Dove nascono i dirigenti Avis del futuro: la scuola di formazione con Fondazione Campus

IMG-20171013-WA0009Un percorso iniziato tre anni fa, volto a valorizzare il bene più importante che c’è in qualsiasi settore della società: la formazione dei giovani.

La scuola nazionale di formazione AVIS, giunta alla sua terza edizione, è partita ieri 13 ottobre 2017, nella sede dell’associazione Politeia all’Università Statale di Milano. Prosegue dunque, in assoluta continuità con le scorse annate, un progetto ideato e realizzato da Avis in totale sinergia con la Fondazione Campus di Lucca e con l’azienda farmaceutica Kedrion Biopharma.

Ma qual è l’obiettivo di questa iniziativa, che è divisa in tre moduli previsti entro la fine di questo 2017, nei mesi di ottobre (nei giorni 13 e 14), novembre (nei giorni 17 e 18) e dicembre (nei giorni 15 e 16)?

È formare i dirigenti del futuro attraverso convegni, discussioni e relazioni, e contestualmente preparare i giovani che domani dovranno lavorare nel terzo settore alle sfide del futuro e alla gestione delle piattaforme no profit in tutti i loro aspetti: sul piano del rapporto tra etica e mercato, su come sarà opportuno impostare le relazioni pubbliche e istituzionali, e su come bisognerà rapportarsi alla gestione interna di un’associazione come Avis, che avrà il compito di far dialogare il sistema trasfusionale italiano con quelli europei.

All’edizione in corso parteciperanno 25 dirigenti (14 maschi e 11 femmine) provenienti da tutta Italia e tutti sotto ai 45 anni. Alcuni di loro sono davvero giovani con ben dieci partecipanti che hanno meno di 26 anni.

 

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Per conoscere meglio intenti e obiettivi della scuola di formazione Avis, abbiamo raggiunto telefonicamente molti tra coloro i quali l’hanno voluta fortemente, puntando su un concetto di visione del futuro che passa inevitabilmente dai concetti di esperienza sul campo di chi dirige già nel presente, e di necessità di trasmettere il miglior know-how tra generazioni.

Il neo presidente di Avis Nazionale Alberto Argentoni, in quest’ottica, sottolinea il profondo senso di comunità che dovrà essere alla base del gruppo dirigenziale del futuro. “Sicuramente il lavoro che stiamo facendo con queste nuove leve – spiega – mi conforta molto, e aggiungo che molti di loro sono già inseriti in ruoli importanti nelle loro realtà associative territoriali: tutto questo significa che andiamo verso un rinnovamento importante. Questa opportunità che abbiamo creato in connubio con la fondazione Campus è fondamentale perché le sfide che abbiamo davanti sono molto grandi e complesse, e la competenza è una delle doti chiave che serviranno per affrontarle, nonché uno dei requisiti più importanti per la formazione di chi andrà a gestire l’associazione. L’altra cosa bella è che i giovani vengono da tutta Italia, e così si può osservare un’associazione che rappresenta davvero uno spaccato di tutto il territorio nazionale, fatto di giovani che rappresentano le loro terre, la loro cultura e le loro tradizioni, e le scambiano con gli altri. Il nostro tentativo è quello di creare una vera e propria comunità di persone, e non ho alcun dubbio che ci riusciremo”.

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Piuttosto esplicative anche le parole del professor Salvatore Veca, presidente di Fondazione Campus, che coglie l’importanza di una buona formazione sul piano dell’analisi critica dei contesti in cui un buon dirigente deve operare, giacché anche nell’ambito del no profit e del volontariato l’efficienza è da considerarsi un obiettivo sistematico.  “Sono molto contento – dice – e come presidente della Fondazione Campus posso dire che è una grande soddisfazione essere arrivati al terzo anno della scuola. Siamo partiti al collegio Ghislieri di Pavia nel 2015, poi siamo stati alla Biblioteca Politeia dell’Università Statale di Milano lo scorso anno, e oggi siamo qui, ancora a Milano. Lo scopo è consentire ai giovani che operano in Avis di avere un’esperienza di riflessione nel campo dell’associazionismo, e imparare, come dico spesso, “a fare bene il bene”, cioè ad adottare le logiche organizzative più efficienti per essere utili agli altri.  Alla nostra scuola di formazione non si insegnano dottrine, ma si inducono i partecipanti a individuare i problemi che possono esserci nell’ambito dei settori in cui si opera, per essere in grado di trovare le migliori soluzioni”.

Anche il professor Corrado Del Bò dell’Università di Milano è parte integrante del comitato scientifico della scuola. “Il senso profondo di queste giornate – spiega – credo consista nel fatto che Avis sta investendo pesantemente nel suo futuro, e sta cercando di dare continuità alla propria attività volando alto; non limitandosi alle attività del suo core business, che peraltro svolge egregiamente da parecchi decenni, ma creando nuove generazioni di dirigenti che verso il centenario di Avis abbiano una vera e propria “vision”, e riescano a governare i problemi dentro una realtà sempre più complessa. Sono coinvolto come Fondazione Campus e sono contento, perché qui si favorisce l’apprendimento. Abbiamo tre moduli – prosegue – il primo, in questi giorni, è dedicato al rapporto tra etica, dono e mercato, con la relazione del professor Nicola Pasini (sul significato profondo del concetto di politica n.d.r.), poi c’è la mia relazione intitolata Tra etica e mercato: ci sono cose che i soldi non possono comprare? Sono temi centrali della contemporaneità, non ci limitiamo al discorso sul sangue ma cerchiamo di dare uno sguardo più ampio, pensiamo ai problemi sanitari e più in generale ai problemi del mondo, e la finestra del sangue serve come apripista. Domani – continua Bò –Federico Zuolo dell’Università di Genova parlerà di etica nel no-profit, mentre Riccardo Puglisi dell’Università di Pavia si esprimerà sul problema dello stato che arretra e sul terzo settore. Il secondo modulo a novembre sarà sull’organizzazione del no profit. Analizzeremo le questioni organizzative e le dinamiche del conflitto, e porteremo uno sguardo aziendalista che possa ai ei futuri dirigenti a interiorizzare il concetto espresso dal professor Veca: fare bene il bene. La psicologa Chiara Ghislieri dell’Università di Torino analizzerà invece i problemi di un’organizzazione in cui sia bello lavorare. Infine il terzo modulo a dicembre sarà incentrato su politica e comunicazione: per spiegare il fenomeno delle lobby avremo Maria Cristina Antonucci del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, mentre il formatore Giuseppe Codeluppi si cimenterà sulle dinamiche di costruzione del gruppo. Nell’insieme – conclude Bò – il nostro scopo è creare non una somma di dirigenti, ma un gruppo di dirigenti”.

Ecco qui in basso, in dettaglio, il programma dei tre moduli che completano l’offerta formativa della scuola, in un’edizione davvero molto ricca.

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Modulo 13-14 ottobre
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Modulo 17-18 novembre
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Modulo 15-16 dicembre

 

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