Dai terremoti agli attentati terroristici in Francia. Come si gestisce una maxi emergenza

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La gestione istituzionale delle maxi emergenze è una questione complessa che vede impegnati, attraverso procedure molto codificate, lo stato, gli ospedali, le strutture del Sistema Sangue, e i media. Il 2 febbraio, durante la giornata di lavori al convegno di Roma “Sistema Sangue e Maxi Emergenze”, si è parlato proprio di tutto questo: di come si gestisce una maxi-emergenza e della necessità di coordinare, in caso di terremoto e altre tipologie di calamità naturali, o di attentati terroristici, tutti i punti cardinali operativi.

 Il primo soccorso e la gestione immediata delle emergenze

La gestione immediata dei soccorsi è stato il tema dell’intervento di Marco Leonardi del Dipartimento emergenza sanitaria della Protezione civile, che ha spiegato come l’intera filiera sia coordinata a livello centrale secondo una catena istituzionale ben precisa, stabilita secondo protocolli che prevedono, in primo luogo, l’immediata esigenza di classificazione dei criteri di valutazione degli eventi in corso.

La conseguente organizzazione dei soccorsi sanitari si effettua in base alle urgenze, e coinvolge l’intervento dei 118 locali (ne ha parlato il dottor Piero Paolini, direttore dell’Unità operativa del 118 sezione di Pistoia), che hanno personale medico sanitario organizzato, predisposto sia internamente alle strutture, sia con mezzi tecnologici di supporto e ricognizione. Tutti i protocolli si provano attraverso esercitazioni, e attualmente tutte le Regioni (visti i recenti eventi sismici) stanno effettuando una ricognizione integrale delle strutture sanitarie, in modo da favorire la prevenzione e le migliori risposte immediate per tutte le esigenze del sistema centrale.

La situazione negli ospedali

Nella relazione del dottor Francesco Della Corte dell’Università degli studi del Piemonte Orientale, si è sottolineato invece il ruolo centrale degli ospedali in caso di maxi-emergenza. Anche in questo caso, i criteri di pianificazione e l’alta preparazione del personale sono le risposte più efficaci per ridurre il coefficiente di mortalità. Perché è importante avere un piano predefinito in caso di afflusso straordinario di pazienti gravi? Perché migliora il sistema, perché è previsto dalla legge, perché diminuisce i livelli d’ansia e di conseguenza gli errori. Naturalmente, ha ribadito Della Corte, molta strada si deve ancora percorrere per avere un sistema davvero efficiente: i risultati dei test testimoniano un fatto grave: molti ospedali non sono ben preparati e che anche i progetti formativi sono poco sviluppati. L’Italia, peraltro, secondo uno studio del Washington Post molto recente, è tra i luoghi più esposti ai disastri naturali. Così proprio ai fini di un miglioramento generale dell’intera filiera, le istituzioni sanitarie stanno studiando qual è stata l’effettiva qualità dei soccorsi in occasione recente terremoto ad Amatrice. E hanno riscontrato, in questo caso, buoni risultati sia in termini quantitativi che qualitativi.

Nel dibattito finale del mattino tuttavia è emersa anche una certa preoccupazione generalizzata riguardo i tagli agli ospedali imposti da molti direttori generali. A tal proposito, lo stesso dottor Francesco Della Corte ha sottolineato l’importanza del ruolo della politica e della capacità di pianificazione ospedaliera a poco costo, che in alcune regioni, come per esempio le Marche, è molto ben organizzata. Resta necessario, in generale, ha aggiunto Della Corte, guardare all’estero con missioni internazionali e fare ricerca per darsi risultati sufficienti a garantire i cambiamenti necessari.

Il pomeriggio dedicato al sangue

 È stato Claudio Velati a introdurre la sessione pomeridiana del convegno, coadiuvato da Giancarlo Liumbruno, Presidente del Centro Nazionale Sangue. Due sono a parere di Velati le priorità del sistema: 1) garantire sempre la risorsa sangue attraverso una programmazione delle chiamate dei donatori 2) entrare dal livello centrale nei meccanismi di gestione delle scorte degli emocomponenti all’interno dei servizi trasfusionali a livello locale.

