Il sistema sangue e i suoi temi chiave. Liumbruno: “Più omogeneità tra le regioni”. Ma intanto il Veneto pensa ai vessilli con il Leone

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Due temi chiave, assolutamente centrali per gli interessi della salute pubblica, governano l’attualità del sistema sangue: la situazione d’emergenza provocata dalle zanzare Chikungunya e West Nile, e gli aggiornamenti che riguardano la vicenda complessa, e per certi aspetti preoccupante, dell’inquinamento da PFAS in Veneto.

Del primo caso abbiamo parlato diffusamente nei post dei giorni scorsi:

L’impatto di Chikungunya e West Nile http://www.buonsangue.net/news/chikungunya-anofele-west-nile-zanzare-impatto/ è rilevante, nonostante qualche esagerazione a mezzo stampa e sui media http://www.buonsangue.net/news/la-zanzara-chikungunya-amplificazioni-dono/, ma è bene ricordare ancora una volta che lo stop delle donazioni, nel Lazio, riguarda solo i territori dell’ASL Roma 2 e di Anzio.

La novità importante è una dichiarazione del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno, che in occasione dell’incontro tra CNS e il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, ha sottolineato come sia assolutamente importante, nei prossimi mesi, che vi sia sforzo collettivo verso una sempre crescente omogeneità tra le regioni, al fine di superare le attuali differenze nell’erogazione di prestazioni come trasfusioni o terapie legate ai farmaci derivati dal sangue. In ballo c’è il rispetto della normativa UE, che entro febbraio 2018 chiede a tutti gli Stati membri di predisporre servizi trasfusionali conformi alle regole di buone prassi, ovvero le GPG (Good Practice Guidelines).

Ecco il passaggio saliente del comunicato che si può leggere nella sua versione integrale sul sito CNS http://www.centronazionalesangue.it/notizie/regioni-serve-piu-omogeneita

“Tuttavia esistono difformità tra le diverse regioni – sottolinea Liumbruno – che occorre superare tenendo conto che le attività di raccolta del sangue e del plasma e le terapie trasfusionali sono Livelli Essenziali di Assistenza. Per superare queste differenze e rendere più omogenei i modelli organizzativi, anche sulla base di virtuosi già presenti, a partire da quello dell’Emilia Romagna, è necessario uno sforzo da parte delle Regioni perché adottino le GPG in tutte le fasi del processo trasfusionale, come richiesto dall’Europa”.

Sul caso dell’inquinamento da PFAS in Veneto, invece, la situazione appare molto delicata.

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Già, a luglio, tra i primissimi, avevamo raccontato su Buonsangue come fossero in programma delle plasmaferesi per ripulire il sangue dei tantissimi adolescenti veneti colpiti da questa forma d’inquinamento industriale http://www.buonsangue.net/news/inquinamento-pfas-veneto-plasmaferesi/.

Gli PFAS, lo ricordiamo, sono sostanze chimiche che si possono tranquillamente ritrovare in prodotti di uso comune, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa in grado di sedimentare nella componente liquida del sangue.

Un problema, insomma, che mette a rischio la salute di migliaia di persone.

Nelle ultime ore, il governatore del Veneto Zaia ha prima attaccato il governo Gentiloni colpevole di immobilismo http://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/21/news/i_veleni_del_pfas_zaia_vara_una_legge-176154402/, poi ha chiesto lo stato di emergenza http://www.regioni.it/newsletter/n-3237/del-26-09-2017/inquinamento-da-pfas-zaia-scrive-a-gentiloni-17126/ insieme allo “sblocco dei fondi statali (80 milioni), necessari alla realizzazione di nuovi acquedotti che permettano di portare acqua di buona qualità nelle zone colpite”.

Sul piano dell’impatto delle plasmaferesi, invece, si è espressa negativamente Greenpeace, nel blog “ufficiale” tenuto sul Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/08/pfas-veneto-non-basta-il-lavaggio-del-sangue-serve-abbassare-i-limiti-nellacqua-potabile/3843054/, asserendo che le misure di pulizia del sangue non saranno sufficienti. Come mai? Perché non è stata ancora attivata l’unica misura efficace, ovvero l’abbassamento dei livelli di PFAS consentiti nell’acqua potabile (che in Italia sono tra i più alti al mondo). Inoltre, sottolinea Greenpeace, non si ha ancora traccia “di piani per prevenire l’ulteriore immissione in ambiente di queste sostanze”.

In Veneto sono quindi molte le situazioni che meriterebbero la massima attenzione da parte del governo regionale: oltre agli PFAS, c’è anche la contesa sull’accordo per la raccolta e il frazionamento del plasma, in seguito alla sentenza del TAR del Veneto che, lo ricordiamo, ha escluso l’australiana Csl Behring riammettendo in servizio l’italiana Kedrion http://www.buonsangue.net/news/silenzio-vicenda-tar-veneto-la-lavorazione-del-plasma-kedrion/. Ora siamo in attesa della sentenza definitva del Consiglio di Stato dopo l’avvenuto ricorso. È un po’ strano, allora, che il governo regionale si stia impegnando in battaglie che a prima vista appaiono un po’ meno urgenti, come per esempio quella intrapresa contro il governo per difendere una legge approvata dal Consiglio regionale che – come si è potuto leggere di recente sull’Huffington Post http://www.huffingtonpost.it/2017/09/23/il-governo-impugna-la-legge-veneta-che-impone-lesposizione-del-leone-di-san-marco-negli-edifici-pubblici_a_23220351/ “obbliga tutti gli uffici pubblici locali e statali del Veneto ad esporre il gonfalone di San Marco, assieme al Tricolore e alla bandiera dell’Ue”.

Ovviamente il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Consulta il provvedimento, poiché “in contrasto con le leggi dello Stato”.

La sensazione è che forse bisognerebbe impegnarsi su problemi ben più urgenti.

 

 

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