Un modo profondo e costruttivo di parlare di sangue: l’inchiesta su Sette del Corriere della sera sui giovani e il dono

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Non di rado su Buonsangue ci auguriamo che i grandi media ormai definibili come “istituzionali” e la televisione popolare si occupino nel modo più serio, chiaro e approfondito possibile del dono del sangue e del suo universo, fatto di valori, sorprese, bellissime storie personali di donatori e pazienti e delle necessità di questi ultimi che solo una raccolta costante ed efficiente può risolvere a pieno.

Nei giorni scorsi siamo stati esauditi, grazie all’inchiesta a firma di Alessandro Cannavò sul magazine “Sette” del Corriere della Sera, un racconto molto dettagliato che parte dal centro donatori di sangue dell’Istituto dei Tumori di Milano e vola idealmente verso alcuni dei temi più d’attualità per il mondo dei donatori, passando per essenziali scambi di battute con alcune delle personalità più autorevoli dell’intero sistema. Vale la pena riprendere e commentare questo viaggio punto per punto.

Le informazioni essenziali

Sguardi amichevoli, volti rilassati, clima disteso e accogliente. È questo il modo giusto di accogliere i donatori e, possiamo confermarlo, anche a noi è capitato sempre così. È importante farlo sapere ai lettori e ai giovani che non hanno ancora mai provato l’esperienza del dono, ai quali Cannavò offre anche alcune informazioni essenziali. Una donazione di sangue intero dura circa 10-15 minuti e si può fare una volta ogni tre mesi, e al donatore viene offerta la colazione per la giusta ricarica di forze. Una donazione di plasma dura un po’ di più, circa 50 minuti, consente di recuperare con maggiore efficienza le proteine del sangue utili alla produzione di plasmaderivati e si può ripetere una volta al mese. In più, fattore da non trascurare, i donatori riceveranno le analisi del sangue direttamente a casa.

Il questionario

Ecco una prima piccola criticità. Il questionario che i donatori devono compilare – registra Cannavò – crea qualche titubanza. Molte domande, intime su questioni private e abitudini di vita. Per il donatore, aggiungiamo noi, questa pratica è un sacrificio piccolo ma assolutamente necessario, per ragioni di ottimizzazione degli sforzi e di sicurezza, due tra i principi cardine del sistema sangue.

Il passaggio di testimone

Le storie. Le esperienze personali. Niente più degli esempi e dei racconti appassionati di donatori e pazienti in grado di trasmettere le proprie emozioni riesce a motivare nuovi donatori giovani a intraprendere la strada del dono. Cannavò cita la storia di Luciano, un ex donatore oggi ottantunenne che ha iniziato a donare per aiutare un bambino bisognoso e poi non ha più smesso, con 150 donazioni nella vita. Un piano di engagement assolutamente da valorizzare nelle scuole e sui media.

I giovani che donano meno

Problema che preoccupa, ma che può e deve essere risolto. Per Cannavò la causa principale che tiene i giovani lontani da centro trasfusionale è la precarietà. C’è altro per la testa. È sicuramente un fattore, ma secondo noi non l’unico. È un fatto culturale di isolamento, di scarsa propensione al senso di comunità, che crea un vuoto ma è un circolo vizioso, fomentato da tecnologie dominanti e abitudini di vita. In questo senso, la vita delle associazioni, ci sembra essere un perfetto antidoto e proprio sulla bellezza dei valori aggregativi bisogna lavorare, nel tessuto sociale e sui media.

Il dono degli stranieri

Molto interessanti gli scambi tra Cannavò e il presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, che ha raccontato la situazione dell’autosufficienza regione per regione e si è soffermato sul dono del sangue degli stranieri, una questione che passa dal principio d’integrazione. Il coinvolgimento dei cittadini extracomunitari è sicuramente un tema che le associazioni dovranno affrontare apertamente nell’immediato futuro, e lo scopo sarà ottenere un doppio risultato inevitabilmente coordinato: fare del dono del sangue un principio per sentirsi sempre più un tassello chiave del tessuto sociale e al tempo stesso poter contare su una fonte importante per la raccolta sangue.

