Terza giornata di lavori all’assemblea Avis di Lecce. Un regalo extra il tema sangue, l’intervento di Nicola Gratteri, in prima linea contro la ‘ndrangheta

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Esistono testimonianze onnicomprensive, che vanno oltre i confini tematici che di norma si tende a rispettare in congressi o assemblee altamente specifiche, come possono essere gli eventi di una associazione di donatori come Avis. Ma quando a offrire il racconto della propria esperienza di vita e professionale intervengono uomini di stato come Nicola Gratteri, si finisce per uscire arricchiti, o quanto meno stimolati, in ogni occasione.

Nicola Gratteri è un magistrato sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, oltre che saggista con più di dieci libri alle spalle, scritti con il giornalista Antonio Nicaso. Il suo, si può dire, è un vero e proprio lavoro di indagine sulla società. Perché proporlo al convegno Avis? Perché è un donatore, e perché nel suo lavoro il sangue è contemplato in una chiave un po’ diversa da quella a cui siamo abituati, ovvero lo scambio gratuito, anonimo, volontario, associato e organizzato. È più che altro un simbolo di omertà e violenza.

Presentato dal giornalista Rai del Tg2 Enzo Romeo, Gratteri ha subito indirizzato la sua testimonianza verso l’importanza di preparare le nuove generazioni alla complessità del reale. “Vado nelle scuole da più di 30 anni – ha detto – ora lo sanno tutti perché sono diventato una soubrette. Ma lo facevo anche prima, andavo anche nelle scuole elementari a parlare di mafia e solo adesso dopo tanti anni mi rendo conto dell’importanza di quello che ho fatto, perché mi capita di incontrare magistrati e capitani dei carabinieri che hanno deciso di intraprendere il loro mestiere dopo avermi ascoltato a scuola da ragazzi. A Reggio Calabria insegno una materia che si chiama economia della criminalità, e lo faccio gratis. Molta gente che parla di etica, per farlo si fa pagare. Questo non è etico. Io posso parlare perché ricevo da 30 anni uno stipendio che sono le vostre tasse. Siamo in un presente in cui la Rai ha speso 750 mila euro per commemorare Falcone e Borsellino, chiamando gente che si è fatta pagare. Non c’è etica in questo. Io dico alle università di non pagare me, ci sono ragazzi che fanno gli assistenti e non vengono pagati, non è giusto.

L’importanza della coerenza in un uomo di stato

Che sia un uomo che tiene alla coerenza, come dovrebbe essere un uomo di stato, è evidente anche da alcuni dettagli della vita privata di Gratteri, che rifugge i riflettori. “Sono agricoltore, non esco mai di casa. Amo l’abbondanza e non sopporto i tirchi, ecco perché ho 400 piante di pomodori. La terra è anche il consiglio che do ai giovani che non hanno la vocazione e la costanza per eccellere negli studi. Se avete la media del 20, gli dico, avete fatto un errore. Ci vuole coerenza. Quando mi è stato proposto il ruolo di Ministro della Giustizia ho riflettuto due ore e mezza prima di accettare, poi ho detto sì, perché mi era stata promessa carta bianca. Ho parlato al telefono con Renzi che mi ha chiesto conferma del mio impegno, io gli h detto che lo avrei fatto potendo avere carta bianca e lui ha confermato. Poi non mi arriva la conferma definitiva, e io sapevo che stavano litigando su di me. Napolitano non mi voleva. In ogni caso sarebbe stato inutile accettare un posto dove non si poteva fare la rivoluzione che serve. Non ha senso provare a pareggiare con la mafia, la mafia bisogna batterla. Sono un decisionista, con la mia commissione antimafia abbiamo modificato più di 250 articoli, e di questi 250 solo uno è stato accettato dalla riforma Orlando, quello sul processo a distanza, che comporta 70 milioni di euro di risparmio. Qualsiasi parlamentare può andare a verificare quel lavoro, che era fatto non per il governo ma per il parlamento, cioè per i cittadini. Un lavoro che peraltro ho svolto gratuitamente”.

Un sistema che non renda conveniente il crimine

E il sangue? Che cos’è il dono? Enzo Romeo ha insistito subito su una differenza sostanziale – “C’è contrasto tra sangue versato e sangue donato da parte dei tantissimi volontari che donano ogni giorno. Questo atteggiamento del donare ci riguarda da vicino. Fa parte di un sistema valoriale che dovrebbe diventare la spina dorsale del nostro paese, in un Italia sempre più vecchia che ha 169 anziani per ogni 100 giovani. Il dono porta un idea di presa di coscienza e di ritorno alla legalità in questo paese”. Nicola Gratteri ha però le idee ancora più chiare. Per lui non è solo il sistema valoriale a poter migliorare le cose nel concreto, ma un principio di realtà, addirittura di praticità. “Per migliorare il nostro paese servono molte riforme, e soprattutto bisogna creare un sistema nel quale non sia conveniente delinquere. Non governa solo un principio etico morale, conta la convenienza. Inoltre lo stato deve investire in istruzione prima ancora che in cultura, sono cose diverse. Da noi gli insegnati sono i peggio pagati in Europa dopo i greci, e si viene valutati per quello che si ha e non per quello che si è. La cifra culturale del nostro paese la danno i programmi televisivi, programmi che sono gli stessi in tutto il mondo, una misura chiara del fatto che viviamo in una società del consumo. A scuola arrivano genitori scostumati che non hanno tempo per i loro figli. Figli che non sono più figli nostri ma di internet. Cerchiamo di comprare la loro attenzione e 20 secondi di sorriso con un paio di scarpe o altro. Il rapporto tra genitori e scuole è ribaltato, se un figlio dice di meritare 8 e prende 7 i genitori vanno a scuola con il kalashnikov arroganti e aggressivi, con la dirigente scolastica che se non è intelligente processa gli insegnanti davanti a loro. Io dico agli insegnanti di scegliere una linea comune, e contrastare compatti. Fanno un lavoro emozionante sebbene umiliato dal punto di vista economico. Qui ci ricolleghiamo al volontariato. Se tutti i volontari in Italia si fermassero contemporaneamente si fermerebbe il paese. Non è una battuta e la pura verità. Il rispetto delle regole però è fondamentale anche per i volontari perché spesso troppi slanci di volontarietà e generosità possono essere deleteri rispetto alle vere esigenze del sistema.

