Convegno a Roma su “La Valutazione della legislazione UE sul sangue. La road map italiana”. Cosa avremmo potuto raccontare se ce lo avessero permesso

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Non è sempre in discesa la vita del reporter, a volte capita di essere ospiti poco graditi. A noi di Buonsangue è capitato martedì 27 giugno, all’aula Bovet dell’Istituto Superiore di Sanità, per il convegno “La Valutazione della legislazione UE sul sangue. La road map italiana”.

Pur di esserci, e raccontare i passaggi principali di un convegno utile per fare il punto sul livello di armonizzazione tra le esigenze delle direttive europee in materia di sistema trasfusionale e la situazione italiana, abbiamo provato molte strade: dall’accredito ufficiale via mail fino all’accesso diretto alla sede del convegno: niente da fare. Anzi: una volta seduti e pronti a riportare i contenuti più interessanti per il pubblico, siamo stati (molto gentilmente, va detto) invitati a lasciare l’aula.

Lo accettiamo di buon grado e senza rancore, anche perché per la voglia di informare abbiamo un po’ forzato la mano di fronte ai diversi rifiuti per l’accredito. Resta tuttavia incomprensibile, a nostro giudizio, la scelta di escludere i media e i canali informativi da incontri che pur essendo di natura prevalentemente tecnica, presentano percorsi e passaggi di interesse pubblico che meriterebbero senza dubbio di essere raccontati. Specie in una fase in cui il sangue non abbonda ed è ritenuto una risorse vitale per il bene del Paese.

“È un convegno preliminare riservato agli addetti ai lavori e chiuso ai media” ci è stato detto. Siamo quindi fiduciosi che alla prossima occasione di dialogo sugli stessi temi, Buonsangue non sarà escluso.

Ma più in dettaglio cosa si discuteva all’aula Bovet, e cosa avremmo potuto raccontare?

Da poco la Commissione Europea ha iniziato il processo di valutazione della legislazione UE su sangue, tessuti e cellule, nata con l’intento di assicurare la disponibilità di ciascun elemento ai cittadini europei con i più alti standard di qualità e sicurezza. A tal fine, e per iniziare a raccogliere dei feedback valutativi importanti da tutti gli stakeholder coinvolti nel sistema trasfusionale, al convegno romano avremmo potuto ascoltare alcuni dei relatori più significativi del sistema italiano, a partire dalle Regioni e dalle SRC (Strutture Regionali di Coordinamento). Molti i relatori di livello, tra cui coordinatori come Pasquale Colamartino del SRC Abruzzo e coordinatore tecnico dei servizi trasfusionali della Commissione Salute, o come Antonio Breda del SRC (Struttura Regionale di Coordinamento) del Veneto. Presenti tra gli interventi inoltre, esponenti di società scientifiche e delle associazioni di donatori come Aldo Ozino Caligaris (presidente Fidas), Pierluigi Berti (presidente del SIMTI – Società Italiana Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), Simona Carli (direttrice del Centro Regionale Sangue Toscana), Sergio Ballestracci (presidente Fratres) e naturalmente Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro Nazionale Sangue).

Da loro avremmo potuto conoscere con esattezza quanto l’Italia sia vicina ad abbracciare gli standard europei al mese di giugno 2017, con tutti gli eventuali punti di forza e criticità.

Peccato. Contiamo tuttavia di poterlo fare subito dopo l’estate, alla prossima occasione di confronto.

 

Avis elegge il nuovo presidente nazionale. Domenica di voti e di passione per il sostituto di Saturni

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Trascorso il World Blood Donor Day, un altro evento importante sta per riguardare il mondo dei donatori volontari di sangue: domenica 18 giugno sarà annunciato il nuovo presidente di Avis Nazionale, dopo i due mandati di una figura molto apprezzata e stimata come Vincenzo Saturni.

Come abbiamo scritto su Buonsangue il 17 maggio http://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-2017-milano-cambio-leadership/, sono due i candidati favoriti per aggiudicarsi la nuova leadership: Alberto Argentoni, attuale vice presidente vicario nazionale e direttore sanitario dell’Avis provinciale di Venezia, e Domenico Alfonzo, attuale segretario generale nazionale e presidente dell’Avis regionale Sicilia.

Tuttavia non sono da escludere sorprese dell’ultimo minuto, giacché con il principio democratico basato su voti del consiglio, basta poco a far cambiare gli scenari. Ecco perché, ad esempio, qualche novità potrebbe sopraggiungere con qualche candidato dalla Lombardia, la regione in cui Avis è nata e si è sviluppata nel corso di 90 anni di storia e che vanta il maggior numero di associati e quindi di consiglieri.