Il lavoro nelle scuole

Altro momento chiave in un’idea di programmazione strategica e visione del futuro è portare l’universo dono nelle scuole. Alla vigilia della maggiore età, certo, e come spiega Cannavò nel pezzo intervistando Monica Zipparri, che coordina i progetti di comunicazione di Adsint non usando solo un metodo emozionale ma con un avvicinamento eterogeneo, che comprenda il piano emozionale e quello informativo, non facendo appello al senso di responsabilità ma provando a entrare nel mondo dei giovani. Un lavoro, aggiungiamo noi, che tuttavia può e deve cominciare molto prima, dalle scuole primarie, quando l’interazione tra ragazzi, istituzioni e famiglie e molto forte e c’è grande apertura da parte dei giovanissimi a conoscere la vita e le esperienza degli altri.

Appropriatezza

Il lavoro di reclutamento giovanile, lo sappiamo, è tuttavia un lavoro complesso che darà risultati sul lungo periodo. E intanto cosa fare? Lavorare di appropriatezza, come accenna giustamente Cannavò intervistando Flavio Arienti, responsabile del centro trasfusionale dell’Istituto dei Tumori, un approccio che chi legge Buonsangue conosce benissimo e che si chiama Patient Blood Management. L’obiettivo? Ridurre sprechi e utilizzi eccessivi della risorsa sangue attraverso procedure di ottimizzazione che consentano di impiegare i giusti volumi, al momento giusto e nelle giuste condizioni.

Un’inchiesta come quella di Cannavò, è dunque un ottimo esempio di ampiezza di sguardi, racconto delle esperienza di chi dona, pareri autorevoli di membri del sistema sangue e voglia di guardare al futuro. Un modo di fare informazione che sui grandi media istituzionali e generalisti speriamo che non resti isolato o ripetuto una o due volte l’anno, ma che possa diventare una costante giornaliera.

 

Hackathon Avis nel triveneto: tra sport e dono sinergia da inventare in una maratona di idee

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Cos’è un Hackathon? È una lunga maratona di lavori, idee, suggestioni che nascono dal confronto di esperti in una particolare tematica o attività, che può avere molti scopi di varia natura, lavorativi, didattici o sociali, e che tuttavia si pone uno scopo finale unico: innovare.

La parola è la sintesi di altri due vocaboli, hack e marathon, e i primi brain storming di questo tipo, della durata di un giorno o di una settimana, sono andati in scena in USA nel 1999. Oggi la pratica è diffusa in tutto il mondo ed è molto usata dalle aziende al fine di scoprire giovani talenti e nuove idee per innovare nel perimetro del proprio ambito di mercato, ed è dunque davvero interessante scoprire che anche in Italia, e in particolare nel mondo del sistema associativo della donazione di sangue, si usano strategie innovative per avvicinare i giovani al mondo e ai valori del dono.

Dalle 10 del mattino di sabato 29 giugno, fino alle 10 del mattino di domenica 30, infatti, andrà in scena il Social Hackathon VisAvis 2019 (#SHAvis2019), il primo Hackathon organizzato dalle Avis regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino a tema sport e dono, un connubio naturale per approccio alla salute e valori condivisi che merita dunque di essere il possibile “core business” per il reclutamento di nuove forze giovani a donare sangue.

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La giornata avrà un titolo molto esplicativo, “Come far collaborare in modo innovativo Avis e mondo dello sport?”, e la domanda come sappiamo è tra le più ricorrenti in tutto il mondo associativo. Sport e dono offrono enormi possibilità per fare sinergie e ottenere incrementi di quella partecipazione giovanile alla raccolta che sarà necessaria nei prossimi anni per garantire il ricambio generazionale, e saranno molte le idee destinate a nascere durante le 24 ore dell’evento, che si terrà nella sede di Progetto Borca (ex Villaggio Eni) a Borca di Cadore, tra le montagne bellunesi. Alla sfida di idee potranno partecipare giovani tra i 18 e i 30 anni “con competenze e passione per settori come la comunicazione sociale, le scienze motorie, la progettazione sociale e il mondo del volontariato” in modo che il campo di sviluppo de pensiero sia il più vasto possibile.

