Aldo Ozino Caligaris: “Con la libera concorrenza più confronto Ma il plasma donato va valorizzato al massimo”

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Al Festival della salute di Montecatini, moltissimi sono stati gli interventi altamente significativi.

Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS e coordinatore protempore CIVIS, dopo aver insistito sull’importanza di conformare su tutto il territorio nazionale i livelli di trattamento dei donatori e l’universalizzazione dei principi nazionali del sistema trasfusionale, ha ribadito a buonsangue.net i principi cardine del suo pensiero sui temi chiave dei rapporti di rete tra i vari attori dell’intero sistema e sulla questione delle gare future per il frazionamento industriale del plasma.

 Dottor Caligaris, lei è tra i dirigenti più autorevoli del sistema sangue nazionale. Quali sono secondo lei i punti forti del sistema italiano?

Il punto fondamentale è che si tratta di un sistema pubblico, allocato dal legislatore in strutture accreditate che erogano il servizio secondo un percorso unitario. Lo stesso soggetto, il professionista trasfusionale titolato, si occupa dell’intero processo, che avviene, quindi, da vena a vena, sotto un percorso unico da donatore o ricevente, che si tratti di emocomponenti o plasmaderivati ottenuti in conto lavorazione.  Il tutto ovviamente, è il frutto di un sistema solidaristico che prevede sia la non remunerazione, l’anonimato e la volontarietà per il donatore, sia la gratuità per il ricevente.

E gli aspetti entro cui ci sono i margini per crescere e migliorare?

Le debolezze risiedono invece nel fatto che esistono difformità dell’applicazione delle leggi sul territorio nazionale e che non sempre tutti gli attori del sistema riescono a dialogare in maniera attiva. Non c’è stato, forse, un aggiornamento coerente in termini di qualità e sicurezza in tutte le zone del territorio nazionale, per tutti coloro che devono e possono svolgere al meglio la propria attività. Infine c’è il gap demografico. È necessario operare un ricambio generazionale di donatori per rispondere ai bisogni programmatici del futuro, e puntare sui giovani per aumentare l’integrazione e la partecipazione, secondo le caratteristiche e le attitudini di ciascuno, in un panorama che non è troppo sensibile. Utilizziamo il dono per aumentare il livello civico di tutto il paese.

Al Festival della salute si è parlato molto, e anche in modo critico, dell’accordo per il conto lavoro e il frazionamento del plasma stretto dal raggruppamento generale capitanato dal Veneto: le multinazionali estere sono entrate a tutti gli effetti a operare nel sistema sangue nazionale. Secondo lei è un bene o è un male? Quali sono i pro e i contro?

 Sulla libera concorrenza in linea di principio sono favorevole. In linea teorica si apre un’opportunità di confronto che mette i vari competitor nella posizione di offrire in termini economici gli stessi prodotti a condizioni diverse. L’applicazione di questo principio richiede però molta attenzione. Ritengo fondamentale che il confronto economico debba tener conto della provenienza della materia prima, che deve arrivare sempre da luoghi in cui la donazione è volontaria. Inoltre si deve tenere nella massima considerazione il principio della massima valorizzazione del dono in termini di resa, secondo la corretta programmazione nazionale, e il fatto che le eccedenze eventuali devono essere allocate in progetti di compensazione nazionale e internazionale.

Sempre come valorizzazione etica del dono?

 Certo. Della massima valorizzazione. Se dal plasma possono essere ottenuti un certo numero di prodotti plasmaderivati, non vedo perché, al di là di quelle che possono essere le scelte di ordine economico o qualitativo, non si debba tener conto di questa esigenza e di questi aspetti. Queste sono le valutazioni da valutare con attenzione ora che si arriverà ai bandi degli altri raggruppamenti. Partiamo dal principio che la donazione è un materiale etico, e anche se la spinta associativa non deve entrare in conflitto con gli aspetti giuridici, economici e amministrativi, è importante sapere che c’è sempre la persona al centro del Sistema Sangue.

 Che voto darebbe, in una scala da 1 (minimo) a 5 (massimo) al livello di qualità e sicurezza del Sistema Sangue italiano?

 Il voto è 10. Ritengo che oggi il sistema trasfusionale italiano con i sui criteri di selezione approfonditi, con l’83 % dei donatori consapevoli e abituali, con l’attività responsabile dei donatori, con l’attività professionale efficiente e unitaria, con le istituzioni che monitorizzano a livello interazionale l’evolversi di tutte le patologie come il West Nile Virus, e con il livello sempre crescente dei controlli, sia uno dei migliori al mondo. C’è un rischio trasfusionale di 1 a 4 milioni. In medicina il rischio 0 non esiste, ma possiamo dire che siamo in una zona di sicurezza elevatissima. Teniamo conto degli errori del passato ma ribadiamo che oggi siamo nella massima eccellenza mondiale in fatto di attività trasfusionali.

 

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