali abbiamo in programma altre sorprese proprio in vista del FidasLab, ma in quanto sorprese per adesso non possiamo svelare di più.

  • È molto interessante la definizione di #stileFidas. La spiega nel dettaglio ai nostri lettori?

La FIDAS si compone di tante associazioni presenti su tutto il territorio nazionale. Le stesse, da Statuto della FIDAS, mantengono sul proprio territorio un’autonomia. Questo è un elemento che è stato evidente durante il tour della FIDAS #energiaincircolo, organizzato in occasione del 60° anno di fondazione della FIDAS e terminato ad Aprile. Ognuna delle associazioni che ha aderito al tour ha organizzato eventi diversi sul territorio, dimostrando diverse sensibilità e diverse modalità per coinvolgere nuovi donatori. Differenze inevitabili perché ogni associazione vive situazioni sociali diverse in base al territorio in cui è nata. Ogni giorno, poi, sui giornali di tutta Italia vengono pubblicate notizie legate all’AFDS, ADSP, FPDS, ADVS e tante altre… tantissime sigle che fanno riferimento a diverse associazioni, ma tutte accomunate dalla loro partecipazione alla FIDAS. Siamo tantissimi e appunto ognuno ha le proprie specificità eppure tutti condividono lo #stileFIDAS, uno stile di vita volto alla promozione del dono. Tentiamo di promuovere stili di vita sani, a partire dall’alimentazione, dall’importanza dell’attività fisica e crediamo fermamente nell’importanza della prevenzione. Adottare uno stile di vita sano vuol dire prendersi cura di sé, in vista del fatto che anche in base al nostro stile di vita dipenderà la possibilità o meno di donare il più a lungo e quanto più spesso possibile. Gli stili di vita sani, però, non si fermano ad un discorso di salute solamente fisica, si parla anche di promozione della salute mentale e questo si coniuga bene con il valore che hanno le relazioni sociali all’interno delle associazioni. Il sentirsi parte di una realtà associativa, il sapere di poter dare il proprio contributo alla comunità, l’opportunità di confronto e dialogo, la possibilità di stringere tante relazioni amicali anche tra diverse associazioni esterne o anche tra le stesse associazioni FIDAS, tra le quali spesso vengono a nascere dei gemellaggi: tutti elementi che crediamo facciano parte dello #stileFIDAS e che caratterizzino le varie associazioni a noi federate, indistintamente. Ogni associazione è unica, eppure ogni associazione si ritrova nello #stileFIDAS.

In figura 1, ecco il programma completo del FidasLab.

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Fig.1

Infine le informazioni tecniche: il corso, che si prepara a formare il cospicuo numero di 150 volontari circa provenienti da tutte le regioni italiane si svolgerà anche quest’anno in due diverse date: dal 1 al 3 novembre e dal 22 al 24 novembre a Roma.

Carenza sangue in Toscana: come si è evoluta? Gesto importante dell’assessore Saccardi che ci mette “il braccio”.

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La scorsa settimana ci siamo soffermati sulle inaspettate carenze sangue in Toscana, che avevano addirittura messo a rischio la regolarità gli interventi chirurgici, ma come si è evoluta la situazione? La scarsità delle scorte perdura o è stata risolta?

In settimana le associazioni hanno continuato a movimentarsi, e per esempio ad Arezzo Fratres si è mossa per risolvere alcune questioni decisive per facilitare la raccolta, come l’ormai perdurante situazione difficile che riguarda il centro trasfusionale aretino. Carenze d’organico e rigidità degli orari di apertura: queste le disfunzioni che si devono risolvere a breve per facilitare i cittadini nel diventare donatori.

Avis Toscana invece, con un occhio al presente e lo sguardo più rivolto al futuro, ha lanciato nelle ultimissime ore il proprio bando di servizio civile universale, salutato dal claim “Più Avis, più Plasma”, con il chiaro riferimento al valore formativo che può offrire l’esperienza in Avis da integrare al benefit materiale dei 439,50 euro mensili di rimborso spese.

Di certo si è mossa, e davvero attivamente, anche l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, che dopo l’appello della scorsa settimana ci ha letteralmente messo la faccia, e anche il braccio, giacché si è presentata a donare in prima persona, come possiamo vedere in foto.

