Il mondo del plasma spiegato ai giovani: a Piacenza, con Avis e ospiti autorevoli, si affrontano temi decisivi e si formano i dirigenti del futuro

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Due giorni di formazione, affinché i futuri dirigenti associativi di Avis siano pronti ad affrontare le sfide che verranno. E se si parla di sistema sangue, il plasma non può che essere centrale in qualsiasi approccio al dibattito, in ogni analisi, in ogni ricerca di visioni e strategie. Lo ricordiamo: il mercato dei plasmaderivati è sempre più ricco e le stime parlano di un valore che supererà i venti miliardi di dollari nel 2020, con tutto quello che potrà conseguirne in termini di aggressività politica e intraprendenza sui mercati dei grandi stakeholder di sistema.

In questo quadro, che dunque è destinato a complicarsi, dovranno destreggiarsi i tantissimi giovani arrivati da diverse parti d’Italia a Piacenza, nella sala congressi dell’hotel Best Western. Come farsi trovare pronti? Solo grazie alla formazione, all’analisi dei dati a disposizione, al dialogo con esponenti autorevoli oggi ai vertici in grado di descrivere gli scenari presenti e anticipare quelli futuri.

I plasmaderivati e la loro funzione irrinunciabile

Perché è importantissimo, per esempio, aumentare la raccolta di plasma?

Il direttore del Centro regionale sangue Emilia Romagna Wanda Randi, ha spiegato le molteplici motivazioni per cui una crescita in linea con le aspettative del Centro nazionale sangue, è più che auspicabile. Raccolta, consolidamento del modello italiano basato sulla lavorazione conto terzi del plasma che rimane una risorsa pubblica, attenzione estrema alle esigenze dei malati, che dal plasma pubblico devono poter contare sulle massime rese possibili in termini di tutti i farmaci salvavita che dal plasma possono essere estratti. “Il paziente – ha specificato la Randi – deve avere la certezza che nel momento in cui viene trasfuso riceve un prodotto biologico efficace. Il plasma serve tantissimo per l’emostasi, in caso di emorragia avviene una vasocostrizione e si firma un tappo piastrinico. Poi arriva il coagulo e si forma il tappo rosso. Ecco l’importanza dei fattori della coagulazione. Così è anche per l’albumina, fondamentale per il sangue e il benessere, e per le immunoglobuline, poiché esistono casi di bambini che nascono privi di difese verso le infezioni esterne e per tutta la vita dipendono dall’infusione di immunoglobuline”.

I plasmaderivati realizzati grazie al plasma dei donatori, sicuri e riconsegnati alle regioni a un prezzo di lavorazione, sono dunque un bene importantissimo. “È importante mandare più plasma alle industrie per produrre più farmaci ed evitare di ricorrere al mercato – ha continuato la direttrice del Crs Emilia Romagna ­– per le immunoglobuline vale lo stesso discorso. C’è grande richiesta a livello mondiale e la sua richiesta aumenterà. Con gli obiettivi del Cns si va verso l’autosufficienza. Anche in Emilia Romagna i farmaci che provengono dal nostro dono anonimo e gratuito avranno il pittogramma di qualità. Le aziende all’estero talvolta promuovono la donazione a pagamento sfruttando i donatori con trattamenti invasivi. In Italia non dovrà mai succedere. Dobbiamo abituarci a guardare lontano e a difendere il nostro modello che si basa sulla gratuità del dono. Ora arrivano i ricombinanti nei paesi ricchi creati dalle industrie ma nei paesi poveri costano troppo e i bambini hanno diritto di vivere ovunque, in ogni parte del mondo. La sicurezza poi è importante, ci ricordiamo bene noi addetti ai lavori i patimenti degli emofilici per gli scarsi controlli negli anni ottanta. Qualità e sicurezza sono elementi fondamentali che sono alla base della legge 219, una delle leggi migliori del mondo perché comprende il volontariato”.

Una solidarietà senza confini

Un aumento della raccolta plasma permette inoltre di ottenere molti benefici utili per la comunità, benefici come il risparmio pubblico e l’impegno solidale. “Col dono si contribuisce a un risparmio elevatissimo – ha ricordato la Randi – perché altrimenti bisogna ricorrere al mercato. Nel piano sangue plasma di quest’anno abbiamo voluto dare risalto alla collaborazione con i progetti internazionali. Afghanistan, Palestina, India. Moltissimi bambini possono essere curati con il dono dei nostri donatori. Prodotti dati gratuitamente. Non è scontato, molte regioni non partecipano e non vogliono regalare nulla”.

