Disastro Ferroviario a Pioltello, nei pressi di Milano: il CNS segnala che per ora non c’è alcuna necessità speciale di sangue

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Un nuovo disastro ferroviario ha colpito il paese dopo quello del 12 luglio 2016 in Puglia, quando due treni si scontrarono causando 23 morti e più di 50 feriti.

Ieri pomeriggio a Pioltello, tra Milano e Segrate, un treno regionale con a bordo circa 350 pendolari è deragliato mentre viaggiava a 140 chilometri all’ora, a causa di un cedimento strutturale delle rotaie. Gli ultimi bilanci parlano di 3 morti e più di 100 feriti di cui la maggior parte lievi ma ben 5 da codice rosso, come leggiamo sul sito di Rai News.

Naturalmente è possibile che nei prossimi giorni possano servire in zona delle scorte di sangue aggiuntive, anche alla luce delle carenze delle scorse settimane. Sappiamo che in caso di necessità, per far fronte a casi come questi è stata predisposta una bacheca delle maxi-emergenze, le cui scorte non è detto che siano necessarie. È il Centro nazionale sangue a coordinare le operazioni, affinché sia evitata la situazione pugliese del 2016, quando la solidarietà dei cittadini dopo i fatti tragici fu talmente energica che si creò addirittura il problema del sangue in eccesso. Come leggiamo sul sito di Avis Nazionale però al momento al Cns non risulta nessuna necessità speciale di sangue.

Intanto già da ieri sul web qualche richiesta per il dono del sangue ha iniziato a circolare.

Su Green.me si legge un appello proveniente dagli “Amici dell’Ospedale Policlinico e della Mangiagalli Donatori di Sangue”, che segnalano il bisogno “prevalentemente dei gruppi 0+ e 0-, anche se tutti i gruppi sono indispensabili”. Lo stesso appello è girato su molti altri siti tra cui Redattore Sociale.

La speranza è che presto la situazione possa normalizzarsi.

Le donazioni e le raccolte speciali del week – end intanto vanno avanti in ogni caso, e in tutto il paese, in linea con alcune situazioni di carenza persistente.

A Messina, in Sicilia, nuova campagna del comune per far fronte al bisogno aggiuntivo di sacche annuale, calcolato in circa ottomila unità.

A Ravenna, in Emilia Romagna, nonostante le donazioni siano in calo secondo i dati Avis raccolti da “Ravenna e Dintorni2, la provincia resta autosufficiente.

A Roma si punta su un evento spettacolo organizzato da Avis con concerti dal vivo, al fine di raccogliere fondi e istituire “La casa del donatore” e “Il Faro On-line” offre una lista molto dettagliata degli ospiti che si esibiranno.

In Puglia invece l’Avis Lucera (Foggia) festeggia i 30 anni di attività, un percorso che si può leggere attraverso “Lucera by night”, una buona occasione per riportare, in figura 1, il calendario delle donazioni pugliesi nelle prossime settimane. A Manduria, per esempio, come si può leggere su “Manduria Oggi”, si dona durante la mattinata domenica 28 gennaio.

Raccolta Sangue Gennaio 2018
Fig.1

I giovani sono invece protagonisti in Sardegna, con la prima donazione per un gruppo di ragazzi a Calangianus, per merito dell’autoemoteca Avis.

In Toscana, la situazione non è straordinaria, come si può vedere sul sito del Meteo del sangue, in costante aggiornamento. Nella situazione di ieri in figura 2 (ultimo dato pubblicato nel tardo pomeriggio), varie difficoltà esistono per tutti i gruppi escluso l’AB +.

https web2 e toscana it crs meteo
Fig.2

 

Da non dimenticare infine l’utilizzo di Facebook per scoprire in pochi minuti tutte le donazioni speciali attive in Italia in questo week-end. Il social network per eccellenza è sempre sottovalutato per la sua capacità informativa. È invece possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 26 gennaio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come in figura 3.

donazione sangue Ricerca di Facebook
Fig.3

Le carenze ancora d’attualità in molte regioni italiane, soprattutto al Sud. Segnalazioni da Puglia, Sicilia, Calabria, Campania. Ma anche da Veneto e Piemonte.

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In molte regioni d’Italia manca ancora sangue

La situazione generale è in via di miglioramento rispetto alla settimana dell’8-14 gennaio, quando sulla bacheca Sistra, sulla quale figurano tutte le richieste che arrivano dalle Regioni, si erano contate carenze sempre crescenti, fino alla cifra considerevole di ben 1315 sacche (il picco del giorno 13) da Puglia, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Piemonte.

Già nei giorni successivi, come abbiamo segnalato nell’articolo di sabato 19 gennaio, la situazione era andata in via di miglioramento, con le 922 sacche richieste lunedì 15 gennaio calate progressivamente fino alle 275 di venerdì 19.

L’opportunità di offrire il vaccino antinfluenzale gratuitamente è stata ribadita dal direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, all’importante convegno sul sistema del plasma andato in scena a Verona sabato 20 gennaio, evento su cui abbiamo pubblicato un lungo report lunedì 22 gennaio.

Queste le parole di Liumbruno sull’argomento, a conferma di quanto aveva già dichiarato poche ora prima il presidente Fidas e coordinatore Civis Aldo Ozino Caligaris: “Un’informazione importante: stiamo lavorando per concretizzare l’idea di offrire a tutti i donatori il vaccino antinfluenzale, sia per evitare il calo nella raccolta sia per aumentare l’impatto culturale del vaccino sulla popolazione”.  

Ma da quali regioni arrivano le richieste e gli appelli delle ultime ore?

A Foggia, in Puglia, Avis chiama i propri donatori all’azione proponendo un contest: “A tutto selfie”, un’idea giocosa che consentirà a ogni donatore di scattare una foto ricordo che sarà poi pubblicata sulla pagina Facebook dell’associazione, allo scopo di ottenere i fatidici “Like” e vincere un gadget premio.

A Reggio Calabria, Stretto Web segnala che andrà avanti ancora per i prossimi mesi la campagna straordinaria di raccolta sangue all’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, voluta fortemente dalle associazioni  territoriali Adspem, Fidas e Avis, allo scopo di aiutare a trovare una data per il dono per tutti coloro i quali faticano a donare durante i giorni lavorativi.

