Settembre molto positivo per la raccolta plasma, mentre a Roma arriva un convegno Fiods che mira a costruire il sistema sangue del terzo millennio

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Il trend  è confermato è i risultati sono positivi. A settembre, come possiamo vedere in figura 1, c’è stato l’agognato recupero, con un netto + 7,3% nel confronto settembre 2019 vs settembre 2018 che lascia ben sperare sul risultato di fine anno, che dovrà rispettare gli standard del Piano nazionale plasma 2016 – 2020.  Nel mese più complicato dell’anno, agosto, causa ferie, partenze, e caldo estivo, si era registrato un calo corrispondente al – 5,9%, anche se molte regioni avevano migliorato la performance nel 2018. Il normale ripristino delle operazioni dopo la pausa estiva ha dunque generato ottimi risultati in molte regioni, come dimostrano i tantissimi triangoli gialli nell’infografica. Alcune regioni hanno veramente fatto bene se si pensa al + 106,9% della Puglia, al + 249% del Molise, e al + 37, 9% della Basilicata, regioni del sud Italia che hanno sempre bisogno di incrementare la raccolta. Molto positivo il 3,3% in crescita della Lombardia, che è la regione guida sul piano del volume di raccolta, mentre da notare il leggero calo dell’Emilia Romagna (-1,7%) e quello del Piemonte (-7,7%), regioni importanti, che si aggiungono a quelli di Sicilia (-13,1%) e Calabria (-52,6%) purtroppo quest’ultimo molto significativo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – settembre 2019

Fig. 1

Se ci spostiamo invece sul parziale più ampio, gennaio – settembre 2018 vs gennaio – settembre 2019, la raccolta nazionale risulta superiore di circa 3000 kg, 558.542 del nuovo anno contro i 555.885 del 2018.

Nel complesso, le regioni che fanno registrare la maggiore crescita nei volumi sono l’Emilia Romagna, la Campania e la Puglia, mentre ancora in leggero ritardo ma in recupero c’è la Lombardia assieme alla Sicilia e alla Toscana, come possiamo vedere in figura 2, tabella 3.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 2

Oggi stesso, intanto, proprio per parlare di autosufficienza di plasma e sangue e per delineare in anticipo quali saranno le sfide principali del sistema sangue in questo terzo millennio, è in programma un convegno importante all’hotel Ergife a Roma, evento che vedrà protagonisti le principali personalità del settore a livello nazionale e internazionale. Il workshop si intitola “La donazione del sangue nel terzo millennio: etica, società, educazione, associazionismo”, ed è organizzato dalla Fiods, come scrive dettagliatamente il portale DonatoriH24, che pubblica anche il programma completo dell’evento a questo link.

L’autosufficienza non è solo un numero: ecco come la programmazione incide concretamente sulla vita dei pazienti

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Lo scorso 9 ottobre abbiamo analizzato “a freddo” il Programma nazionale di autosufficienza per il 2019, provando trasformare i dati in esso contenuti in azioni e priorità operative per l’immediato futuro. Metodologicamente, infatti, sarà molto importante avere le idee chiare sulle politiche da intraprendere da istituzioni, donatori e professionisti in collaborazione, al fine di salvaguardare l’autosufficienza ematica sia sul sangue intero che sul plasma e i plasmaderivati, proposito che come sappiamo è il vero traguardo principale.

Ci sembra però altrettanto importante specificare e ribadire che l’autosufficienza ematica non è da considerarsi un traguardo soltanto numerico o nominale; non si tratta semplicemente di un obiettivo settoriale o politico che viene perseguito dal Ministero della salute attraverso la guida e la coordinazione del Centro nazionale sangue, ma è un percorso molto concreto che può incidere sulla vita quotidiana e la salute di migliaia di pazienti.

Tutto è collegato nel mondo del sistema trasfusionale, proprio come se un lungo filo rosso (o giallo plasma) legasse i destini di donatori e pazienti passando istituzioni, medici e infermieri. I dati del programma nazionale autosufficienza servono allora per tracciare le politiche più efficaci sul piano della comunicazione, sul piano della logistica (proprio lo scorso 13 settembre abbiamo illustrato le preoccupazioni del Centro nazionale sangue sulla carenza di medici trasfusionali), ma anche e soprattutto sul piano della produzione di farmaci plasmaderivati.

Veniamo a un esempio pratico.

Qualche giorno fa, sul sito Donatorih24, è apparso un articolo molto significativo in cui sono riportate le parole dall’alto peso specifico di Alessandro Segato, presidente di Aip, l’Associazione immunodeficienze primitive.

Segato spiega molto bene quanto l’esistenza di un programma specifico e ben definito che programmi con attenzione metodologie e passi per ottenere l’autosufficienza, rappresenti per la sua categoria di pazienti (come per gli emofilici o talassemici) una vera e propria garanzia di diritto alle cure, perché è del tutto evidente che se venissero meno i prodotti necessari alle terapie la vita di ciascun paziente sarebbe a rischio.

In particolare, Segato cita l’’importanza delle immunoglobuline, sostanze che per la patologia da cui è affetto, ovvero l’immunodeficienza comune variabile, sono assolutamente vitali giacché l’organismo non è in grado di produrle da solo.

Dal dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, emerge quindi che secondo gli studi di appropriatezza, nel 2019, si registra un aumento significativo della domanda di immunoglobuline polivalenti ad uso endovenoso (quantificabile con un +22%) soprattutto in Valle d’Aosta, Umbria e Lazio. Importante anche l’aumento della domanda nazionale di immunoglobuline ad uso sottocutaneo, quasi raddoppiata sebbene con percentuali differenti tra le varie regioni. In totale, l’autosufficienza per ciò che concerne la domanda di immunoglobuline è cresciuta del 3% circa negli anni precedenti, dal 2014 al 2017, passando dal 70% al 73%, un valore significativo ma senza dubbio migliorabile.

E come programma, allora, il Centro nazionale sangue per far sì che la crescita avvenga secondo valori realmente sostenibili e razionalmente validi? Agisce operando una programmazione su base regionale, indicando quali dovrà essere il consumo regione per regione in base ai criteri di Patient Blood management, assicurando l’interscambiabilità dei prodotti e scongiurando quella tipologia di rischio che Alessandro Segato chiama “sorteggio” tra pazienti per ricevere i farmaci.

Nella tabella sottostante si può vedere il dettaglio di come avviene la programmazione su base regionale, con numeri molto precisi e l’appropriatezza, appunto, come coscienza metodologica.

Immunoglobuline

Fig. 1

Lo stesso tipo di analisi, naturalmente, riguarda tutti gli alti prodotti considerati driving, ovvero i globuli rossi per uso clinico e il plasma, con gli altri plasmaderivati ovvero albumina, antitrombina e fattori della coagulazione.

Ecco perché, anche in sede di conto-lavoro da parte delle industrie produttrici, è importantissimo la maggior varietà possibile di farmaci prodotti senza dover ricorrere al mercato, e soprattutto la massima valorizzazione della materia biologica consegnata e trattata, che come ricordiamo nel sistema italiano resta sempre una risorsa pubblica.

Etica, programmazione, qualità e sicurezza peri i pazienti. Da questi quattro indicatori, da questi punti cardinali passa e passerà il futuro dei pazienti italiani che dipendono dal’autosufficienza e dal sistema trasfusionale.

Raccolta plasma sul parziale di agosto, calo evidente del 5,9% ma leggera crescita nei dati complessivi

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Era un mese temuto e in effetti  i risultati sono inferiori alle attese: agosto 2019 non è andato troppo bene sul piano della raccolta plasma. Dopo il +2,1% fatto registrare nella comparazione di luglio dunque, un’inversione di tendenza. Il segno meno nel mese più difficile dell’anno causa ferie, partenze, e caldo estivo, corrisponde al – 5,9%, anche se non sono poche le regioni che rispetto alla scorsa stagione hanno migliorato la performance.

In particolare, le cose sono andate bene in Basilicata, con un +49,6%, in Liguria, con un +21,4%, e in Umbria, con un aumento di addirittura +56,2%. Da sottolineare con soddisfazione anche il dato della Sardegna, +7,5%, in una regione notoriamente più bisognosa. Regioni in calo sono state invece il Molise (-55,45), la Puglia con un – 47,1% e la Valle d’Aosta con il – 41, 8%, come possiamo vedere in figura 1.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Trasferendo lo sguardo sul dato complessivo, ovvero sul confronto tra il periodo completo gennaio-agosto 2018 vs gennaio-agosto 2019 ci accorgiamo però che il dato 2019 continua a essere leggermente superiore. In tabella 3 figura 2, infatti, vediamo che nel 2019 sono stati raccolti 558.542 kg di plasma da inviare per la maggior parte alle industrie della plasmalavorazione e fabbricare plasmaderivati e farmaci salvavita, contro i 555.885 del 2018. Poche migliaia in più, in vista della rincorsa agli obiettivi del Piano nazionale plasma 2016-2020, che avverrà in questi ultimi 4 mesi.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

