World Blood Donor Day 2017: il sistema trasfusionale a raccolta a Roma, i momenti chiave

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14 giugno 2017, in tutto il mondo si celebra il World Blood Donor Day, la giornata mondiale dei donatori. In Italia l’evento centrale è a Roma: all’auditorium del ministero della Salute, tutti gli attori del sistema trasfusionale italiano si sono ritrovati per confrontarsi sul futuro di una macchina oliata e poderosa, che funziona bene e che, come abbiamo spesso scritto su Buonsangue, si appresta a vivere un futuro complesso e ricco di sfide, alla luce dei molti cambiamenti della società contemporanea (invecchiamento della popolazione), e della sempre crescente richiesta di emoderivati a livello globale.

L’importante, va sottolineato, è che giornate come queste, ovunque si celebrino, non si limitino a essere passerelle istituzionali, ma siano realmente fondative per la costruzione di politiche concrete, fattive, che coinvolgano tutte le parti interessate a collaborare verso obiettivi condivisi, che sono, va ribadito, autosufficienza ematica nazionale e raggiungimento dei massimi standard in fatto di sicurezza e qualità in tutti i passaggi della filiera, dalla raccolta di ciascuna unità di sangue alla produzione dei farmaci.

In questa chiave, le sensazioni odierne sono state positive: due i principali focus operativi: 1) il rapporto tra associazioni di volontariato e scuola, per diffondere la cultura del dono tra i giovani in età scolastica, in modo da assicurare il ricambio generazionale e preparare donatori a un percorso di consapevolezza e di continuità nella donazione gratuita, anonima, volontaria e organizzata; e 2) la congiuntura tra donazione e sport, in quanto universi propedeutici in fatto di stili di vita all’insegna di salute e longevità, con la possibilità di stringere un sempre più intenso sodalizio tra i valori del dono i e campioni più amati dai giovani, i migliori e più efficaci testimonial per invogliare le nuove generazioni a condividere il vissuto emozionale della donazione.

Molta attesa in sala, dunque, per l’intervento del ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, non sempre lineare nel suo rapporto con gli attori del sistema trasfusionale, collaborativa per la maggior parte del tempo salvo poi lanciarsi in uscite discutibili (ma qui ci sarebbe rivedere lo staff spesso inadeguato anche sulle campagne pubblicitarie) come quella di aprile http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/ quando con una sola frase la Lorenzin ha rischiato seriamente di cancellare 14 anni di assoluta sicurezza delle trasfusioni. Incidenti di percorso. La ministra ovviamente non ci è più tornata sopra e non ha intenzione di farlo. Dopotutto nella giornata mondiale del donatore la Lorenzin è la padrona di casa, e quella tempesta è ormai alle spalle: “L’Italia è un paese di straordinaria generosità, che ha un patrimonio etico che va salvaguardato. Abbiamo mandato 800 mila kg di plasma alla lavorazione, sono moltissimi. Dobbiamo salvaguardare le peculiarità italiana: a volte ci vengono proposti modelli esteri che vogliono remunerare la donazione e ci fanno perdere di vista il fatto che il nostro corpo non è un bene generico ma il bene. In quest’ottica i donatori sono importantissimi perché sono i depositari di tale cultura. L’invecchiamento della popolazione comporta aumenti della necessità di sangue, mentre d’altra parte i donatori storici invecchiano e non possono più donare. Ma c’è una buona notizia. Anche se diminuisce il numero dei donatori non diminuisce il sangue, perché i donatori periodici donano di più. Bisogna però puntare sui giovani, per costruire un modello culturale basato sugli stili di vita e su un principio di regole di convivenza. Cos’è il vaccino se non uno strumento di convivenza pubblica nel nome della salute pubblica? Esistono però delle criticità, e riguardano le differenze che possono esistere a livello organizzativo e burocratico nei rapporti tra le regioni. Le differenze non aiutano il sistema che deve essere più omogeneo. Com’è possibile che si possa arrivare a buttare del sangue perché è scaduto? Bisogna lavorare su questo e avere maggiore attenzione per continuare a garantire le 8000 trasfusioni al giorno di sangue gratuito che vengono effettuate nel nostro paese. Il mio impegno nei prossimi mesi sarà quello di aiutare il sistema a migliorare sotto questo aspetto. Lo dobbiamo al milione e 700 mila donatori che ogni anno in Italia consentono al sistema di funzionare”.

