La raccolta plasma di dicembre è stata positiva, con una crescita del 2,3% sul dicembre 2018. Il percorso verso l’autosufficienza continua

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Dopo un novembre decisamente sotto le aspettative con un calo quantificabile del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, noi di Buonsangue avevamo chiamato la volata finale con l’ultimo mese dell’anno, augurandoci un dicembre molto forte sul piano della raccolta in modo che fossero rispettati gli obiettivi dichiarati del Piano nazionale plasma 2016-20.

Cos’è successo, dunque, a dicembre 2019? È arrivato un buon risultato, come dai migliori auspici, perché la raccolta plasma dell’ultimo giro di corsa è stata superiore rispetto all’identico periodo 2018 del 2,3%. Passando allo specifico regione per regione (fig.1), da rilevare in positivo le performance della Toscana (+18,9%), della Basilicata (+ 27,2%), dell’Umbria (+50,9%) e della Campania (+18,1%). Bene anche il risultato della Lombardia, regione più popolata, mentre in negativo spiccano i risultati di Sicilia (-39%), Calabria (-22,9%) e Puglia (-25,2%). Specie nelle regioni del sud, infatti, come sappiamo, la crescita di raccolta su basi costanti è da intendersi come necessaria

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Se andiamo invece ad analizzare il dato complessivo nazionale espresso in chilogrammi, nella tabella 3 della figura 2, notiamo come il dato parziale di dicembre conteggiato al giorno 15, veda già una crescita complessiva nel 2019 rispetto al 2019 di circa dodicimila chili: sono 856 mila i chili raccolti nell’ultima stagione rispetto agli 844 mila circa del 2018.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

La maggior parte delle regioni sono cresciute o hanno confermato valori molto vicini al 2018 con meno di 1000 chili in meno, e non è molto lontano il totale di 860 mila chili da consegnare alle industrie per la plasmaderivazione indicato da Giancarlo Liumbruno nella sua più recente intervista.

La strada per l’autosufficienza è lunga, ma raggiungere gli obiettivi anno dopo anno è sicuramente la strada giusta.

La raccolta plasma di novembre fa registrare un calo sullo stesso periodo del 2018, ora la folata finale nell’ultimo mese dell’anno

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Dopo l’ottima performance del mese di ottobre, nel quale si era registrato un aumento del 4,9% di raccolta plasma sullo stesso periodo del 2018, un trend in continuità con i buoni risultati di settembre, il mese di novembre si contraddistingue invece in negativo, con un calo del 4,2% rispetto a novembre 2018. Non bisogna trarre conclusioni troppo negative, perché come vedremo il quantitativo totale raccolto nel 2019 è comunque superiore a quello del 2018 e dovrebbe consentire il rispetto degli obiettivi fissati nel Piano nazionale plasma 2016-20, ma quello che è certo è che ogni situazione in calo deve essere vagliata e monitorata per evitare che si ripeta.

Per esempio, entrando nel merito dei risultati regione per regione (fig.1), al di là del + 193,4% del Molise che naturalmente è una regione molto piccola, buone le notizie che arrivano da regioni altamente popolate come il Piemonte (+7,3%) e da regioni notoriamente in difficoltà con la raccolta come Lazio (+7,15), Campania (+5,4%) e Sardegna (+1,5%). Bene anche il Friuli Venezia Giulia con un + 5,9%.

Un po’ più preoccupante il dato che arriva invece dalla Lombarda, con un -15,9% rispetto a novembre 2018, e cali significativi anche in Liguria (-13,3%), Marche (-13,3%), Veneto (-6,6%) ed Emilia Romagna (-8,3%), tutte regioni popolose con una buona tradizione nella raccolta.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Se invece guardiamo il dato complessivo delle raccolte annuali nei primi 11 mesi dell’anno, in figura 2 tabella 3, il 2019 vede una crescita rispetto il 2018 di circa 10 mila chilogrammi, con risultati positivi in Puglia, in Calabria, in Sicilia in Campania e in Emilia Romagna. A rincorrere un pareggio nella raccolta a dicembre troveremo invece la Lombardia che è indietro di circa 2 mila chilogrammi rispetto allo scorso anno, e il Veneto, più o meno con lo stesso gap.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

