West Nile virus, le ultime notizie: altri rilevamenti nelle province del nord e in alcuni paesi europei

14761559216_33bdeefb1c_b

Tra campagne video volte a raccontare l’esperienza corroborante del dono, carenze generalizzate che richiedono sempre maggiore impegno per evitare il calo endemico dei mesi estivi e dichiarazioni della politica che provano a sensibilizzare e a spingere i donatori ai centri trasfusionali, l’estate porta con sé anche la questione del West Nile virus, che nelle settimane più calde si diffonde nelle province italiane (specialmente al nord) creando qualche pericolo alle fasce d’età più anziane e ponendo limiti alla donazione.

Nelle scorse settimane abbiamo visto come i primissimi rilevamenti avessero individuato il virus in alcune province del nord-est e dell’Emilia Romagna. Nell’ultimo bollettino, si sono aggiunte le province di Ferrara, Mantova, Rovigo, Treviso, Verona e Torino, come possiamo vedere nella tabella sinottica in figura 1.

Ricordiamo, che a meno di potersi recare in centri trasfusionali o strutture sanitarie che praticano il test preventivo, chi ha soggiornato per almeno una notte nelle province indicate in tabella è interdetto al dono per i canonici 28 giorni, in modo da evitare ulteriori contagi.

West Nile 6 agosto

E non è tutto. Ulteriori limitazioni riguardano anche nuove destinazioni estere, escludendo Canada e Stati Uniti per i quali le limitazioni sono permanenti.

Si tratta della Romania, con ben quattro distretti territoriali tra cui quello della capitale Bucarest, di molte zone della Grecia continentale, della Francia e in particolare del dipartimento di Var, e di alcune province dell’Ungheria.

Prima donare e poi partire dunque, sempre con maggiore convinzione e senso della solidarietà, in modo da finalizzare un gesto importante che coincide con il salvare la vita di un paziente, in modo di ridurre le carenze estive e ottemperare alle necessità pratiche di sangue in tutto il paese.

#iotiraccontche, la campagna dell’Azienda USL di Bologna che racconta il dono attraverso la voce dei donatori

AwesomeScreenshot-www-youtube-watch-2019-08-05_10_16

Testimonianze. Esperienze personali. Scintille che si trasformano in fiamma duratura e spingono persone comuni, cittadini responsabili che hanno la propria vita e i propri impegni, a diventare donatori periodici e a restarlo per tutta la vita.

È questo il materiale prezioso e autentico che anima la campagna video #iotiraccontoche, una campagna che a noi di Buonsangue è piaciuta particolarmente perché pesca le sue storie nelle esperienze vere, cioè quelle che possono sorprendere ed emozionare tutti, e di conseguenza trascinare al dono nuove persone che a loro volta avranno nuovi percorsi unici da raccontare.

La campagna, pubblicata su Youtube dall’Azienda Usl di Bologna, è ambientata al centro trasfusionale, ed è basata sulle interviste in presa diretta, come si può vedere nel video si seguito:

Ciò che emerge in #iotiraccontoche è la varietà dei punti di partenza, delle motivazioni di fondo.

C’è la spinta che proviene da solidarietà ed altruismo “Ho cominciato a donare per fare del bene alle persone”, chi è partito con molta curiosità e leggerezza per poi comprendere a fondo i motivi etici e l’importanza strategica pubblica di un gesto come il dono “Ho iniziato per scherzo e poi è diventata una ragione di vita”, chi vede il dono come una componente importante delle proprie giornate e della propria idea di sé nel mondo “Voglio sentirmi utile”, chi con pragmatismo vede soprattutto gli effetti reali dietro a ogni singola donazione “Con poco puoi salvare una vita”, chi preferisce trasmettere il senso di benessere profondo che coglie il donatore e il suo premio di soddisfazione interiore “È una gioia, qualcosa di meraviglioso”.

Un video da vedere e rivedere da inizio alla fine, nato in Emilia ma in grado di comunicare i suoi principi in tutta Italia, specie in queste settimane di carenza generalizzata in cui andare a donare prima di partire per le vacanze è fondamentale. Tutti a donare allora, in modo che nella prossima edizione di #iotiraccontoche, possa esserci anche la nostra testimonianza.

