Festival della Salute a Montecatini, i donatori alzano la voce: “Non ripetiamo gli errori del Veneto”

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Momento topico della seconda giornata del Festival della Salute a Montecatini, per quanto concerne il seminario sul Sistema Sangue, è stata la tavola rotonda dei raggruppamenti regionali. Con la voce dei donatori che si è fatta sentire senza lasciare spazio a troppe diplomazie. E dopo l’intervento dell’avvocato Toscano del giorno prima (ne abbiamo parlato ieri qui), estremamente critico sulla questione-Veneto, il quadro sembra essere sempre più chiaro.

Il confronto tra regioni è particolarmente importante nella stretta attualità, perché dopo la contestatissima gara del raggruppamento regionale che ha come capofila il Veneto (conclusasi con la vittoria dell’australiana CSL Behring e con ben 6 ricorsi che rischiano di pesare non poco sul normale svolgimento delle attività produttive), gli altri raggruppamenti devono accingersi a formulare le nuove gare per l’assegnazione del plasma in conto lavorazione.

Le questioni da dirimere sono molte, e sono tutte di grande importanza.

C’è attesa per il nuovo Piano Nazionale Plasma, di cui Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro Nazionale Sangue) ha anticipato proprio a Montecatini alcuni principi generali. Ci sono dialoghi in corso con il Ministero della Sanità, affinché alle Regioni siano garantite le risorse necessarie per incrementare la raccolta di plasma, e soprattutto c’è la necessità di arrivare a criteri certi, corretti, vantaggiosi nel lungo periodo ed eticamente sostenibili per la formulazione dei nuovi bandi finalizzati al frazionamento industriale del plasma. Momento, questo, difficile e delicatissimo che necessiterà della collaborazione di tutte le parti in causa, ovvero delle cosiddette tre gambe del sistema trasfusionale: parte tecnica, parte amministrativa, e donatori volontari e associati.

L’esigenza di non ripetere gli errori commessi dal raggruppamento capeggiato dal Veneto, è stato uno dei punti di partenza assolutamente condivisi, specialmente dalle associazioni dei donatori, che chiedono di essere incluse nei processi decisionali. In fondo, del resto, proprio dal lavoro sul campo (con le relative conoscenze basate sull’esperienza diretta dell’attività trasfusionale quotidiana) possono arrivare suggerimenti importanti per il miglioramento dell’intero sistema.

Non è un caso, allora, che Emanuele Russo, presidente regionale della FIDAS Liguria, regione inserita nel raggruppamento che vede il Veneto come capofila), abbia criticato molto nettamente l’accordo con la Csl Behring, palesando perplessità totalmente condivise anche dalle altre associazioni, come per esempio AVIS. “Non abbiamo capito dove eravamo quando è andata in scena la gara del Veneto basata per il 90% su prezzo e 10% sulla qualità – ha detto Russo –  perché se si accettano accordi che prevedono che dal plasma si debbano estrarre soltanto tre prodotti, in qualche modo si finisce per penalizzare il dono. Un conto è estrarre dieci prodotti e un contro è estrarne tre. Nella gara NAIP ha avuto troppo peso la parte tecnica, mentre la terza gamba, la parte associativa, è stata trascurata. Ci sono moltissime cose di quel contratto che non ho capito, e quando ho chiesto spiegazioni non mi sono state date. Se vogliamo convincere il donatore a fare un passo in più in base ai criteri dell’appropriatezza (le donazioni dove, come e quando servono), non bisogna considerarlo una mucca com’è successo in Veneto, ma bisogna rispettarlo un po’ di più”.

L’intervento d Russo è stato molto sentito e apprezzato. Anche lo stesso Giancarlo Liumbruno ha auspicato che siano seguiti percorsi diversi per i bandi futuri che saranno formulati dalle altre aggregazioni, affinché si coinvolgano di più le indicazioni dei volontari e quelle del CNS, giacché anche per il CNS stesso, ha detto Liumbruno, ci sono cose del contratto NAIP che “non sono ancora chiare”.

Stesse perplessità arrivano da Claudio Velati (presidente SIMTI e direttore del Centro Regionale Sangue Emilia Romagna), “La nostra impostazione sarà completamente diversa e si baserà sulla massima valorizzazione di ciò che si può estrarre dal dono”, e da Giovanni Musso (vice presidente FIDAS), “bisogna tutelare il gesto della donazione in tutti i modi”.

 Quel che è successo in Veneto, in altre parole, è piaciuto davvero a pochi. Con buona pace del presidente regionale Zaia e dei suoi assessori con i loro proclami prontamente ripresi dai quotidiani locali, che hanno sventolato l’accordo come una svolta governativa all’insegna della buona amministrazione. Talmente “buona” che sarà interessante, a breve, andare a vedere i risultati prodotti effettivamente da questo “storico passaggio”.

 

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