Medicina di genere, la senatrice De Biasi a Farmindustria: “Abbiamo aperto la strada, ora non bisogna fermarsi”

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L’innovazione medica oggi passa anche attraverso il concetto di medicina “di genere”. Se ne è parlato al convegno promosso da Farmindustria “Chi l’ha detto che donne e uomini sono uguali? Pari opportunità nella differenza”, svoltosi il 7 marzo a Roma. In definitiva, una proficua occasione di crescita collettiva.

Molto appassionato l’intervento della senatrice Emilia Grazia De Biasi (Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica), che ha sottolineato come Farmindustria in Italia abbia un grande merito: quello di aver lavorato per introdurre e far penetrare a tutti i livelli il concetto di medicina di genere, un compito che negli ultimi anni si è rivelato difficile anche per le stesse istituzioni. ≪ Le pubblicità banalizzano – ha aggiunto la senatrice – come quella ben nota sul raffreddore, descritto identico sia per gli uomini che per le donne. La medicina di genere ha rispetto della differenza che c’è tra uomo e donna sul piano psichico e fisico, e questa differenza sfocia, nei fatti, anche nella produzione di farmaci specifici. Abbiamo votato alla camera una legge sulle professioni sanitarie, e in un articolo che parla di ricerca, nel diritto italiano, viene immesso per la prima volta il concetto di medicina di genere. È una novità clamorosa. È innovazione. Sia sul piano delle tecnologie e delle tecniche di intervento, sia su quello della produzione, si fa già molto si può fare sempre di più. In futuro ci dovrà essere sempre più empatia tra medicina e mondo delle donne, in un paese che malvolentieri sopporta la ricerca scientifica.

Dichiarazioni importanti, che richiamano a una collaborazione presente e futura tra istituzioni e industria sula piano dell’approccio medico, che dovrà basarsi sempre di più sulla personalizzazione del paziente tenendo conto delle sue peculiarità (tra cui la più importante è sicuramente il genere), in direzione di quell’idea di appropriatezza su cui su Buonsangue ci siamo già ampiamente soffermati in passato: http://www.buonsangue.net/politiche/il-patient-blood-management-cose-e-cosha-cambiato/.

La senatrice De Biasi ha poi sottolineato come, a suo parere, in questo momento storico, vi sia in Italia una notevole sintonia “di genere” tra le professioni mediche, nel perseguire percorsi comuni verso un rispetto sempre maggiore dei diritti umani. ≪Le donne italiane sono quelle che lavorano di più al mondo≫ ha aggiunto, e se i numeri dicono che le donne vivono in media più degli uomini (con una qualità della vita tuttavia inferiore), è vero anche che negli ultimi anni della loro vita assumono più farmaci. Ecco perché aumentare gli investimenti sulla medicina di genere non può che essere un fattore altamente positivo.

Cosa può fare la politica per favorire questo approccio? Qual è la visione politica delle istituzioni sulla sanità del futuro? Quali gli obiettivi sul medio e lungo periodo? Tutte domande che vogliamo e speriamo di poter porre presto, e direttamente, alla senatrice De Biasi.

Tra gli altri interventi degni di nota al convegno di Roma va segnalato anche quello del Professor Andrea Lenzi (Presidente Nazionale Associazione Conferenza dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Presidente SIE), che ha ribadito come l’80% della formazione medica sia oggi identica in tutta Italia, fattore che rende il nostro sistema di formazione uno dei migliori al mondo. A suo dire: ≪La medicina di genere è cultura, economia, dobbiamo insegnare bene questo sia agli studenti che ai professionisti. Il rumore di fondo è estremamente banalizzato. Il tumore al seno non è solamente femminile ma anche maschile. Sui media osteoporosi è donna, infarto è maschio: questo non è vero. La medicina d’urgenza non è uguale per uomo e donna. Parlando di medicina di genere siamo nella quintessenza della medicina diversificata e dobbiamo far capire ai medici che si formano oggi che la laurea in medicina dura 40 anni≫.

Francesca Merzagora, Presidente ONDA (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), ha parlato invece del ruolo delle donne come caregiver (il caregiver è “colui che si prende cura”) per i propri nuclei familiari, e in generale nella società (si pensi alle assistenti per gli anziani): un ruolo che spesso comporta controindicazioni come sintomi di ansia, stress, depressione, problemi cardiaci. ≪Le donne vivono di più≫ – ha ribadito – ≪ma con minor qualità della vita, più consumo di farmaci e più ricoveri. Ecco perché la medicina di genere è importantissima≫.

Abbastanza sorprendenti, invece, i dati riportati dal Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: nel settore farmaceutico sono aumentati (in controtendenza con gli altri settori produttivi del paese) gli investimenti in ricerca, la produttività, gli investimenti generali e i nuovi posti di lavoro, ben 5000 nell’ultimo anno, con il 50% di neoassunti sotto i 30 anni. Confortanti anche i dati di genere: ≪Nella ricerca l’impiego femminile è già al 52%. Per cui è normale che welfare del nostro settore sia strutturato in direzione di questo tipo di occupazione. In Farmindustria il direttore è donna, e nella mia azienda, in posizione apicale, le donne sono al 70% per mera scelta meritocratica. Inoltre sono tutte mamme: per questo assistenza sanitaria, asili nido aziendali, smart working e flessibilità negli orari sono tutte realtà nel nostro settore. In termini di produttività, infine, abbiamo 850 farmaci in sviluppo sulla base della medicina di genere. Faremo formazione in questo senso, sapendo che la donna è caregiver, ma poi si cura meno del resto dei membri della famiglia≫.

Chiusura con bilanci e propositi per il Ministro della salute Beatrice Lorenzin: ≪Battersi per il diritto alla salute delle donne è importante perché c’è ancora chi nega la medicina di genere o chi dice che costa troppo. Tutto il dibattito scientifico va verso la medicina personalizzata. Non è un fattore politico ma scientifico. Non bisogna fare rivendicazionismo ma spiegare che tutti devono essere curati al meglio. Belle notizie: abbiamo creato la giornata nazionale per la salute della donna (22 aprile n.d.r.), ma anche inserito alcune patologie tipicamente femminili nei livelli essenziali di assistenza. Molto positiva la ricerca sul cancro, sul tumore al seno e all’utero, e su tanti altri tipi di patologie non soltanto fisiologiche ma anche psichiatriche≫.

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