Adelmo Agnolucci alla guida di Avis Toscana: “Giovani e migranti sono il futuro della donazione”

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Aretino di nascita, e noto sul territorio per il suo impegno nella vita pubblica e nel settore sociale, Adelmo Agnolucci è il nuovo presidente di Avis Toscana, una delle regioni chiave per il sistema trasfusionale, sia come capofila di uno dei raggruppamenti regionali (il Planet, con Lazio, Marche e Campania n.d.r.), sia per una lunga tradizione come centro di diffusione della cultura del dono. Per conoscer più in dettaglio il lavoro di Avis Toscana sul territorio, e in vista delle nuove sfide che la Toscana dovrà affrontare in futuro sul piano dell’autosufficienza locale e di sistema, noi di Buonsangue lo abbiamo intervistato. Ecco cosa ci ha detto.

 Presidente Agnolucci, arriva il mandato da presidente. Da quanti anni porta avanti la sua esperienza associativa, e che sensazioni le offre?

 Vengo da una militanza ormai di lunga data perché sono in Avis da trent’anni. Ho fatto parte del consiglio regionale per molto tempo, poi lo scorso anno, per una ragione statutaria, sono subentrato come presidente da vicepresidente vicario, e infine è arrivata l’elezione di maggio. Arrivo in un momento particolare per la vita associativa, con la riforma del terzo settore che comporterà molti cambiamenti, come il dover rivedere gli statuti, e con le novità in termini di natura giuridica, per esempio l’equiparazione di profit e non profit. In Avis abbiamo eletto il nuovo consiglio nazionale, che il 18 di giugno avrà il suo piccolo conclave da cui scaturirà il nuovo presidente nazionale, con i candidati della Sicilia Domenico Alfonzo, del Piemonte Giorgio Groppo e del Veneto Alberto Argentoni. Forse ci sarà qualche altra novità, come per esempio una possibile candidatura dalla Lombardia che non è stata ancora formalizzata. C’è da capire allora come si compatterà Avis dopo tutte queste novità, perché ora siamo in sospeso. Dal modo in cui saranno impostate le cose sul piano nazionale ci saranno poi ricadute anche sul piano regionale. Noi siamo un’associazione di associazioni e quindi non potremo discostarci da tutti i rapporti di sistema, con Avis Nazionale, con il Centro Nazionale Sangue, con la Conferenza Stato – Regioni e con le nuove convenzioni. Poi è chiaro che ogni regione ha delle caratteristiche più o meno accentuate. In Toscana il cambiamento nella sanità ha interessato anche il mondo trasfusionale. Prima avevamo 12 realtà con cui parlare, considerando anche le ASL provinciali, ora abbiamo 3 macro-aree con un solo responsabile. Siamo quindi in un momento particolare, perché quando si cambia si sa da dove si parte ma non dove si arriva. Speriamo di avere le risposte migliori per arrivare agli obiettivi, ma bisogna stare attenti.

 Parliamo di futuro. Quali sono gli obiettivi di Avis Toscana per i prossimi anni?

 Abbiamo in cantiere molte cose interessanti. Il futuro è un scommessa per tutti e sarà legato alle nuove generazioni e al mondo dei migranti. Su di loro abbiamo fatto degli studi, che ci dicono che gli immigrati sono cresciuti del 22% in pochi anni e sono il 4% sul totale dei nostri donatori. L’obiettivo è di coinvolgere sempre di più sia loro che i giovani, e renderli partecipi della cultura del dono per arrivare all’autosufficienza regionale. Bisognerà tenere conto di un piccolo cambiamento di tendenza: cala la richiesta di sangue intero o di globuli rossi e aumenta quella di plasma, che come si sa bene si può ottenere in aferesi. Questo comporta il bisogno di innovazione nella cultura del dono. I nostri donatori quasi sorridevano vedendo un liquido giallo anziché rosso, come se si trattasse di una donazione di serie b. ma in realtà il plasma è importantissimo e da esso vengono estratti molti medicinali importanti. Poi ci sono tutte le nuove metodologie di Patient Blood Management che permettono di ottimizzare le risorse e mantenere le scorte e anche su questo bisognerà lavorare, pianificando la donazione programmata, su prenotazione. Così si può offrire un servizio migliore a chi ha bisogno e lavorare meglio come sistema, andando a richiedere i gruppi che servono quando servono.

 Per quel che riguarda le iniziative di Avis Toscana per promuovere la cultura del dono, che cosa avete in programma?

