La raccolta plasma di novembre fa registrare un calo sullo stesso periodo del 2018, ora la folata finale nell’ultimo mese dell’anno

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Dopo l’ottima performance del mese di ottobre, nel quale si era registrato un aumento del 4,9% di raccolta plasma sullo stesso periodo del 2018, un trend in continuità con i buoni risultati di settembre, il mese di novembre si contraddistingue invece in negativo, con un calo del 4,2% rispetto a novembre 2018. Non bisogna trarre conclusioni troppo negative, perché come vedremo il quantitativo totale raccolto nel 2019 è comunque superiore a quello del 2018 e dovrebbe consentire il rispetto degli obiettivi fissati nel Piano nazionale plasma 2016-20, ma quello che è certo è che ogni situazione in calo deve essere vagliata e monitorata per evitare che si ripeta.

Per esempio, entrando nel merito dei risultati regione per regione (fig.1), al di là del + 193,4% del Molise che naturalmente è una regione molto piccola, buone le notizie che arrivano da regioni altamente popolate come il Piemonte (+7,3%) e da regioni notoriamente in difficoltà con la raccolta come Lazio (+7,15), Campania (+5,4%) e Sardegna (+1,5%). Bene anche il Friuli Venezia Giulia con un + 5,9%.

Un po’ più preoccupante il dato che arriva invece dalla Lombarda, con un -15,9% rispetto a novembre 2018, e cali significativi anche in Liguria (-13,3%), Marche (-13,3%), Veneto (-6,6%) ed Emilia Romagna (-8,3%), tutte regioni popolose con una buona tradizione nella raccolta.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Se invece guardiamo il dato complessivo delle raccolte annuali nei primi 11 mesi dell’anno, in figura 2 tabella 3, il 2019 vede una crescita rispetto il 2018 di circa 10 mila chilogrammi, con risultati positivi in Puglia, in Calabria, in Sicilia in Campania e in Emilia Romagna. A rincorrere un pareggio nella raccolta a dicembre troveremo invece la Lombardia che è indietro di circa 2 mila chilogrammi rispetto allo scorso anno, e il Veneto, più o meno con lo stesso gap.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

A breve dunque, tra circa un mese, avremo il dato definitivo del 2019 per capire se i dettami del Piano nazionale plasma 2016-20 saranno rispettati, in vista dell’ultima annata che precederà un nuovo piano nazionale. Intanto, non resta che continuare con le campagne informative e la cultura del dono in modo da coinvolgere sempre più persone in un universo “giallo” che può cambiare la vita e le condizioni di moltissimi pazienti.

Tra fine dicembre e fine gennaio il picco influenzale nel nostro paese, ma i donatori di sangue sono al sicuro grazie al vaccino gratuito per chi dona

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Il momento del picco influenzale per la stagione invernale 2019 – 20 si avvicina. I giornali principali già informano sul grande numero degli italiani che si prevede saranno colpiti, che oggi si aggira sul milione ed è destinato a crescere nelle prossime settimane, fino al picco massimo atteso per fine gennaio.

Per definire alcune regole utili al fine di accrescere la prevenzione, il ministero della Salute ha lanciato sul suo portale un video e una sezione aggiornata, con le domande più frequenti sull’influenza. Quali sono le tre principali raccomandazioni per proteggere se stessi e gli altri dall’influenza e dalle sue conseguenze? Fare il vaccino, non prendere antibiotici e lavare bene le mani.

Chi legge Buonsangue sa bene come negli anni passati il picco influenzale creasse non pochi problemi alla raccolta sangue durante l’inverno, generando spesso lunghi intermezzi di carenze generalizzate in molte regioni. Poi, dallo scorso anno, grazie al lavoro congiunto delle associazioni di donatori, del Centro nazionale sangue e del Ministero della Salute, è arrivato una grande innovazione, ovvero il vaccino gratuito per tutti i donatori di sangue.

Un scelta matura, utilissima e di grande importanza, come dimostra il bilancio della prima annata in cui il vaccino gratuito per donatori ha funzionato, e che su Buonsangue pubblicammo lo scorso 29 marzo, riprendendo le valutazioni del direttore del Cns Giancarlo Liumbruno. A fronte di un’epidemia influenzale per numeri paragonabile a quella del 2017, infatti, nel 2018 il vaccino gratuito per donatori ha aiutato moltissimo la raccolta. Se nel 2017, infatti, le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto le mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nel primo anno con la nuova regola non si è mai scesi sotto le cinquemila unità.