Dal comunicato Avis apprendiamo poi che i partecipanti avranno a disposizione, come supporto, il team manager, i volontari senior, quattro coach e come ospiti illustri, tre testimonial sportivi, ovvero Alessandro Troncon (ex Benetton Treviso, 101 presenze nella Nazionale rugby), Roberto Zanovello (della Federazione italiana Rugby) e Giorgio Gaspari (responsabile accreditamento e volontari presso Fondazione Cortina 2021, organismo organizzatore dei Campionati del Mondo di Sci Alpino che si terranno a Cortina d’Ampezzo nel 2021). 

E in palio? Cosa c’è?

Per i vincitori la possibilità di veder realizzato il proprio progetto, biglietti per partite di basket di serie A e una giornata di “dietro le quinte” con una importante società sportiva.

Infine, per conoscere tutte le info e i dettagli del Social Hackathon Avis, ecco dove andare: sito di Avis regionale Venetowww.avisveneto.it al link www.avisveneto.it/news/tre-sportivi-testimonial-al-social-hackaton-visavis-shavis-2019-delle-avis-del-triveneto/  e alla pagina Fb Avis regionale Veneto – eventi, oppure chiamando la Segreteria Scuola di Formazione Avis Triveneto al cell. 320 6993077.

 

 

Continua lo sviluppo di ABzero il drone salvavita di ideazione tutta italiana

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È un progetto che seguiamo da molto tempo, dalle sue fasi iniziali, quando sul blog, nel 2018, abbiamo mostrato le immagini del primo volo di presentazione. Ma il drone trasporta sangue progettato e sviluppato dalla start-up italiana ABzero, continua ad affinarsi e fare progressi in attesa di poter diventare una vera e propria realtà a servizio del sistema trasfusionale.

Sono state tantissime, nell’ultimo mese, le occasioni in cui si è parlato del drone ABzero in scenari importanti, a partire dal congresso SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) a Rimini dal 9 all’11 maggio, in un gran numero di eventi legati al mondo dell’innovazione e delle start-up utili al bene comune a Lucca, al Polo Tecnologico Navacchio (in basso nel tweet), fino all’ingresso del progetto Un drone per la vita in scenari accademici, con la presentazione da parte di Giuseppe Tortora, uno degli inventori, a studenti neozelandesi giunti in visita all’Università di Pisa.

ABzero potrà davvero diventare uno strumento utile e importante per il sistema sanitario italiano. Ricordiamo che l’obiettivo dei progettatori è quello di consentire via drone, grazie a un’app appositamente programmata, il trasporto a breve raggio (fino a 40 km di distanza) e 7 giorni su 7 per 24 ore su 24, il trasporto e lo spostamento per questioni di emergenza di sacche di sangue da una struttura sanitaria all’altra. I droni ABzero avranno inoltre una capacità di carico, il cosiddetto payload, piuttosto rilevante, visto che potranno trasportare fino a 10 chilogrammi di materia (10 o più sacche di sangue o emoderivati) più medicine o attrezzature varie, con il massimo della sicurezza gestibile da remoto.

Anche negli Stati Uniti il progetto dei droni che trasportano organi, sangue o strumenti di emergenza per il salvataggio di vite umane è in fase avanzata di sviluppo, come ha segnalato in un pezzo da non perdere la giornalista Rosita Rijtiano su Scienze di Repubblica, lo scorso 16 maggio.

Ecco perché, avere una start-up di progettazione e creazione tutta italiana che opera sul nostro territorio, non può che essere un ulteriore vanto.

Ecco, nell’ultima presentazione, tutti i benefici possibili e le immagini esclusive di ABzero in azione.