Migliorie organizzative dunque, e abbattimento della burocrazia come esigenze immediate per un miglioramento sistematico. Un assist immediatamente raccolto da Giancarlo Maria Liumbruno (Presidente del Centro Nazionale Sangue), che in linea con la Lorenzin ha ribadito luci e ombre del sistema sangue dal suo punto di vista: “In Italia la medicina trasfusionale fa parte dei livelli essenziali di assistenza, e ciò è molto importante, così com’è molto importante ricordare che l’Italia è un paese autosufficiente che ha raggiunto ottimi livelli di appropriatezza e grandi risultati in termini di sicurezza del sistema, grazie a una rete capillare, istituzionale e associativa, che gestisce il sistema da vena a vena, cosa che in altri paesi non è garantita. Abbiamo quasi 1 milione e 700 mila donatori periodici con oltre 3 milioni di donazioni, di cui 459 mila in aferesi, per quasi 3 milioni di emocomponenti trasfusi all’anno, ovvero oltre 8200 al giorno. Numeri importanti. Dal 2012 abbiamo in atto il Patient blood management che accresce l’appropriatezza nell’uso della risorsa e nel trattamento dei pazienti, secondo la logica dell’only one, ovvero la monitorizzazione di ogni singola trasfusione. In Italia oggi servono soprattutto donazioni di plasma, e serve crescente collaborazione tra il livello politico e quello tecnico per evitare gli sprechi. Le donazioni devono essere pianificate e organizzate, perché ciò consente di superare le crisi e l’emotività. Una bella novità in tal senso sarà il servizio PlasmaItalia on-line, che sarà attivato prestissimo e in cui spiegheremo tutto ciò che riguarda la donazione del plasma. Altra iniziativa sarà GeoBlood, un servizio che servirà al cittadino per sapere sempre dove poter donare nel luogo più vicino a lui. Sul piano della sicurezza ancora c’è cattiva informazione, ma oggi i rischi di una trasfusione sono prossimi allo 0, e questo è stato possibile soprattutto grazie alla riduzione del periodo finestra (il periodo in cui il sangue può essere infetto senza che siano rintracciati i virus, n.d.r.). Sono ottimi risultati che andranno confermati”.

Assenti, un po’ a sorpresa, gli ospiti Vito de Filippo, sottosegretario di stato del MIUR, che da lontano ha ribadito la sua disponibilità a collaborare per portare la cultura del dono nelle scuole, e Giovanni Malagò, presidente del CONI: eppure, largo e importante è stato lo spazio dedicato allo sport, con le testimonianze di Beatrice Becattini, campionessa italiana di Ju-Jitsu brasiliano, molto legata alla sua attività di volontariato per motivi biografici (ha contributo con la terapia trasfusionale ad aiutare suo nonno malato) e arricchita dalla cultura del dono anche nel proprio percorso agonistico di successo: “Lo sportivo trova subito il senso della donazione perché è abituato a mettersi a disposizione per gli altri – ha detto – per i compagni di squadra, e perché sanno che bisogna assumersi delle responsabilità”.

Anche Jacopo Massari, campione nazionale della pallavolo, ha ribadito l’importanza della sinergia tra valori del dono e quelli dello sport: “Avevo molti problemi da ragazzo, che lo sport ha contributo a risolvere. Su questo aspetto bisogna investire, perché c’è bisogno di donare sangue senza tornaconto ma solo per amor proprio. Lo sport insegna a fare sacrifici e credo che dobbiamo insistere sull’unione tra sport, scuola e associazioni di volontariato, per far comprendere a tutti che fare del bene senza aspettarsi niente in cambio è la strada giusta”.

