Dai media locali tre casi di cattivo funzionamento nel sistema trasfusionale, che se verificati non dovrebbero mai più ripetersi

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Su Buonsangue insistiamo molto sull’importanza di valori come qualità e sicurezza del servizio trasfusionale, perché ci sembrano i primissimi fattori necessari a motivare i donatori a compiere quel gesto chiave e decisivo che è il dono in assoluta serenità, affinché si realizzi e si compia il legame ideale ma in verità concretissimo tra donatore e paziente nella battaglia verso la salute.

Ciò naturalmente non impedisce che di tanto in tanto vi siano, nel sistema, alcune disfunzioni che è giusto osservare e segnalare affinché non si ripetano, ribadendo tuttavia quanto siano ottimali i livelli generali di qualità e sicurezza nel nostro paese.

Nelle ultime settimane, alcuni media locali hanno riportato eventi che, se fossero confermati, sarebbe bene non sottovalutare, anche perché chi governa deve tenere bene a mente che esistono alcuni problemi strutturali da gestire e risolvere, uno tra tutti la scarsità dei medici trasfusionali di cui abbiamo dato conto lo scorso 13 settembre con un pezzo di approfondimento:

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

Il primo caso segnalato arriva dal Molise in Molise, e in particolare al gruppo Fidas di Agnone, in provincia di Isernia, dove, citiamo testualmente dal Quotidiano del Molise, “Da circa due mesi a 483 donatori di sangue dell’Alto Molise, iscritti all’associazione Fidas di Agnone, viene negata la possibilità di poter donare sangue, indispensabile per gli ospedali molisani. La causa di ciò è legata al mancato rinnovo della convenzione tra Asrem (Azienda sanitaria regionale Molise) e l’Associazione scaduta nel 2019 e che di fatto non consente la presenza di personale medico specializzato durante i salassi effettuati nell’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone”.

Una situazione burocratica che sarebbe da risolvere al più presto, in modo che i tecnicismi non impediscano ai donatori molisani di poter donare.

Il secondo caso segnalato riguarda invece dal nord Italia, e precisamente da Milano, dove ai Nas sono arrivate ben due denunce per il “mancato rispetto delle norme per la raccolta sangue”. In particolare, sembra che che in un laboratorio odontoiatrico “venivano effettuati diversi trattamenti PRP (plasma ricco di piastrine) a puro scopo di lucro “senza le prescritte autorizzazioni dei centri trasfusionali pubblici, prelevando da pazienti sangue che veniva illegalmente lavorato e reinfuso “. Una situazione molto grave che, se acclarata, ci auguriamo porti alla chiusura del laboratorio incriminato.

Infine il fatto potenzialmente più grave, che si aggancia al problema dei medici trasfusionali mancanti. In Sardegna, un territorio dove la talassemia è una malattia diffusa che in qualche modo riguarda davvero ampi strati della popolazione, la scarsità di medici trasfusionali avrebbe costretto a ridurre i trattamenti per talassemici a giorni alterni. Come se si trattasse della circolazione della auto in una metropoli inquinata. A Nuoro, secondo quanto testimonia La Nuova Sardegna “il centro trasfusionale è al collasso”, e se così fosse per i sessanta pazienti talassemici interessati le trasfusioni non potrebbero più essere garantite con regolarità. Un evento decisamente negativo cui bisognerebbe porre un freno immediato, attraverso l’adeguamento dell’organico alle necessità del territorio.

La salute dei pazienti è deve restare l’obiettivo principale di tutte le parti in causa. Questo è il principio che non bisogna mai scordare.

 

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