Due forme diverse di percepire il sangue

Il consumo e l’apparenza: temi su cui Romeo ha molto insistito, prima di tornare sul sangue.

Se per i donatori il sangue è una materia di scambio, nella società mafiosa è ben altro, è soprattutto un simbolo, come nel caso dei sono giuramenti di sangue. Gratteri ne sa qualcosa. “C’è chi aspira a entrare nella ‘ndrangheta, e in questi casi i pretendenti si affiancano a chi già fa parte dell’organizzazione per un anno e mezzo. Quando il candidato si ritiene pronto, il suo padrino lo porta davanti ai capi, prendendo una grande responsabilità. Se qualcosa va storto, sarà lui a pagare. Poi recita queste parole: “Io cerco sangue e onore”. Quindi si prende l’immagine di San Michele Arcangelo e si buca la mano con ago o coltellino e da quel momento esiste per l’affiliato solo la ‘ndrangheta. Il vincolo è fondamentale, non sono solo parole vuote, ma questa fedeltà al giuramento è il punto che rende granitica la ‘ndrangheta. Quando sì vuole ribadire un legame ancora più forte, gli ‘ndranghetisti si tagliano i polsi e li strofinano, così diventano fratelli di sangue. Questa è la loro trasfusione. Ecco perché c’è bisogno di uno sforzo in più. Non è vero che i calabresi sono omertosi, in realtà non sanno con chi parlare. Ogni giorno ci sono mediamente 200 persone che chiedono di incontrarmi per denunciare. Molti arrivano da lontano e questo mi gratifica e mi preoccupa: possibile che non ci siano magistrati che ispirano fiducia? Bisogna essere credibili, fare selezione di rapporti sociali. Non significa essere altezzosi. Un magistrato non può avere una barca da 20 metri e andare in settimana bianca. Non è possibile, la gente si fa domande. La tendenza è dire che tutti hanno sposato una moglie ricca tranne la mia. Ma battute a parte ciò che serve è soprattutto coerenza”.

Il calderone religioso

E il rapporto tra criminalità e la religione? Come mai è così stretto non solo dal punto di vista simbolico? Come ha ribadito Enzo Romeo, i riti di iniziazione mischiano i valori religiosi e il crimine, e questo è rilevante in una terra in cui solo una grande alleanza delle centrali educative come scuola e chiesa può produrre risultati efficaci. “Quando abbiamo scritto “Acquasantissima” con Nicaso – ha raccontato il magistrato – abbiamo avuto molte lamentele da esponenti della chiesa. Abbiamo portato nelle carceri un quesito sulla fede, e il 98 per cento credevano e pregavano la Madonna. Abbiamo letto le encicliche degli ultimi anni e la parola ‘ndrangheta non appare mai, a dimostrazione che a macchia di leopardo la chiesa ha avuto rapporti con la mafia. Non mi pare una rivoluzione. Sono state create cooperative poi date in comando alle famiglie mafiose. In fatto di opposizione Papa Francesco in Calabria ha fatto molto più di Ratzinger e Giovanni Paolo II. Dopo aver recepito la sofferenza delle famiglie dei figli uccisi, Francesco ha buttato il discorso già scritto per lui e ha iniziato a scomunicare gli ‘ndranghetisti. Ma era un discorso rivolto prima ai vescovi, un discorso che ha lasciato traccia concreta visto che da allora i vescovi hanno preso posizioni nette e non più ambigue”.

Le punizioni esemplari

Un sistema coerente, dunque, dove il crimine non paga, passa anche e soprattutto da pene dure e sicure anche sul piano simbolico. Enzo Romeo ha proposto di donazioni di sangue in carcere, ma a oggi non ci sono le condizioni sanitarie necessarie. Cosa pensa Gratteri di questa idea? E delle pene sicure e del recupero carcerario? “Le donazioni sarebbero possibili, basta solo organizzarsi, i detenuti li farebbero. Ma se pensiamo a un discorso di recupero la strada è ancora lunga, le carceri sono contenitori, non si fa trattamento. Bisogna cambiare le regole, proporre il lavoro come tecnica di rieducazione e recupero, per assicurarli. Li metterei a pulire l’ambiente. Immaginate cosa vorrebbe dire portare il detenuto di 50 anni che non ha mai lavorato in vita sua e che ha avuto auto e barche da migliaia di euro a ripulire il paese in cui ha seminato terrore. Sul piano simbolico, sarebbe un segnale fortissimo della presenza dello stato.

 

Seconda giornata di lavori a Lecce per l’assemblea generale di Avis: le parole in esclusiva per noi del presidente Avis Puglia, il dibattito interno (appassionato) e la riforma del terzo settore all’ordine del giorno

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Una festa che comincia sin dalla hall e continua in ogni angolo dell’hotel Tiziano, pacificamente invaso per l’occasione. I più di 1000 delegati Avis presenti a Lecce si riconoscono dalle giacche, dalle tute, dai cordoni, dai gadget, e soprattutto da una grande e contagiosa allegria. Si sorride molto, in fondo l’assemblea generale è anche una grande festa, e Lecce con il suo clima assolato e ventoso mette addosso brio e adrenalina.

Ma l’atmosfera dell’arrivo è solo un assaggio. Dopo due rampe di scale in discesa, piene di gente di tutte le età, delegati giovani e più anziani, dirigenti del presente e del futuro, si arriva nella sala congressi in cui vanno in scena i lavori. È in sala il folto pubblico è piuttosto partecipe, anche perché per Avis Nazionale questo congresso coincide con un momento di grande dibattito interno.

