Matteo Bagnoli e una donazione che salva la vita. Dal sangue al midollo, nello spirito di aiutare il prossimo

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Le storie legate al dono del sangue possono emozionare, sorprendere, anche commuovere. Ma hanno sempre un principio comune, che è una solidarietà profonda e la capacità di alcuni singoli individui di vedere il prossimo non solo come uno strumento, ma soprattutto come un interlocutore o un’occasione di scoperta o miglioramento: umanità altra a cui offrire una parte di sé stessi. Quello che è accaduto a Matteo Bagnoli, 33 anni, presidente della sezione Avis di Livorno, è un’esperienza unica che merita di essere raccontata, come proprio lo stesso Matteo ha fatto qualche giorno fa sul sito di Admo Italia, l’Associazione Donatori di Midollo Osseo. Iscritto all’Admo da ormai sette anni, Matteo non era stato mai chiamato: poi c’è stato l’arrivo della convocazione per un caso di compatibilità del 100%, naturalmente in una situazione molto delicata per la salute del ricevente. In altre parole, per Matteo si è concretizzata davvero, e a portata di mano, la possibilità di salvare una vita. Su Buonsangue, lo abbiamo intervistato per conoscere le sue sensazioni da donatore di sangue con 60 donazioni all’attivo tra sangue e plasma, e come esperto di vita associativa.

Matteo, raccontaci com’è andata, cosa ti ha colpito di questa tua esperienza?

La cosa particolare della vicenda è che donare il midollo è capitato proprio a me che sono coinvolto in maniera attiva nel mondo della donazione. Io sono iscritto Admo dal 2010 e facevo attività di promozione andando nelle scuole, e chiedendo ai giovani di iscriversi all’Admo, perché naturalmente bisogna esser in tanti giacché le compatibilità sono molto difficili. Ecco perché io dicevo ai ragazzi di ricordarsi, al primo prelievo, di chiedere un prelievo in più e l’iscrizione al registro italiano dei possibili donatori di midollo osseo. È molto importante. Solo una persona su 100 mila risulta compatibile con chi ha bisogno di un trapianto di midollo. Io infatti sono iscritto da sette anni e non ero stato mai chiamato. Poi è arrivata la telefonata che ha confermato la compatibilità totale con il richiedente. Non ho mai esitato un secondo e sono andato.

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Matteo Bagnoli, 33 anni, presidente Avis Livorno

La donazione del midollo osseo è più invasiva di quella del sangue. In cosa consiste?

La donazione di midollo osseo si fa con due metodi: nel primo caso l’ago si inserisce nella zona lombare in un punto ad alto contenuto di cellule staminali. Da una trentina d’anni poi c’è la donazione di midollo osseo da sangue periferico. In circolo tutti abbiamo una quantità di staminali, cellule che creano altre cellule. L’intervento è leggermente più invasivo del plasma perché nei giorni precedenti si devono prendere dei fattori di crescita che stimolano la produzione di cellule staminali. Io li ho presi da cinque giorni prima: si tratta di cellule progenitrici. In quei primi giorni si possono sentire, specie all’inizio, dei piccoli dolori facilmente sostenibili, passati poi con il quarto e il quinto giorno. Dopodiché avviene la donazione vera e propria che è come una donazione di plasma moltiplicata per quattro, perché si tratta di quattro ore a doppio ingresso venoso. C’è stato un minimo di stanchezza ma è normale, specialmente all’ultima ora. Poi ho fatto tutti gli esami che sono andati molto bene. Ho provato una grande, una grandissima gioia per averlo fatto. Quando ti chiamano è proprio perché c’è un paziente che aspetta te, è una cosa one to one importantissima perché si azzera il midollo del richiedente per inserire il tuo, un intervento che è assolutamente salvifico. È stato davvero bello, sono strafelice, quando ti chiamano percepisci che non è una passeggiata, che si tratta di un bel passo, c’è anche un po’ di paura ma è normale. Si ha la facoltà di rinunciare fino al giorno stesso, ma io sono andato avanti. Penso di essere quasi un predestinato, in pochi mesi prima la presidenza e poi questa magnifica esperienza. Le testimonianze personali sono molto importanti perché creano empatia, e infatti raccontandole sui social ci sono moltissime reazioni.

E nel tuo lavoro associativo in Avis che programmi ci sono? Tu sei un presidente molto giovane, ti sei chiesto come si possono portare i giovani al dono?

Noi siamo superattivi ma i numeri sono un po’ in calo. È un trend generale, si va sotto del due o tre per cento ogni anno. Bisogna invertire il trend ma questa stagione ci sono stati degli episodi che ci sono venuti contro. Per esempio la zanzara West Nile: per tutti i donatori di Livorno che oggi arrivano al centro trasfusionale non c’è lo stop dei 28 giorni ma solo un ulteriore test per l’eventuale esclusione, mentre se si è stati a Roma nelle zone a rischio o ad Anzio c’è l’esclusione dei 28 giorni. Questi accadimenti, se non c’è la giusta informazione, finiscono per scoraggiare. Tuttavia a volte si crea un po’ di confusione a livello mediatico. Comunque in questo periodo bisognava essere ancora più solidali e tutti si sono mossi per andare incontro alle emergenze, e anche se non è stato facile ormai è tutto a posto. Io spero di portate sempre più giovani a donare sangue, e ci chiediamo tutti i giorni, anche a livello regionale, cosa si può fare. Stiamo lavorando per formare un gruppo di soci giovani di Avis Livorno dai 18 a 30 anni che si impegneranno direttamente per fare eventi e promozione lavorando con i loro coetanei e coinvolgendoli. Non c’è mai stato un approccio del genere a Livorno e io ho spinto parecchio per iniziare. Nel 2018 faremo un primo evento di apertura. Realtà vicine a noi hanno gruppi così strutturati e funzionano molto bene. Sono molto fiducioso.

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