La “Gran camminata per la vita” è giunta al traguardo. Il bilancio di Marco Cileo al suo rientro a Francavilla a Mare

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Ha percorso tutti i 2900 chilometri che si era prefissato, da Marsala a Trieste girando in lungo e in largo la penisola. Una “Gran camminata per la vita” con lo scopo di reclutare e sensibilizzare nuovi donatori, soprattutto giovani. Marco Cileo è arrivato a destinazione il 22 dicembre, e dopo qualche giorno di risposo, decisamente meritato nella sua città d’origine, Francavilla a Mare (Chieti), lo siamo andati a cercare perché ci raccontasse tutte le sue sensazioni “a mente fredda”. L’ultima volta che l’avevamo sentito, Marco era a circa metà del suo cammino, dalle parti di Grosseto (http://www.buonsangue.net/eventi/limpresa-di-marco-da-marsala-a-trieste-a-piedi-la-mia-gran-camminata-per-le-donazioni-di-sangue/); ora, al suo rientro a casa per le festività natalizie, è tempo di bilanci, considerazioni e approfondimenti sugli aspetti principali di questa esperienza specialissima.

Marco, hai completato la tua impresa. Buonsangue ti ha seguito mentre eri a metà del percorso, in Toscana, e l’arrivo sembrava lontanissimo. Quali sono gli aspetti che ti hanno arricchito di più in un viaggio così speciale. Un’impresa unica, nel suo genere.

Quello che posso dire e che cerco di ripetere sempre, è che da sud a nord, ho ricevuto sempre grande gentilezza, accoglienza e ospitalità. Ribadirlo serve per fare capire alle persone che con camminate come queste si possono abbattere tanti stereotipi. In tutte le zone d’Italia le sedi Avis hanno organizzato comitati di accoglienza, interviste e occasioni di condivisione, momenti piacevoli per chiacchiere e scattare foto in compagnia. Ho sentito sempre vicina una solidarietà unanime, che era anche motivante. L’esperienza in sé e stata meravigliosa, ho scoperto molte cose di me che non conoscevo, come una certa tenacia. Posso dire di essere rimasto colpito da me stesso. In più, l’Italia vista metro dopo metro a piedi è meravigliosa, c’è storia ovunque, in tutte le regioni che ho attraversato. Scenari così cangianti che è stato impossibile annoiarsi.

 Tu hai avuto modo di toccare con mano diverse realtà della donazione. Qual era l’idea dei volontari sulla situazione generale del dono e sulle realtà locali?

L’Italia è un paese che raggiunge per un pelo l’autosufficienza. In Avis ci sono circa un milione di iscritti, per cui è stato normale trovare anche situazioni in cui nonostante gli sforzi si registravano carenze di sangue, zone coperte da ospedali molto grandi in cui c’era bisogno di sangue, dove spesso si registrano emergenze. Per cui c’è bisogno di coinvolgere molto le persone, giorno per giorno. Ci sono cali di donatori e di sacche di sangue che preoccupano molte Avis, ma su larga scala c’è qualche problema per il volontariato in generale, che va a sommarsi ai cali nel dono del sangue. Si dovrebbe fare di più anche per quanto riguarda le politiche giovanili, perché la rotazione, il ricambio generazionale, è un aspetto fondamentale, e bisogna migliorare moltissimo in termini di comunicazione.

Credi che questa lunga camminata abbia portato concretamente, nei luoghi che hai attraversato, una maggiore attenzione e sensibilità per la donazione?

Spero che con questa camminata sia servita a mostrare che non ci sono obiettivi impossibili. Potenzialmente C’è bisogno di sangue in ogni momento e in ogni punto d’Italia, per cui spero davvero che il mio messaggio sia arrivato in ogni territorio che ho attraversato.

 Qual è stato il momento più bello, e poi anche quello più difficile del viaggio?

Iniziamo dal più difficile, che è stato il primo giorno. Bisognava prendere le misure e ancora non avevo idea di come fare. La partenza è avvenuta quando ancora faceva molto molto caldo e così dopo qualche ora, tra le alte temperature e la mancanza d’acqua ero abbastanza in difficoltà. In più mi trovavo in un posto isolato. Ero a Vita in provincia di Trapani, un entroterra brullo in cui non ho incontrato automobili né persone, però ho tenuto duro e ho completato la tappa.  Di momenti belli ce ne sono stati moltissimi. Il più significativo è legato alla solidarietà, un caso speciale tra i tanti con due signore nei pressi di Cefalù. Erano le prime tappe, arrivavo a sera molto molto stanco e quella volta non avevo un posto dove andare, avevo le vesciche ai piedi. Queste due signore mi hanno letteralmente preso a casa loro, hanno cucinato per me, mi hanno lavato i panni e rimesso in piedi. Mi hanno davvero aiutato tantissimo. Una generosità straordinaria. Ma anche io ho lasciato un dono, uno zainetto dell’Avis di Francavilla a Mare.

 Hai pensato a come valorizzare la tua esperienza ora che è finita? La racconterai in giro per le sedi Avis?

Dopo le vacanze si vedrà, questi sono giorni di festa e non c’è tanto tempo per pensare. Mi piacerebbe scrivere un libro se troverò un editore interessato. Molte Avis mi hanno già chiesto di promuovere l’attività di donazione raccontando la mia esperienza. Mi piacerebbe anche collaborare attivamente in Avis, se me lo chiederanno ne sarò davvero felice. Non so però se ripeterò l’esperienza con una nuova camminata, anche se, a pensarci bene, mi manca tutta la parte Adriatica.

 Dopo aver concluso un’esperienza così speciale e così fondata sulla forza di volontà, la vita quotidiana ti sembrerà noiosa. Cosa farai ora, dopo il meritato riposo?

È cambiato tutto per me. Si ritorna alla vita precedente, ma con un bagaglio infinitamente più ampio. Penso a tutti i momenti vissuti, alle amicizie che ho fatto, ai luoghi che ho conosciuto. Mi sento cresciuto, e anche se mai ho pensato di mollare ci sono stati momenti difficili che ho superato grazie a un’amica alla quale ho dedicato il viaggio. È Giovanna Sigismondi, che nei momenti di sconforto era sempre lì a motivarmi e darmi equilibrio, e mi ha permesso di dare tutto me stesso.

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