Eccedenza sangue in provincia di Lecco. Dalla sorpresa dei donatori alle parole di Davide Rossi, coordinatore del Centro Regionale Sangue Lombardia

HEART-IN-MY-HANDS-860x450_c

È di qualche giorno fa una notizia dall’universo sangue che potrebbe apparire sorprendente e in controtendenza rispetto alle informazioni sulla raccolta che abbiamo ricevuto nelle ultime settimane, basate soprattutto sul caso Chikungunya in Lazio e sulle conseguenti necessità di compensazione sistematiche: la notizia riguarda infatti addirittura un eccesso di raccolta sangue che si è verificata in provincia di Lecco, e in particolare alla sezione Avis di Costa Masnaga, che ha contattato alcuni dei suoi donatori per rimandare la donazione suscitando la sorpresa degli stessi, come dimostra questo breve scambio epistolare pubblicato su una testata web locale, Casate On-Line:

don

La sorpresa del donatore lasciato in sospeso è una buona occasione per chiarire ancora meglio il funzionamento del sistema di raccolta organizzata, che è stato costruito intorno al SISTRA (qui spieghiamo cos’è e a cosa serve nei dettagli), acronimo di SIstema Informativo per i Servizi TRAsfusionali: ovvero uno strumento informatico gestito dal Centro Nazionale Sangue allo scopo di innalzare al massimo i livelli di qualità e sicurezza e razionalizzare l’utilizzo della risorsa sangue secondo il principio dell’appropriatezza, monitorando costantemente il fabbisogno nazionale e regionale, per raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza ematica.

Se pensato In quest’ottica, una gestione programmata delle donazioni (e quindi anche l’eventualità di una possibile eccedenza), stupisce molto meno.

La conferma di ciò, arriva dal coordinatore del Centro Regionale di Coordinamento e Compensazione della Regione Lombardia Davide Rossi, che abbiamo raggiunto telefonicamente. Ecco le sue parole.

Dottor Rossi, deve sorprenderci la notizia sull’eccedenza con casi di donatori rimandati indietro in provincia di Lecco?

La modulazione della chiamata è una cosa che avviene regolarmente, perché chiaramente è inutile andare in eccedenza in questa fase che precede il periodo natalizio che è tradizionalmente un periodo in cui soffriamo. Questa modulazione è quella che poi ci ha consentito il beneficio di non andare in sofferenza, per esempio, durante l’estate, che è un altro periodo generalmente sfortunato. La definirei una pratica di gestione nell’assoluta normalità.

La sorpresa derivava soprattutto dalle notizie dell’attualità, è un periodo lungo in cui si parla di carenze…

L’eccedenza va al netto anche del caso Chikungunya. Noi abbiamo dato il nostro contributo per l’emergenza in Lazio e per fortuna la raccolta in Lombardia è buona, non abbiamo avuto sofferenza durante l’estate, ed è stato un anno molto positivo. Mi auguro si continui così.

Cambiando argomento, e passando al plasma, che tempi ci sono per sapere della gara per la plasmaderivazione con la Lombarda regione capofila?

Non posso dire nulla, è tutto top secret.

 

Gestione della risorsa plasma e squilibri internazionali. Così la due-giorni di Fiods fotografa il “pianeta sangue”

IMG_20171028_091015

In un mondo globalizzato, in cui la tecnologia consente di organizzare e misurare le grandi risorse strategiche dell’umanità come il sangue su scala planetaria, il confronto serrato tra gli attori di un sistema ampio e complesso come quello trasfusionale diventa necessario.

Le possibilità offerte dalla rete, dalla comunicazione immediata, degli scambi tra diversi approcci, talvolta si trasformano in obblighi, perché a oggi non sarebbe nemmeno pensabile una gestione della risorsa sangue non concertata tra istituzioni, industria, donatori e professionisti: sarebbe un errore strategico grossolano. Come è emerso dalle parole di molti relatori invitati al seminario Fiods di Castelbrando, infatti, sono molte le sfide da affrontare su scala globale, e si dovrà riuscire a equilibrare molto bene gli interessi collettivi di pazienti e comunità interessate a poter contare su un risorsa sangue importante quanto l’acqua o le fonti energetiche, e il paniere di interessi, ragioni economiche e normali necessità oggettive di ciascuna delle parti in causa.

Ricollegandoci agli interventi del 27 ottobre, su cui Buonsangue ha pubblicato un report estremamente dettagliato al fine di fornire una panoramica generale basata sulle relazioni dei professionisti,  sembrano essere tre le principali questioni da dirimere al di fuori dagli argomenti più tecnici, che meritano di essere approfondite e commentate punto per punto.

1) L’ottimizzazione delle risorse

Il Patient Blood Management, in senso di razionalizzazione delle risorse e centralità del paziente nei processi sanitari, è un approccio ormai promosso a livello istituzionale in Europa, perché alquanto necessario. In un momento in cui il trend delle donazioni nel mondo è in leggero calo, utilizzare le conoscenze scientifiche al fine di coniugare sostenibilità delle trasfusioni con un incremento di qualità sulla cura dei singoli pazienti, è di certo un obiettivo primario da raggiungere. Ecco perché, dopo il molto spazio dedicato al PBM nella giornata del giorno 27, anche nella ripresa dei lavori del 28 ottobre Stefania Vaglio, direttrice del Centro Regionale Sangue del Lazio, ha voluto mandare tre messaggi: il primo ai pazienti, chiedendo loro di rimanere sempre curiosi e pretendere tutte le pratiche di ottimizzazione sulle loro terapie; il secondo ai trasfusionisti, osservando che il PBM non è una diminutio, ma è l’unica occasione di riappropriarsi di un ruolo clinico che si stava dimenticando; e il terzo alle associazioni, chiedendo loro di capire che Il PBM valorizza il dono del sangue e migliora la situazione di quei pazienti che non hanno alternativa.

2) Migliorare l’equità tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo

Colpiscono molto, sul piano dell’equilibrio globale, i dati riportati da Giancarlo Liumbruno nella sua lectio magistralis, a proposito dell’utilizzo della risorsa sangue, che nei paesi in via di sviluppo è usata in larga parte per questioni di assistenza al parto, in ostetricia e pediatria, e in misura minima in ambiti avanzati come la chirurgia, in assoluta controtendenza rispetto ai paesi sviluppati.

La relazione della mattinata del 28 su questo tema, eseguita da Giuseppe Marano del Centro Nazionale Sangue, ha ribadito quanto già accennato dal direttore Liumbruno: tra Europa e Nord America da un lato, e Africa e Asia dall’altro, le discrepanze sono enormi. Queste differenze andranno ridotte nel tempo attraverso la cooperazione internazionale, per evitare che sia abbiamo pazienti di categorie differenti.

Come fare? Coinvolgendo molto di più i management sanitari dei paesi in via di sviluppo e rinnovando di continuo la ricerca e le analisi, come ha peraltro lamentato un rappresentate maghrebino nel tempo dedicato alle domande, a causa di dati OMS a suo dire non aggiornati sui miglioramenti avvenuti in molti paesi del nord Africa come il Marocco sul piano della donazione gratuita e volontaria.

3) La gestione della risorsa plasma

Il plasma è una risorsa decisiva per la collettività, e negli anni che verranno, com’è stato spesso specificato anche al seminario Fiods, la domanda sarà sempre in crescita. Lo testimoniano i trend in crescita costate per la richiesta di immunoglobuline, il prodotto driver, e albumina.

Il giro d’affari sul plasma crescerà fino a raggiungere e superare i 20 miliardi di dollari nel 2021, con la possibilità che una quantità di denaro così poderosa generi conflitti d’interesse complicati da capire e gestire.

