Il senso del volontariato nella giornata mondiale del 5 dicembre e il bilancio del sistema trasfusionale dopo la consultazione plenaria

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Ieri, 5 dicembre 2017, la comunità internazionale ha festeggiato la giornata mondiale del volontariato. E se l’affollamento di giornate mondiali del… è una pratica abbastanza discutibile che calendarizza gli eventi e i temi più legati a valori etici e morali in maniera un po’ troppo burocratica, togliendo pathos e interesse a temi che andrebbero più dibattuti che celebrati, alcune giornate finiscono ugualmente per essere più significative di altre.

Se le celebrazioni, infatti, si notano prettamente a livello mediatico con le uscite social o i comunicati (ecco il tweet del premier Gentiloni)

è giusto ribadire che esiste davvero una nutrita comunità di persone per cui il volontariato è un’attività originata da senso civico e profonda vocazione, gente lontana da ossessioni autopromozionali e dagli eccessi di virtualità che caratterizza le vite contemporanee per cui il gesto in favore del prossimo si trasforma realmente in “pane quotidiano”, in contatto umano ed empatia, e senza ombra di dubbio, anche in confronti e contrasti.
Su Buonsangue, raccontando da vicino le vicende e le attività di Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa cerchiamo di trasmettere proprio la dimensione sincronica dell’attività di volontariato a tema sangue che si svolge sul campo, con la difficoltà e l’impegno che richiede l’azione quotidiana, e che spesso, anzi quasi sempre, si affianca a mille altri impegni di vita lavorativa e familiare occupando tutto il tempo libero.

Ecco perché ci uniamo al coro delle celebrazioni: fuori da ogni retorica e allo scopo di convogliare sempre più forze e consapevolezza in una grande sacca di energia che, come ha dichiarato su Vita il presidente di CSV Net (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) Stefano Tabò, in Italia è l’energia fondante per coesione sociale, integrazione e dinamicità: una situazione senz’altro ammirevole, purché il volontariato non si sostituisca alle istituzioni e alle loro eventuali negligenze.
Il caso del sistema sangue nazionale, con le associazioni in perenne contatto e in collaborazione con le istituzioni anche attraverso il ruolo preziosissimo del Centro Nazionale Sangue, ci pare un esempio di certo virtuoso ma sempre migliorabile.

Intanto, sul piano delle campagne di comunicazione e le celebrazioni di ciascun operatore, ecco le parole chiave scelte da Fidas come anelli di una catena invisibile e infinita:

A seguire, ecco la nuova campagna di Avis Nazionale, lanciata in anteprima per augurare buone feste a tutti i donatori del passato, del presente e del futuro:

E mentre la città eletta per rappresentare l’idea di volontariato per tutto il 2018 sarà l’olandese Aarhus, grazie alle propria politiche di cittadinanza attiva:

a dimostrazione di quanto il volontariato sia considerato un valore assolutamente strategico dal punto di vista della cultura del senso civico da tramandare sul lungo periodo, ecco una campagna mediatica che risale al 1991,ben 26 anni fa, eppure modernissima già allora

Fuori dalle celebrazioni, sempre ieri martedì 5 dicembre è stato anche il giorno di un notizia importante che arriva dal Centro Nazionale Sangue. Alla consultazione plenaria del sistema trasfusionale del primo dicembre a Roma è emerso che il sistema sangue resta solido e compatto, capace di rispondere alle emergenze come la Chikungunya, ma non mancano i problemi da risolvere giacché alcune regioni non sono totalmente autosufficienti. Ecco il comunicato del CNS in proposito:

“Il sistema sangue tiene, e riesce a far fronte alle emergenze come la Chikungunya, ma alcune regioni non sono autosufficienti e non riescono a garantire le terapie ai pazienti cronici, come i talassemici. Il dato è emerso durante la consultazione plenaria del Sistema trasfusionale che si è tenuta a Roma nella sede della Croce Rossa.

Solo per compensare il sangue non raccolto a causa del blocco delle donazioni nel Lazio per l’emergenza Chikungunya, è emerso durante l’assemblea, sono state messe a disposizione dalle Regioni quasi 6mila sacche di sangue, mentre in totale la compensazione nel 2017 è stata di quasi 60mila, soprattutto a favore di quattro regioni con carenze ‘croniche’, Lazio, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.
≪Il sistema regge, e lo ha dimostrato anche nel caso dell’emergenza Chikungunya, ma in alcune Regioni non viene rispettata la programmazione effettuata in modo condiviso con le Regioni stesse, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale con decreto del ministro della Salute e necessaria a garantire l’autosufficienza – ha affermato il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno – Questo si riflette nella mancata garanzia di continuità delle terapie a pazienti cronici, come i talassemici, che hanno bisogno di trasfusioni continue, e che invece in diversi casi non hanno ricevuto nei tempi previsti la terapia programmata che, ricordiamolo, è un Livello Essenziale di Assistenza≫.

Tra le regioni in difficoltà è stata citata la Campania, dove oltre il 60% della raccolta avviene da donatori non periodici, un tasso più che doppio rispetto al resto del paese, con potenziali implicazioni anche sui livelli di sicurezza del sangue e del plasma. In altre regioni i livelli di organizzazione e governo della rete trasfusionale dovrebbero essere migliorati per evitare anche l’eliminazione di plasma raccolto per scadenza, nonostante il suo periodo di conservazione si estenda fino a due anni”.

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