Raccolta plasma negli Usa; un documentario accusa Octapharma. Sangue a rischio? L’opinione di Gianfranco Massaro, presidente Fiods

072924-001-A_1973161

Anche la grande stampa italiana ogni tanto si occupa della raccolta del plasma e della filiera industriale .

Qualche giorno fa, su Repubblica, a firma di Franco Zantonelli, è arrivato un articolo sul caso di Octapharma, la multinazionale Svizzera con sede a Lachen, nel Canton Svitto, che in USA spinge l’acceleratore sull’acquisto di plasma direttamente dai donatori, pagando fino a 60 dollari a settimana per un totale di due donazioni.

Qui è possibile leggere il pezzo di Repubblica: http://www.repubblica.it/economia/2017/03/02/news/octapharma_un_azienda_farmaceutica_trasforamtasi_in_vampiro-159533572/

La notizia per noi di Buonsangue non è nuova. Repubblica riporta infatti una delle storie raccontate  nel documentario Le Business du sang, realizzato dalla televisione nazionale svizzera e trasmesso sul prestigioso canale francese Arté, da noi segnalato lo scorso 25 febbraio: http://www.buonsangue.net/uncategorized/in-italia-e-nel-mondo-tutto-sul-sangue-cronaca-ricerca-scientifica-e-un-documentario-di-cui-si-parlera/.

La questione del plasma retribuito è al centro dell’attenzione del FIODS (International Federation of Blood Donor Organizations), che si occupa, tra le molte attività, di affermare l’idea del dono gratuito, anonimo e consapevole. Ecco allora le parole del Presidente FIODS Gianfranco Massaro sull’argomento, molto delicato e degno di approfondimento:

  1. Gianfranco Massaro, finalmente la grande stampa italiana inizia a o occuparsi del sistema sangue e della questione legata all’approvvigionamento del plasma nel mondo. Come presidente Fiods cosa pensa dell’acquisizione del plasma in zone degradate degli Stati Uniti?

Sono molto contento che la stampa si stia occupando di questo tema. Ritengo che occorrerebbe un approfondimento serio e oculato qualora si desideri sviscerare la questione. Tengo molto ad evidenziare il fatto che i primi ad essere coinvolti sono i pazienti, non va mai dimenticato, e credo si debba loro infinito rispetto e, soprattutto, dar loro garanzia di qualità e sicurezza dei farmaci che, per alcuni, sono davvero indispensabili. Per questo motivo ritengo quasi pericoloso occuparsi di queste questioni in modo approssimativo, o parzialmente documentato, rischiando di creare panico e allarme in coloro che poi ne devono necessariamente fare uso. Quello che posso dire è che, in Italia e in Europa, i requisiti di qualità e sicurezza sono una priorità assoluta. In particolare, negli ultimi anni, sono stati compiuti passi importantissimi in tema di sicurezza, basti pensare al lavoro che i centri trasfusionali italiani hanno compiuto e stanno ancora compiendo per raggiungere i requisiti qualitativi europei. Oggi mi sento tranquillo nel dire che i farmaci che derivano dal plasma sono sicuri.

  1. Eravate a conoscenza di ciò che viene detto nel documentario Le Business du sang, ovvero che la Croce Rossa svizzera venderebbe il plasma all’industria del frazionamento?

Ne ho sentito parlare, ma non in modo documentato dalle autorità competenti. Se questo fosse vero sarebbe un fatto grave. Immagino e mi auguro che ci siano approfondimenti in corso da parte delle autorità.

  1. Che rischi si corrono acquisendo il plasma nelle zone più depresse d’America? È solo un problema etico o anche di sicurezza dei farmaci prodotti?

Si correrebbero rischi seri se il plasma non venisse sottoposto ai numerosi test imposti dalle leggi.

  1. Il fatto che le grandi multinazionali (tutte presenti a Cleveland e citate nel documentario) siano entrate nel mercato italiano partecipando alle gare, e in certi casi vincendo come la CSL in Veneto, è un fattore di rischio? La CSL ha laboratori in proprio in Svizzera, e poi in Germania, dove la retribuzione del plasma è legale…

Come ho dichiarato in varie occasioni, sono rimasto un po’ stupito rispetto alla gara del Veneto, per il discorso dei 10 punti alla qualità e dei 90 al prezzo. Tuttavia sono sicuro che dal punto di vista della sicurezza non sussista alcun fattore di rischio. Ho fiducia nel nostro Sistema Sangue e delle normative che ad esso fanno capo. Inoltre in Italia abbiamo una “cabina di regia”, il CNS (Centro Nazionale Sangue, n.d.r.), che sono certo, svolga al meglio la funzione a tutela e garanzia del rispetto della legge 219 del 21 ottobre 2005. Sappiamo che in quella legge sono contenuti i criteri di individuazione degli stabilimenti di frazionamento, e che nel decreto 12 aprile 2012 (Modalità per la presentazione e valutazione delle istanze volte ad ottenere l’inserimento tra i centri e le aziende di produzione di medicinali emoderivati autorizzati alla stipula delle convenzioni con le Regioni e le Province Autonome per la lavorazione del plasma raccolto sul territorio nazionale, n.d.r.), si dice che il processo di frazionamento del plasma deve essere effettuato in stabilimenti ubicati in paesi dell’Unione Europea in cui il plasma raccolto non sia oggetto di cessione a fini di lucro e sia lavorato in regime di libero mercato compatibile con l’ordinamento comunitario.  Ecco quindi il punto che tengo a sottolineare: dato che le aziende individuate per la lavorazione del plasma in Italia sono state selezionate con valutazione degli organi competenti AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, n.d.r.) e CNS, do per scontato che in Svizzera il plasma non venga ceduto a fini di lucro. In altre parole: che il plasma non sia venduto alle aziende farmaceutiche con l’intento di farlo entrare nel circuito dei prodotti commerciali, cosa che per noi donatori sarebbe ed è inammissibile. Se così non fosse, occorrerebbe tempestivamente riprendere in considerazione l’intera situazione italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *