Un test del sangue in grado di individuare i tumori: dagli USA una speranza che se rispettata dovrà diventare un incentivo al dono

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Un test del sangue in grado di individuare 10 differenti tumori. Verità concreta? O soprattutto ottimismo e speranza?

In campo medico, quando si parla di ricerca, cautela e ottimismo devono andare di pari passo, specie quando l’oggetto di studio è la lotta ai tumori.

Ma la notizia che è arrivata nelle ultime ore dagli Stati Uniti d’America, oltre a rappresentare un enorme passo avanti verso la lotta al grande killer dell’era moderna, potrebbe avere dei risvolti molto interessanti anche per il dono e la raccolta sangue.

Perché e come? Ricapitoliamo.

Nelle ultime ore molte testate nazionali come Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Repubblica e persino Libero hanno riportato i risultati di una ricerca statunitense presentata nei giorni scorsi a Chicago durante la conferenza annuale dell’American Society of Clinical Oncologists. I risultati del test sono stati generalmente commentati con grande ottimismo, e presentati come una possibile svolta rivoluzionaria della storia della medicina. I ricercatori del Taussig Cancer Center della Stanford University in California, avrebbero infatti messo a punto un test del sangue, una semplice biopsia liquida, che rintracciando infinitesimali frammenti di Dna rilasciati nel sangue dalle cellule cancerose, dovrebbe poter essere in grado di poter individuare, e prevenire fino a 10 tipi di cancro ben prima che il tumore si manifesti e diventi letale.

La scoperta è stata già definita il Santo Graal della lotta contro il cancro, giacché vanta già ora un livello di attendibilità molto alto che si assesta ben al 90% dei casi analizzati. Inoltre, il campione numerico dello studio americano è stato piuttosto rilevante: ben 1.600 persone di cui 749 perfettamente sane e 878 da poco risultate positive alla diagnostica tumorale. Tante e varie le rilevazioni offerte dal test, in grado di riconoscere i carcinomi delle ovaie e del pancreas, del fegato, della cistifellea, del cancro intestinale e al polmone, del cancro a testa, collo, prostata, stomaco e utero, per finire con linfomi e mielomi.

Inutile dire che per avere risultati ancora più affidabili sarà necessario sperimentare ancora, anche se è stato reso noto che il National Health Service (Nhs), il servizio sanitario inglese, si è già predisposto per adottarlo e ottenere tutti i vantaggi del caso, sebbene non sia possibile, a oggi, ipotizzare quanto potrebbe costare fare il test se non a livello di stime (la forbice dei costi stimati per ogni singolo test dovrebbe aggirarsi tra i 500 e i 1000 euro).

E in Italia? Sebbene l’attenzione per la cura dei tumori (i cui casi diagnosticati ogni anno superano ormai i 350mila) sia sempre molto alta anche a livello mediatico come dimostra la recente partita del cuore giocata a Genoa con in palio proprio l’aiuto per la ricerca (eccezionale la risposta del pubblico), i margini per fare di più ci sono sempre.

E così ci sentiamo di dire che avere la possibilità, tra molti anni, di inserire un test di biopsia liquida che possa individuare la predisposizione ai tumori come benefit gratuito per tutti i donatori di sangue, sarebbe un incentivo di straordinario impatto.

Possibile? Non Possibile? Sostenibile?

Lo scopriremo più avanti nel futuro prossimo, ma ciò che è assolutamente innegabile è che se una scoperta di questo tipo dovesse rispettare le sue promesse potenziali, i suoi benefici dovrebbero riguardare l’intera comunità.

Il caldo non spaventi i donatori: sono tantissime le iniziative pro-dono nel Paese, non ci sono scuse

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Il caldo è alle porte, e questo significa che mai come in questo momento bisogna ricordare ai donatori di compiere il fatidico gesto prima delle partenze e dei week-end al mare, e ai non donatori che è arrivato il momento di diventarlo. A tal proposito, sono molte le donazioni speciali organizzate nel week-end in tutta la penisola e le iniziative speciali, e come di consueto ecco la lunga carrellata di Buonsangue allo scopo di agevolare l’informazione e indicare gli eventi più significativi sul piano della diffusione della cultura del dono.

Cominciamo dal sud, che spesso e volentieri è la parte d’Italia dove si producono le maggiori carenze.

In Sicilia, oggi primo di giugno raccolta speciale a Campobello Licata in provincia di Agrigento, donazione già in riprogrammata in calendario per il giorno 17 giugno, proprio allo scopo di prevenire eventuali carenze estive. A Siracusa, invece, bella risposta della comunità cingalese, che in un solo giorno di raccolta speciale, ha offerto ben 38 sacche solidificando il concetto di integrazione.

In Calabria, a Paola (Cosenza) la Fidas locale organizza una raccolta straordinaria sabato 2 giugno, con una postazione allestita appositamente; si tratta solo dell’ultima di una lunga serie di iniziative delle sedi Avis calabresi che, per esempio, a Crotone, hanno portato concretamente al dono un nutrito gruppo di giovani studenti.

In Puglia, a Oria in provincia di Brindisi, serve sangue. E ci pensa Avis a organizzare la raccolta speciale per il 2 giugno mettendo in palio anche una bicicletta.

In Abruzzo, la testata Cityrumors.it da una bella notizia, ovvero l’aumento dei donatori a Giulianova (Teramo), ma al tempo stesso invoca l’aumento del personale a disposizione per i centri trasfusionali, un problema che non riguarda solo questa realtà locale; a Collecorvino in provincia di Pescara invece doppia razione di eventi: autoemoteca in favore della raccolta domani sabato 2 giugno, e un concorso per giovani artisti dal titolo “Lo dico con un murales”, contest nel quale i disegnatori proveranno a convogliare il messaggio del dono attraverso le proprie creazioni.

In Sardegna, a Tortolì (Nuoro) mare e donazione si possono conciliare tranquillamente grazie all’Avis locale, che ha da poco organizzato una donazione speciale lo scorso 30 maggio. E se per tutta l’estate si lavorasse alacremente in tutte le più note località balneari ideando qualche promozione per donatori?

In Toscana la situazione paventata dal Meteo del sangue, è migliorata molto rispetto alle scorse settimane: come vediamo in figura 1, le fragilità riguardano il gruppo A-, per il quale la richiesta è urgente, e i gruppi B- e 0+, dove c’è forte richiesta ma senza particolari gravità.

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In Emilia Romagna, l’Avis Ferrara come sempre molto attiva lancia un video per il dono prima dell’estate:

mentre a Forlì, la testata locale Forlìtoday.it celebra i numeri della provincia forlivese, tra le più munifiche del Paese in fatto di donazioni di sangue, plasma, organi e midollo. Bella poi l’iniziativa di Avis Piacenza, che proprio oggi, a partire dalle 15.30 organizza una pedalata di solidarietà al fine di ricostruire l’Avis di Amatrice.

