“Il Colore della Vita”, il fumetto che racconta Avis. A Lucca Comics l’affascinante storia dell’associazione

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Dopo gli accenni alla conferenza romana del 25 ottobre, di cui abbiamo già parlato a ridosso dell’evento, il fumetto “Il colore della vita”, creato da Avis in collaborazione con la Scuola internazionale di Comics e con la partecipazione di Fiods e la Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo, è stato presentato venerdì 3 novembre in una delle vetrine fumettistiche più importanti d’Italia, presa d’assalto da lettori e appassionati: il Festival Lucca Comics.

Noi di Buonsangue, per l’occasione, lo abbiamo letto per voi.

“Il colore della vita” è una storia che mira a convogliare valori etici profondi, valori generati da una profonda passione per il bene del prossimo, una passione che attraverso le vicende del suo depositario, il medico Vittorio Formentano, riesce a esondare dalla sfera dei gesti pur coraggiosi e benevolenti di un singolo individuo per diventare molto di più: la più grande associazione di donatori italiana di sangue, con circa un milione e 300 mila donatori.

Com’è potuto succedere? Il fumetto racconta con passo sicuro e una sapiente struttura narrativa tutti i passaggi che hanno consentito la nascita di Avis e il suo concitato sviluppo nel tempo, a partire dalla vigilia di Natale del 1926, quando Vittorio Formentano, medico ematologo fiorentino in servizio a Milano, fu chiamato di notte per soccorrere una giovane donna che aveva partorito da poco, finendo vittima di una forte emorragia. Formentano si rese conto immediatamente che la donna aveva bisogno di una trasfusione, e dopo aver individuato il suo gruppo sanguigno provò a verificare la compatibilità dei due fratelli di lei, senza tuttavia avere fortuna. Il sangue dei familiari non era utilizzabile, e nemmeno c’era il tempo di reperirlo altrove. A quei tempi infatti, non esisteva un sistema trasfusionale efficiente, organizzato e sicuro come oggi: il sangue era un bene in assoluta scarsità e soltanto le famiglie più benestanti potevano permettersi le trasfusioni.

Veder morire sotto i suoi occhi una donna così giovane colpì profondamente Formentano. Era inaccettabile che un bene così importante per moltissime cure mediche di immediata necessità, come la chirurgia o l’ostetricia, fosse accessibile a pochissimi, (una sacca di sangue a quei tempi costava 900 lire, ovvero un mese di stipendio di una persona ricca) né era giusto che con tantissime persone giovani e sane a disposizione non esistesse uno straccio di organizzazione per avvicinare il bisogno dei pazienti a una risorsa che poteva essere raccolta in quantità molto maggiori e salvare molte vite.

Allo stesso tempo fu quella la notte della svolta: nei giorni successivi Formentano pubblicò un annuncio sul Corriere della Sera, al quale risposero 17 persone, tra cui il cesellatore Giorgio Moscatelli, che fu decisivo al pari di Formentano nella nascita dell’Avis. Non fu tutto semplice: c’era chi si mostrò così felice che il sangue diventasse un bene gratuito, e c’erano di mezzo le ambiguità del fascismo. Vicissitudini complesse che tuttavia Formentano e Moscatelli superarono sempre con grande unità, pur vantando caratteri diversi e maturando differenze di vedute. Dal principio fino agli anni della vecchiaia. Il colore della vita che dà il titolo all’opera, in quest’ottica, non è altro che questa capacità di lottare insieme, con in mente dei valori e una incrollabile fiducia reciproca.

Il bel fumetto avisino, sceneggiato da Roberto dal Prà e Massimiliano Filadoro da un soggetto di Riccardo Mauri, con disegni di Giampiero Wallnofer, riesce a trasmettere in modo efficace il variegato ventaglio di sentimenti umani che intricandosi tra loro riescono a dar vita a energie implacabili in grado di generare a loro volta dei veri e propri miracoli: amicizia, seduzione, etica del lavoro, egoismo, sete di vendetta, narcisismo, tenacia, perseveranza e casualità sono solo alcuni dei fattori principali poi sfociati in una storia gloriosa giunta a 90 anni d’età, forgiati nel carattere d‘oro degli uomini che tale storia l’hanno voluta e realizzata.

Accattivante sul piano prettamente visivo e incalzante sul piano del ritmo narrativo, “Il colore della vita” si presta molto bene a far breccia nella curiosità dei ragazzi a cui è destinato, pur potendo conquistare il coinvolgimento di qualsiasi lettore. I valori alla base della donazione di sangue, oggi gratuita, anonima, volontaria, periodica e associata, emergono in tutta la loro forza, e non arrivano al lettore solo come principi astratti cui adeguarsi per scelta morale o per imposizione. Sono piuttosto il normale vissuto dei protagonisti, che li rappresentano in carne e ossa e ne mettono a nudo la fragilità e il bisogno di preservazione attraverso le scelte, talvolta difficili e sofferte, compiute ogni giorno in una vita.

Ognuna delle 64 tavole che compongono il volume riserva delle sorprese, ed è impossibile non appassionarsi ai litigi intensi di Formentano e Moscatelli, veri e propri eroi capaci di accompagnarsi l’uno con l’altro fino al 1977, anno in cui sono morti a pochissimi giorni di distanza, quasi come se la simbiosi di una vita, così prodiga di grandi risultati dovuti all’unità d’intenti, meritasse un finale coerente, intimo e delicato.

“Il colore della vita”, per chi fosse interessato, è distribuito da Emoservizi (www.emoservizi.it) e si può acquistare al prezzo di 2 euro a questo link http://www.emoservizi.it/articolo.asp?detail=897&lg=it.

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