In dettaglio, le regioni con il maggior tasso di crescita sul dato totale sono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, e Campania, quelle in leggero calo Puglia, Lazio e Toscana. In vista dell’ultimo quadrimestre, ecco i numeri da cui partire per centrare gli obiettivi.

 

 

 

 

Positiva la raccolta plasma di luglio: +2,1% rispetto a luglio 2018 e buone sensazioni per i prossimi mesi

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Era un mese temuto, ma è andato abbastanza bene. Luglio, per la raccolta plasma, poteva rappresentare un periodo davvero complesso a causa del calo endemico di donazioni nel periodo estivo, quando le ferie interessano la maggioranza dei donatori e raggiungere i centri trasfusionali e trovarli al massimo regime non sempre è scontato. Giugno aveva confermato un trend positivo (leggerissimo) che ha dunque trovato conferma.

In dettaglio, in figura 1 scopriamo che l’aumento della raccolta plasma di luglio 2019 vs luglio 2018 corrisponde infatti a un ottimo +2,1%, e inoltre vediamo che son molte le frecce gialle rivolte verso l’alto a indicare performance regionali positive nel raffronto parziale del periodo preso in considerazione.

Bene la Valle d’Aosta (+ 23,2%), la Puglia (+23%) e il Friuli Venezia Giulia (+25, 1%), addirittura super i risultati in Sardegna con una crescita del 58, 7%. Da migliorare, invece, il dato parziale in Sicilia (-25,8%), quello nelle province autonome di Trento e di Bolzano (- 25,4% e – 325) e quello in Calabria (-10%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2 tabella 3, invece, è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/luglio 2019 vs gennaio/luglio 2018: possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa seimila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma fa piacere vedere che il dato della Lombardia, vera guida del paese in fatto di raccolta plasma, è in recupero dopo un inizio anno non troppo positivo. Molto bene invece l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, mentre in leggero ritardo rispetto al 2018 restano la Toscana e il Lazio.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Comincia dunque l’ultimo quadrimestre, sempre il più importante e decisivo in vista dei volumi finali. Sarà importante che tutte le parti in causa facciano del loro meglio per raggiungere senza patemi tutti gli obiettivi prefissati.

 

“Tutto il buono del giallo”, la campagna di Avis in favore della donazione di plasma che conquista donatori…attraverso il palato

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Il giallo, un colore importante nel mondo del dono, quello che identifica il plasma e la sua raccolta, pratica che i lettori di Buonsangue conoscono come una delle necessità strategiche per ogni paese del mondo sul piano geopolitico.

Un colore però magico anche in cucina, sia perché caratterizza alimenti irrinunciabili come limoni, zafferano e crema, sia perché stimola l’appetito e rende accattivanti gli impiattamenti. Ecco perché nella primavera 2019 AVIS Nazionale ha creato, trascinando con sé la nota rivista di cucina Sale & Pepe edita da Mondadori, un vero e proprio concorso di cucina ispirato alla sua campagna per la promozione della donazione di plasma. Un’idea moderna e originale, che ha avuto il merito di ampliare a un pubblico nuovo le istanze della donazione di plasma.

Ecco, nel video in basso, un report esauriente del contest, il cui momento finale si è svolto a Milano in uno show cooking molto speciale, dal quale trarre idee uniche da realizzare in cucina… subito dopo aver donato il plasma.