Nella seconda parte della mattinata spazio ai rappresentati delle associazioni, riuniti sotto l’egida della CIVIS Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue). Introdotto da Sergio Ballestracci (Presidente Fratres nazionale) che ha ringraziato simbolicamente la figura del donatore anonimo, Vincenzo Saturni (Presidente Avis Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla relazione tra sangue e mondo del lavoro, e poi sulla questione degli sprechi e su alcuni aspetti sistematici: “I giovani spesso vogliono donare, ma esistono alcuni fattori come la precarietà che rendono difficoltosa la continuità del dono. Dobbiamo lavorare allora per fare in modo che sia facilitata la donazione. Fondamentale poi evitare gli sprechi di plasma. Infine due parole sul piano nazionale vaccini, in cui i donatori son stati trattati in modo anomalo finendo tra le categorie a rischio, e sulla legge di riordino del terzo settore, nel quale, l’ho detto in ogni sede e lo ripeto oggi, non ci dovrà essere l’apertura al profit per ciò che riguarda l’impresa sociale”.

Nella staffetta, spazio poi alle parole del vice-presidente della Croce Rossa Gabriele Bellocchi: “Sta cambiando la società e sta cambiando il lavoro, ma è anche vero che a fronte di questo noi dobbiamo reinventarci e riformulare le strategie di coinvolgimento. I giovani sono velocissimi, noi siamo in grado di andare alla loro velocità e di rispondere alle loro esigenze? Lavorare sulla cultura del dono è la chiave: la stiamo perdendo, io sono un insegnante e penso al bullismo, che si verifica perché manca la percezione dell’altro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Fidas nazionale Aldo Ozino Caligaris: “Solo condividendo la cultura del dono noi possiamo dare un messaggio forte sui valori peculiari del sistema italiano. Dobbiamo parlare la lingua del donatore e mettere in sintonia tutte le parti in causa, con messaggi di comunicazione nuovi che ci consentano di guardare il passato, per vivere con responsabilità il presente e pensare il futuro. C’è un grande fermento nella riforma del terzo settore che viene visto come una risorsa per il paese perché produce posti di lavoro. Noi vogliamo restare protagonisti e fare da guida, grazie alla collaborazione tra associazioni, professionisti e istituzioni per un altissimo standard in ciascuna trasfusione. Oggi è una giornata da vivere nell’ambito della sinergia, senza divisione e senza bandiera. Colgo allora l’occasione per ringraziare Vincenzo Saturni che tra soli 3 giorni conclude il suo mandato a presidente Avis, e che in questo tempo ci ha insegnato molto sul piano dello spirito e della capacità di diffondere tutto ciò che è dono, volontariato e organizzazione associata”.

Nel finale spazio alle testimonianze di chi ha beneficiato del dono del sangue, per una carrellata piuttosto emozionante che ha dato vita a momenti di commozione tangibile tra tutti i presenti, a testimonianza di una verità difficilmente contestabile: pulsa un enorme sostrato emotivo dietro il gesto del dono, dal valore impagabile. È emerso vivido il legame invisibile tra donatori e pazienti, che grazie al dono, ai volontari, ai trapianti e alla medicina trasfusionale hanno potuto curarsi da malattie come la talassemia.

Per tutti i presenti, un’occasione buona per toccare con mano quanto la capacità di mettersi a disposizione per gli altri e di praticare generosità vada oltre qualsiasi retorica per diffondere nella società benefici concreti in grado di cambiare le vite di molti. Un vissuto da tenere bene a mente a tutti i livelli della filiera sangue, dai centri decisionali fino alle strutture di raccolta, passando per chi fa informazione.

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