Carenze di sangue nel Lazio: l’inchiesta (urlata) del quotidiano Il Tempo che arriva fuori tempo

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Come affrontano i media generalisti, ovvero i giornali e le televisioni, le notizie intorno all’universo sangue?

In generale, le strade più battute sono due:

1) Le uniche notizie che vengono prese in considerazione sono le carenze, quasi sempre riportate con tono giudicante, come se la raccolta del sangue fosse automatica e non il frutto di un lavoro complesso di più soggetti che riesce meglio in un clima culturale di condivisione e consapevolezza.

2) Si cavalca l’emotività del momento in caso di emergenze come incidenti o terremoti, senza fare cultura del dono o della raccolta periodica e associata, provando a spiegare che il bisogno di sangue è una necessità effettiva e perpetua della comunità, creando dunque accorate mobilitazioni istantanee che rischiano di creare più problemi gestionali che benefici.

A volte, poi il sangue diventa strumento di campagne urlate e tardive, come quella pubblicata qualche giorno fa sul Tempo, storico quotidiano romano che in passato ha annoverato tra le sue firme, tra gli altri, intellettuali di spessore come Alberto Moravia, Mario Praz, Alberto Savinio e Curzio Malaparte, per poi entrare a far parte – attraverso vari passaggi – dell’ampio spettro di attività editoriali della famiglia Angelucci.

Eccone alcuni estratti dal cartaceo, in figura 1-2, ed ecco il link per leggere l’inchiesta on-line.

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Fig.1

 

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Fig. 2

Cosa si nota in questo approccio?

1) In primo luogo, una scarsa familiarità con la materia. Plasma e sangue sono spesso confusi e scambiati come sinonimi, mentre sul piano della raccolta come sappiamo bene, sono due materie biologiche ben distinte che hanno utilizzi sanitari diversi e forniscono, se frazionati, farmaci utili a curare patologie differenti.

2) In secondo luogo, le tempistiche totalmente tardive: su Buonsangue abbiamo parlato delle carenze del Lazio già il 16 febbraio 2017, undici mesi fa, pubblicando le tabelle tratte dalla Gazzetta Ufficiale su produzione e consumo di globuli rossi nelle annate 2015-2016 e su plasma inviato all’industria dal 2010-2011 fino al 2015-2016.

Il problema della carenza nel Lazio è cronico, e andrebbe affrontato con un approccio costruttivo da parte di tutti. Nell’inchiesta del Tempo, la parte “costruens” ovvero quella in cui si delineano possibili soluzioni sembra del tutto dimenticata. Si fa riferimento solo, e in modo piuttosto vago, a una migliore “comunicazione”, che di certo può essere un fattore importante, ma di certo non l’unico.

Anche sul piano delle cause, la chiave di lettura del tempo si limita alla cattiva gestione, che oltre a essere discutibile (noi stessi abbiamo spesso documentato gli ottimi risultati del meccanismo nazionale nella gestione del caso Chikungunya), è di certo insufficiente.

In quest’ottica, noi ribadiamo quanto già segnalato un anno fa.

L’impatto di una città complessa come Roma potrebbe essere uno dei fattori, con la necessità di stanziare per le maxi-emergenze quantità di materia biologica superiore. Altra causa possibile, le innegabili difficoltà logistiche e organizzative per i donatori romani, che rendono più macchinosa la donazione programmata. Tuttavia non basta. Su Buonsangue cercheremo di approfondire, ma di certo il Lazio è una di quelle regioni in cui sarà necessario lavorare duro a tutti i livelli, sia sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione alla cultura del dono (compito delle istituzioni e delle associazioni volontarie), sia sul piano dell’organizzazione interna e della qualità del servizio.

Da allora la situazione non è molto cambiata, e proprio sul piano della diffusione della cultura del dono non sembra affatto che i media generalisti abbiano compiuto dei passi in avanti.

Nei prossimi giorni proveremo a portare qualche testimonianza diretta di addetti ai lavori rispetto alla situazione in Lazio, ma intanto aspettiamo con ansia, da parte di tutti i quotidiani nazionali, delle pagine informative su cos’è il dono di sangue e plasma e sul perché è importante donare periodicamente. Contributi che sarebbero realmente utili, specie se proposti in tempi lontani dall’agenda dettata dall’attualità e dai toni urlati delle inchieste tardive.

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