Fidas e il Giro d’Italia, un sodalizio iniziato nel 2015

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Sport e volontariato del sangue s’incontrano spesso, stringendo matrimoni all’insegna del concetto di vita sana e del senso di comunità. Non di rado grandi campioni dello sport nazionale hanno abbracciato come testimonial il mondo della donazione, ma quest’anno Fidas ha scelto di legarsi a una della più importanti e amate manifestazioni della storia sportiva italiana: il Giro d’Italia, giunto alla 100esima edizione. 3615 km totali, che una carovana Fidas percorrerà insieme ai ciclisti per diffondere la cultura del dono per tutte le strade d’Italia, dalla Sicilia alle Alpi. A raccontarci l’iniziativa è intervenuto Cristiano Lena, responsabile della comunicazione di Fidas Nazionale.

 Cristiano, Fidas e Il Giro d’Italia, insieme. Quando e come nasce questa collaborazione, e che obiettivi di comunicazione si propone?

L’idea di collaborare con il Giro d’Italia è nata nel 2015 su proposta dell’allora vicepresidente nazionale della FIDAS Alessandro Biadene. Dopo due anni in cui avevamo fatto il giro d’Italia prima in barca a vela (2013, FIDAS Coast to Coast) e poi in camper (2014 FIDAS On the Road), abbiamo scelto le due ruote all’interno della più grande manifestazione ciclistica del Paese. Ovviamente il primo obiettivo è stato quello di acquisire sempre maggiore visibilità, attraversando l’Italia per oltre 3000 km anche in zone dove non sono presenti delle associazioni Federate. La prima esperienza, caratterizzata dal claim FIDASaround, è stata davvero positiva anche se per noi totalmente nuova. Ci ha permesso di far conoscere sempre più l’attività che svolgiamo e di sensibilizzare la popolazione sulla donazione di sangue e di emocomponenti. Ma abbiamo voluto legare questa avventura anche all’idea che donazione e sport sono un binomio inscindibile: per entrambi è fondamentale seguire corretti stili di vita e il buono stato di salute proprio dello sportivo è requisito di base per poter donare sangue. Il Giro, inoltre, è una bella metafora della donazione: in entrambi i casi occorre fare un lavoro di squadra, affrontare con grinta le salite e non perdere di vista la meta anche quando si è in volata.

Così siamo stati nuovamente presenti nella Carovana del Giro nel 2016, con il claim “Il sangue non è acqua”.

Raccontaci delle iniziative che ci saranno lungo tutto il percorso, fino all’ultima tappa a Milano il 28 maggio.

Sarà compito delle Associazioni federate sfruttare questa opportunità per diffondere il valore del dono. E ogni realtà si è organizzata secondo la propria sensibilità e, soprattutto, secondo le risorse a disposizione. Per cui lungo il precorso del Giro ci saranno i volontari delle associazioni FIDAS con il proprio stand che distribuiranno materiale informativo, come pure sono previsti momenti di aggregazione e di accoglienza dei nostri due giovani alla guida del mezzo FIDAS. Certamente sarà importante centrare il messaggio visto che il passaggio della Carovana è piuttosto veloce e per questo occorre lanciare un input che speriamo che il pubblico raccolga. Quest’anno abbiamo scelto il claim “prima di partire”: programmando vacanze e viaggi, è bene programmare, con l’associazione di riferimento e con i Servizi Trasfusionali, anche un gesto di solidarietà in modo da evitare i periodi di criticità che spesso caratterizzano i mesi estivi. Per ricordarlo distribuiranno delle targhette per le valigie, così #primadipartire tutti potranno ricordarsi dell’importanza di un gesto volontario, anonimo, gratuito e responsabile come la donazione del sangue.

Lo sport, con i suoi campioni, la passione che suscita, è probabilmente il miglior veicolo promozionale per iniettare nei giovani la cultura della donazione. Sei d’accordo? Si può provare a coinvolgere di più il Coni e le varie leghe nazionali per stingere un rapporto sport – dono del sangue duraturo e in grado di avere risultati nel lungo periodo?

Da sempre FIDAS crede nella sinergia tra sport e donazione di sangue. In passato atleti di diverse discipline hanno indossato la maglia della FIDAS sostenendo l’importanza di uno stile di vita sano, di cui lo sport è una componente essenziale. Per questo abbiamo sempre lavorato a fianco di istituzioni, enti e associazioni che promuovono lo sport. Ma in prima linea sono stati gli atleti a raccogliere il nostro invito, come i campioni delle Fiamme Oro Gran Fondo della Polizia di Stato, o i Carabinieri dei Gruppi sportivi, o ancora gli atleti delle Fiamme Gialle. E ancora Rosalba Forciniti, bronzo nel judo alle olimpiadi di Londra 2012 o Aglaia Pezzato finalista nella staffetta 4×100 stile libero alle olimpiadi di Rio.  Inoltre sono in cantiere altre collaborazioni come ad esempio i camp che partiranno a giugno con AIC (Associazione Italiana Calcio) volta ad un educazione dei giovanissimi allo sport e ai valori della solidarietà.

FIDAS esce da un periodo importante in fatto di dialogo interno. Cosa è emerso dal congresso di Milano? In cosa può migliorare la vita associativa, e in generale il sistema sangue?

Il 56° Congresso nazionale che si è svolto a Bergamo ha contribuito ad un confronto costruttivo tra le oltre 70 Federate che complessivamente raccolgono oltre 450mila donatori in 18 Regioni. Il 2016 per molti aspetti è stato un anno difficile: i nuovi requisiti di qualità e sicurezza del sangue, presentati con il DM 2 novembre 2015, hanno richiesto un’attività di informazione nei confronti dei donatori; inoltre la riorganizzazione della Rete trasfusionale, in particolare in alcune Regioni, ha comportato una flessione nei dati a livello nazionale. Infine l’entrata in vigore delle Convenzioni, predisposte secondo il nuovo schema tipo, comporta fondamentalmente un maggior impegno delle Associazioni per rispondere, in modo costante e responsabile, alle necessità programmate dei bisogni trasfusionali regionali, concordati con le Strutture regionali di Coordinamento secondo una programmazione condivisa in fase di predisposizione, di attuazione e di verifica.

Certamente alle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue è richiesta la capacità di stare al passo con i cambiamenti necessari ad un sistema in continuo divenire. È necessario rispondere alla logica della programmazione e dell’utilizzo corretto delle risorse, non dimenticando le motivazioni che spingono i volontari a lavorare per il meglio, superando il modello spontaneistico che oggi non è più attuabile.

In tutto questo non possiamo dimenticare che le associazioni hanno bisogno di un continuo ricambio generazionale e all’interno del Congresso FIDAS è emersa in maniera evidente come la componente giovanile stia crescendo bene, trovando il proprio ruolo all’interno della Federazione.

 E quando il Giro sarà finito? È in programma qualche altra campagna di comunicazione per tenere alta l’attenzione sul dono anche per l’estate? Cosa avete in programma?

A giugno l’appuntamento è con la giornata mondiale del donatore di sangue, il 14. In quell’occasione, insieme agli altri attori del Sistema Trasfusionale, vivremo un momento istituzionale al Ministero della Salute con il ministro Lorenzin. A luglio poi torneremo a sfidare le acque dello stretto di Messina con la Traversata della Solidarietà, mentre a fine agosto celebreremo la decima edizione della 24 Ore del Donatore a Caldiero, in provincia di Verona e quest’anno vogliamo superare tutti i record, già positivi, degli anni precedenti.

 

 

 

 

 

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