In quest’ottica, molto importante è stato l’intervento di Paul Strengers, olandese, direttore dell’Ipfa (International Plasma Fractionation Association) nella seconda giornata di lavori del 28 ottobre: il plasma come risorsa strategica – ha spiegato Strengers – soffre di un grande problema di sbilanciamento, perché ben il 60% del plasma che oggi gira nel mondo è prodotto dagli Stati Uniti, che di contro possiedono il 5% della popolazione mondiale. Quasi un monopolio, criticabile non per motivi nazionalistici o economici (o non solo), ma perché una produzione così concentrata è molto delicata. Se il plasma dovesse diventare di colpo una risorsa non più garantita nell’offerta (è già successo negli anni 80 su scala globale con l’arrivo dell’Aids), non vi sarebbero strategie alternative per l’approvvigionamento. Basta pensare, come ha ricordato lo stesso Strengers, allo slogan America First usato da Donald Trump in campagna elettorale.

Va ricordato inoltre che gli Usa producono molto plasma perché lo raccolgono a pagamento in strutture private, saccheggiando le fasce della popolazione più deboli economicamente: e se questo sul piano della sicurezza della materia può anche non rappresentare un problema per i serratissimi controlli di laboratorio (maggiori dubbi semmai ricadono sulla salute di chi si sottopone a plasmaferesi troppo di frequente per crearsi reddito), crea sicuramente una forte contraddizione sul piano dei principi etici del dono in voga in Italia e in molti paesi del mondo, dove la donazione gratuita, responsabile, anonima, organizzata e associata non è minimamente messa in discussione (così come il ruolo delle associazioni), sebbene a livello di dibattito istituzionale globale il tema del pagamento sia stato introdotto come una delle tante possibilità per ovviare a eventuali carenze.

Le misure possibili per intervenire ci sono, a partire dalla necessità che la questione culturale su questi temi, già percepita e discussa a livello degli addetti ai lavori, sia trasmessa alla comunità; affinché anche quest’ultima, ci sembra di poterci augurare, passi a recitare un ruolo attivo nell’universo sangue, non solo come un serbatoio cui attingere, ma in modo che un buon livello di consapevolezza e responsabilità nell’approccio alla materia sangue, consenta di vivere sempre più la donazione come una scelta lucida e partecipata.

IMG_20171028_112234

 

 

 

 

 

Donazione non remunerata e capacità di raccolta: il seminario Fiods a Castelbrando

22854654_10212084125713196_1852642833_n

Nella straordinaria cornice di Castelbrando a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, va in scena il decimo seminario internazionale Fiods su temi di assoluta centralità nel panorama internazionale del sangue, come lo stato della donazione di sangue e l’applicazione su scala globale delle pratiche di Patient Blood Management, di cui abbiamo più volte parlato su Buonsangue. Ma come si coniugano le suddette tematiche nel concreto?  Molte risposte le ha date il presidente del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno, in una corposa lectio magistralis che ha seguito l’accorato e ricco intervento di Gianfranco Massaro, presidente di Avis Molise e presidente Fiods, e vero e proprio anfitrione dell’evento.

“Il mondo del plasma e del sangue – ha esordito Massaro – non è mai stato un mondo noioso, e affrontare le problematiche per creare un sistema sangue funzionante è molto difficile. Occasioni come questo seminario sono possibilità uniche per il confronto internazionale e per migliorare il sistema sangue. Nel nostro mondo nessuno si annoia mai. Il programma si sta svolgendo secondo i tempi previsti, ascoltando le numerosissime parti coinvolte dalla direttiva, ministeri nazionali e altre Istituzioni pubbliche della sanità, medici e comunità scientifiche, associazioni dei pazienti e dei donatori, industria di plasmaderivazione; lo scorso 15 settembre, a Bruxelles, la Direzione generale Salute della Commissione europea ha svolto un importante workshop a cui hanno partecipato anche le associazioni internazionali per la donazione del sangue. Non è certo che il lavoro di valutazione della Blood Directive avrà termine prima della fine di questa legislatura europea, ed è ancora meno probabile che la direttiva venga modificata in questa legislatura. E’ utile tuttavia ricordare l’importanza del lavoro che si sta svolgendo e cogliere tutte le opportunità che ci verranno concesse per far sentire la voce dei donatori. Come sappiamo, non tutti i Paesi europei adottano il modello della cessione non remunerata del sangue e del plasma; pur senza demonizzare i modelli alternativi a quello della donazione, FIODS continuerà ad affermare in tutte le sedi in cui le sarà permesso la preferibilità etica di questo sistema, e continuerà a ricordarlo nelle sedi europee che via via verranno coinvolte nel processo di eventuale modifica della Direttiva. Passando alla situazione italiana, abbiamo alle spalle gli anni in cui il sistema sangue ha dovuto ripensare se stesso in vista della riorganizzazione prevista dalle norme sull’accreditamento dei centri di raccolta, un processo andato a buon fine pur con tutte le difficoltà e disomogeneità che conosciamo. Il sistema italiano ha dimostrato di essere robusto anche in quest’ultimo anno – ha ribadito Massaro – dimostrando, anzi, di essere resiliente, cioè capace non solo di resistere, ma di rinforzarsi a seguito delle difficoltà. In effetti, la tenuta e il contributo che il mondo sangue ha offerto alla sanità italiana anche a seguito di eventi sismici, alluvioni e minacce di contaminazione provenienti dall’esterno (da ultimo il ‘caso Chikungunya’) sono state confortanti. La tendenza rilevata ormai da alcuni anni intorno alle novità che il Patient Blood Management ha introdotto nei sistemi sangue di tutto il mondo conferma l’obiettivo strategico che anche il Centro Nazionale Sangue ha previsto in maniera sempre più esplicita nei propri documenti e piani: innalzare in maniera consistente la raccolta di plasma per la lavorazione industriale, utilizzando in maniera più frequente la plasmaferesi e precisando sempre di più la quantità e il tipo di sangue che, in maniera diversa in ogni regione e in ogni periodo dell’anno, deve essere raccolto per averne abbastanza (e dei gruppi necessari) in ogni momento, senza sprecarne neanche una goccia. Se su globuli rossi, piastrine e plasma ospedaliero l’Italia ha raggiunto l’autosufficienza nazionale – ha concluso il presidente Fiods – sul plasma da inviare all’industria per la produzione di farmaci la strada appare ancora lunga. Se la sfida delle nostre associazioni, nel corso di tutto il XX secolo, è stata ‘solo’ quella di garantire una raccolta sufficiente, sicura e gratuita di sangue in alcuni Paesi del mondo, l’obiettivo strategico per questi primi decenni del nuovo millennio è triplice: 1) conservare e consolidare i risultati raggiunti nei Paesi più sviluppati; 2) fare quanto possibile affinché molti più Paesi nel mondo possano disporre di abbastanza sangue per le trasfusioni e l’uso ospedaliero; 3) lavorare per il raggiungimento dell’autosufficienza anche nella raccolta del plasma destinato alla lavorazione industriale. I pazienti hanno bisogno di farmaci plasmaderivati sicuri e basati su materia prima frutto del dono; il sistema sanitario pubblico universalistico è un assetto che vogliamo preservare come una delle più importanti conquiste delle società europee del Novecento”.

Dopo Gianfranco Massaro, Giuliano Grazzini, ex direttore del Centro Nazionale Sangue ha introdotto, dopo aver annunciato l’assenza della senatrice PD Emila De Biasi impegnata a Roma sul testamento biologico, la dottoressa Maria Rita Tamburrini, a capo della Direzione generale della prevenzione sanitaria, che ha espresso concetti molto precisi sui percorsi da intraprendere nel futuro: “Il sistema sangue è un sistema complesso basato sulla donazione non remunerata, se vengono meno questi principi salta il nostro stesso sistema, e noi dobbiamo difenderli strenuamente. Il sangue ha dovuto affrontare molte sfide, come la scarsità di risorse, ma dare ai pazienti quantità sufficienti di sangue con qualità e sicurezza è un obiettivo fondamentale, e dobbiamo unirci come sistema per il raggiungimento degli stessi. Serve un nuovo approccio alla donazione e alla produzione di sangue e del plasma: non è scontato che noi possiamo avere sempre delle risorse a disposizione. I donatori fanno tanto e l’azione sinergica del sistema è stata forte per sostenere i bisogni del Lazio e di Roma. Il PBM (Patient Blood management) è una delle vie che può servire a garantire l’outcome del paziente coniugato con il concetto i sostenibilità. Il PBM è stato sempre sostenuto dal ministero, perché serve questo approccio multidisciplinare per affrontare in modo appropriato i bisogni dei pazienti. Un progetto importante che andrà sempre implementato”.