Quest’anno, gli effetti positivi del 2018 dovrebbero dunque ripetersi, grazie alla doppia “influenza” positiva (mai come in questo caso è opportuno il gioco di significati) che il vaccino gratuito ha sul sistema dei donatori.

Da un lato serve a salvaguardare i quasi 2 milioni di donatori periodici proteggendoli dai malanni di stagione, dall’altro il surplus di motivazioni spinge a diventare donatore per chi non lo è già, con un piccolo dono che fa subito bene due volte, e poi moltiplica i suoi effetti all’infinito.

Ancora un’iniziativa Avis legata a #gialloplasma e alla cultura del dono del plasma. Questa volta il dono si mette in scena attraverso le fotografie

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Dalla campagna che ha preceduto le scorse festività prenatalizie fino a oggi, le iniziative di Avis targate #gialloplasma sono state diverse, e tutte molto particolari ed efficienti. Il motivo per cui un’associazione come Avis – che come ricordiamo spesso è la più grande associazione di donatori italiani con circa 1 milione e settecentomila donatori periodici – spinge sulla cultura del dono del plasma e della plasmaferesi è noto, ed è stato argomento di moltissimi approfondimenti su questo sito.

Mese per mese, su Buonsangue seguiamo i risultati della raccolta plasma su scala nazionale (di seguito gli ultimi dati di ottobre):

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

ma in sintesi le ragioni di immettere continuamente la donazione di plasma è la plasmaferesi nel dibattito pubblico e tra i temi chiave dell’agenda legata al sistema trasfusionale sono due: la produzione dei farmaci salvavita plasmaderivati che consentono di curare i pazienti italiani affetti da malattie rare e difficili come l’emofilia, e la necessità di avvicinarsi all’autosufficienza anche nella raccolta plasma in virtù di assetti geopolitici secondo cui essere indipendenti e autosufficienti sia per la raccolta di sangue intero, sia per il plasma è un fattore strategico importante per ciascun paese. Per riuscirci, la chiave principale è far sedimentare il messaggio tra le nuove generazioni attraverso valori come la condivisione, la capacità di legare il gesto del dono alla voglia di esprimersi e di creare.

Di buon impatto, in tal senso, ci sembra allora la nuova iniziativa di Avis legata a #gialloplasma. Di cosa si tratta? Di un contest fotografico intitolato “Un viaggio nel colore giallo”, pensato e lanciato congiuntamente da AVIS e Sprea editore del magazine “Il Fotografo” e di molte altre pubblicazioni periodiche a tema fotografia.

Dopo il contest culinario “Tutto il buono del giallo”, in cui era coinvolto il noto magazine Sale & pepe dunque, ecco una nuova e prestigiosa collaborazione. Il contest è molto inclusivo, e chi vorrà partecipare sarà chiamato a esprimersi su un tema ben preciso: “professionisti e appassionati sono invitati a lasciarsi trasportare dalle emozioni che il colore giallo può trasmettere, ma anche a catturare ogni tonalità espressa dal giallo nel presente quotidiano. Il colore diviene, dunque, un pretesto creativo, un elemento espressivo del racconto per immagini che potrà svilupparsi attraverso i più svariati generi del linguaggio fotografico, dal reportage alla moda, dalla street photography allo still life”.

Partecipare è molto semplice, come si può vedere sulla pagina del sito nazionale di Avis dedicata al contest.

Ecco le regole:

Compila il form a questo link con i tuoi dati e carica la tua immagine entro e non oltre il 28 febbraio 2020.

– Lascia l’immagine alla risoluzione originale dello scatto e 300 dpi, con profilo Adobe RGB

– Non inserire firme e loghi sull’immagine

Le foto migliori saranno selezionate da una giuria specializzata e pubblicate sulle riviste di Sprea Editori (Digital Camera, Il Fotografo, Photo Professional, N Photography). Partner dell’iniziativa è Nikon che regalerà al vincitore del Contest una macchina fotografica Reflex. A tutti i partecipanti, inoltre, sarà offerto in omaggio un abbonamento digitale della durata di 6 mesi a una delle riviste Sprea Editori a scelta.