Al successore di Saturni il compito di affrontare le sfide di Avis per il futuro, di assoluta centralità per il sistema trasfusionale italiano: missioni come aiutare il ricambio generazionale, promuovere e studiare il rapporto tra donazione e cittadini migranti, rimpinguare la già cospicua base di donatori periodici e accompagnare la riforma del terzo settore.

Ruoli e compiti che Avis cerca di svolgere al meglio da quasi un secolo, come testimonia un video promozionale sulla storia avisina assolutamente da non perdere:

A partire da domenica 18 giugno, il nuovo presidente avrà il delicato ruolo di portare Avis a un passo dal proprio centenario.

World Blood Donor Day 2017: il sistema trasfusionale a raccolta a Roma, i momenti chiave

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14 giugno 2017, in tutto il mondo si celebra il World Blood Donor Day, la giornata mondiale dei donatori. In Italia l’evento centrale è a Roma: all’auditorium del ministero della Salute, tutti gli attori del sistema trasfusionale italiano si sono ritrovati per confrontarsi sul futuro di una macchina oliata e poderosa, che funziona bene e che, come abbiamo spesso scritto su Buonsangue, si appresta a vivere un futuro complesso e ricco di sfide, alla luce dei molti cambiamenti della società contemporanea (invecchiamento della popolazione), e della sempre crescente richiesta di emoderivati a livello globale.

L’importante, va sottolineato, è che giornate come queste, ovunque si celebrino, non si limitino a essere passerelle istituzionali, ma siano realmente fondative per la costruzione di politiche concrete, fattive, che coinvolgano tutte le parti interessate a collaborare verso obiettivi condivisi, che sono, va ribadito, autosufficienza ematica nazionale e raggiungimento dei massimi standard in fatto di sicurezza e qualità in tutti i passaggi della filiera, dalla raccolta di ciascuna unità di sangue alla produzione dei farmaci.

In questa chiave, le sensazioni odierne sono state positive: due i principali focus operativi: 1) il rapporto tra associazioni di volontariato e scuola, per diffondere la cultura del dono tra i giovani in età scolastica, in modo da assicurare il ricambio generazionale e preparare donatori a un percorso di consapevolezza e di continuità nella donazione gratuita, anonima, volontaria e organizzata; e 2) la congiuntura tra donazione e sport, in quanto universi propedeutici in fatto di stili di vita all’insegna di salute e longevità, con la possibilità di stringere un sempre più intenso sodalizio tra i valori del dono i e campioni più amati dai giovani, i migliori e più efficaci testimonial per invogliare le nuove generazioni a condividere il vissuto emozionale della donazione.

Molta attesa in sala, dunque, per l’intervento del ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, non sempre lineare nel suo rapporto con gli attori del sistema trasfusionale, collaborativa per la maggior parte del tempo salvo poi lanciarsi in uscite discutibili (ma qui ci sarebbe rivedere lo staff spesso inadeguato anche sulle campagne pubblicitarie) come quella di aprile http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/ quando con una sola frase la Lorenzin ha rischiato seriamente di cancellare 14 anni di assoluta sicurezza delle trasfusioni. Incidenti di percorso. La ministra ovviamente non ci è più tornata sopra e non ha intenzione di farlo. Dopotutto nella giornata mondiale del donatore la Lorenzin è la padrona di casa, e quella tempesta è ormai alle spalle: “L’Italia è un paese di straordinaria generosità, che ha un patrimonio etico che va salvaguardato. Abbiamo mandato 800 mila kg di plasma alla lavorazione, sono moltissimi. Dobbiamo salvaguardare le peculiarità italiana: a volte ci vengono proposti modelli esteri che vogliono remunerare la donazione e ci fanno perdere di vista il fatto che il nostro corpo non è un bene generico ma il bene. In quest’ottica i donatori sono importantissimi perché sono i depositari di tale cultura. L’invecchiamento della popolazione comporta aumenti della necessità di sangue, mentre d’altra parte i donatori storici invecchiano e non possono più donare. Ma c’è una buona notizia. Anche se diminuisce il numero dei donatori non diminuisce il sangue, perché i donatori periodici donano di più. Bisogna però puntare sui giovani, per costruire un modello culturale basato sugli stili di vita e su un principio di regole di convivenza. Cos’è il vaccino se non uno strumento di convivenza pubblica nel nome della salute pubblica? Esistono però delle criticità, e riguardano le differenze che possono esistere a livello organizzativo e burocratico nei rapporti tra le regioni. Le differenze non aiutano il sistema che deve essere più omogeneo. Com’è possibile che si possa arrivare a buttare del sangue perché è scaduto? Bisogna lavorare su questo e avere maggiore attenzione per continuare a garantire le 8000 trasfusioni al giorno di sangue gratuito che vengono effettuate nel nostro paese. Il mio impegno nei prossimi mesi sarà quello di aiutare il sistema a migliorare sotto questo aspetto. Lo dobbiamo al milione e 700 mila donatori che ogni anno in Italia consentono al sistema di funzionare”.

