Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

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Gianpietro Briola, neo presidente Avis

Una nuova guida, un nuovo governo e tanto lavoro da fare in un’era delicatissima per la raccolta sangue. Come abbiamo annunciato nelle scorse settimane con gli annunci ufficiali del cambio di presidenza il 17 giugno, e del nuovo esecutivo nazionale il 2 luglio, per Avis inizia un periodo di trasformazione che passa da nuove figure dirigenziali e obiettivi (interni e di sistema) da perseguire e raggiungere con decisione. Per sapere cosa accadrà nel breve e nel lungo periodo, e per capire le posizioni della più grande associazione di donatori in Italia sui temi più urgenti del sistema sangue, abbiamo intervistato Gianpietro Briola, neo presidente avisino, parlando con lui di cambiamenti, plasma, nuove generazioni e tanto altro. Nato a Orzinuovi in provincia di Brescia, 55 anni, Briola è dirigente medico presso l’ASST Garda (ecco la sua scheda professionale), è responsabile del Pronto Soccorso, e vanta un lunga esperienza nell’attività di volontariato. In passato, sempre in Avis, ha rivestito in fatti il ruolo di vicepresidente vicario di Avis Nazionale e quello di presidente all’Avis provinciale di Brescia. Ecco le sue parole per Buonsangue.

1) Presidente Briola, congratulazioni e un augurio di buon lavoro, guida un vero e proprio esercito, chiamiamolo così, di 1 milione e 300 mila donatori. Ci racconta quali sono le priorità programmatiche su cui si concentrerà con il nuovo esecutivo?

Le priorità programmatiche iniziali da gestire in tempi rapidi sono due: in primo luogo, abbiamo la riforma dello statuto associativo secondo le indicazioni di legge che riguardano la riforma del terzo settore. Vorremmo fare questo percorso non limitandoci agli adempimenti legati alla riforma, ma fare una riflessione più ampia per capire come migliorare uno statuto ormai vecchio che risale a 15 anni fa e renderlo più agevole rispetto alle mutate condizioni sociali e organizzative del sistema sanitario nazionale. Avis, che per l’appunto ha un esercito a servizio della comunità, si deve adeguare ai cambiamenti della nazione. La seconda priorità è l’esigenza di ritrovare unitarietà associativa. Noi veniamo da un anno complesso di discussione e confronto interno iniziato dopo la trasmissione delle Iene in Campania: ora è il tempo di fare una riflessione congiunta per capire gli obiettivi sui quali mirare e su che tipo di organizzazione dobbiamo tendere a seconda dei vari contesti regionali. Noi abbiamo un sistema sanitario teoricamente unico, un sistema trasfusionale che per legge è unico, però di fatto dobbiamo interfacciarci con realtà regionali completamente diverse sul piano sanitario. Quindi trovare un modo e un momento di sintesi per andare tutti insieme dagli assessorati e nei Centri regionali sangue per ottenere delle line di indirizzo comune sarà sicuramente uno degli obiettivi principali, tenendo conto di qual è la trasformazione del sistema: in futuro dovremo lavorare molto per trovare delle linee di indirizzo comune. Dovremo lavorare sulla programmazione, sulla donazione del plasma e sulla diversificazione dell’accoglienza dei donatori sul piano della disponibilità dei centri di raccolta.

2) Lei ha grande esperienza associativa, avendo iniziato da giovanissimo all’Avis Brescia. Come si assicura il ricambio generazionale tra i donatori, uno dei problemi maggiori di questo momento.

In diversi modi: dobbiamo vedere il problema dal punto di vista esterno e interno all’associazione. Se vogliamo vederla dal punto di vista dei giovani che devono venire a donare credo sia necessario assestarci su una visione più elastica del sistema donazione. Siamo abituati a immaginare una giornata dedicata alla donazione che va dalle otto a mezzogiorno se va bene, o dalle otto alle undici, e al sabato e alla domenica, che di solito sono dedicati alla raccolta di tipo associativo. Questo cozza un po’ con le nuove esigenze e le abitudini di lavoro dei giovani, che sono quasi tutti precari e faticano ad avere accesso alla donazione. Non vogliono chiedere la giornata lavorativa di riposo retribuita, per cui bisogna lavorare al fine di allargare le ore di accesso ai centri trasfusionali. Al pomeriggio, come si fa nel resto d’Europa, oppure al sabato e alla domenica. Solo così si può facilitare il dono. Sul piano interno dobbiamo affrontare una crisi dirigenziale e di appartenenza, perché spesso il donatore viene a donare e lo fa con grande costanza, ma poi tende a non restare vicino e a non sentire l’identità associativa divenendone parte integrante. Dobbiamo cambiare e lavorare modificando il nostro statuto. Dobbiamo svecchiare un po’ la tipologia del lavoro, utilizzare strumenti moderni in modo che chi arriva possa sentirsi parte integrante dell’associazione e della sua identità.

3) Passiamo al tema del plasma. Ci ha moto colpito, il giorno del WBDD 2018, il suo intervento che raccontava l’esperienza associativa nella raccolta plasma all’ospedale di Brescia. Ci può descrivere il tipo di organizzazione e spiegarci se secondo lei il modello è replicabile altrove?