Gli attentati in Francia

I vigili del fuoco

Il confronto con l’estero è stato un passaggio chiave di confronto e di crescita della giornata di dibattito, e una bella testimonianza è arrivata dalla Francia, di recente colpita da attentati cruenti e molto tragici. Michel Bignand, capo del servizio medico d’urgenza dei pompieri di Parigi, ha spiegato com’è cambiato l’approccio degli interventi d’emergenza dopo l’attentato al Bataclan del 13 novembre 2015, e quanto sono importanti aspetti come la formazione del personale e la ricerca sulle modalità operative dei terroristi. Oggi a Parigi operano 200 ambulanze e 35 equipe mediche, in grado di compiere circa 1200 interventi al giorno.

Gli ospedali durante l’attacco

 Sylvain Ausset, capo della Divisione Emergenze dell’Ospedale Militare di Percy, a Parigi, ha parlato di quanto sia difficile gestire delle emergenze terroristiche in una città come la capitale di Francia, che ha una densità di popolazione molto alta, vicina a quella di Nuova Delhi, con i conseguenti problemi logistici. Così, necessità di abbattere la mortalità nei primi 30 minuti e intervenire in maniera codificata sono gli obiettivi principali di chi è incaricato di fronteggiare un attacco. Come? Attraverso l’ibridazione delle formazioni. Personale medico che sa come agire sul piano della logistica militare, e personale militare in grado di portare i primi soccorsi. Temi di grande attualità e interesse che proveremo ad approfondire nei prossimi giorni.

L’organizzazione del sangue in Italia

 La situazione italiana è tornate centrale nell’esposizione di Sara Gentili del Centro Nazionale Sangue. Come si gestisce il servizio trasfusionale nelle maxi emergenze? Quali sono le necessità di pianificazione e movimentazione?

Una volta stabilito in quale dei 4 livelli di emergenza (da livello 0 in cui si mantengono le procedure ordinarie al livello 3, in cui si coordinano tutte le risorse aggiuntive), i passi principali sono:

– Utilizzo e Implementazione del SISTRA inserendo la bacheca delle scorte dedicate alle maxi-emergenze (le regioni non devono predisporre quello che avanza ma essere metodiche, indicando nello specifico il tipo di emocomponente e le specifiche di movimentazione.

– Scambio delle informazioni che riguardano natura dell’emergenza, numero di ricoveri previsti, unità a disposizione e valutazione dei fabbisogni. Il ruolo delle strutture regionali di coordinamento, in tal senso, si configura nell’organizzazione dei trasferimenti delle scorte, e nel coordinamento con le associazioni di volontari.

Il ruolo chiave del CNS è quindi quello di attivare un servizio di pronta disponibilità e monitorare costantemente la situazione delle scorte.

Due i case history ispezionati dalla Gentili. Nel caso dello scontro tra treni in Puglia del 12 luglio 2016 il CNS consultò la bacheca SISTRA, e sulla base delle informazioni si poté individuare un quantitativo di eccedenza da movimentare di cui non vi fu però bisogno. Ben 3843 sacche furono accolte solo nella regione Puglia tra il 12 e il 13 luglio. Non fu nemmeno necessarie incrementare l’attività di raccolta. Ci furono tuttavia nel criticità legate al fatto che il decreto sulle maxi emergenze era stato approvato 5 giorni prima, il 7 Luglio. Vi fu qualche difetto di comunicazione interna e di veridicità delle informazioni in bacheca. Non tutti i contatti erano già informati sui protocolli e sulle modalità di movimentazione delle eventuali scorte.

Nel caso del terremoto del 24 agosto ad Amatrice, il nuovo evento non avvenne in orario di servizio ma di notte. Già alle 7.15 del mattino però vi fu l’attivazione del piano nazionale sulle maxi emergenze, e in questa occasione al controllo della bacheca risultarono le scorte reali. Già alle 8.30 fu predisposto tutto, movimentazione e scorte, ma non vi fu bisogno di farlo. Di nuovo la generosità dei donatori si rilevò eclatante, con più di 10 mila unità raccolte. Le criticità, dunque erano già diventate punti di forza sia sul piano della comunicazione interna sia sul piano dell’affidabilità della bacheca