Migliorie organizzative dunque, e abbattimento della burocrazia come esigenze immediate per un miglioramento sistematico. Un assist immediatamente raccolto da Giancarlo Maria Liumbruno (Presidente del Centro Nazionale Sangue), che in linea con la Lorenzin ha ribadito luci e ombre del sistema sangue dal suo punto di vista: “In Italia la medicina trasfusionale fa parte dei livelli essenziali di assistenza, e ciò è molto importante, così com’è molto importante ricordare che l’Italia è un paese autosufficiente che ha raggiunto ottimi livelli di appropriatezza e grandi risultati in termini di sicurezza del sistema, grazie a una rete capillare, istituzionale e associativa, che gestisce il sistema da vena a vena, cosa che in altri paesi non è garantita. Abbiamo quasi 1 milione e 700 mila donatori periodici con oltre 3 milioni di donazioni, di cui 459 mila in aferesi, per quasi 3 milioni di emocomponenti trasfusi all’anno, ovvero oltre 8200 al giorno. Numeri importanti. Dal 2012 abbiamo in atto il Patient blood management che accresce l’appropriatezza nell’uso della risorsa e nel trattamento dei pazienti, secondo la logica dell’only one, ovvero la monitorizzazione di ogni singola trasfusione. In Italia oggi servono soprattutto donazioni di plasma, e serve crescente collaborazione tra il livello politico e quello tecnico per evitare gli sprechi. Le donazioni devono essere pianificate e organizzate, perché ciò consente di superare le crisi e l’emotività. Una bella novità in tal senso sarà il servizio PlasmaItalia on-line, che sarà attivato prestissimo e in cui spiegheremo tutto ciò che riguarda la donazione del plasma. Altra iniziativa sarà GeoBlood, un servizio che servirà al cittadino per sapere sempre dove poter donare nel luogo più vicino a lui. Sul piano della sicurezza ancora c’è cattiva informazione, ma oggi i rischi di una trasfusione sono prossimi allo 0, e questo è stato possibile soprattutto grazie alla riduzione del periodo finestra (il periodo in cui il sangue può essere infetto senza che siano rintracciati i virus, n.d.r.). Sono ottimi risultati che andranno confermati”.

Assenti, un po’ a sorpresa, gli ospiti Vito de Filippo, sottosegretario di stato del MIUR, che da lontano ha ribadito la sua disponibilità a collaborare per portare la cultura del dono nelle scuole, e Giovanni Malagò, presidente del CONI: eppure, largo e importante è stato lo spazio dedicato allo sport, con le testimonianze di Beatrice Becattini, campionessa italiana di Ju-Jitsu brasiliano, molto legata alla sua attività di volontariato per motivi biografici (ha contributo con la terapia trasfusionale ad aiutare suo nonno malato) e arricchita dalla cultura del dono anche nel proprio percorso agonistico di successo: “Lo sportivo trova subito il senso della donazione perché è abituato a mettersi a disposizione per gli altri – ha detto – per i compagni di squadra, e perché sanno che bisogna assumersi delle responsabilità”.

Anche Jacopo Massari, campione nazionale della pallavolo, ha ribadito l’importanza della sinergia tra valori del dono e quelli dello sport: “Avevo molti problemi da ragazzo, che lo sport ha contributo a risolvere. Su questo aspetto bisogna investire, perché c’è bisogno di donare sangue senza tornaconto ma solo per amor proprio. Lo sport insegna a fare sacrifici e credo che dobbiamo insistere sull’unione tra sport, scuola e associazioni di volontariato, per far comprendere a tutti che fare del bene senza aspettarsi niente in cambio è la strada giusta”.

