L’autosufficienza ematica in Italia? Passa per l’Australia

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Il tema dell’autosufficienza del sistema sangue in Italia è stato ampiamente trattato nell’incontro di Mestre e ne è stata ribadita la funzione strategica, così come ribadito nella riforma del 2005 (Legge 219/2005). Ma se questo è vero, è altrettanto vero che ci sono scelte politico-amministrative che sembrano andare in una direzione diversa e per certi aspetti fortemente contraddittoria.

In nome del risparmio, un’aggregazione di regioni guidate dal Veneto (con Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Valle d’Aosta, e le Province Autonome di Trento e Bolzano) ha affidato a una multinazionale australiana (CLS Behring) la raccolta e il trattamento del plasma e la produzione con stoccaggio e consegna dei medicinali emoderivati.

La scelta è stata sbandierata come dimostrazione di oculatezza nella gestione della sanità con tanto di automedagliamento da parte della gestione politica locale, e con l’ampio appoggio della stampa regionale: (http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2016/03/31/news/il-veneto-spezza-il-monopolio-del-plasma-1.13216773).

Adesso però, anche alla luce di quanto emerso nel confronto di Mestre, credo che sarebbe giusto porsi alcune domande. Almeno tre:

 

  • Chi garantirà i donatori e più in generale i cittadini che la raccolta del plasma segua criteri non esclusivamente legati al business ma di effettiva copertura delle necessità del sistema sangue?
  • Quanti e quali controlli verranno messi in atto per far sì che il sangue trattato rispetti i criteri di sicurezza e qualità che così bene hanno funzionato negli ultimi anni?
  • Quali garanzie effettive avremo sulla produzione e sulla disponibilità degli emoderivati più diffusi e più importanti per i pazienti?

 

Rispondere a queste domande può significare comprendere meglio perché da un lato si celebri l’autosufficienza, e poi dall’altro si lasci che forti interessi esteri finiscano per condizionare alcune scelte strategiche che si compiono a livello regionale.

Sangue e plasma, cosa ci insegna la Brexit

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L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea dimostra, una volta di più, che l’impossibile può diventare rapidamente possibile. Con tutte le conseguenze del caso.

Gli scenari internazionali possono cambiare velocemente a dispetto delle più ottimistiche previsioni e delle analisi più o meno fondate.

Ogni Paese, per quanto inserito in un sistema di cooperazione internazionale, non può sottovalutare alcuni asset: l’energia, l’acciaio, l’acqua sono tra questi.

Il sangue, anche.

La Brexit ci insegna questo: ci sono settori in cui l’autosufficienza è fondamentale e in cui la collaborazione internazionale (da ricercare sempre in linea di principio) non può farci sottovalutare la capacità di essere autonomi in situazioni di particolare tensione o difficoltà. Fino a oggi l’Italia ha valorizzato l’autosufficienza ematica e ne ha fatto un punto di forza del Sistema Paese, grazie a scelte strategiche ben precise.

Se adesso qualcosa sta cambiando, le autorità competenti dovrebbero spiegare come e perché. Ne hanno il dovere.

Il sistema trasfusionale è un apparato complesso

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Una cosa mi è diventata estremamente chiara dopo il lungo e importante seminario di oggi sull’autosufficienza: il sistema trasfusionale si può tranquillamente paragonare all’apparato circolatorio. Esistono diramazioni che apparentemente si trovano in periferia rispetto all’organo centrale, e che nonostante questo compiono un lavoro di continuità decisivo.

Così, ogni goccia di sangue segue una trafila lunghissima prima di diventare materia prima per trasfusioni o un emoderivato pronto all’uso.

Esempio: un’associazione di provincia raccoglie il sangue con le donazioni dopo aver fatto i conti con problematiche legate al territorio, organizzazione, budget, standard di qualità e di sicurezza. Quindi, il passaggio dal microsistema al macrosistema. Il sangue deve essere coordinato a livello regionale perché venga inviato ai laboratori di frazionamento (prima che sia lavorato e pronto all’uso ci vuole circa 1 anno di lavorazione, poi è necessario coordinare la distribuzione sul territorio a seconda delle esigenze (che non sempre sono preventivabili). Mentre tutto ciò avviene, è necessario che gli organi dirigenziali semplifichino e ottimizzino il sistema nel nome della maggiore efficienza possibile. Non sempre avviene, non sempre gli interessi e le necessità delle parti in causa coincidono.

Per questo si è molto insistito sui concetti di coordinamento, condivisione e dialogo tra le parti, e sulla necessità di incrementare le riunioni operative per cogliere i problemi reali, senza alcun dubbio valori strategici primari per un apparato così ampio e strutturato.

Per lo stesso motivo si è discusso molto su interrogativi finora inediti:

  1. l’apertura al libero mercato nel nome della trasparenza è fino in fondo un salto in avanti? (Sulla carta potrebbe comportare il miglioramento del servizio e la concorrenza tra imprese sia sul piano della ricerca che su quella dell’efficienza produttiva)
  2. Oppure ai decantati effetti teorici (che a mio parere appaiono fin troppo mutuati dalla cultura neoliberista egemone in altri settori) non corrispondono migliorie reali? (Ovvero si ottiene di spostare troppo peso specifico sulle esigenze delle industrie).

E’ possibile far sì che questa collaborazione tra pubblico e privato sia soddisfacente per le esigenze di tutti ma sopratutto di chi ne ha bisogno? Su questo tema mi pare si debbano investire, parti in causa e osservatori come me, le risorse critiche e intellettuali partendo dalla considerazione che le ragioni dell’efficientismo concorrenziale prodotto dal mercato entrano a cambiare le carte in tavola in un meccanismo che l’autosufficienza (lo ricordo, obiettivo primario) lo garantiva già.

