Le sinergie tra pubblico e privato che puntano al miglioramento dei servizi per i cittadini

 

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Il 6 luglio scorso, pochi giorni dopo la sua nomina, Buonsangue è stato il primo network a intervistare il neo presidente Avis Gianpietro Briola. Di quell’intervento ci colpì soprattutto un passaggio, quello sulla sinergia tra il centro di raccolta della sede associativa Avis e gli ospedali civili di Brescia, un accordo grazie al quale tutta la raccolta di emocomponenti, sangue, plasma e piastrine è destinato a passare per il centro Avis sotto la responsabilità tecnica degli ospedali, una soluzione comoda e vantaggiosa per i donatori e di alto profilo per la qualità e la sicurezza del servizio trasfusionale.

Quello di Brescia è uno di quei casi, insomma, in cui la sinergia tra il pubblico e il privato funziona bene e apre nuove possibilità gestionali e organizzative, per il beneficio di tutti. Un modello, come ha indicato lo stesso Briola, che “è assolutamente replicabile, anche se molto dipende dalle organizzazioni locali”, giacché in alcune zone del nostro paese la raccolta associativa non è così ben organizzata e strutturalmente pronta come a Brescia.

Interessante, nella stessa direzione, risulta allora la soluzione messa in pratica in provincia di Reggio Emilia, dove, come possiamo leggere su Reggio Sera, è stata completamente riorganizzata la rete dei prelievi di sangue. Come?

Si tratta di un progetto ideato già nel 2014 che prevede un sistema di prelievi da effettuarsi nei centri privati accreditati, prelievi destinati a essere analizzati nei laboratori Ausl di Reggio Emilia. Tale formula ha due obiettivi principali: da un lato punta all’ottimizzazione delle risorse interne, ovvero rendere più agili gli stessi prelievi senza file e in un numero di strutture destinata a crescere nel tempo; dall’altro punta a mantenere sempre alto e omogeneo lo standard di sicurezza e qualità degli esami.

Naturalmente per una piena efficienza, come in tutte le nuove sinergie, servirà tempo.

In questa prima fase del progetto, a quanto pare, i paesi interessati al cambiamento saranno soltanto tre, ovvero Bagnolo in Piano, Sant’Ilario e Cavriago. Nelle fasi successive, tuttavia, da completare entro il 2019, l’intenzione è di aumentare copiosamente il numero delle sedi accreditate, e aggiungere altri upgrade nel miglioramento del servizio come: 1) ampliamento del numero dei giorni d’apertura e delle fasce orarie, 2) accesso diretto senza prenotazione e 3) riconversione del personale attualmente impiegato in altre funzioni, come per esempio l’assistenza dei pazienti a domicilio. Obiettivi di sicura utilità.

In attesa di conoscere i primi risultati di questa nuova organizzazione, e di seguire da vicino le prossime fasi per verificarne la crescita, ci sembra che intanto gli esempi di Brescia e Reggio Emilia possano e debbano ispirare sinergie virtuose tra pubblico e privato anche nel resto d’Italia, sia per favorire la raccolta sangue, sia per mantenere sempre alta l’asticella di sicurezza e qualità delle attività trasfusionali.

Pubblico e privato non sono necessariamente mondi antagonisti, ma risorse per la comunità. Risorse che se ben gestite creando sinergie funzionali possono contribuire non poco a migliorare la vita dei cittadini.

 

 

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