Le parole del ministro Grillo sul sistema sangue: l’autosufficienza come obiettivo primario

blood-75302_960_720

In una fase in cui le carenze di sangue endemiche ai mesi più caldi dell’anno si stanno facendo sentire, arriva anche l’intervento sul sistema sangue del ministro della Salute Giulia Grillo.

Parole volte a sottolineare le caratteristiche principali del sistema italiano, con il riflettore sulla programmazione interregionale e gli scambi tra regioni come strumento efficace per rispondere alle criticità possibili in ogni momento dell’anno. Il ministro Grillo si è espresso in occasione della Conferenza stato-regioni, in cui si è discusso del Programma annuale per l’autosufficienza nazionale del sangue e dei suoi prodotti per l’anno 2019, documento programmatico di grande importanza in quanto necessario a stabilire le linee di indirizzo per il monitoraggio dell’autosufficienza, per il perseguimento dei valori di qualità e sicurezza nelle trasfusioni, per l’ottimizzazione delle risorse nel nome dell’appropriatezza e della sostenibilità del sistema, e infine, per gestire al meglio la compensazione interregionale.

Il documento è disponibile nella sua interezza cliccando qui, ma ciò che è importante sapere è che il fabbisogno nazionale è attualmente assicurato dalla raccolta, che la compensazione tra regioni funziona bene, e che le regioni storicamente forti come il Piemonte, la Lombardia e il Veneto riescono a compensare i bisogni di regioni più sofferenti come Lazio e Sardegna, e che molte regioni del sud, come Campania, Basilicata e Sicilia devono crescere ancora moto. Da migliorare invece, e con assoluta priorità, i numeri del personale attivo nei centri trasfusionali, in calo del 4%.

Proprio il buon funzionamento della compensazione regionale è stato oggetto delle parole della Grillo, che ha sottolineato il fondamentale ruolo gestionale del Cns: “Il nostro sistema sangue, grazie al prezioso lavoro del Centro Nazionale Sangue (CNS), è un’eccellenza di cui dobbiamo andare fieri e che dobbiamo tutelare: grazie alla programmazione che ogni anno viene concordata con tutti gli attori del sistema è possibile infatti evitare le carenze tipiche di alcuni periodi e dare continuità al servizio in tutte le Regioni” – ha detto il ministro ­- che poi si è dedicato ad analizzare il delicato momento che il sistema vive in questi giorni caldi: “D’estate il bisogno di sangue non va in ferie e magari prima di partire, ricordiamoci di andare a donare.”

Spazio anche a una delle misure più apprezzate della scorsa stagione e voluta fortemente da Cns e associazioni, ovvero la vaccinazione antinfluenzale gratuita per i donatori, con la quale “siamo già riusciti a migliorare la disponibilità nel corso dell’anno. Il prossimo obiettivo è quello di incrementare il numero di giovani donatori, che possano rimpiazzare chi, avendo superato i 65 anni di età, non può più donare il sangue”. 

Da parte nostra non possiamo che apprezzare la comunione d’intenti tra le tre gambe del sistema trasfusionale, ma ancora di più ci preme che la collaborazione e l’allineamento tra il governo e chi deve gestire il corretto funzionamento del sistema, vada ben oltre le manifestazione mediatiche, e punti davvero ad affrontare le sfide del futuro, che sono tante. Dalla cooptazione dei giovani alla necessità di campagne strutturate e condivise, fino alla condivisione senza appello dei valori fondativi del dono e al dispiegamento delle giuste risorse. Con l’autosufficienza come obiettivo strategico e primario, a protezione dei pazienti.

 

 

Carenze generalizzate e appello del Centro nazionale sangue e delle associazioni: anche l’estate 2019 ha i suoi momenti difficili

Untitled-1

Ci apprestiamo a entrare nel mese delle ferie per eccellenza, agosto, e fino a questo momento per quel che riguarda la raccolta sangue nell’estate 2019 non si erano registrate problematiche di particolare gravità.

Ma anche quando sembra tutto sotto controllo, è tuttavia vietato abbassare la tensione e l’impegno quotidiano sul campo, come i donatori associati in Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa sanno molto bene, perché l’emergenza può arrivare in ogni momento.

