Festival del Volontariato Italiano a Lucca, Saturni (presidente Avis nazionale): “Le relazioni il capitale sociale più importante”

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Una calamità naturale come il terremoto non distrugge soltanto la materia. Non butta giù soltanto le case, le sedi istituzionali, i ponti e il resto delle opere dell’uomo. Può distruggere anche il morale e soprattutto le relazioni conquistate e costruite faticosamente nel tempo dalle comunità.

Ecco perché, nei casi di Amatrice e del Centro Italia, dell’Emilia Romagna nel 2012, dell’Abruzzo nel 2009 e dell’Irpinia nel 1980, l’opera di Avis e dei volontari italiani del settore sangue non si è limitata alla raccolta di sacche o di unità da trasfondere, ma è andata molto oltre. Ha puntato a farsi bussola nei luoghi più martoriati proprio nell’ottica di ricostruire relazioni anche sotto l’aspetto economico e del morale. In 90 anni di storia l’attività sul territorio della più corposa associazione di donatori italiana con più di un milione e 800 mila soci, ha riguardato enormi calamità naturali ma anche tragedie umane come la seconda guerra mondiale.

Ma in che modo? E con quali sforzi? A spiegarlo, al Festival del Volontariato Italiano di Lucca, nell’incontro del 12 maggio intitolato per l’appunto Ri-costruire relazioni, sono intervenute diverse personalità avissine e non solo.

Molto ricco di spunti l’incontro moderato da Claudia Firenze, responsabile comunicazione di Avis nazionale da noi intervistata qui: http://www.buonsangue.net/interviste/intervista-claudia-firenze-responsabile-comunicazione-avis-nazionale-pubblicita-mi-cambiato-la-vita/. La Firenze ha ricordato con un certo trasporto la prima donazione post-terremoto del 23 dicembre in una struttura gonfiabile, con la sede Avis crollata e l’ospedale inagibile, un piccolo miracolo reso possibile grazie al principio della collaborazione: “La rete è fondamentale per noi, tutte le iniziative che funzionano sono state fatte in rete”.

Vincenzo Saturni, presidente Avis nazionale, ha esordito spiegando gli obiettivi dell’associazione quando è necessario fronteggiare eventi avversi e calamità naturali: “Se al dramma psicofisico di aver perso familiari e beni si aggiunge l’assenza di strutture per la donazione in casi di emergenza, naturalmente è molto difficile pensare al dono. Ecco perché secondo noi di Avis dare una mano è indispensabile. Ci sono progetti in campo per promuovere la cultura del dono, anche monetario. Nel caso del terremoto all’Aquila abbiamo raccolto diverse centinaia di euro per ricostruire molte strutture, per il diritto allo studio e dei luoghi dello sport. In Emilia successe la stessa cosa, con la ricostruzione di diversi luoghi di aggregazione. Quindi Avis lavora sia per garantire la presenza di sangue per 365 giorni l’anno, ma anche per promuovere e realizzare, con professionalità e impegno grazie alle 3400 sedi sul territorio, progetti di ricostruzione che possano durare nel tempo”.

Parola poi a Marzio Mozzetti, segretario Avis di Amatrice, che ha raccontato la sua esperienza personale durante i giorni più difficili: “Amatrice aveva una sezione in grado di accogliere donatori dalle zone vicine. Quella notte come tanti anche io ho vissuto momento difficili in mezzo alle macerie, e pensare all’attività di donazione non era semplice. Siamo stati investiti da una vera e propria ondata di solidarietà, e di conseguenza avevamo in mano grandi responsabilità. Siamo ripartiti a fine 2016 con le prime donazioni grazie a una nuova autoemoteca. Ringrazio tutte le Avis che hanno partecipato alla raccolta fondi perché da lì sono nati davvero tantissimi rapporti umani, con Avis di tutta Italia. Nel caso del terremoto di Amatrice le distruzioni sono state davvero ingenti, e dopo ogni scossa siamo ripiombati in fasi di emergenza, per cui non è stato possibile ripensare a tutto quello che è accaduto. Sono molto contento di poter collaborare a una ricostruzione che va oltre le donazioni di sangue”.

Anche le Marche sono state colpite fortemente, situazione delicata alla quale è seguita una risposta fattiva. A raccontare cosa è accaduto, e come si è formata un’ondata positiva di solidarietà, è intervenuto Berardino Lauretani, Presidente Avis Provinciale Ascoli Piceno: “Ci interessava far ripartire il settore sociale, e da subito anche l’Avis regionale Marche ha offerto un contributo finanziario per la ricostruzione, così come hanno fatto diverse altre Avis in tutto il territorio, con donazioni fino a 220 mila euro. In corrispondenza delle scosse c’era un’impennata di versamenti, e siamo andati avanti per costruire un nuovo poliambulatorio. Sono arrivati altri fondi per comprare le attrezzature. Avis è stata sinonimo di garanzia. Se non rimettiamo in piedi i servizi e le strutture è impossibile riportare in circolo le persone”.

Ri-costruzione dunque, insieme. Un concetto basilare analizzato a fondo da Massimo Campedelli, sociologo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: “Ci sono molti modi per ricostruire, ma se è vero che in Italia la Protezione Civile in Italia è una realtà molto importante, è vero anche che noi avremmo bisogno di una prevenzione civile. Il terremoto interviene anche sul piano emotivo, sociale, affettivo. Comporta esclusione, comporta il perdere tutto. Il terremoto è anche una metafora della vita. Per avere un metodo davanti a tutto questo, ri-costruire deve essere soprattutto guardare al futuro. Fare i conti con l’oggi per costruire un domani diverso. Ricostruire però è anche, vista l’attualità e le cose che leggiamo tutti i giorni sui giornali, rivedere e rivalutare la cultura del volontariato. In passato ho lavorato nel recupero degli eroinomani e tenere in vita uno di loro significava consentire affari agli spacciatori. Ma questo non significava certo essere conniventi con gli spacciatori. Non dobbiamo rinunciare alle regole fondamentali dell’aiuto reciproco perché altrimenti si va verso strade negative. Bisogna rimanere vigili e non farci travolgere dal mainstream”.

L’idea del sisma come smottamento interiore,  , stata analizzata da Tiberio Damiani, Psichiatra dell’ASUR Marche Area Vasta 5 Ascoli Piceno. Nel suo racconto, la realtà degli sfollati alloggiati nella palestra comunale di Force in provincia di Ascoli Piceno, con i moltissimi casi di solidarietà da parte dei cittadini basati sull’idea di socializzazione e sulla creazione di progetti speciali.

 

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