A breve dunque, tra circa un mese, avremo il dato definitivo del 2019 per capire se i dettami del Piano nazionale plasma 2016-20 saranno rispettati, in vista dell’ultima annata che precederà un nuovo piano nazionale. Intanto, non resta che continuare con le campagne informative e la cultura del dono in modo da coinvolgere sempre più persone in un universo “giallo” che può cambiare la vita e le condizioni di moltissimi pazienti.

Ancora un’iniziativa Avis legata a #gialloplasma e alla cultura del dono del plasma. Questa volta il dono si mette in scena attraverso le fotografie

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Dalla campagna che ha preceduto le scorse festività prenatalizie fino a oggi, le iniziative di Avis targate #gialloplasma sono state diverse, e tutte molto particolari ed efficienti. Il motivo per cui un’associazione come Avis – che come ricordiamo spesso è la più grande associazione di donatori italiani con circa 1 milione e settecentomila donatori periodici – spinge sulla cultura del dono del plasma e della plasmaferesi è noto, ed è stato argomento di moltissimi approfondimenti su questo sito.

Mese per mese, su Buonsangue seguiamo i risultati della raccolta plasma su scala nazionale (di seguito gli ultimi dati di ottobre):

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

ma in sintesi le ragioni di immettere continuamente la donazione di plasma è la plasmaferesi nel dibattito pubblico e tra i temi chiave dell’agenda legata al sistema trasfusionale sono due: la produzione dei farmaci salvavita plasmaderivati che consentono di curare i pazienti italiani affetti da malattie rare e difficili come l’emofilia, e la necessità di avvicinarsi all’autosufficienza anche nella raccolta plasma in virtù di assetti geopolitici secondo cui essere indipendenti e autosufficienti sia per la raccolta di sangue intero, sia per il plasma è un fattore strategico importante per ciascun paese. Per riuscirci, la chiave principale è far sedimentare il messaggio tra le nuove generazioni attraverso valori come la condivisione, la capacità di legare il gesto del dono alla voglia di esprimersi e di creare.

Di buon impatto, in tal senso, ci sembra allora la nuova iniziativa di Avis legata a #gialloplasma. Di cosa si tratta? Di un contest fotografico intitolato “Un viaggio nel colore giallo”, pensato e lanciato congiuntamente da AVIS e Sprea editore del magazine “Il Fotografo” e di molte altre pubblicazioni periodiche a tema fotografia.

Dopo il contest culinario “Tutto il buono del giallo”, in cui era coinvolto il noto magazine Sale & pepe dunque, ecco una nuova e prestigiosa collaborazione. Il contest è molto inclusivo, e chi vorrà partecipare sarà chiamato a esprimersi su un tema ben preciso: “professionisti e appassionati sono invitati a lasciarsi trasportare dalle emozioni che il colore giallo può trasmettere, ma anche a catturare ogni tonalità espressa dal giallo nel presente quotidiano. Il colore diviene, dunque, un pretesto creativo, un elemento espressivo del racconto per immagini che potrà svilupparsi attraverso i più svariati generi del linguaggio fotografico, dal reportage alla moda, dalla street photography allo still life”.

Partecipare è molto semplice, come si può vedere sulla pagina del sito nazionale di Avis dedicata al contest.

Ecco le regole:

Compila il form a questo link con i tuoi dati e carica la tua immagine entro e non oltre il 28 febbraio 2020.

– Lascia l’immagine alla risoluzione originale dello scatto e 300 dpi, con profilo Adobe RGB

– Non inserire firme e loghi sull’immagine

Le foto migliori saranno selezionate da una giuria specializzata e pubblicate sulle riviste di Sprea Editori (Digital Camera, Il Fotografo, Photo Professional, N Photography). Partner dell’iniziativa è Nikon che regalerà al vincitore del Contest una macchina fotografica Reflex. A tutti i partecipanti, inoltre, sarà offerto in omaggio un abbonamento digitale della durata di 6 mesi a una delle riviste Sprea Editori a scelta.