 

 

Una mattina ricca di spunti

 

newsMolti ospiti e mille spunti di dibattito nella prima parte del seminario sull’autosufficienza a Mestre. Si parte con Aldo Caligaris e il plasma come bene etico per la comunità ed emerge sin da subito una domanda a mio parere decisiva. Con il nuovo accordo NAIP del triveneto e associate si va verso il libero mercato, è vero (per un momento accettiamo l’assunto che lo strumento “mercato” sia neutro), ma chi garantisce che nel medio periodo non siano le associazioni ad essere “controllate” dalle aziende?

E’ un punto che mi pare fondamentale per l’autosufficienza, tanto da essere ripreso nei successivi interventi di Vincenzo Saturni (Presidente Fidas Nazionale), di Francesco Carugi (Presidente del gruppo Aziende emoderivati di Farmindustria) e da Antonio Breda (Coordinamento Regionale Attività trasfusionali del Veneto).

Proprio nel rapporto, delicato, complesso, tra associazioni, istituzioni e impresa, si determina l’equilibrio dl sistema trasfusionale italiano, e la sua appropriatezza in termini di sicurezza e qualità. Il NAIP del Triveneto apre delle nuove strade (approfondiremo perchè). E’ importante essere certi che si tratti di strade lineari, comode, accoglienti, e nient’affatto tortuose.

 

 

 

 

 

Il sangue al centro del dibattito

Oggi è un giorno importante per i temi legati al sangue e al sistema trasfusionale italiano: a Mestre associazioni, istituzioni e imprese si riuniscono per discutere di gratuità della donazione, di plasma come bene etico, di sistema di contolavoro in ambito di plasmaproduzione e sopratutto del nuovo contratto AIP stretto dalla regione Veneto.Sono tutte questioni legate in modo indissolubile con l’obiettivo dell’autosufficienza ematica. Io ci sono e a breve si entra nel cuore delle cose. Buon Sangue non mente.

Il bisogno di sangue non va in ferie

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L’estate, il caldo, sono tra i più grandi ostacoli che il sistema trasfusionale italiano deve affrontare. L’autosufficienza ematica è una questione delicata, e basta poco, pochissimo, perché qualche deficit improvviso possa verificarsi.

Prendiamo un caso ricorrente, come la gestione dei trapianti per esempio: senza sangue di qualità sempre disponibile sarebbe molto difficile rispondere con efficienza alle richieste crescenti di trapianti che sono imponderabili (proprio in Veneto i numeri parlano di un 37% in più nel secondo semestre 2015 rispetto al primo).

Insomma, l’equilibrio è sempre labile, non è permessa alcuna distrazione.

Nel 2012 in Toscana, per far fronte al calo estivo nacquero interessanti iniziative promozionali. Per esempio, chi donava il sangue si guadagnava la possibilità di avere un ombrellone gratis per un giorno a Lido di Camaiore. Sarebbe forse il caso di riprendere tali politiche anche oggi.

Per fortuna, tutti gli operatori del sistema trasfusionale, reagiscono sempre con grande forza e puntualità: sempre in Toscana, oggi, per la giornata regionale della donazione, le associazioni in sinergia con la regione hanno organizzato una manifestazione  chiamata All’Opera per nuove armonie di rete, al Gran Teatro Giacomo Puccini a Torre del Lago (Lucca).

Ma l’esigenza di contenere il calo dei volumi è nazionale. A tal proposito, sabato 25 giugno a Mestre andrà in scena un convegno di massimo interesse che avrà come tema proprio la questione dell’autosufficienza ematica, in particolare di plasma e plasmaderivati, con interventi che riguarderanno l’intero sviluppo della filiera trasfusionale. Io sarò al convegno per approfondire il tema, che come ho già accennato è di assoluta importanza strategica per qualsiasi sistema sanitario nazionale.

Le istituzioni regionali promettono di mantenere alta l’attenzione sull’emergenza e sull’argomento. Io proverò a capire come.

 

L’autosufficienza è soprattutto libertà

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L’ho constatato più o meno a 14 anni. L’autosufficienza, ovvero il potere di non dipendere da nessun altro se non da sé stessi, operando la quantità massima di controllo possibile su qualsiasi aspetto dell’esistenza, è la più concreta forma di libertà per un individuo. Per uno Stato non è diverso: basta pensare a quanto può essere importante l’autosufficienza energetica in chiave di programmazione politica sul futuro, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Per il sangue, la situazione non è affatto differente.

Nel sistema sangue, l’autosufficienza ematica è un valore assolutamente condiviso da tutti gli operatori, dai donatori, dalle associazioni, dal corpo medico, e anche dalle istituzioni. Ogni anno il Ministero della Salute, coordinandosi con Centro Nazionale Sangue, elabora  il Programma di Autosufficienza Nazionale, ovvero uno studio che stabilisce il livello di fabbisogno di sangue e dei suoi componenti, e dei metodi per regolare raccolta, produzione e distribuzione.

Ma perché l’autosufficienza è  così importante? 

Perché l’autosufficienza è sinonimo di immediatezza in periodi di criticità e di emergenza.

Perché è sinonimo di appropriatezza organizzativa nella gestione ordinaria del sistema trasfusionale.

Perché consente di evitare forme di approvvigionamento estemporanee che potrebbero minare gli standard nazionali (molto alti) in termini di qualità e sicurezza.

Perché solo con l’autosufficienza è possibile far fronte con assoluta efficienza alle quasi 3000 operazioni di trapianto che ci sono mediamente ogni anno in Italia.

Autosufficienza = Libertà, insomma. Proprio come nella vita di ciascuno di noi.