Così è accaduto: nelle ultime ore, richieste e appelli ai donatori per aumentare le scorte e far fronte alle necessità del territorio non sono mancate, al punto che anche Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, si è espresso per sottolineare le necessita del sistema. “In questi ultimi giorni – ha spiegato Liumbruno – anche regioni che solitamente raccolgono più sangue di quello che consumano hanno invece qualche problema a garantire la compensazione. A rischio ci sono terapie salvavita, considerando ad esempio che per un paziente leucemico servono otto donatori a settimana o che le talassemie e le altre emoglobinopatie assorbono circa il 10 per cento delle unità raccolte sul territorio nazionale, ma anche gli interventi chirurgici, se si pensa che ad esempio per un trapianto cuore-polmoni possono essere usate fino a 30-40 sacche di sangue”.

In più, come segnalato anche su Libero “Il sistema informativo SISTRA, dove le regioni carenti o con una eccedenza inseriscono ogni giorno il proprio fabbisogno e le unità eventualmente disponibili, ha segnalato richieste per 235 sacche, a fronte di una disponibilità per la compensazione interregionale di appena 60”, una situazione difficile confermata da molti altri quotidiani locali, che specie al sud Italia hanno raccontato le particolare difficoltà e la situazione in ciascun territorio.

Così, a Vasto, in Abruzzo, l’appello principale è arrivato dalla Croce Rossa locale, che ha chiamato al dono la popolazione.

Identica situazione in Calabria, nel cosentino, dove è stata la Fidas locale a lanciare l’allarme, spiegando che le maggiori necessità di sangue sono derivate anche dalla forte affluenza di turisti sulle coste calabresi.

In Puglia, a Bari, sempre la Fidas si è mossa con una raccolta speciale nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese via autoemoteca.

In Campania, in provincia di Caserta, è Avis a mobilitare la popolazione per compensare le necessità degli ospedali di zona, e una carenza altrettanto grave ha colto anche la Sicilia, tanto che l’Avis di Trapani è immediatamente scesa in campo con una bella iniziativa estiva, il Blood Tour Summer Edition 2019, un giro dell’isola alla ricerca di giovani donatori.

Non meno colpite le regioni del Centro- Italia: a Pesaro, se i donatori ci sono, finiscono per mancare gli addetti al personale dei centri trasfusionali, un accadimento che non dovrebbe mai succedere, mentre in Toscana l’appello allargato alla raccolta di sangue e plasma arriva dall’Avis di Cecina, che sottolinea sul Tirreno l’assenza di scorte e la necessità di partecipazione collettiva per fronteggiare le carenze.

Nessuna pausa dunque: in realtà, come i lettori di Buonsangue sanno bene non vi è periodo dell’anno migliore dell’estate per moltiplicare gli sforzi sul piano informativo e su piano delle campagne di comunicazione, ribadendo con forza il solito comandamento: prima donare, poi partire, e diciamolo ad altra voce.

West Nile Virus, gli aggiornamenti dell’ultima ora: rilevazioni in nuove province del nord

14761559216_33bdeefb1c_b

Sono passate solo poche ore dal nostro primo report sul West Nile Virus individuato nelle province di Padova e Reggio Emilia, e già è necessario un aggiornamento.  Altre province, sempre al nord nella zona in cui scorre il fiume Po, sono state colpite da nuovi casi, e come possiamo vedere in figura 1 si tratta delle province di Ferrara, Mantova, Parma, Rovigo, Treviso e Venezia.

wnv2

Fig. 1

Chi soggiornerà anche una sola notte in queste province, non potrà donare sangue ed emocomponenti per 28 giorni, come da circolare del Centro nazionale sangue, a meno che, come già succede in Toscana, i territori interessati non possano contare sul test specifico che evita le misure sospensive.

Intanto, sul tema West Nile Virus, inizia il battage dei mezzi di comunicazione di massa, che ha volte si limitano a informare e intervenire con costrutto fornendo anche un vademecum di consigli per le categorie più colpite come gli anziani, mentre altre la buttano un po’ più su toni discutibili, annunciando con enfasi il primo infettato del 2019.

Anche all’estero il WNV è un tema molto seguito dai media, con i casi greci di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi e che comportano la sospensione per chi viaggerà nei territori indicati nella tabella sinottica in figura 1, e con un gran numero di media americani che mettono la zanzara al centro della loro agenda informativa, a conferma del fatto che le misure cautelative per chi viaggia in Canada o negli USA valgono sempre, per tutto l’anno.