Abbiamo avuto la fortuna a Brescia di costruire una sede associativa molto ampia e di grande disponibilità che facesse da centro di raccolta, e la nostra idea è stata quella di chiudere un accordo con gli ospedali civili di Brescia in modo che tutta la raccolta di emocomponenti ovvero sangue, plasma e piastrine potesse transitare da noi. Questo ci ha consentito di instaurare un rapporto migliore con il donatore, di averlo sotto controllo, coccolarlo, di accompagnarlo in un ambiente secondo noi più caldo di un ospedale. Inoltre ci ha permesso di stringere rapporti molto forti sul piano organizzavo con l’ospedale, visto che abbiamo i loro medici all’interno del centro di raccolta e usiamo lo stesso sistema di qualità. La responsabilità tecnica secondo legge è del centro trasfusionale e quindi si può verificare sempre in ogni momento che vada tutto per il meglio. Questa osmosi di comportamenti e di sinergie ha creato un ambiente virtuoso per i donatori. La cosa da migliorare sono gli orari: vorremmo ampliare gli orari di accesso e il numero delle plasmaferesi. Sul sangue intero invece abbiamo l’autosufficienza per la tutta la provincia. Laddove esistono le strutture per creare queste sinergie il modello è assolutamente replicabile, ma molto dipende dalle organizzazioni locali. In alcuni luoghi in Italia, per esempio, non c’è raccolta associativa. Per noi, ripeto, questa sinergia è stata assolutamente importante per mantenere alto il livello e la quantità delle donazioni e coltivare un buon rapporto con chi viene a donare.

4) Le gare per la plasmalavorazione. Abbiamo notato finora una diversità di premesse tra la gara del Veneto, il primo dei raggruppamenti regionali ad aver creato un bando per la plasmalavorazione, che era basato sulla forbice 90% prezzo e 10% qualità, e le gare successive di Toscana ed Emilia con forbici molto diverse (70% qualità e 30% prezzo in Toscana, 60% qualità e 40% prezzo in Emilia). I donatori non vogliono soprattutto che il loro dono sia rispettato al massimo e un coinvolgimento nei processi decisionali? Cosa dobbiamo aspettarci dal bando del raggruppamento guidato dalla Lombardia?

La posizione di Avis è quella di mantenere e avere la donazione etica: ovvero un plasma donato solo da donatori volontari che donano in modo generoso e costante, e questo in un momento in cui stiamo correndo il rischio che, come avviene in altri paesi europei, anche in italia si possa instaurare un modello in cui la donazione accettata non sia più solo quella etica, ma che faccia breccia quella a pagamento. Noi vorremmo, nel limite del possibile perché poi non avremmo una piena autosufficienza, che i farmaci plasmaderivati circolanti in Italia siano prodotti dal plasma etico italiano e indicati con il pittogramma, come già succede in Toscana. Non so cosa succederà in Lombardia perché non abbiamo ancora visto il bando regionale: cercheremo di capire cosa succederà, ma quello che posso dire e che sottolineo con forza è che noi vogliamo che dal plasma dei donatori siano estratti tutti i prodotti possibili per uso clinico, senza che parte del prodotto sia utilizzato e contingentato per usi o per luoghi che non sappiamo: questo è un limite della gara del Veneto, che prende solo pochi prodotti rispetto alla possibilità di plasmaderivazione totale offerta dalla materia biologica.

5) Una coda sulla situazione in Campania che ha un po’ scombussolato la vita associativa nell’ultimo anno. Come si sta muovendo Avis per contenere il rischio di deviazioni?

A livello di esecutivo nazionale ci sono state le dimissioni di vicepresidente e presidente e già questa è una sorta di rivoluzione. Quello che ho detto in esecutivo e al consiglio, e che dirò anche al Centro nazionale sangue, è che oltre ad ammettere che Avis ha sbagliato per troppa foga di raccogliere uscendo forse dal seminato, ciò che è importante è che ognuno faccia la sua parte. Ovvero che il volontariato si renda disponibile alla raccolta secondo i criteri di norma, e che contestualmente le istituzioni si impegnino a organizzare una rete trasfusionale e di ospedali a livello regionale così come la legge richiede, con attenzione e dedizione. Sia la regione che i trasfusionisti campani devono sedersi a un tavolo e riprogettare la rete trasfusionale, perché altrimenti se manca uno solo di questi fattori portanti il sistema non funziona.

6)Presidente Briola, ci dica tre frasi secche per convincere un giovane ad andare a donare

La prima è 1) donare rende un senso di partecipazione e rispetto comunitario sul bisogno di un malato. La seconda è: 2) donare, dal punto di vista sanitario, permette di controllarsi ed è un momento di prevenzione e rispetto per la propria salute. Infine l’ultima è: 3) donare impone stili di vita che sono di prevenzione e di rispetto per se stessi e gli altri. Queste mi sembrano tre motivazioni più che sufficienti.

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Il nuovo esecutivo nazionale Avis

One thought on “Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

  • Natale
    luglio 7, 2018, 2:16 pm

    Grazie Presidente ho letto con interesse l’intervista Le auguro buon lavoro e spero di poterLa incontrare presto magari in occasione degli incontri con la FIODS.
    tanti saluti dai donatori albanesi
    Natale Capodicasa
    Organizzazione Albanese Donatori Volontari del Sangue

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