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Fig.1

Al tempo stesso però, ha anche rafforzato l’appello al dono, parlando dell’importanza del dono come gesto per i pazienti. “Sono donatrice da tanti anni, da quando ero una ragazzina – ha detto – E ho sempre continuato a donare. A maggior ragione ora che sono assessore. Credo che le istituzioni debbano fare la loro parte. Il sangue continua ad essere una di quelle cose che non si fabbricano. Per averlo, e ne serve sempre di più, è necessario poter contare sulla generosità dei cittadini. Dare il sangue è un gesto semplice e indolore. Ed è tra l’altro l’occasione per fare un check up della propria salute. Rinnovo quindi il mio appello ai toscani. Andate a donare, non solo quando c’è una situazione di emergenza, ma abitualmente”.

La situazione di carenza che va avanti da inizio del mese è in via di miglioramento, ma non è ancora risolta. Ecco cosa ci dice il Meteo del sangue toscano nel suo ultimo bollettino, in figura 2:

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Fig.2

Dai forti disagi della settimana passata si è fatto qualche passo in avanti: l’emergenza resta per il gruppo 0 negativo, ed è fragile per la maggior parte dei gruppi a eccezione del gruppo AB, ma come sempre accade migliaia di donatori in regione hanno risposto positivamente. Ora non resta che continuare il recupero nel week-end e ritrovare la normalità.

 

 

A Vimercate un caso di malasanità nel sistema trasfusionale: una sacca sbagliata toglie la vita a una donna di 84 anni

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È un caso che lascia straniti per l’apparente semplicità dei fattori che possono causare una morte evitabile.

Eppure è accaduto, e la notizia è entrata immediatamente nell’agenda setting nazionale. Ricapitoliamo per i pochi che non dovessero averla intercettata: a Vimercate, in provincia di Milano, uno scambio di sangue per omonimia ha causato la morte di una signora di 84 anni. Questa almeno è la prima ricostruzione dei fatti, confermata dalla dirigenza dell’ospedale.

La trasfusione, con una sacca di sangue di un gruppo diverso di quello della paziente ricoverata e già operata per un femore fratturato, avrebbe dunque provocato la reazione del suo stesso sistema immunitario.

Naturalmente è in corso un’inchiesta, e il nuovo ministro della salute Roberto Speranza ha già inviato gli ispettori del Centro nazionale sangue per ricostruire il caso e appurare cos’è accaduto in tutti i passaggi.

Ma aldilà delle responsabilità, che saranno accertate, il caso di Vimercate conferma ancora, una volta di più che sono i pazienti la parte debole e al tempo stesso più importante del sistema sanitario, e in questo caso, del sistema trasfusionale che è quello di cui ci occupiamo da vicino.

Ovviamente non è il caso di creare collegamenti forzati o strumentali, ma soltanto qualche giorno fa ci siamo soffermati sull’esigenza, espressa proprio dal Centro nazionale sangue, di lavorare sul lungo periodo per raggiungere il numero adeguato e congruo di professionisti trasfusionali in base alle esigenze del sistema, e di formarli nel modo migliore attraverso le scuole specialistiche. Abbiamo parlato di programmazione e di investimenti a garanzia del massimo livello di qualità nei servizi fondamentali per il cittadino come salute e istruzione, quelli che uno stato civile, moderno e responsabile non dovrebbe mai sottovalutare, nemmeno nei tempi in cui la gestione degli ospedali come pure aziende secondo i criteri radicali del libero mercato sposta l’attenzione sui meri numeri di bilancio.

Anche se alla fine dell’inchiesta dovesse certificare che è stato causato dall’errore del singolo, il caso di Vimercate mostra tuttavia quali possono essere gli effetti irreparabili dell’inefficienza, della distrazione e della superficialità. Ovvero tutto quello che bisognerà evitare in futuro attraverso il lavoro congiunto delle tre gambe del sistema sangue, associazioni, istituzioni, e professionisti della scienza medica.