L’occasione per partecipare e reinterpretare un gesto come il dono attraverso la meraviglia del giallo e ghiotta e non resta che partecipare in massa. Del resto siamo sempre più nella società delle immagini e anche il dono del plasma e tutta la sua importanza per la comunità, possono essere sintetizzate dalla bellezza di uno scatto.

 

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

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Il rientro dalle vacanze estive, sul piano della raccolta plasma, è sempre un momento decisivo. Dopo il calo endemico di agosto parte l’ultimo terzo dell’anno, in cui è fondamentale il lavoro capillare per arrivare a raggiungere gli obiettivi prefissati dal Piano nazionale plasma. Così, dopo lo scorso settembre davvero positivo che aveva fatto registrare un crescita sullo stesso periodo del 2018 del 7,3%, un dato davvero molto importante, anche ottobre fa registrare un lusinghiero +4,9% sullo stesso mese di riferimento del 2018, come si vede in figura 1. Significa che il sistema funziona e che probabilmente si riuscirà a stare nei programmi.

Entrando nel dettaglio, positive le performance in alcune regioni del sud, come la Sicilia (+ 45,5%) e la Calabria (+34,3%), ma molto bene anche la raccolta in regioni importanti e molto popolari come Toscana (+11,6%), Piemonte (+17,2%) ed Emilia Romagna (+17%). In recupero la Lombardia che non aveva iniziato bene l’anno: a ottobre crescita dell’1,4% rispetto a ottobre 2018.

Purtroppo, invece, non buone le performance in alcune regioni storicamente poco solide nella raccolta, come Lazio (- 20%) e Campania (-16,4%). Stesso discorso per la Sardegna, che cala del – 41,6% pur avendo necessità interne particolari.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2, invece, tabella 3, ecco i dati sulla raccolta complessiva in chilogrammi, gennaio – ottobre 2019 vs gennaio – ottobre 2018. Il dato complessivo, soddisfacente, vede circa 17 mila kg in più, con buone performance annuali complessive in Campania, nonostante l’ottobre negativo, in Sicilia, in Puglia e in Emilia Romagna. Buono il recupero della Lombardia, mentre nessuna regione è sotto la raccolta dello scorso anno in modo particolarmente significativo. Un buon segnale anche questo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Il trend, dunque, lascia ben sperare per il futuro, a patto di continuare su questa strada e di consolidare il lavoro di comunicazione e informazione sul dono del plasma e sulle virtù della plasmaferesi. Da quel che sappiamo, è proprio ciò che sta accadendo, come dimostra la campagna Avis 2019-20 di cui parleremo nei prossimi giorni.

Settembre molto positivo per la raccolta plasma, mentre a Roma arriva un convegno Fiods che mira a costruire il sistema sangue del terzo millennio

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Il trend  è confermato è i risultati sono positivi. A settembre, come possiamo vedere in figura 1, c’è stato l’agognato recupero, con un netto + 7,3% nel confronto settembre 2019 vs settembre 2018 che lascia ben sperare sul risultato di fine anno, che dovrà rispettare gli standard del Piano nazionale plasma 2016 – 2020.  Nel mese più complicato dell’anno, agosto, causa ferie, partenze, e caldo estivo, si era registrato un calo corrispondente al – 5,9%, anche se molte regioni avevano migliorato la performance nel 2018. Il normale ripristino delle operazioni dopo la pausa estiva ha dunque generato ottimi risultati in molte regioni, come dimostrano i tantissimi triangoli gialli nell’infografica. Alcune regioni hanno veramente fatto bene se si pensa al + 106,9% della Puglia, al + 249% del Molise, e al + 37, 9% della Basilicata, regioni del sud Italia che hanno sempre bisogno di incrementare la raccolta. Molto positivo il 3,3% in crescita della Lombardia, che è la regione guida sul piano del volume di raccolta, mentre da notare il leggero calo dell’Emilia Romagna (-1,7%) e quello del Piemonte (-7,7%), regioni importanti, che si aggiungono a quelli di Sicilia (-13,1%) e Calabria (-52,6%) purtroppo quest’ultimo molto significativo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – settembre 2019

Fig. 1

Se ci spostiamo invece sul parziale più ampio, gennaio – settembre 2018 vs gennaio – settembre 2019, la raccolta nazionale risulta superiore di circa 3000 kg, 558.542 del nuovo anno contro i 555.885 del 2018.