Un quadro molto delicato arriva dalla provincia di Salerno ed è segnalato da Amalfi Web, con toni particolarmente drammatici e qualche refuso di troppo che speriamo non scoraggino i donatori di zona a fare il proprio dovere.

E se a Campobello Licata, in provincia di Agrigento, si è ripreso con le giornate Avis di raccolta speciale (la prossima il 4 febbraio, anche dal Nord, e in particolare dal Veneto area del Veneziano, arriva un saldo di donazioni negativo che ha spinto le Avis locali (Avis Mestre-Marghera, Venezia e Zelarino, più Avis provinciale Venezia) a organizzare un incontro speciale che avrà luogo oggi 24 gennaio, al fine di decidere le prossime strategie operative per aumentare la raccolta.

Anche a Borgomanero in Piemonte, come segnala Novara Today, esiste una situazione delicata, che ha generato un appello dell’Avis locale per chiamare a raccolta i donatori.

Infine due segnalazioni legate al bel momento in cui donazione di sangue e giovani si incontrano: a Modena donazione speciale per alcuni studenti dell’istituto Tecnico Barozzi si sono cimentati nella prima donazione assoluta per Avis, un momento per loro piuttosto emozionante.

Ad Altopascio invece, in provincia di Lucca, Avis e Fratres insieme hanno inaugurato il progetto “Una goccia di solidarietà”, campagna di sensibilizzazione che prevede la diffusione della cultura del sangue nelle scuole primarie e secondarie.

Il “Piano nazionale plasma 2016-2020” tra gare, ricorsi e squilibri: a Verona gli stati generali del Sistema sangue con il plasma al centro

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Un’intera mattinata di lavori dedicata al plasma. Come raccoglierlo al meglio, come regolare l’importantissima fase dell’invio alle industrie del frazionamento, e come affermare, prima in Europa e poi nel mondo, i principi etici basilari per regolamentare l’utilizzo di una materia biologica ormai divenuta tanto importante per la comunità, quanto preziosa, in termini economici, per chi la controlla.

A Verona, nella sala della Gran Guardia, sono dunque arrivati molti tra i più importanti dirigenti del sistema sangue, a partire dal direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno, fino al presidente di Avis Alberto Argentoni, intervenuti allo scopo di chiarire ai molti partecipanti lo stato dei lavori in corso a proposito degli obiettivi strategici del Piano Nazionale Plasma 2016-2020.

Il Veneto (chi legge Buonsangue lo sa molto bene), è una regione chiave per l’attualità recente del sistema sangue. Proprio in Veneto, come hanno ricordato in molti, è nato il sistema del conto lavoro attualmente in voga, che consiste nella raccolta della materia biologica da parte delle regioni con il conseguente invio alle industrie farmaceutiche, demandate a lavorare il plasma e trasformarlo in farmaci plasmaderivati che resteranno proprietà delle regioni stesse. Proprio il Veneto, inoltre, come capofila del consorzio interregionale Naip, ha inaugurato lo sbarco del libero mercato nel settore della lavorazione del plasma, stilando e attuando nel 2016 la prima gara aperta a più soggetti industriali in concorrenza, vinta da Csl Behring.
Un’assegnazione che ha fatto molto discutere, soprattutto per la scelta a monte di valorizzare, nei criteri del bando, il fattore economico per il 90% e il fattore qualitativo per il 10%.

I focus della discussione

Giorgio Brunello, presidente Regionale Avis Veneto, ha aperto i lavori raccontando le origini del conto lavoro, e restituendo alcuni passaggi storici ben conosciuti da molti dei protagonisti in sala, per poi passare all’analisi, a grandi linee, a tracciare alcuni obiettivi sistematici per il futuro. “Il conto lavoro è nato nel 1986 in Veneto – ha ricordato Brunello ­– grazie alla tenacia dei donatori e di alcuni medici come il dottor Bernardino Spaliviero. È nato qui ed è diventato patrimonio di tutti. Noi lo diamo per scontato ma non è così. L’assemblea del 1987 di Avis si tenne qui, ed è importante lavorare insieme con le altre “gambe” del sistema, noi donatori più medici e istituzioni. Gli accordi interregionali servono ad arrivare al giusto equilibrio di costi e risultati per l’intro sistema, e consentono la collaborazione con le altre regioni. Ci sono però due concetti che devono restare centrali: la questione che concerne etica e responsabilità, e il dialogo tra consorzi interregionali. Questo è uno temi forti su cui bisogna vigilare e insistere, nel nome dell’autosufficienza nazionale e delle questioni legate alla sicurezza, come il pittogramma etico. Infine non si può dimenticare il tema del calo di donazioni, che riguarda tutti: il cambio demografico e le maggiore attenzioni sulla raccolta influiscono, ma non si può tornare indietro. Forse si potrebbe ragionare sul cambio dell’età massima per i donatori: è anacronistico il limite dei 65 anni in un mondo che ormai ha allungato di molto la sua aspettativa di vita”.

Lo stato attuale delle gare

C’era molta attesa in sala per conoscere lo stato dei lavori nei consorzi interregionali che ancora non hanno concluso il loro processo di assegnazione dei bandi sulla plasma lavorazione. Va ricordato infatti che il quadro generale è ancora molto confuso e caotico, a causa di alcuni ritardi in fase di scrittura e ideazione (è il caso del consorzio guidato dalla Lombardia) e delle molte incertezze giudiziarie dovute ai molti ricorsi perpetuati dalle aziende escluse dai contratti, nei casi in cui l’assegnazione è già avvenuta.

Una situazione che, per fare chiarezza, merita di essere ricapitolata.

Dei quattro consorzi tra regioni, a oggi:

–  il Consorzio NAIP (Capofila Veneto) ha affidato la plasma-lavorazione (90% prezzo e 10% qualità) all’azienda australiana Csl Behring, ma la situazione è ancora aperta in virtù di un ricorso dell’italiana Kedrion che resta in attesa del verdetto del Consiglio di Stato.

