Donazione non remunerata e capacità di raccolta: il seminario Fiods a Castelbrando

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Nella straordinaria cornice di Castelbrando a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, va in scena il decimo seminario internazionale Fiods su temi di assoluta centralità nel panorama internazionale del sangue, come lo stato della donazione di sangue e l’applicazione su scala globale delle pratiche di Patient Blood Management, di cui abbiamo più volte parlato su Buonsangue. Ma come si coniugano le suddette tematiche nel concreto?  Molte risposte le ha date il presidente del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno, in una corposa lectio magistralis che ha seguito l’accorato e ricco intervento di Gianfranco Massaro, presidente di Avis Molise e presidente Fiods, e vero e proprio anfitrione dell’evento.

“Il mondo del plasma e del sangue – ha esordito Massaro – non è mai stato un mondo noioso, e affrontare le problematiche per creare un sistema sangue funzionante è molto difficile. Occasioni come questo seminario sono possibilità uniche per il confronto internazionale e per migliorare il sistema sangue. Nel nostro mondo nessuno si annoia mai. Il programma si sta svolgendo secondo i tempi previsti, ascoltando le numerosissime parti coinvolte dalla direttiva, ministeri nazionali e altre Istituzioni pubbliche della sanità, medici e comunità scientifiche, associazioni dei pazienti e dei donatori, industria di plasmaderivazione; lo scorso 15 settembre, a Bruxelles, la Direzione generale Salute della Commissione europea ha svolto un importante workshop a cui hanno partecipato anche le associazioni internazionali per la donazione del sangue. Non è certo che il lavoro di valutazione della Blood Directive avrà termine prima della fine di questa legislatura europea, ed è ancora meno probabile che la direttiva venga modificata in questa legislatura. E’ utile tuttavia ricordare l’importanza del lavoro che si sta svolgendo e cogliere tutte le opportunità che ci verranno concesse per far sentire la voce dei donatori. Come sappiamo, non tutti i Paesi europei adottano il modello della cessione non remunerata del sangue e del plasma; pur senza demonizzare i modelli alternativi a quello della donazione, FIODS continuerà ad affermare in tutte le sedi in cui le sarà permesso la preferibilità etica di questo sistema, e continuerà a ricordarlo nelle sedi europee che via via verranno coinvolte nel processo di eventuale modifica della Direttiva. Passando alla situazione italiana, abbiamo alle spalle gli anni in cui il sistema sangue ha dovuto ripensare se stesso in vista della riorganizzazione prevista dalle norme sull’accreditamento dei centri di raccolta, un processo andato a buon fine pur con tutte le difficoltà e disomogeneità che conosciamo. Il sistema italiano ha dimostrato di essere robusto anche in quest’ultimo anno – ha ribadito Massaro – dimostrando, anzi, di essere resiliente, cioè capace non solo di resistere, ma di rinforzarsi a seguito delle difficoltà. In effetti, la tenuta e il contributo che il mondo sangue ha offerto alla sanità italiana anche a seguito di eventi sismici, alluvioni e minacce di contaminazione provenienti dall’esterno (da ultimo il ‘caso Chikungunya’) sono state confortanti. La tendenza rilevata ormai da alcuni anni intorno alle novità che il Patient Blood Management ha introdotto nei sistemi sangue di tutto il mondo conferma l’obiettivo strategico che anche il Centro Nazionale Sangue ha previsto in maniera sempre più esplicita nei propri documenti e piani: innalzare in maniera consistente la raccolta di plasma per la lavorazione industriale, utilizzando in maniera più frequente la plasmaferesi e precisando sempre di più la quantità e il tipo di sangue che, in maniera diversa in ogni regione e in ogni periodo dell’anno, deve essere raccolto per averne abbastanza (e dei gruppi necessari) in ogni momento, senza sprecarne neanche una goccia. Se su globuli rossi, piastrine e plasma ospedaliero l’Italia ha raggiunto l’autosufficienza nazionale – ha concluso il presidente Fiods – sul plasma da inviare all’industria per la produzione di farmaci la strada appare ancora lunga. Se la sfida delle nostre associazioni, nel corso di tutto il XX secolo, è stata ‘solo’ quella di garantire una raccolta sufficiente, sicura e gratuita di sangue in alcuni Paesi del mondo, l’obiettivo strategico per questi primi decenni del nuovo millennio è triplice: 1) conservare e consolidare i risultati raggiunti nei Paesi più sviluppati; 2) fare quanto possibile affinché molti più Paesi nel mondo possano disporre di abbastanza sangue per le trasfusioni e l’uso ospedaliero; 3) lavorare per il raggiungimento dell’autosufficienza anche nella raccolta del plasma destinato alla lavorazione industriale. I pazienti hanno bisogno di farmaci plasmaderivati sicuri e basati su materia prima frutto del dono; il sistema sanitario pubblico universalistico è un assetto che vogliamo preservare come una delle più importanti conquiste delle società europee del Novecento”.