Una gran bella notizia: assegnato all’Italia il World Blood Donor Day 2020

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Non abbiamo quasi fatto in tempo a dare l’annuncio del World Blood donor Day 2019 che si terrà in Rwanda con il suo focus sui temi della sicurezza e del principio fondamentale dell’accesso a trasfusioni dello stesso livello in tutto il mondo, e già arriva una nuova notizia stupefacente: il World Blood Donor Day 2020, quello della prossima stagione, si terrà in Italia, e a comunicarlo è una fonte più che ufficiale, ufficialissima, come il Ministero della salute.

Qui Il comunicato intero.

Ecco in figura 1 il post Facebook con cui il Centro nazionale sangue ha invece dato la notizia sui social, ribadendo la grande fiducia che la WHO (World Health Organization) nutre per il sistema sangue italiano, tra i più affidabili, stimati e imitati in tutto il mondo.

Centro Nazionale Sangue Home

Fig. 1

Grande orgoglio per il ministro della Salute Giulia Grillo, che nella sua dichiarazione ha espressamente chiamato in causa i valori basici della donazione italiana. “L’Oms ha apprezzato l’autorevolezza e l’efficacia della proposta italiana – ha dichiarato – L’assegnazione dell’evento globale è un riconoscimento alla qualità del nostro sistema sangue e alla generosità dei nostri donatori, che insieme riescono a garantire l’autosufficienza all’Italia sia per gli interventi urgenti che per migliaia di pazienti che dipendono quotidianamente dalle trasfusioni e dai medicinali plasmaderivati. Sarà anche l’occasione per promuovere in tutto il mondo il modello del sistema sangue italiano che grazie alla donazione volontaria, anonima, non remunerata, responsabile e periodica garantisce terapie salvavita a tutti i pazienti che ne hanno necessità. Il successo arriva a pochi giorni dall’approvazione da parte dell’Oms della risoluzione italiana sui farmaci, ed è un segno ulteriore della considerazione di cui gode il nostro Paese per le politiche della salute”.

L’Italia infatti, e questo va sempre ricordato e ribadito, da diverse stagioni presiede la Fiods grazie alla figura di Gianfranco Massaro, si muove con costanza da moltissimi anni in aiuto delle nazioni in via di sviluppo come El Salvador, Afghanistan, Vietnam e tantissimi altri, provando a migliorare i sistemi trasfusionali interni, inviando grandi quantità di farmaci plasmaderivati ed esportando formazione. Tra tante cose da migliorare, ecco finalmente un’eccellenza italiana da tenere in gran conto.

La studentessa americana che vende plasma per lo shopping, case-history che spiega bene il valore del sistema italiano

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Proprio a pochissimi giorni dal World Blood Donor Day 2019, che come sappiamo sarà dedicato al tema della sicurezza trasfusionale di pari livello in ogni parte del mondo, e al gesto della donazione di sangue ed emoderivati utile per salvare vite umane (“By donating blood, you can save lives!”), ecco che fa il giro del mondo una notizia dal sapore opposto, in grado di spiegare bene le controindicazioni di una eventuale liberalizzazione della donazione come mera compravendita, e del sangue e del plasma come semplici beni di mercato, cosa che già avviene in alcuni paesi occidentali, ad esempio gli Stati Uniti.

Carisa Baker, studentessa americana di 20 anni, ha infatti raccontato alla testata Metro di New York la sua storia personale, che è una donazione di plasma a pagamento. Da ormai un anno, Carisa “dona” il plasma almeno due volte a settimana, a un prezzo di 20 dollari per la prima donazione e 50 per quella successiva. Lo scopo? A suo dire non esattamente quello indicato nella campagna mondiale del prossimo 14 giugno, bensì un obiettivo molto più materiale: comprare vestiti. Clarissa racconta a Metro di essere ossessionata dallo shopping, e i guadagni aggiuntivi ottenuti grazie al plasma vanno così a integrare come studentessa lo stipendio da baby-sitter.