Come i lettori di Buonsangue ricordano, infatti, lo scorso ottobre vi fu un caso molto discusso in Campania, balzato agli onori della cronaca grazie a un sevizio del programma televisivo Le Iene. Pasquale Pecora, allora membro del direttivo nazionale presenziato da Alberto Argentoni nel ruolo di vice presidente, rimase invischiato in un caso poco chiaro legato alla raccolta sangue via autoemoteca nella sua regione, intaccando, per la prima vola in quasi un secolo, la matrice etica che da sempre fa parte e governa l’essenza più profonda di Avis.

Dall’Emilia Romagna, e in particolare dal presidente regionale di Avis Maurizio Pirazzoli è arrivato un intervento intenso e molto applaudito dalla platea, a dimostrazione di quanto in Avis sia vivo e radicato il dibattito democratico interno, e di quanta passione contraddistingua i donatori e i delegati che dedicano gran parte della loro vita all’attività associativa. Pirazzoli ha ribadito la necessità di affrontare senza indugio il caso Pecora e ha chiesto all’esecutivo nazionale di dare risposte. L’unitarietà associativa sotto l’egida dei principi etici da sempre condivisi, dovrà continuare a essere, per la delegazione emiliana, il punto fermo da cui ripartire.

Naturalmente ogni decisione sulla governance sarà presa in consiglio nazionale, ma ciò che è doveroso constatare, e restituire ai lettori, è che sul piano della fattività e dell’attività concreta su tutto il territorio, Avis non ha mai fatto venir meno il proprio apporto al sistema sangue, e che al di là delle normalissime divergenze sulle scelte da compiere c’è sempre un grande impeto verso gli obiettivi superiori, come autosufficienza e salute di riceventi. Un forte dibattito interno, anzi, in realtà non è altro che un indice di buona salute in una federazione di volontari di così grandi dimensioni.

Le assemblee generali servono appunto come occasioni di crescita interna, così come ha ribadito per noi uno dei principali artefici di queste giornate, il presidente di Avis Puglia, l’avvocato Cosimo Luigi Bruno. Ecco le sue parole.

Quali sono i sentimenti da padrone di casa, nell’organizzazione di un evento così importante per Avis?

I sentimenti sono i soliti di ogni evento Avis. La gioia profonda di essere a disposizione dell’associazione. Sul piano organizzativo si è verificato quello che sapevamo, un grande lavoro da parte di tutti i ragazzi pugliesi e di lecce per garantire a tutti gli associati una permanenza accogliente.

Che Avis si aspetta dopo l’assemblea generale?

A livello nazionale, il tema centrale su cui Avis deve concentrarsi è l’etica. Negli ultimi tempi ci sono stati degli scivoloni che potevano essere evitati. Non abbiamo fatto nulla per evitare certi rischi, poi purtroppo i problemi si sono verificati: come quando vediamo una buccia di banana e anziché evitarla ci mettiamo il piede sopra.  Noi siamo una piccola regionale con i numeri in costante crescita ma ancora non dormiamo sogni tranquilli. Vogliamo crescere, vogliamo diventare un’associazione modello e fare di più, perché solo avendo ambizioni alte si possono raggiungere gli obiettivi minimi. Speriamo di poter raggiungere la raccolta associativa perché i tempi sono maturi per questo salto di qualità. Noi siamo in prima linea.

La situazione del dono del sangue in Puglia qual è?

In Puglia abbiamo un trend abbastanza positivo, ogni anno il numero dei donatori aumenta. Sul piano di ciò che si può fare ritengo che nella nostra regione ci sia un grande potenziale. Specie se tutte le componenti comunali, provinciali, e regionale compresa, riescono a lavorare insieme e a far fruttare questo potenziale, il futuro sarà roseo e diventeremo una grande regione. Il trend è in continua ascesa da un paio di decenni e potremo davvero diventare un’associazione modello.

E sul piano della raccolta plasma? Quanta strada si deve fare in Puglia, anche in base alle indicazioni del PNP 2016-2020?

Sul piano della raccolta plasma riteniamo si stia facendo ancora troppo poco. Non facendo ancora raccolta associativa non possiamo incidere troppo sul numero delle sacche raccolte, ma ciò che possiamo fare è spingere sulle istituzioni e sui centri trasfusionali per fare presente i problemi e coordinarci meglio con loro. Ci dobbiamo impegnare in questa direzione.

Quanto manca alla raccolta sangue associativa in Puglia?

Non si può prevedere, è quasi come prevedere la vincita al totocalcio. Noi come Avis siamo pronti, purché ci sia il convinto appoggio della ragione verso questo tipo di organizzazione. Passare alla raccolta associativa alla cieca significherebbe fare danni nei confronti dei malati che hanno bisogno di sangue o plasma, o dei farmaci salvavita. Noi siamo pronti e si devono solo creare le condizioni con la regione e con il centro regionale sangue, in modo che tutti i tasselli possano funzionare al meglio.

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A conclusione della giornata, ecco esplodere un altro tema decisivo per il futuro di Avis, ovvero le scelte da statutarie da compiere per far sì che Avis possa continuare a mantenere un ruolo di assoluta protagonista anche con la riforma del terzo settore, che ha come dead line il 3 febbraio del 2019.

Che road map attuare? Fare modifiche statutarie subito o arrivarci per tempo? Claudia Firenze, segretario di Avis nazionale ha spiegato molto chiaramente lo stato dei lavori in corso. “Abbiamo scelto gli esperti, c’era dubbio sul fare tutto internamente o rivolgersi ad esperti esterni. È stato fatto un percorso che darà presto i suoi frutti verso una soluzione condivisa. La riforma non semplice, ha trappole che emergono anche dopo mesi, e ci sembrava giusto che la discussione avvenisse in plenaria alla sua piena partecipazione”.

Le scelte di Avis, che saranno compiute dopo le importanti relazioni degli esperti esterni, saranno decisive in chiave politica, per consentire all’associazione l’autocontrollo e un certo peso nelle decisioni, la possibilità di accedere a finanziamenti statali, e a perseverare la propria efficacia e autonomia interna. Insomma, saranno decisive per poter costruire il proprio futuro in casa.