Il Presidente Simti ((Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti ha portato la voce dei professionisti di settore. “Occasioni di riflessione come questa sono un modo per trovare delle sinergie. Il mondo dei professionisti della medicina trasfusionale quando viene chiamato a rispondere alla sfide ha dimostrato di essere pronto, anche se il nostro sistema ha qualche fragilità. Come società scientifica siamo pronti a supportare i processi di cambiamento anche sul piano formativo, e non ci tiriamo indietro”. Ed ecco la lectio magistralis di Giancarlo Liumbruno, puntuale nell’esprimere la situazione attuale nel sistema su scala globale per poi illustrare gli obiettivi verso gli anni che verranno. “Dall’emergenza Chikungunya siamo venuti fuori bene – ha spiegato il direttore del Cns – grazie all’attività delle strutture regionali e ai professionisti del mondo trasfusionale. Ci sono state circa 7000 unità di globuli rossi in un periodo molto breve con compensazioni quotidiane di 200 unità, a dimostrazione che la rete esiste e funziona ed è pronta ad accogliere le nuove sfide, comprese quelle dell’anno prossimo con un confronto diretto con i requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi che dovranno essere i linea con le direttive”.

Ma che correlazioni esistono tra donazione e PBM, ovvero la gestione del sangue e del paziente attraverso il lavoro dei professionisti e strategie di appropriatezza? Liumbruno ha iniziato con i numeri del sistema sangue su scala mondiale per poi svelare le future strategie.

“Le unità di sangue intero raccolte nel mondo sono andate in crescita – ha spiegato – da 71 milioni nel 1998 a oltre 100 milioni nel 2013, con 12 milioni di chili di plasma in aferesi. I territori in via di sviluppo si caratterizzano, come prevedibile, per una raccolta minore. Il trend europeo delle donazioni di sangue ha un andamento in calo, mentre è in aumento la quantità di plasma prodotta. L’Italia è collocata in seconda posizione dopo la Germania per i globuli rossi mentre è sotto altri paesi sulla raccolta plasma, in quarta posizione dopo Repubblica Ceca, Germania e Olanda. Nel mondo, invece, l’Italia si colloca al sesto posto. In Italia la popolazione va invecchiando, e questo si riflette anche tra i donatori che si concentrano tra i 36 e i 55 anni, anche se i giovani sono aumentati. Sui 110 milioni di unità raccolte nel mondo ben 85 sono trasfuse nei paesi sviluppati, e se da noi il sangue è usato per processi medici e chirurgici complessi, nei paesi in via di sviluppo ostetrica e pediatria assorbono quasi il 50% delle risorse. In quanto all’ottimizzazione del consumo, l’Italia si comporta abbastanza bene sul plasma e può migliorare sui globuli rossi dove per GR utilizzati è seconda solo alla Germania. Il calo di raccolta di globuli rossi è di 1.45% all’anno, ma se tutti i paesi d’Europa arrivassero ad attestarsi su un consumo minore saremmo in grado di risparmiare 5 milioni di globuli rossi. Sulle piastrine il consumo è ottimale. Nella produzione di plasma da frazionamento industriale che in Italia è circa l 74%, – ha continuato Liumbruno – l’obiettivo nazionale per il 2020 e di raccogliere circa 860 mila chili. Le regioni italiane hanno rese molto diverse e si deve crescere con il contributo attivo delle regioni di centro-sud che hanno scarsa raccolta e grande consumo. Molte regioni dovranno crescere anche del 40%. Non c’è da aspettarsi un calo del fabbisogno futuro ma semmai un aumento della richiesta, come dimostra il trend delle immunoglobuline, che sono il prodotto driver. Il plasma è una risorsa strategica perché è una materia prima soggetta a un elevato rischio sul piano della continuità della fornitura ed è paragonabile ad altre risorse chiave come acqua ed energia. IL PMB consiste nell’utilizzare le conoscenze scientifiche al fine di ammettere al centro delle scelte il bisogno dei pazienti. In Italia si va avanti nel promuovere e introdurre queste pratiche, tanto che le linee guida del PBM sono state inviate a tutte le regioni. C’è da dire che in Italia abbiamo un corredo ampio di strumenti, ma ora dobbiamo darci da fare. Negli Stati Uniti, per esempio, non c’è obbligo di legge per il PBM ma c’è una grande consapevole culturale, anche sul valore finanziario della risorsa sangue, tanto che il 70% degli ospedali ha un programma per gestire l’anemia prima della chirurgia. Inoltre nel 75% degli ospedali c’è un coordinatore medico nel PBM, mentre nel 50% si fa un recupero di sangue. In Germania – ha concluso Liumbruno – un recente studio ha dimostrato che con il PBM si abbattono gli usi del materia del 10% a parità di sicurezza con conseguente riduzione dei costi. Non va associato il termine risparmio a un calo d prestazioni sanitarie, come si è erroneamente portati e pensare, perché l’appropriatezza a volte fa risparmiare. Il costo medio di un processo completo di trasfusione in Europa è di circa 435-450 euro. Come si agganciano queste progettualità al bene del paziente? Il PBM contribuisce a ottimizzare la salute del paziente e insieme abbrevia il percorso verso l’autosufficienza. PBM e produzione di plasma sono necessari alla plasmaderivazione. Ma bisogna lavorare molto, educare, ottimizzare la salute dei pazienti del mondo e aumentare la consapevolezza del reale costo delle trasfusioni”.

20171028_081959

Prima di lasciare spazio a un concerto live, la prima giornata dei lavori si è chiusa con la consegna della Croce Fiods a Giuliano Grazzini, in virtù del suo grande contributo in molti anni di militanza sul piano internazionale, a servizio dell’universo sangue. “Sono davvero orgoglioso – ha dichiarato Grazzini – perché questo ambiente offre occasione di promuovere principi veramente alti. Grazie a tutti”.

 

Conferenza Avis al MIUR: la forza delle storie e della cultura nella formazione dei giovani

20171025_170507

Si è parlato di arte e creazione, di contenuti per i giovani e di futuro, di storia italiana e di tecnologia, di formazione e contenuti alla conferenza “Da 90 anni coloriamo la vita”, prevista oggi 25 ottobre alla Sala Comunicazione del Miur (Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), in viale Trastevere 76.

In presentazione due i progetti di Avis in collaborazione con il mondo della scuola: 1) il fumetto “Il colore della vita”, dedicato all’amicizia tra Vittorio Formentano, fondatore di AVIS, e Giorgio Moscatelli, impegnato con lui nella guida dell’Associazione agli albori, e 2)Rosso Sorriso, il dono dei bambini” (http://www.rossosorriso.it/), un progetto multimediale realizzato da Avis in collaborazione con Rai Yo – Yo e all’attore Oreste Castagna.

