Tra scuola e approccio alla salute il rapporto è sempre più stretto, sulla scia del lavoro costante delle associazioni italiane

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Era auspicabile e ora è accaduto: l’educazione alla salute, la conoscenza del nostro corpo e come si deve operare la giusta “manutenzione” per accrescere il livello di benessere per noi e per il prossimo, sarà sempre più centrale nella vita scolastica degli studenti italiani, per tutto il lungo percorso delle scuole dell’obbligo, dall’asilo alle scuole superiori.

Ad annunciarlo sono stati il ministro della Salute Giulia Grillo e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, a margine del protocollo d’intesa interministeriale firmato di recente, allo scopo di cementare sempre di più i temi di formazione e corretto approccio alla salute: Questo passo rientra all’interno di una visione complessiva che il governo sta portando avanti – ha detto a tal proposito la Grillo – Crediamo in un approccio intersettoriale nelle politiche per la salute. In questo processo la scuola rappresenta un momento fondamentale di informazione e formazione”.

Con un approccio del genere non si può che essere d’accordo, anche perché nell’ambito formativo dell’educazione al dono del sangue, i rapporti tra scuole e associazioni sono continui e costanti da molto tempo e in tutto il paese, grazie al costante confronto programmatico tra Civis e ministero dell’Istruzione, sancito per l’ultima volta nel dicembre 2018 a Roma.

Su Buonsangue abbiamo riportato tantissime testimonianze di questa proficua e collaudata collaborazione, che naturalmente speriamo possa diventare ancora più diffusa e sistematizzata in ogni regione d’Italia.

Iniziative importanti sono già avviate; come Avis Cartoon School per esempio, perseguita da Avis Toscana, che permette agli studenti delle scuole primarie di apprendere i vantaggi psicofisici della donazione di sangue mentre imparano le tecniche per creare cartoni animati e film d’animazione. O come il progetto Blood Confusion portato avanti dal Centro nazionale sangue, creato allo scopo di individuare attraverso le scuole quali sono i motivi più importanti che tengono i giovani lontani dal dono del sangue. O ancora, come “A scuola di dono”, un concorso organizzato da Fidas per celebrare i 60 anni dell’associazione e che mira a coinvolgere tutte le scuole del paese in ogni grado di istruzione, con temi o elaborati artistici che sappiano raccontare la donazione di sangue.

Un lavoro costante e capillare, che può contare su iniziative più strutturate e durature, ma anche su momenti formativi occasionali che entrano nel flusso delle normali attività scolastiche. Basta infatti cercare nell’enorme flusso di notizie che popolano il web per scoprire che soltanto nell’ultima settimana il dono del sangue (e in certi casi anche del midollo osseo) è stato materia di arricchimento per i ragazzi in Piemonte nel Canavese, in Liguria con il progetto Donaction, in Puglia con “Dono perché ci credo”, in Calabria con “Rosso Vita”, a Varese in Lombardia, in Emilia Romagna con il progetto “Solidarietà e dono del sangue”, in Campania con “Donare salva una vita”.

Tanto, tantissimo impegno che proseguirà in futuro all’insegna di dibattiti, progetti, libri, workshop creativi, e che non potrà che sedimentare e dare i suoi frutti nel lungo periodo, alla luce del necessario ricambio generazionale tra donatori che è atteso nel prossimo decennio. Perché quando certi valori e l’importanza di gesti come il dono si apprendono da piccoli, a scuola, è molto più facile portarseli dentro per tutta la vita.

 

 

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