In quanto al presente invece, domenica 20, alle 10 del mattino, chiusura con il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”, un incontro di grande interesse e prestigio che è un vero e proprio regalo di Avis Puglia ai più di 100 delegati provenienti da tutta Italia su temi di attualità e di alto valore sociale.

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Lecce, assemblea generale Avis: la prima giornata di lavori all’insegna di una tavola rotonda su presente e futuro del sistema trasfusionale

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Intensa, colorata e ricca di spunti la prima giornata dell’82esima assemblea generale di Avis Nazionale. Lo scenario di Lecce è bello e ospitale, con Avis che torna finalmente al sud più verace dopo diversi avvenimenti celebrati al nord, laddove la più grossa associazione italiana ha trovato le sue origini quasi un secolo fa.

La prima giornata di lavori, dopo la canonica apertura dei lavori caratterizzati dai saluti istituzionali, ha guadagnato il suo momento clou con la tavola rotonda del pomeriggio, volta ad analizzare i principali “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”.

Molte le personalità avisine e non che si sono cimentate sull’argomento, peraltro piuttosto vasto e complesso, al punto che ciascuno dei relatori ha potuto approfondire prospettive differenti e degne di nota, in base alle proprie competenze specifiche ed esperienze.

Non è un caso, infatti, che Maria Rita Tamburrini, a Lecce in rappresentanza del Ministero della Salute, abbia sottolineato quanto sia importante il ruolo della rete ospedaliera nazionale in ottica di autosufficienza ematica (“un obiettivo di valore sovraziendale e sovraregionale”) e lo sviluppo delle Good Practice Guidelines di portata europea, mentre Giancarlo Liumbruno direttore del Centro nazionale sangue, abbia stilato un quadro generale della situazione sul piano della raccolta sangue, specificando che il lavoro collettivo dei vari stakeholder dovrà incentrarsi sulla lotta alle carenze (“tutte le regioni devono dare il massimo contributo”), soprattutto perché sia evitata la classica crisi del periodo estivo.

In effetti, la stretta attualità ha fatto registrare una carenza forte e inaspettata in Liguria, mentre da molte settimane anche in Toscana e In Friuli la raccolta non è stata fantastica: situazioni che solo con la massima collaborazione tra associazioni potranno essere ammortizzate.

Raccolta sangue al centro del dibattito dunque, ma non solo. E non sempre con approcci teneri. Per il presidente del SIMTI (Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti, chiedersi per quanto tempo il sistema trasfusionale possa essere tenuto in piedi con i livelli di qualità e sicurezza attuali, è una domanda doverosa. Dal suo punto di vista, quello medico, altri argomenti chiave da affrontare sono il ricambio generazionale all’interno delle strutture e la formazione del personale: aspetti sotto i quali c’è tanto da lavorare se si chiede un domani roseo.

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Centro regionale sangue Abruzzo Pasquale Colamartino, secondo cui garantire l’efficienza del sistema trasfusionale e assicurare i livelli di assistenza sarà una bella sfida per il futuro. Senza dimenticare la questione del plasma e del conto-lavoro, attraverso cui il plasma, che resta di proprietà pubblica, è lavorato dalle aziende farmaceutiche e poi restituito sottoforma di plasmaderivati alle regioni. Una peculiarità di sistema tutta italiana, che all’estero è sia apprezzata e imitata sia combattuta e messa in discussone, in virtù dei grandi interessi economici che gravitano intorno a questa risorsa, su cui si prevede nei prossimi anni un giro d’affari vicino ai 20 miliardi di dollari. Una filiera, quella italiana, che secondo Colamartino nei prossimi anni dovrà essere difesa, così come si dovranno ribadire e proteggere i principi etici alla base del sistema associativo italiano.

Il futuro del sistema sangue, come del resto è già espresso dal titolo della tre giorni avisina “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche”, non può dunque che transitare da una prima fase di dissertazioni dialettiche, che continueranno nelle giornate di sabato 19 maggio (dedicata al terzo settore con il dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”) e domenica 20, con una conversazione tra Avis e il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”.

Tanta carne al fuoco insomma, ma anche tanto, tantissimo appetito per i più di 1000 delegati giunti a Lecce da ogni parte d’Italia, in rappresentanza di circa 1 milione e 300 mila donatori.

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Tra il 18 e il 20 maggio le assemblee generali di Avis a Lecce e di Fratres a Cinisi (Palermo): il sistema trasfusionale fa i conti con il presente e guarda al futuro

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Inizia un week-end importantissimo per il sistema sangue italiano: due delle associazioni di donatori più attive e numericamente rilevanti del Paese, Avis e Fratres, vivranno tra venerdì 18 e domenica 20 maggio il più significativo momento dell’anno, con le assemblee generali associative.

Occasioni uniche di ritrovo e discussione, in cui fare il punto sulle dinamiche in corso nel presente del sistema trasfusionale italiano e nella realtà dei donatori di sangue, allo scopo di trovare soluzioni efficaci per il futuro e assicurare la continuità in fatto di disponibilità della risorsa biologica e di autosufficienza ematica.

Ma entriamo più nel dettaglio.

L’assemblea generale Avis, dal titolo “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche” si terrà a Lecce, nello splendido scenario barocco della capitale del Salento, e all’ordine del giorno, oltre ai lavori prettamente legati all’attività associativa (le relazioni del consiglio nazionale e delle delegazioni regionali), troveremo le conferenze su temi come:

1) Tavola rotonda sugli “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”

2) Dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”

3) Conversazione con il dr. Nicola Gratteri – Procuratore Capo di Catanzaro su “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”

Ecco il programma completo:

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In quanto a Fratres, sarà Cinisi in provincia di Palermo, la città scenario della vicenda di Peppino Impastato, a ospitare i lavori associativi dal titolo “Segnali di Crescita ed Evoluzione”, anche in questo caso diretti all’analisi delle attività del presente in chiave di miglioramento e accrescimento dell’eccellenza futura, attraverso questioni chiave come guerra alla talassemia e al calo delle donazioni.

