A Firenze la giornata regionale del dono. Una festa tra futuro, dono e musica, ma nei contenuti molta sostanza

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La settimana del WBDD 2018 è stata ricca di eventi, con una peculiarità: in tutte le occasioni monitorate da Buonsangue, la celebrazione del dono, dei donatori, e i momenti di festeggiamento, sono andati di pari passo con i contenuti, le analisi, gli approfondimenti tecnici e sistematici. Un buon modo per ottimizzare i tempi e gli spazi di incontro e di dibattito. A Firenze, sabato 16 giugno, è andata in scena “la giornata regionale della donazione di sangue” un’occasione di festa che è servita sia per raccontare al pubblico le idee, le innovazioni e le politiche del Crs Toscana, sia per celebrare la grande festa del dono e dei donatori, mettendo il riflettore su un gesto fondamentale per la comunità. In particolare, a Firenze è emerso un quadro molto dettagliato del lavoro compiuto dal CRS Toscana sul piano dell’organizzazione, e il grande impegno per stringere sinergie con le associazioni e farle partecipare ai processi decisionali.

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Riuscire a lavorare insieme e a far emergere il lavoro che viene portato avanti è un valore aggiunto il sistema intero. Il clou della giornata di Firenze è stata la lunga e dettagliata relazione della direttrice del Crs Toscana, la carismatica ed trascinante Simona Carli, nel cui intervento è stato possibile scorgere il futuro del sistema sangue toscano.

Ecco il clou della sua presentazione. “L’innovazione è un cambiamento unito a una scoperta e deve portare progresso, perché altrimenti sarebbe solo una novità. Come diceva Nietzsche bisogna superare i maestri. Vogliamo sfruttate la tecnologia per migliorare le decisioni cliniche e l’appropriatezza, perché il mondo è cambiato anche nel rapporto medico paziente: oggi arriva dal medico sapendo già tutto. Una volta si chiamava effetto “Elisir”, per via della trasmissione tv della domenica sera, e oggi c’è un effetto “Elisir” ogni giorno. Sul piano organizzativo il modello è rimasto pubblico e non è stata una scelta semplice. Dal 2000 in poi in Toscana siamo andati avanti nel nome dell’innovazione. È in corso la gara della plasmalavorazione, quella del trasporto, e il completamento dell’officina trasfusionale. Per tutti questi motivi abbiamo lavorato di sinergia col team building e un sistema informatico unico era per noi un mezzo decisivo per lavorare insieme nel miglior modo possibile. Il mezzo però è servito per mettere a nudo limiti e personalismi. Avevamo 4 gestori personalizzati ma non partivamo da 0, e volevamo fortemente un sistema che fosse unico. Abbiamo formato una cabina di regia e da ottobre 2017 a giugno 2018 abbiamo è stato possibile determinare le linee guida. È stato un lavoro enorme, e ora ci aspettiamo molti risultati, a partire dalla circolazione delle informazioni in tempo reale per proseguire con l’identificazione certa del donatore e con la standardizzazione dalle procedure, con una maggiore affidabilità dei dati grazie a tracciabilità e visibilità completa. Vogliamo intreroperativita e condivisione delle evoluzioni. E più sicurezza, più qualità, più programmazione. Ci aspettiamo anche risparmio economico, per esempio ottimizzando i trasporti. Poi ci sono chicche, come l’SMS ai donatori quando il loro sangue viene utilizzato, sul modello svedese, una novità che piace ai giovani. In base alle questioni demografiche dobbiamo andare verso di loro. Qualcosa che viene dopo altre innovazioni come il meteo e l’agenda delle prenotazioni. Infine, stiamo implementando il PBM che serve a valorizzare l’appropriatezza. Abbiano 120 mila donatori e l’87%sono associati, che hanno garantito 175 mila trasfusioni. Abbiamo lanciato la gara per la plasmalavorazione, sulla quale siamo sempre stati in stretta collaborazione con i donatori. Siamo regione guidando un raggruppamento e abbiamo lavorato di gruppo andando oltre l’obiettivo del mando ma cercando scopi più alti di natura culturale. Per disegnare la gara abbiamo cercato di individuare i criteri inderogabili, ovvero: 1) individuare bisogni corretti dei pazienti e rispondere ai loro bisogni e ai bisogni assistenziali delle regioni; 2) ribadire la proprietà pubblica del plasma; 3) valorizzare al meglio il dono dei donatori lavorando tutto il prodotto donato; 4) dare le eccedenze in cooperazione internazionale; 5) affidarci a un azienda che abbia stabilimenti solo dove la fase di lavorazione non è remunerata.

Passaggi importanti, per un gara, che al contrario di quanto è accaduto in Veneto (dove il bando era incentrato per il 90% sul prezzo e per il 10% sulla qualità), mette il criterio della qualità al centro della decisione finale per il 70%, addirittura il 10% in più della gara emiliana che ha una forbice più stretta (60% qualità, 40% prezzo).

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A breve conosceremo i risultati, ma le parole della dottoressa Carli a Firenze sulla sinergia tra istituzioni e donatori nei processi decisionali ci sono sembrate un passaggio chiave, tanto che, nel question time, ne abbiamo chiesto un resoconto a Luciano Franchi, rappresentate delle associazioni.

Buonsangue: “Dottor Franchi, nell’intervento della dottoressa Carli è emerso il ruolo attivo che le associazioni hanno avuto nei processi decisionali in Toscana e in particolare nei bandi di gara come quello sulla plasma lavorazione. Quello che vorremmo sapere è perché questa sinergia è importante e quanto è importante per tenere alto il morale della truppa, anche perché in altri raggruppamenti regionali come Il Naip (capofila Veneto n.d.r.) e quello capitanato dalla Lombardia, non è accaduto con molte lamentele da parte dei donatori.

Luciano Franchi: “Lavorare a contatto con le istituzioni per portare l’esperienza acquisita sul campo nei processi decisionali per i donatori è fondamentale. I nostri soci hanno bisogno di avere più informazioni, di poter contare sul massimo coinvolgimento, e di percepire un peso, una centralità nei luoghi dove si prendono decisioni di sistema. Ecco perché aggiungiamo una nuova definizione a quella classica per i donatori italiani. Non siamo solo donatori volontari, associati, anonimi, non remunerati e organizzati, ma vogliamo essere soprattutto donatori consapevoli. 

 

One thought on “A Firenze la giornata regionale del dono. Una festa tra futuro, dono e musica, ma nei contenuti molta sostanza

  • Fabrizio
    giugno 18, 2018, 1:27 pm

    Il convegno sarà stato interessante ma come cittadino mi ripugna che vengano sottratti soldii alla sanità per fare buffet, musica, gadget e quantaltro, sembra di essere alla tv dove fanno trasmissioni per encomiarsi, congratulatsi, dirsi quanto sono bravi, non sprecate più soldi in queste frivolezza e poi le persone non possono curarsi perché non hanno soldi …

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