Il plasma dei pazienti guariti come base per una terapia efficace contro il Coronavirus: un motivo ulteriore per mettere il plasma e le sue funzioni al centro del dibattito

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L’importanza estrema del plasma. Gira da diversi giorni sui giornali la notizia che una delle strade scientifiche più prolifiche sulla ricerca di una cura efficace per affrontare le polmoniti e i problemi respiratori gravi generati dal Coronavirus, sia la sperimentazione scientifica sul plasma, con il conseguente utilizzo di un siero plasmaderivato proveniente dai pazienti già guariti che hanno sconfitto il virus.

Nelle settimane di crisi cinese la possibilità era già stata attivata e presa in considerazione, e con l’arrivo della delegazione di medici cinesi in Italia a soccorso della task forze italiana è nato un protocollo che sarà sviluppato in Lombardia, affinché una cura a base di plasma sia utilizzabile quanto prima.

La ratio, è che nel plasma dei pazienti guariti dovrebbero agire un numero e una tipologia di anticorpi in grado di entrare in azione prontamente e limitare le infezioni virali nei casi più gravi: in questo modo, sfruttando il dono dei pazienti guariti verso i malati, si potrebbe davvero fare un grosso passo verso il contenimento dell’epidemia.

Per spingersi avanti servirà l’ok dell’Istituto Superiore di Sanità, ma già per SARS ed Ebola questa modalità di cure è stata utilizzata con successo, e anche in Cina, lo scorso 17 febbraio, si diffuse la notizia poi ripresa da Adnkronos di un paziente trattato con una terapia a base di plasma di pazienti guariti.

Su Buonsangue abbiamo raccontato spesso come il sangue sia la carta d’identità del nostro organismo, e di come la ricerca scientifica lo metta con grande frequenza al centro dei suoi processi. Poter usare il plasma ei guariti è solo un ulteriore motivo per riconoscere al plasma la sua importanza come materia biologica primaria nella produzione di farmaci salvavita, ma aldilà del trasporto emotivo cui ci costringono le circostanze sarà davvero importante cogliere questa occasione in cui la parola “plasma” entra in modo così prepotente nel dibattito pubblico quotidiano, per far sì, nei prossimi mesi, che il grande pubblico possa abituarsi alla plasmaferesi come pratica di dono alla pari con quella del sangue intero, assolutamente equiparabile in quanto a valore oggettivo per la comunità, se non addirittura più preziosa.

Già oggi il plasma è al centro di dibattiti internazionali perché la sua raccolta ha un valore economico potenzialmente enorme nei paesi come gli USA, ma noi italiano sappiamo che i valori condivisi del dono non possono che rispecchiarsi in quelli del nostro sistema trasfusionale, secondo cui il dono è anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato: l’esperienza drammatica che stiamo vivendo in questi giorni, con il Sistema Sanitario Nazionale impegnato a curare tutti i cittadini bisognosi, non  fa altro che rafforzare la certezza che l’accesso alle cure deve essere assicurata indistintamente a tutti i pazienti, attraverso una raccolta nazionale che esuli da ragioni economiche.

Nel fine settimana molti personaggi noti hanno spinto gli italiani a donare sangue: buona la reazione ma non bisogna fermarsi: #escosoloperdonare è la regola

Coronavirus: De Rossi e Felberbaum donano sangue a Roma

Lo scorso venerdì abbiamo parlato di #escosoloperdonare, la campagna di Avis sui social per sensibilizzare tutti noi alla sempre più stringente necessità di donare sangue n un momento molto difficile della storia repubblicana, tanto che anche il capo della Protezione Civile Borrelli ha raccomandato a tutti gli italiani di donare senza timori.

Le notizie di ospedali privi di sacche e bisognosi di donatori si susseguono infatti di ora in ora, e le ultimissime sono arrivate dalla Campania, dalla Puglia che ha a disposizione migliaia di sacche in meno, dalla Liguria dove le scorte scarseggiano,  e com’è noto dallo Spallanzani di Roma.