Dopo il saluto del Presidente Nazionale Fratres Sergio Ballestracci, andrà in scena una tavola rotonda di eccellenza sulla Talassemia, realizzata con il sostegno in servizi del Coordinamento dei CSV della Sicilia – Fondo speciale per il Volontariato.

Il Sabato sarà invece dedicato completamente ai lavori associativi con la relazione sulle attività, e con la premiazione dei Gruppi che hanno registrato il maggior fattore di crescita annuo sotto le categorie dei Donatori ei, giovani Donatori attivi, dell’indice di donazione, delle donazioni complessive e dei Donatori immigrati da altre Nazioni. Seguirà poi l’illustrazione di progetti per le future attività formative e promozionali, e l’illustrazione di come dovrà avvenire l’adeguamento alle nuove normative nazionali ed europee.

Infine, nella giornata di domenica tutti i partecipanti si daranno appuntamento presso la Chiesa Madre Maria SS. delle Grazie di Terrasini (Palermo), sfilando con i labari sociali prima della Santa Messa prevista per le ore 9.00

Ecco qui il manifesto completo della manifestazione.

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Testa e cuore nella partecipazione di Avis al Festival del Volontariato 2018. A Lucca, un incontro dedicato ai giovani sulle malattie trasmissibili sessualmente

 

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Non c’è annata in cui l’associazione di donatori di sangue più antica e numericamente importante d’Italia, l’Avis, non dedichi impegno alla prevenzione sulle malattie sessualmente trasmettibili.

Impeto moraleggiante?

Non proprio: chi sceglie di adottare nella propria vita sessuale comportamenti a rischio esce dal novero dei possibili donatori (regola assolutamente inderogabile perché si rischierebbe di compromettere la salute del ricevente oltre che la propria).

Ma restare invischiati in comportamenti a rischio è sempre una scelta consapevole? O molto spesso è il frutto di una supervalutazione delle nostre conoscenze sull’argomento, se non addirittura di ignoranza o superficialità?

Già lo scorso anno avevamo parlato su Buonsangue di Testa o cuore?, un questionario fortemente voluto da Avis con la supervisione del Centro Operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità allo scopo di acquisire informazioni su larga scala (il questionario era stato diffuso nelle oltre 3400 sedi avisine sul territorio nazionale) a proposito dei reali livelli di consapevolezza dei cittadini italiani sul tema delle malattie che è possibile contrarre attraverso i rapporti sessuali: quest’anno, invece, la ricerca Testa o Cuore?, si trasforma in Testa e cuore, un incontro dedicato soprattutto ai giovani  dal titolo Testa e cuore: donazione di sangue e stili di vita per vivere “comodamente”, con lo scopo di sensibilizzare il più possibile i giovani partecipanti su dati che non sono affatto tranquillizzanti: tra superficialità, fake news e approssimazione sembrano infatti mancare le armi necessarie per combattere malattie come Hiv e altre patologie legate ai comportamenti sessuali.

L’incontro, creato in collaborazione tra AVIS Nazionale, Avis regionale Toscana e Ufficio scolastico regionale, andrà in scena sabato 12 maggio alle 11 all’interno del Festival del volontariato 2018, che come di consueto si terrà a Lucca tra l’11 e il 13 di maggio e che avrà come messaggio profondo il concetto base “mettiamoci scomodi”, così come su Buonsangue vi avevamo annunciato già lo scorso 19 febbraio.

E se “mettiamoci scomodi”, negli intenti degli organizzatori significa che per arrivare a ottenere risultati nell’ambito delle attività che si basano sul principio di impegno volontario di cittadini sensibili, bisogna mettersi in discussione e faticare sia come individui che come rappresentanti delle istituzioni, quelli di Avis di certo non si sono risparmiati: a Lucca interverranno infatti Alberto Argentoni, Presidente Avis Nazionale, Adelmo Agnolucci Presidente Avis regionale Toscana, e Donatella Buonriposi, Dirigente Ufficio scolastico territoriale Lucca e Massa Carrara. A presentare la ricerca AVIS-COA-ISS “Testa o cuore” ci saranno invece Francesco Marchionni e Alice Simonetti, giovani dirigenti avisini.

Un appuntamento utile, quello del 12 maggi, soprattutto perché concretamente dedicato al vissuto comune dei ragazzi. Ecco il manifesto sulla giornata di lavori.

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Accordo Fiods-Cns per collaborare su scala internazionale allo scopo di convogliare i valori del dono in Italia: tutti i dettagli

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Lo avevamo annunciato ieri 30 aprile assieme alla notizia della rielezione di Gianfranco Massaro alla presidenza della Fiods Federazione Internazionale delle Organizzazione di Donatori di Sangue), ed ecco i maggiori dettaglio tagli che avevamo promesso: l’accordo quadro di collaborazione tra Fiods e Cns firmato a Roma proprio durante l’Assemblea Generale, alla presenza di 50 paesi provenienti da tutto il mondo, avrà come obiettivo la realizzazione di una unga serie di programmi, progetti ed eventi finalizzati a promuovere in tutto il mondo i valori alla base del sistema sangue italiano, ovvero qualità e sicurezza nel servizio e donazione periodica, volontaria, anonima e gratuita del plasma e del sangue, verso una completa autosufficienza sia per la raccolta di sangue che per quella di plasma.

Ecco il comunicato stampa ufficiale che spiega ancora più in dettaglio le ragioni e i dettagli di questa collaborazione che ci auguriamo proficua, nel nome di un principio di ampliamento della questione dono su scala internazionale in un mondo ormai globalizzato, principio che già a Castelbrando, in occasione del seminario Fiods, era parso fondamentale in chiave futura.