– il Consorzio Ripp (Capofila Emilia Romagna) ha da poco concluso l’assegnazione (30% prezzo e 70% qualità) a una società di imprese, particolare che ha provocato anche qui dei ricorsi da parte delle aziende escluse.

– Il Consorzio Pla.net (Capofila Toscana) sta per concludere la scrittura del bando, che sarà consegnato entro il 30 gennaio 2018.

– il Consorzio Accordo (Capofila Lombardia) è ancora indietro e sullo stato dei lavori non si hanno notizie precise.

Entrando nel merito di ciascun accordo, e concentrandoci sui “report” che ciascun direttore dei centri di coordinamento regionale ha argomentato, sulla difensiva è apparso l’intervento di Antonio Breda, direttore del centro regionale sangue Veneto. “Non parlo in pubblico da tempo – ha detto Breda – perché ormai ci sono troppi esperti di gare e conto lavoro. Io sono stato l’unico a dire che le gare avrebbero portato dei vantaggi a tutti in questo paese, e le gare fatte fino a ora lo dimostrano. Per quel che riguarda il nostro accordo vorrei solo dire che con la Behring abbiamo lavorato molto bene, abbiamo dovuto cambiare i sistemi della qualità nelle regioni che fanno parte del consorzio. Dal mio punto di vista è stato un successo assoluto. Sul piano produttivo abbiamo voluto che i nostri prodotti avessero una centralità europea, e debbo ribadire che il vero driver della plasma-lavorazione sono le immunoglobuline endovena che abbiamo prodotto in grande quantità, in modo da avere autosufficienza per tutte le regioni per almeno il prossimo triennio. Per quanto riguarda gli altri prodotti faremo ricorso alla compensazione nazionale. Siamo soddisfatti del risultato raggiunto, abbiamo fatto un salto di qualità forte e non distribuiamo i nuovi prodotti solo perché abbiamo ancora in magazzino i prodotti del precedente fornitore. Certo, dobbiamo migliorare su tante cose ma il lavoro fatto negli ultimi 12 mesi ci rende certi che supereremo nei fatti quelle che da qualcuno sono considerate delle carenze della nostra aggiudicazione”.

Preoccupata dalla tendenza ai ricorsi si è mostrata invece Vanda Randi, direttrice del Crs Emilia Romagna: “Noi in Emilia siamo in quella fase di stallo legata ai ricorsi presentati prima dell’apertura delle buste e dopo l’apertura delle buste – ha specificato la Randi – Questa tendenza ai ricorsi spinge le altre regioni a lavorare nel modo più cauto. Oggi c’è un ultimo problema legato al fatto che le aziende aggiudicatarie del nostro accordo hanno costituito una società d’imprese. In fase di scrittura siamo andati verso la scelta di avere più prodotti a disposizione oltre alle immunoglobuline (a differenza del Veneto n.d.r.), ma dico che mi piacerebbe molto poter partire. Sul discorso della qualità e della standardizzazione delle procedure gli accordi ci aiuteranno le direttive europee, ma noi intanto abbiamo scelto la strada del pittogramma etico, un dato che difendiamo. La donazione è sempre etica, ma la cosa più importante è che le questioni legali aperte si risolvano perché il sistema rischia di restare fermo per troppo tempo”.

Ma quanto ha pesato la necessità di evitare lo stallo giudiziario In fase di scrittura del bando in Toscana? Come sempre diretta e carismatica Simona Carli, direttrice del Crs Toscana. Anche lei ha posto l’accento sul problema dei ricorsi. “Parlo delle peculiarità del nostro percorso – ha esordito la dottoressa – due gare sono state fatte e la nostra scade il 30 di gennaio. Stiamo pagando le vacanze agli avvocati, volevamo scardinare il monopolio ma più durano i ricorsi più dura il monopolio. Durante il percorso intrapreso sulla gara abbiamo cercato di sentire tutte le componenti, con un collegio tecnico, e abbiamo tenuto conto dei valori in cui crediamo: pittogramma etico e ampio portafoglio prodotti. Quello che mi interessa di più tuttavia è il percorso a latere della gara, quando è stata fatta la scelta delle regioni da inserire in ciascun consorzio, accostando e facendo convivere regioni più forti e più deboli. Chiudo con una riflessione profonda sul sistema: è vero che la plasmaferesi è troppo costosa e che bisogna capire come spingere i donatori a farla, e per questo è fondamentale arrivare alla fine delle gare e poi occuparci di parlare tra di noi. Altrimenti sarebbe stato meglio fare una sola gara nazionale. Il passaggio da fare al più presto è decidere come giocare in gruppo”.

E il bando del consorzio guidato dalla Lombarda? Perché questo ritardo? L’assenza dei rappresentati della regione capofila è stato un segnale chiaro che nell’ultimo consorzio interregionale rimasto la fase di scrittura del bando è ancora molto indietro, forse troppo. Il compito di fotografare il quadro della situazione è passato allora ai rappresentanti dei donatori, che hanno potuto così affrontare l’universo plasma secondo il proprio sguardo e le proprie criticità.

Il punto di vista delle associazioni: meno numeri e più attenzione alle esigenze dei donatori

Alessandro Casale, presidente di Avis Liguria, ha detto la sua su pro e contro dell’accordo stretto dal proprio consorzio regionale (il Naip con capofila il Veneto): “Dobbiamo fare in modo che il conto lavoro sia utilizzato al meglio – ha detto – e lavorare sugli scambi internazionali. Sul Naia, i punti positivi sono la registrazione europea e il lato della produzione dei plasmaderivati, mentre di negativo c’è che si è trascurato il pittogramma etico, ed è mancato il confronto preliminare con le associazioni”.

Quali siano tuttavia i temi davvero a cuore tra i donatori che lavorano tutti i giorni sul campo, è ben noto: il sistema centrale risponde sempre alle esigenze concrete o a volte dà troppo peso ai freddi numeri?