Sui motivi che rendono progetti culturali di questo tipo così importanti nel panorama associativo e scolastico si è espresso Alberto Argentoni, presidente Avis Nazionale, in apertura dei lavori: “Abbiamo necessità di intervenire sui contenuti – ha spiegato – Abbiamo capito che entrare nel mondo dei più piccoli è importante, e abbiamo puntato sull’idea che bisogna promuovere stili di via corretti e concetti di solidarietà e di stare insieme sin dalla giovane età, per poi arrivare al principio della donazione di sangue. È stato un percorso lineare, con dei professionisti che ci hanno aiutato a presentare e introdurre argomenti anche non semplici ai ragazzi. Noi vediamo subito la differenza nelle classi nelle quali l’insegnate ha preparato la strada e ha sensibilizzato gli studenti e dove non accade, e siamo davvero lieti di poter offrire ai nostri ragazzi una possibilità di sensibilizzarsi e sentire qualcosa. Abbiamo collaborato con studiosi e artisti che affrontano il mondo dei ragazzi con esperienza e sanno indirizzarci sule cose da fare, abbiamo creato valore aggiunto che si risconta nelle opere. Si sta aprendo in questa fase una nuova strada molto impegnativa: creare percorsi e spazi per i ragazzi facendoli lavorare insieme con noi. Abbiamo aperto la strada della formazione con il servizio civile e stiamo andando sul legame scuola-lavoro. Ci vorrà un lavoro culturale da parte dei dirigenti associativi per fare l’attività di formazione: è importante perché non bisogna fallire, e disseminare la nostra esperienza nella società. L’ultimo aspetto da sottolineare è il grande apporto che danno i nostri dirigenti associativi: molti hanno lavorato nel mondo della scuola e ci regalano la loro esperienza, è davvero encomiabile quello che fanno. C’è un solo problema: questa formazione che noi facciamo poi si perde quando i ragazzi iniziano la specializzazione professionale di alto livello a causa di un’incompatibilità normativa, e non potevo perdere questa occasione per porre questa problematica”.

Riccardo Mauri, dirigente AVIS e co-autore del fumetto ha spiegato invece perché ha voluto fortemente realizzare l’opera. “Sono emozionato ­– ha detto – racconto una storia lunga 50 anni che ha valore immenso per ciò che riguarda la donazione di sangue. Ho l’obiettivo di tradurre l’opera in inglese, francese e spagnolo per portare questa esperienza anche in paesi che hanno modalità diverse di donazione. Il percorso in Avis è un percorso di vita. Ringrazio una persona splendida come Pietro Varasi (veterano Avis n.d.r.) che mi ha consegnato il materiale associativo permettendomi di ricostruire uno spaccato di vita intensissimo, che poi è diventato il cuore del fumetto. Un ringraziamento importate va anche alla Scuola Internazionale del Fumetto per il supporto su un opera che spero davvero possa entrare nelle scuole. Concludo con una frase di Mark Twain che diceva “Ci sono due giorni importanti nella vita, quello in cui si nasce, e quello in cui si capisce perché”. Formentano lo sapeva molto bene”.

Roberto Dal Prà della Scuola Internazionale Comics, ha raccontato aspetti significativi sul suo ruolo di co-sceneggiatore con Massimiliano Filadoro, per fornire il materiale al disegnatore de “Il colore della vita”, Gianpietro Wallnofer. “Questo fumetto è il frutto di due volontà ferree: quella di Mauri che l’ha fortemente voluta, e poi quella di Dino Caterini, titolare della scuola, che sempre pronto a concedere disponibilità per iniziative di carattere civile. Mi chiedevano se è stato difficile scrivere questa storia, ma con un soggetto così buono il compito era facilitato. Quando ho letto il materiale ho capito che questi personaggi sono veri e propri eroi, e gli autori di fumetti hanno da sempre a che fare con eroi, cioè coloro che hanno obiettivi nella vita e cercano di raggiungerli. Due uomini diversi: riflessivo Formentano e impetuoso Moscatelli, il Kit Carson della situazione”.

Domenico Nisticò Responsabile Area Scuola di AVIS Nazionale, ha poi introdotto la seconda iniziativa in presentazione. Con Maria Bollini vice-direttrice RAI Ragazzi, e Oreste Castagna, attore e autore televisivo, si è parlato di “Rosso Sorriso, il dono dei bambini”, progetto in collaborazione tra Avis e Rai Yo Yo. “Si tratta d un progetto Avis giunto alla seconda edizione – ha spiegato Nisticò – che sarà distribuito nella nostra rete di distribuzione. Siamo un milione e 300 mila donatori con 3.400 strutture associative in tutta Italia. Abbiamo un protocollo che ci permette di portare progetti educativi nella scuole dalla primaria in poi, e con “Rosso Sorriso” abbiamo cerato un veicolo di solidarietà che ci fa entrare nelle scuole e nelle famiglie. Oreste Campagna è il papà di questo progetto, lo ha sposato subito. Il messaggio del dono si trasmette attraverso il gioco e la gioia, con una fiaba “La meraviglia del donare” un dvd molto ricco e una canzone. Si parte dai disegni dei bambini, e da una canzone che vede la partecipazione del coro voci bianche di Bergamo, un progetto completo che si trova anche nel sito nazionale. La parte multimediale permette uno sviluppo importante e ci saranno anche uno spettacolo dal vivo e un laboratorio creativo. Un grazie a Oreste Campagna perché ci ha messo l’anima”.

Proprio Oreste Castagna, ha spiegato le sue sensazioni per questo bel viaggio all’interno dei disegni dei bambini, con lo scopo di riportare al centro il valore dell’abbraccio. “Ringrazio Avis, stiamo ricevendo tantissimi disegni – ha detto – e ho pensato, come Kurosawa, di entrare nei disegni dei bambini e raccontare il messaggio del donare. La canzone provoca un senso di ricordo, attraverso i movimenti. Ora bisogna andare nelle famiglie e raccontare il gesto e il ricordo del donare”.

Maria Bollini vice-direttrice RAI Ragazzi ha parlato invece di investimenti, contenuti e futuro: “Sono in Rai dal 1981, ho vissuto la storia della televisione per ragazzi e conosco Castagna da 17 anni, la cosa che più mi lascia contenta è che grazie alle opere si può parlare d tutto, e il fumetto è stato perfetto per rendere così bene una storia complessa. Fumetto e cartoni hanno dalla loro il potere immaginativo di una persona e non bisogna mollare nessun tema da sviscerare attraverso il disegno, il racconto e l’arte, strumenti che permettono di giocare con l’immaginazione. Sugli investimenti per i prodotti per l’infanzia la sensibilità non si trova dappertutto, ma bisogna capire che l’infanzia è il futuro di questo paese. Bisogna pensare alla formazione, a prodotti che vadano sulle nuove tecnologie, e sempre di più occorre grande competenza per creare e inventare contenuti, ci sarà sempre più bisogno di altissima qualità. I bambini hanno ancora bisogno di immaginare”.

 

Il sangue al centro del dibattito: tra organizzazione del sistema oggi e i donatori di domani

rome-1681633_960_720

È sempre bello parlare di momenti di discussione e confronto tra gli attori determinanti di un settore ancora troppo poco raccontato come il sistema trasfusionale, specie quando i confronti servono a migliorare l’efficienza complessiva; ma è ancora più bello, per ragioni intrinseche ed emotive, raccontare di attività sul campo e di iniziative concrete che servono a portare la cultura del dono tra i giovanissimi attraverso il lavoro sui contenuti.

L’opportunità rara di confrontarsi con queste esperienze così significative, lo offre il calendario, grazie a due eventi in rapida successione: oggi martedì 24 ottobre, e domani mercoledì 25 ottobre 2017, sono infatti in programma convegni cruciali e molto diversi tra loro.

Vediamo quali sono, in rigoroso ordine temporale.

Martedì 24 ottobre a Roma, grazie all’organizzazione del Centro Nazionale Sangue, presso l’aula A dell’Istituto Maxillo-facciale dell’Università Sapienza in Via Caserta si svolgerà il convegno “Trasporto delle unità di sangue intero, degli emocomponenti e dei campioni biologici dalle sedi di raccolta ai poli di lavorazione e qualificazione biologica”.

Un evento che vedrà impegnati, come da comunicato, “medici, biologi, tecnici sanitari di laboratorio biomedico ed infermieri trasfusionisti impiegati presso enti ed istituzioni sanitarie e di ricerca” su un tema cruciale per il sistema trasfusionale, come quello dei trasporti degli emocomponenti.

Un tema di natura sì molto tecnica ma che comprende anche la questione della sicurezza, e che è fondamentale anche come aggiornamento professionale per il personale medico. Normativa sui trasporti, impegno delle regioni, aspetti gestionali, la tracciabilità e trasporti a lunga distanza saranno le questioni di sistema all’ordine del giorno, da approfondire e sviscerare, a partire dall’apertura del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno, prevista per le 10.30.