Ma non si tratta solo di moda. Carisa, in altri passaggi dell’intervista, dice di essere assolutamente consapevole che il suo plasma aiuterà delle persone, e non ritiene affatto che le trasfusioni così frequenti potranno generare in lei effetti collaterali.

Fuori da ogni giudizio e ogni moralismo, la storia di Carisa ripresa in Italia da testate come Il Giornale e Il Mattino di Napoli, è un chiaro esempio di ciò che le associazioni di donatori e le istituzioni del sangue del nostro paese lavorano per evitare. In Italia, come sappiamo, il plasma si raccoglie in conto lavoro, ovvero viene trasferito alle aziende di plasma-lavorazione accreditate per essere trasformato in plasmaderivati e in farmaci salvavita, che poi vengono restituiti al sistema sanitario nazionale. Il plasma, in altre parole, resta pubblico, e ciò è un chiaro punto forte a favore della sicurezza.

Torna alla mente, dunque, l’inchiesta del New York Times dello scorso febbraio, che su Buonsangue abbiamo ampiamente riportato e commentato, e che metteva in luce tre importanti questioni etiche in un quadro economico fin troppo chiaro, con il mercato mondiale del plasma destinato a crescere e superare nei prossimi anni i 20 miliardi di dollari. Qual è il ruolo della povertà nella raccolta plasma a pagamento? Qual è l’impatto sulla salute per i donatori scriteriati? Come mai, proprio come nel caso della studentessa americana, nel linguaggio di chi “dona” plasma a pagamento è così forte il bisogno di controbilanciare il meccanismo commerciale con l’abito della solidarietà?

Temi complessi, che speriamo di poter raccontare soltanto come esempi da tenere in conto per capire qual è il valore del sistema italiano basato su donazione anonima, gratuita, volontaria, associata e organizzata, e mai come un dibattito d’attualità sulla minaccia di intraprendere la stessa strada.

 

Donare il sangue è importante come bere l’acqua: la bellissima campagna di Avis Provinciale Olbia – Tempio e Acqua Smeraldina

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Il sangue è una risorsa così importante per ogni comunità, che lo abbiamo spesso paragonato agli elementi senza i quali sarebbe impossibile il perdurare della vita: cibo, ossigeno e acqua. Lo abbiamo fatto, per esempio, quando abbiamo approfondito il tema sangue in termini geopolitici, ricordando che un mondo in cui la produzione di plasma mondiale è per il 60% ad appannaggio degli Stati Uniti a fronte di una popolazione mondiale del 5% non è sostenibile. Lo abbiamo fatto parlando di futuro, e di condizioni di equità per la qualità delle cure sanitarie anche nei paesi in via di sviluppo, e lo abbiamo fatto raccontando il dramma PFAS in Veneto, che da ormai molti mesi sta creando preoccupazioni e disagi alla popolazione a causa dell’inquinamento delle falde acquifere.

Ecco perché ci piace davvero moltissimo la nuova campagna a favore della donazione pensata da Avis Provinciale Olbia-Tempio, in Sardegna, e Acqua Smeraldina.

“Donare… naturale come bere l’acqua”, è il messaggio forte che si vuole convogliare attraverso un’idea semplice ed efficace: la Smeraldina imbottiglierà la sua acqua in una confezione speciale, un tetrapak da mezzo litro in cui saranno rappresentati il logo di Avis, lo slogan della campagna e varie informazioni importanti per la donazione di sangue, come si può vedere in foto.

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Fig. 1

Le sensazioni dei protagonisti e le parole di chi ha pensato e portato a compimento il progetto sono riportate in questo valido approfondimento del sito donatorih24:

Il bene più prezioso per sensibilizzare alla donazione Avis dà il via a “Donare… naturale come bere l’acqua”

A noi, gli aspetti che colpiscono più positivamente, sono soprattutto due: 1) da un lato l’accostamento tra un gesto che si compie in assoluta naturalezza come quello del bere, che ciascuno di noi compie decine di volte ogni giorno, a quello del dono del sangue, a testimonianza del fatto che le associazioni di donatori lavorano ogni giorno per l’obiettivo ambizioso di abituare le persone a recarsi nei centri trasfusionali in assoluta naturalezza; 2) dall’altro la capacità di coinvolgere in un progetto così bello ed efficace una forza produttiva del territorio, una forza che sta sul mercato con un prodotto di qualità e decide di utilizzare proprio il suo prodotto per miscelare esigenze economiche e culturali.

Ci sembra la strada giusta, e lo diciamo spesso: solo attraverso le reti e collaborazione tra attori sociali è possibile cambiare, in meglio, il nostro tempo.

Condividiamo dunque la notizia, e abbracciamo l’hashtag #DonareNaturaleComeBerelAcqua sui nostri canali social, e ciascuno di noi avrà dato un piccolo contributo.

 

 

Raccolta sangue, dopo la carenza in Toscana un’analisi generalizzata all’inizio di maggio. Serve portare i donatori ai centri trasfusionali

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Mercoledì primo maggio abbiamo fatto nostro l’appello di Avis Livorno, a seguito di una carenza sangue registrata sul territorio. Si trattava di una carenza generalizzata su sangue intero e plasma riguardante la Regione Toscana, così come abbiamo prontamente registrato mostrando la situazione dal sito del meteo del sangue in Toscana. È cambiato qualcosa negli ultimi giorni? E qual è la situazione della raccolta nei territori dove il meteo del sangue è un servizio attivo? Andiamo a scoprirlo.

Stabile la situazione in Toscana anche dopo l’aggiornamento di giovedì 2 maggio a metà pomeriggio. Sempre emergenze chiare per entrambi i poli del gruppo A e del gruppo, urgenza per il B- e fragilità per il B+. L’appello è dunque sempre valido e la speranza è che nelle prossime due-tre settimane le previste aperture domenicali possano fare la differenza.

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Fig.1

In Friuli Venezia Giulia, la situazione è altrettanto difficile. Se tiene il plasma, le cui scorte vanno certamente fortificate dai donatori, difficile è la situazione per i gruppi A-, B+ e B-, e 0-, tutti affetti da carenze gravi.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig. 2

In Piemonte la situazione è leggermente migliore, sia a Novara, dove il Meteo del sangue segnala tuttavia fragilità nei gruppi B+, B- e A-. Emergenza più marcata invece per il grippo 0-.

Home Page AVIS Comunale Novara

Fig.3

A Biella, solo un gruppo è in sofferenza: lo 0 negativo, mentre per tutti gli altri il regime è quello della stabilità.

A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue

Fig. 4

Passiamo all’Emilia Romagna, che sta valutando, proprio come avviene in Toscana, un Meteo del sangue su base regionale. Intanto però, come nelle scorse settimane vediamo la situazione in alcune delle principali province. A Ferrara, come spesso accade, carenza generalizzata. Non vi è gruppo che non soffra, con carenze gravi per il gruppo 0+ e il B+.

Meteo Sangue AVIS Provinciale Ferrara

Fig. 5

Molto diverso il quadro a Rimini e Romagna, dove invece un solo gruppo è in sofferenza, il gruppo A-, mente una lieve carenza si registra per il gruppo 0-. Ovviamente, e bisogna specificarlo, il fatto che gli altri gruppi siano verdi al 100%, non significa che non serva donare. Il 100% indica i livelli di scorte minime per non andare in sofferenza.

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Fig. 6

Infine Reggio Emilia: solo il gruppo 0- vive una situazione ottimale, carenze lievi e grave in tutti gli altri.

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Fig.7

Infine, non va dimenticato che anche in questo inizio di maggio le donazioni proseguono: e proprio allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end festivo in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 3 maggio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 8.