L’occasione per partecipare e reinterpretare un gesto come il dono attraverso la meraviglia del giallo e ghiotta e non resta che partecipare in massa. Del resto siamo sempre più nella società delle immagini e anche il dono del plasma e tutta la sua importanza per la comunità, possono essere sintetizzate dalla bellezza di uno scatto.

 

Un anno fa a Roma il protocollo d’intesa tra associazioni di donatori: un protocollo che sarebbe bello allargare alle associazioni di pazienti

Protocollo d'intesa associazioni del dono

Circa un anno fa, a Roma, il 12 dicembre del 2018, vi fu un patto molto importante siglato tra alcune delle principali associazioni di volontari italiani, un protocollo d’intesa che ha rappresentato un momento chiave per potenziare sia simbolicamente che operativamente la cultura del dono in Italia.

L’accordo ha coinvolto associazioni molto diverse tra loro che tuttavia si concentrano sul principio del dono gratuito, volontario, anonimo, associato e organizzato, e ha dato un segnale di unione e solidità che ci auguriamo possa consentire nei prossimi anni dei risultati sempre più rimarchevoli.

Le associazione coinvolte nel protocollo d’intesa sono quelle elencate di seguito:

AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule)

ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo)

ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale)

ADoCeS (Federazione Italiana Associazioni Donatori Cellule Staminali Emopoietiche)

AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue)

CRI (Associazione della Croce Rossa Italiana – ODV)

FRATRES (Consociazione Nazionale dei Gruppi donatori di sangue)

FIDAS (Federazione italiana associazioni donatori italiani)

Come si può vedere, oltre al dono del sangue, la rete creata dall’unione apre spazio anche a donazioni meno note nell’immaginario comune, portate avanti da gruppi di persone che sanno contraddistinguersi per impegno costante e voglia di fare del bene comune. Molte di queste associazioni le abbiamo conosciute meglio proprio su Buonsangue, grazie a una serie di interviste specifiche originate dalla voglia di dare spazio a un lavoro assolutamente decisivo per tutti i pazienti italiani.

Eccole qui di seguito, ma il nostro lavoro continuerà ne prossimi mesi:

ADoCeS (Federazione Italiana Associazioni Donatori Cellule Staminali Emopoietiche)

La donazione di cellule staminali emopoietiche: l’importanza di trovare i donatori compatibili per il bene dei pazienti

FIDAS (Federazione italiana associazioni donatori italiani)

Settembre entra nel vivo e nel mondo associativo si ricomincia con la formazione: la nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli ci racconta FidasLab

AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue)

Intervista ad Alice Simonetti, consigliere nazionale Avis e delegata continentale Fiods: “Sui plasmaderivati bisogna farsi trovare pronti alle sfide che ci aspettano nel futuro”.

Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

Oltre al dono, il punto comune che fa da fil rouge per il lavoro delle succitate associazioni, è la centralità del ruolo del paziente nel loro lavoro. Sforzi e impegno per assicurare che tutti i pazienti italiani, da nord a sud, possano contare sulle migliori condizioni possibili nel ricevere le cure. In questo senso, ci sono altre associazioni che speriamo possano presto essere integrate nel protocollo d’intesa, associazioni come FedEmo, l’associazione dei malati di emofila, da noi conosciuta meglio attraverso l’intervista dello scorso 4 ottobre:

Il sistema trasfusionale dal punto di vista dei pazienti: intervista a Luigi Ambroso, consigliere FedEmo

E come Amami, l’associazione dei malati di anemia mediterranea, che abbiamo sentito lo scorso 25 settembre:

Il sistema trasfusionale dal punto di vista dei pazienti: intervista ad Andrea Tetto, presidente di AMAMI, l’Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana

Uniti, insieme: istituzioni, donatori e pazienti, per un livello del sistema trasfusionale e di conseguenza sanitario sempre migliore.