Dal Cns il bilancio del Programma nazionale plasma: bene con l’appropriatezza ma servono più donatori in concorso dei pazienti

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Gli obiettivi del Piano nazionale plasma erano e sono molteplici, così come scrivemmo il 25 novembre del 2016, e sono riassumibili in cinque punti:

  1. Favorire il raggiungimento dell’autosufficienza ematica nazionale attraverso la promozione della raccolta.
  1. Ottimizzare le risorse secondo concetto di appropriatezza, ovvero secondo una visione paziente centrica che comporta una standardizzazione dell’utilizzo farmacologico dei prodotti plasmaderivati.
  1. Ribadire con forza l’efficienza del sistema basato sul conto lavoro attraverso la donazione volontaria e non remunerata puntando alla massima resa dei prodotti plasmaderivati, ovvero albumina, immunoglobuline polivalenti, fattore VIII, fattore IX, concentrati di complesso protrombinico e antitrombina.
  1. Individuazione di alcuni prodotti driver, che, secondo le indicazioni provenienti dal contesto europeo, sono, nell’ordine, immunoglobuline polivalenti, fattori della coagulazione e albumina.
  1. Favorire lo scambio tra regioni per ottimizzare i costi e rendersi indipendenti dalle oscillazioni del mercato commerciale.

Dal comunicato stampa pubblicato di recente dal Centro nazionale sangue, appare evidente che alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti, e che su altri sia ancora possibile migliorare. Per esempio, sul piano economico, “solo nel 2017, il primo anno di effettiva applicazione del Programma, emerge dal monitoraggio che tra minori acquisti sul mercato e scambi di medicinali tra Regioni sono stati complessivamente risparmiati oltre 7 milioni di euro che altrimenti sarebbero stati impiegati per reperire sul mercato i plasmaderivati”; un dato molto importante, che porta l’Italia in una zona privilegiata all’interno della quale il paese può dirsi indipendente dal mercato stesso, anche perché gli obiettivi di raccolta nelle stagioni successive (dal 2016 al 2018) sono stati sempre raggiunti, e anche la raccolta ottenuta in questa stagione nei primi 6 mesi dell’anno offre buoni motivi per essere ottimisti.

Certo, non bisogna mollare la presa, perché sia il risparmio corposo di risorse finanziarie, sia le quantità di plasma raccolte possono e devono migliorare, specie quando tutti i bandi interregionali per il conto lavorazione saranno conclusi e di conseguenza i processi industriali lavoreranno al massimo regime.

Ciò che urge ribadire con forza, così come abbiamo fatto su Buonsangue lo scorso 10 luglio e com’è stato ripreso dal portale Donatorih24 il 29 luglio in uno speciale approfondimento, è che il sangue e il plasma che raccogliamo sono fondamentali soprattutto per una categoria: la più importante di tutte ovvero quella dei pazienti.

Questo link, questo collegamento tra donatori e pazienti, che appare scontato quando è scritto e sottolineato a parole, spesso è dimenticato quando si deve prendere istintivamente la decisione di donare. In verità il legame assoluto tra donatore e paziente è un caposaldo d’acciaio, è l’unione indissolubile che rende magico ogni gesto di solidarietà. Tale legame nella pratica è reso astratto dall’anonimato del donatore, e dal fatto che non si dona per il bisogno stringente di un parente o di un amico ma per un ricevente bisognoso che non conosciamo, e che può trovarsi lontano da noi: questa astrazione, questa forma di consapevolezza, è però l’arma più potente, e quando entra in mente non esce più: chi dona sa bene che il suo gesto sta salvando una vita, chi fa una plasmaferesi sa bene che il suo plasma diventerà un farmaco salvavita per tutti coloro i quali, altrimenti, non potrebbero condurre una vita serena.

Ecco perché, negli anni a venire, bisognerà ancora migliorare: “una maggiore indipendenza dal mercato è “strategica” –  ha infatti spiegato il Cns – perché il mercato internazionale può avere temporanee carenze di alcuni prodotti (come segnalato dai pazienti alcune settimane fa) o anche andamenti discontinui, ad esempio se nuovi grandi compratori si affacciassero sulla scena, come potrebbe succedere per Cina e India “.

Cosa fare dunque per restare al sicuro? Lo ha detto Giancarlo Liumbruno, direttore del Cns: “Servirà aumentare la raccolta di circa 20mila chilogrammi entro il 2020, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano. Basti pensare che i nostri risultati sono ottenuti con 2,1 donazioni di plasma in media l’anno per ogni donatore che effettua questo tipo di donazioni (200.000 circa su un 1 milione e 700 mila donatori), una cifra largamente inferiore a quella di altri paesi. Per raggiungere i 20 mila chilogrammi in più basterebbe che in ogni centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più ogni settimana”.

Un piccolo numero, un grande passo verso la sicurezza dei pazienti.