Nel complesso, le regioni che fanno registrare la maggiore crescita nei volumi sono l’Emilia Romagna, la Campania e la Puglia, mentre ancora in leggero ritardo ma in recupero c’è la Lombardia assieme alla Sicilia e alla Toscana, come possiamo vedere in figura 2, tabella 3.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 2

Oggi stesso, intanto, proprio per parlare di autosufficienza di plasma e sangue e per delineare in anticipo quali saranno le sfide principali del sistema sangue in questo terzo millennio, è in programma un convegno importante all’hotel Ergife a Roma, evento che vedrà protagonisti le principali personalità del settore a livello nazionale e internazionale. Il workshop si intitola “La donazione del sangue nel terzo millennio: etica, società, educazione, associazionismo”, ed è organizzato dalla Fiods, come scrive dettagliatamente il portale DonatoriH24, che pubblica anche il programma completo dell’evento a questo link.

L’autosufficienza non è solo un numero: ecco come la programmazione incide concretamente sulla vita dei pazienti

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Lo scorso 9 ottobre abbiamo analizzato “a freddo” il Programma nazionale di autosufficienza per il 2019, provando trasformare i dati in esso contenuti in azioni e priorità operative per l’immediato futuro. Metodologicamente, infatti, sarà molto importante avere le idee chiare sulle politiche da intraprendere da istituzioni, donatori e professionisti in collaborazione, al fine di salvaguardare l’autosufficienza ematica sia sul sangue intero che sul plasma e i plasmaderivati, proposito che come sappiamo è il vero traguardo principale.

Ci sembra però altrettanto importante specificare e ribadire che l’autosufficienza ematica non è da considerarsi un traguardo soltanto numerico o nominale; non si tratta semplicemente di un obiettivo settoriale o politico che viene perseguito dal Ministero della salute attraverso la guida e la coordinazione del Centro nazionale sangue, ma è un percorso molto concreto che può incidere sulla vita quotidiana e la salute di migliaia di pazienti.

Tutto è collegato nel mondo del sistema trasfusionale, proprio come se un lungo filo rosso (o giallo plasma) legasse i destini di donatori e pazienti passando istituzioni, medici e infermieri. I dati del programma nazionale autosufficienza servono allora per tracciare le politiche più efficaci sul piano della comunicazione, sul piano della logistica (proprio lo scorso 13 settembre abbiamo illustrato le preoccupazioni del Centro nazionale sangue sulla carenza di medici trasfusionali), ma anche e soprattutto sul piano della produzione di farmaci plasmaderivati.

Veniamo a un esempio pratico.

Qualche giorno fa, sul sito Donatorih24, è apparso un articolo molto significativo in cui sono riportate le parole dall’alto peso specifico di Alessandro Segato, presidente di Aip, l’Associazione immunodeficienze primitive.

Segato spiega molto bene quanto l’esistenza di un programma specifico e ben definito che programmi con attenzione metodologie e passi per ottenere l’autosufficienza, rappresenti per la sua categoria di pazienti (come per gli emofilici o talassemici) una vera e propria garanzia di diritto alle cure, perché è del tutto evidente che se venissero meno i prodotti necessari alle terapie la vita di ciascun paziente sarebbe a rischio.

In particolare, Segato cita l’’importanza delle immunoglobuline, sostanze che per la patologia da cui è affetto, ovvero l’immunodeficienza comune variabile, sono assolutamente vitali giacché l’organismo non è in grado di produrle da solo.