In Veneto invece, dopo 14 anni, come testimonia L’Arena, è pronta una scultura commemorativa per i donatori Fidas e Aido, mentre è ampia l’attività delle associazioni in Liguria, viste anche le carenze delle scorse settimane che abbiamo ampiamente documentato: a Bordighera (Imperia) appena portata a termine un’iniziativa per sensibilizzare al dono i ragazzi degli istituti superiori di tutta la provincia, come racconta rivierapress.it, un progetto chiamato emblematicamente “Doniamo il sangue” a cui parteciperà anche la vicepresidentessa regionale Sonia Viale, e che a Ventimiglia ha prodotto anche una donazione speciale da parte degli studenti grazie all’impegno della Fidas locale.

In Friuli, per reagire alla situazione annunciata dal portale donatori di Udine, che come si può edere in figura 2 testimonia di alcune carenze per i gruppi B- e AB+, il 27 maggio scorso l’ADS locale (Associazione donatori di sangue) ha organizzato una caccia al tesoro a cui hanno preso parte, come si può leggere su Triesteprima.it, ben 400 persone. Iniziative sicuramente da ripetere in ogni parte d’Italia.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig.2

Sul piano delle testimonianze dei donatori, che sono sempre foriere di ispirazione, da segnalare il lavoro della testata donatorih24.it, che mette in primo piano la storia del giornalista Davide Ludovisi, donatore da ormai moltissimi anni in assoluta naturalezza. Un po’ come dovremmo fare tutti noi.

Infine, come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime iniziative e donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala. È infatti possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 1giugno, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

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Fig.3

A Genova questa sera la Partita del Cuore: occasioni che non devono restare eventi unici per la cultura del dono

Homepage Partita del Cuore 2018 30 maggio Stadio Ferraris Genova

Avevamo parlato dell’ospedale Gaslini di Genova il 14 maggio scorso, quando per la prima volta dopo tanti anni era stato rimandato un intervento chirurgico complesso per mancanza di sangue, una situazione spiacevole che ha comunque provocato una bella reazione locale con donazioni speciali a Ventimiglia, nella stessa Genova, e a Sanremo: ne riparliamo oggi, in un’occasione diversa.

Proprio stasera infatti, allo stadio Luigi Ferraris di Genova, si giocherà la 27esima edizione della Partita del cuore, un evento di beneficenza ormai entrato nell’immaginario popolare degli italiani. E proprio all’ospedale Gaslini, che è uno degli ospedali pediatrici tra i più grandi e importanti d’Italia, e all’Airc (Associazione italiana per ricerca sul cancro), sarà devoluto l’incasso della serata, allo scopo di corroborare la ricerca in favore delle lotte contro i tumori.

Alla “sfida” di questa sera tra Nazionale Cantanti e Campioni del sorriso parteciperanno personaggi molto noti come Gianni Morandi, Paolo Belli, Enrico Ruggeri, Eros Ramazzotti, Neri Marcorè, Niccolò Fabi, Boosta, Lodo e Albi dello Stato Sociale, Ermal Meta e Renzo Rubino (schierati tra i cantanti), mentre gli ex campioni Francesco Totti, Antonio Cassano, Bruno Conti, Zvonimir Boban, Vincent Candela, Paolo Maldini e Javier Zanetti affiancheranno Luca Zingaretti, Max Biaggi, Pio e Amedeo, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Salvo Ficarra e tanti altri attori, comici e anchorman nella compagine mista. Presenti, tra gli altri, anche i calciatori in attività Andrea Bertolacci, Mattia Perin e Fabio Quagliarella (in rappresentanza rispettivamente di Genova e Sampdoria) e le “madrine” Penelope Cruz e Bebe Vio.

La Partita del cuore sarà trasmessa su RAI 1 a partire dalle 21.25, e per questa volta l’ampia la partecipazione a scopo benefico dei suddetti personaggi del mondo dello spettacolo trascenderà le semplici ragioni dell’intrattenimento per farsi cavallo di Troia verso messaggi di solidarietà di sicuro valore. L’importante, per noi di Buonsangue, è che tali eventi non restino avvisaglie isolate, ma sappiano trasformarsi in momenti topici di un unico e più ampio discorso culturale su ciò che significa donare (denaro, sangue o midollo), e su quanto il dono debba trasformarsi in un gesto semplice e consapevole percepito come normale per il bene della comunità.

In Italia manca ancora un discorso ampio e strutturato di comunicazione culturale sull’importanza della solidarietà e del dono, è assente una strategia comune. Ci sono moltissimi operatori che si impegnano molto ma isolatamente, e così eventi come la Partita del Cuore, ideale prima linea in una strategia complessiva in cui ogni attore della società (media, istituzioni, associazioni, esperti, politica) svolge il proprio ruolo, rischiano di disperdere il proprio potenziale.

Ma la Partita del cuore di stasera è significativa anche per un altro motivo: il compito “simbolico” di dare calcio d’inizio al match sarà affidato a Davide Borghero, 18 anni, di Verona, il più giovane donatore di midollo osseo del 2017 iscritto al Registro Nazionale Italiano dei Donatori di Midollo Osseo (Ibmdr), al quale il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il direttore dell’Ibmdr Nicoletta Sacchi consegneranno il premio “Fabrizio Frizzi”, riconoscimento intitolato al presentatore che in vita era stato donatore.

Il Centro nazionale sangue ha riportato sul proprio sito le dichiarazioni della direttrice Sacchi, che ha offerto alcuni numeri sulla donazione di midollo osseo nel 2017 e ha spiegato quali caratteristiche devono avere i donatori, una materia ancora troppo sconosciuta ai più e che noi abbiamo raccontato attraverso l’esperienza personale di Matteo Bagnoli, presidente di Avis Livorno:

“Nel 2017 ben 225 donatori italiani hanno donato il loro midollo osseo per salvare altrettanti pazienti (spesso bambini) – ha spiegato la Sacchi – “Questo numero è il massimo mai raggiunto in quasi 30 anni di attività del Registro Nazionale e l’80% di questi donatori è di giovane età. Per questo è importante che i ragazzi seguano l’esempio di Davide e diventino donatori, perché attraverso il loro prezioso gesto possono salvare una vita. Ci si può iscrivere al Registro non appena compiuti 18 anni e fino a 35 anni. La donazione, poi, può essere effettuata fino ai 55 anni, anche se di solito vengono selezionati donatori di giovane età per garantire una maggiore probabilità di successo del trapianto”. I donatori iscritti al Registro Italiano sono, oggi, 500mila, di cui 398mila ‘attivi’ ovvero under 55. Purtroppo, solo una persona su 100mila è compatibile con chi è in attesa di una nuova speranza di vita”.