La raccolta plasma di giugno. Un leggerissimo aumento che lascia ben sperare per il resto dei mesi estivi

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Con una certa puntualità che ormai prosegue costantemente mese dopo mese, ecco che sono arrivati i dati della raccolta plasma in Italia relativi al mese di giugno, un mese importante perché vero e proprio preludio dell’estate, periodo intrinsecamente difficile per i ben noti problemi di raccolta, tra vacanze estive, ferie generalizzate per i lavoratori, giornate torride e influenza negativa delle zanzare che possono colpire i donatori.

A maggio, il quinto mese dell’anno che anticipa l’arrivo dei mesi estivi con le endemiche carenze e difficoltà nella raccolta, si era registrato un calo su scala nazionale del 4,7% che poteva destare non poche preoccupazioni, anche se il dato complessivo del 2019 faceva registrare comunque un lieve miglioramento.

A giugno, invece la situazione è migliorata, come possiamo vedere in figura 1.

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Fig. 1

Dal grafico emerge infatti che la raccolta nazionale relativa a giugno 2019 vs giugno 2018 è cresciuta dello 0,1% e che i segni più (triangolo giallo con la punta rivolta verso l’alto) nel dettaglio regione per regione sono molti. In particolare buone le performance di Sardegna (+12%), Umbria (+16,8%) e Provincia autonoma di Trento (+12,1%), mentre devono migliorare nei prossimi mesi la Valle d’Aosta (-22,4%), la Basilicata (- 38%) e la Toscana (-6,3%).

Se invece andiamo in figura 2 tabella 3, in cui è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/giugno 2019 vs gennaio/giugno 2018, possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa tremila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma in particolare Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sicilia possono vantare dei bilanci in crescita.

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Fig. 2

Buone notizie dunque, in vista di due mesi che si preannunciano più complicati.

Palla alle associazioni e ai media dunque, in modo che lo sforzo quotidiano di chi lavora sul campo e le campagne sui mezzi di comunicazione possano arginare il calo endemico dei mesi più caldi.

L’importanza dei pazienti nel sistema sangue: sono loro il vero obiettivo di chi lavora ogni giorno

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Su Buonsangue dedichiamo tantissimo spazio al dono, ai suoi valori fondamentali di anonimato, volontarietà, gratuità, periodicità e organizzazione, e cerchiamo di comprendere e mostrare in che modo le campagne e le tante iniziative che nascono grazie al durissimo e costante lavoro delle associazioni, siano in grado di coinvolgere e stimolare il grande pubblico.

Sottolineiamo con energia, quasi ogni giorno, quanto forte sia il livello di soddisfazione per i cittadini che si approcciano al dono, e che si recano ai centri trasfusionali per la prima volta per poi decidere di diventare donatori periodici; e che da un gesto semplice almeno quanto importante traggono enormi benefici psicologici sul piano della certezza della propria identità, sul piano del riconoscimento del proprio ruolo sociale e sul piano dell’autostima, grazie alla consapevolezza di poter salvare diverse vite umane semplicemente offrendo un po’ del proprio plasma o del proprio sangue.

Ma esiste un terzo livello implicito nel gesto del dono che non bisogna mai sottovalutare, né dimenticare di raccontare: ovvero il piano dei pazienti, i destinatari ultimi delle sacche di sangue o dei plasmaderivati prodotti in conto terzi dalle aziende convenzionate. Sono loro il focus reale. È il loro benessere l’obiettivo principe, il risultato etico per cui l’intera filiera e tutti i player del sistema sangue devono lavorare incessantemente, affinché il livello di cure e l’efficacia dei trattamenti riservati a chi ne ha bisogno possano raggiungere il massimo grado di qualità ed efficienza.

È per questo che abbiamo introdotto e ribadito più volte il concetto di appropriatezza. È per questo che documentiamo le missioni internazionali del sistema italiano che salvano vite nei paesi meno ricchi. È per salvaguardare tale obiettivo che in questi anni abbiamo documentato e messo in discussione i processi e gli esiti delle gare pubbliche per la plasmalavorazione, criticando aspramente le assegnazioni (come quella del bando del raggruppamento NAIP con il Veneto regione capofila) che ci sembravano mettere i pazienti in secondo piano rispetto alla ragione economica.

Specie sul piano dell’universo plasma e dei plasmaderivati infatti, i cosiddetti farmaci salvavita, mantenere il racconto informativo sulle esigenze di chi ha bisogno di curarsi e guarire, ci sembra quanto mai importante: ed è per questo che proveremo nei mesi futuri a dare ancora più spazio al racconto dei pazienti, delle loro esigenze, delle loro esperienze.

Sebbene l’universo plasma sia un mercato immenso e globale che supererà i 20 miliardi di dollari nei prossimi anni – un mercato che potenzialmente riguarda tutti noi per motivi geopolitici – tale universo è ancora sconosciuto al grande pubblico, che non trova alcun riflettore sui media mainstream intento a illuminare le criticità degli attuali disequilibri internazionali (con il 60% del plasma globale prodotto negli Stati Uniti in gran parte con la raccolta a pagamento),  e non di meno, a spiegare l’importanza dei farmaci salvavita per i pazienti.

Un grado maggiore di informazione sul dono del plasma, sulla plasmaferesi e sulle patologie che i plasmaderivati possono curare, aiuterebbe non poco la raccolta: ci preme dunque insistere proprio su questo punto.

Quali sono i farmaci plasmaderivati principali, e che categorie di pazienti aiutano? In rete, un ottimo livello di informazione su questi argomenti lo si può trovare sul portale Plasma Italia gestito dal Centro nazionale sangue, ed ecco una descrizione approfondita, tratta proprio da Plasma Italia, dei medicinali plasmaderivati e del loro uso clinico. Per ribadire l’importanza dei pazienti, ecco l’elenco da cui partire:

L’albumina è una proteina plasmatica prodotta dalle cellule epatiche e costituisce circa il 60% di tutte le proteine plasmatiche. La sua concentrazione nel sangue (albuminemia) varia fra 3,5 e 5,0 g/dL. Eventuali valori inferiori di albuminemia sono, nella maggior parte dei casi, da ricondursi a una ridotta produzione di albumina da parte del fegato. L’albumina trova indicazione appropriata nel trattamento di molte condizioni in epatologia, come dopo paracentesi per ascite, nella peritonite batterica spontanea, nella sindrome epatorenale, nelle condizioni di plasma exchange e occasionalmente in altre condizioni cliniche con riduzione del volume ematico.

Le immunoglobuline (IG) sono utilizzate nella terapia sostitutiva delle immunodeficienze e nel trattamento di patologie autoimmuni o di processi infiammatori sistemici. Rappresentano i c.d. prodotti driver per via del costante aumento della loro domanda a livello mondiale. Dal 2007 sono disponibili in Italia preparazioni di IG solubili per infusione sottocutanea/intramuscolare (SC/IM) oltre a quelle per uso endovenoso (IntraVenous, IV). Le IG, così come tutti gli altri MPD, sono preparate utilizzando pool di plasma umano; da questo deriva una significativa diversità idiotipica, che garantisce una più alta copertura anticorpale al ricevente. Le preparazioni contengono IG strutturalmente e funzionalmente intatte, con normale emivita e proporzione di sottoclassi: 95% di IGG monomeriche, piccole quantità di dimeri, quantità variabili di IGA e di IGM.

– L’antitrombina è una glicoproteina a sintesi epatica presente nel plasma ad una concentrazione di circa 150 μg/mL. È un inibitore delle proteasi, appartenente alla famiglia delle serpine o inibitori delle serin-proteasi. Si tratta del più potente inibitore naturale della coagulazione, che gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio della bilancia emostatica. L’antitrombina inibisce l’azione di tutti i fattori della coagulazione attivati, eccetto il fattore V e il fattore VIII; ha una particolare affinità per la trombina ed è detta anche “cofattore” dell’eparina, nel senso che l’azione anticoagulante dell’eparina è mediata dall’AT. Possiede inoltre proprietà anti-infiammatorie e anti-aggreganti mediate dalla liberazione di prostacicline da parte delle cellule endoteliali. L’antitrombina trova indicazione nelle carenze congenite di questa glicoproteina.

– Il fattore VIII (FVIII) della coagulazione è utilizzato nella terapia sostitutiva dell’emofilia A, una malattia rara, emorragica ereditaria, a trasmissione recessiva legata al sesso, causata da un deficit del FVIII. In base al livello di attività del FVIII circolante, si distinguono forme di emofilia A gravi (FVIII < 1%), moderate (tra 1 e 5%) e lievi (fra 30-40%).

– Il fattore IX (FIX) della coagulazione è utilizzato nella terapia sostitutiva dell’emofilia B, detta anche malattia di Christmas, una malattia rara, emorragica ereditaria, a trasmissione recessiva legata al sesso, con prevalenza stimata pari a 2-3/100.000 soggetti maschi, e causata da un deficit del FIX. In base al livello di attività del fattore circolante, si distinguono forme di emofilia B gravi (FIX< 1%), moderatamente gravi (tra 1 e 5%) e lievi (> 5%).

– Il fattore VII (FVII) della coagulazione è una glicoproteina vitamina K-dipendente che svolge un ruolo essenziale nell’innesco della cascata coagulativa del sangue. Il difetto congenito di fattore VII è un raro disturbo emorragico dovuto ad un’anomalia genetica del cromosoma, si trasmette con modalità autosomica recessiva. La terapia sostitutiva è essenziale nei pazienti con fenotipo severo.

– Il fattore XIII (FXIII) della coagulazione, denominato anche fattore stabilizzante la fibrina, è utilizzato nella terapia sostituiva del deficit congenito della stessa proteina, una malattia a trasmissione autosomica recessiva la cui prevalenza è stimata in circa 1/2.000.000. In base al livello di attività del FXIII, si distinguono forme gravi (FXIII <1%), moderate (tra 1 4%) e lievi (FXIII >5%).

– I concentrati di complesso protrombinico (CCP) sono utilizzati per la correzione acuta e temporanea della carenza dei fattori del complesso protrombinico. Attraverso apposite tecniche cromatografiche possono essere prodotti CCP a tre o a quattro fattori. I CCP3 contengono fattore II (FII), FIX e Fattore X (FX), e i CCP4 contengono FII, FVII, FIX, FX ad azione procoagulante, nonché inibitori naturali e fisiologici della coagulazione come la proteina C, la proteina S e tracce di AT, eparina e vitronectina.

– Il fibrinogeno è uno dei fattori della coagulazione più abbondanti nel plasma. È convertito in fibrina dalla trombina e costituisce il componente principale della fase coagulativa. La fibrina, pertanto, può essere considerata sia una proteina strutturale sia un fattore di coagulazione. Una carenza di fibrinogeno significa quindi una minore capacità del sangue di coagulare, con conseguente aumento della tendenza al sanguinamento. Il fibrinogeno trova in primo luogo applicazione nel trattamento e nella profilassi delle emorragie causate parzialmente o totalmente da grave deficit di fibrinogeno.

Raccolta plasma di maggio 2019: è un mese negativo che deve spronare a lavorare molto bene sui mesi estivi

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Il dato di raccolta plasma di aprile 2019 era stato altamente positivo rispetto ad aprile 2018 con una crescita nella raccolta del 7,9%. Per questo, il mese scorso, eravamo stati abbastanza ottimisti nell’aspettarci un miglioramento anche nella raccolta di maggio 2019 rispetto a maggio 2018, ma così non è stato: purtroppo, nel quinto mese dell’anno che anticipa l’arrivo dei mesi estivi con le endemiche carenze e difficoltà nella raccolta, si è registrato un calo su scala nazionale del 4,7%. La situazione non è dunque positiva, ma non deve allarmare, e semmai spronare tutti i player di sistema per cercare di attenuare il calo di raccolta nei prossimi mesi caldi, con campagne, iniziative speciali, e predisposizione dei centri trasfusionali ad accogliere i donatori negli orari migliori per evitare difficoltà lavorative o logistiche.

Entrando in dettaglio, ecco in figura 1 la situazione regione per regione relativa alla raccolta maggio 2019 vs maggio 2018: come si può vedere, sono poche le frecce in giallo che indicano miglioramenti su scala regionale. Bene la Valle d’Aosta, con addirittura un aumento del 123%, il Molise con una crescita del 40%, la Toscana con un più 11,7% e la Sicilia, territorio in cui la raccolta è aumentata del 13,3%.  Male invece le regioni normalmente guida, come Veneto (-14,4%), Piemonte (-16,4%) e Lombardia (- 6,9%).

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Fig. 1

In figura 2, e poi in tabella 3, invece è possibile fotografare l’andamento della raccolta regione per regione nel progressivo del 2019 a confronto con il progressivo 2018, nel periodo che va da gennaio a maggio, con i valori espressi in chilogrammi.