I trend delle carenze estive sono in calo ma i casi negativi per i pazienti non mancano. Statistica e realtà non sono la stessa cosa, è bene comprenderlo

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Le analisi statistiche spesso dicono ben poco sulla complessità del reale, sebbene siano diventate, a causa dell’abitudine a sentirle snocciolare in televisione, un metro considerato fin troppo determinate. È un errore. Un caso interessante di dispercezione che riguarda il sistema sangue è accaduto nei giorni scorsi, e ci ha mostrato molto bene come i dati statistici non sempre siano in grado di rappresentare la realtà della vita quotidiana, e come, al tempo stesso, chi vive nella realtà quotidiana debba iniziare a pensare ai dati intuendone il giusto valore.

Di cosa si tratta? È accaduto che al Quotidiano Sanità, giornale on-line molto seguito, sia arrivata la lettera indispettita di una lettrice, a commento di un articolo uscito lo scorso 6 settembre a proposito del calo delle carenze estive di sangue in Italia. L’articolo riportava i dati pubblicati dal Centro nazionale sangue e traeva delle conclusioni generiche, un trend di carenze in calo segnalato anche da noi su Buonsangue sabato 7 settembre.

La lettrice, una paziente che necessità trattamenti costanti per curare la talassemia, ha segnalato una discrepanza tra il titolo dell’articolo che recitava “Sangue. Cns: “Dal 2017 sempre meno carenze estive”, e ha raccontato la propria esperienza all’Ospedale Cardarelli di Napoli, dove non tutti i pazienti bisognosi sono riusciti d recente a ottenere le cure necessarie con la dovuta efficienza. Un fatto grave, che naturalmente ci auguriamo sia destinato a non ripetersi per ovvi motivi. Troppo spesso abbiamo ribadito quel è il vero scopo di avere un sistema sangue – e più in generale un sistema sanitario – ben funzionate: la salvaguardia e la cura al massimo livello dei pazienti.

L’esperienza della lettrice mostra perfettamente quanto sia importante la raccolta sangue, e quanto una singola donazione possa davvero cambiare il destino di tante persone in ogni parte del paese. Inoltre spiega bene come uno dei principali focus motivazionali delle campagne a favore del dono debba diventare proprio il ruolo rivestito del paziente.

Allo stesso tempo però, è giusto sottolineare come valutazioni statistiche e vita reale debbano essere considerati due campi d’indagine completamente diversi, e semmai complementari.

La statistica, attraverso dati e analisi di parametri, prova a fornire delle letture che mai debbono intendersi definitive o esaustive. Fotografano tendenze, quantificano il lavoro che manca al raggiungimento degli obiettivi programmatici e sono diventate predominanti sui media.

Le storie personali, le vicende reali, sono invece la battaglia quotidiana di chi si trova sul campo a lottare, sia dalla parte dei pazienti, la più fragile, sia dalla parte di chi si spende per offrire servizi di alto livello. Segnalare quanto le carenze siano in calo sul piano del volume complessivo non significa negare i problemi o sostenere che non ce ne siano o non ce ne saranno.

Per migliorare sul piano culturale e sul piano dell’efficacia dell’informazione, servono analisi corrette, il più possibili oggettive, attente e ben articolate da parte di tutti: solo così il sistema può crescere sia in modo organico sia sul piano delle tendenze generali, sia intervenendo sulle singole criticità.

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

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Quando facciamo riferimento alla necessaria collaborazione – per il funzionamento ottimale del sistema trasfusionale – tra le tre “gambe” che lo compongono, ovvero associazioni di donatori, istituzioni sanitarie e personale medico, intendiamo riferirci alla necessaria armonia tra compiti e ruoli di ciascun attore nel proprio ambito di riferimento.

Solo così, attraverso il lavoro comune e la condivisione dei programmi e delle visioni programmatiche sarà possibile, nel medio e nel lungo periodo, continuare ad assicurare quegli alti livelli di cura, di assistenza e di sicurezza ai naturali destinatari di tutti i risultati e gli sforzi, ovvero i pazienti.

Osservando da vicino il sistema trasfusionale giorno dopo giorno, ci sembra che tale comunione d’intenti tra stakeholder esista eccome, ed è per questo che il buon funzionamento del sistema non dovrebbe essere messo a rischio da questioni strutturali. Preoccupa non poco, in questo senso, il dato emerso nei giorni scorsi dal Centro nazionale sangue, che in un report dettagliato e molto puntuale ha fatto il punto sulla delicata questione della carenza medici nei servizi trasfusionali.