Per Renzo Angeli, vicepresidente di Avis Emilia Romagna non vanno trascurati problemi come calo dei donatori e facilità di accesso alla donazione. “In questo paese – ha spiegato Angeli ­­– l’autosufficienza sangue è garantita dai donatori e dalle associazioni. La donazione è sempre etica e salvavita. La nostra associazione ha come fine ultimo il paziente. Il principio etico deve resistere al primo posto in ogni passaggio della filiera, e in particolar modo nella lavorazione del plasma industriale. Il sistema è unico anche con più consorzi, e da noi, a differenza che nell’accordo Veneto, si è scelto di privilegiare rese e qualità rispetto alla questione economica. Le nostre scelte porteranno un risparmio annuo di circa 8 milioni di Euro che potranno essere reinvestiti altrove. Chiudo con una considerazione: i decreti del 2015 a noi hanno portato alcuni danni, abbiamo avuto danni con l’aumento della quantità per procedura. Molti donatori sono stati male. È vero che sui numeri i dati sono in linea, ma noi lavoriamo con delle persone e non con dei numeri. Il problema del dono in orario di lavoro poi è grosso e andrebbe risolto. Noi partiremo con una campagna sul dono del plasma, ma bisogna davvero riflettere su ciò che porta al calo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda i rappresentanti di Avis Toscana e Avis Lombardia, specie sulla necessità di essere coinvolti nei processi decisionali in sede di scrittura dei bandi e non solo. Gli esiti tuttavia, si sono rivelati opposti: in Toscana le associazioni hanno avuto il loro peso: “bisognava definire gli obiettivi e portare dentro il pittogramma etico e le nostre richieste sono state accettate”; mentre per Avis Lombardia non è andata così bene: “non abbiamo visto il bando e non siamo stati coinvolti, ma in linea con i principi etici, vorremmo che ci fossero in portafoglio il maggior numero di prodotti plasmaderivati”.

Le strategie a lungo termine e il fattore etico: le parole di Liumbruno (direttore del Cns) e Argentoni (presidente Avis)

In mezzo a tali incongruenze, restano da definire per tutte la parti in causa le linee guida necessarie a portare il sistema a essere sempre più efficiente, e restano gli obiettivi del Piano nazionale plasma che non si possono assolutamente mancare. Quali? Uno su tutti: restare in linea con il macro-obiettivo generale, sovraregionale e sovraziendale, ovvero l’autosufficienza ematica.

Il bilancio del 2017 l’ha stilato come sempre Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, indicando le linee guida inderogabili sul piano manageriale. Ovvero:

– 1) la concretezza nelle richieste alle regioni

– 2) il dovere di ridurre gli sprechi

Liumbruno ha poi spiegato anche il motivo dei ritardi sui dati, che più volte abbiamo segnalato. “Il PNP è quinquennale – ha detto – e sui dati di raccolta ci sono dei ritardi perché quelli che arrivano dal Ministero non sempre sono affidabili e vanno verificati. Asset importante è l’incremento di raccolta di plasma, che in larga parte è stato attribuito dal PNP a quelle regioni che erano di molto sotto la media nazionale. Si è chiesto di aumentare in 5 anni del 40%, perché era un obiettivo conseguibile. In effetti, già in due anni questi aumenti ci sono stati e l’obiettivo del 2020 sarà di 860 mila chili. L’obiettivo del 2017 (816 mila chili) è stato conseguito. C’è da lavorare invece sulla riduzione delle unità eliminate per scadenza, non è una cosa ammissibile, questo indice va portato sotto il 2%. In termini di sguardo sul mondo, l’Italia sulla raccolta plasma è in una posizione discreta, e in Europa è tra le nazioni guida nei paesi in cui la donazione è volontaria e non remunerata. Aspettiamo di vedere cosa farà la Francia perché potremmo essere i primi”.

Il sistema plasma va concepito su scala internazionale dunque, e così i principi etici che regolano un mercato in espansione che nel 2020 varrà circa 20 miliardi di dollari. Ma come si può riuscire a parlare una lingua etica comune in tutti i continenti? Come gestire collettivamente una risorsa che può da un momento all’altro divenire oggetto di lucro e di speculazioni (quando addirittura non lo è già)?

Di questi temi si è occupato, in chiusura, Alberto Argentoni, presidente di Avis Nazionale, offrendo uno sguardo il più possibile trasversale sulle molte questioni delicate che minano la collaborazione internazionale sul piano della gestione della risorsa plasma, e sulle criticità che regolano i conflitti di interesse tra industria e politiche nazionali. “Il plasma è una risorsa etica, come sappiamo dalla convenzione di Oviedo, e non è commerciabile a fine di lucro – ha ribadito Argentoni – ma questo non è un principio condiviso da tutti gli Stati. Esistono diverse interpretazioni del concetto di rimborso, e in questo senso bisogna lavorare molto. La morale comune può essere diversa, in base alla spinta e all’incidenza del mercato nei vari paesi, e servono accordi tra stati per condividere i principi etici, un problema che affrontiamo spesso nei processi di collaborazione internazionale. Sul rimborso i protocolli aggiuntivi a Oviedo prevedono i risarcimenti per evitare svantaggi finanziari per chi dona, ma da noi, per esempio, solo pochi donatori utilizzano il giorno lavorativo. Bisogna poi stare attenti ai pagamenti dissimulati. L’industria promulga il concetto di compensazione, ma su questo vanno fatte delle precisazioni. I rimborsi non devono essere riconducibili a uno stato di necessità, né la compensazione può essere forfettaria o incongrua. Infine le ricompense: non devono avere un valore monetario o cedibile. Ricordiamo che i plasmaderivati sono sempre più richiesti e le industrie rivendicano sempre di più la necessità della donazione con compensazione economica. Cosa dicono? Che la qualità dei prodotti non cambia: ma in realtà la sicurezza è messa a rischio per ragioni di concorrenza rispetto all’approvvigionamento, per l’efficacia della confidenzialità sui dati, per lo sviluppo ambiguo del materiale informativo e in ultimo per i rischi sulla salute dovuti alla frequenza delle donazioni, che se retribuite e reiterate possono portare a dei problemi. Il nostro obiettivo è ribadire in ogni sede tutti questi aspetti che rendono la donazione gratuita e volontaria una tutela assoluta per qualità e sicurezza del sistema sangue”.

