Il Sistema sangue italiano premiato a Francoforte per il PBM (Patient Blood Management): ottimo risultato ma si può migliorare

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Il presidente del Cns Liumbruno premiato a Francoforte

Un paese pieno di limiti che tuttavia sa farsi valere a livello internazionale per alcune eccellenze, e che talvolta ottiene anche dei riconoscimenti per aver anticipato, intrapreso, lanciato, alcuni processi di miglioramento sistematico di assoluta importanza nel campo sanitario: l’Italia è, per la comunità internazionale impegnata nel settore del sangue, il paese in cui Il Patient Blood Management, ovvero il modello di gestione della risorsa sangue del paziente che necessita di trasfusioni, è stato recepito, integrato e sviluppato meglio.

Il riconoscimento per il sistema sangue italiano è arrivato in questi giorni a Francoforte, nell’ambito del Global Symposium Patient Blood Management, riunione tra esperti internazionali di settore che hanno assegnato il premio con questa motivazione: “L’Italia è capofila in Europa nella gestione della risorsa sangue del paziente prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori, il cosiddetto ‘Patient Blood Management’ che può salvare migliaia di vite”.

Un bella soddisfazione per il Centro Nazionale Sangue e per il suo direttore Giancarlo Liumbruno, che ricevendo il premio in Germania ha ribadito quanto il PBM influisca sulla salute di molti pazienti ricordando che “la corretta gestione del paziente alla vigilia di un intervento chirurgico è un momento cruciale. Sappiamo che il mancato trattamento dell’anemia pre-operatoria equivale all’erogazione di prestazioni sanitarie sub-ottimali, con un aumento del rischio di complicanze anche gravi”.

A premiare l’Italia, c’era invece Kai Zacharowski, direttore e titolare del dipartimento di anestesia e medicina intensiva dell’University Hospital a Francoforte, un nome che i lettori di Buonsangue possono ricordare perché protagonista di un importante intervento sul tema PBM al convegno di Roma nel novembre 2016, occasione nella quale aveva coniato il motto che ben spiega in poche parole il senso di questo nuovo modello integrato: “giusta trasfusione, con la giusta quantità di sangue al momento giusto”.

Cos’è il PBM nel dettaglio lo abbiamo spiegato in questo articolo, ma ecco invece la definizione “breve” che arriva dal Centro nazionale sangue:

Il PBM consiste in una serie di tecniche farmacologiche e non farmacologiche da adottare prima, durante e dopo l’intervento secondo tre “pilastri”: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi, ad esempio trattando l’anemia prima dell’operazione; ridurre al minimo il sanguinamento, un risultato ottenibile con tecniche chirurgiche particolari o utilizzando terapie specifiche; ottimizzare la tolleranza verso l’anemia, agendo anche con farmaci sulla capacità dell’organismo di tollerarla. Se ben applicato, il PBM oltre a evitare le complicanze, può ridurre i tempi di degenza e ridurre sensibilmente i costi legati alle terapie trasfusionali.

Aver promosso per primi queste tecniche nel sistema italiano è un punto meritorio, e continuando su questa strada non possiamo che augurarci che tutti gli altri aspetti in cui il sistema sangue è ancora migliorabile per qualità e sicurezza del servizio dovranno essere affrontati, come per esempio una maggiore compattezza di sistema per affrontare le criticità dovute ai cambiamenti della plasmalavorazione (per esempio l’importanza del fattore qualità nei bandi per il conto-lavoro), il ricambio generazionale tra i donatori, la facilità dell’accesso al dono, l’efficienza dei centri trasfusionali e l’aumento della raccolta in vista dell’autosufficienza.

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