La risposta degli italiani è stata buona, come ha raccontato anche Ansa, ma naturalmente alle risposte emotive e immediate devono sempre corrispondere reazioni razionali sul medio e lungo periodo, perché la donazione è un gesto che dovrebbe entrare nelle abitudini di ciascuno di noi in ogni momento dell’anno e in ogni situazione.

Moltissimi, comunque, nel weekend gli appelli di personaggi noti che hanno dato il buon esempio e illustrato il valore della buona pratica ai cittadini, sortendo effetti molto positivi. Siamo lieti di diffonderli, affinché l’onda positiva continui.

Ecco l’appello di Pellegrini, calciatore della Roma:

Quello di Claudio Baglioni:

Quello di Daniele De Rossi, campione del mondo con la nazionale del 2006:

E infine quello di Carlo Verdone, regista e attore tra i più amati del paese.

Per le prossime settimane, dunque, facciamo come loro e prenotiamo la nostra donazione.

#escosoloperdonare, la campagna Avis nazionale per stimolare il dono in tempo di Coronavirus, coinvolge testimonial di eccezione

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C’è bisogno di appelli in favore del dono del sangue da tutti i fronti in questo momento, e Avis Nazionale ha iniziato un gran bel lavoro sui social, proprio per andare a stimolare le fasce di popolazione più giovani. Nel nostro tempo, come dimostra la recente raccolta fondi di grande successo lanciata da Fedez e Chiara Ferragni in favore dell’Ospedale San Raffaele di Milano, l’apporto dei volti conosciuti della televisione o dello spettacolo per convogliare messaggi di solidarietà e utili per la comunità, ha sempre una presa importante, un grande appeal, un’efficace potenza di engagement.

Ecco perché salutiamo con favore, e riproponiamo, i video che per Avis ha prodotto Vittoria Cabello, presentatrice e già giornalista del popolare programma Tv Le Iene, all’interno della campagna social #escosoloperdonare ideata dalla più grande associazione di donatori italiana. Ecco le sue belle parole:

Anche Lodovica Comello, showgirl e cantante molto nota tra i giovanissimi, ha offerto il suo prezioso contributo con un video ad hoc per #escosoloperdonare

#escosoloperdonare è la regola, e chiunque è nelle condizioni di salute per poter offrire il proprio contributo, è bene che cerchi il centro trasfusionale più vicino su GeoBlood, si prenoti subito, e segua tutte le regole per donare in tutta sicurezza.

Coronavirus, ecco le nuove misure per i donatori contenute nella circolare del 9 marzo: collaborazione e impegno per garantire le donazioni in tutta sicurezza

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In queste ore di transizione altro non si può fare che seguire i continui aggiornamenti che arrivano dalle autorità centrali. E se sul piano dei comportamenti da seguire come comunità nella vita civica bisogna attenersi alle indicazioni del governo e restare in casa, per quanto riguarda il dono e le operazioni necessarie affinché il sistema trasfusionale nazionale possa garantire le scorta di sangue e di emoderivati a chi ne ha bisogno è importantissimo seguire le indicazioni provenienti dal Centro nazionale sangue (in collaborazione con il Ministero della Salute), e dalle associazioni di donatori.

Per quel che riguarda le misure ufficiali che è necessario tenere in considerazione per i donatori, dopo l’aggiornamento dei giorni passati, ecco le ultimissime misure, necessarie affinché le operazioni di dono, che ribadiamo, sono necessarie e da portare avanti con la solita perseveranza e con la giusta attenzione per le esigenze di tutti, si svolgano come sempre in totale sicurezza e serenità. Ecco dunque i principali passaggi del comunicato ufficiale del 9 marzo 2020:

Le nuove disposizioni, che hanno una natura solo precauzionale, non essendoci casi documentati di trasmissione trasfusionale del virus, tengono anche conto dei provvedimenti, presi a livello nazionale, finalizzati all’individuazione dei soggetti a rischio e che applicano ai medesimi urgenti misure di contenimento.

Non si fermano le attività di raccolta in tutto il territorio nazionale e si ritengono consentiti gli spostamenti del personale addetto alla raccolta e dei donatori che si recano presso le sedi di raccolta pubbliche e associative, dal momento che la donazione del sangue è da considerarsi inclusa tra le “situazioni di necessità” di cui al DPCM del 08.03.2020, come da nota della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Tenuto conto che le attività sanitarie di donazione e raccolta del sangue e degli emocomponenti sono livelli essenziali di assistenza (art. 5, legge 219/2005) che garantiscono la continuità del supporto trasfusionale a oltre 1.800 pazienti al giorno sul territorio nazionale, con la circolare del 09 marzo 2020, si raccomanda quanto segue:

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nella Repubblica Popolare Cinese;

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi con anamnesi positiva per contatti con soggetti con documentata infezione da SARS-CoV-2;

– rafforzare le misure di sorveglianza chiedendo al potenziale donatore, al momento della presentazione per la donazione, se abbia già ottemperato all’eventuale obbligo della misura di isolamento fiduciario domiciliare, ove prevista;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;

– applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per i donatori con anamnesi positiva per infezione da SARS-CoV-2 (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARSCoV-2);

– sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da SARS-CoV-2 oppure in caso di diagnosi d’infezione da SARS-CoV2 nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information);

invitare il personale operante presso i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta ad attenersi scrupolosamente a comportamenti finalizzati a prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie, ivi compresa l’infezione da SARS-CoV-2.

Al fine di evitare l’aggregazione dei donatori nei locali di attesa e, di conseguenza, consentire il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale (almeno 1 metro), si raccomanda di:

ricorrere preferenzialmente alla chiamata-convocazione programmata dei donatori al fine di regolare il numero degli accessi; ai fini della prevenzione del fattore di rischio rappresentato dal contatto stretto con soggetto affetto da COVID-19;

– adottare misure di triage preliminare del donatore in occasione del contatto telefonico come da indicazioni di cui all’algoritmo condiviso con il CIVIS;

In nero, abbiamo sottolineato quelli che secondo noi sono i passaggi più importanti. Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero l’algoritmo condiviso tra Cns e Civis, eccolo in figura 1.

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Fig. 1

Donare, lo ripetiamo ancora, è sempre importantissimo. Prenotatevi per farlo in assoluta assenza di rischio.

Il sangue manca nonostante gli appelli, bisogna ribadire con forza che donare non è un’azione a rischio

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Purtroppo, nonostante gli appelli della settimana scorsa, a proposito dei quali cui su Buonsangue abbiamo provato a dare tutte le informazioni, già da venerdì 6 marzo dal Centro nazionale sangue e dalle principali associazioni italiane riunite in CIVIS sono arrivate notizie non positive sull’effettiva normalità della raccolta sangue.

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Fig. 1

Il calo generalizzato in tutto il paese, lo ripetiamo, non è assolutamente motivato: le donazioni sono sicure ed è sufficiente per i donatori che avvertano qualche sintomo influenzale praticare lo stop precauzionale di 2 settimane, ma non ci sono assolutamente controindicazioni per la salute nell’andare a donare. Va ribadito con tutta l’energia.

L’assenza di sangue nel sistema trasfusionale, come ben sa chi legge Buonsangue, può creare enormi problemi per la cura di molte categorie di pazienti il cui accesso agli emocomponenti può essere vitale, ovvero può realmente fare la differenza tra la vita e la morte.  Interrompere le normali abitudini di dono per colpa di una paura irrazionale nel compiere un gesto assolutamente sicuro può avere quindi conseguenze davvero negative.

Il calo è generalizzato in tutta Italia, ma come spesso accade sono le regioni del sud a entrare prima delle altre in stato di emergenza, ed ecco alcune notizie delle ultime ore.

In Sicilia, per esempio, Avis invita a donare a Marsala, ricordando a tutti che la situazione in regione non è ottimale

In Puglia, specie dopo i rientri dal nord del fine settimana e le parole del governatore Michele Emiliano, la sanità si prepara a uno sforzo maggiore e le donazioni di sangue saranno assicurate regolarmente, nel tentativo di prevenire carenze, mentre saranno sospese tutte le attività non urgenti.

