La nuova campagna ministeriale contro l’HIV: nessun danno, e nessuno squillo

La comunicazione del Ministero della Salute è sempre un candelotto di dinamite pronto a esplodere, basti pensare alla recente e celebre campagna sul Fertility Day, quella in cui la divisione netta tra buone e cattive abitudini era stata messa in scena attraverso due rappresentazioni simboliche sbigottenti: buone abitudini con personaggi biondi e belli sotto la luce del sole in piena armonia per il prossimo, cattive abitudini con consumatori di vizi multietnici in una stanza chiusa e polverosa.

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Oppure, basti pensare all’uscita del ministro Beatrice Lorenzin dello scorso aprile, quando con pochissime e chirurgiche parole, fu in grado di stravolgere la realtà sull’altissimo livello di sicurezza del sistema di raccolta e lavorazione di sangue e plasma in Italia, dichiarando “I farmaci ottenuti con tecnologia del Dna ricombinante di ultima generazione garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”.

“I plasmaderivati fonte di pericolo per i pazienti” Così la ministra Lorenzin seppellisce il mondo dei donatori BUONSANGUE (1)

Non ricordiamo questi precedenti per pignoleria o crudeltà, ma alla luce di una nuova campagna di comunicazione che non ci sembra particolarmente riuscita: quella dal titolo “Con l’HIV non si scherza, proteggi te stesso e gli altri” appena lanciata (è sui media dal primo dicembre) contro l’HIV, allo scopo di spingere la comunità a non sottovalutare l’incidenza di un fenomeno che in Italia, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità – Centro Operativo Aids (COA), ha contato nel 2016 ben 3.451 nuove diagnosi di infezione, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti.

Nulla di scandaloso nella nuova campagna di comunicazione: in questo caso non ci sono retrogusti discriminanti o stravolgimenti della verità causa inconsapevolezza, ma solo una vaga sciatteria, e una sensazione generale di aver realizzato il tutto per mero dovere istituzionale, senza un impegno profondo e uno sforzo concreto per trasmettere al pubblico i focus e quegli elementi tematici di richiamo che potessero davvero colpire l’attenzione, né i principi profondi su cui fare informazione.

La comunicazione, nell’era contemporanea, è sempre più difficile e complessa, e non c’è spazio per gli errori, pena l’inefficacia e l’invisibilità se non, addirittura, un “ritorno” molto negativo e talvolta travolgente.

Qualsiasi contenuto abbozzato, debole e pigro, finisce nell’oblio prima ancora di prendere vita, e non ci pare che la campagna televisiva affidata agli attori più o meno noti Dario Vergassola e Giulia Michelini smuova particolari reazioni emotive o tenda a farsi ricordare: il messaggio fila via inosservato, a cominciare dal claim “Con l’HIV non si scherza”, una frase fatta che persino il correttore di word definirebbe logora e abusata, per finire al concept dello spot, che si limita a qualche smorfia davanti allo specchio e a un sorriso finale. Eco qui i video della campagna televisiva:

Vergassola

Michelini

Chi scrive è stato adolescente nel pieno dell’esplosione del caso AIDS, e anche nel 1991 ci fu una campagna particolarmente contestata, che suscitò un vero e proprio scontro tra Ministero della Salute e Ministero dell’istruzione, affidata al fumettista Silver e al suo personaggio più famoso, oggi forse un po’ meno conosciuto ma allora molto amato e seguitissimo tra gli adolescenti, Lupo Alberto.

LupoAlbertoVirus

Si trattava di un opuscolo piuttosto lungo e ben argomentato, che fu criticato perché, per i tempi, era addirittura troppo esplicito, poiché faceva riferimento a una possibile vita sessuale dei giovani molto attiva, ricca dal punto di vista delle esperienze possibili. Eppure non vi è quarantenne di oggi che non ricordi perfettamente l’opuscolo che servì a iniettare il concetto di Aids e di modalità di trasmissione nelle nostre teste, proprio perché si trattò di una campagna emotiva, ricca di contenuti informativi e in grado di perturbare, e in ultimo di chiamare in causa, come soggetti attivi, la scuola e la famiglia.

Ai giorni nostri invece, poiché che gli adolescenti, come dato di fatto, non sono più spettatori della televisione, il Ministero della Salute ha pensato allora di raggiungerli con mezzi alternativi. Quali? Naturalmente, senza alcuna visione a medio o largo raggio, ma assecondando automatismi e cristallizzati, il mezzo scelto è quello più canonico e convenzionale per quel tipo di target, ovvero gli youtuber.

“Per tale target (gli adolescenti n.d.r.) – si legge sul sito del Ministero della salute – il Ministero, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e il Comitato Tecnico sanitario (Sezioni per la lotta all’AIDS e del volontariato per la lotta all’AIDS) ha deciso di avviare, a titolo sperimentale una campagna su Youtube. La motivazione è data dai numeri, dalla forza ed il ruolo di YouTube nella vita quotidiana dei giovani. Secondo il 14° Rapporto Censis sulla comunicazione del 2017, i social network sono infatti la prepotente novità degli ultimi anni: nel 2017 si registra il 75,9% di utilizzatori di Youtube tra i giovani under 30”.

Ma è davvero così? Non proprio, giacché come si può leggere in rete, è già stato ampiamente dimostrato nel mondo che il fenomeno degli youtuber è soprattutto una bolla speculativa di visualizzazioni legata ai criteri di rilevazione, e che se per esempio, si conteggiassero gli spettatori degli youtuber con gli stesi criteri di rilevazione della tv, il più famoso di loro è seguito da una mole di pubblico paragonabile a quella di un programma secondario delle tv locali.

Insomma sì sa, probabilmente, proprio come i mariti, i frequentatori di Camera e Senato e i titolari dei ministeri sono spesso gli ultimi a sapere le cose, ma forse sarebbe un bene che quando si concepiscono campagne di comunicazione importanti per i giovani su fenomeni come l’HIV, oltre che affidarsi a personaggi famosi e alle mode discutibili (che messaggio duraturo e perturbante può arrivare da uno youtuber?) si tengano bene a mente i risultati di lungo periodo, che tornino a valorizzare a pieno il ruolo educativo di scuole e famiglie, punti cardinali della vita reale.

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