 

Avis Umbria pubblica i dati regionali sul dono del 2019. Un leggero calo che spinge a considerazioni generali valide per tutti, come incentivare la plasmaferesi

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Se nello scenario politico nazionale le elezioni regionali in Umbria sono state considerate da molti commentatori – e con troppa enfasi mediatica – una cartina tornasole dei desideri di voto degli italiani, dai dati sulle donazioni di sangue ufficiali pubblicati da Avis Umbra si possono invece trarre delle conclusioni generali ben più precise e interessanti sulle possibili criticità e sulle necessità che riguardano il mondo associativo e la raccolta sangue e plasma.

In Umbria le donazioni complessive del 2019 tra gennaio e novembre sono leggermente diminuite, assestandosi a poco più di 35 mila in luogo delle 35.465 dello scorso anno nell’identico periodo di riferimento. Questo significa di base che c’è stata una certa difficoltà nel portare la gente a donare, e se anche le differenze tra annate sono davvero leggerissime, non va dimenticato che l’obiettivo associativo regionale puntava a raggiungere le 40 mila donazioni complessive. Che indicazioni trarre?

La più importante: si registra una necessità che di certo vale per tutto il territorio nazionale, ovvero rafforzare, aumentare, spingere la plasmaferesi come tipologia di donazione d’importanza pari se non addirittura superiore a quella di sangue intero. In Umbria, secondo i dati ufficiali, sulle 35 mila donazioni complessive ben 32.741 hanno riguardato il sangue intero, mentre quelle relative a plasma e donazione mediante aferesi sono rispettivamente di 2.125 e 187. Un numero certamente esiguo, se pensiamo che la raccolta plasma e di piastrine in aferesi consentono la produzione di farmaci salvavita per tantissime patologie gravi come emofilia, malattie emorragiche congenite e trattamento delle immunodeficienze primitive, oltre a molti disordini neurologici. La cultura della plasmaferesi è dunque una cultura da diffondere con costanza e applicazione, perché su questa tipologia di donazione si registrano troppe credenze sbagliate.

Molti donatori, secondo uno studio di Avis Piacenza infatti, credono erroneamente che la plasmaferesi sia una donazione di serie B, tanti altri ritengono che la plasmaferesi non sia igienica quando invece tutto ciò che si usa è attrezzatura sterile e monouso, e infine è completamente falso che iniziando a donare plasma non si possa poi tornare a donare sangue intero, un’altra delle credenze erronee che circolano.

Diffondere sui social il video di Avis Nazionale sulle tipologie di donazione che abbiamo pubblicato ieri, sarebbe già una prima risposta, anche se è bene ricordare che i dati nazionali sulla raccolta plasma sono assolutamente in linea con il Programma nazionale plasma 2016- 2020.

Tuttavia, al di là dei numeri che sono un riferimento importante soprattutto per il presente, ciò che conta nel lungo periodo è sempre la capacità di far sedimentare nel pubblico una cultura del dono matura, efficace e duratura, attraverso il lavoro dei professionisti e dei dirigenti del sistema, delle tante campagne sul plasma delle ultime stagioni che ci sembrano particolarmente efficaci e riuscite, e nondimeno grazie al lavoro capillare delle sedi associative.

I video animati di Avis sul dono del sangue: arriva l’ultimo capitolo di una serie che punta su contenuti chiari, brevi, semplici e fortemente informativi

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Lo scorso 10 dicembre avevamo pubblicato i video molto particolari di Avis sul dono del sangue fino ad allora disponibili, contenuti dall’altissimo valore informativo che puntano a rendere edotti i donatori e chiunque sia interessato a saperne di più sul dono del sangue in modo rapido, chirurgico e senza dubbio iconico.

Proprio ieri è arrivato l’ultimo video della serie, che completa il raggio d’informazione preventiva possibile e a disposizione degli utenti.

In questo caso il focus è incentrato sulle diverse tipologie di donazione, ovvero 1) sangue intero, 2) plasma e piastrine in aferesi, e ognuna può sposarsi meglio dell’altra con ciascuna tipologia di donatore, a seconda delle sue caratteristiche fisiche o biologiche. Sarà il corpo medico a indicare il miglior tipo di donazione possibile per chi decide di donare, e il video di Avis spiega in modo molto lineare le peculiarità di ciascuna donazione riguardo alla durata, agli intervalli tra una donazione e l’altra, e alle quantità di materia biologica prelevata, per poi concludere sulla produzione dei farmaci salvavita.