Il caso del Lazio

Anche il Centro Regionale Sangue del Lazio, rappresentato dalla direttrice Stefania Vaglio, ha raccontato la propria esperienza con le emergenze in anticipo sul piano nazionale, tarata sul Giubileo e sulla gestione di una città come Roma. La condivisione dei contatti, e l’attivazione di un sistema informativo che permette di vedere in tempo reale la disponibilità di sangue sono stati i punti forti di un piano illustrato e condiviso in riunione plenaria con tutti i centri trasfusionali regionali. La prima vera prova, anche per il Lazio, è stata però rappresentata dal terremoto del 24 agosto. Furono assicurate l’apertura straordinaria delle strutture, l’attivazione delle autoemoteche e la predisposizione di scorte straordinarie. Ma a causa dei troppi appelli al dono diramati sulla base dello slancio emotivo fu necessario aprire le sale donazioni e il centro di qualificazione biologica h24, per ricevere il dono di tutti e non sprecare sangue. Molto del lavoro fu fatto di notte. 65 mila test in 4 giorni, con grandi straordinari di lavoro per tutti e anche per le aree di produzione. In tre giorni si raccolsero 5888 unità, in un periodo generalmente contraddistinto da carenza come l’estate. La valutazione post-hoc è stata buona per la comunicazione interna, negativa per la comunicazione tra servizi trasfusionali e rete ospedaliera, negativa per l’informazione verso il pubblico.

I volontari nelle maxi-emergenze

I presidenti di FIDAS e AVIS nazionali, rispettivamente Aldo Ozino Caligaris e Vincenzo Saturni, hanno invece parlato del ruolo delle associazioni, sottolineando l’importanza della programmazione condivisa del dono attraverso la chiamata diretta. Il lavoro delle associazioni non deve dunque risponde a principi di buonismo ma ad esigenze reali. Anche le realtà associative, hanno ribadito i due, devono avere un alto tasso di organizzazione interna e svolgere soprattutto un ruolo di informazione e mediazione. Governare e controllare le esigenze reali è importantissimo quanto è molto difficile, perché è necessario intercettare la benevolenza pubblica senza perdere poi possibili donatori ed evitando sprechi.

Il ruolo dei mass media nell’emergenza sangue

Ultimo tema in programma, il ruolo delicatissimo dell’informazione.

Pier David Malloni, giornalista scientifico e collaboratore Ansa, ha portato un caso di studio a lui ben noto per capire bene cosa avviene nelle redazioni: in occasione della monografia IARC-OMS, studio annuale sugli agenti scatenanti dei tumori), alcuni giornali inglesi avevano annunciato che la carne rossa sarebbe stata dichiarata cancerogena. I giornali internazionali hanno drizzato le antenne, perché bisognava arrivare per primi su una notizia valutata di grande interesse. Alle 12 del 26 ottobre 2015 è uscito un tweet della rivista Lancet Oncology in anticipo di 4 ore sul comunicato IARC-OMS, poi ripreso da Ansa che ha titolato “Carne cancerogena come fumo”. Un titolo molto forzato, perché in realtà la carne era stata solo inserita nel gruppo dei possibili agenti provocatori di alcuni tipi di tumori. Sebbene il giorno dopo siano arrivate le precisazioni di IARC-OMS, l’informazione errata aveva fatto il giro del mondo. Secondo Malloni tale esperienza insegna che:

– è fondamentale il momento della mediazione del messaggio

– Il messaggio che passa è il titolo

– i social media e media tradizionali sono intercambiabili, perché le timeline non rispettano la cronologia ma l’algoritmo interno legato a commenti e condivisioni

Ritornando alla casistica del sangue, Malloni ha spiegato che i veri rischi da arginare sono gli appelli istituzionali, che in redazione non si possono ignorare o modificare; allo stesso modo, in negativo, incidono la necessità di dare notizie anche non verificate nei momenti clou e la persistenza dei sottopancia, oltre una certa tendenza generalizzata alla spettacolarizzazione per motivi legati agli ascolti.

Cosa fare dunque? Per Malloni, la ricetta è nella tempestività: Accrescere velocità e precisione delle comunicazioni istituzionali e diffonderle a tappeto nel modo più completo possibile fornendo l’indicazione, sin dal titolo, su cosa deve fare e non fare il cittadino.

 

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