Ecco in figura 1 la brochure dei lavori.

Cns
Fig.1

Sempre a Roma, capitale indiscussa del sangue in questi giorni di fine ottobre, si svolgerà al mattino di mercoledì 25 la conferenza “Da 90 anni coloriamo la vita”, prevista alla Sala Comunicazione del MIUR a viale Trastevere 76.

L’incontro sarà una bellissima occasione per conoscere i due prossimi progetti di Avis in collaborazione con il mondo della scuola, ovvero il fumetto “Il colore della vita”, già presentato qualche giorno fa a Lucca Comics e dedicato all’amicizia tra Vittorio Formentano, fondatore di AVIS, e Giorgio Moscatelli, impegnato con lui alla guida dell’Associazione, e “Rosso Sorriso, il dono dei bambini”, un progetto multimediale realizzato da Avis in collaborazione con Rai Yo – Yo.

Presenti in sala: Roberto Dal Prà della Scuola Internazionale Comics, Claudia Firenze Segretario Generale AVIS, e Riccardo Mauri, dirigente AVIS e co-autore del fumetto per presentare “il colore della vita”.

Domenico Nisticò Responsabile Area Scuola di AVIS Nazionale, Maria Bollini vice-direttrice RAI Ragazzi, e Oreste Castagna, attore e autore televisivo, per raccontare al pubblico i dettagli di “Rosso Sorriso, il dono dei bambini”.

In figura 2, ecco la brochure della conferenza, che su Buonsangue seguiremo dal vivo.

invito-2-768x693
Fig.2

Avis Piemonte e il punto sul futuro: al Castello di Grinzane Cavour “Il riordino del sistema trasfusionale italiano”

castello-di-grinzane

Giornata all’insegna della pianificazione del futuro quella di sabato 21 ottobre 2017 per il sistema trasfusionale italiano: con inizio dei lavori previsto alle ore 9.30, e in uno scenario importante come il Castello di Grinzane Cavour in provincia di Cuneo, si parlerà infatti di “Riordino del sistema trasfusionale italiano” in un convegno che riunirà tra i più esperti dirigenti e professionisti di settore.

L’evento, organizzato da Avis Regionale Piemonte e supportato da Avis Nazionale, sarà l’occasione per affrontare tematiche di assoluta importanza sul piano dell’organizzazione del sistema sangue italiano nel futuro prossimo e più a lungo termine, un sistema che attraversa un momento cruciale tra l’esigenza strategica di raggiungere l’autosufficienza ematica, un periodo di carenze dovuto a imprevisti ed emergenze, e la necessità di potenziare il cambio generazionale.

Da qui l’importanza di punti all’ordine del giorno quali, tra gli altri, “L’Associazionismo della donazione del sangue che persegue un fine di interesse pubblico, tra carenza di sangue e nuove emergenze”, su cui interverrà il presidente di Avis Nazionale Alberto Argentoni, “Il Piano Plasma: impatto sulla raccolta e sulla produzione di medicinali plasmaderivati” sul quale è previsto l’intervento di Rosa Chianese (Responsabile SRC Piemonte), e La rete trasfusionale di fronte a maxiemergenze e patogeni emergenti o riemergenti: una sfida culturale ed organizzativa”, su cui sarà possibile ascoltare le parole del dottor Pierluigi Berti (Presidente SIMTI).

Plasma, rete trasfusionale, associazionismo, futuro, maxi-emergenze e road map legislativa insomma, ecco le parole e i temi chiave sviscerati da dirigenti, tecnici e professionisti nazionali del settore medico.

Ed ecco la lista dei partecipanti, da comunicato Avis Nazionale: Alberto Argentoni (Presidente nazionale Avis), Giorgio Groppo (Presidente Avis Piemonte),Maria Rita Tamburrini (direttore Ufficio VIII Sangue e Trapianti del Ministero della sanità), Pasquale Colamartino (Responsabile SRC Abruzzo), , Pierluigi Berti (Presidente SIMTI), Anna Maria Bordiga (Direttore struttura complessa Città della salute e della scienza Torino), Davide Rossi (Responsabile SRC Lombardia), Giorgio Dulio (Tesoriere Avis Nazionale) e Tiziano Gamba (Area Sanitaria Esecutivo Avis Nazionale).

In figura 1, invece, il programma completo della giornata che si preannuncia particolarmente intensa.

avis pie

 

Chikungunya: un caso a Bologna, fine dell’emergenza a Roma. Sono 6400 le sacche raccolte in un mese

chikungunya-outbreak-delhi

Il perdurare delle temperature non proprio autunnali è un fatto assodato, e sono molte le regioni italiane in cui fa ancora molto caldo: al sud ci si dedica ai bagni di metà ottobre, e a Bergamo addirittura c’è chi si fa il bagno ai laghetti alpini di Cardeto, a 1700 metri di altitudine.

Piacevole, certo, ma la controindicazione c’è e riguarda la coriaceità delle zanzare, con il conseguente bisogno di controllo serrato sulle possibili infezioni e la loro crescente incidenza sul dono e la raccolta del sangue.

A Bologna, infatti, proprio nelle ultime ore le istituzioni hanno risposto secondo protocollo a un caso di Chikungunya capitato a un residente proveniente da un viaggio all’estero. Profilassi, e (come previsto dallo specifico protocollo regionale) una puntuale disinfestazione nell’area circostante, per un raggio di un centinaio di metri intorno all’abitazione della persona ammalata: ecco le contromisure adottate nel capoluogo dell’Emilia Romagna. Non un’emergenza, ma una situazione da monitorare.

La notizia di Bologna arriva tuttavia poche ore dopo la fine dello stato di emergenza a Roma, dove peraltro la Croce Rossa locale ha dichiarato di aver lavorato bene sulla raccolta, raggiungendo una quantità di sacche più che ottimale.

Intanto, il 17 ottobre, il Centro Nazionale Sangue ha pubblicato un comunicato stampa (figura 1) piuttosto esplicativo che annuncia la ripresa della raccolta nel territorio della Asl Roma 2, e conferma la misura della “quarantena” di cinque giorni per tutti gli emocomponenti raccolti nei territori di Roma e del comune di Latina: allo scadere dei cinque giorni, in assenza di sintomatologia comunicata del donatore, gli emocomponenti diventano pronti all’utilizzo. Ad Anzio, invece, resta attiva la sospensione nella raccolta di sangue intero.

Molto rilevante, infine, il dato sulle sacche raccolte attraverso la compensazione regionale in poco più di un mese. Parliamo di ben 6400 sacche di sangue: numeri importanti a testimonianza di tutta la solidarietà e l’efficienza con cui il sistema trasfusionale ha risposto a ogni emergenza e alle necessità di compensazione.

Cns com.
Fig.1 Il comunicato del CNS del 17 ottobre

Valeria Turelli e Stefano Caverni, della Consulta giovani Fratres: “Formazione, promozione, coesione: le tre parole chiave per il nostro futuro”

22405684_916136628535595_2828424776585780248_n

Giorni intensi e dibattiti in grado di arricchire al 4° Meeting dei giovani associati Fratres a Montecatini Terme in provincia di Pistoia. In scena il futuro della Fratres, una delle principali associazioni di donatori di sangue del nostro Paese, attraverso un convegno che nello scorso week-end, il 14 e il 15 ottobre, ha visto la partecipazione di più di 100 giovani provenienti da tutto il territorio nazionale.

L’energia con cui Avis, Fidas e Fratres stanno lavorando per formare le nuove generazioni di donatori e posizionarle al centro dell’azione con ruoli sempre più da protagonisti, è sicuramente una buona notizia, e proprio per sentire le voci più fresche e autentiche dei dirigenti donatori del futuro, su Buonsangue abbiamo intervistato Valeria Turelli, del Gruppo Fratres di Nicolosi (CT), referente Giovani Fratres della Sicilia e Coordinatrice Nazionale Giovani Fratres, e Stefano Caverni, appartenente al Gruppo Fratres Fucecchio (FI) e referente Giovani Fratres della Toscana, tra i principali artefici di questa bella occasione di confronto. A loro il compito di raccontarci i giorni di Montecatini e gli obiettivi futuri dei giovani associati Fratres.

