Emergenza sangue in Toscana e nel resto d’Italia: le parole di Carli e Agnolucci

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L’emergenza sangue delle ultime ore, piuttosto generalizzata su tutto il territorio nazionale (http://www.buonsangue.net/politiche/lautosufficienza-in-italia-un-risultato-da-conquistare-anno-dopo-anno-e-le-emergenze-delle-ultime-ore/) ha riguardato anche la Toscana, una regione solitamente tra le più attive e organizzate. La situazione delicata ha spinto il presidente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni a emettere un comunicato d’appello per spingere i cittadini al dono, e per ribadire come la collaborazione tra regioni e la programmazione siano le chiavi per superare questi momenti di carenza sangue ciclici e complicati: (http://www.avis.it/notizie/24/111278/carenza-di-sangue-importante-donare-in-modo-periodico-e-programmato).

Per capire cosa sta succedendo e cosa succederà nelle prossime ore, Buonsangue ha chiesto testimonianze dirette alla dottoressa Simona Carli, Responsabile del Centro Regionale Sangue Toscana, e ad Adelmo Agnolucci, Presidente di Avis Toscana.

Ecco le loro parole:

Dottoressa Carli, si sta parlando molto di una carenza di sangue in Toscana, che ha sorpreso in molti. Che cosa sta accadendo?

La carenza non è solo in Toscana ma si verifica a livello nazionale, con una richiesta di circa 2600 unità di sangue in regioni storicamente deboli. L’emergenza è legata all’influenza e al meteo che rende difficili gli spostamenti, e secondo me c’è anche una coda che proviene dai terremoti per qualche mancanza di programmazione. Si è donato troppo quando non serviva e ora è necessario che passino i 90 giorni. L’allarme sta lentamente rientrando, e ieri abbiamo rimandato di pochi giorni circa 10 interventi programmati e garantito 7 trapianti di femore da inizio dell’anno a oggi.

Situazioni del genere mettono a rischio l’Autosufficienza ematica su base annua?

Ci sono momenti particolari con carenze estive e invernali, a cui seguono andamenti più regolari. In questo caso si sono sommate varie cause, come ho detto. Bisogna migliorare l’organizzazione con le associazioni e sfruttare gli strumenti per pianificare che sono due: l’Agenda delle donazioni che abbiamo attivato e che consente di programmare gli appuntamenti nel lungo periodo e il Meteo del sangue, strumento informatico che permette di vedere la situazione dei vari gruppi sanguigni per programmare le chiamate e gestire le emergenze nel modo più equo possibile. L’ottimizzazione su larga di questi due strumenti è la strada da seguire.

Monitoraggio serrato e sempre più collaborazione tra istituzioni e volontari, dunque. Dello stesso avviso è Adelmo Agnolucci che pone l’accento sulla giusta necessità di coinvolgere sempre più giovani nell’avventura della donazione periodica e programmata. Anche nell’immediato.

Presidente Agnolucci, si parla molto dell’emergenza di sangue in Toscana, dal punto di vista delle associazioni cosa sta accadendo sul territorio?

La situazione è in divenire. Nonostante la nostra attenzione costante nell’interpellare i donatori al telefono sono intervenute cause imprevedibili come l’epidemia di influenza, che ci aspettavano tra qualche settimana. È evidente che i donatori sotto cortisone o sotto antibiotici non possono recarsi a donare, ma in questi giorni e nelle ultime ore i vertici istituzionali e quelli associativi si sono confrontati per capire come fronteggiare e risolvere questa emergenza, e anche gli appelli del presidente nazionale Saturni e dell’assessore alla salute Stefania Saccardi stanno sortendo il loro effetto.

Pensando alla situazione più in generale, in chiave di autosufficienza ematica nazionale, le carenze che si registrano in molte regioni d’Italia indicano che potrebbero esistere dei rischi sugli obiettivi dei prossimi mesi?

L’autosufficienza va calcolata in tutto il periodo dell’anno, e siamo abituati ad avere situazioni diseguali, in cui alcuni mesi le cose vanno molto bene e in altre si registrano dei cali. Negli ultimi anni, qui in Toscana siamo sempre stati abituati molto bene, con crescite su base annua di 1 o 2 punti percentuali, ma bisogna reagire subito se si registrano delle diminuzioni. Per questo entrano poi in gioco gli scambi interregionali. Di recente c’è stato anche un bisogno aggiuntivo per i terremoti, e va detto che anche l’aumento della durata media della vita e i tanti miglioramenti che ci sono stati nella qualità delle cure ai pazienti sono concause di ceto positive che possono aumentare non di poco i volumi necessari e il bisogno di sangue. Tempo fa era impensabile operare il femore a persone di 85 anni mentre oggi si fa, e lo stesso discorso vale per l’aumento considerevole dei trapianti. Sono tutte evenienze a cui bisogna rispondere con prontezza. Certo, è molto importante coinvolgere sempre di più i giovani nel processo di donazione, bisogna trovare le parole giuste e far capire che il dono è soprattutto per noi stessi e per i nostri cari. Se in un momento può sembrare che nessuno di nostra conoscenza possa aver bisogno di sangue, non possiamo essere mai certi di quello che sarà il futuro. Ecco perché il vero quesito da porre ai giovai non è “Perché non donare?”

 

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