Nubifragio a Livorno, cos’è accaduto sul piano del bisogno di sangue? Parlano Matteo Bagnoli, presidente Avis Livorno, e Antonio Cucè, donatore e vigile del fuoco

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Sette morti e un disperso. Questo l’ultimo bilancio, che si spera definitivo. A Livorno il maltempo ha causato una situazione drammatica.

Su Repubblica di Firenze si possono leggere resumen completi e puntuali, che fanno il punto sulle ultime novità e informano sui tanti salvataggi di fortuna, sulle previsioni atmosferiche dei giorni che verranno http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/09/10/news/livorno-175079493/ e sulle situazioni in divenire di queste ultime ore:

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/09/11/news/livorno_si_cercano_i_due_dispersi_in_mare-175175443/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1

Anche sul Tirreno, gli aggiornamenti arrivano costanti:

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2017/09/11/news/trovato-ai-tre-ponti-il-corpo-della-donna-dispersa-nel-nubifragio-1.15839087?ref=hftiliel-1

I danni provocati dal nubifragio non mancheranno di suscitare polemiche.

Sul Messaggero, per esempio, il fisico Franco Prodi già ieri ha invitato le istituzioni a un approccio con le calamità atmosferiche meno irrazionale, più maturo, giacché a suo dire la tecnologia a disposizione consente di prevedere con esattezza la reale entità dei fenomeni:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/sono_rischi_che_possiamo_prevenire_basta_con_la_favola_delle_bombe_d_acqua-3232379.html.

Poi ha pregato la stampa di non trasformare in un tormentone la formula “bombe d’acqua” che giornali e televisioni stanno utilizzando per sottolineare il carattere fortemente impattante delle precipitazioni.

Ma cosa è accaduto a Livorno sul piano del bisogno di sangue?

Per saperlo, abbiamo intervistato Matteo Bagnoli, il presidente di Avis Livorno, sede operativa tra le più attive in tutta la Toscana: “Avis Livorno – ha spiegato il presidente – lo dico con orgoglio, è la sezione più dinamica in Toscana. Nel 2013 abbiamo superato le 10mila donazioni, e da allora i dati generali sul dono sono in peggioramento per mille motivi. La crisi economica con le aziende che chiudono, e che in generale mandano i dipendenti a donare molto malvolentieri. Per quel che riguarda ciò che è accaduto a Livorno, noi di Avis ci siamo stretti alla città. Il tipo di evento ha comportato, tragicamente, decessi diretti e non casi di feriti con un bisogno immediato di sangue. Per noi delle associazioni, in generale, la cosa più importante è sempre poter programmare. Il bisogno c’è sempre, e com’è successo per il terremoto ad Amatrice, quando ci sono a disposizione le scorte significa che noi delle associazioni abbiamo lavorato bene. Non ci aspettiamo dei numeri in aumento nei prossimi giorni perché la tragedia è finita, non ci sono altri feriti. Se ci sarà una risposta, sarà legata alla città: qui la solidarietà è un valore radicato nel territorio, tutti i livornesi aiutavano gli altri nelle strade. E meno male, perché vuol dire che le nostre 10mila donazioni si basano su valori profondi”.

Lo scorso 2 febbraio, a Roma http://www.buonsangue.net/eventi/dai-terremoti-agli-attentati-terroristici-in-francia-come-si-gestisce-una-maxi-emergenza/ abbiamo imparato che non tutte le emergenze sono uguali sul piano delle immediate necessità di sangue.

Gli attentati terroristici, con alti rischi di ferite da taglio ed emorragie hanno dimostrato il bisogno di incrementare su altissimi livelli di guardia le disponibilità istantanee di sangue, mentre calamità naturali come terremoti o nubifragi creano statisticamente altri tipi di danni alle persone, e in genere il bisogno di sangue nell’immediato non implica misure di raccolta straordinarie.

Chiarificatore, sotto questi aspetti, il nostro colloquio con Antonio Cucè, ex vigile del fuoco di Livorno ora in pensione, nonché donatore volontario, e fino a marzo scorso segretario dell’Avis locale: “Con l’ingresso dei giovani mi sono fatto da parte e sono diventato osservatore” – ha spiegato Antonio, prima di parlare del nubifragio.

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Antonio Cucè, ex vigile del fuoco e volontario Avis

“Riconoscere l’entità dell’evento che si sta verificando è molto difficile. Gli eventi come questo non sono prevedibili ma si può lavorare molto sul piano della prevenzione. Dopo eventi come quello di Genova (l’alluvione del 9 e 10 ottobre 2014 n.d.r.), si deve imparare che intombare un fiume e farlo correre sottoterra comporta dei rischi, se non si fa la giusta prevenzione. Se non si puliscono gli argini da tutto quello che c’è intorno si possono creare dei tappi che poi generano allagamenti. La prevenzione dev’essere cultura quotidiana. Prevenzione è una parola che va bene per tutte le situazioni della vita di una persona. Puliamo bene tutto, anche se non ha piovuto per 8 mesi e poi ha piovuto tutto insieme”.

Anche il dono, per Antonio, è dunque un fattore culturale decisivo. “Se si parla di donazione di sangue – dice – noi abbiamo sempre insistito per avere donatori che vanno oltre l’emotività e sanno bene che donare il sangue è una questione vitale. Se pensiamo agli appelli sui media in occasione dello scontro tra treni in Puglia o dei recenti terremoti, hanno fatto più problemi che altro. Un conto è se si presenta un donatore come me, con un percorso conosciuto di 150 donazioni, un altro è se arriva qualcuno alla prima esperienza. Ieri non ci sono stati isterismi, ma si è visto che la solidarietà è sempre moltissima. Per strada c’erano moltissimi ragazzi a spalare fango in modo gratuito, anonimo e volontario, solo per il bene comune. Sono gli stessi aggettivi che usiamo per il dono del sangue. Quando c’è necessità i giovani sono pronti, magari non sanno che bisogna donare. Ecco perché è importante organizzare giochi e andare nelle scuole, per far capire loro cos’è il dono e cos’è la solidarietà”.

Il miglior modo per far breccia?

Per Antonio non ci sono dubbi, è l’esperienza di vita. “Andiamo nei licei e portiamo ai ragazzi le persone che sono state salvate dai donatori, e lì si crea il silenzio. L’attenzione. È importante far conoscere le esperienze di vita di chi si è salvato grazie alle trasfusioni e al dono del sangue, e io sto cercando di creare dei cortometraggi che possano rappresentare queste esperienze. Quando un ragazzo conosce una persona che vive grazie alle trasfusioni, allora capisce per sempre l’enorme importanza del dono”.

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