Dal dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, emerge quindi che secondo gli studi di appropriatezza, nel 2019, si registra un aumento significativo della domanda di immunoglobuline polivalenti ad uso endovenoso (quantificabile con un +22%) soprattutto in Valle d’Aosta, Umbria e Lazio. Importante anche l’aumento della domanda nazionale di immunoglobuline ad uso sottocutaneo, quasi raddoppiata sebbene con percentuali differenti tra le varie regioni. In totale, l’autosufficienza per ciò che concerne la domanda di immunoglobuline è cresciuta del 3% circa negli anni precedenti, dal 2014 al 2017, passando dal 70% al 73%, un valore significativo ma senza dubbio migliorabile.

E come programma, allora, il Centro nazionale sangue per far sì che la crescita avvenga secondo valori realmente sostenibili e razionalmente validi? Agisce operando una programmazione su base regionale, indicando quali dovrà essere il consumo regione per regione in base ai criteri di Patient Blood management, assicurando l’interscambiabilità dei prodotti e scongiurando quella tipologia di rischio che Alessandro Segato chiama “sorteggio” tra pazienti per ricevere i farmaci.

Nella tabella sottostante si può vedere il dettaglio di come avviene la programmazione su base regionale, con numeri molto precisi e l’appropriatezza, appunto, come coscienza metodologica.

Immunoglobuline

Fig. 1

Lo stesso tipo di analisi, naturalmente, riguarda tutti gli alti prodotti considerati driving, ovvero i globuli rossi per uso clinico e il plasma, con gli altri plasmaderivati ovvero albumina, antitrombina e fattori della coagulazione.

Ecco perché, anche in sede di conto-lavoro da parte delle industrie produttrici, è importantissimo la maggior varietà possibile di farmaci prodotti senza dover ricorrere al mercato, e soprattutto la massima valorizzazione della materia biologica consegnata e trattata, che come ricordiamo nel sistema italiano resta sempre una risorsa pubblica.

Etica, programmazione, qualità e sicurezza peri i pazienti. Da questi quattro indicatori, da questi punti cardinali passa e passerà il futuro dei pazienti italiani che dipendono dal’autosufficienza e dal sistema trasfusionale.

Raccolta plasma sul parziale di agosto, calo evidente del 5,9% ma leggera crescita nei dati complessivi

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Era un mese temuto e in effetti  i risultati sono inferiori alle attese: agosto 2019 non è andato troppo bene sul piano della raccolta plasma. Dopo il +2,1% fatto registrare nella comparazione di luglio dunque, un’inversione di tendenza. Il segno meno nel mese più difficile dell’anno causa ferie, partenze, e caldo estivo, corrisponde al – 5,9%, anche se non sono poche le regioni che rispetto alla scorsa stagione hanno migliorato la performance.

In particolare, le cose sono andate bene in Basilicata, con un +49,6%, in Liguria, con un +21,4%, e in Umbria, con un aumento di addirittura +56,2%. Da sottolineare con soddisfazione anche il dato della Sardegna, +7,5%, in una regione notoriamente più bisognosa. Regioni in calo sono state invece il Molise (-55,45), la Puglia con un – 47,1% e la Valle d’Aosta con il – 41, 8%, come possiamo vedere in figura 1.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Trasferendo lo sguardo sul dato complessivo, ovvero sul confronto tra il periodo completo gennaio-agosto 2018 vs gennaio-agosto 2019 ci accorgiamo però che il dato 2019 continua a essere leggermente superiore. In tabella 3 figura 2, infatti, vediamo che nel 2019 sono stati raccolti 558.542 kg di plasma da inviare per la maggior parte alle industrie della plasmalavorazione e fabbricare plasmaderivati e farmaci salvavita, contro i 555.885 del 2018. Poche migliaia in più, in vista della rincorsa agli obiettivi del Piano nazionale plasma 2016-2020, che avverrà in questi ultimi 4 mesi.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

In dettaglio, le regioni con il maggior tasso di crescita sul dato totale sono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, e Campania, quelle in leggero calo Puglia, Lazio e Toscana. In vista dell’ultimo quadrimestre, ecco i numeri da cui partire per centrare gli obiettivi.