Donare il plasma è importantissimo ma senza tralasciare il sangue intero

Ma è corretto pensare di smistare i donatori dal dono del sangue intero a quello del plasma? No di certo, non in questi termini, e anche su questo tema l’incontro di Piacenza è stato un bellissimo momento di arricchimento formativo e di dialogo su tutto ciò che si potrebbe migliorare sul piano delle dinamiche trasfusionali e di benessere per i donatori. Anche perché l’aumento delle quantità di plasma trasfuse per sessione e indicate dal decreto del 2 novembre 2015 (600 ml plasma al netto dell’anticoagulante e 450 ml di sangue intero) non è stata recepita in maniera univocamente positiva dai donatori stessi. Un problema, quest’ultimo, che è stato ben espresso da Davide Carini, dell’Unita di raccolta di Avis Provinciale Piacenza, esemplare nel comunicare ai giovani avisini tutto ciò che bisogna sapere sulle dinamiche di ogni tipologia di donazione. “Speriamo che nelle prossime revisioni si possa essere più precisi sulle quantità, perché il peso dell’anticoagulante non è certo. Ma va ricordato che sebbene un’aferesi dura molto di più (50 minuti contro 10) si può donare più plasma perché si recupera abbastanza agevolmente rispetto a una donazione di sangue intero”. Come potrà e dovrà strutturarsi la proposta futura ai donatori dunque? “Non tutti possiamo diventare donatori di plasma – ha specificato Carini – i gruppi sanguigni Rh negativi più rari è meglio, per esempio, destinarli alla donazione di sangue intero, e stesso discorso vale per i donatori di gruppo 0, che è il più diffuso sul territorio e quindi è molto importante per la disponibilità di globuli rossi. Per come si sta configura il quadro generale, entro pochi anni non è da escludere che si possa pensare a un’alternanza, indirizzando i donatori verso le due donazioni (sangue intero e plasmaferesi, n.d.r.). Altro fattore importante per accedere alla plasmaferesi è il buon accesso venoso: chi ha vene problematiche non può fare la donazione di plasma”.

I miti da sfatare sulla plasmaferesi

Di certo, il punto su cui i rappresentati associativi potranno incidere, è fare informazione corretta sulla plasmaferesi. Dall’esperienza sul campo e dal dibattito sono infatti emerse numerose ragioni di resistenza verso la plasmaferesi che possono essere considerate miti da sfatare e paura infondate. È falso che la plasmaferesi sia una donazione di serie B, per esempio, poiché sono pazienti che hanno bisogno di emocomponenti precisi; è falsissimo che la plasmaferesi non sia igienica, poiché tutto ciò che si usa è attrezzatura sterile e monouso, ed è falsissimo che iniziando a donare plasma non si possa tornare a donare sangue intero, non c è nessun problema.

Più difficile da dirimere, invece, la questione dei punti di raccolta. In alcune zone del paese la plasmaferesi è una donazione possibile solo a un’ora di distanza, a cui andrebbero aggiunti gli altri tempi tecnici che comportano parentesi di circa quattro ore complessive, troppe per molti donatori. Come comportarsi? In questo caso, è necessario tirare in causa la bilancia costi benefici, non è sostenibile avere separatori cellulari ovunque, e a volte uno sforzo in più da parte dei donatori deve essere considerata una di quelle sfide esterne verso cui reagire senza chiusure mentali per farsi trovare pronti.

Il futuro infatti, con i suoi possibili cambiamenti, non è così lontano.

Cosa aspettarci dal domani

Oggi l’autosufficienza sul plasma si aggira tra il 50% e il 70%, e ogni scelta potrà avere un impatto forte per l’intero sistema sanitario italiano. E se come associazione Avis confessa di sentire forte il peso delle multinazionali più forti a livello mondiale, che più o meno implicitamente vogliono forzare il modello italiano basato sul plasma pubblico e il conto-lavoro, la strategia migliore appare sempre quella della collaborazione tra le tre gambe del sistema sangue e la stessa componente aziendale, almeno quando le aziende sono pronte a collaborare con il volontariato e a contribuire al modello in fieri facendosi portatrici di valori specifici condivisi dalla comunità. In quest’ottica, il dottor Francesco Da Prato dell’azienda italiana Kedrion, tra le aziende che sul nostro territorio operano nel settore della plasma-lavorazione, è intervenuto per spiegare ai giovani avisini qual è la filiera della produzione dei farmaci e come si conforma lo scenario mondiale sul piano industriale.

Un sabato ricco dunque, con una grossa mole di conoscenze fondamentali per chiunque voglia contribuire sul campo al divenire del sistema sangue. Conoscenze che poi andranno trasferite al pubblico attraverso la giusta forma di comunicazione, un tema centralissimo che i futuri dirigenti Avis hanno affrontato nella giornata di domenica 21 ottobre, grazie alla collaborazione di Maurizio Matrone, scrittore e storyteller, allo scopo di riuscire a fornire ai donatori un messaggio sempre più forte, diretto, preciso ed efficace. Caratteristiche che ci auguriamo di trovare nell’imminente campagna di Avis Nazionale sul dono del plasma che sta per arrivare:

Gialloplasma sta arrivando

 

La data di uscita è il 6 novembre, e naturalmente noi di Buonsangue siamo in grande attesa, perché il futuro, se si tratta di sangue, è sempre vicinissimo all’oggi.

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