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Fig. 8

 

Con i ponti lunghi da Avis Livorno arriva un appello al dono per ovviare a carenze generalizzate di plasma e sangue

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Era da qualche tempo che non accadeva, ma da Avis Livorno, proprio ieri 30 aprile, è arrivato un appello ai donatori di sangue toscani, allo scopo di mobilitare tutti i periodici e anche gli occasionali e fronteggiare una carenza sangue abbastanza importante.

Il mezzo usato per la comunicazione è stato Facebook, come si vede in figura 1, e la comunicazione è arrivata diretta ed essenziale, così come la mobilitazione associativa. Anche la testata locale LivornoToday ha prontamente riportato la notizia e tutte le informazioni in merito.

La carenza non riguarda soltanto il sangue intero, e in particolar modo i gruppi A, AB positivo e 0, ma anche il plasma, quindi esiste una motivazione ulteriore per andare a donare. Il susseguirsi dei giorni di festa, con le moltissime partenze per brevi vacanze primaverili, di certo non ha aiutato la raccolta, e anche il oggi, primo maggio, è tutto chiuso. Tuttavia ci saranno due aperture domenicali il 5 e il 19 maggio che potranno, e dovranno, servire al recupero.

Avis Livorno Home

Fig. 1

In effetti, anche basandoci sulle indicazioni del Meteo del Sangue in Toscana, la situazione non è delle migliori e la risposta dei donatori dovrà essere pronta ed efficace. Oltre alle emergenze segnalate da Avis Livorno, infatti, anche le scorte di gruppo B risultano limitate, con un’urgenza per il polo positivo e una fragilità per quello negativo. (fig.2)

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Fig.2

Ci uniamo quindi alla chiamata all’azione sul campo di Avis Livorno, il cui presidente Matteo Bagnoli è già conosciuto dai lettori di Buonsangue anche come donatore di midollo osseo, nonché come uno dei giovani dirigenti avisini più attivi e intraprendenti. Tutte le informazione per programmare la donazione sono reperibili sulla pagina Facebook di Avis Livorno, a questo link:

https://www.facebook.com/avis.livorno/?tn-str=k*F

Non è ancora estate ma la regola è sempre quella: prima partire poi donare.

 

Un appello al dono in poesia classica: l’attore Maurizio Lastrico chiama a raccolta i giovani donatori liguri

Donar è la virtù di genti oneste Maurizio Lastrico YouTube

Lo sappiamo bene: portare i donatori più giovani a donare nei centri trasfusionali è ormai la maggiore esigenze delle associazioni, ed il tema per cui spendere il maggior impegno e le idee più nuove, efficaci e originali.

Per esempio ci è piaciuta davvero molto l’idea portata avanti dall’Università di Genova, in collaborazione con Ospedale Policlinico San Martino, la Regione Liguria, la ASL, gli Ospedali Regionali, AVIS e FIDAS: un video molto particolare dell’attore teatrale Maurizio Lastrico, che a modo suo ha lanciato un appello per promuovere e incrementare la donazione del sangue e convincere i giovani liguri a compiere questo gesto.

Maurizio Lastrico è un attore molto giovane che sta diventando piuttosto popolare: tra le altre cose, oltre all’impegno a teatro ad alto livello, nel 2010 ha debuttato in prima serata a Zelig, ha avuto un ruolo in Sole a catinelle, film di Checco Zalone, e dal 2018 è diventato uno dei protagonisti principali dello sceneggiato Don Matteo. In questo video, breve ma molto interessante che ha già superato in una settimana le cinquemila visualizzazione, ecco il suo appello – performance in poesia, davvero speciale, dal titolo “Donar è la virtù di genti oneste”:

Usare la donazione come spunto per narrazioni alternative è una pratica in diffusione. Qualche settimana fa abbiamo parlato del lavoro della youtuber Stay Serena, nella speranza che arrivino altri video sul dono di personaggi popolari tra i giovani che fungano da testimonial:

La donazione di sangue secondo una giovane Youtuber: un ottimo modo per far arrivare il giusto messaggio ai giovanissimi

Intanto però, ecco tutti i riferimenti utili per i giovani donatori liguri che vorranno provare la bellezza di un gesto che premia soprattutto chi lo compie.