Il sistema sangue si rafforza, intesa con la Federazione Internazionale Donatori
Iniziative per l’autosufficienza e in aiuto ai paesi ancora indietro
Il sistema sangue italiano si rafforza grazie alla collaborazione con la Fiods, la Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di sangue. Il Centro Nazionale Sangue ha firmato ieri in occasione dell’Assemblea Generale Fiods che si è svolta a Roma un accordo con la federazione, che vedrà Cns e Fiods collaborare a una serie di programmi, progetti ed eventi che avranno come obiettivo quello di promuovere la donazione periodica, volontaria, anonima e gratuita del plasma e del sangue e quello di realizzare una completa autosufficienza sia per la raccolta di sangue che per quella di plasma.
L’accordo quadro, spiega Gian Franco Massaro, presidente Fiods, sarà poi declinato in diverse iniziative specifiche. “Siamo felicissimi di questa collaborazione con il Cns – afferma Massaro – e speriamo che dia frutti soprattutto nel settore della raccolta del plasma, in cui l’Italia non è ancora autosufficiente, mentre sul sangue l’obiettivo è già raggiunto. Allo stesso tempo l’esperienza italiana potrà essere utile nei nostri progetti internazionali nelle zone in cui invece il sistema sangue è ancora indietro, soprattutto in Africa, Asia e America Latina”.
Nel 2017 è stata di circa 830mila chili la quantità di plasma messo a disposizione delle industrie per la produzione di farmaci fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016. L’obiettivo è raggiungere 860mila chili il 2020, per ridurre al minimo la dipendenza dal mercato dei medicinali plasmaderivati che si basa prevalentemente sulla materia plasma prima fornita da un unico Paese, gli USA che, con circa del 5% della popolazione mondiale raccolgono (anche a pagamento) oltre il 60% di tutta la quantità del plasma disponibile al mondo. “Garantire l’autosufficienza e la sicurezza del plasma e del sangue è fondamentale – sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Cns -. Si pensi ad esempio alle persone con talassemia, malattia di cui il prossimo 8 giugno si celebra la giornata mondiale: questi pazienti hanno bisogno di trasfusioni periodiche continue, tanto da assorbire più del 10% del sangue raccolto. Per questi pazienti è importante che alcune Regioni migliorino l’organizzazione della raccolta di sangue, in modo da poter sempre garantire le trasfusioni necessarie senza alcun ritardo sui programmi terapeutici, anche durante il periodo estivo. L’esperienza della Fiods, che rappresenta oltre 80 paesi e 18 milioni di donatori volontari e non remunerati, può essere un aiuto prezioso per condividere buone pratiche da adottare e allo stesso tempo per far conoscere quelle già in atto in Italia nei paesi che ancora non hanno un sistema come il nostro basato sulla donazione volontaria e non remunerata, che è riconosciuto tra i migliori a livello internazionale”.
Proprio al plasma, una materia prima della quale bisogna garantirsi una produzione costante e senza interruzioni, perché fonte unica di produzione dei medicinali plasmaderivati e che, al pari di acqua e energia, è da considerarsi una risorsa strategica per il Paese, sarà dedicato il primo evento congiunto frutto dell’accordo, un convegno internazionale che si terrà a Roma il prossimo 15 giugno in occasione del World Blood Donor Day che si celebra il 14.

Congresso Fiods a Roma, una bella notizia per l’Italia: Gianfranco Massaro confermato presidente

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Secondo da sinistra Gianfranco Massaro rieletto presidente Fiods

Da Roma arriva un’altra buona notizia per l’Italia che dona sangue: all’assemblea FIODS (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue) 2018 che si è svolta all’Hotel Ergife a Roma sabato 28 e domenica 29 aprile, Gianfranco Massaro, già presidente di Avis Molise, è stato riconfermato presidente Fiods anche per il prossimo mandato, un compito che svolge ormai dal 2011.

Una notizia che dà prestigio a tutto il sistema sangue italiano e ribadisce quanto il nostro Paese sia in prima linea a livello internazionale in fatto di efficienza, sicurezza e qualità del servizio, al punto che il sistema di raccolta italiano basato sul dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato, si è ormai affermato come un vero e proprio modello da imitare per tanti altri paesi in tutti i continenti.

Al congresso romano erano presenti, oltre a tanti rappresentanti internazionali di 50 paesi, anche Giancarlo Maria Liumbruno (direttore del Centro nazionale sangue), con il quale il presidente Massaro ha stretto un accordo quadro di collaborazione tra Fiods e Cns su cui torneremo in modo dettagliato nei prossimi giorni, e Alberto Argentoni (presidente di Avis nazionale). Oltre alla presidenza, altri due ruoli importanti sono andati a rappresentanti del sistema sangue italiano. Alice Simonetti, già nell’esecutivo nazionale di Avis, è stata eletta nell’esecutivo internazionale Fiods e segretaria del comitato europeo. Tiziana Tacchini, già consigliere di Avis Piemonte, sarà invece tra i revisori dei conti.

Durante l’evento, c’è stata l’occasione anche di presentare il fumetto “Il colore della vita”, opera di cui abbiamo già parlato diffusamente su Buonsangue in varie occasioni, e che, lo ricordiamo, racconta la nascita di Avis attraverso la storia appassionante dei due padri fondatori, Vittorio Formentano e Giorgio Moscatelli. “Il colore della vita” è stato tradotto nelle principali lingue parlate nei paesi associati Fiods, una grande soddisfazione per uno dei suoi autori, Riccardo Mauri, presente in sala e autore della galleria fotografica sull’evento in basso.

Sono molte le sfide che aspettano i donatori a livello internazionale, e da parte nostra ci auguriamo che siano molte le occasioni di confronto simili al seminario che Fiods ha organizzato lo scorso ottobre a Castelbrando (Treviso), evento sul quale Buonsangue ha realizzato un ampio reportage.  Ma per il prossimo appuntamento non dovremo aspettare molto: il 15 giugno a Roma, all’Istituto Superiore di Sanità (Aula Pocchiari) è previsto infatti un convegno dedicato al tema del plasma.