Noi di Buonsangue seguiremo li aggiornamenti per tutta l’estate, ricordando che la regola per i viaggiatori donatori periodici e occasionali è sempre la stessa. Prima donare, poi partire.

 

Il primo rapporto West Nile Virus per il 2019: in Italia le prime province colpite sono Padova e Reggio Emilia

mosquito-2323906_960_720

Non li volevamo affatto, ma ecco che anche nel 2019 si registrano i primissimi casi di contagio di West Nile Virus in Italia, e le prime province colpite sono, come spesso accade, due province del nord, Reggio Emilia e Padova. Lo scorso anno, di questi tempi, i casi erano stati molti ed erano arrivate moltissime circolari, così come avevamo scritto lo scorso 30 luglio.

La situazione attuale è riassunta in figura 1, nell’infografica del Centro nazionale sangue:

wwn

Fig. 1

Come si può vedere, è già attiva la sospensione temporanea del dono per i fatidici 28 giorni per tutti i donatori di sangue ed emocomponenti che abbiano soggiornato nelle province italiane succitate, misure che si estendono anche agli Stati Uniti e al Canada (misure costanti), e ad alcune zone dell’Europa: per ora, in particolare, la sospensione dal dono riguarderà chi è stato in viaggio nei distretti periferici di Pieria e Xanthi e nelle zone di Karditsa, Trikala, Larissa, Kavala e Taso in Grecia, e nel distretto di Galati in Romania.

Le misure valgono sempre, tranne nei luoghi in cui, come per esempio in Toscana grazie al Centro di Qualificazione biologica di Pisa, è possibile fare il test.

AwesomeScreenshot-Avis-Regionale-Toscana-Home-2019-07-25-00-07-09

Ricordiamo che Il virus del Nilo Occidentale (conosciuto con la denominazione inglese di West Nile Virus) è un arbovirus che solo accidentalmente può infettare l’uomo. L’infezione umana è asintomatica in circa l’80% dei casi, mentre nel restante 20% i sintomi somigliano a quelli di una sindrome pseudo-influenzale. Statisticamente quindi, soprattutto gli anziani sono soggetti leggermente più a rischio e solo nello 0,1% di tutti i casi (comprensivi dei sintomatici ed asintomatici), l’infezione virale può provocare sintomatologia neurologica grave, come meningite o meningo-encefalite.

Tuttavia, proprio per evitare una diffusione eccessiva, ecco le misure di controllo che possono comunque complicare la raccolta sangue e di conseguenza la strada vero l’autosufficienza. Ecco perché vige sempre la regola, di questi tempi, del prima donare e poi partire. Una scelta di campo, importante e decisiva che coincide con un gesto semplice, una piccola premura che tuttavia è in grado di salvare vite e agevolare le cure dei pazienti che ne avranno bisogno. Il bisogno di sangue, infatti, non va mai in vacanza.

Un modo profondo e costruttivo di parlare di sangue: l’inchiesta su Sette del Corriere della sera sui giovani e il dono

iwd-news

Non di rado su Buonsangue ci auguriamo che i grandi media ormai definibili come “istituzionali” e la televisione popolare si occupino nel modo più serio, chiaro e approfondito possibile del dono del sangue e del suo universo, fatto di valori, sorprese, bellissime storie personali di donatori e pazienti e delle necessità di questi ultimi che solo una raccolta costante ed efficiente può risolvere a pieno.

Nei giorni scorsi siamo stati esauditi, grazie all’inchiesta a firma di Alessandro Cannavò sul magazine “Sette” del Corriere della Sera, un racconto molto dettagliato che parte dal centro donatori di sangue dell’Istituto dei Tumori di Milano e vola idealmente verso alcuni dei temi più d’attualità per il mondo dei donatori, passando per essenziali scambi di battute con alcune delle personalità più autorevoli dell’intero sistema. Vale la pena riprendere e commentare questo viaggio punto per punto.

Le informazioni essenziali

Sguardi amichevoli, volti rilassati, clima disteso e accogliente. È questo il modo giusto di accogliere i donatori e, possiamo confermarlo, anche a noi è capitato sempre così. È importante farlo sapere ai lettori e ai giovani che non hanno ancora mai provato l’esperienza del dono, ai quali Cannavò offre anche alcune informazioni essenziali. Una donazione di sangue intero dura circa 10-15 minuti e si può fare una volta ogni tre mesi, e al donatore viene offerta la colazione per la giusta ricarica di forze. Una donazione di plasma dura un po’ di più, circa 50 minuti, consente di recuperare con maggiore efficienza le proteine del sangue utili alla produzione di plasmaderivati e si può ripetere una volta al mese. In più, fattore da non trascurare, i donatori riceveranno le analisi del sangue direttamente a casa.