 

I video di Avis sul mondo del dono: semplici ed essenziali per il pubblico giovane

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Continua la serie di video cartoni animati predisposti da Avis Nazionale per rendere il più possibile immediata ed esaustiva la comunicazione di una grande associazione di donatori come Avis (che ricordiamo consta di più di un milione e 300mila donatori) sulla attività associative e sulle informazioni basilari sul sistema sangue e su tutto ciò che c’è da sapere sul dono.

Così, circa tre mesi fa è stato pubblicato questo prima contributo video incentrato su tutto l’universo Avis, le caratteristiche e i suoi numeri:

In questi ultimi giorni è invece arrivato il turno della seconda puntata, video di circa 2 minuti e mezzo che spiegano per filo e per segno che requisiti è necessario possedere per poter entrare nel grande e caloroso mondo dei donatori, un cartone semplice e gradevole che risponde a tutte le domande principali che un novizio potrebbe porsi:

Agilità, essenzialità, contenuti audiovisivi. Avis cerca di rispettare, al fine di essere efficace, un’esigenza specifica della comunicazione del nostro tempo, ovvero la rapidità e la scarsità d’attenzione. Ridurre al minimo la verbosità e andare dritti alla sostanza con la massima capacità di sintesi può essere un fattore funzionale soprattutto per il pubblico più giovane, notoriamente abituato alla fruizione di contenuti su smartphone o tablet.

La strada insomma è quella giusta, anche se non bisogna dimenticare che probabilmente la via migliore per raggiungere il pubblico è l’integrazione tra velocità più essenzialità e successivo approfondimento. Solo con questo connubio infatti, un messaggio di grande portata e vissuto come la bellezza del gesto di donare può essere assimilato nella mente e nello spirito e riformularsi nel tempo come un gesto periodico.

Genova capitale del sistema trasfusionale: dal convegno SIMTI alla presentazione del libro “Sangue Infetto” di Michele De Lucia, l’attualità del sangue parla ligure

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods, al 43esimo convegno SIMTI

È Genova in questi ultimi giorni la capitale italiana del sangue.

Dopo le assemblee generali di Avis e Fratres, svoltesi rispettivamente a Lecce (ecco qui i nostri report alla prima, alla seconda, e alla terza giornata) e Cinisi (Palermo), il testimone passa da sud a nord, con l’importante convegno genovese (dal 23 al 25 maggio al Centro Congressi del Porto Antico) organizzato dal Simti (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), evento clou a cui partecipano i più importanti operatori del sistema trasfusionale italiano, come Gianfranco Massaro (presidente Fiods), Aldo Ozino Caligaris (Presidente Fidas e coordinatore Civis) e Giancarlo Maria Liumbruno (presidente del Centro nazionale sangue).

Cosa aspettarsi da questi tre giorni genovesi?

Di certo l’approfondimento ampio e concreto di temi d’attualità importantissimi, peraltro già preannunciati e delineati da Pierluigi Berti in questa intervista ampia e molto approfondita rilasciata al portale donatorih24, occasione in cui il presidente SIMTI si è mostrato realistico e responsabile, richiamando in causa le difficoltà che sta attraversando il sistema trasfusionale italiano sul piano della raccolta sangue, sul rispetto dell’autosufficienza ematica, e non di meno sul piano della formazione del personale specializzato nella medicina trasfusionale, come richiede la direttiva Ue 1214/2016.

Il plasma, la comunicazione dei valori del dono, il ruolo delle associazioni, il PBM (Patient blood management) sono poi tutti argomenti di dibattito che da giovedì fino alla giornata di oggi hanno trovato posto nell’ampio programma di Genova (scaricabile qui).

Per capire il peso specifico della tre giorni genovese, basta leggere qualche passaggio del saluto che ha voluto dedicare a tutti i relatori Gianfranco Massaro (presidente Fiods), toccando con fermezza punti nodali del sistema come plasmalavorazione, valori alla base del dono e differenze tra regioni sul piano dell’efficienza, talvolta ancora troppo marcate. Ecco le parole di Massaro:

Gentili Signore e Signori, è per me oggi un immenso piacere portare il saluto e la voce della FIODS al 43° Convegno Nazionale della SIMTI. La FIODS è impegnata a diffondere e difendere i principi etici della donazione di sangue, norme e valori che sono la base del comportamento individuale. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso lo sviluppo di iniziative informative, formative, culturali e di ricerca, che sono alla base della nostra mission (…)Il Sistema Sangue italiano ha assistito negli ultimi decenni a progressi inimmaginabili; nel tempo si sono infatti ridotti, fino a pressoché annullarsi, i rischi per la donazione e la trasfusione del sangue, quelli legati alla produzione e all’utilizzo dei farmaci plasmaderivati, e quelli legati alla insufficienza di emocomponenti per l’utilizzo ospedaliero. La raggiunta autosufficienza nella raccolta di sangue è un successo per ogni sistema sanitario che vi giunga; un successo che, è bene ricordarlo sempre, non va mai dato per scontato né acquisito per sempre. Allo stesso tempo, il nostro Paese non ha ancora raggiunto, come sappiamo, l’autosufficienza nella raccolta di plasma per la lavorazione industriale. Vanno segnalati, in questo senso, la troppo forte differenza regionale nella raccolta. Anche i raggruppamenti regionali per le gare di conto lavorazione possono essere un modo per trasferire buone pratiche nelle varie parti d’Italia, ed è per questo che nelle ultime gare abbiamo accolto con favore la preponderanza del criterio qualitativo, che include anche i servizi per il miglioramento del sistema. (…) Chiudo con due brevi considerazioni. La prima è che la FIODS si pone degli interrogativi, rispetto alle notizie circa la possibilità di una modifica normativa che permetta la lavorazione del plasma italiano in impianti situati in Paesi in cui la donazione del plasma è remunerata. La seconda è una nota sui progetti internazionali. Come FIODS sosteniamo ancora una volta l’importanza che non una goccia di plasma donato sia a rischio di spreco; è dunque necessario che tutti noi, parte del sistema sangue, facciamo ogni possibile sforzo per favorire, semplificare e moltiplicare i progetti di cooperazione internazionale, con lo scopo di avvicinare i nostri preziosi medicinali ai pazienti che, in tutto il mondo, li aspettano per aggiungere” tempo alla vita e vita al tempo”.

Grazie.