Ecco il link dove poter vedere l’ultimo capitolo della serie, 2 minuti e 25 secondi molto piacevoli anche grazie all’accompagnamento musicale e al voice-over.

Di seguito invece, ecco i capitoli precedenti, ognuno dedicato a un’area tematica differente:

Il primo, su tutti i numeri e le notizie salienti che riguardano Avis e la sua rete di volontari e donatori;

Il secondo, che invece descrive per filo e per segno quali sono i requisiti minimi per poter diventare donatori;

Il terzo, che spiega molto bene quale sia l’importanza del dono e delle trasfusioni per i pazienti che ne hanno bisogno (e che ai donatori spesso debbono la possibilità di fare una vita normale), soffermandosi sugli usi medici di sangue e plasma;

E infine il quarto, che fissa invece quali sono tutti i passaggi concreti da compiere quando la call to action ha già avuto efficacia e ci troviamo in attesa della nostra donazione di sangue;

In totale, 5 video. 5 grandi aree tematiche da sviluppare secondo criteri di massima fruibilità, velocità, forza informativa e capacità di chiarire i dubbi degli utenti ovunque possano generarsi. Un tipo d’informazione che naturalmente da sola non basta da sola a portare i donatori al centro trasfusionale, ma che svolge l’importante funzionale del tutorial per chiunque abbia voglia di dedicarsi al gesto del dono del sangue, semplice quanto decisivo per il bene comune.

“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

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Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

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Fig. 1

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Fig. 2

Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

La situazione PFAS in Veneto: s’inasprisce la battaglia politica mentre Report mostra situazione difficili in altre zone d’Italia

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In Veneto continua ormai da molti anni a imperversare la questione dei PFAS, sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente dal comparto industriale che secondo gli studi scientifici creano effetti enormemente negativi per l’ambiente – inquinamenti della terra e delle falde acquifere – e di conseguenza gravi criticità potenziali per la salute di larghi strati di popolazione nelle zone colpite, e in particolar modo per le donne (danni all’apparato riproduttivo) e per i bambini (molto più soggetti all’accumulo di queste sostanze cancerogene nel sangue).

Su Buonsangue abbiamo seguito il caso sin dal principio, raccontando gli effetti malsani delle sostanze, quali sono le zone in Veneto particolarmente inquinate, e descrivendo le strategie della Regione Veneto per cercare di contenere gli effetti disastrosi una criticità che potrebbe detonare nei prossimi anni.

Ecco le puntate precedenti:

Pfas in Veneto, il numero dei cittadini colpiti cresce mentre le istituzioni locali e nazionali faticano a lavorare in sinergia

 

Situazione PFAS in Veneto, studi dimostrano danni all’apparato riproduttivo in donne e uomini. La Regione ci riprova con la plasmaferesi pulitrice

Nuovo capitolo per il caso PFAS in Veneto: la plasmaferesi terapeutica serve oppure no?

Inquinamento da PFAS in Veneto, plasmaferesi per monitorare e ripulire migliaia di ragazzi

In particolare, la regione Veneto ha iniziato tempo fa un processo di ripulitura del sangue attraverso plasmaferesi che a oggi risulta l’unica misura adottata, e per di più in via sperimentale. Quali potranno essere gli effetti positivi di questi cicli, e su che percentuale di cittadini sapranno incidere, è ancora difficile stabilirlo, ma sul piano degli effetti che l’inquinamento da PFAS può provocare sul sistema trasfusionale, il problema è evidente: si rischia di intaccare il serbatoio di donatori nel presente, e di ridurlo sensibilmente nel futuro.

Intanto però ci sono alcune novità che bisogna registrare, e che sono di doppia natura. In primo luogo è un fatto delle ultime ore l’inasprirsi della battaglia politica sul territorio, con le dichiarazioni del consigliere regionale Cristina Guarda (Civica per il Veneto), che ha accusato la giunta veneta capitanata da Zaia di non occuparsi del problema, dopo aver chiesto tempo fa di applicare il divieto di consumo di acqua incontaminata per donne e bambini. “Vedremo se dopo esser stata cieca e sorda a quattro anni di denunce in Consiglio Veneto e sette di cittadinanza attiva – ha detto la Guarda – la Giunta leghista prenderà finalmente sul serio le conseguenze dei Pfas sulla fertilità femminile e sullo sviluppo dei bambini. Sappiamo che il dottor Foresta gode di maggiore stima in Regione e nell’intera comunità scientifica internazionale e perciò auspichiamo venga davvero ascoltato, o avremmo l’ennesima conferma dell’inconsistenza di questa maggioranza, assente sul versante della prevenzione alla salute e della responsabilità politica”.

