I numeri del sistema sangue del 2017. Alla vigilia del World Blood Donor Day 2018 il bilancio su raccolta e scelte future

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Si avvicina il World Blood Donor Day 2018, previsto come sempre per il 14 giugno, e così gli stati generali del sangue italiano si sono ritrovati ieri al Senato della Repubblica, nella Sala Caduti di Nassirya a Piazza Madama 11 per raccontare i numeri del sistema sangue nella stagione passata e le iniziative per il futuro. L’allarme condiviso, inevitabilmente, si è concentrato su un dato negativo, ovvero il calo generalizzato dei donatori in Italia che negli ultimi dieci anni non è mai stato così basso. Va precisato, tuttavia, che non si tratta di cifre negative in assoluto, ma in leggero calo se si considera il trend italiano del decennio: anche nel 2017 infatti ci sono stati ben un milione e 680mila donatori (più di 300 mila nuovi ma ottomila in meno rispetto al 2016) grazie ai quali è stato possibile effettuare oltre tre milioni di donazioni (per la precisione 3.006.726) ovvero tremila in meno rispetto al 2016.

830mila sono stati i chili di plasma raccolti in aferesi, dato che assieme alle 637mila trasfusioni effettuate per interventi chirurgici completa un quadro numerico importante, anche grazie al crescente utilizzo delle tecniche di Patient Blood Management, che hanno permesso l’ottimizzazione della risorsa sangue. Ma che valore hanno questi numeri? Come vanno interpretati dal punto di vista di chi si occupa ogni giorno della gestione sistematica della risorsa?

I numeri spiegati da Liumbruno

Lo ha spiegato in un intervento rapido ed essenziale il direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno, tra la necessità di fare un bilancio e la descrizione delle iniziative future a favore dei donatori. “Mi preme sottolineare – ha spiegato Liumbruno – che l’Italia è una paese autosufficiente per il sangue nonostante un calo generalizzato che va avanti dal 2012. Bisogna gestire l’invecchiamento della popolazione, cosa di cui si occupano le associazioni che hanno trovato oltre 300mila nuovi donatori. Bisogna migliorare le strutture e affinare l’organizzazione per favorire le cure per i pazienti che hanno bisogno di trasfusioni costanti come i talassemici. Dobbiamo migliorare sul plasma, ne abbiamo raccolto 830 mila chili e c’è bisogno di aumentare la raccolta; cosa che faremo nei prossimi tre o quattro anni. Ricordo che da noi questa donazione è gratuita, mentre basta andare in Europa nei paesi limitrofi per assistere alla donazione remunerata. La stampa di qualche paese (l’Economist n.d.r.), ha legato la situazione italiana alla giornata di riposo retribuita per il dono, ma questo è un mito che va sfatato. Tuttavia è importante che con la flessibilità crescente nel mondo del lavoro vi sia una maggiore flessibilità anche per gli orari delle aziende sanitarie e dei centri di raccolta. Due strumenti per i donatori saranno il vaccino antinfluenzale gratuito e fare lo screening West Nile Virus in alternativa alla sospensione dei 28 giorni per i donatori che hanno soggiornato nelle aree interessate. Con questi strumenti vogliamo limitare il calo della raccolta estiva”. Tutto vero, ci permettiamo di dire, ma senza dimenticare un’ulteriore necessità: fare scelte sistematiche che garantiscano il massimo utilizzo della materia prima dei donatori, che non devono mai e poi mai essere considerato soltanto numeri al servizio di obiettivi.

L’andamento demografico e come affrontarlo

In rappresentanza delle associazioni dei donatori, è intervenuto invece Aldo Ozino Caligaris, portavoce CIVIS e presidente Fidas. Punto centrale del suo intervento il problema demografico che complica la raccolta sangue, un dato che ormai fa parte della consapevolezza delle dirigenze associative e che ha determinato il rafforzamento del lavoro di comunicazione social. Come? Con impegno quotidiano e campagne mirate, come noi di Buonsangue ci auguriamo da tempo. “Dico grazie al milione e 800mila donatori di sangue che assicurano le cure a tutti i cittadini che hanno necessità di terapie trasfusionali – ha esordito Caligaris – Il sangue non si può creare in laboratorio ma si può avere solo attraverso il gesto della donazione. La programmazione è importante perché laddove viene fatta non ci sono carenze o problemi di reinvio degli interventi. Il problema sulla raccolta nasce dall’andamento demografico del nostro paese. L’Italia è con il Giappone uno dei paesi con il minor numero di nascite, ed è ovvio che la popolazione over 65 sia quella che in percentuale ha più bisogno di terapie trasfusionali. Abbiamo condiviso con il Cns una campagna incentratta sul racconto e le testimonianze di donatori giovani. La campagna parte oggi e mira a diffondere un mesaggio di coinvolgimento e di partecipazione etica da parte dei giovani donatori, di solito molto interessati alle dinamiche della raccolta sangue e plasma ma molto spesso non troppo bene informati”.