Ma Genova in questi giorni è stata la capitale italiana del sangue anche per un altro motivo, non meno importante: ieri giovedì 24 maggio, alla Feltrinelli di via Ceccardi, è andata in scena la presentazione del libro Sangue Infetto del giornalista Michele De Lucia edito da Mimesis, un’opera di grande respiro destinata a far parlare di sé.

De Lucia ha infatti ricostruito in un lavoro di circa 500 pagine ricco di spunti inediti e di ampia documentazione, gli scandali del sangue infetto che hanno contraddistinto il nostro paese nel dopoguerra, e lo ha fatto senza perdersi in giustizialismi o sensazionalismi, ma piuttosto procedendo per ampiezza documentativa e voglia di arrivare al maggior grado di verità possibile.

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In definitiva, il lavoro di documentazione di De Lucia è così ampio da abbracciare qualsiasi aspetto inerente alla risorsa sangue e a come è stata utilizzata in Italia e nel mondo da inizio secolo ai giorni nostri: nelle pagine di Sangue Infetto, per esempio, l’autore affronta il problema dell’emofilia in tutte le sue sfaccettature, dal punto di vista dell’evoluzione storica delle cure all’assenza di plasma che caratterizzava la situazione italiana a fine anni settanta; entra nel merito di come è cambiata la raccolta sangue nella storia mondiale e torna, caso per caso su tutte le disfunzioni del servizio sanitario nazionale e sugli scandali documentati dalla cronaca, dal plasma killer del 1967 al mercato nero a Napoli negli anni settanta.

E non è tutto. De Lucia racconta con ritmo e passione gli anni d’oro del plasma e del mercato degli emoderivati negli anni ottanta, fa il punto sulla vicenda AIDS in una sezione ampia e appassionata, per poi chiudere con una terza parte ricchissima d’informazioni sui tempi più recenti e sui casi che per molti italiani sono ancora causa di grande intensità emotiva. Si va dall’Italia di “Mani Pulite” ai casi arcinoti sulle tangenti dei farmaci che chiamarono in causa Poggiolini, la P2, il ministro della sanita Francesco De Lorenzo e ben 12 tra le aziende farmaceutiche tra le più grosse del paese, una deriva culminata nel famoso processo di Trento. Mostro sbattuto in prima pagina e servito alle molte vittime innocenti?

Scoprirlo è proprio ciò che il libro di De Lucia ieri presentato a Genova si propone di fare una volta per tutte, rilevando come alcune presunte “verità” spacciate all’epoca come incrollabili dai media, meritino di essere riviste con più attenzione ed equilibrio, sulla strada di una rilettura più corretta di quei fatti e di quegli anni. Obiettivo che condividiamo anche noi di Buonsangue: approfondendo la lettura del testo nei prossimi giorni, ci proporremo di testimoniare dopo una lettura di Sangue Infetto il più possibile completa e attenta, affinché persino i prodromi di situazioni del passato per fortuna oggi lontane, non si ripetano mai più.

 

La vita intensa degli associati, tra cultura del dono e azione sul campo. Intervista a Raffaele Raguso, responsabile della comunicazione Avis Puglia

 

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Raffaele Raguso tra i tesimonial nella campagna Avis sui dialetti

Una vocazione nata in famiglia e tanto impegno sul campo, con l’idea ben radicata nel cuore che donare è un gesto civico lontano dall’eroismo, e più vicino al dovere etico di fare del bene al prossimo.

Raffaele Raguso, responsabile della comunicazione di Avis Puglia, è sicuramente tra i maggiori artefici dell’organizzazione dell’82esima Assemblea generale di Avis svoltasi a Lecce, evento che abbiamo seguito dettagliatamente in ognuna delle sue tre giornate. I volontari come lui sono la base decisiva per poter realizzare un evento di portata nazionale, che mette insieme e riunisce più di mille delegati provenienti da tutta Italia. Dialogando con lui, abbiamo cercato di capire ancora di più della vita associativa, fatta di grandi emozioni.

Raffaele Raguso, quanto è difficile organizzare un evento di portata nazionale?

Non è facile, l’assemblea generale di Avis torna in Puglia dopo più di 20 anni e abbiamo qui circa 1400 delegati. Io sono di Martina Franca, a 100 km da Lecce, non conoscevo Lecce ma a Lecce mi sono sentito a casa e tutti si sono veramente spesi per l’evento, con la macchina organizzativa del Comune e grazie all’aiuto dei vari assessorati. Questa per Avis è un’assemblea importante, capita in un momento molto particolare, ma ciò che bisogna ricordare è che Avis non è solo sangue ma è anche aggregazione: così, quello che abbiamo cercato di fare, è stato di arricchire i lavori assembleari con le cose belle della Puglia. Abbiamo organizzato un buffet serale al bellissimo Castello Carlo V, uno spettacolo comico a Piazza Libertini con Dino paradiso da Colorado Cafè e Tommy Terrafino da Made in Sud, poi una serata danzante con il gruppo Ritmo Binario che fa pizzica e musica popolare. E infine c’è stato l’evento con il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri intervistato da Enzo Romeo del Tg2, in un incontro che in una terra come questa ha un valore in più.

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I presidenti Argentoni (Avis Nazionale) e Bruno (Avis Puglia) con i comici Paradiso e Terrafino

Il finale con Nicola Gratteri mi ha molto impressionato. Un intervento arricchente sotto tanti punti di vista, anche oltre il tema fondante di Avis. Come mai avete deciso di dedicare a lui l’ultima mattinata?

Prima di tutto Gratteri è un donatore, ha parlato di temi importanti per tutti noi, come valori istituzionali, beni confiscati alla mafia, in line con le sue ultime opere. Io sono contentissimo, questo evento per noi di vis Puglia è stato davvero un grande banco di prova. C’è stata grande attenzione, pensa che ieri abbiamo fatto una conferenza stampa, una cosa che ormai non si usa più, ma si sono presentati tantissimi giornalisti, e non perché Raffaele Raguso è bravo a mandare comunicati, ma per ascoltare quello che sarebbe accaduto nei tre giorni. Siamo andati su tutti i giornali, in positivo, Grazie alla voglia di raccontare cos’è Avis e cosa fa.

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Nicola Gratteri e la sua testimonianza

Parliamo di cultura del dono. È importante, secondo Buonsangue, che il dono inizi a entrare sempre di più nel dibattito pubblico come gesto normale, quotidiano, patrimonio individuale di ciascuno di noi. Come ci si arriva?