 La nostra idea è quella di entrare nei social e di sfruttare quel canale, perché oggi è il modo migliore per arrivare ai giovani. Poi abbiamo il “Cartoon School”, una bellissima iniziativa che consente di andare nelle scuole e preparare dei cartoni animati legati al mondo della donazione. È un lavoro di squadra, guidato da degli esperti. Così i ragazzi possono disegnare, sceneggiare, musicare i cartoni. In questo modo si coinvolgono centinaia di bambini che al tempo stesso sono i protagonisti e fanno da tramite, perché poi i bambini trascinano i genitori. Altro strumento importante è quello del servizio civile: abbiamo dei progetti importanti sul piano nazionale e regionale che permettono di cooptare tanti giovani nelle nostre sedi, e di portare nelle scuole i discorsi sulla donazione del plasma e del sangue. Quando è possibile intervengono anche i dirigenti associativi, e così copriamo il territorio. Abbiamo notato che poi moltissimi di quelli che iniziano con il servizio civile restano nel mondo del volontariato e per noi è una grossissima risorsa. Noi facciamo formazione e li inseriamo in progetti ben definiti. Le ricadute sono tante e toccano decine di migliaia di studenti. Il mondo dei giovani dev’essere sollecitato e informato. Non è vero che i giovano sono sordi ai problemi sociali. Noi chiediamo qualcosa d’importante, basti pensare al discorso dell’ago che a volte spaventa. Una curiosità a tal proposito: nel mondo dei giovani abbiamo ancora più riscontri tra le donne che dagli uomini, forse perché solo loro partoriscono e grazie all’esperienza del parto sono più coraggiose.

 Tra poco ci sarà il bando per il conto-lavoro del plasma anche per il raggruppamento regionale che ha la Toscana come regione guida. All’assemblea generale di Avis a San Donato abbiamo sentito gli avisini veneti lamentare il mancato coinvolgimento di chi ha ideato e portato a compimento il bando di gara poi vinto dalla CSL Behring. In Toscana cosa dobbiamo aspettarci?

 In Toscana abbiamo guardato molto a quello che successo in giro. A volte essere i pionieri non è la cosa migliore. Oggi ci dobbiamo confrontare anche con le regole europee e questo può comportare alcune difficoltà non solo per il plasma ma anche sul piano degli standard informatici. La regione Toscana è la capofila del consorzio regionale che si chiama Planet, e assieme a noi abbiamo Lazio, Marche e Campania. Oggi è stato costituito un collegio di persone chiamate a creare il capitolato e dentro ci sono anche persone delle associazioni. La regione Toscana, grazie al direttore del CRS e all’assessorato, è partita molto bene e forse le esperienze fatte da altri possono aiutare a non cadere in errori, com’è accaduto con la gara del Veneto che aveva 90% di attenzione al prezzo e 10% alla qualità. Speriamo che il lavoro fatto molto attentamente sin dall’inizio, e che ha visto la collaborazione tra istituzione e associazioni, porti i suoi frutti.

 Quanto è importante il Meteo del Sangue per monitorare e gestire le necessità di sacche sul territorio? Quando arriverà nelle altre regioni?

Il Meteo del Sangue per noi è importante. Con il Meteo del Sangue sappiamo esattamente che gruppi servono in ogni momento. Attraverso il sistema possiamo arrivare a una migliore programmazione. È come dire “vediamo che tempo fa prima di uscire, se prendere l’ombrello oppure no”. Ciò vale anche per quanto riguarda gli spostamenti tra strutture trasfusionali, e questa è un’ottima garanzia per tutti. Il metodo è applicabile anche alle altre regioni, ma naturalmente dipende di metodi gestionali di ciascuno. Anche il Centro Nazionale Sangue potrebbe adottarlo, se tutte le regioni lavorassero in un certo modo, anche perché proprio da loro è arrivato uno strumento importante come il protocollo per la gestione delle grandi emergenze. Tutti ricordiamo le file per donare dopo i terremoti, ma bisogna considerare che se si dona in massa in quei momenti, poi, se serve sangue per momenti di scarsità quegli stessi donatori non si possano chiamare per tre mesi. Bisogna sapere che il sangue intero ha una vita e dura 40 giorni, per cui donare solo quando c’è un’emergenza è sbagliato. È importantissimo stare tutti dentro al sistema perché le risposte siano quelle che devono essere. Noi donatori siamo un’unica famiglia, da Bolzano a Canicattì.

 

 

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