In Basilicata la richiesta di Avis Regionale è quella di implementare le raccolte, proprio per non mettere a rischio le attività che dipendono dal dono, mentre dalla Campania, infine, il coordinatore provinciale di Italia Viva a Napoli, Barbara Preziosi, chiede di rinunciare ai pregiudizi e non evitare i centri trasfusionali, affinché sia evitata una carenza sangue ancora più grave di quella che già si sta registrando.

La speranza è che fin dalla giornata di oggi, l’afflusso dei donatori possa crescere.

 

 

Nel Lazio preoccupazione per le scorte di sangue, la risposta del Centro nazionale sangue e i numeri più aggiornati del contagio

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Le misure governative di ieri mercoledì 4 marzo che si possono trovare integralmente sul sito del Ministero della salute sono stringenti e severe, ma, lo ricordiamo, per i donatori di sangue mantenere la normalità nel compiere il gesto e non far mancare il sangue sul territorio è un comportamento decisivo e vitale, come dimostrano le notizie che arrivano da Fanpage Roma, media su cui sono riportate le preoccupazioni della Regione Lazio sulle scorte sufficienti solo per i prossimi 10 giorni a causa di un calo pauroso delle donazioni.

 

Sempre mercoledì 4 marzo abbiamo pubblicato la lista dei principali accorgimenti che coinvolgono la donazione, ma anche il Centro nazionale sangue si è mosso con un’infografica molto chiara sulle 5 operazioni principali da compiere in questa fase di emergenza contagio, che secondo i dati della Protezione civile di ieri 5 marzo alle 17, ha raggiunto i numeri in figura 1 ovvero 3296 positivi con 414 guariti e 148 deceduti su un totale di 3858 casi.

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Fig. 1

 

In figura 2, invece, ecco le 5 regole consigliate dal Centro nazionale sangue.

 

  1. Per i donatori che pensano (con cognizione) di essere stati esposti, 2 settimane di stop.

 

  1. Avvertire il medico dei propri viaggi

 

  1. Necessità di avvertire il proprio medico in caso di sintomi, specie nelle aree “calde”

 

  1. In caso di sintomi post dono, necessità di avvertire subito il centro trasfusionale in cui si è donato

 

5. Ricordarsi sempre di donare in buona salute, come condizione di partenza

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Fig. 2

La sensazione è che le prossime due-quattro settimane potranno essere decisive per la situazione della salute pubblica, e il sangue non dovrà mancare. Donare il sangue, per chiunque lo possa fare, è quanto mai opportuno in questo momento.

Coronavirus e dono del sangue, tutti gli aggiornamenti. Dagli appelli in tv alle nuove misure, l’importante è non fermarsi

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L’informazione sul dono del sangue in tempo di Coronavirus, che nei giorni scorsi avevamo segnalato come molto attiva sui media locali e sui canali tipici delle associazioni, finalmente arriva anche in televisione grazie ad Agorà, programma giornalistico di Rai3.

Ecco le parole di Paolo Monorchio, Delegato Nazionale Sangue della Croce Rossa Italiana, che con esattezza ha spiegato molto bene che quello del sangue è un sistema complesso necessario per unire con forza donatori e pazienti e tutelare la loro salute.

Monorchio ha parlato di plasma, di produzione di plasmaderivati, e nei pochi minuti a disposizione ha chiaramente fatto capire che donare è sicuro e bisogna continuare a farlo in totale normalità, fatta eccezione per tutti coloro i quali vengono dalle zone colpite per cui è necessaria una sospensione precauzionale.

In tal senso, proprio ieri il Centro Nazionale sangue ha diramato un nuovo comunicato, il più aggiornato, che riduce il periodo precauzionale da 28 a 14 giorni, in linea con le disposizioni dell’European Centre for Disease Prevention and Control.