Faccio proselitismo per Avis e vado nelle scuole. Quello che dico sempre ai ragazzi delle elementari è che quando si comunicano i valori del dono si devono usare pancia e cuore. Il salto di qualità è questo, parlare di cultura del dono e arrivare all’azione. La cultura del dono deve essere presentata così. Si parla sempre di cittadinanza attiva, e per noi in Puglia certe cose banali, come la raccolta differenziata, ancora non penetrano nelle abitudini della gente con facilità, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Il mio obiettivo è proprio che il dono inizi a essere considerato come un gesto semplice comune, non il gesto incredibile di un eroe, ma un gesto che rientra nella vita quotidiana. Il donatore è semplicemente una persona che compie un dovere civico, un gesto semplice per il bene del prossimo. Non ci vuole tanto, serve convinzione mentale, è solo un passaggio. Avis non è solo sangue e plasma, ma educazione, aggregazione, valori civici.

Chiudiamo con una battuta. Sappiamo che fai attività sportiva estrema, come le Iron Neanderthal Races, gare di resistenza a ostacoli in stile guerrieri spartani. Più difficile una prova da iron man oppure organizzare l’assemblea generale di Avis?

In questi ultimi 20 giorni la mia barba è diventata un po’ più bianca, i capelli li avevo già persi. A parte le battute fare una gara estrema per me è anche relax e piacere, organizzare l’assemblea è stato molto stressante ma sono stato ampiamente ripagato. Tutto è andato bene e tutti i delegati si sono sentiti a casa e questa è la cosa importante.

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Lo spettacolo musicale dei Ritmo Binario

 

 

Terza giornata di lavori all’assemblea Avis di Lecce. Un regalo extra il tema sangue, l’intervento di Nicola Gratteri, in prima linea contro la ‘ndrangheta

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Esistono testimonianze onnicomprensive, che vanno oltre i confini tematici che di norma si tende a rispettare in congressi o assemblee altamente specifiche, come possono essere gli eventi di una associazione di donatori come Avis. Ma quando a offrire il racconto della propria esperienza di vita e professionale intervengono uomini di stato come Nicola Gratteri, si finisce per uscire arricchiti, o quanto meno stimolati, in ogni occasione.

Nicola Gratteri è un magistrato sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, oltre che saggista con più di dieci libri alle spalle, scritti con il giornalista Antonio Nicaso. Il suo, si può dire, è un vero e proprio lavoro di indagine sulla società. Perché proporlo al convegno Avis? Perché è un donatore, e perché nel suo lavoro il sangue è contemplato in una chiave un po’ diversa da quella a cui siamo abituati, ovvero lo scambio gratuito, anonimo, volontario, associato e organizzato. È più che altro un simbolo di omertà e violenza.

Presentato dal giornalista Rai del Tg2 Enzo Romeo, Gratteri ha subito indirizzato la sua testimonianza verso l’importanza di preparare le nuove generazioni alla complessità del reale. “Vado nelle scuole da più di 30 anni – ha detto – ora lo sanno tutti perché sono diventato una soubrette. Ma lo facevo anche prima, andavo anche nelle scuole elementari a parlare di mafia e solo adesso dopo tanti anni mi rendo conto dell’importanza di quello che ho fatto, perché mi capita di incontrare magistrati e capitani dei carabinieri che hanno deciso di intraprendere il loro mestiere dopo avermi ascoltato a scuola da ragazzi. A Reggio Calabria insegno una materia che si chiama economia della criminalità, e lo faccio gratis. Molta gente che parla di etica, per farlo si fa pagare. Questo non è etico. Io posso parlare perché ricevo da 30 anni uno stipendio che sono le vostre tasse. Siamo in un presente in cui la Rai ha speso 750 mila euro per commemorare Falcone e Borsellino, chiamando gente che si è fatta pagare. Non c’è etica in questo. Io dico alle università di non pagare me, ci sono ragazzi che fanno gli assistenti e non vengono pagati, non è giusto.

L’importanza della coerenza in un uomo di stato

Che sia un uomo che tiene alla coerenza, come dovrebbe essere un uomo di stato, è evidente anche da alcuni dettagli della vita privata di Gratteri, che rifugge i riflettori. “Sono agricoltore, non esco mai di casa. Amo l’abbondanza e non sopporto i tirchi, ecco perché ho 400 piante di pomodori. La terra è anche il consiglio che do ai giovani che non hanno la vocazione e la costanza per eccellere negli studi. Se avete la media del 20, gli dico, avete fatto un errore. Ci vuole coerenza. Quando mi è stato proposto il ruolo di Ministro della Giustizia ho riflettuto due ore e mezza prima di accettare, poi ho detto sì, perché mi era stata promessa carta bianca. Ho parlato al telefono con Renzi che mi ha chiesto conferma del mio impegno, io gli h detto che lo avrei fatto potendo avere carta bianca e lui ha confermato. Poi non mi arriva la conferma definitiva, e io sapevo che stavano litigando su di me. Napolitano non mi voleva. In ogni caso sarebbe stato inutile accettare un posto dove non si poteva fare la rivoluzione che serve. Non ha senso provare a pareggiare con la mafia, la mafia bisogna batterla. Sono un decisionista, con la mia commissione antimafia abbiamo modificato più di 250 articoli, e di questi 250 solo uno è stato accettato dalla riforma Orlando, quello sul processo a distanza, che comporta 70 milioni di euro di risparmio. Qualsiasi parlamentare può andare a verificare quel lavoro, che era fatto non per il governo ma per il parlamento, cioè per i cittadini. Un lavoro che peraltro ho svolto gratuitamente”.

Un sistema che non renda conveniente il crimine

E il sangue? Che cos’è il dono? Enzo Romeo ha insistito subito su una differenza sostanziale – “C’è contrasto tra sangue versato e sangue donato da parte dei tantissimi volontari che donano ogni giorno. Questo atteggiamento del donare ci riguarda da vicino. Fa parte di un sistema valoriale che dovrebbe diventare la spina dorsale del nostro paese, in un Italia sempre più vecchia che ha 169 anziani per ogni 100 giovani. Il dono porta un idea di presa di coscienza e di ritorno alla legalità in questo paese”. Nicola Gratteri ha però le idee ancora più chiare. Per lui non è solo il sistema valoriale a poter migliorare le cose nel concreto, ma un principio di realtà, addirittura di praticità. “Per migliorare il nostro paese servono molte riforme, e soprattutto bisogna creare un sistema nel quale non sia conveniente delinquere. Non governa solo un principio etico morale, conta la convenienza. Inoltre lo stato deve investire in istruzione prima ancora che in cultura, sono cose diverse. Da noi gli insegnati sono i peggio pagati in Europa dopo i greci, e si viene valutati per quello che si ha e non per quello che si è. La cifra culturale del nostro paese la danno i programmi televisivi, programmi che sono gli stessi in tutto il mondo, una misura chiara del fatto che viviamo in una società del consumo. A scuola arrivano genitori scostumati che non hanno tempo per i loro figli. Figli che non sono più figli nostri ma di internet. Cerchiamo di comprare la loro attenzione e 20 secondi di sorriso con un paio di scarpe o altro. Il rapporto tra genitori e scuole è ribaltato, se un figlio dice di meritare 8 e prende 7 i genitori vanno a scuola con il kalashnikov arroganti e aggressivi, con la dirigente scolastica che se non è intelligente processa gli insegnanti davanti a loro. Io dico agli insegnanti di scegliere una linea comune, e contrastare compatti. Fanno un lavoro emozionante sebbene umiliato dal punto di vista economico. Qui ci ricolleghiamo al volontariato. Se tutti i volontari in Italia si fermassero contemporaneamente si fermerebbe il paese. Non è una battuta e la pura verità. Il rispetto delle regole però è fondamentale anche per i volontari perché spesso troppi slanci di volontarietà e generosità possono essere deleteri rispetto alle vere esigenze del sistema.

Due forme diverse di percepire il sangue

Il consumo e l’apparenza: temi su cui Romeo ha molto insistito, prima di tornare sul sangue.

Se per i donatori il sangue è una materia di scambio, nella società mafiosa è ben altro, è soprattutto un simbolo, come nel caso dei sono giuramenti di sangue. Gratteri ne sa qualcosa. “C’è chi aspira a entrare nella ‘ndrangheta, e in questi casi i pretendenti si affiancano a chi già fa parte dell’organizzazione per un anno e mezzo. Quando il candidato si ritiene pronto, il suo padrino lo porta davanti ai capi, prendendo una grande responsabilità. Se qualcosa va storto, sarà lui a pagare. Poi recita queste parole: “Io cerco sangue e onore”. Quindi si prende l’immagine di San Michele Arcangelo e si buca la mano con ago o coltellino e da quel momento esiste per l’affiliato solo la ‘ndrangheta. Il vincolo è fondamentale, non sono solo parole vuote, ma questa fedeltà al giuramento è il punto che rende granitica la ‘ndrangheta. Quando sì vuole ribadire un legame ancora più forte, gli ‘ndranghetisti si tagliano i polsi e li strofinano, così diventano fratelli di sangue. Questa è la loro trasfusione. Ecco perché c’è bisogno di uno sforzo in più. Non è vero che i calabresi sono omertosi, in realtà non sanno con chi parlare. Ogni giorno ci sono mediamente 200 persone che chiedono di incontrarmi per denunciare. Molti arrivano da lontano e questo mi gratifica e mi preoccupa: possibile che non ci siano magistrati che ispirano fiducia? Bisogna essere credibili, fare selezione di rapporti sociali. Non significa essere altezzosi. Un magistrato non può avere una barca da 20 metri e andare in settimana bianca. Non è possibile, la gente si fa domande. La tendenza è dire che tutti hanno sposato una moglie ricca tranne la mia. Ma battute a parte ciò che serve è soprattutto coerenza”.

Il calderone religioso

E il rapporto tra criminalità e la religione? Come mai è così stretto non solo dal punto di vista simbolico? Come ha ribadito Enzo Romeo, i riti di iniziazione mischiano i valori religiosi e il crimine, e questo è rilevante in una terra in cui solo una grande alleanza delle centrali educative come scuola e chiesa può produrre risultati efficaci. “Quando abbiamo scritto “Acquasantissima” con Nicaso – ha raccontato il magistrato – abbiamo avuto molte lamentele da esponenti della chiesa. Abbiamo portato nelle carceri un quesito sulla fede, e il 98 per cento credevano e pregavano la Madonna. Abbiamo letto le encicliche degli ultimi anni e la parola ‘ndrangheta non appare mai, a dimostrazione che a macchia di leopardo la chiesa ha avuto rapporti con la mafia. Non mi pare una rivoluzione. Sono state create cooperative poi date in comando alle famiglie mafiose. In fatto di opposizione Papa Francesco in Calabria ha fatto molto più di Ratzinger e Giovanni Paolo II. Dopo aver recepito la sofferenza delle famiglie dei figli uccisi, Francesco ha buttato il discorso già scritto per lui e ha iniziato a scomunicare gli ‘ndranghetisti. Ma era un discorso rivolto prima ai vescovi, un discorso che ha lasciato traccia concreta visto che da allora i vescovi hanno preso posizioni nette e non più ambigue”.

Le punizioni esemplari

Un sistema coerente, dunque, dove il crimine non paga, passa anche e soprattutto da pene dure e sicure anche sul piano simbolico. Enzo Romeo ha proposto di donazioni di sangue in carcere, ma a oggi non ci sono le condizioni sanitarie necessarie. Cosa pensa Gratteri di questa idea? E delle pene sicure e del recupero carcerario? “Le donazioni sarebbero possibili, basta solo organizzarsi, i detenuti li farebbero. Ma se pensiamo a un discorso di recupero la strada è ancora lunga, le carceri sono contenitori, non si fa trattamento. Bisogna cambiare le regole, proporre il lavoro come tecnica di rieducazione e recupero, per assicurarli. Li metterei a pulire l’ambiente. Immaginate cosa vorrebbe dire portare il detenuto di 50 anni che non ha mai lavorato in vita sua e che ha avuto auto e barche da migliaia di euro a ripulire il paese in cui ha seminato terrore. Sul piano simbolico, sarebbe un segnale fortissimo della presenza dello stato.

 

Seconda giornata di lavori a Lecce per l’assemblea generale di Avis: le parole in esclusiva per noi del presidente Avis Puglia, il dibattito interno (appassionato) e la riforma del terzo settore all’ordine del giorno

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Una festa che comincia sin dalla hall e continua in ogni angolo dell’hotel Tiziano, pacificamente invaso per l’occasione. I più di 1000 delegati Avis presenti a Lecce si riconoscono dalle giacche, dalle tute, dai cordoni, dai gadget, e soprattutto da una grande e contagiosa allegria. Si sorride molto, in fondo l’assemblea generale è anche una grande festa, e Lecce con il suo clima assolato e ventoso mette addosso brio e adrenalina.

Ma l’atmosfera dell’arrivo è solo un assaggio. Dopo due rampe di scale in discesa, piene di gente di tutte le età, delegati giovani e più anziani, dirigenti del presente e del futuro, si arriva nella sala congressi in cui vanno in scena i lavori. È in sala il folto pubblico è piuttosto partecipe, anche perché per Avis Nazionale questo congresso coincide con un momento di grande dibattito interno.

Come i lettori di Buonsangue ricordano, infatti, lo scorso ottobre vi fu un caso molto discusso in Campania, balzato agli onori della cronaca grazie a un sevizio del programma televisivo Le Iene. Pasquale Pecora, allora membro del direttivo nazionale presenziato da Alberto Argentoni nel ruolo di vice presidente, rimase invischiato in un caso poco chiaro legato alla raccolta sangue via autoemoteca nella sua regione, intaccando, per la prima vola in quasi un secolo, la matrice etica che da sempre fa parte e governa l’essenza più profonda di Avis.

Dall’Emilia Romagna, e in particolare dal presidente regionale di Avis Maurizio Pirazzoli è arrivato un intervento intenso e molto applaudito dalla platea, a dimostrazione di quanto in Avis sia vivo e radicato il dibattito democratico interno, e di quanta passione contraddistingua i donatori e i delegati che dedicano gran parte della loro vita all’attività associativa. Pirazzoli ha ribadito la necessità di affrontare senza indugio il caso Pecora e ha chiesto all’esecutivo nazionale di dare risposte. L’unitarietà associativa sotto l’egida dei principi etici da sempre condivisi, dovrà continuare a essere, per la delegazione emiliana, il punto fermo da cui ripartire.

Naturalmente ogni decisione sulla governance sarà presa in consiglio nazionale, ma ciò che è doveroso constatare, e restituire ai lettori, è che sul piano della fattività e dell’attività concreta su tutto il territorio, Avis non ha mai fatto venir meno il proprio apporto al sistema sangue, e che al di là delle normalissime divergenze sulle scelte da compiere c’è sempre un grande impeto verso gli obiettivi superiori, come autosufficienza e salute di riceventi. Un forte dibattito interno, anzi, in realtà non è altro che un indice di buona salute in una federazione di volontari di così grandi dimensioni.

Le assemblee generali servono appunto come occasioni di crescita interna, così come ha ribadito per noi uno dei principali artefici di queste giornate, il presidente di Avis Puglia, l’avvocato Cosimo Luigi Bruno. Ecco le sue parole.

Quali sono i sentimenti da padrone di casa, nell’organizzazione di un evento così importante per Avis?

I sentimenti sono i soliti di ogni evento Avis. La gioia profonda di essere a disposizione dell’associazione. Sul piano organizzativo si è verificato quello che sapevamo, un grande lavoro da parte di tutti i ragazzi pugliesi e di lecce per garantire a tutti gli associati una permanenza accogliente.

Che Avis si aspetta dopo l’assemblea generale?

A livello nazionale, il tema centrale su cui Avis deve concentrarsi è l’etica. Negli ultimi tempi ci sono stati degli scivoloni che potevano essere evitati. Non abbiamo fatto nulla per evitare certi rischi, poi purtroppo i problemi si sono verificati: come quando vediamo una buccia di banana e anziché evitarla ci mettiamo il piede sopra.  Noi siamo una piccola regionale con i numeri in costante crescita ma ancora non dormiamo sogni tranquilli. Vogliamo crescere, vogliamo diventare un’associazione modello e fare di più, perché solo avendo ambizioni alte si possono raggiungere gli obiettivi minimi. Speriamo di poter raggiungere la raccolta associativa perché i tempi sono maturi per questo salto di qualità. Noi siamo in prima linea.

La situazione del dono del sangue in Puglia qual è?

In Puglia abbiamo un trend abbastanza positivo, ogni anno il numero dei donatori aumenta. Sul piano di ciò che si può fare ritengo che nella nostra regione ci sia un grande potenziale. Specie se tutte le componenti comunali, provinciali, e regionale compresa, riescono a lavorare insieme e a far fruttare questo potenziale, il futuro sarà roseo e diventeremo una grande regione. Il trend è in continua ascesa da un paio di decenni e potremo davvero diventare un’associazione modello.

E sul piano della raccolta plasma? Quanta strada si deve fare in Puglia, anche in base alle indicazioni del PNP 2016-2020?

Sul piano della raccolta plasma riteniamo si stia facendo ancora troppo poco. Non facendo ancora raccolta associativa non possiamo incidere troppo sul numero delle sacche raccolte, ma ciò che possiamo fare è spingere sulle istituzioni e sui centri trasfusionali per fare presente i problemi e coordinarci meglio con loro. Ci dobbiamo impegnare in questa direzione.

Quanto manca alla raccolta sangue associativa in Puglia?

Non si può prevedere, è quasi come prevedere la vincita al totocalcio. Noi come Avis siamo pronti, purché ci sia il convinto appoggio della ragione verso questo tipo di organizzazione. Passare alla raccolta associativa alla cieca significherebbe fare danni nei confronti dei malati che hanno bisogno di sangue o plasma, o dei farmaci salvavita. Noi siamo pronti e si devono solo creare le condizioni con la regione e con il centro regionale sangue, in modo che tutti i tasselli possano funzionare al meglio.

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A conclusione della giornata, ecco esplodere un altro tema decisivo per il futuro di Avis, ovvero le scelte da statutarie da compiere per far sì che Avis possa continuare a mantenere un ruolo di assoluta protagonista anche con la riforma del terzo settore, che ha come dead line il 3 febbraio del 2019.

Che road map attuare? Fare modifiche statutarie subito o arrivarci per tempo? Claudia Firenze, segretario di Avis nazionale ha spiegato molto chiaramente lo stato dei lavori in corso. “Abbiamo scelto gli esperti, c’era dubbio sul fare tutto internamente o rivolgersi ad esperti esterni. È stato fatto un percorso che darà presto i suoi frutti verso una soluzione condivisa. La riforma non semplice, ha trappole che emergono anche dopo mesi, e ci sembrava giusto che la discussione avvenisse in plenaria alla sua piena partecipazione”.

Le scelte di Avis, che saranno compiute dopo le importanti relazioni degli esperti esterni, saranno decisive in chiave politica, per consentire all’associazione l’autocontrollo e un certo peso nelle decisioni, la possibilità di accedere a finanziamenti statali, e a perseverare la propria efficacia e autonomia interna. Insomma, saranno decisive per poter costruire il proprio futuro in casa.

In quanto al presente invece, domenica 20, alle 10 del mattino, chiusura con il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”, un incontro di grande interesse e prestigio che è un vero e proprio regalo di Avis Puglia ai più di 100 delegati provenienti da tutta Italia su temi di attualità e di alto valore sociale.

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Lecce, assemblea generale Avis: la prima giornata di lavori all’insegna di una tavola rotonda su presente e futuro del sistema trasfusionale

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Intensa, colorata e ricca di spunti la prima giornata dell’82esima assemblea generale di Avis Nazionale. Lo scenario di Lecce è bello e ospitale, con Avis che torna finalmente al sud più verace dopo diversi avvenimenti celebrati al nord, laddove la più grossa associazione italiana ha trovato le sue origini quasi un secolo fa.

La prima giornata di lavori, dopo la canonica apertura dei lavori caratterizzati dai saluti istituzionali, ha guadagnato il suo momento clou con la tavola rotonda del pomeriggio, volta ad analizzare i principali “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”.

Molte le personalità avisine e non che si sono cimentate sull’argomento, peraltro piuttosto vasto e complesso, al punto che ciascuno dei relatori ha potuto approfondire prospettive differenti e degne di nota, in base alle proprie competenze specifiche ed esperienze.

Non è un caso, infatti, che Maria Rita Tamburrini, a Lecce in rappresentanza del Ministero della Salute, abbia sottolineato quanto sia importante il ruolo della rete ospedaliera nazionale in ottica di autosufficienza ematica (“un obiettivo di valore sovraziendale e sovraregionale”) e lo sviluppo delle Good Practice Guidelines di portata europea, mentre Giancarlo Liumbruno direttore del Centro nazionale sangue, abbia stilato un quadro generale della situazione sul piano della raccolta sangue, specificando che il lavoro collettivo dei vari stakeholder dovrà incentrarsi sulla lotta alle carenze (“tutte le regioni devono dare il massimo contributo”), soprattutto perché sia evitata la classica crisi del periodo estivo.

In effetti, la stretta attualità ha fatto registrare una carenza forte e inaspettata in Liguria, mentre da molte settimane anche in Toscana e In Friuli la raccolta non è stata fantastica: situazioni che solo con la massima collaborazione tra associazioni potranno essere ammortizzate.

Raccolta sangue al centro del dibattito dunque, ma non solo. E non sempre con approcci teneri. Per il presidente del SIMTI (Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti, chiedersi per quanto tempo il sistema trasfusionale possa essere tenuto in piedi con i livelli di qualità e sicurezza attuali, è una domanda doverosa. Dal suo punto di vista, quello medico, altri argomenti chiave da affrontare sono il ricambio generazionale all’interno delle strutture e la formazione del personale: aspetti sotto i quali c’è tanto da lavorare se si chiede un domani roseo.

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Centro regionale sangue Abruzzo Pasquale Colamartino, secondo cui garantire l’efficienza del sistema trasfusionale e assicurare i livelli di assistenza sarà una bella sfida per il futuro. Senza dimenticare la questione del plasma e del conto-lavoro, attraverso cui il plasma, che resta di proprietà pubblica, è lavorato dalle aziende farmaceutiche e poi restituito sottoforma di plasmaderivati alle regioni. Una peculiarità di sistema tutta italiana, che all’estero è sia apprezzata e imitata sia combattuta e messa in discussone, in virtù dei grandi interessi economici che gravitano intorno a questa risorsa, su cui si prevede nei prossimi anni un giro d’affari vicino ai 20 miliardi di dollari. Una filiera, quella italiana, che secondo Colamartino nei prossimi anni dovrà essere difesa, così come si dovranno ribadire e proteggere i principi etici alla base del sistema associativo italiano.

Il futuro del sistema sangue, come del resto è già espresso dal titolo della tre giorni avisina “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche”, non può dunque che transitare da una prima fase di dissertazioni dialettiche, che continueranno nelle giornate di sabato 19 maggio (dedicata al terzo settore con il dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”) e domenica 20, con una conversazione tra Avis e il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”.

Tanta carne al fuoco insomma, ma anche tanto, tantissimo appetito per i più di 1000 delegati giunti a Lecce da ogni parte d’Italia, in rappresentanza di circa 1 milione e 300 mila donatori.

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Tra il 18 e il 20 maggio le assemblee generali di Avis a Lecce e di Fratres a Cinisi (Palermo): il sistema trasfusionale fa i conti con il presente e guarda al futuro

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Inizia un week-end importantissimo per il sistema sangue italiano: due delle associazioni di donatori più attive e numericamente rilevanti del Paese, Avis e Fratres, vivranno tra venerdì 18 e domenica 20 maggio il più significativo momento dell’anno, con le assemblee generali associative.

Occasioni uniche di ritrovo e discussione, in cui fare il punto sulle dinamiche in corso nel presente del sistema trasfusionale italiano e nella realtà dei donatori di sangue, allo scopo di trovare soluzioni efficaci per il futuro e assicurare la continuità in fatto di disponibilità della risorsa biologica e di autosufficienza ematica.

Ma entriamo più nel dettaglio.

L’assemblea generale Avis, dal titolo “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche” si terrà a Lecce, nello splendido scenario barocco della capitale del Salento, e all’ordine del giorno, oltre ai lavori prettamente legati all’attività associativa (le relazioni del consiglio nazionale e delle delegazioni regionali), troveremo le conferenze su temi come:

1) Tavola rotonda sugli “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”

2) Dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”

3) Conversazione con il dr. Nicola Gratteri – Procuratore Capo di Catanzaro su “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”

Ecco il programma completo:

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In quanto a Fratres, sarà Cinisi in provincia di Palermo, la città scenario della vicenda di Peppino Impastato, a ospitare i lavori associativi dal titolo “Segnali di Crescita ed Evoluzione”, anche in questo caso diretti all’analisi delle attività del presente in chiave di miglioramento e accrescimento dell’eccellenza futura, attraverso questioni chiave come guerra alla talassemia e al calo delle donazioni.

Dopo il saluto del Presidente Nazionale Fratres Sergio Ballestracci, andrà in scena una tavola rotonda di eccellenza sulla Talassemia, realizzata con il sostegno in servizi del Coordinamento dei CSV della Sicilia – Fondo speciale per il Volontariato.

Il Sabato sarà invece dedicato completamente ai lavori associativi con la relazione sulle attività, e con la premiazione dei Gruppi che hanno registrato il maggior fattore di crescita annuo sotto le categorie dei Donatori ei, giovani Donatori attivi, dell’indice di donazione, delle donazioni complessive e dei Donatori immigrati da altre Nazioni. Seguirà poi l’illustrazione di progetti per le future attività formative e promozionali, e l’illustrazione di come dovrà avvenire l’adeguamento alle nuove normative nazionali ed europee.

Infine, nella giornata di domenica tutti i partecipanti si daranno appuntamento presso la Chiesa Madre Maria SS. delle Grazie di Terrasini (Palermo), sfilando con i labari sociali prima della Santa Messa prevista per le ore 9.00

Ecco qui il manifesto completo della manifestazione.

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