Ospedale Policlinico San Martino

http://www.ospedalesanmartino.it/donazione-del-sangue.html

Regione Liguria, ASL e Ospedali

https://www.regione.liguria.it/in-regione/altri-organismi/enti-locali/item/749-asl-e-aziende-ospedaliere.html

AVIS

http://www.avisliguria.it

FIDAS

https://fidas.it/federate/liguria/

 

In Trentino accordo tra Avis e azienda sanitaria per ampliare le finestre per la donazione: una strategia che sarebbe bello replicare ovunque

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Volontà di compensare il problema del ricambio generazionale con delle finestre di donazione più ampie e dunque andare incontro alle esigenze dei più giovani: ecco le motivazioni alla base dell’accordo tra Avis provinciale di Trento e l’azienda sanitaria locale, che hanno da poco firmato un protocollo per consentire la donazione anche al pomeriggio e al sabato e alla domenica.

Tale impostazione, proprio in questi giorni, è stata poi adottata in Trentino Alto Adige ed è divenuta concreta, come è stato ampiamente raccontato sul Giornale Trentino.

Una misura utile, sacrosanta, che sarebbe bello fosse imitata e predisposta anche nelle altre regioni italiane, specie alle porte dell’estate quando la raccolta sangue vive il suo calo strutturale. Occorrono fondi e formazione, senza dubbio: ma la posta in gioco, l’autosufficienza ematica nazionale, è di quelle sufficienti a motivare ogni sforzo.

La donazione di sangue, lo diciamo sempre, non è un gesto che va pensato e considerato in modo astratto, avulso dall’epoca e dal contesto sociale in cui avviene. Il suo valore positivo assoluto, la sua importanza per la comunità sono indiscutibili, ma quando si traduce in azione concreta il dono va pensato e organizzato secondo esigenze concrete e in base a problematiche reali. Questo approccio, naturalmente, non chiama in causa soltanto i donatori, cioè coloro che il gesto solidale lo devono compiere, ma riguarda l’intera filiera, ovvero tutte e tre le gambe che compongono il sistema sangue: associazioni, professionisti (infermieri e corpo medico) e istituzioni.

Il contesto odierno e in continuo mutamento. Rispetto a qualche decennio fa, quando lo zoccolo duro dei donatori oggi attivi si è formato per diventare un vero e proprio “esercito”, i valori condivisi sono cambiati, la tecnologia ha totalmente accelerato e cambiato le abitudini di vita, e con esse sono mutati anche i ritmi delle giornate, la frenesia e la quantità degli impegni. Il lavoro è divenuto ormai per moltissimi una attività difficilmente scindibile dal tempo libero. La maggior parte dei lavori si fondano su orari dilatati, la flessibilità spesso significa soltanto maggiore impegno mentale e giornate caratterizzate da maggiori imprevisti: ed ecco perché anche mentalmente è molto più difficile organizzare per tempo e programmare una donazione di sangue, specie se il primo centro trasfusionale non è proprio a portata di mano.

Quello degli orari, peraltro, è un tema già da tempo molto discusso tra i vertici associativi, e per esempio è stato uno degli argomenti principali già ampiamente toccati e sviluppati da Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale, nella sua prima intervista rilasciata dopo il suo insediamento, proprio su Buonsangue: già allora, a luglio 2018, l’idea di ampliare gli orari per il dono e aprire la donazione ai fine settimana era stata paventata e proposta come intento programmatico:

Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

L’importanza di facilitare l’accesso dei donatori nei centri trasfusionali, adeguando gli orari alle nuove abitudini di vita è diventato dunque un tema delicato che gli attori di sistema non possono e non devono più trascurare: solo andando incontro alle abitudini comportamentali delle masse di donatori e tarando l’organizzazione della raccolta sangue sui criteri pratici il più possibile realistici e vicini alla vita delle famiglie è possibile mantenere lati i livelli di partecipazione e reclutare nuovi donatori.