 Valeria e Stefano, quali sono stati i temi approfonditi dai giovani Fratres in questo meeting importante di Montecatini Terme?

Ogni meeting è caratterizzato da un tema fondamentale che viene sviluppato nella sessione formativa del sabato. L’argomento che abbiamo scelto quest’anno è la comunicazione intergenerazionale, ed è per questo che abbiamo deciso di intitolare l’evento “#GenerAzioni in BuOna collABorazione”.
La nostra esperienza, infatti, ci ha più volte mostrato come sia difficile per volontari “junior” e “senior” comunicare tra loro, in quanto i reciproci pregiudizi spesso sminuiscono la collaborazione tra coloro che hanno esperienza e chi invece di esperienza ne ha meno, ma dovrà portare avanti l’associazione e la sua missione nel futuro. Per fare questo, con la guida di una strepitosa esperta di comunicazione, la dott.ssa Anna Pellegrino, abbiamo organizzato un’introduzione all’argomento che è stata propedeutica per la successiva attività dei lavori di gruppo, durante la quale i ragazzi partecipanti al meeting e alcuni componenti del Consiglio nazionale Fratres si sono confrontati, alla pari, rispondendo a tre domande chiave: “Che cos’è per te la Fratres?”, “Comunicazione tra volontari di diverse generazioni: a che punto siamo?” e “Che cosa puoi fare concretamente, fin da subito, per rendere efficace la comunicazione tra le diverse generazioni?”. Il successivo dibattito che ne è scaturito e che ha coinvolto tutti è stato assolutamente coinvolgente e appassionante, e ha prodotto numerosi spunti di riflessione su come superare realmente le barriere comunicative in modo da rendere il messaggio più efficace. In definitiva possiamo senz’altro dire che, di sicuro, abbiamo centrato l’obiettivo dell’incontro.
Cogliamo l’occasione per ringraziare il presidente nazionale, Sergio Ballestracci, e gli altri componenti del Consiglio, che oltre a sostenere sin dall’inizio la nostra iniziativa, si sono resi disponibili a mettersi in gioco con noi!
Il meeting di Montecatini ha, inoltre, rappresentato l’occasione per festeggiare il decimo anniversario della Consulta nazionale Giovani, l’organismo che coordina e gestisce a livello nazionale le iniziative dei giovani volontari di tutta la Fratres. Grazie all’entusiasmante intervento del Funzionario nazionale Fratres, Christian Basagni, abbiamo brevemente ricordato la storia della nostra Associazione e la nascita della Consulta, evidenziando come negli anni la fondamentale collaborazione di tutti abbia permesso la crescita dell’intero movimento.

Quali sono i progetti associativi per i giovani della Fratres?

I progetti sono chiaramente variegati e personalizzati in base alle esigenze di ciascun territorio, ma fondamentalmente i principi guida che ispirano la nostra azione sono sintetizzabili in tre parole chiave:
1) formazione: è necessario se non obbligatorio che i nuovi volontari siano adeguatamente istruiti su tutti gli aspetti della donazione, sia quelli più tecnici (per esempio, saper spiegare molto in modo semplice la compatibilità tra i gruppi sanguigni, oppure gli intervalli di tempo tra i differenti tipi di donazione), ma anche quelli pratici e gestionali, nonché la storia della propria associazione; per questo nelle varie realtà territoriali sono organizzati periodicamente dei corsi di formazione, spesso proposti dai ragazzi stessi, che si  rivolgono a tutti i volontari, sia “senior” che “junior”.

2) promozione: compito fondamentale di un volontario donatore di sangue è far conoscere alla popolazione quanto sia importante questo autentico gesto di altruismo, ma soprattutto cercare di superare i pregiudizi e le paure ad esso legate; inoltre, poiché oggettivamente la Fratres è un’associazione di donatori di sangue non molto conosciuta, il nostro obiettivo è anche quello di promuovere il “brand”; per questo su tutto il territorio dove la Fratres è presente i giovani partecipano e spesso organizzano eventi con elevata partecipazione di pubblico, siano esse feste paesane oppure eventi di rilevanza nazionale o internazionale (Carnevale di Viareggio (LU), di Acireale (CT) e di Putignano (BA), Lucca Comics & Games, Notte della Taranta nel Salento e molti altri).

3) coesione: questo è un aspetto fondamentale per i nuovi volontari: il fatto di sentirsi parte di una famiglia, di fare amicizia, di conoscerci e scambiare esperienze; gli eventi che proponiamo, come per esempio i meeting, hanno anche l’obiettivo di permettere l’aggregazione e la fidelizzazione dei ragazzi.

È sempre più importante avvicinare al dono le nuove generazioni. Secondo voi quali sono i metodi più efficaci?

Crediamo che innanzitutto si debba puntare sulla concretezza della donazione del sangue. Spiegandoci meglio: siamo costantemente bombardati da messaggi che invitano a donare in qualsiasi forma, specialmente con denaro, a sostegno di numerose e nobili cause. I ragazzi, che spesso sono critici e disillusi, non hanno bisogno dell’ennesimo messaggio di questo tipo: noi preferiamo spiegare che la donazione del sangue è un’autentica forma di amore e di aiuto verso il prossimo, in quanto si dà (materialmente) una parte di noi stessi a persone che effettivamente ne hanno bisogno. A meno di problemi tecnici, non è ipotizzabile che la donazione di sangue sia utilizzata per un fine diverso se non quello, in un modo o nell’altro, di curare una persona ammalata.
Parallelamente dobbiamo far capire quanto sia importante donare il sangue, per questo spesso, quando andiamo nelle scuole, cerchiamo di portare con noi dei testimonial, ovvero persone che hanno sconfitto una malattia o comunque vivono grazie alle donazioni.
Crediamo che questo approccio sia assolutamente quello più efficace: solo delle testimonianze vive e dirette riescono a fare “breccia” nella sensibilità di un giovane; i giovani non sono menefreghisti (cosa di cui alcuni volontari senior sono convinti), basta solo saperli avvicinare con i giusti strumenti. Se l’approccio è veramente efficace, è molto plausibile riuscire a combattere il fattore che più allontana dalla donazione del sangue: la paura dell’ago. È chiaro che essere punti non è piacevole, ma se pensiamo (e capiamo, appunto grazie alle testimonianze) al bene che facciamo con questo gesto, ogni paura potrà essere ampiamente stemperata e superata.
Pertanto compito dei Giovani Fratres è quello di promuovere la cultura della solidarietà e del dono: dono inteso non soltanto come dono del sangue e degli emocomponenti, ma proprio come dono di sé, del proprio tempo, delle proprie emozioni, del proprio entusiasmo, creando iniziative per diffondere lo spirito autentico del volontariato.

Valeria e Stefano, parlateci di voi e del vostro percorso associativo. Quando e perché avete pensato di diventare donatori? Che vita interiore avete sviluppato intorno a questo gesto?  