Dopo Gianfranco Massaro, Giuliano Grazzini, ex direttore del Centro Nazionale Sangue ha introdotto, dopo aver annunciato l’assenza della senatrice PD Emila De Biasi impegnata a Roma sul testamento biologico, la dottoressa Maria Rita Tamburrini, a capo della Direzione generale della prevenzione sanitaria, che ha espresso concetti molto precisi sui percorsi da intraprendere nel futuro: “Il sistema sangue è un sistema complesso basato sulla donazione non remunerata, se vengono meno questi principi salta il nostro stesso sistema, e noi dobbiamo difenderli strenuamente. Il sangue ha dovuto affrontare molte sfide, come la scarsità di risorse, ma dare ai pazienti quantità sufficienti di sangue con qualità e sicurezza è un obiettivo fondamentale, e dobbiamo unirci come sistema per il raggiungimento degli stessi. Serve un nuovo approccio alla donazione e alla produzione di sangue e del plasma: non è scontato che noi possiamo avere sempre delle risorse a disposizione. I donatori fanno tanto e l’azione sinergica del sistema è stata forte per sostenere i bisogni del Lazio e di Roma. Il PBM (Patient Blood management) è una delle vie che può servire a garantire l’outcome del paziente coniugato con il concetto i sostenibilità. Il PBM è stato sempre sostenuto dal ministero, perché serve questo approccio multidisciplinare per affrontare in modo appropriato i bisogni dei pazienti. Un progetto importante che andrà sempre implementato”.

Il Presidente Simti ((Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti ha portato la voce dei professionisti di settore. “Occasioni di riflessione come questa sono un modo per trovare delle sinergie. Il mondo dei professionisti della medicina trasfusionale quando viene chiamato a rispondere alla sfide ha dimostrato di essere pronto, anche se il nostro sistema ha qualche fragilità. Come società scientifica siamo pronti a supportare i processi di cambiamento anche sul piano formativo, e non ci tiriamo indietro”. Ed ecco la lectio magistralis di Giancarlo Liumbruno, puntuale nell’esprimere la situazione attuale nel sistema su scala globale per poi illustrare gli obiettivi verso gli anni che verranno. “Dall’emergenza Chikungunya siamo venuti fuori bene – ha spiegato il direttore del Cns – grazie all’attività delle strutture regionali e ai professionisti del mondo trasfusionale. Ci sono state circa 7000 unità di globuli rossi in un periodo molto breve con compensazioni quotidiane di 200 unità, a dimostrazione che la rete esiste e funziona ed è pronta ad accogliere le nuove sfide, comprese quelle dell’anno prossimo con un confronto diretto con i requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi che dovranno essere i linea con le direttive”.

Ma che correlazioni esistono tra donazione e PBM, ovvero la gestione del sangue e del paziente attraverso il lavoro dei professionisti e strategie di appropriatezza? Liumbruno ha iniziato con i numeri del sistema sangue su scala mondiale per poi svelare le future strategie.

