La carenza sangue nel Lazio. Cosa dicono i numeri?

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L’ottimizzazione del sistema sangue non è un obiettivo da inseguire con forza soltanto in caso di maxi-emergenze.

Anche nella gestione ordinaria delle risorse ci sono dei passi avanti da compiere, se è vero, come abbiamo sottolineato parlando del Piano Nazionale Plasma 2020 (http://www.buonsangue.net/politiche/approvato-il-piano-nazionale-plasma-pnp-2016-2020-i-principi-guida-verso-lobiettivo-dellautosufficienza/), che da molte regioni ci si aspetta un aumento dei livelli di produttività considerevole, di circa il 40%.

Tra le regioni che, in base al numero di abitanti, possono e devono puntare all’aumento della raccolta c’è sicuramente il Lazio: se si analizzano i numeri, infatti, si può notare come i bassi livelli di produzione sia di globuli rossi, sia di plasma, siano il fattore scatenante di una carenza cronica. Da cosa dipende?

Se guardiamo il grafico (tabella 2) pubblicato in gazzetta ufficiale relativo al decreto del 28 giugno 2016 sul programma per l’autosufficienza nazionale, si nota che a dispetto della popolazione (il Lazio è secondo dopo la Lombardia), il livello di produzione di globuli rossi percentuale in base al numero degli abitanti è tra i più bassi d’Italia (31, 9% nel 2015 e 32,1% nel 2016) con circa 9 punti in meno rispetto alla media nazionale, di fronte a un consumo leggermente superiore (35,9% nel 2015 e 36,2% nel 2016).

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Stessa situazione anche per quel che riguarda la produzione di plasma, per il quale si registra, come si può vedere in tabella 3, un aumento della raccolta complessiva dal 2011 al 2016, ma una riduzione relativa se si guardano le ultime due annate, in un dato complessivo in ogni caso abbastanza basso.

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Quali siano le cause della scarsa capacità di raccolta nel Lazio è difficile dirlo.

L’impatto di una città complessa come Roma potrebbe essere uno dei fattori, con la necessità di stanziare per le maxi-emergenze quantità di materia biologica superiore. Altra causa possibile, le innegabili difficoltà logistiche e organizzative per i donatori romani, che rendono più macchinosa la donazione programmata. Tuttavia non basta. Su Buonsangue cercheremo di approfondire, ma di certo il Lazio è una di quelle regioni in cui sarà necessario lavorare duro a tutti i livelli, sia sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione alla cultura del dono (compito delle istituzioni e delle associazioni volontarie), sia sul piano dell’organizzazione interna e della qualità del servizio.

In questo senso sarebbe utile, per cominciare, istituire un sito per il Meteo del Sangue com’è stato fatto in Toscana, affinché la popolazione possa essere sempre informata in tempo reale sulla situazione delle scorte per gruppo sanguigno.

La strada per confermare l’autosufficienza ematica nazionale nei prossimi anni è insidiosa quanto affascinante. E partire dall’ottimizzazione dei centri nevralgici come una regione densamente popolata come il Lazio non può che essere il mezzo per raggiungere la meta.

 

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