Cosa emerge dal recente censimento occupazionale? Che per ottenere il massimo grado di efficienza a oggi manca nei reparti dei servizi trasfusionali circa il 30% del personale medico. Un numero importante, che corrisponde a 470 unità. Una situazione che riguarda tutte le regioni italiane, come possiamo vedere in figura 1.

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Fig. 1

Ma entriamo ancora più in dettaglio:

“Secondo il censimento, al 10 luglio 2019 la dotazione complessiva di medici in servizio presso i circa 270 Servizi trasfusionali italiani, espressa in numero Full Time Equivalent (FTE o equivalente a tempo pieno), risulta di 1.588 unità, in calo dell’8% rispetto allo scorso dicembre, con un trend in discesa che non varia dal 2015. La carenza di 470 medici nell’organico attuale, sottolinea il Cns, nel prossimo triennio è destinata ad aggravarsi ulteriormente a causa del turnover”.

Trend in calo progressivo già dal 2015 e previsioni negative sul prossimo triennio dunque, una situazione che si deve assolutamente risolvere nelle sedi opportune, e con politiche adeguate, affinché lo sforzo delle associazioni già alle prese con criticità non semplici, quali ricambio generazionale dei donatori e raccolta dei livelli necessari di sangue e plasma per plasmaderivati, non siano in parte vanificati.

Il giusto allarme del Centro nazionale sangue si è manifestato attraverso le parole del direttore Giancarlo Liumbruno, che ha anche delineato possibili soluzioni, che non sono immediate. Ovviamente, infatti, il personale dei servizi trasfusionali deve essere formato – svolge infatti un ruolo delicatissimo per i pazienti nei percorsi di assistenza, nel trattamento delle emopatie, e nel supporto alla chirurgia di media e alta specialità e ai trapianti di organi – e ciò che servirebbe è rafforzare energicamente i posti a disposizione nelle scuole di Specializzazione in Ematologia e in Patologia Clinica e Biochimica Clinica. Formare specialisti, insomma. In altre parole investimenti, area su cui ci auguriamo che con una compagine governativa più sensibile su scuola e sanità pubbliche si possa prontamente intervenire senza che vi siano in futuro riduzioni della spesa pubblica destinate a intaccare i servizi fondamentali.

Quanto sia importante per i pazienti un sistema trasfusionale sempre più efficiente è perfino inutile ricordarlo, ma è bene sottolineare che a oggi la rete trasfusionale italiana produce di oltre 7.000.000 di unità di emocomponenti all’anno, e riesce a soddisfare il fabbisogno di sangue ed emocomponenti per la terapia trasfusionale a circa 650.000 pazienti. Inoltre, gli 840.000 litri di plasma raccolti servono, come sappiamo bene, alla produzione dei principali medicinali plasmaderivati: albumina, immunoglobuline, antitrombina e fattori della coagulazione sono sostanze necessarie per curare malattie gravi ed emofilia.

Risultati importanti quindi, in linea con i programmi di autosufficienza, che debbono poter crescere o quantomeno trovare stabilità. E non, al contrario, essere messi a rischio dalla mancata armonia tra necessità del sistema e forza lavoro adeguata a soddisfarle.

Carenze significative in Toscana, a rischio gli interventi programmati. Il calo di donazioni dell’estate si fa sentire

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La seconda settimana di settembre porta con sé un effetto negativo per la raccolta sangue in Toscana. Dopo le notizie positive dei giorni scorsi infatti, con il comunicato stampa del Centro nazionale sangue sul calo di carenze estive nelle ultime due stagioni – comunicato da noi commentato – nelle ultime ore le notizie che provengono dalla prima regione italiana ad aver istituito anni fa il Meteo del sangue non sono ottimali.

