L’Avis e la difesa della donazione volontaria: “Sempre contro la raccolta del sangue remunerata”

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L’impatto sociale di Avis come baluardo della donazione del sangue volontaria, periodica, responsabile, anonima, gratuita, consapevole, e soprattutto associata.

Lo ha ribadito alla Camera dei Deputati, con fermezza, il Presidente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, in occasione della presentazione del volume La Vis di Avis. Obiettivo delle sue parole, ribadire la posizione di Avis sulla gratuità della raccolta ematica, e prevenire qualsiasi intromissione nel lavoro delle associazioni sul piano della raccolta stessa, in vista della futura riforma del terzo settore: “Non che vi siano minacce o avvisaglie, ma è importante ribadire, oggi e sempre, che noi di Avis siamo contro la raccolta retribuita del plasma come avviene in paesi vicini, per esempio Austria e Germania. La raccolta inoltre è e dovrà rimanere peculiarità delle associazioni di volontari che hanno i requisiti come dice la legge 219 del 2005 (la legge in vigore sul servizio trasfusionale n.d.r.) e non dovrà mai diventare materia per imprese sociali di diversa natura, che magari, mettendo in campo anche il know-how, potrebbero provare a occuparsi della raccolta. Il nostro intendimento è mantenere sotto l’egida del volontariato del sangue organizzato tutte le attività relative alla raccolta, perché, sarò chiarissimo, potrebbero esserci delle lobby molto forti che potrebbero provare a cambiare qualche articolo di legge”.

In quest’ottica, verso la conservazione di tutte le peculiarità del sistema italiano e del raggiungimento dell’autosufficienza ematica, obiettivo comune dell’intero sistema trasfusionale, i dati espressi dalla ricerca contenuta nel volume avissino (La Vis di Avis, per l’appunto) presentato a Roma lunedì 20 Febbraio 2017 sono un supporto importante, perché i numeri parlano chiaro: è notevole il ritorno a effetto cascata del lavoro di Avis, per l’intera comunità.

Ma come fa l’attività di un’associazione di volontariato del sangue a creare valore?

Le modalità sono molteplici.

La ricerca SROI (Social return of investment), tipologia tra le più autorevoli per definire la valutazione di impatto sociale (VIS) di imprese che non hanno lo scopo di generare solo profitto economico, testimonia infatti notevoli vantaggi sul piano benessere personale del donatore e del benessere collettivo secondo 6 aree di impatto: 1) prevenzione e diagnosi precoce attraverso gli accertamenti di idoneità; 2) cambiamento di stile di vita verso l’adozione di pratiche più sane 3) appagamento e senso di realizzazione connesso al compimento di un gesto solidale 4) aumento del capitale sociale attraverso la costruzione di relazioni solidali e acquisizione di capacità relazionali: 5) variazione del capitale umano sottoforma di competenze professionali e social skills; 6) valorizzazione della cultura del volontariato e del dono.

Il campione di studio ha riguardato ben 1.023 donatori distribuiti in quattro sedi comunali differenti. Ecco i risultati principali in termini di ricaduta economico-sanitaria, con accenni alle altre aree significative.

 Ricaduta economica

 In fatto di ricaduta economica, cioè esprimendo in valore monetario il cambiamento in positivo e l’aumento del benessere collettivo prodotto dal lavoro associativo secondo le 6 aree sopra elencate, lo studio stabilisce che per ogni euro investito nell’attività associativa in ognuna delle 4 sede monitorate si è avuto un ritorno positivo che oscilla da 1,70 € fino a ben 13,80 €.

Ricaduta sanitaria

 In termini di miglioramento del proprio benessere personale grazie alle diagnosi precoci per anemie, tachicardia, colesterolo, diabete e malattie infettive o altre disfunzioni metaboliche, una percentuale di soci compresa tra l’8,7% e il 16,9% ha potuto accrescere la propria qualità della vita. Notevoli anche i miglioramenti in fatto di consumo di alcolici (il 37,8 % dei donatori ha diminuito il proprio consumo proprio grazie all’attività da donatore) e di tabacco (42,3%), con il conseguente risparmio per ciascun individuo nel medio lungo termine. In media, inoltre, ben il 56,8% dei soci ha potuto migliorare la propria alimentazione, e il 3% ha evitato visite specialistiche molto costose. Anche sul piano dell’attività fisica praticata, la vita da donatore Avis produce cambiamenti in positivo per il 26,2 % del campione analizzato.

Altre aree di impatto

 Anche se meno visibili nel breve periodo, enormi risultano gli effetti positivi del lavoro di associazione si registrano, secondo la ricerca bocconiana, anche sul piano psichico e intellettuale. Benefici a livello di autostima e della propria utilità sociale da parte di ciascuno individuo sono fattori di miglioramento collettivo di valore inestimabile, così come un effetto cascata di sicuro impatto sul piano etico – professionale è generato, di certo, dalla propensione che l’attività di volontariato produce sul piano dell’arricchimento personale, dell’aumento e dell’affinamento delle proprie abilità personali e delle capacità individuale di lavorare in squadra instaurando relazioni di gruppo  positive. Tutti fattori, questi ultimi, che costituiscono un surplus anche in termini di collocazione del singolo individuo sul mercato del lavoro.

Lo sguardo al futuro

 Non è mancato uno sguardo al futuro nelle parole conclusive di Saturni, tra i relatori principali insieme ai ricercatori Giorgio Fiorentini e Maria Vittoria Bufali (che hanno illustrato metodi e risultati della ricerca), alla direttrice del Centro Regionale sangue del Lazio Stefania Vaglio (che ha ribadito l’importanza del dono etico, dello sharing welfare e del pittogramma), e al sottosegretario alle Politiche Sociali Luigi Bobba (che ha accennato alla riforma del terzo settore ormai in dirittura d’arrivo). “Non abbiamo promosso questo studio solo per fortificare la nostra posizione per giustificare quello che facciamo o il rimborso associativo – ha specificato Saturni – ma per rendicontare in modo scientifico quello che facciamo che è uno scopo più alto, cioè mantenere un sistema etico in cui si può valorizzare in modo chiaro il dono gratuito e anche il benessere dei donatori. Un valore aggiunto che il sistema mette in campo per favorire chi si mette a disposizione del prossimo. Per non fermarsi a quello che abbiamo fatto in questi 90 ma per quello che si può fare nei prossimi 90”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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