In attesa della chiusura di tutti i bandi, e in vista di una nuova stagione complessa sul piano della raccolta, il ruolo delle associazioni, a tutti i livelli, non potrà che essere quello di salvaguardare con fermezza questi principi.

 

Come evitare carenze durante le epidemie influenzali. La proposta del Cns: offrire il vaccino ai donatori

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Il tema del plasma, inteso come raccolta e invio al frazionamento industriale per ottenere poi i farmaci plasmaderivati in grado di curare patologie gravi come l’emofilia, è sicuramente tra i più importanti in assoluto e per Buonsangue è un argomento costantemente in evidenza.

Ecco perché nelle ultime settimane abbiamo chiesto più volte al Centro nazionale sangue di essere puntuale ed efficiente sulla pubblicazioni dei dati di raccolta regione per regione e sui dati di invio alle industrie farmaceutiche, ed ecco perché cerchiamo di informare il più dettagliatamente possibile i nostri lettori su tutte le vicende legate alle gare pubbliche dei vari raggruppamenti regionali.

Oggi 20 gennaio, a Verona, va in scena il convegno dal titolo “IL MODELLO ITALIANO DELLA DONAZIONE DI SANGUE, AUTOSUFFICIENZA ED ETICA SEMINARIO SUL CONTO LAVORAZIONE DEL PLASMA IN ITALIA ALLA LUCE DEI NUOVI ACCORDI INTERREGIONALI PLASMA”, un confronto di assoluta importanza per fare il punto sul modello italiano, un modello seguito e apprezzato in tutto il mondo, e capire a che punto siamo a livello di sistema in termini di raggiungimento dell’autosufficienza nazionale attraverso il rispetto dei principi etici.

Noi di Buonsangue ci siamo, e come sempre vi proporremo nei prossimi giorni un report completo del convegno.

Questo, intanto, il programma della giornata di lavori:

seminario

Intanto il Centro nazionale sangue comunica i numeri relativi alle carenze della scorsa settimana, quella più complicata. Sono mancate circa 1300 sacche, creando problemi a molti ospedali costretti a rimandare gli interventi non urgenti.

Sulla bacheca Sistra – ha scritto il Cns nel suo comunicato di ieri 19 gennaio – su cui le Regioni formulano le richieste, sono state segnalate carenze tutti i giorni, con il picco il 13 quando sono state richieste 1315 sacche da Puglia, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Piemonte. Già il 12 le richieste erano sopra le mille unità, e il 14 sono leggermente scese a 1197.

“Le carenze all’inizio dell’anno, che seguono le eccedenze di raccolta subito prima di Natale, non sono una novità – afferma Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Cns -. Se da una parte serve una migliore e puntuale programmazione della chiamata dei donatori per effettuare le donazioni da parte delle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, il problema dell’epidemia influenzale, che proprio a gennaio-febbraio raggiunge il suo picco, non può essere trascurato. Per questo offrire la vaccinazione anche ai donatori, come già avviene ad esempio in Emilia Romagna, potrebbe contribuire a mitigare il problema”.

Ma come evolve la situazione?

Questa settimana, sempre secondo la bacheca, si è partiti con 922 sacche richieste lunedì che sono andate diminuendo fino alle 275 di ieri. “Al momento il lieve calo del numero dei casi che si è avuto la scorsa settimana ci fa sperare che il picco sia stato raggiunto, ma è presto per trarre conclusioni – sottolinea Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità -. L’entità dell’epidemia è ogni anno imprevedibile, e il vaccino è l’unico strumento di cui disponiamo per la prevenzione”.

Ed ecco, allora, la notizia: offrire il vaccino ai donatori seguendo le politiche già in atto in Emilia Romagna (come in foto d’apertura) potrebbe essere una misura utile a non ritrovarsi di nuovo nell’identica situazione il prossimo anno. Un’idea che ha registrato immediatamente il consenso di Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas e coordinatore Civis:

 “Offrire l’opportunità della vaccinazione al milione e 800mila donatori periodici e associati del sangue – afferma Aldo Ozino Caligaris, Coordinatore pro tempore CIVIS – significa, come già accaduto nel 2009 in occasione della pandemia influenzale da virus A/H1N1, poter meglio garantire la continuità della disponibilità delle donazioni, sulla base di una necessaria e puntuale programmazione, considerando che i donatori di sangue sono a tutti gli effetti operatori del SSN.

Ecco un proposito che ci auguriamo diventi presto realtà.

 

 

Legge di bilancio, fondi aggiuntivi per il CNS. Serviranno alla pubblicazione puntale dei dati?

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Nonostante la persistenza delle carenze di sangue nelle ultime ore (ecco per esempio Il Tirreno che informa sulla situazione in Toscana), carenze su cui continueremo a informare con puntualità, è importante segnalare anche una buona notizia per il sistema sangue, inerente al lavoro del Centro nazionale sangue.

Nella Legge 27 dicembre 2017, n. 205, che si occupa di “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020″, è annunciata l’istituzione della Rete nazionale della talassemia e delle emoglobinopatie (commi 437 e 438), e inoltre si fa riferimento ai compiti del Centro nazionale sangue (comma 439), ovvero, come sappiamo, “rafforzare, in tutto il territorio nazionale, la garanzia di uniformi e rigorosi livelli di qualità e sicurezza dei processi produttivi attinenti alle attività trasfusionali”.

Per raggiungere tali obiettivi, e affinché il CNS possa svolgere al meglio, “in accordo con le regioni, attività di supporto alla verifica e al controllo ai fini della certificazione di conformità delle attività e dei prodotti dei servizi trasfusionali alle disposizioni normative nazionali ed europee, quale garanzia propedeutica al rilascio dell’autorizzazione e dell’accreditamento da parte delle regioni e delle pro vince autonome” è previsto un ulteriore stanziamento di fondi, nell’ordine di 1,5 milioni di euro annui a partire dal primo gennaio 2018.