Sono queste, in linea con i nuovi criteri dettati dal Centro Europeo per il controllo delle Malattie, le principali regole da seguire sui criteri di donazione decisi dal Centro Nazionale Sangue che sta registrando in questo periodo un iniziale calo della raccolta in diverse regioni.

  1. Rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nella Repubblica Popolare Cinese;
  1. Rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi con anamnesi positiva per contatti con soggetti con documentata infezione da SARS-CoV-2;
  1. Applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;
  1. Applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;
  1. Applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dei soggetti a rischio perché sono transitati ed hanno sostato dal 01 febbraio 2020 nei Comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio (Allegato 1 al DPCM del 01 marzo 2020). Regione Lombardia: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini. Regione Veneto: Vo’);

A ricordare perché è fondamentale che le operazioni legate al dono procedano regolarmente, è intervenuto anche Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che ha sottolineato quanto i pazienti e il loro benessere – migliaia al giorno – siano in stretta correlazione con l’affluenza dei donatori.

“Ogni giorno ci sono oltre 1.800 pazienti che hanno bisogno di terapie trasfusionali – ha spiegato – ma le notizie sul SARS-CoV-2 hanno spinto molte persone a restare a casa, tanto che già nei giorni scorsi alcune Regioni e Strutture Regionali di Coordinamento hanno rivolto un appello a donare il sangue. Stiamo monitorando giorno per giorno la situazione, che al momento non desta preoccupazione anche grazie alla compensazione da parte delle regioni che invece non hanno visto riduzioni, ma l’invito alle associazioni e alle strutture regionali di coordinamento, contenuto anche nella circolare, è a trasmettere in tempo reale informazioni, anche previsionali, inerenti alla consistenza delle scorte trasfusionali ed alla eventuale necessità di effettuare convocazioni straordinarie dei donatori e pianificare sedute di raccolta addizionali”.

Per chi volesse leggere le misure per i donatori nel documento integrale, ecco il link:

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Prot.%20n.%200567.CNS_.2020_Aggiornamento%20misure%20di%20prevenzione%20nuovo%20Coronavirus%20%28SARS-CoV-2%29.pdf

Per tutti i donatori periodici o vogliosi di cominciare il percorso, questo è un momento perfetto per andare nei centri trasfusionali e compiere il gesto più bello.

 

Intervista a Flavio Soriga, noto scrittore e autore televisivo, che nei suoi libri tocca spesso il tema della talassemia dalla parte dei pazienti

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Moltissimi libri, tra cui il notissimo Sardinia Blues (Bompiani, 2009) e l’ultimo Nelle mie vene (Bompiani, 2019), e poi partecipazioni come ospite e come autore a programmi tv ormai presenti nell’immaginario del grande pubblico, come Quelli che il calcio, Robinson e Per un pugno di libri sulle reti Rai. Flavio Soriga ha dietro di sé molti anni di carriera nel mondo della creatività, ma da sempre deve rapportarsi alla talassemia, che come i lettori di Buonsangue sanno è una malattia ereditaria del sangue che genera anemia, cioè una scarsa quantità di emoglobina utile al trasporto dell’ossigeno nel sangue, e costringe dunque a terapie trasfusionali. Proprio per sentire la sua testimonianza diretta, e portare ai pazienti talassemici la sua esperienza, lo abbiamo intervistato, colpiti da una sua recente intervista pubblicata sul Corriere della Sera.  Ecco le sue parole.

Flavio, il tuo ultimo libro si chiama “Nelle mie vene”, e il protagonista è un uomo che per vivere normalmente ha bisogno di continue trasfusioni di sangue a causa della talassemia. Noi, su Buonsangue, raccontiamo spessissimo il mondo dei donatori di sangue, proprio per far capire al pubblico il legame che esiste tra un gesto anonimo come il dono e la salute dei pazienti. Come racconteresti questo legame sommerso, eppure fortissimo?