La risposta di Valeria Turelli

Definirei la mia storia con la Fratres “una bellissima storia d’amore nata tra i banchi di scuola” che, lentamente, senza neanche accorgermene, ha completamente rapito il mio cuore.
Conosco questa associazione sin da bambina perché il gruppo Fratres del mio paese, Nicolosi (Catania), è sempre stato un gruppo molto attivo e presente sul territorio, soprattutto con progetti rivolti alle scuole.
Ho spesso partecipato ad iniziative organizzate dalla Fratres ma, ad essere sincera, diventata ormai maggiorenne, per diverso tempo non sono mai riuscita a donare a causa della mia paura dell’ago!
Però allo stesso tempo sentivo che quei valori di “solidarietà” e di “donazione” che i volontari cercavano di trasmettere durante le loro giornate di promozione erano dei valori in grado di dare un senso alla vita in quanto fondati sulla considerazione del prossimo e quindi alla base di una società civile. E così, finalmente, nel periodo di Natale del 2002 ho deciso di fare il dono più bello che potessi fare in quel momento: recarmi presso il centro di raccolta temporaneo gestito da quello che da quel giorno in poi sarebbe stato a tutti gli effetti il gruppo di mia appartenenza ed effettuare la mia prima donazione! Ricordo ancora l’emozione nel vedere scorrere il mio sangue, pieno di energia, pronto ad essere di aiuto per chi ne avesse di bisogno!
Da qui il passo successivo: il desiderio di prendere parte anche alla vita associativa. E così è stato un susseguirsi di esperienze da giovane volontaria a segretaria di gruppo, e poiché la Fratres è in primis promozione, sensibilizzazione e formazione, ecco che ho anche investito gran parte delle mie energie nell’area giovani prima a livello provinciale, in qualità di referente provinciale dei Giovani Fratres di Catania, poi come referente regionale della Sicilia fino a diventare coordinatrice nazionale. In tutti questi anni ho avuto l’opportunità di lavorare insieme a persone speciali, che sanno veramente cosa significa donarsi in tutto e per tutto mettendoci il cuore, con le quali abbiamo condiviso “gioie e dolori”, creato nuovi stimoli e nuove relazioni, fino a costruire un’importante risorsa anche per il futuro della nostra associazione.
Da volontaria ogni giorno mi rendo conto che, purtroppo, c’è ancora molta strada da fare per diffondere la cultura della solidarietà e della carità attraverso la donazione del sangue, in quanto spesso ci imbattiamo nella disinformazione e nell’egoismo, ma d’altra parte tra i nostri compiti di volontari Fratres c’è proprio quello di abbattere il muro dell’indifferenza. E donare sangue è un dovere morale ed un atto di carità cristiana, un qualcosa per cui valga veramente la pena lavorare con entusiasmo e convinzione!

La risposta di Stefano Caverni

Sinceramente mi sono posto molto spesso questa domanda… A dire la verità, non c’è un motivo preciso: non sono stato mosso dalla necessità di contribuire ad aiutare una persona a me vicina che aveva bisogno, oppure un amico o un parente che mi abbia convinto. Semplicemente, credo di aver maturato dentro di me, lentamente, la consapevolezza dell’importanza di questo gesto; ricordo che volevo trovare un modo per aiutare concretamente qualcuno e per arricchire la mia persona, per rendermi un vero cittadino attivo. Tutte queste riflessioni mi hanno portato ad effettuare la mia prima donazione nell’estate del 2011, all’età di 25 anni. Ho scelto Fratres perché nella mia cittadina, Fucecchio (Firenze), il gruppo ha una storia ormai pluricinquantennale, ha contribuito a plasmare il tessuto sociale del paese, ma soprattutto mi ha pienamente convinto il messaggio di carità cristiana e di autentico aiuto verso il prossimo che contraddistingue il nostro movimento associativo.
Vedendo tutto il buono che l’associazione fa per gli altri, decisi poco tempo dopo di aumentare in modo ulteriore il mio contributo alla causa, diventando un volontario anziché essere solo un donatore. Partendo da semplice “partecipante” alle iniziative, col tempo sono arrivato all?attuale ruolo di referente Giovani Fratres della Toscana. Sono la passione e l’essere circondato da amici meravigliosi i fattori che mi spingono ad andare avanti anche di fronte alle numerose difficoltà che d’altra parte di manifestano in un qualsiasi rapporto umano. Fratres mi ha veramente fatto crescere, come persona. Ho capito quanto sia bello donare in modo del tutto disinteressato, con il conseguente arricchimento di sentimenti e pensieri positivi. Fare volontariato a un certo livello ti permette (forse ti costringe) a misurarti con te stesso e combattere quelle piccole paure che altrimenti, probabilmente, non avresti mai affrontato. Il confrontarsi con numerose persone diverse tra loro fa affinare quelle doti di pazienza, diplomazia, ma talvolta anche fermezza e risolutezza, che sono necessarie per diventare una persona matura. Per tutti questi motivi mi auguro sinceramente di poter continuare, il più a lungo possibile, di vivere nella Fratres e contribuire a diffondere e sviluppare il suo importante e fondamentale messaggio.

 

 

 

 

Dove nascono i dirigenti Avis del futuro: la scuola di formazione con Fondazione Campus

IMG-20171013-WA0009Un percorso iniziato tre anni fa, volto a valorizzare il bene più importante che c’è in qualsiasi settore della società: la formazione dei giovani.

La scuola nazionale di formazione AVIS, giunta alla sua terza edizione, è partita ieri 13 ottobre 2017, nella sede dell’associazione Politeia all’Università Statale di Milano. Prosegue dunque, in assoluta continuità con le scorse annate, un progetto ideato e realizzato da Avis in totale sinergia con la Fondazione Campus di Lucca e con l’azienda farmaceutica Kedrion Biopharma.

Ma qual è l’obiettivo di questa iniziativa, che è divisa in tre moduli previsti entro la fine di questo 2017, nei mesi di ottobre (nei giorni 13 e 14), novembre (nei giorni 17 e 18) e dicembre (nei giorni 15 e 16)?

È formare i dirigenti del futuro attraverso convegni, discussioni e relazioni, e contestualmente preparare i giovani che domani dovranno lavorare nel terzo settore alle sfide del futuro e alla gestione delle piattaforme no profit in tutti i loro aspetti: sul piano del rapporto tra etica e mercato, su come sarà opportuno impostare le relazioni pubbliche e istituzionali, e su come bisognerà rapportarsi alla gestione interna di un’associazione come Avis, che avrà il compito di far dialogare il sistema trasfusionale italiano con quelli europei.

All’edizione in corso parteciperanno 25 dirigenti (14 maschi e 11 femmine) provenienti da tutta Italia e tutti sotto ai 45 anni. Alcuni di loro sono davvero giovani con ben dieci partecipanti che hanno meno di 26 anni.

 

IMG-20171013-WA0014

Per conoscere meglio intenti e obiettivi della scuola di formazione Avis, abbiamo raggiunto telefonicamente molti tra coloro i quali l’hanno voluta fortemente, puntando su un concetto di visione del futuro che passa inevitabilmente dai concetti di esperienza sul campo di chi dirige già nel presente, e di necessità di trasmettere il miglior know-how tra generazioni.

Il neo presidente di Avis Nazionale Alberto Argentoni, in quest’ottica, sottolinea il profondo senso di comunità che dovrà essere alla base del gruppo dirigenziale del futuro. “Sicuramente il lavoro che stiamo facendo con queste nuove leve – spiega – mi conforta molto, e aggiungo che molti di loro sono già inseriti in ruoli importanti nelle loro realtà associative territoriali: tutto questo significa che andiamo verso un rinnovamento importante. Questa opportunità che abbiamo creato in connubio con la fondazione Campus è fondamentale perché le sfide che abbiamo davanti sono molto grandi e complesse, e la competenza è una delle doti chiave che serviranno per affrontarle, nonché uno dei requisiti più importanti per la formazione di chi andrà a gestire l’associazione. L’altra cosa bella è che i giovani vengono da tutta Italia, e così si può osservare un’associazione che rappresenta davvero uno spaccato di tutto il territorio nazionale, fatto di giovani che rappresentano le loro terre, la loro cultura e le loro tradizioni, e le scambiano con gli altri. Il nostro tentativo è quello di creare una vera e propria comunità di persone, e non ho alcun dubbio che ci riusciremo”.