Legge 27 12 2017 n 205 Legge di bilancio 2018 Estratto pdf

 

La speranza, se è consentita una battuta, è che una minuscola parte di questi fondi possa essere destinata alla pubblicazione puntuale, su PlasmaItalia o sul sito del CNS, dei dati aggiornati sulla raccolta del plasma da inviare al frazionamento industriale.

Di certo, non si tratterebbe di uno spreco.

Le carenze continuano, appello del Centro nazionale sangue alle associazioni

Si lavora alla raccolta alacremente, e nel quotidiano. Si lavora in tutte le regioni e nelle sedi locali.

Si lavora tanto, come abbiamo testimoniato qualche giorno fa segnalando le moltissime raccolte speciali dello scorso week-end in Puglia e in tantissime altre regioni italiane. In Figura 1, ecco, ancora, l’elenco dei luoghi in cui sarà possibile donare in Puglia a gennaio.

Raccolta Sangue Gennaio 2018
Fig.1

Tuttavia la situazione resta ancora difficile. E a testimoniarlo c’è l’ultimo appello del Centro nazionale sangue a tutte le associazioni sul territorio, pubblicato sul sito nelle scorse ore, un appello che fa esplicito riferimento a una situazione generalizzata, con carenze di emazie  in Lazio (come accade sovente) in Puglia, Calabria e Toscana, come possiamo vedere grazie al meteo del sangue aggiornato alle 17.39 di ieri lunedì 15 gennaio:

https web2 e toscana it crs meteo

Ecco infine il testo completo dell’appello CNS:

Manca sangue appello alle associazioni Centro Nazionale Sangue

Risposta immediata alle carenze: subito appelli e raccolte speciali in Puglia e in molte regioni italiane. Vi diciamo dove donare.

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Pochissime ore fa, il 10 gennaio, abbiamo raccontato delle carenze di sangue in alcune regioni italiane densamente popolate come Puglia, Liguria e Calabria, e della situazione al San Raffaele a Milano. Le risposte di associazioni e istituzioni non si sono fatte attendere.

In Puglia, per esempio, è stato stilato un calendario di raccolte speciali in tutta la regione per il week-end del 13-14 gennaio, pubblicato su molti network locali pugliesi. Noi ve lo proponiamo in figura 1 per una facilissima consultazione, in modo che chiunque possa raggiungere il centro trasfusionale più vicino.

Raccolta Sangue Gennaio 2018
Fig.1

C’è l’imbarazzo della scelta, e a dare l’esempio a tutti i concittadini, campagna elettorale o no, ci ha pensato il presidente regionale Michele Emiliano, come ha testimoniato con tanto di foto FoggiaToday, sottolineando anche la risposta immediata e numericamente poderosa dei pugliesi alle notizie della penuria.

Anche in Liguria, vista l’emergenza dovuta ai picchi influenzali, arriva un appello dalla politica: è del consigliere regionale del PD Pippo Rossetti, che incita i propri concittadini al dono, dopo che già lo avevano fatto nei giorni scorsi Avis e Fidas locali.

Buone notizie invece dalla Valdichiana: da La Nazione di Arezzo sappiamo infatti che il bilancio territoriale sulla raccolta del 2017 è molto buono con un aumento di circa 300 unità rispetto al 2016. Ne beneficia la raccolta sangue in Toscana, che secondo il Meteo del sangue è comunque in riserva per alcuni gruppi. Come vediamo in figura 2 infatti, mancano soprattutto i gruppi B-, 0+ e 0- e A- mentre è buona la situazione per l’AB.

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Fig.2

Notizie sparse: in Campania ci saranno donazioni e raccolte speciali nei prossimi giorni, per esempio a Maiori (Salerno), il 20 gennaio prossimo, e così in Sardegna, a Luras in provincia di Olbia, grazie ad Avis. News positive anche dal Lazio, giacché apprendiamo da NewTuscia.it che l’Avis provinciale di Viterbo ha donato un’autoemoteca alla Asl del capoluogo.

Da non dimenticare infine, la solita regola. Utilizziamo Facebook a scopo informativo, per scoprire in pochi minuti tutte le donazioni speciali attive in Italia in questo week-end, e quella più vicino a noi.

Il social network per eccellenza è sempre sottovalutato per la sua capacità informativa. È invece possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime raccolte e donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 13 gennaio, proseguendo con le donazioni in programma fino a fine mese. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si vede in figura 3.

sangue Ricerca di Facebook
Fig.3

 

Carenze in Puglia, Liguria e Lombardia: l’appello social del virologo Burioni e le rassicurazioni del CNS

dona-sangue

In fatto di carenze delle scorte esiste una ciclicità di eventi nel mondo del dono del sangue e della raccolta sistematica che è indubbiamente una circostanza da migliorare.

Acquisire consapevolezza di tale ciclicità, tuttavia, può diventare un punto di forza per trovare delle adeguate contromisure: lo scorso anno, precisamente il 16 gennaio 2017, vi raccontavamo di carenze generalizzate in tutte le regioni italiane, e a distanza di 12 mesi la situazione va replicandosi.

Le cause?

Sempre le stesse. Epidemie influenzali e maltempo complicano l’avvicendarsi dei donatori periodici, fattori che tuttavia non devono fungere da alibi ma piuttosto come monito, in vista dell’obiettivo finale che deve essere legge totemica per tutti gli operatori del sistema (ovvero le tre gambe, istituzioni, personale medico e associazioni): l’autosufficienza ematica nelle migliori condizioni di qualità e sicurezza.

Le difficoltà oggettive esistono e bisogna lavorare al meglio tutti nella stessa direzione, ma da dove arrivano le carenze delle ultime ore?

Da molte zone d’Italia.

In Puglia, per esempio, il quotidiano Puglia Press registra l’appello dell’Avis di Taranto per una grave carenza in tutta la provincia jonica, in particolare per il gruppo 0, anche se tutti i gruppi sono in esaurimento. Stessa situazione a Brindisi e provincia, come fanno sapere dall’ospedale Perrino del capoluogo.

Anche in Liguria la situazione è piuttosto grave, causa epidemie di influenza, e le testimonianze a tal proposito sono numerose: il Secolo XIX riporta la notizia di interventi chirurgici a rischio in moltissimi ospedali liguri, una situazione riportata anche da Savona News, che conferma in tal senso le segnalazioni di Paolo Strada, responsabile del Centro Regionale Sangue ligure.