Il Corriere Fiorentino, con un articolo a firma di Giulio Gori, racconta infatti che a Firenze, all’ospedale di Torregalli, «Si segnala una situazione di gravissima carenza di emazie di tutti i gruppi. Si segnala inoltre che la carenza è generalizzata a livello nazionale in particolare per i gruppi 0 positivo e negativo, pertanto vi preghiamo di programmare attentamente le attività elettive con i colleghi anestesisti e chirurghi al fine di garantire l’assistenza in urgenza emergenza e per le prestazioni salvavita».

Una situazione difficile dunque, che vede il suo baricentro in Toscana ma coinvolge tutta Italia per i gruppi 0 positivo e negativo.

Ecco l’ultimo bollettino on-line sul sito del Meteo del sangue, in figura 1.

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Fig. 1

Come si vede, tranne i gruppi AB positivo e negativo, tutti gli altri gruppi necessitano di donazioni urgenti, e siamo certi che la risposta dei donatori sarà celere e funzionale.

La diffusione a mezzo stampa, c’è già stata: L’eco della Lunigiana ha segnalo aperture speciali dei centri trasfusionali a Pontremoli, Fivizzano e Massa; la testata on-line 055firenze.it riporta invece gli appelli al dono di Simona Carli, direttore del Centro regionale sangue, e di Stefania Saccardi assessore al diritto alla salute, così come fa Quotidiano Sanità, che sottolinea con forza il rischio che possano essere rimandati, a causa delle carenze, alcuni interventi chirurgici programmati.

Anche La Nazione, riprendendo le parole della Saccardi, chiama in causa la generosità dei Toscani e li spinge al dono, così come il sito di Controradio.it.

Noi di Buonsangue non mancheremo di seguire la situazione e di fornire aggiornamenti.

 

 

 

 

 

 

 

Il servizio civile in Avis: ecco la campagna spot 2019 e tutte e informazioni per presentare la domanda

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Andava avanti dall’unità di Italia, ma dal 2004 è entrata in vigore la sospensione delle chiamate al servizio coattivo di leva: il servizio civile nazionale è diventato così un’attività del tutto volontaria regolata da un bando pubblico. Come negli anni passati, anche nel 2019 Avis è in prima linea per offrire la possibilità ai giovani italiani di svolgere il servizio civile in associazione, un’occasione importantissima per tutti quei giovani che vogliono accostarsi al dono del sangue non soltanto come donatori, ma anche attraverso l’opportunità di crescere e arricchirsi sul piano personale e lavorativo. Teamworking, sguardo verso il mondo reale, esperienza nel terzo settore, moltissime possibilità di conoscere meglio e sviluppare i propri talenti e le propri attitudini: ecco cosa può significare svolgere il servizio civile in Avis.

Ecco, direttamente dal canale Youtube di Avis Nazionale la campagna #vdivolontariato che chiama al servizio civile nella più grande associazione di donatori italiana. Amici per la vita, il claim, spiega perfettamente qual è l’obiettivo primario di un’esperienza del genere: creare valore civile attraverso i rapporti umani di amicizia e collaborazione, che possano generare reti solidali per moltissimi anni.

Ora un po’ di informazioni pratiche. AVIS Nazionale in questo 2029 ha a disposizione n.236 posti suddivisi sulle oltre 200 sedi accreditate, e come è chiaramente indicato sul sito di Avis, la presentazione della domanda di partecipazione alla selezione per tutti i progetti si può fare solo nella modalità online.

Ecco le altre informazioni principali fornite dal sito di Avis:

– I candidati dovranno compilare e presentare la domanda di partecipazione ai progetti AVIS esclusivamente ONLINE attraverso la piattaforma Ministeriale DOL al seguente link:

https://domandaonline.serviziocivile.it/

– È possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto ed un’unica sede.

Ecco il link per la Guida alla compilazione e presentazione della domanda.

– La candidatura dovrà essere presentata entro e non oltre le ore 14:00 del 10 ottobre 2019; oltre tale termine la piattaforma non consentirà la presentazione delle domande.

Per tutte le altre informazioni non dimenticate di collegarvi alla sezione del sito Avis “Unisciti a noi dedicata al servizio civile.