 

 

 

 

Positiva la raccolta plasma di luglio: +2,1% rispetto a luglio 2018 e buone sensazioni per i prossimi mesi

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Era un mese temuto, ma è andato abbastanza bene. Luglio, per la raccolta plasma, poteva rappresentare un periodo davvero complesso a causa del calo endemico di donazioni nel periodo estivo, quando le ferie interessano la maggioranza dei donatori e raggiungere i centri trasfusionali e trovarli al massimo regime non sempre è scontato. Giugno aveva confermato un trend positivo (leggerissimo) che ha dunque trovato conferma.

In dettaglio, in figura 1 scopriamo che l’aumento della raccolta plasma di luglio 2019 vs luglio 2018 corrisponde infatti a un ottimo +2,1%, e inoltre vediamo che son molte le frecce gialle rivolte verso l’alto a indicare performance regionali positive nel raffronto parziale del periodo preso in considerazione.

Bene la Valle d’Aosta (+ 23,2%), la Puglia (+23%) e il Friuli Venezia Giulia (+25, 1%), addirittura super i risultati in Sardegna con una crescita del 58, 7%. Da migliorare, invece, il dato parziale in Sicilia (-25,8%), quello nelle province autonome di Trento e di Bolzano (- 25,4% e – 325) e quello in Calabria (-10%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2 tabella 3, invece, è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/luglio 2019 vs gennaio/luglio 2018: possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa seimila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma fa piacere vedere che il dato della Lombardia, vera guida del paese in fatto di raccolta plasma, è in recupero dopo un inizio anno non troppo positivo. Molto bene invece l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, mentre in leggero ritardo rispetto al 2018 restano la Toscana e il Lazio.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Comincia dunque l’ultimo quadrimestre, sempre il più importante e decisivo in vista dei volumi finali. Sarà importante che tutte le parti in causa facciano del loro meglio per raggiungere senza patemi tutti gli obiettivi prefissati.

 

“Tutto il buono del giallo”, la campagna di Avis in favore della donazione di plasma che conquista donatori…attraverso il palato

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Il giallo, un colore importante nel mondo del dono, quello che identifica il plasma e la sua raccolta, pratica che i lettori di Buonsangue conoscono come una delle necessità strategiche per ogni paese del mondo sul piano geopolitico.

Un colore però magico anche in cucina, sia perché caratterizza alimenti irrinunciabili come limoni, zafferano e crema, sia perché stimola l’appetito e rende accattivanti gli impiattamenti. Ecco perché nella primavera 2019 AVIS Nazionale ha creato, trascinando con sé la nota rivista di cucina Sale & Pepe edita da Mondadori, un vero e proprio concorso di cucina ispirato alla sua campagna per la promozione della donazione di plasma. Un’idea moderna e originale, che ha avuto il merito di ampliare a un pubblico nuovo le istanze della donazione di plasma.

Ecco, nel video in basso, un report esauriente del contest, il cui momento finale si è svolto a Milano in uno show cooking molto speciale, dal quale trarre idee uniche da realizzare in cucina… subito dopo aver donato il plasma.

Dal Cns il bilancio del Programma nazionale plasma: bene con l’appropriatezza ma servono più donatori in concorso dei pazienti

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Gli obiettivi del Piano nazionale plasma erano e sono molteplici, così come scrivemmo il 25 novembre del 2016, e sono riassumibili in cinque punti:

  1. Favorire il raggiungimento dell’autosufficienza ematica nazionale attraverso la promozione della raccolta.
  1. Ottimizzare le risorse secondo concetto di appropriatezza, ovvero secondo una visione paziente centrica che comporta una standardizzazione dell’utilizzo farmacologico dei prodotti plasmaderivati.
  1. Ribadire con forza l’efficienza del sistema basato sul conto lavoro attraverso la donazione volontaria e non remunerata puntando alla massima resa dei prodotti plasmaderivati, ovvero albumina, immunoglobuline polivalenti, fattore VIII, fattore IX, concentrati di complesso protrombinico e antitrombina.
  1. Individuazione di alcuni prodotti driver, che, secondo le indicazioni provenienti dal contesto europeo, sono, nell’ordine, immunoglobuline polivalenti, fattori della coagulazione e albumina.
  1. Favorire lo scambio tra regioni per ottimizzare i costi e rendersi indipendenti dalle oscillazioni del mercato commerciale.