Il network Primocanale.it offre invece un dato numerico segnalato da Emanuele Russo, presidente della Fidas di Genova, che parla di ben 144 sacche raccolte in soli tre giorni (4-7 gennaio), a testimonianza della reazione associativa all’improvvisa carenza.

A Imperia, ancora, appello Fidas per convogliare i donatori nei centri trasfusionali in virtù di un “grande fabbisogno”. Chiamate dirette, convocazioni e donazioni speciali nel fine settimana: ecco le contromisure già attivate sul territorio ligure che, speriamo, possano sortire effetti immediati.

Una situazione che merita un racconto a parte, è infine quella che si è registrata a Milano, all’ospedale San Raffaele: il 9 gennaio il virologo Roberto Burioni, nome piuttosto noto sui media e autore del libro pubblicato da Rizzoli “La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica”, ha pubblicato su Facebook questo appello, in cui spiegava la situazione al San Raffaele, dove alcune operazioni a rischio sanguinamento erano state rimandate, così come segnalato anche da ANSA:

Il risultato riportato da Burioni, come possiamo vedere in questo secondo post di ieri 11 gennaio, è stato virtuoso: più di 500mila visualizzazioni, centinaia di condivisioni, e un caso concreto di beneficio per i pazienti che testimonia quanto è importante, in assoluto, donare il sangue.

Il caso dell’appello di Burioni merita tuttavia un breve approfondimento.
Bisogna ricordare infatti che gli appelli al dono che producono risposte impetuose spesso e volentieri hanno anche delle controindicazioni. Rischiano di generare raccolte estemporanee troppo ingenti e troppo localizzate che non incidono nei reali bisogni, non creano cultura del dono periodico e associato, complicano l’attuazione di alcuni standard importanti per la sicurezza (come la donazione differita e l’efficacia del questionario), e rischiano di generare sprechi.
Appelli del genere, dunque, possono funzionare per casi circostanziati, specie se arrivano da persone autorevoli, ma non devono mai essere considerati come scorciatoie per la raccolta nel lungo periodo.

Per la raccolta organizzata infatti, valgono i criteri del dono anonimo, volontario, periodico, gratuito e associato promosso da associazioni e Centro nazionale sangue, baricentro dal quale arrivano rassicurazioni sulla gestione di queste carenze, come leggiamo sempre su ANSA, e in questo passaggio saliente con le parole del direttore Liumbruno.

“Dalla bacheca – spiega il direttore Giancarlo Maria Liumbruno – ad oggi non risultano richieste da parte di nessuna regione. Questo ovviamente non esclude che a livello locale ci possano essere delle difficoltà. Noi continuiamo a monitorare la situazione in tempo reale. Il nostro paese – ricorda Liumbruno – è autosufficiente, grazie proprio alla possibilità di scambio tra regioni”.

Carenze di sangue nel Lazio: l’inchiesta (urlata) del quotidiano Il Tempo che arriva fuori tempo

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Come affrontano i media generalisti, ovvero i giornali e le televisioni, le notizie intorno all’universo sangue?

In generale, le strade più battute sono due:

1) Le uniche notizie che vengono prese in considerazione sono le carenze, quasi sempre riportate con tono giudicante, come se la raccolta del sangue fosse automatica e non il frutto di un lavoro complesso di più soggetti che riesce meglio in un clima culturale di condivisione e consapevolezza.

2) Si cavalca l’emotività del momento in caso di emergenze come incidenti o terremoti, senza fare cultura del dono o della raccolta periodica e associata, provando a spiegare che il bisogno di sangue è una necessità effettiva e perpetua della comunità, creando dunque accorate mobilitazioni istantanee che rischiano di creare più problemi gestionali che benefici.

A volte, poi il sangue diventa strumento di campagne urlate e tardive, come quella pubblicata qualche giorno fa sul Tempo, storico quotidiano romano che in passato ha annoverato tra le sue firme, tra gli altri, intellettuali di spessore come Alberto Moravia, Mario Praz, Alberto Savinio e Curzio Malaparte, per poi entrare a far parte – attraverso vari passaggi – dell’ampio spettro di attività editoriali della famiglia Angelucci.

Eccone alcuni estratti dal cartaceo, in figura 1-2, ed ecco il link per leggere l’inchiesta on-line.

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Fig.1

 

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Fig. 2

Cosa si nota in questo approccio?

1) In primo luogo, una scarsa familiarità con la materia. Plasma e sangue sono spesso confusi e scambiati come sinonimi, mentre sul piano della raccolta come sappiamo bene, sono due materie biologiche ben distinte che hanno utilizzi sanitari diversi e forniscono, se frazionati, farmaci utili a curare patologie differenti.

2) In secondo luogo, le tempistiche totalmente tardive: su Buonsangue abbiamo parlato delle carenze del Lazio già il 16 febbraio 2017, undici mesi fa, pubblicando le tabelle tratte dalla Gazzetta Ufficiale su produzione e consumo di globuli rossi nelle annate 2015-2016 e su plasma inviato all’industria dal 2010-2011 fino al 2015-2016.

Il problema della carenza nel Lazio è cronico, e andrebbe affrontato con un approccio costruttivo da parte di tutti. Nell’inchiesta del Tempo, la parte “costruens” ovvero quella in cui si delineano possibili soluzioni sembra del tutto dimenticata. Si fa riferimento solo, e in modo piuttosto vago, a una migliore “comunicazione”, che di certo può essere un fattore importante, ma di certo non l’unico.

Anche sul piano delle cause, la chiave di lettura del tempo si limita alla cattiva gestione, che oltre a essere discutibile (noi stessi abbiamo spesso documentato gli ottimi risultati del meccanismo nazionale nella gestione del caso Chikungunya), è di certo insufficiente.

In quest’ottica, noi ribadiamo quanto già segnalato un anno fa.