E’ bene, credo, che sia un gesto anonimo. Quel che rende meravigliosa la donazione è proprio il fatto che chi va in ospedale per dare il suo sangue non sa a chi andrà. Non c’è nessun interesse nel farlo, nemmeno indiretto, non si ottiene visibilità, gratitudine da parte del ricevente, non c’è guadagno di alcun tipo, è la generosità nella sua natura più essenziale, è un partecipare al consorzio umano con coscienza, con cura, curandosi del destino altrui. I donatori di sangue sono le persone perbene che fanno andare avanti il mondo, sono i giusti, i buoni, anche se poi magari nella vita di tutti giorni qualcuno di essi potrà avere qualche o molti difetti, ma nel momento in cui va a donare la sua natura generosa (il suo essere un animale sociale) prende il sopravvento. Il giorno in cui le persone smetteranno di donare il sangue vorrà dire che la società si sarà persa del tutto.

L’esperienza del protagonista del libro è anche la tua personale. Quanto è importante che anche i pazienti siano fortemente informati su quanto accade nel mondo della donazione e sui valori di qualità e sicurezza nelle trasfusioni?

I pazienti talassemici sanno benissimo di essere vivi e di vivere una vita normale grazie alla generosità altrui.

Come è cambiato, nel tempo, il tuo modo di rapportarti alla malattia? 

Ho sempre vissuto la talassemia come una parte del mio essere al mondo, non ne conosco altri, non sono mai stato non-talassemico, quindi non ho fatto i conti con la malattia, c’è da sempre, è una parte di me. Casomai è cambiata la cura, per fortuna, è migliorata enormemente grazie a infermieri, medici e ricercatori che hanno reso possibile un’avventura imprevedibile trenta – quarant’anni fa. Imprevedibile era che noi potessimo diventare adulti, genitori, ormai quasi vecchi, imprevedibile la qualità della vita raggiunta dai talassemici, imprevedibile, non immaginabile da nessuno. Dobbiamo ringraziare il sistema sanitario nazionale del nostro Paese, la più grande rivoluzione che l’Italia abbia mai conosciuto, un sistema che proclama che il figlio di un notaio e il figlio di un disoccupato debbano entrambi poter accedere al meglio delle cure possibili, una rivoluzione che solo mezzo secolo fa sarebbe sembrata un’utopia. Lo era, lo è, è una piccola utopia realizzata, pur con tutti i difetti che le cose umane sempre presentano.

Hai mai convinto, o suggerito a qualche tuo amico o conoscente, di diventare donatore?

Ci si prova sempre.

In una recente intervista al Corriere della Sera hai detto che per chi nasce in Sardegna la talassemia è una malattia sociale. Cosa intendevi esattamente?

Che quando ero piccolo i talassemici erano molte migliaia, ce n’erano quasi in tutti i paesi sardi, in alcuni ce n’erano decine, ovviamente tutti avevano sentito parlare della malattia, tutti avevano un’idea di cosa è o può essere la talassemia. Non per forza avevano un’idea corretta o aggiornata di cosa è la vita di una persona che convive con la talassemia, ma comunque era un tema che coinvolgeva l’opinione pubblica, i politici, gli amministratori. Questo ha permesso tra l’altro che venissero portate avanti e vinte molte battaglie da parte dell’associazione dei talassemici, come la creazione del miglior ospedale al mondo per la cura della talassemia, a Cagliari. Credo che prima o poi dovremmo cominciare a rendere grazie in modo appropriato ai medici che ci hanno curato per decenni, dal professor Cao al professor Galanello che oggi non sono più con noi fino a tutti i nostri genitori che hanno dedicato anni e anni della loro vita perché diventasse realtà il sogno di un ospedale tutto dedicato alle microcitemie.

Una delle principali sfide future per il mondo associativo italiano è convincere le nuove generazioni a intraprendere il percorso da donatori abituali. Secondo te quali sono “le armi” più efficaci?

Sinceramente non è un campo in cui mi senta particolarmente preparato, per cui preferisco non suggerire ricette. Credo che chi lavora in questo ambito, a cominciare dall’AVIS, faccia già un ottimo lavoro, e che sia bene ascoltare loro e seguire le loro indicazioni. Grazie intanto a voi per tutto quello che fate.