Il questionario

Ecco una prima piccola criticità. Il questionario che i donatori devono compilare – registra Cannavò – crea qualche titubanza. Molte domande, intime su questioni private e abitudini di vita. Per il donatore, aggiungiamo noi, questa pratica è un sacrificio piccolo ma assolutamente necessario, per ragioni di ottimizzazione degli sforzi e di sicurezza, due tra i principi cardine del sistema sangue.

Il passaggio di testimone

Le storie. Le esperienze personali. Niente più degli esempi e dei racconti appassionati di donatori e pazienti in grado di trasmettere le proprie emozioni riesce a motivare nuovi donatori giovani a intraprendere la strada del dono. Cannavò cita la storia di Luciano, un ex donatore oggi ottantunenne che ha iniziato a donare per aiutare un bambino bisognoso e poi non ha più smesso, con 150 donazioni nella vita. Un piano di engagement assolutamente da valorizzare nelle scuole e sui media.

I giovani che donano meno

Problema che preoccupa, ma che può e deve essere risolto. Per Cannavò la causa principale che tiene i giovani lontani da centro trasfusionale è la precarietà. C’è altro per la testa. È sicuramente un fattore, ma secondo noi non l’unico. È un fatto culturale di isolamento, di scarsa propensione al senso di comunità, che crea un vuoto ma è un circolo vizioso, fomentato da tecnologie dominanti e abitudini di vita. In questo senso, la vita delle associazioni, ci sembra essere un perfetto antidoto e proprio sulla bellezza dei valori aggregativi bisogna lavorare, nel tessuto sociale e sui media.

Il dono degli stranieri

Molto interessanti gli scambi tra Cannavò e il presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, che ha raccontato la situazione dell’autosufficienza regione per regione e si è soffermato sul dono del sangue degli stranieri, una questione che passa dal principio d’integrazione. Il coinvolgimento dei cittadini extracomunitari è sicuramente un tema che le associazioni dovranno affrontare apertamente nell’immediato futuro, e lo scopo sarà ottenere un doppio risultato inevitabilmente coordinato: fare del dono del sangue un principio per sentirsi sempre più un tassello chiave del tessuto sociale e al tempo stesso poter contare su una fonte importante per la raccolta sangue.

Il lavoro nelle scuole

Altro momento chiave in un’idea di programmazione strategica e visione del futuro è portare l’universo dono nelle scuole. Alla vigilia della maggiore età, certo, e come spiega Cannavò nel pezzo intervistando Monica Zipparri, che coordina i progetti di comunicazione di Adsint non usando solo un metodo emozionale ma con un avvicinamento eterogeneo, che comprenda il piano emozionale e quello informativo, non facendo appello al senso di responsabilità ma provando a entrare nel mondo dei giovani. Un lavoro, aggiungiamo noi, che tuttavia può e deve cominciare molto prima, dalle scuole primarie, quando l’interazione tra ragazzi, istituzioni e famiglie e molto forte e c’è grande apertura da parte dei giovanissimi a conoscere la vita e le esperienza degli altri.

Appropriatezza

Il lavoro di reclutamento giovanile, lo sappiamo, è tuttavia un lavoro complesso che darà risultati sul lungo periodo. E intanto cosa fare? Lavorare di appropriatezza, come accenna giustamente Cannavò intervistando Flavio Arienti, responsabile del centro trasfusionale dell’Istituto dei Tumori, un approccio che chi legge Buonsangue conosce benissimo e che si chiama Patient Blood Management. L’obiettivo? Ridurre sprechi e utilizzi eccessivi della risorsa sangue attraverso procedure di ottimizzazione che consentano di impiegare i giusti volumi, al momento giusto e nelle giuste condizioni.

Un’inchiesta come quella di Cannavò, è dunque un ottimo esempio di ampiezza di sguardi, racconto delle esperienza di chi dona, pareri autorevoli di membri del sistema sangue e voglia di guardare al futuro. Un modo di fare informazione che sui grandi media istituzionali e generalisti speriamo che non resti isolato o ripetuto una o due volte l’anno, ma che possa diventare una costante giornaliera.

 

Hackathon Avis nel triveneto: tra sport e dono sinergia da inventare in una maratona di idee

64453046_2549114508433081_6146318236045541376_n

Cos’è un Hackathon? È una lunga maratona di lavori, idee, suggestioni che nascono dal confronto di esperti in una particolare tematica o attività, che può avere molti scopi di varia natura, lavorativi, didattici o sociali, e che tuttavia si pone uno scopo finale unico: innovare.

La parola è la sintesi di altri due vocaboli, hack e marathon, e i primi brain storming di questo tipo, della durata di un giorno o di una settimana, sono andati in scena in USA nel 1999. Oggi la pratica è diffusa in tutto il mondo ed è molto usata dalle aziende al fine di scoprire giovani talenti e nuove idee per innovare nel perimetro del proprio ambito di mercato, ed è dunque davvero interessante scoprire che anche in Italia, e in particolare nel mondo del sistema associativo della donazione di sangue, si usano strategie innovative per avvicinare i giovani al mondo e ai valori del dono.

Dalle 10 del mattino di sabato 29 giugno, fino alle 10 del mattino di domenica 30, infatti, andrà in scena il Social Hackathon VisAvis 2019 (#SHAvis2019), il primo Hackathon organizzato dalle Avis regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino a tema sport e dono, un connubio naturale per approccio alla salute e valori condivisi che merita dunque di essere il possibile “core business” per il reclutamento di nuove forze giovani a donare sangue.

DSC_7749

La giornata avrà un titolo molto esplicativo, “Come far collaborare in modo innovativo Avis e mondo dello sport?”, e la domanda come sappiamo è tra le più ricorrenti in tutto il mondo associativo. Sport e dono offrono enormi possibilità per fare sinergie e ottenere incrementi di quella partecipazione giovanile alla raccolta che sarà necessaria nei prossimi anni per garantire il ricambio generazionale, e saranno molte le idee destinate a nascere durante le 24 ore dell’evento, che si terrà nella sede di Progetto Borca (ex Villaggio Eni) a Borca di Cadore, tra le montagne bellunesi. Alla sfida di idee potranno partecipare giovani tra i 18 e i 30 anni “con competenze e passione per settori come la comunicazione sociale, le scienze motorie, la progettazione sociale e il mondo del volontariato” in modo che il campo di sviluppo de pensiero sia il più vasto possibile.

Dal comunicato Avis apprendiamo poi che i partecipanti avranno a disposizione, come supporto, il team manager, i volontari senior, quattro coach e come ospiti illustri, tre testimonial sportivi, ovvero Alessandro Troncon (ex Benetton Treviso, 101 presenze nella Nazionale rugby), Roberto Zanovello (della Federazione italiana Rugby) e Giorgio Gaspari (responsabile accreditamento e volontari presso Fondazione Cortina 2021, organismo organizzatore dei Campionati del Mondo di Sci Alpino che si terranno a Cortina d’Ampezzo nel 2021). 

E in palio? Cosa c’è?

Per i vincitori la possibilità di veder realizzato il proprio progetto, biglietti per partite di basket di serie A e una giornata di “dietro le quinte” con una importante società sportiva.

Infine, per conoscere tutte le info e i dettagli del Social Hackathon Avis, ecco dove andare: sito di Avis regionale Venetowww.avisveneto.it al link www.avisveneto.it/news/tre-sportivi-testimonial-al-social-hackaton-visavis-shavis-2019-delle-avis-del-triveneto/  e alla pagina Fb Avis regionale Veneto – eventi, oppure chiamando la Segreteria Scuola di Formazione Avis Triveneto al cell. 320 6993077.

 

 

Continua lo sviluppo di ABzero il drone salvavita di ideazione tutta italiana

MELI8513

È un progetto che seguiamo da molto tempo, dalle sue fasi iniziali, quando sul blog, nel 2018, abbiamo mostrato le immagini del primo volo di presentazione. Ma il drone trasporta sangue progettato e sviluppato dalla start-up italiana ABzero, continua ad affinarsi e fare progressi in attesa di poter diventare una vera e propria realtà a servizio del sistema trasfusionale.