“Le unità di sangue intero raccolte nel mondo sono andate in crescita – ha spiegato – da 71 milioni nel 1998 a oltre 100 milioni nel 2013, con 12 milioni di chili di plasma in aferesi. I territori in via di sviluppo si caratterizzano, come prevedibile, per una raccolta minore. Il trend europeo delle donazioni di sangue ha un andamento in calo, mentre è in aumento la quantità di plasma prodotta. L’Italia è collocata in seconda posizione dopo la Germania per i globuli rossi mentre è sotto altri paesi sulla raccolta plasma, in quarta posizione dopo Repubblica Ceca, Germania e Olanda. Nel mondo, invece, l’Italia si colloca al sesto posto. In Italia la popolazione va invecchiando, e questo si riflette anche tra i donatori che si concentrano tra i 36 e i 55 anni, anche se i giovani sono aumentati. Sui 110 milioni di unità raccolte nel mondo ben 85 sono trasfuse nei paesi sviluppati, e se da noi il sangue è usato per processi medici e chirurgici complessi, nei paesi in via di sviluppo ostetrica e pediatria assorbono quasi il 50% delle risorse. In quanto all’ottimizzazione del consumo, l’Italia si comporta abbastanza bene sul plasma e può migliorare sui globuli rossi dove per GR utilizzati è seconda solo alla Germania. Il calo di raccolta di globuli rossi è di 1.45% all’anno, ma se tutti i paesi d’Europa arrivassero ad attestarsi su un consumo minore saremmo in grado di risparmiare 5 milioni di globuli rossi. Sulle piastrine il consumo è ottimale. Nella produzione di plasma da frazionamento industriale che in Italia è circa l 74%, – ha continuato Liumbruno – l’obiettivo nazionale per il 2020 e di raccogliere circa 860 mila chili. Le regioni italiane hanno rese molto diverse e si deve crescere con il contributo attivo delle regioni di centro-sud che hanno scarsa raccolta e grande consumo. Molte regioni dovranno crescere anche del 40%. Non c’è da aspettarsi un calo del fabbisogno futuro ma semmai un aumento della richiesta, come dimostra il trend delle immunoglobuline, che sono il prodotto driver. Il plasma è una risorsa strategica perché è una materia prima soggetta a un elevato rischio sul piano della continuità della fornitura ed è paragonabile ad altre risorse chiave come acqua ed energia. IL PMB consiste nell’utilizzare le conoscenze scientifiche al fine di ammettere al centro delle scelte il bisogno dei pazienti. In Italia si va avanti nel promuovere e introdurre queste pratiche, tanto che le linee guida del PBM sono state inviate a tutte le regioni. C’è da dire che in Italia abbiamo un corredo ampio di strumenti, ma ora dobbiamo darci da fare. Negli Stati Uniti, per esempio, non c’è obbligo di legge per il PBM ma c’è una grande consapevole culturale, anche sul valore finanziario della risorsa sangue, tanto che il 70% degli ospedali ha un programma per gestire l’anemia prima della chirurgia. Inoltre nel 75% degli ospedali c’è un coordinatore medico nel PBM, mentre nel 50% si fa un recupero di sangue. In Germania – ha concluso Liumbruno – un recente studio ha dimostrato che con il PBM si abbattono gli usi del materia del 10% a parità di sicurezza con conseguente riduzione dei costi. Non va associato il termine risparmio a un calo d prestazioni sanitarie, come si è erroneamente portati e pensare, perché l’appropriatezza a volte fa risparmiare. Il costo medio di un processo completo di trasfusione in Europa è di circa 435-450 euro. Come si agganciano queste progettualità al bene del paziente? Il PBM contribuisce a ottimizzare la salute del paziente e insieme abbrevia il percorso verso l’autosufficienza. PBM e produzione di plasma sono necessari alla plasmaderivazione. Ma bisogna lavorare molto, educare, ottimizzare la salute dei pazienti del mondo e aumentare la consapevolezza del reale costo delle trasfusioni”.

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Prima di lasciare spazio a un concerto live, la prima giornata dei lavori si è chiusa con la consegna della Croce Fiods a Giuliano Grazzini, in virtù del suo grande contributo in molti anni di militanza sul piano internazionale, a servizio dell’universo sangue. “Sono davvero orgoglioso – ha dichiarato Grazzini – perché questo ambiente offre occasione di promuovere principi veramente alti. Grazie a tutti”.

 

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