Il bilancio dell’estate del Centro nazionale sangue: carenze in calo per il secondo anno consecutivo

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Da sempre l’estate è un periodo endemicamente difficile per la raccolta sangue. Chi legge Buonsangue lo sa bene, e i conosce bene i motivi che vanno dalle ferie generalizzate e dalle partenze e la voglia di azzerare i pensieri, talvolta da mancanza del personale nei centri trasfusionali, fino all’influsso negativo dei virus come il West Nile che si diffondono attraverso le zanzare.

Negli ultimi due anni però Centro nazionale sangue e associazioni hanno lavorato molto per ridurre i disagi e la richiesta di sacche di sangue, attraverso il lavoro sul campo e sul territorio, e soprattutto attraverso le politiche di appropriatezza su scala nazionale.

Il risultato è un bilancio più che positivo con una progressiva riduzione delle carenze, come ci spiega un dettagliatissimo comunicato stampa rilasciato dal Centro nazionale sangue nella giornata di ieri 6 settembre.

“Secondo i dati riportati dal Centro Nazionale Sangue nei mesi di luglio e di agosto 2019 sono state 4.421 le richieste di sacche di sangue attraverso la bacheca Sistra, il Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali attraverso cui viene gestita la compensazione interregionale. Si tratta di 410 unità in meno rispetto all’anno precedente, (corrispondente a una diminuzione di circa il 10%) che aveva registrato a sua volta un netto calo rispetto al 2017 (-8.811 emazie).

Continua quindi il trend positivo per i mesi estivi, che sono tradizionalmente i più delicati per il sistema sangue, soprattutto per le alte temperature che rendono più difficile la donazione di sangue per chi ha la pressione bassa e per le ferie che spingono i donatori periodici a lasciare la propria città di residenza. La conferma del trend positivo dell’estate fa il paio con i risultati migliori ottenuti dal sistema sangue nei mesi di gennaio e febbraio 2019, mesi in cui si registrano solitamente carenze legate soprattutto al picco influenzale.

“È un trend positivo – commenta il direttore generale del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno – il cui merito va ascritto alla grande generosità dei donatori, che hanno risposto ai numerosi appelli, non ultimo quello del ministro Giulia Grillo, in occasione dello scorso World Blood Donor Day, di andare a donare prima di partire per ferie”.

I dati sono stati presentati durante il convegno nazionale sulla donazione del Sangue organizzato oggi a Napoli dalla Croce Rossa Italiana, nel corso di una lectio magistralis tenuta dallo stesso Liumbruno. L’autosufficienza del sangue e dei suoi prodotti, ha ricordato Liumbruno presentando i dati di attività del 2018, è non frazionabile, sovra-aziendale e sovraregionale in accordo con i principi etici e di solidarietà alla base del nostro sistema. L’attività di raccolta associativa è strategica, e vale un terzo del sangue raccolto (circa un milione di unità) ed è indispensabile per poter assicurare quotidianamente la terapia trasfusionale a oltre 1.800 pazienti e i medicinali plasmaderivati a migliaia di pazienti.

In figura 1, ecco il bilancio attraverso i dati numerici delle ultime 4 estati: come si può vedere, dopo l’aumento nell’estate 2017, le ultime due stagioni seguono un trend positivo che speriamo possa durare anche nel 2020.

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Fig. 1

Il West Nile Virus continua a essere un problema per tutto il Nord Italia, ma intanto a Mantova, una delle province colpite, il plasma diventa una sfilata

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Resiste il caldo umido e non si arresta, in tutto il nord del paese, la diffusione del West Nile Virus attraverso la zanzara. Dopo il nostro ultimo report dello scorso 28 agosto, che segnalava casi di West Nile in provincia di Brescia, Alessandria, e in Grecia, Ungheria, Romania e Serbia, ecco l’ultima segnalazione aggiornata che arriva dal Centro nazionale sangue con la relativa tabella sinottica in figura 1.

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Le province colpite nelle ultime ore sono quelle di Pavia e di Novara, zone in cui dunque entrano in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

La diffusione della zanzara può complicare le operazioni di raccolta, ma non ferma il lavoro delle associazioni anche nei territori interessati. A Mantova, infatti, una delle province segnate in rosso nella tabella, sta per andare in scena un evento importante a favore del dono del plasma in un contesto decisamente favorevole, sensibile, e pronto a recepire il messaggio valoriale come il Festival delle letterature. In sinergia tra l’Avis comunale di Mantova e il festival infatti, sabato 7 settembre alle 18.30 andrà in scena una vera e propria sfilata con il colore giallo a fare da protagonista.

