Seconda giornata di lavori a Lecce per l’assemblea generale di Avis: le parole in esclusiva per noi del presidente Avis Puglia, il dibattito interno (appassionato) e la riforma del terzo settore all’ordine del giorno

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Una festa che comincia sin dalla hall e continua in ogni angolo dell’hotel Tiziano, pacificamente invaso per l’occasione. I più di 1000 delegati Avis presenti a Lecce si riconoscono dalle giacche, dalle tute, dai cordoni, dai gadget, e soprattutto da una grande e contagiosa allegria. Si sorride molto, in fondo l’assemblea generale è anche una grande festa, e Lecce con il suo clima assolato e ventoso mette addosso brio e adrenalina.

Ma l’atmosfera dell’arrivo è solo un assaggio. Dopo due rampe di scale in discesa, piene di gente di tutte le età, delegati giovani e più anziani, dirigenti del presente e del futuro, si arriva nella sala congressi in cui vanno in scena i lavori. È in sala il folto pubblico è piuttosto partecipe, anche perché per Avis Nazionale questo congresso coincide con un momento di grande dibattito interno.

Come i lettori di Buonsangue ricordano, infatti, lo scorso ottobre vi fu un caso molto discusso in Campania, balzato agli onori della cronaca grazie a un sevizio del programma televisivo Le Iene. Pasquale Pecora, allora membro del direttivo nazionale presenziato da Alberto Argentoni nel ruolo di vice presidente, rimase invischiato in un caso poco chiaro legato alla raccolta sangue via autoemoteca nella sua regione, intaccando, per la prima vola in quasi un secolo, la matrice etica che da sempre fa parte e governa l’essenza più profonda di Avis.

Dall’Emilia Romagna, e in particolare dal presidente regionale di Avis Maurizio Pirazzoli è arrivato un intervento intenso e molto applaudito dalla platea, a dimostrazione di quanto in Avis sia vivo e radicato il dibattito democratico interno, e di quanta passione contraddistingua i donatori e i delegati che dedicano gran parte della loro vita all’attività associativa. Pirazzoli ha ribadito la necessità di affrontare senza indugio il caso Pecora e ha chiesto all’esecutivo nazionale di dare risposte. L’unitarietà associativa sotto l’egida dei principi etici da sempre condivisi, dovrà continuare a essere, per la delegazione emiliana, il punto fermo da cui ripartire.

Naturalmente ogni decisione sulla governance sarà presa in consiglio nazionale, ma ciò che è doveroso constatare, e restituire ai lettori, è che sul piano della fattività e dell’attività concreta su tutto il territorio, Avis non ha mai fatto venir meno il proprio apporto al sistema sangue, e che al di là delle normalissime divergenze sulle scelte da compiere c’è sempre un grande impeto verso gli obiettivi superiori, come autosufficienza e salute di riceventi. Un forte dibattito interno, anzi, in realtà non è altro che un indice di buona salute in una federazione di volontari di così grandi dimensioni.

Le assemblee generali servono appunto come occasioni di crescita interna, così come ha ribadito per noi uno dei principali artefici di queste giornate, il presidente di Avis Puglia, l’avvocato Cosimo Luigi Bruno. Ecco le sue parole.

Quali sono i sentimenti da padrone di casa, nell’organizzazione di un evento così importante per Avis?

I sentimenti sono i soliti di ogni evento Avis. La gioia profonda di essere a disposizione dell’associazione. Sul piano organizzativo si è verificato quello che sapevamo, un grande lavoro da parte di tutti i ragazzi pugliesi e di lecce per garantire a tutti gli associati una permanenza accogliente.

Che Avis si aspetta dopo l’assemblea generale?

A livello nazionale, il tema centrale su cui Avis deve concentrarsi è l’etica. Negli ultimi tempi ci sono stati degli scivoloni che potevano essere evitati. Non abbiamo fatto nulla per evitare certi rischi, poi purtroppo i problemi si sono verificati: come quando vediamo una buccia di banana e anziché evitarla ci mettiamo il piede sopra.  Noi siamo una piccola regionale con i numeri in costante crescita ma ancora non dormiamo sogni tranquilli. Vogliamo crescere, vogliamo diventare un’associazione modello e fare di più, perché solo avendo ambizioni alte si possono raggiungere gli obiettivi minimi. Speriamo di poter raggiungere la raccolta associativa perché i tempi sono maturi per questo salto di qualità. Noi siamo in prima linea.

La situazione del dono del sangue in Puglia qual è?

In Puglia abbiamo un trend abbastanza positivo, ogni anno il numero dei donatori aumenta. Sul piano di ciò che si può fare ritengo che nella nostra regione ci sia un grande potenziale. Specie se tutte le componenti comunali, provinciali, e regionale compresa, riescono a lavorare insieme e a far fruttare questo potenziale, il futuro sarà roseo e diventeremo una grande regione. Il trend è in continua ascesa da un paio di decenni e potremo davvero diventare un’associazione modello.

E sul piano della raccolta plasma? Quanta strada si deve fare in Puglia, anche in base alle indicazioni del PNP 2016-2020?

Sul piano della raccolta plasma riteniamo si stia facendo ancora troppo poco. Non facendo ancora raccolta associativa non possiamo incidere troppo sul numero delle sacche raccolte, ma ciò che possiamo fare è spingere sulle istituzioni e sui centri trasfusionali per fare presente i problemi e coordinarci meglio con loro. Ci dobbiamo impegnare in questa direzione.

Quanto manca alla raccolta sangue associativa in Puglia?

Non si può prevedere, è quasi come prevedere la vincita al totocalcio. Noi come Avis siamo pronti, purché ci sia il convinto appoggio della ragione verso questo tipo di organizzazione. Passare alla raccolta associativa alla cieca significherebbe fare danni nei confronti dei malati che hanno bisogno di sangue o plasma, o dei farmaci salvavita. Noi siamo pronti e si devono solo creare le condizioni con la regione e con il centro regionale sangue, in modo che tutti i tasselli possano funzionare al meglio.

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A conclusione della giornata, ecco esplodere un altro tema decisivo per il futuro di Avis, ovvero le scelte da statutarie da compiere per far sì che Avis possa continuare a mantenere un ruolo di assoluta protagonista anche con la riforma del terzo settore, che ha come dead line il 3 febbraio del 2019.

Che road map attuare? Fare modifiche statutarie subito o arrivarci per tempo? Claudia Firenze, segretario di Avis nazionale ha spiegato molto chiaramente lo stato dei lavori in corso. “Abbiamo scelto gli esperti, c’era dubbio sul fare tutto internamente o rivolgersi ad esperti esterni. È stato fatto un percorso che darà presto i suoi frutti verso una soluzione condivisa. La riforma non semplice, ha trappole che emergono anche dopo mesi, e ci sembrava giusto che la discussione avvenisse in plenaria alla sua piena partecipazione”.

Le scelte di Avis, che saranno compiute dopo le importanti relazioni degli esperti esterni, saranno decisive in chiave politica, per consentire all’associazione l’autocontrollo e un certo peso nelle decisioni, la possibilità di accedere a finanziamenti statali, e a perseverare la propria efficacia e autonomia interna. Insomma, saranno decisive per poter costruire il proprio futuro in casa.

In quanto al presente invece, domenica 20, alle 10 del mattino, chiusura con il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”, un incontro di grande interesse e prestigio che è un vero e proprio regalo di Avis Puglia ai più di 100 delegati provenienti da tutta Italia su temi di attualità e di alto valore sociale.

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