Donazioni e sicurezza: Centro Nazionale Sangue e CIVIS reagiscono. Risposta (indiretta ma chiara) alla ministra Lorenzin

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Una risposta indiretta, ma ferma e in assoluta controtendenza con le parole della ministra: è questo il significato del comunicato stampa apparso nella mattinata del 12 aprile 2017 sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, volto a ribadire l’assoluta sicurezza, a 360° gradi del sistema trasfusionale italiano.

Facciamo un piccolo passo indietro.

Come da noi segnalato l’11 aprile, in occasione della sua mancata partecipazione al convegno organizzato da FedEmo per la giornata mondiale dell’emofilia, la ministra Beatrice Lorenzin ha inviato un messaggio piuttosto discutibile, riassumibile in questo virgolettato: “I farmaci ottenuti con tecnologia del Dna ricombinante di ultima generazione garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”.

Già nella giornata di ieri, poi, sono arrivate le prime reazioni piuttosto critiche a queste affermazioni molto superficiali e fuori misura, lesive di una sicurezza di sistema assodata e del lavoro certosino, difficile e quotidiano delle associazioni di volontari.

Ecco perché, nel comunicato di oggi, ufficialmente in risposta alla sentenza della Corte di Appello di Roma che ha respinto l’appello proposto dal ministero della Salute contro i risarcimenti a centinaia di persone per i danni subiti da emotrasfusione con sangue infetto negli anni 80 e 90, è facile leggere una replica alle dichiarazioni di Lorenzin.

“Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione – esordisce il comunicato, entrando poi nel merito delle procedure – Su ogni donazione di sangue vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.”

In virtù dei suddetti interventi – specifica Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore generale del Centro – il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C.”

La chiusura, proprio sul lavoro delle associazioni volontarie e sui plasmaderivati, è affidata a Vincenzo Saturni, presidente di Avis Nazionale e coordinatore pro tempore di CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue): “Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza per gli emocomponenti e i farmaci plasmaderivati. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza.”

 

 

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