Le maxi emergenze al centro del dibattito: dalla consulta dei giovani AVIS alla conferenza del 2 febbraio a Roma

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Un sistema trasfusionale perfettamente organizzato e funzionale non deve essere pronto a gestire soltanto la già delicata fase di approvvigionamento e distribuzione ordinaria di un bene comune fondamentale come il sangue: deve essere altrettanto organizzato per gestire le situazioni di emergenza, di qualsiasi portata esse siano.

Nell’ultimo anno, le situazioni di emergenza non sono mancate, tra incidenti, calamità naturali e la minaccia sempre incombente del terrorismo internazionale che fortunatamente non ha ancora riguardato l’Italia. Ma la semplice opportunità di dover fronteggiare eventi imprevisti consiglia di investire risorse in fatto di organizzazione preventiva e in strutture demandate alla gestione immediata, razionale e secondo protocolli collaudati di qualsiasi necessità speciale di sangue si verifichi in qualsiasi zona del Paese.

A tale scopo, il 2 febbraio a Roma sarà presentato il Piano nazionale per le maxi-emergenze guidato dal Centro Nazionale Sangue e varato il 7 Luglio 2016 all’interno della conferenza Stato-Regioni. Buonsangue sarà presente ai lavori per informare e documentare su tutti i dettagli.

Intanto però, sabato 21 gennaio a Roma, in occasione della consulta dei giovani di Avis Nazionale c’è stata l’occasione per un’anteprima sul tema, grazie all’intervento dell’ematologo e referente del Centro Nazionale Sangue, il dottor Giuseppe Marano.

Al centro del suo intervento, la casistica delle più significative emergenze che il Centro Nazionale Sangue ha dovuto affrontare negli ultimi mesi, situazioni di cui i media nazionali hanno abbondantemente parlato, come lo scontro dei treni in Puglia e il forte terremoto in centro Italia del 24 agosto.

Cosa si è imparato in quelle occasioni? Quali sono gli errori da non ripetere?

Sotto il punto di vista organizzativo e della diffusione interna dell’informazione, aspetto su cui punta molto il nuovo piano delle maxi-emergenze, sarà priorità assoluta il controllo, regione per regione, delle scorte di sangue da poter mettere a disposizione del sistema centrale in caso di maxi emergenze.

A tale scopo, e se ne parlerà approfonditamente nella conferenza del 2 febbraio, sempre più importante sarà il ruolo del SISTRA, il sistema informativo sui servizi trasfusionali, entro il quale è già attiva e funzionante una bacheca delle maxi-emergenze in grado di monitorare sempre il numero di unità di sangue disponibili (le sacche destane alle emergenze potranno essere utilizzate solo a quello scopo), e alla quale potranno avere accesso tutti gli operatori del sistema trasfusionale.

La bacheca, che nei giorni dello scontro dei treni e del terremoto era attiva da pochissimo, ha già dato dimostrazione di un funzionamento positivo, riuscendo a movimentare già allora le sacche di sangue necessarie a una gestione immediata e funzionale. Ma da punto di vista dell’efficienza massima del sistema, secondo cui ogni singolo nodo della rete (le strutture di coordinamento regionali e le i centri trasfusionali locali) sa esattamente cosa fare con la massima velocità di reazione, ancora molto ci sarà da fare nei prossimi mesi.

Dove bisogna invece migliorare moltissimo, ma a livello di società civile, è la gestione culturale delle maxi emergenze. Nei giorni successivi allo scontro di treni, il 12 e 13 luglio 2016, sulla base della spinta emotiva e degli eccessivi appelli al dono, delle catene di sant’Antonio sui social network e della disinformazione emotiva praticata sistematicamente da alcuni media ufficiali, si sono raccolte ben 3843 sacche di sangue, a dimostrazione della grande generosità degli italiani, ma a fronte di una necessità reale di unità di sangue che poteva essere gestita addirittura attraverso le scorte ordinarie.

Gli effetti della cattiva informazione sono dunque raccolte eccessive, che comportano inevitabili sprechi, e che dimostrano come la donazione periodica e programmata, cioè su chiamata diretta delle associazioni i singoli donatori territorio per territorio, sia la strada da perseguire.

Il 2 febbraio conosceremo il piano nazionale per le maxi-emergenze nei dettagli. Ma intanto ben vengano iniziative di formazione che spieghino ad operatori del sistema ma anche e sopratutto ai media, quali sono le scelte giuste da compiere per il bene di tutti.

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