IMG-20171013-WA0010

Piuttosto esplicative anche le parole del professor Salvatore Veca, presidente di Fondazione Campus, che coglie l’importanza di una buona formazione sul piano dell’analisi critica dei contesti in cui un buon dirigente deve operare, giacché anche nell’ambito del no profit e del volontariato l’efficienza è da considerarsi un obiettivo sistematico.  “Sono molto contento – dice – e come presidente della Fondazione Campus posso dire che è una grande soddisfazione essere arrivati al terzo anno della scuola. Siamo partiti al collegio Ghislieri di Pavia nel 2015, poi siamo stati alla Biblioteca Politeia dell’Università Statale di Milano lo scorso anno, e oggi siamo qui, ancora a Milano. Lo scopo è consentire ai giovani che operano in Avis di avere un’esperienza di riflessione nel campo dell’associazionismo, e imparare, come dico spesso, “a fare bene il bene”, cioè ad adottare le logiche organizzative più efficienti per essere utili agli altri.  Alla nostra scuola di formazione non si insegnano dottrine, ma si inducono i partecipanti a individuare i problemi che possono esserci nell’ambito dei settori in cui si opera, per essere in grado di trovare le migliori soluzioni”.

Anche il professor Corrado Del Bò dell’Università di Milano è parte integrante del comitato scientifico della scuola. “Il senso profondo di queste giornate – spiega – credo consista nel fatto che Avis sta investendo pesantemente nel suo futuro, e sta cercando di dare continuità alla propria attività volando alto; non limitandosi alle attività del suo core business, che peraltro svolge egregiamente da parecchi decenni, ma creando nuove generazioni di dirigenti che verso il centenario di Avis abbiano una vera e propria “vision”, e riescano a governare i problemi dentro una realtà sempre più complessa. Sono coinvolto come Fondazione Campus e sono contento, perché qui si favorisce l’apprendimento. Abbiamo tre moduli – prosegue – il primo, in questi giorni, è dedicato al rapporto tra etica, dono e mercato, con la relazione del professor Nicola Pasini (sul significato profondo del concetto di politica n.d.r.), poi c’è la mia relazione intitolata Tra etica e mercato: ci sono cose che i soldi non possono comprare? Sono temi centrali della contemporaneità, non ci limitiamo al discorso sul sangue ma cerchiamo di dare uno sguardo più ampio, pensiamo ai problemi sanitari e più in generale ai problemi del mondo, e la finestra del sangue serve come apripista. Domani – continua Bò –Federico Zuolo dell’Università di Genova parlerà di etica nel no-profit, mentre Riccardo Puglisi dell’Università di Pavia si esprimerà sul problema dello stato che arretra e sul terzo settore. Il secondo modulo a novembre sarà sull’organizzazione del no profit. Analizzeremo le questioni organizzative e le dinamiche del conflitto, e porteremo uno sguardo aziendalista che possa ai ei futuri dirigenti a interiorizzare il concetto espresso dal professor Veca: fare bene il bene. La psicologa Chiara Ghislieri dell’Università di Torino analizzerà invece i problemi di un’organizzazione in cui sia bello lavorare. Infine il terzo modulo a dicembre sarà incentrato su politica e comunicazione: per spiegare il fenomeno delle lobby avremo Maria Cristina Antonucci del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, mentre il formatore Giuseppe Codeluppi si cimenterà sulle dinamiche di costruzione del gruppo. Nell’insieme – conclude Bò – il nostro scopo è creare non una somma di dirigenti, ma un gruppo di dirigenti”.

Ecco qui in basso, in dettaglio, il programma dei tre moduli che completano l’offerta formativa della scuola, in un’edizione davvero molto ricca.

modAv1
Modulo 13-14 ottobre
modAv2
Modulo 17-18 novembre
ModAv3
Modulo 15-16 dicembre

 

A Montecatini Terme un meeting importante per i giovani della Fratres: generazioni a confronto per il raggiungimento di obiettivi comuni

QUARTO MEETING NAZIONALE GIOVANI FRATRES GenerAzioni in BuOna collABorazione FRATRES eventi dei gruppi

Un week-end importante quello del 14 e 15 ottobre 2017 per i giovani associati della Fratres, impegnati in un meeting dal titolo “#GenerAzioni in BuOna collABorazione”.

A Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, sono attesi centinaia di giovani provenienti da tutti Italia, pronti a discutere su un tema centrale per la gestione futura e il ricambio generazionale all’interno del mondo associativo Fratres: come fare in modo che le diverse generazioni collaborino tra loro? E come far sì che ciascuna possa interagire con l’altra portando degli insegnamenti? Se ne parlerà nelle due sessioni programmatiche di sabato e di domenica.

Ecco il comunicato stampa della Fratres a presentazione dell’evento:

L’idea di base di questo 4° Meeting è che la collaborazione tra generazioni rappresenta un’importante opportunità di crescita sia personale che associativa – dichiara con entusiasmo Valeria Turelli, Coordinatrice della Consulta Nazionale Giovani Fratres – Nuove e vecchie generazioni hanno molto da trasmettersi a vicenda ed è pertanto fondamentale saper dialogare, condividere e lavorare insieme allo scopo di raggiungere, in maniera ottimale, sempre più obiettivi comuni. Bisogna quindi imparare a valorizzare le peculiarità di ciascuna generazione, creando tra di esse dei ponti comunicativi e di collaborazione capaci di favorire un proficuo scambio di esperienze e competenze. Inoltre quest’anno ricorre il 10° anniversario della nascita della Consulta Nazionale Giovani Fratres e così abbiamo deciso di cogliere l’occasione per celebrare in modo speciale questo importantissimo traguardo.”

“10 anni, un Anniversario va sempre festeggiato e la partecipazione a questo Meeting di oltre 100 Giovani da tutta Italia è già una grande festa – proclama con ottimismo il Consigliere Nazionale Fratres incaricato ai rapporti con la Consulta Nazionale Giovani Fratres, Filippo Seminara – Ho ancora ben vivo il ricordo di quello svolto, nel 2013, in Sicilia. I sorrisi, l’allegria e la voglia di fare dei Giovani partecipanti hanno contagiato me e tanti altri volontari che si “nutrono” di questa vitalità per trovare lo stimolo a non arrendersi, ad andare avanti pur fra le mille e più difficoltà che puntualmente si presentano nella nostra vita di Volontari Donatori di Sangue Fratres. Auguro ai partecipanti di questa edizione di mettere a frutto la grande opportunità che la Consociazione Nazionale Fratres offre loro. Siano così liberi promotori di una vera civiltà del Dono «Un uomo libero agisce sempre in buona fede e non ricorre all’astuzia» (cit. Spinoza).”

“Questo aforisma «La Generazione più giovane è la freccia, la più vecchia è l’arco !!!» del premio Nobel John Steinbeck, celebre scrittore statunitense nonché giornalista e cronista di guerra tra i più noti del XX secolo, ha ispirato e caratterizzerà questo 4° Meeting – evidenzia con particolare enfasi il Presidente Nazionale Fratres, Sergio Ballestracci – Il percorso formativo per i nostri Giovani intrapreso nelle tre precedenti edizioni – incentrate la prima sulla comunicazione, la seconda sull’associazionismo e la terza sulla storia, sulla promozione e sugli aspetti medici, etici e morali della donazione del sangue – si arricchisce della collaborazione tra generazioni. Collaborazione che non si può pensare essere limitata, e così svilita, ad un mero, per quanto necessario, passaggio del testimone – che comunque per essere proficuamente tale deve dimostrarsi memore e consapevole, in chi subentra, delle esperienze di chi lo ha preceduto – bensì si sofferma sulla necessità di un interscambio attivo e reciprocamente coinvolgente, di idee e conoscenze di un vissuto capace di dare quella forza dal respiro lungimirante – alle giovani frecce che, lanciate dagli archi delle precedenti generazioni, possano così centrare gli obiettivi associativi che solo una buona unione nel presente può far raggiungere ed addirittura superare. I nostri Giovani costituiscono una parte fondamentale del nostro presente e la promessa per il futuro della Fratres, sono “essenziali” sia per non rendere incompiuto il percorso, dirigenziale e donazionale, della nostra Associazione, essendo loro il nuovo carburante del motore primo di una storia che segue le vite degli uomini ma non si limita al tempo di ciascuna di queste, sia per attualizzare periodicamente le attività associative, rendendole sempre al passo con i tempi”.