In secondo luogo, è da sottolineare l’ampliamento del problema PFAS ad altre zone di territorio nazionale, come si è potuto riscontrare attraverso la nota trasmissione televisiva Report, che ha parlato di emissioni di molto fuori dalla norma (e poi ritoccate nel tempo secondo le esigenze delle aziende inquinanti) per fabbriche in Toscana, a Rosignano Solvay, e in Piemonte. Una situazione delicata che dovrebbe diventare ancora più centrale nel dibattito mediatico e politico, visto che in gioco c’è la salute pubblica.

Di recente abbiamo parlato di prevenzione di stili di vita corretti per favorire il dono del sangue, la salute pubblica e la sanità nazionale. Di certo se vengono a mancare le tutele dello stato sull’inquinamento ambientale, ottimizzare il livello della prevenzione rischia di diventare un’operazione decisamente più complessa.

Sicurezza e qualità del sistema trasfusionale, come si costruiscono? E i numeri cosa dicono?

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Qualità nel servizio per i pazienti e sicurezza nelle trasfusioni: su Buonsangue parliamo con grande frequenza di questi due valori fondamentali su cui si basa il sistema trasfusionale italiano, tanto che proprio su tali certezze presenti e obiettivi futuri insistono con grande decisione tutti gli stakeholder di sistema e i dirigenti più autorevoli. Ma al di là dei proclami e delle dichiarazioni di intenti, qual è la situazione nel concreto?

Se sul piano della qualità complessiva del servizio è sicuramente possibile fare di meglio, provando a conformare i livelli tra tutte le strutture trasfusionali nelle diverse regioni italiane e – come abbiamo scritto lo scorso 13 settembre – affrontando il problema della carenza dei medici trasfusionali che secondo il Cns rischia di riguardare nei prossimi anni circa un 30% delle forze in futuro necessarie, sul piano della sicurezza i numeri sembrano essere rassicuranti.

Ecco infatti, in figura 1, i risultati di uno studio commissionato ancora dal Centro nazionale sangue, secondo il quale il rischio di contagio per le principali malattie attraverso le trasfusioni è assolutamente minimo.

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Fig. 1

Come possiamo vedere in infografica, l’ultimo caso di trasfusioni infette risale al 1995, quasi 25 anni fa, e il merito è soprattutto di una filiera che è votata al valore della sicurezza a partire dalla sua impostazione valoriale.

Poter contare su una donazione volontaria, anonima, gratuita, associata e organizzata con più di 1 milione e 800mila donatori periodici consente una grande capacità di prevenzione, perché alla donazione periodica si può arrivare solo attraverso la condivisione e l’attitudine a stili di vita corretti che rimuovono in partenza la maggior parte dei fattori di rischio. Procedimenti informativi come il questionario – che alcuni donatori non amano ma che garantiscono una primissima scrematura – ampliano e fortificano il controllo. Infine, per tutto ciò che non è possibile ottenere in fase preventiva, ecco i test NAT, test molecolari che possono riuscire a scovare i virus anche in caso di presenza minimale nell’organismo.

I test NAT, come sappiamo, consentono anche di non costringere i donatori allo stop forzato dal dono in caso di viaggi in zone colpite da West Nile, Chikungunya o altri virus portati dalle zanzare, e come indica l’infografica in alto sono stati moltissimi i casi di infezioni pericolose riscontrati e neutralizzati grazie ai test: ben 751 di epatite B, 642 di sifilide, 315 di epatite C e 96 di HIV.

“Tutte le sacche di sangue donato – spiega il CNS – vengono sottoposte ai test per la ricerca dei virus HBV, HCV, HIV e del Treponema responsabile della sifilide; in particolari periodi dell’anno, a questi test possono aggiungersi ulteriori analisi per la ricerca di altri virus come il West Nile Virus. Le donazioni verranno utilizzate solo se gli esiti dei test effettuati risulteranno tutti negativi”.