Dal comunicato stampa pubblicato di recente dal Centro nazionale sangue, appare evidente che alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti, e che su altri sia ancora possibile migliorare. Per esempio, sul piano economico, “solo nel 2017, il primo anno di effettiva applicazione del Programma, emerge dal monitoraggio che tra minori acquisti sul mercato e scambi di medicinali tra Regioni sono stati complessivamente risparmiati oltre 7 milioni di euro che altrimenti sarebbero stati impiegati per reperire sul mercato i plasmaderivati”; un dato molto importante, che porta l’Italia in una zona privilegiata all’interno della quale il paese può dirsi indipendente dal mercato stesso, anche perché gli obiettivi di raccolta nelle stagioni successive (dal 2016 al 2018) sono stati sempre raggiunti, e anche la raccolta ottenuta in questa stagione nei primi 6 mesi dell’anno offre buoni motivi per essere ottimisti.

Certo, non bisogna mollare la presa, perché sia il risparmio corposo di risorse finanziarie, sia le quantità di plasma raccolte possono e devono migliorare, specie quando tutti i bandi interregionali per il conto lavorazione saranno conclusi e di conseguenza i processi industriali lavoreranno al massimo regime.

Ciò che urge ribadire con forza, così come abbiamo fatto su Buonsangue lo scorso 10 luglio e com’è stato ripreso dal portale Donatorih24 il 29 luglio in uno speciale approfondimento, è che il sangue e il plasma che raccogliamo sono fondamentali soprattutto per una categoria: la più importante di tutte ovvero quella dei pazienti.

Questo link, questo collegamento tra donatori e pazienti, che appare scontato quando è scritto e sottolineato a parole, spesso è dimenticato quando si deve prendere istintivamente la decisione di donare. In verità il legame assoluto tra donatore e paziente è un caposaldo d’acciaio, è l’unione indissolubile che rende magico ogni gesto di solidarietà. Tale legame nella pratica è reso astratto dall’anonimato del donatore, e dal fatto che non si dona per il bisogno stringente di un parente o di un amico ma per un ricevente bisognoso che non conosciamo, e che può trovarsi lontano da noi: questa astrazione, questa forma di consapevolezza, è però l’arma più potente, e quando entra in mente non esce più: chi dona sa bene che il suo gesto sta salvando una vita, chi fa una plasmaferesi sa bene che il suo plasma diventerà un farmaco salvavita per tutti coloro i quali, altrimenti, non potrebbero condurre una vita serena.

Ecco perché, negli anni a venire, bisognerà ancora migliorare: “una maggiore indipendenza dal mercato è “strategica” –  ha infatti spiegato il Cns – perché il mercato internazionale può avere temporanee carenze di alcuni prodotti (come segnalato dai pazienti alcune settimane fa) o anche andamenti discontinui, ad esempio se nuovi grandi compratori si affacciassero sulla scena, come potrebbe succedere per Cina e India “.

Cosa fare dunque per restare al sicuro? Lo ha detto Giancarlo Liumbruno, direttore del Cns: “Servirà aumentare la raccolta di circa 20mila chilogrammi entro il 2020, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano. Basti pensare che i nostri risultati sono ottenuti con 2,1 donazioni di plasma in media l’anno per ogni donatore che effettua questo tipo di donazioni (200.000 circa su un 1 milione e 700 mila donatori), una cifra largamente inferiore a quella di altri paesi. Per raggiungere i 20 mila chilogrammi in più basterebbe che in ogni centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più ogni settimana”.

Un piccolo numero, un grande passo verso la sicurezza dei pazienti.