Fiods è nata nel 1995 in Lussemburgo e da allora, 23 anni fa, ha coinvolto ben 81 paesi in tutto il mondo, rappresentando un totale di circa 18 milioni di donatori. Numeri importanti che possono ancora migliorare, giacché dai dati dell’associazione risulta che oggi, nel mondo, solo il 4% degli adulti sono donatori.

La gestione futura sul piano internazionale di una risorsa chiave come il sangue, passa senza dubbio dal dialogo e dalla cooperazione internazionale, sotto la guida dell’Italia.

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Stretta di mano tra Massaro e Liumbruno (Centro nazionale sangue)
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Le parole di Liumbruno
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Il tavolo dei relatori
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I delegati provenienti da tutto il mondo

 

 

Al via a Napoli il 57esimo Congresso nazionale della Fidas: si chiude domenica con la Giornata nazionale del donatore

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Il presidente nazionale Fidas Aldo Ozino Caligaris

È formalmente iniziato ieri 26 aprile, con la conferenza stampa di presentazione, l’evento più importante del 2018 per la Fidas (Federazione Italiana Associazioni Donatori di sangue): ovvero il 57esimo Congresso Nazionale dell’associazione a Napoli.

Oggi 27 aprile, invece, prendono il via i lavori veri e propri all’Hotel Royal Continental, lavori che continueranno anche domani sabato 28 aprile prima del gran finale previsto domenica 29, quando migliaia di donatori provenienti da tutta Italia sfileranno per la 37° Giornata nazionale del Donatore che partirà da via Caracciolo e si concluderà in Piazza del Plebiscito con la celebrazione della Santa Messa, presieduta dall’Arcivescovo di Napoli il Cardinale Crescenzo Sepe.

Alla conferenza stampa di ieri erano presenti Nicola Scarpato, Responsabile Centro Regionale Sangue Campania, Nicola Caprio, Presidente Centro Servizi Volontariato di Napoli, Gennaro Carotenuto, presidente regionale Fidas Campania e Ciro Caserta presidente Fidas Atan (associazione organizzatrice del Congresso), e naturalmente Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale Fidas.

Il futuro del dono, l’organizzazione interna all’associazione, e il punto chiave della gratuità da difendere contro gli attacchi mediatici, sono tra i temi principali toccati in conferenza stampa che saranno ripresi dai circa duecento responsabili associativi delle 73 federate Fidas provenienti da tutto il territorio nazionale presenti all’evento napoletano. Proprio su quest’ultimo punto, la gratuità maltrattata, si è espresso chiaramente Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale da oramai quindici anni: “Il 2018 segna una tappa importante in quanto ricorrono 40 anni dall’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale avvenuta con l’approvazione della Legge 833, grazie alla quale è stata riconosciuta alle Associazioni di volontariato la funzione di concorrere al conseguimento dei fini istituzionali del S.S.N. Tuttavia questo compito esige grande responsabilità da parte dei volontari. Purtroppo non sono mancati nell’ultimo anno diversi attacchi mediatici relativi alla gratuità, alla legalità e alla competenza del volontariato del dono del sangue con ripercussioni addirittura sulla tenuta dell’autosufficienza trasfusionale nazionale. E le deboli giustificazioni e le inconsistenti strategie associative di replica non hanno certo recuperato a livello di opinione pubblica la credibilità così duramente intaccata. Per questo è fondamentale presentarsi come testimoni autentici e trasparenti del valore del dono”.

L’evento Fidas, si pone certamente come un momento chiave per il 2018 del sistema sangue italiano: Fidas è infatti, dopo Avis, l’associazione numericamente più rilevante per il sistema sangue nazionale. Ecco alcuni dati relativi all’attività di Fidas nel 2016: i donatori volontari e associati Fidas sono stati 450.408, un numero inferiore rispetto all’anno precedente anche in termini di donatori periodici, ma con una maggiore incidenza di nuovi donatori, segno di una discreta vivacità nelle attività di reclutamento delle Federate, e con un mantenimento pressoché costante di giovani donatori. Le donazioni effettuate dai donatori associati nel 2016 sono state 379.008, di cui 310.485 di sangue intero e 68.479 in aferesi.

Infine, come annunciato proprio su Buonsangue diverse settimane fa, proprio durante la conferenza stampa di ieri sono stato annunciati i vincitori dell’VIII edizione del Premio giornalistico “Fidas-Isabella Sturvi” riservato ai temi del volontariato e della donazione del sangue con il patrocinio dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dal Centro Nazionale Sangue e dalla SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia).

Ecco i vincitori: per la sezione nazionale ha vinto Lidia Scognamiglio della redazione di Medicina 33 di Rai 2; per la sezione locale premiati invece Lorenzo Boratto ed Erica Asselle della redazione cuneese de La Stampa. Il Consiglio direttivo nazionale, inoltre, ha voluto attribuire un premio speciale a Gandolfo Maria Pepe della redazione nissena de La Sicilia.

Per chi volesse saperne di più, seguire sui canali ufficiali i lavori in corsi o magari conoscere meglio il mondo Fidas per associarsi, ecco alcuni indirizzi web utili:

www.fidas.it

www.facebook.com/FIDASdonasangue

www.twitter.com/FIDASnazionale

www.instagram.com/fidasdonatorisangue

 

 

 

 

La primavera delle associazioni: tra convegni ed eventi, l’impegno di Avis, Fidas e Fratres nei prossimi mesi fino al Blood Donor Day

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Moltissimi eventi, tra convegni a tema sangue, assemblee, iniziative: fino al 14 giugno 2018, data della giornata mondiale per la donazione di sangue che quest’anno vedrà i suoi lavori andare in scena in Grecia, ad Atene, le associazioni italiane hanno già un calendario molto fitto.

Vediamo, analizzando i programmi di Avis, Fidas e Fratres, cosa ci aspetta e che temi saranno approfonditi.