Sono state tantissime, nell’ultimo mese, le occasioni in cui si è parlato del drone ABzero in scenari importanti, a partire dal congresso SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) a Rimini dal 9 all’11 maggio, in un gran numero di eventi legati al mondo dell’innovazione e delle start-up utili al bene comune a Lucca, al Polo Tecnologico Navacchio (in basso nel tweet), fino all’ingresso del progetto Un drone per la vita in scenari accademici, con la presentazione da parte di Giuseppe Tortora, uno degli inventori, a studenti neozelandesi giunti in visita all’Università di Pisa.

ABzero potrà davvero diventare uno strumento utile e importante per il sistema sanitario italiano. Ricordiamo che l’obiettivo dei progettatori è quello di consentire via drone, grazie a un’app appositamente programmata, il trasporto a breve raggio (fino a 40 km di distanza) e 7 giorni su 7 per 24 ore su 24, il trasporto e lo spostamento per questioni di emergenza di sacche di sangue da una struttura sanitaria all’altra. I droni ABzero avranno inoltre una capacità di carico, il cosiddetto payload, piuttosto rilevante, visto che potranno trasportare fino a 10 chilogrammi di materia (10 o più sacche di sangue o emoderivati) più medicine o attrezzature varie, con il massimo della sicurezza gestibile da remoto.

Anche negli Stati Uniti il progetto dei droni che trasportano organi, sangue o strumenti di emergenza per il salvataggio di vite umane è in fase avanzata di sviluppo, come ha segnalato in un pezzo da non perdere la giornalista Rosita Rijtiano su Scienze di Repubblica, lo scorso 16 maggio.

Ecco perché, avere una start-up di progettazione e creazione tutta italiana che opera sul nostro territorio, non può che essere un ulteriore vanto.

Ecco, nell’ultima presentazione, tutti i benefici possibili e le immagini esclusive di ABzero in azione.

Una gran bella notizia: assegnato all’Italia il World Blood Donor Day 2020

wallpaper

Non abbiamo quasi fatto in tempo a dare l’annuncio del World Blood donor Day 2019 che si terrà in Rwanda con il suo focus sui temi della sicurezza e del principio fondamentale dell’accesso a trasfusioni dello stesso livello in tutto il mondo, e già arriva una nuova notizia stupefacente: il World Blood Donor Day 2020, quello della prossima stagione, si terrà in Italia, e a comunicarlo è una fonte più che ufficiale, ufficialissima, come il Ministero della salute.

Qui Il comunicato intero.

Ecco in figura 1 il post Facebook con cui il Centro nazionale sangue ha invece dato la notizia sui social, ribadendo la grande fiducia che la WHO (World Health Organization) nutre per il sistema sangue italiano, tra i più affidabili, stimati e imitati in tutto il mondo.

Centro Nazionale Sangue Home

Fig. 1

Grande orgoglio per il ministro della Salute Giulia Grillo, che nella sua dichiarazione ha espressamente chiamato in causa i valori basici della donazione italiana. “L’Oms ha apprezzato l’autorevolezza e l’efficacia della proposta italiana – ha dichiarato – L’assegnazione dell’evento globale è un riconoscimento alla qualità del nostro sistema sangue e alla generosità dei nostri donatori, che insieme riescono a garantire l’autosufficienza all’Italia sia per gli interventi urgenti che per migliaia di pazienti che dipendono quotidianamente dalle trasfusioni e dai medicinali plasmaderivati. Sarà anche l’occasione per promuovere in tutto il mondo il modello del sistema sangue italiano che grazie alla donazione volontaria, anonima, non remunerata, responsabile e periodica garantisce terapie salvavita a tutti i pazienti che ne hanno necessità. Il successo arriva a pochi giorni dall’approvazione da parte dell’Oms della risoluzione italiana sui farmaci, ed è un segno ulteriore della considerazione di cui gode il nostro Paese per le politiche della salute”.

L’Italia infatti, e questo va sempre ricordato e ribadito, da diverse stagioni presiede la Fiods grazie alla figura di Gianfranco Massaro, si muove con costanza da moltissimi anni in aiuto delle nazioni in via di sviluppo come El Salvador, Afghanistan, Vietnam e tantissimi altri, provando a migliorare i sistemi trasfusionali interni, inviando grandi quantità di farmaci plasmaderivati ed esportando formazione. Tra tante cose da migliorare, ecco finalmente un’eccellenza italiana da tenere in gran conto.