Grazie a questo percorso valoriale e al supporto dei test NAT, di conseguenza, secondo il Centro nazionale sangue le probabilità di infezione da HIV sono comprese tra 1 su due milioni e uno su 45 milioni, a seconda del metodo di calcolo usato, cioè qualcosa di davvero infinitesima se si considera che In ambito scientifico una probabilità inferiore a uno su un milione viene considerata trascurabile, come ha spiegato Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns.

Questi numeri, sono stati diffusi in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, che cade ogni anno il 1° dicembre, e ci paiono molto rassicuranti. Sono lontani, e non ripetibili, gli anni in cui l’attenzione generale sulla sicurezza era sottovalutata, come ricorderanno bene i lettori di Sangue Infetto, il libro di Michele De Lucia sulla storia dei casi giudiziari sul sangue da noi recensito nel giugno 2018.

Casi e momenti storici che è sempre meglio ricordare per evitare che si ripropongano in futuro.

 

“Giovani FIDAS: Promotori di salute”: la prevenzione sul territorio dura un anno e se la guidano i giovani è ancora più bello

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Nelle associazioni di donatori di sangue la voglia di investire sui giovani attraverso la formazione, è tanta. Ed è per questo che quando nascono progetti di interesse comune proprio dalle nuove generazioni la soddisfazione è doppia.

L’ultimo week-end, in quest’ottica (a partire da venerdì 29 novembre fino a domenica 1 dicembre) ha sancito il via di una bellissima iniziativa ideata e realizzata dalla branca giovanile della Fidas, Giovani Fidas, che hanno spinto il progetto “Giovani FIDAS: Promotori di salute”. Di cosa si tratta? È semplice. Come avevamo già avuto modo di registrare a Roma durante il convegno internazionale Fiods dello scorso 25 ottobre con le parole del presidente Aldo Ozino Caligaris, il tema della prevenzione e degli stili di vita corretti è molto sentito in Fidas, poiché si basa “sulla consapevolezza che nei Paesi Occidentali, dove le cure per le più comuni patologie infettive sono oramai alla portata di tutti, le principali problematiche di salute sono legate a stili di vita non corretti”.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute” durerà molti mesi, ma il primo momento importante è stato venerdì 29 novembre, quando i Giovani FIDAS hanno presenziato, distribuendo materiale informativo e gadget, il Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino. Con che scopo? Lo ha spiegato Elia Carlos Vazquez, Coordinatore Nazionale Giovani FIDAS: “Promuovere la salute fra i giovani – ha detto Vasquez – è un obiettivo che ci siamo posti come donatori. Evitando il diffondersi di malattie non solo migliorerà la salute della popolazione ma garantirà in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

Il presidio di venerdì tuttavia, durante il quale si è lavorato tra i giovani universitari facendo informazione su malattie sessualmente trasmissibili e più specificatamente sul virus HIV, è stato il preludio della Giornata Mondiale contro l’AIDS, in calendario 1° dicembre, con i volontari in azione nelle Università e nelle Piazze d’Italia per combattere la trasmissione del virus HIV a colpi d’informazione e formazione, una politica che noi di Buonsangue condividiamo a pieno perché perfettamente in linea con tanti dei valori in voga nel sistema trasfusionale, ovvero qualità e sicurezza dei servizi per i pazienti e soprattutto prevenzione come principio basico propedeutico all’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Combattere gli stili di vita non corretti, infatti, produce benefici al Sistema Sanitario Nazionale, e non solo per quanto riguarda la prevenzione delle malattie conseguenti, ma anche perché è dimostrata scientificamente (e dalla logica), la relazione tra la buona salute della popolazione e la possibilità di garantire un bacino di donatori il più ampio possibile.

Gli appuntamenti dei “Giovani FIDAS: Promotori di salute” proseguiranno nei prossimi mesi, e alcuni eventi sono già fissati: la prevenzione andrà in scena per la Giornata Mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, per la Giornata Mondiale dello sport e della salute il 6 e 7 aprile, per la Giornata Mondiale per la lotta al fumo il 31 maggio, e naturalmente per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, che quest’anno si celebrerà in Italia nella data consueta: il 14 giugno, un momento attesissimo per tutti i donatori del mondo.