AVIS

La più grande associazione italiana di donatori con più di 1 milione e 300 mila iscritti è già stata attiva a Roma nel week-end appena trascorso (7-8 aprile), con un convegno sull’incidenza del nuovo regolamento europeo sulla privacy nel mondo associativo Avis. Il convegno, che nell’edizione romana è stato frequentatissimo con un alto numero di iscrizioni sarà ripetuto a San Donato Milanese il 5 maggio. Quello della privacy e della protezione dei dati personali è un tema piuttosto rilevante che su Buonsangue non mancheremo di approfondire nei prossimi giorni, ascoltando esperti associativi del ramo.

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Un corso tecnico sicuramente molto utile si terrà invece, sempre a san Donato, Il 28 aprile: “Ruolo, responsabilità, attività, qualità per ogni fase del processo di raccolta sangue” sarà l’ampio tema da approfondire durante la giornata di lavori, per far sì che chi è impegnato nelle unità di raccolta possa contare su di un know-how operativo sempre più conforme e codificato in ogni sede d’Italia. Davvero molto ricco il programma che vedrà impegnati rappresentanti associativi da ogni parte d’Italia.

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Infine, a maggio, si terrà l’82ma Assemblea generale AVIS a Lecce, al Grand Hotel Tiziano e dei Congressi, dal 18 al 20 maggio 2018. Dopo la scelta di Milano in coincidenza con il 90° anniversario si torna al sud nella città pugliese capitale del barocco, per due giorni di confronto su temi vari sintetizzati dal titolo “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche”.

FIDAS

In quanto a FIDAS, grande attesa per il convegno nazionale numero 57 previsto a Napoli per il 27-28 aprile. Maggiori dettagli li forniremo più avanti, ma intanto il convegno sarà occasione per assegnare l’ottavo premio giornalistico Isabella Sturvi sui migliori articoli dell’anno a tema sangue. Edizione, quella 2018, che vedrà premiati articoli pensati per la dimensione nazionale e per quella locale.

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Molto importanti, inoltre, altri due convegni supportati da FIDAS, quello che si svolgerà al Porto antico di Genova dal 23 al 25 maggio, ovvero il 43mo Congresso nazionale di Medicina Trasfusionale organizzato dalla SIMTI, Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia, e quello che si terrà si terrà sabato 12 maggio alle 18.30, presso l’Isola Lo Scoglio, dal titolo “Bioetica e Diritto alla Salute. Donare per la Vita”, organizzato dalla FIDAS Porto Cesareo in collaborazione con la FIDAS Leccese, l’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) e l’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo).

Occasioni importanti di studio e confronto su temi di grande interesse per la vita sanitaria pubblica.

FRATRES

Infine FRATRES: non ci sono eventi nazionali in programma ma è costante e attivo il lavoro sul locale. Da Fiori d’azzurro in collaborazione con Telefono Azzurro a Forte dei Marmi, una manifestazione di piazza per raccogliere fondi, fino a donazioni speciali, scampagnate e feste di gruppo.

Home Page FRATRES donatori di sangue

Infine, il 14 giugno, tutti pronti al World Blood Donor Day che andrà in scena ad Atene. “Be there for someone else. Give blood, share life” è lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che in italiano significa “Sii disponibile per qualcun altro. Dona sangue e condividi la vita”. Breve, conciso, ineccepibile. Donare il sangue significa esattamente questo.

 

A Ferrara l’Avis provinciale e l’università insieme per combattere il doping e formare i giovani al dono

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C’è un evento significativo oggi a Ferrara, al dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università: l’Avis provinciale di zona, insieme all’accademia, nell’ambito di un protocollo d’intesa firmato nel 2015, ha predisposto una “lezione spettacolo” che si terrà questo lunedì 26 marzo nel pomeriggio, nell’aula E1 di via Borsari 46, a partire dalle 15.

Il tema? Il doping. Che verrà affrontato non una semplice conferenza, ma attraverso uno spettacolo teatrale in aula seguito da una lezione autorevole, qualcosa di molto speciale atto a riunire, in un colpo solo, ambiti all’apparenza lontani ma in realtà appartenenti allo stesso campo d’azione: sport, dono del sangue, formazione dei giovani declinati attraverso un unico denominatore comune, ovvero lo stile di vita sano come mezzo per contribuire al benessere collettivo. A tutti gli effetti, il concetto di cittadinanza responsabile diventa azione concreta, con un illustre relatore.

A tenere la lectio magistralis dal titolo “Le nuove frontiere del doping” che andrà in scena dopo lo spettacolo “Quella foto che mi ha cambiato la vita” con Giovanni Scifoni e Giulia Cailotto, sarà infatti Francesco Botrè, docente all’università La Sapienza di Roma e direttore del laboratorio antidoping della Federazione medico-sportiva italiana, impegnato nello sport agonistico al più alto livello come dimostra la sua partecipazione da accompagnatore della selezione azzurra alle ultime Olimpiadi invernali in Corea del Sud.

Davide Brugnati, presidente di Avis provinciale Ferrara, ha spiegato lo spirito profondo dell’iniziativa, ribadendo che l’università deve essere considerato un luogo assolutamente prioritario per diffondere la cultura del dono tra i giovani e per allargare la partecipazione attiva a un sempre maggior numero di “nuove leve” attraverso il reclutamento con spettacoli, eventi, e attività aggregative. La collaborazione tra Avis e università infatti non si limita a questo evento sul doping ma è quotidiana, e nell’ultimo periodo sono state ben 138 le nuove adesioni dei giovani studenti per recarsi a donare sangue.

Per noi di Buonsangue, questa è la strada giusta. Centri di formazione e istruzione come scuola e università, e le associazioni di donatori, possono dar vita a collaborazioni molto importanti per assicurare il ricambio generazionale, non solo attraverso il passaggio di testimone diretto o la strada della responsabilizzazione “pesante” da protocollo, ma anche con strumenti culturali indiretti nell’area dell’intrattenimento come libri, spettacoli ed eventi condivisi. Il dono del sangue è anche e soprattutto passione ed emotività, non soltanto educazione civica, come nelle associazioni sanno bene.

In basso, ecco il servizio televisivo di TeleEstense con le interviste ai protagonisti della giornata di oggi: