Le prime risposte alla ministra Lorenzin, Castellano: “Un pugno in faccia a 1 milione e 700mila donatori”

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il convegno ''La Polizia di Stato con le donne'', Roma, 4 marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Arrivano le prime reazioni critiche al messaggio shock inviato dalla ministra Beatrice Lorenzin per la Giornata Mondiale dell’Emofilia: http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/.

E del resto non poteva che essere così: dire che i ricombinanti “garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”, significa mettere in discussione la sicurezza del sistema trasfusionale italiano e del metodo del conto/lavorazione del plasma, che tutto il mondo riconosce come il migliore.

A rispondere alla ministra Lorenzin interviene su Buonsangue Beppe Castellano, emofilico A grave, 58 anni, giornalista professionista.

Castellano segue da sempre, per motivi professionali, il mondo dell’associazionismo e dell’emofilia, dei donatori di sangue e del plasma. È un vero e proprio attivista, come esponente della Libera associazione genitori ed Emofilici Veneti, e nel seguire i vari processi in corso.

Ecco le sue parole.

“Spero che la “Ministra” Lorenzin ritratti immediatamente parte delle sue dichiarazioni che si riferiscono ai pericoli di infezioni (oggi?) tramite i fattori della coagulazione plasmaderivati.  Questa frase, ≪evitando l’uso di plasma derivati, quindi delle complicanze infettive più temibili, come l’Epatite e l’AIDS≫, è un vero e proprio pugno sul muso a un milione e 700mila donatori volontari, periodici, non remunerati e associati, e alle loro associazioni, che da almeno tre decenni si battono – insieme a pochissimi fra gli stessi emofilici, i loro medici e le loro associazioni – perché l’Italia giungesse ad avere finalmente il plasma più sicuro al mondo in conto/lavorazione. Ed è anche un pugno nello stomaco alla memoria di tanti nostri “compagni” emofilici che sono morti proprio per l’assoluto Far west dei famigerati anni ’80. Anni in cui le multinazionali del plasma (grazie a “pressioni” su medici e pazienti di cui si sta scrivendo finalmente la storia negli atti processuali), hanno sì infettato centinaia di emofilici per Aids invadendo il nostro mercato nazionale di plasmaderivati ricavati da plasma di carcerati e datori a pagamento delle periferie statunitensi, lungo il Rio Bravo e negli slums dell’America Latina. Ed è un calcio per quel 25% di emofilici, fra cui il sottoscritto, e dei loro medici curanti che secondo la ministra sono “rimasti all’età della pietra”, continuando ad usare i plasmaderivati dei nostri donatori. Vuol dire che siamo imbecilli e incoscienti e aspiranti suicidi. Posso capire la scarsa conoscenza in materia della ministra, e quindi la invito a studiarsi sia la storia, sia le più recenti pubblicazioni scientifiche. La invito anche a “interrogare” chi le ha stilato o suggerito la “lettera di saluto” per la giornata dell’Emofilia, poi opportunamente distribuita alla stampa. Spero tanto non sia di nuovo il solito “giochetto” di Big Pharma che se da una parte si appresta a lucrare ancora di più sulla nostra pelle, dall’altra tenti di impadronirsi del plasma italiano per ricavarne ancora lucro. Basta una frase ben inserita in una lettera ufficiale a far notizia e buttare nel water decenni di lavoro, sudore e… sangue per giungere ad un livello di sicurezza infettiva pari fra plasmaderivati e ricombinanti. Non sono certo affermazioni mie, queste ultime. Invito infatti la Ministra a studiarsi anche la recente (2016) ricerca Sippet sull’incidenza dei ricombinanti nell’insorgenza degli inibitori anti Fattore della coagulazione rispetto ai plasmaderivati. Perché è questo il vero pericolo per gli emofilici, soprattutto per i Pup’s (mai sottoposti a nessun tipo di terapia sostitutiva) oggi e nel prossimo futuro. Dovrebbe ricordarsi che ricordi che è lei la garante della sicurezza dei nostri plasmaderivati italiani (tutti, non solo i fattori per l’emofilia), che come lei stessa ha stabilito da mesi possano fregiarsi del pittogramma che ne certifica la provenienza nazionale e sicura. Ma allora, perché ora la ministra ci dice esattamente il contrario?

Castellano scrive da più di 20 anni per l’Avis (Associazione volontari italiani sangue) del Veneto e nazionale, questo, dice, è il suo “conflitto di interessi”, poi aggiunge: “Mi fido più di un milione e 300 mila volontari (senza contare le altre associazioni di donatori) che donano e “perdono” il loro tempo senza alcun tornaconto per gli ammalati.

Oltre a lui, anche il presidente di Fratres Toscana Luciano Verdiani è intervenuto sull’argomento, con parole caute ma ferme: “La sicurezza garantita dal sistema trasfusionale e dalle associazioni di donatori volontari sui plasmaderivati non è assolutamente in discussione – ha ribadito Verdiani – mentre per quanto riguarda le parole della Lorenzin, ci incontreremo nei prossimi giorni con gli altri rappresentanti associativi per decidere il da farsi”.

 

N.B.

 

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