La sfilata si chiamerà “Una serata in giallo”, e farà parte della grande campagna #gialloplasma di cui abbiamo parlato in vari momenti dell’anno. L’obiettivo? Concentrare l’attenzione sula raccolta plasma come pratica fondamentale soprattutto per i pazienti, giacché dal plasma provengono tantissimi farmaci salvavita e una larga parte di quelli che si usano nei reparti di terapia intensiva. Le “regole” della sfilata sono semplici, le modelle indosseranno interamente di colore giallo e realizzati con principi equosolidali e sarà accompagnata da un aperitivo, ma il coinvolgimento sarà anche per gli spettatori: anche loro dovranno indossare un vestito o un accessorio del colore del plasma e successivamente, ce lo auguriamo, fissare il loro appuntamento al centro trasfusionale più vicino.

I cartoni di Avis Cartoon School 2018-2019, quando la solidarietà e il dono del sangue s’imparano divertendosi e scatenando la fantasia

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Lo scorso 6 febbraio avevamo raccontato il progetto nel dettaglio, sottolineando, grazie all’intervista al vicepresidente di Avis Toscana Luciano Franchi, quanto è importante trasmettere ai giovanissimi i concetti di dono e solidarietà: ora, circa 6 mesi dopo, Avis Cartoon School, il progetto voluto fortemente da Avis Toscana in collaborazione con le scuole del territorio, ha mostrato i risultati della stagione 2018-2019, davvero rimarchevoli.

A noi, non lo nascondiamo, Avis Cartoon School è un progetto che piace moltissimo: toglie gli studenti dal ruolo di semplici spettatori o riceventi del messaggio solidale e della lezione sui valori civici e li pone fattivamente al centro delle attività, stimolando la loro fantasia, il loro talento, la loro voglia di inventare e naturalmente la loro capacità di operare in team-working, ovvero una perfetta metafora di quanto vale il gesto del dono del sangue in una comunità.

I risultati, i cartoni animati realizzati dalle tantissime scolaresche che hanno aderito sono stati pubblicati su Youtube a questo indirizzo: https://www.youtube.com/channel/UCo_Et7gz0ZCqhpDkDS-qWqQ/videos?view=0&sort=dd&flow=grid.

Non c’è lavoro che non abbia la sua bellezza, ma noi ci siamo divertiti a vederli tutti e ne segnaliamo in particolare tre che ci hanno colpito emotivamente, per il mix di musica, disegni e scrittura.

1) CUORE DI ROBOT

Realizzato dagli alunni delle classi 3A e 1E dell’Istituto Comprensivo Statale “IV Novembre” di Arezzo, “Cuore di Robot è un cartone che condensa temi ambientali e l’immagine di un futuro apocalittico, con una bella dose di fantasia e accelerazioni di trama davvero interessanti che ruotano intorno al gesto del dono.

2) CUORI ALL’UNISONO

Realizzato dai ragazzi della 4ACP (indirizzo grafico), 3AL, 3BL e 2AL (liceo artistico) dell’ISIS Sismondi-Pacinotti di Pescia, questo cartone affronta il tema dell’integrazione senza tralasciarne la complessità e racconta una bella storia ambientata nel mondo della scuola con ritmo e modernità.

3) IL FUTURO NEL PASSATO

Realizzato dagli alunni delle classi 2A e 2C della Scuola secondaria di I grado “G. Carducci” di Venturina, il cartoon svela con ironia quanto aiutare il prossimo renda felici. Come? Attraverso un viaggio nel tempo davvero speciale che parte da un museo…

Naturalmente però, tutti i cartoni realizzati nel progetto Avis Cartoon School meritano di essere visti, goduti e apprezzati, e invitiamo tutti a scoprire quanto può essere costruttivo aiutare i ragazzi a scatenare la loro fantasia. In vista di una prossima stagione in cui non possiamo che augurarci sempre più partecipazione da parte delle scuole toscane.