 

Una brutta notizia scuote il mondo dei donatori: nella notte è scomparso il presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris

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Una di quelle notizie che non si vorrebbero mai dare. Nella notte di ieri è scomparso Aldo Ozino Caligaris, presidente di Fidas e tra i professionisti più autorevoli del sistema trasfusionale italiano. Ecco in basso il post Facebook di Fidas che annuncia l’accaduto.

Su Buonsangue Aldo Ozino Caligaris abbiamo ascoltato spesso, e altrettanto spesso abbiamo dato testimonianza delle sue iniziative, dei suoi alti valori, e lo abbiamo anche intervistato.

Ecco dunque qualche articolo per ripercorrere alcuni momenti della sua preziosissima attività a servizio del bene pubblico.

Ci sembra il modo migliore per salutarlo.

Aldo Ozino Caligaris: “Con la libera concorrenza più confronto Ma il plasma donato va valorizzato al massimo”

Convegno Fiods all’hotel Ergife di Roma, l’obiettivo principale è soprattutto uno: salvaguardare la donazione gratuita e volontaria

Otto associazioni di volontariato in collaborazione con il Miur: a fare del bene si deve iniziare da piccoli

I media, le associazioni e le istituzioni rassicurano su sicurezza e necessità di donare regolarmente: il video di Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna

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Dopo l’appello del presidente di Avis Gianpietro Briola, che è servito a rassicurare possibili donatori o donatori già associati su quanto sia totalmente sicuro andare a donare – appello che su Buonsangue abbiamo ripreso lo scorso lunedì 24 febbraio – istituzioni, associazioni e media si sono attivati per rafforzare le parole di Briola e prevenire eventuali cali d’affluenza nei centri trasfusionali.

Sono infatti tantissimi i media locali nelle regioni sotto osservazione che hanno ribadito come i protocolli di sicurezza attivati dal governo non debbano in alcun modo frenare la voglia dei donatori e il loro senso di responsabilità: lo ha fatto, per esempio, Venezia Today richiamando in causa le parole del presidente di Avis regionale Giorgio Brunello, ed elencando tutte le procedure di sicurezza che vengono attuate per garantire la massima sicurezza a donatori e pazienti, e lo ha fatto Cremona Oggi, riportando le parole del presidente di Avis Lombardia Oscar Bianchi, atte a ricordare che già tra i donatori vige il criterio di autosospensione in caso di sintomi di raffreddore, giacché si dona il sangue solo quando si è in buona salute.  Anche in Friuli, si è espresso il presidente dell’Associazione Friulana Donatori Sangue Roberto Flora, che ha invitato i corregionali a “una donazione responsabile in questo delicato momento”.

Su Il Giorno è stato giustamente ribadito che le donazioni in Lombardia sono sospese soltanto nella “Zona Rossa” e che anzi è opportuno mantenere comportamenti in linea con le proprie abitudini, ma per fortuna sono tantissimi gli appelli al dono volti a tranquillizzare e informare i cittadini che si possono trovare in rete, in un momento in cui l’informazione è controversa e piuttosto caotica e il rischio di una psicosi generale è piuttosto elevato.

Per sentire cosa accade nei centri trasfusionali direttamente da un’autorevolissima addetta ai lavori, ecco il video che la dottoressa Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna e del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Area metropolitana bolognese, ha girato per la testata http://www.med24channel.tv/:

In Toscana, invece, per convogliare il messaggio rassicurante e spingere i donatori a donare, si è scelto il volto di un testimonial molto conosciuto in regione, l’attore comico Gaetano Gennai, spesso impegnato nel cinema comico con Leonardo Pieraccioni e donatore di sangue.

Ecco le sue parole:

In attesa dei prossimi sviluppi, e si spera, di una reazione collettiva responsabile alle notizie diffuse dai media e alle politiche di governo, è importante che almeno la raccolta sangue non riceva contraccolpi negativi.