I media e le sentenze sulle trasfusioni di sangue infetto in tempi ormai lontanissimi: serve maggiore trasparenza nell’informazione

Pinocchio

Questa settimana lo spazio tradizionalmente dedicato da Buonsangue alla raccolta di news da tutto il territorio nazionale, è sempre incentrato sulle news, ma per una riflessione più ampia.

Il dibattito pubblico sull’importanza di rivedere e ristabilire le regole della notiziabilità, alla luce dell’ampio spettro di equivoci e opinioni generato, ad esempio, dalle fake news, a volte non tiene nemmeno troppo conto di alcuni risvolti più umbratili del fare informazione, come per esempio i depistaggi o l’agire sull’inconscio.

Partiamo da un esempio preciso: questa settimana molti network locali del Lazio hanno riportato la notizia di un risarcimento ottenuto a Formia da un uomo al quale nel 1975 erano state trasfuse unità di sangue infetto: ecco per esempio il titolo di www.H24Notizie.com: Sangue infetto all’ospedale di Formia, risarcimento da 230mila euro a uomo di Gaeta.

Guardiamo l’immagine numero 1.

Copertura completa Google NewsFig.1

Difficile non notare, a un primo sguardo, che la dimensione temporale dell’accaduto, ovvero la data in cui la trasfusione infetta è avvenuta, il 1975, è rimossa praticamente in tutti i titoli, fatta eccezione per un singolo caso, quello di Temporeale, che parla almeno di battaglie legali durate 40 anni.

Che le vicende narrate, come detto, risalgano al 1975, sembrerebbe quindi un dettaglio di secondaria importanza, così come non sembra un dettaglio rimarchevole la durata del procedimento giudiziario, 43 anni, intervallo che forse in questo caso sarebbe la vera notizia principale.

Invece no, dai titoli che si leggono, la prima reazione istintiva di qualsiasi lettore non può che essere l’indignazione epidermica, nel tempo presente, per il fatto che all’ospedale di Formia le trasfusioni non sono affatto sicure. I particolari, come si diceva un tempo, poi si trovano in cronaca: ma in casi come questo che riguardano la diffusione di notizie su questioni molto delicate come la salute pubblica, bisognerebbe soltanto cercare il massimo della trasparenza, della chiarezza espositiva, dell’etica nel racconto della realtà.

Non è proprio clickbaiting, ma si tratta comunque una pratica informativa molto migliorabile.

La sensazione dettata dall’analisi empirica, è che nell’informazione a tema sangue si punti ancora un po’ troppo sull’effetto shock, e sulla preoccupazione inconscia che le notizie sulle pratiche trasfusionali hanno il potere di generare, giacché il procedimento della trasfusione di sangue, durante la quale il paziente non può fare altro che affidarsi alla struttura ospedaliera che gestisce la sua salute come una specie di deus ex machina, assomiglia sostanzialmente al rapporto tra uomo e provvidenza, con l’inconoscibile che atterrisce.

La maggior parte delle testate finisce per inventare quindi una specie di terza dimensione, una sorta di presente storico mal definito in cui gli eventi restano in sospeso.

Gli effetti? I pochi che leggono gli articoli nella loro interezza accedono in un secondo momento alla verità dettagliata, mentre i molti che si fermano ai titoli rischiano di entrare in un meccanismo di credenze e valutazioni errate.

Non troppo grave se si parla di calcio o di opinioni politiche, un po’ di più se si entra in ambiti più delicati, come la percezione dell’efficienza operativa di un settore importante del servizio pubblico ospedaliero.

Ecco perché, allora, il Centro Nazionale Sangue (CNS) ha trovato opportuno, nei giorni scorsi, pubblicare un comunicato stampa attraverso cui ribadire che in Italia le trasfusioni sono sicure: comunicato che nasce proprio dagli equivoci e le imprecisioni che emergono spesso a mezzo stampa quando un procedimento giudiziario sul sangue infetto iniziato decenni addietro arriva a compimento. Ecco il testo integrale del comunicato:

In Italia le trasfusioni sono sicure

Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione. Lo ricorda il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, in riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di stampa.

Su ogni donazione di sangue, ricorda il CNS, vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015, ultimo anno per cui si hanno dati validati, di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

“In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue – afferma Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro -. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni ‘80 e ‘90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse”.

Su Buonsangue, per quanto ci riguarda, continueremo a usare il metodo della più assoluta trasparenza e chiarezza informativa, ribadendo che la sicurezza e la qualità del servizio trasfusionale italiano, assolutamente rimarchevole, non deve indietreggiare di un millimetro.

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