Dono, formazione e scuola, patto d’acciaio per il futuro. Mimmo Nisticò, responsabile Avis Nazionale Scuola e Formazione: “Esempi e giusta informazione, così i giovani rispondono bene

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Dono, formazione, scuola.

Tre parole dal peso specifico decisamente rilevante, che si compenetrano tra loro fino a diventare complementari e interscambiabili. Dalla capacità associativa di entrare nelle scuole e comunicare alle nuove generazioni quanto è bello il valore della solidarietà, passa una gran fetta della raccolta sangue futura, e di conseguenza la continuità nazionale sul piano dell’autosufficienza ematica.

Ecco perché negli ultimi mesi Avis nazionale ha portato avanti, insieme al Miur, diverse iniziative molto efficaci per trasferire il bagaglio valoriale dell’universo dono ai donatori che verranno, pensando a un fumetto “Il Colore della Vita” sulla vita del fondatore di Avis Vittorio Formentano, e a un programma televisivo per i più piccini, Rosso Sorriso, iniziative di cui abbiamo parlato diffusamente nei giorni scorsi.

Per conoscere meglio il legame profondo tra l’associazione di donatori più grande del paese, con più di un milione e 300 mila iscritti, abbiamo intervistato Domenico Nisticò, Mimmo per gli amici, responsabile di Avis nazionale per le attività Scuola e Formazione, che ci ha parlato con passione degli obiettivi da raggiungere in questo settore strategico così importante e del grande ritorno, anche sul piano della felicità e della soddisfazione personale, che si può riscontrare attraverso l’attenzione per il prossimo.

Mimmo Nisticò, donazione e giovani. Quanto è importante in questo momento storico raccordare in anticipo il mondo dei valori sociali come il dono del sangue e il mondo giovanile?

Intanto il momento storico è molto particolare, i giovani hanno bisogno di riferimenti importanti che via via si sono perduti, come la famiglia e le istituzioni sociali. Noi lavoriamo nel mondo della scuola, settore decisivo affinché i giovani possano riavvicinarsi a valori come dono e solidarietà. Con la nostra esperienza ci siamo resi conto che i giovani rispondono bene se informati bene, e allora spetta a noi riuscire a fornire gli strumenti. Proprio di recente, con Avis Calabria, abbiamo organizzato un incontro con l’università per parlare di comunicazione. Anche noi dirigenti dobbiamo essere sempre aggiornati per lavorare nel modo più efficace possibile.

Oltre alle campagne promozionali, quanto sono importanti i contenuti e le opere per far appassionare i giovani alla donazione? 

I giovani hanno bisogno di riferimenti. Glielo dico in modo sintetico ed elementare, i giovani non hanno bisogno di parole ma di esempi. Io l’ho sperimentato con i miei figli: ne ho tre, oramai diventati adulti, il maggiore ne ha 34 e il più giovane 25, e tutti hanno seguito il mio esempio tra l’attività di donazione e gli scout.  Ho sempre detto “non fate come dico ma fate come faccio”. Poi, naturalmente, per sviluppare solidarietà altruismo servono anche le giuste compagnie, e in questo senso il mondo del dono a 360 gradi e del volontariato è molto importante perché chi lo prova poi ne riceve un grande beneficio, e anche personalità molto borderline spesso trovano l’occasione per recuperarsi.

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Mimmo Nisticò al dono

Avis e il mondo della scuola vanno a braccetto da tempo. Cosa le sta insegnando questo ruolo di responsabile per le attività scuola e formazione, e che obiettivi si propone? 

Sono contentissimo perché la Calabria è nuovamente in esecutivo. Una regione che prima era considerata una Cenerentola ha di nuovo un ruolo centrale. Vuol dire che abbiamo lavorato bene, e c’è da dire che la collaborazione tra Avis e scuola nasce grazie al professore Domenico Comi, docente di latino che negli anni ottanta ha creato questo canale, introducendo nella scuola l’educazione alla salute. Gli obiettivi sono quelli di continuare il lavoro dei miei predecessori e valorizzare il settore dell’alternanza scuola-lavoro. Sono moltissimi i ragazzi che dagli istituti vengono da noi per imparare tecnica di segreteria e ragioneria. È importate fornire questa offerta formativa per consentire ai ragazzi di entrare preparati e in anticipo nel mondo del lavoro. La scuola è il bacino più grosso che ci consente di passare dalle parole ai fatti, ed entrando nelle scuole superiori con le nostre autoemoteche gli studenti iniziano ad assaporare i valori del dono. Poi, al compimento dei diciotto anni, quando hanno uno stile di vita sano e compatibile, diventano donatori anche per i trent’anni successivi. A volte succede che i ragazzi che noi prepariamo vanno all’università al nord e magari vanno a donare nelle Avis del nord, ma va benissimo così, soprattutto per i pazienti bisognosi. La cosa importante è che i valori del dono, non solo di sangue ma anche di organi e di midollo, si diffondano sempre di più. Ora il flusso verso il nord dei nostri giovani è un po’ diminuito, ma ben venga se questi valori circolano.

Di recente sono stati presentati progetti di rilievo come il fumetto “Il colore della vita” e “rosso sorriso”. Come sono nati? Ce ne sono altri in cantiere?

Il fumetto “Il colore della vita” ha fatto furore, è stata una felicissima intuizione, un’idea meravigliosa già tradotta in inglese e spagnolo. “Rosso sorriso”, che con l’attore Castagna è arrivato all’edizione 2.0 già quest’anno, è in evoluzione. Stiamo programmando l’edizione 3.0 che punta a coinvolgere le famiglie. L’idea è questa: il ragazzo che ha conosciuto i contenuti a scuola poi li porta in famiglia e fa da stimolo, e questo accade a tutti i livelli, a tutte le età. Spronati dai figli molti genitori capiscono che il dono è un gesto molto importante, ne riconoscono il valore per la collettività, e così vanno a donare e tornano insieme ai figli, diventando donatori periodici.

 

 

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