L’impatto di una città complessa come Roma potrebbe essere uno dei fattori, con la necessità di stanziare per le maxi-emergenze quantità di materia biologica superiore. Altra causa possibile, le innegabili difficoltà logistiche e organizzative per i donatori romani, che rendono più macchinosa la donazione programmata. Tuttavia non basta. Su Buonsangue cercheremo di approfondire, ma di certo il Lazio è una di quelle regioni in cui sarà necessario lavorare duro a tutti i livelli, sia sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione alla cultura del dono (compito delle istituzioni e delle associazioni volontarie), sia sul piano dell’organizzazione interna e della qualità del servizio.

Da allora la situazione non è molto cambiata, e proprio sul piano della diffusione della cultura del dono non sembra affatto che i media generalisti abbiano compiuto dei passi in avanti.

Nei prossimi giorni proveremo a portare qualche testimonianza diretta di addetti ai lavori rispetto alla situazione in Lazio, ma intanto aspettiamo con ansia, da parte di tutti i quotidiani nazionali, delle pagine informative su cos’è il dono di sangue e plasma e sul perché è importante donare periodicamente. Contributi che sarebbero realmente utili, specie se proposti in tempi lontani dall’agenda dettata dall’attualità e dai toni urlati delle inchieste tardive.

Il Cns non pubblica i suoi dati ma i dati ci sono: ecco il monitoraggio plasma fino al novembre 2017

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I primi giorni del 2018 partoriscono subito una buona notizia che aspettavamo di poter dare ai lettori e al pubblico: i dati sulla raccolta plasma del secondo semestre 2017 esistono, e sono anche abbastanza positivi.

Purtroppo però non sono pubblicati né sul nuovo portale PlasmaItalia, né sul sito del CNS, dove gli ultimi a disposizione restano sempre quelli di aprile 2017: otto mesi fa.

Lo scorso 20 luglio, sempre su Buonsangue, abbiamo pubblicato quelli relativi alle quantità di plasma inviate dalle regioni alle industrie di frazionamento tra gennaio e giugno 2017: poi il silenzio, nonostante le frequenti richieste da noi perpetuate, in diversi articoli, al Centro nazionale sangue. Quando?

– il giorno 11 agosto, in occasione di uno dei nostri report sulle donazioni in Italia nel pieno delle vacanze estive:

– il giorno 2 settembre, al rientro dalle ferie d’agosto.

– il giorno 11 dicembre in occasione della presentazione su Buonsangue dei portali attivati dal CNS Plasma Italia, che si può raggiungere al link http://www.italiaplasma.it/ e diGeoBlood, il cui indirizzo web è https://cns.sanita.it/GEOBLOOD/.

– il giorno 27 dicembre, a completamento della stagione, nel nostro bilancio sul 2017 del sistema sangue.

Ora abbiamo i dati che vanno da gennaio a novembre del 2017, e che contemplano dunque ben 11 mesi su 12.

A questo punto il mistero sulla mancata pubblicazione sui canali ufficiali del CNS si infittisce.

Perché tenerli in un cassetto? Perché condividerli solo tra addetti ai lavori? Perché non pruomuovere la cultura della trasparenza?

Richelieu diceva che il segreto era la prima cosa essenziale negli affari di stato, ma nel caso del dono del sangue e del plasma ci sentiamo di dire che è esattamente il contrario. La trasparenza è la prima condizione basica in un patto tra cittadino e istituzioni quando in ballo vi è un gesto volontario, anonimo, gratuito e periodico come il dono.

Non abbiamo mai fatto polemiche sterili, e non cominceremo in questa occasione. Speriamo però che con il 2018 i dati sul monitoraggio plasma tornino a essere pubblicati sui canali istituzionali, come peraltro è quasi sempre avvenuto negli anni passati, fino all’aprile 2017.

Intanto, ci pensiamo noi.

Ecco in basso, in figura 1, l’infografica sulla quantià di plasma conferito all’industria di frazionamento da ogni singola regione.

Il dato nazionale testimonia che rispetto agli obiettivi del piano nazionale autosuffcienza 2017 ben l’87% delle risorse preventivate sono state già raccolte, (riordiamo che non ci sono ancora i dati di dicembre e quindi le stime sono su 11 mesi su 12), mentre sul piano dei numeri regionali si registrano le ottime performance di Molise e Provincia autonoma di Trento (addirittura in leggera eccedenza con 104% e 101% delle quantità preventivate), del Veneto, già al 100% della raccolta prevista, della Campania a ruota con con il 99%, e di Sardegna e Liguria con il 96%.

Quasi tutte le altre regioni sono tuttavia sopra la media dell’80%, fatta eccezione per la Sicilia, ferma al 79% del previsto, dell’Umbria al 78%, e della Basilicata al 74%. E in queste zone che bisognerà fare ancora meglio.

 

48 112bis Allegato a Prot. n. 3179.CNS.2017 - Programma nazionale autosufficienza 2017. Monitoraggio invio plasma alla lavorazione farmaceutica maggio-novembre 2017

Fig.1

In figura 2, invece, ecco i dati regione per regione relativi al gennaio – novembre 2017, in comparazione con quelli dello stesso periodo del 2016.

Come si può vedere nell’ultima colonna, quella in cui è riportato il dato totale aggregato del plasma categoria A, B, C, le crescite più sostanziose sono avvenute in Veneto (20,1 % in più), in Campania (20,1% di crescita) e in Puglia (18, 9 in più rispetto al 2016). Cali rilevanti di quantità inviate all’industria invece si registrano in Basilicata (-7,1%) e in Sicilia (- 5,9%), mentre in Piemonte (-1,4%) e Lazio (-1,35) il calo resta molto contenuto.

45 112bis Allegato a Prot. n. 3179.CNS.2017 - Programma nazionale autosufficienza 2017. Monitoraggio invio plasma alla lavorazione farmaceutica maggio-novembre 2017
Fig.2

In figura 3, infine, l’infografica su aumenti di produzione e cali descritti nel precedente paragrafo mostrati regione per regione, secondo valori percentuali.

46 112bis Allegato a Prot. n. 3179.CNS.2017 - Programma nazionale autosufficienza 2017. Monitoraggio invio plasma alla lavorazione farmaceutica maggio-novembre 2017
Fig.3