Liumbruno: “Sistema sangue nazionale fondato sulla donazione. E dal plasma bisogna ricavare tutti i prodotti necessari”

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Sono stati giorni proficui di dialogo e confronto quelli trascorsi a Montecatini Terme, in occasione del Festival della Salute. Gli esponenti più autorevoli del Sistema Sangue italiano erano tutti presenti, con alle porte la presentazione del Piano nazionale plasma, che conterrà gli obiettivi da concretizzare entro il 2020 e i nuovi bandi dei raggruppamenti regionali con capofila Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna per il conto-lavorazione del plasma raccolto.

Proprio dall’applicazione, in concreto, dei principi del PNP, e dalle scelte che verranno fatte sul piano degli accodi regione-aziende, passerà molto del futuro del nostro sistema nazionale, e di conseguenza, la reale possibilità di raggiungere ancora l’autosufficienza ematica realizzata in queste ultime annate, e di migliorare il livello di autosufficienza per ciò che riguarda i plasmaderivati.

Sullo stato generale dei lavori, e sull’attualità dei dialoghi di Montecatini, buonsangue.net ha intervistato il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Liumbruno, che ha ribadito, sopra tutti, il principio che dal plasma raccolto e frazionato in conto lavoro siano estratti tutti i farmaci possibili, affinché il dono sia valorizzato.

 

Dott. Liumbruno, lei ha una lunga esperienza come addetto ai lavori nel sistema sangue nazionale. Quali sono secondo lei i punti forti e gli aspetti entro cui ci sono i margini per crescere e migliorare?

Il punto forte è che il Sistema sangue nazionale è pubblico, e si fonda sulla volontarietà del gesto della donazione. Le strutture trasfusionali hanno il compito di garantire l’utilizzo appropriato del sangue che è un bene pubblico e rientra nei livelli essenziali di assistenza, tanto che deve essere erogato in modo uniforme a tutti i cittadini. Il Sistema però ha bisogno di consolidarsi sul piano dell’organizzazione regionale per poter aumentare la propria capacità di accogliere le esigenze dei donatori.

 

Al Festival della salute si è parlato molto, e anche in modo critico, dell’accordo per il conto lavoro e il frazionamento del plasma stretto dal raggruppamento generale capitanato dal Veneto: le multinazionali estere sono entrate a tutti gli effetti a operare nel sistema sangue nazionale. Secondo il Centro Nazionale Sangue è un bene o è un male? Quali sono i pro e i contro?

L’apertura al mercato non può che essere vantaggiosa. Avere più attori è un vantaggio in termini di offerta dei prodotti. È necessario però che si mantengano standard qualitativi accettabili e soprattutto far sì che la risorsa sia utilizzata a pieno. Anche con interscambi tra regioni che hanno prodotti eccedenti verso quelle che hanno carenze e integrando la funzionalità della rete.

 

E il fatto che ci siano ben 6 contenziosi legali in corso può rallentare il normale svolgimento delle attività?

I contenziosi fanno parte della nostra realtà quotidiana. La cosa importante è superarli in fretta per poter andare avanti verso gli obiettivi condivisi.

 In termini di autosufficienza, si può già lavorare su scala europea, oppure è meglio lavorare ancora per ottimizzare i sistemi nazionali?

Attualmente l’obiettivo è mantenere l’autosufficienza nazionale in fatto di medicinali plasmaderivati, ma è anche importante fa comprendere bene alle regioni e alle aziende che l’autosufficienza del plasma è un concetto che varca i confini delle regioni e delle stesse aziende. Così com’è importante consolidare il concetto che tutte le attività di raccolta e di medicina trasfusionale non sono optional ma fanno parte dei livelli essenziali di assistenza, e quindi ciò che va evitato è sopprimere determinate attività senza che prima vi siano trovate soluzioni alternative.

Che voto darebbe, in una scala da 1 (minimo) a 5 (massimo) al livello di qualità e sicurezza del sistema sangue italiano?

Come sicurezza e qualità siamo ai livelli massimi. Non si registra da anni alcun caso di trasmissione di malattie, gli standard sono elevatissimi. Prendiamo il caso della zanzara West Nile: il sistema di sorveglianza nazionale è integrato nel sistema di sorveglianza europeo e internazionale e la condivisione di tutte le informazioni è globale.

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