Emerge in questo caso un dato differente, e parzialmente positivo: nel totale in chilogrammi da inizio anno a oggi la raccolta 2019 è superiore a quella dello scorso anno, con circa 3 mila chilogrammi in più nell’anno in corso. Il dato positivo sul piano generale dovrà dunque essere confermato, insistiamo, nei mesi che verranno: contenere il calo a giugno, luglio e agosto, sarebbe un passo importantissimo per restare nei parametri del Piano nazionale plasma 2016-20.

Indagando le singole regioni sul dato complessivo del 2019, in figura 2 tabella 3, resta secondo noi rilevante il dato dell’Emilia Romagna che è decisamente positivo, con circa duemila chili in più sul 2018. In aumento anche la Sicilia con circa mille chili, così come la Campania e il Friuli Venezia Giulia. Deve recuperare invece la Toscana, che di mille chili circa è indietro, e soprattutto la Lombardia, che in assoluto resta la regione guida nella raccolta italiana con un volume decisamente superiore a tutte le altre regioni pur vivendo un calo relativo mese su mese ormai cosante.

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Fig. 2

È molto, insomma, il lavoro da portare a termine per le associazioni, alle prese con il difficile compito di portare la plasmaferesi e il dono del plasma a un grado di informazione più alto per la cittadinanza, troppo spesso ancora ferma a pregiudizi o interpretazioni errate sull’invasività della pratica o sui suoi presunti effetti collaterali. Solo attraverso l’impegno, le campane e l’azione costante sul campo sarà possibile ottenere l’obiettivo dell’autosufficienza anche nel 2019.

 

 

Raccolta plasma di aprile: è un mese positivo con una tendenza da mantenere nei prossimi mesi

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Dopo i dati sulla raccolta plasma di marzo 2019 – mese in cui non erano arrivate di certo buone notizie con un calo sul termometro del 11,2% rispetto allo stesso periodo del 2018 – ecco che qualche giorno fa sono arrivati i nuovi dati, quelli relativi ad Aprile, e questa volta il quadro è molto differente, e in un certo senso inaspettato così come lo era stato il calo netto di inizio primavera. Rispetto al terzo mese del 2019, altamente negativo, arriva infatti una nuova inversione di tendenza, che allieta in vista dell’estate a patto che non annulli la tensione positiva per mantenere cospicua la raccolta anche nei mesi estivi che ci aspettano, mesi in cui generalmente si registrano cali. Cosa è accaduto?

Semplice, ad aprile 2019 rispetto alla raccolta complessiva dell’identico periodo del 2018, è cresciuta del 7,9%.

 

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 1, ecco il dettaglio dei dati di raccolta di aprile 2019 a confronto con aprile 2018 regione per regione. Come si nota, molto importanti i dati di crescita in Puglia, con un + 48,9%, nella Provincia Autonoma di Trento, con un +31,9%, in Basilicata, con un +29,2% e in Sardegna con un +24,9%. Al contrario, i cali maggiori arrivano da regioni bassamente popolate, come Molise con un -36,1% e Valle d’Aosta con un -29,7%. Non benissimo anche la Toscana con un -16,1%.

In figura 2, e poi in tabella 3, invece è possibile fotografare l’andamento della raccolta regione per regione nel progressivo del 2019 a confronto con il progressivo 2018, nel periodo che va da gennaio ad aprile, con i valori espressi in chilogrammi.

Emerge allora che nel totale in chilogrammi da inizio anno a oggi la raccolta 2019 è superiore a quella dello scorso anno, con circa quattromila chilogrammi in più nell’anno in corso. Un dato positivo che dovrà essere confermato, insistiamo, nei mesi che verranno. Indagando le singole regioni, ancora una volta si fa notare secondo noi il dato dell’Emilia Romagna che è decisamente positivo con circa duemila chili in più. In aumento anche il Veneto con circa mille chili, così come la Campania e il Piemonte. Deve recuperare invece la Toscana, che di mille chili circa è indietro, proprio come la Lombardia, che in assoluto resta la regione guida nella raccolta italiana con un volume decisamente superiore a tutte le altre regioni, e in leggero miglioramento sul parziale di aprile.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

Avanti così verso l’estate allora, quando l’impegno per ripetere questo risultato dovrà essere enorme. La regola è la solita anche per il plasma, “prima donare, poi partire”, e avanti verso il grande caldo che fa da nemico.