Interessanti le parole degli altri ospiti chiamati a intervenire, come la Dottoressa Lombardini in rappresentanza del Centro Nazionale Trapianti, che ha sottolineato come “Il mondo del trapianto e il mondo del sangue si intersecano tra di loro. Se non esistesse il supporto trasfusionale su cui fare affidamento non potremmo fare alcun trapianto”; prezioso, per offrire consapevolezza su un problema di cui si parla troppo poco, l’intervento di Valentino Orlandi, presidente della Federazione Italiana Talassemie, preciso nel fornire un quadro generale sulla situazione dei pazienti talassemici. “Ci sono oltre settemila talassemici – ha spiegato – e fino agli anni 80 la malattia era a prognosi chiusa. Oggi le cose sono cambiate grazie ai donatori di sangue, visto che senza di loro i pazienti talassemici non potrebbero vivere. Poi, grazie alla ricerca e alle cause farmaceutiche è stato possibile anche migliorare le condizioni di vita dei malati. Il sangue non si fabbrica e i giovani sono importanti. Un paziente di talassemia fa 2 sacche al mese e 24 annue, non abbiamo mai avuto problemi al nord ma non è così in tutte le zone del paese: con il Cns proveremo a colmare questa ultima criticità”.

 

Spazio inoltre per Gianfranco Massaro, presidente Fiods, che ha avuto la bellissima idea di ospitare una delle prossime giornate mondiali del dono in Italia, appello raccolto con gioia da tutti i presenti, e ha ricordato come la situazione di sicurezza e qualità dei servizi trasfusionali non sia ottimale in molti paesi del mondo. “Come tutti sapete – ha detto Massaro – la Fiods organizza manifestazioni di donatori nel mondo. Quest’anno la facciamo in Grecia ma io la vorrei fare in Italia. Le spese sono irrisorie e a Ginevra con gli esperti della OMS ci si chiede come mai l’Italia non si sia ancora proposta. Noi intanto stiamo lavorando tantissimo nei continenti in cui la situazione del dono è disastrosa, come in Sudamerica e in Africa. Basterebbe pochissimo per dar vita a progetti internazionali e dare speranze a queste persone”.

Dopo Argentoni presidente di Avis, fermo nel ribadire come serva un lavoro per uniformare i servizi nel paese missione a cui Avis può contribuire senza dubbio vista la presenza capillare nel paese – “Non abbiamo uniformità di trattamento per o donatori in tutto il paese e a questo vogliamo arrivare. I migliori testimonial sono per noi i donatori che escono sorridenti dal dono e nelle campagne e su questo che vogliamo puntare” – ha chiuso la conferenza con una promessa la senatrice Paola Boldrini, da sempre molto vicina alle esigenze dei donatori. Che la politica prometta non è una novità, anzi, è quasi un vizio, ma ci sarà tempo e modo di verificare. “La mia presenza – ha assicurato la senatrice – non è casuale, e si lega agli impegni presi nella scorsa legislatura. Sono sempre stata vicina alle associazioni di volontari e soprattutto ad Avis che è molto capillare a Ferrara, il mio territorio. Donare significa dare un pezzo di sé per gli altri ma va ricordato che donando si dà qualcosa anche a se stessi: oltre a un benessere psicologico anche la possibilità di monitorarsi ciclicamente che è pratica di buona salute. Dobbiamo valorizzare i giovani che sono un patrimonio associativo enorme. Naturalmente è importante anche il ruolo delle istituzioni, che ancora rifondano le vittime di sangue Infetto. Tutti i professionisti a questo tavolo si impegnano ogni giorno nella qualità dei servizi e per la sicurezza delle trasfusioni e degli emoderivati. Le buone pratiche delle regioni più evolute devono essere condivise con le regioni più indietro senza invidie ma allo scopo di una migliore organizzazione di sistema nel nome dell’uniformità del servizio”.

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