Veneto, assemblea generale Avis: per la prima volta dopo 50 anni l’Avis provinciale di Venezia non è autosufficiente

LOGO-50°

Il mondo della donazione è sempre fluido, in movimento, e poiché l’associazionismo è vivo e attivo in ogni parte d’Italia, è normale che si alternino notizie positive ad altre più controverse.

E infatti, se pochissimi giorni fa, presenziando all’assemblea generale dell’Avis Cernusco, avevamo raccontato di un più 5,5 per cento rispetto al 2017 per la realtà associativa lombarda, ieri 19 febbraio è arrivata dall’Avis provinciale di Venezia una notizia che ci piace meno: dal quotidiano La Nuova di Venezia e Mestre apprendiamo infatti che, per la prima volta dopo 50 anni, la provincia di Venezia non si rivela autosufficiente in quanto alla raccolta sangue, e che per ovviare a tutte le trasfusioni necessarie si è dovuto ricorrere all’aiuto delle altre province venete.

Nulla di irreparabile, s’intende.

All’assemblea generale convocata per il cinquantenario di Avis Veneto, che si è svolta proprio a Venezia, alla Scuola Grande di San Teodoro, i dirigenti regionali e il presidente di Avis Nazionale Alberto Argentoni si sono detti pronti a lavorare ogni giorno per garantire ancora il ruolo che Avis ha sempre avuto in regione affrontare le nuove difficoltà generalizzate e determinate dal contesto, che come sappiamo riguardano la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni nelle realtà associative e l’innalzamento dell’età media della popolazione, con il conseguente incremento statistico delle procedure mediche che richiedono una trasfusione.

I numeri generali del Veneto sono decisamente buoni, con 131 mila soci donatori (solo in Avis) e una media di 600 donatori che donano ogni giorno nei Centri trasfusionali e nei Centri di raccolta in regione, per un ammontare di circa 220 mila donazioni all’anno grazie al lavoro delle 6 sedi provinciali e delle oltre 300 sedi comunali esistenti in regione, a cui deve sommarsi il contributo dell’affiliata Abvs (Associazione bellunese donatori sangue) che vanta oltre 6 mila soci.

Su Buonsangue non ci scordiamo mai di sottolineare quanto sia difficile e delicato il ruolo delle associazioni di donatori, difficoltà pari solo all’importanza che i donatori rivestono all’interno della vita di comunità.

Ecco perché ci auguriamo che le istituzioni possono contribuire a favorirle e a favorire la raccolta sangue: in Veneto si viene da una stagione complessa, con il caso Pfas che ha complicato la vita di molte comunità locali, e con l’accordo Naip sulla plasma lavorazione che ha scontentato più di qualche donatore, a causa della sperequazione tra i criteri di prezzo (che ha inciso per il 90%) e qualità (che ha inciso per il 10%), e perché è mancata la collaborazione di fondo tra istituzioni e associazioni proprio al momento di scrivere il bando.

Sul piano istituzionale, dunque, si poteva fare molto meglio. Ma quella che arriva alla provincia di Venezia, va intesa come una piccola sveglia, l’ideale per puntare su un 2018 ancora più ricco di energia e iniziative con un solo scopo comune, assicurare ai cittadini la quantità di sangue necessaria attraverso la collaborazione delle “tre gambe” e lo sviluppo del Patient Blood Management.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *