Sangue e ricerca scientifica, tantissimi i campi di applicazione ma il ruolo dei donatori non passerà mai di moda

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La ricerca scientifica sul sangue è perseguita nel mondo in modo costante, dai più prestigiosi centri di ricerca. Il sangue, lo sappiamo bene, è il fluido vitale per eccellenza, un liquido all’interno del quale sono trasportate un numero enorme di informazioni sul nostro organismo.

E se già molte volte, in questi anni, abbiamo riportato informazioni sulle ricerche più significative, dal sangue artificiale ai tentativi di curare autismo e problemi cardiaci, o dall’importanza del sangue del cordone ombelicale che contiene le staminali fino ad Ambrosia, l’esperimento piuttosto discusso nato in America per provare a ritardare l’invecchiamento attraverso la trasfusione di plasma giovane, in questa settimana sono arrivati aggiornamenti importanti rispetto a ben tre filoni di ricerca.

In primo luogo, l’Alzheimer: sono molte le testate che hanno ripreso la notizia, da Sky Tg24 al Giornale, e di nuovo c’è che un’equipe internazionale formata da studiosi dell’Università di Washington, del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (Dzne), dell’Istituto Hertie per la ricerca clinica sul cervello (Hih), e dell’Università di Tubinga, piccolo centro non troppo lontano da Stoccarda, ha elaborato un metodo in grado di essere usato, nel prossimo futuro, per prevedere con un certo anticipo i danni cerebrali che provoca una tra le più subdole e complicate malattie che possono colpire l’uomo. La chiave innovativa è la mappatura di una proteina, chiamata Nfl, che si riversa nel liquido cerebrospinale, nel midollo e infine nel sangue in caso di danneggiamento delle cellule cerebrali, consentendo delle previsioni attendibili.

La seconda notizia arriva dall’Italia, e in particolare da Robbio in provincia di Pavia. Come possiamo vedere nel video della testata on-line La provincia Pavese infatti, l’Avis di Robbio è la prima sul territorio nazionale a poter usufruire della tecnologia “Vein Viewer”, un ricercatore di vene a infrarossi che consente di individuare la vena al primo colpo e azzerare il rischio di ematomi per i donatori.

Infine, un’importante approfondimento arriva dall’AGI (Agenzia giornalistica italiana), nel pezzo firmato direttamente da Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. Oggetto dell’analisi, è la produzione dei vasi sanguigni sintetici, giacché come ci avverte la rivista Nature, prestigiosa rivista scientifica, alcuni ricercatori della University of British Columbia soni i primi studiosi a riuscire nell’impresa di produrli. Una scoperta di certo molto importante, che tuttavia, come spiega lo stesso Liumbruno, non deve far pensare immediatamente e nel breve periodo (così come succede per il sangue artificiale) a un utilizzo per l’uomo su larga scala, visti i costi elevatissimi e le enormi quantità che sarebbe necessario produrre.

Il lavoro dei donatori e la loro attitudine al dono sono e saranno ancora per moltissimo tempo, dunque, valori insostituibili: la ricerca su larga scala dovrà sicuramente proseguire e diventare sempre più efficiente, ma la sua importanza potrà concretizzarsi solo attraverso una crescita altrettanto significativa della sensibilizzazione sul valore del dono anonimo, gratuito, etico e organizzato. Questo non bisogna dimenticarlo.

 

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