Nella seconda parte della mattinata spazio ai rappresentati delle associazioni, riuniti sotto l’egida della CIVIS Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue). Introdotto da Sergio Ballestracci (Presidente Fratres nazionale) che ha ringraziato simbolicamente la figura del donatore anonimo, Vincenzo Saturni (Presidente Avis Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla relazione tra sangue e mondo del lavoro, e poi sulla questione degli sprechi e su alcuni aspetti sistematici: “I giovani spesso vogliono donare, ma esistono alcuni fattori come la precarietà che rendono difficoltosa la continuità del dono. Dobbiamo lavorare allora per fare in modo che sia facilitata la donazione. Fondamentale poi evitare gli sprechi di plasma. Infine due parole sul piano nazionale vaccini, in cui i donatori son stati trattati in modo anomalo finendo tra le categorie a rischio, e sulla legge di riordino del terzo settore, nel quale, l’ho detto in ogni sede e lo ripeto oggi, non ci dovrà essere l’apertura al profit per ciò che riguarda l’impresa sociale”.

Nella staffetta, spazio poi alle parole del vice-presidente della Croce Rossa Gabriele Bellocchi: “Sta cambiando la società e sta cambiando il lavoro, ma è anche vero che a fronte di questo noi dobbiamo reinventarci e riformulare le strategie di coinvolgimento. I giovani sono velocissimi, noi siamo in grado di andare alla loro velocità e di rispondere alle loro esigenze? Lavorare sulla cultura del dono è la chiave: la stiamo perdendo, io sono un insegnante e penso al bullismo, che si verifica perché manca la percezione dell’altro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Fidas nazionale Aldo Ozino Caligaris: “Solo condividendo la cultura del dono noi possiamo dare un messaggio forte sui valori peculiari del sistema italiano. Dobbiamo parlare la lingua del donatore e mettere in sintonia tutte le parti in causa, con messaggi di comunicazione nuovi che ci consentano di guardare il passato, per vivere con responsabilità il presente e pensare il futuro. C’è un grande fermento nella riforma del terzo settore che viene visto come una risorsa per il paese perché produce posti di lavoro. Noi vogliamo restare protagonisti e fare da guida, grazie alla collaborazione tra associazioni, professionisti e istituzioni per un altissimo standard in ciascuna trasfusione. Oggi è una giornata da vivere nell’ambito della sinergia, senza divisione e senza bandiera. Colgo allora l’occasione per ringraziare Vincenzo Saturni che tra soli 3 giorni conclude il suo mandato a presidente Avis, e che in questo tempo ci ha insegnato molto sul piano dello spirito e della capacità di diffondere tutto ciò che è dono, volontariato e organizzazione associata”.

Nel finale spazio alle testimonianze di chi ha beneficiato del dono del sangue, per una carrellata piuttosto emozionante che ha dato vita a momenti di commozione tangibile tra tutti i presenti, a testimonianza di una verità difficilmente contestabile: pulsa un enorme sostrato emotivo dietro il gesto del dono, dal valore impagabile. È emerso vivido il legame invisibile tra donatori e pazienti, che grazie al dono, ai volontari, ai trapianti e alla medicina trasfusionale hanno potuto curarsi da malattie come la talassemia.

Per tutti i presenti, un’occasione buona per toccare con mano quanto la capacità di mettersi a disposizione per gli altri e di praticare generosità vada oltre qualsiasi retorica per diffondere nella società benefici concreti in grado di cambiare le vite di molti. Un vissuto da tenere bene a mente a tutti i livelli della filiera sangue, dai centri decisionali fino alle strutture di raccolta, passando per chi fa informazione.

Il World Blood Donor Day 2017: principi fondamentali ed eventi nel mondo

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È in corso una vera e propria mobilitazione internazionale per il World Blood Donor Day 2017. Il passaggio di consegne tra l’Olanda, paese “ambasciatore” nel 2016, e il Vietnam, che ospiterà l’evento principale con tutti i paesi che fanno parte della WHO (World Health Organization), si terrà ad Hanoi il 14 giugno, dopo che, a partire dal 2004 in Sudafrica il testimone per il ruolo di anfitrione è passato anno dopo anno da Africa, Asia, America, Europa ed Oceania: https://es.wikipedia.org/wiki/D%C3%ADa_Mundial_del_Donante_de_Sangre.

Lo scopo del World Blood Donor Day è quello di trasmettere in tutto il pianeta l’idea che la gestione di un bene decisivo come il sangue deve essere organizzata secondo valori condivisi e sinergie internazionali, con la massima collaborazione possibile per ottenere risultati sempre migliori in fatto di sicurezza e senso di responsabilità nelle modalità di raccolta.

I miglioramenti possibili in questo senso sono notevoli: da una ricerca della WHO eseguita nel 2013 scopriamo infatti che di 112 milioni e mezzo di donazioni annue nel mondo, circa la metà avvengono nei paesi ad alto reddito, quelli in cui vive il 19% della popolazione mondiale. Scopriamo inoltre che solo in 51 dei 180 paesi dichiaranti si producono medicinali derivati dal plasma (PDMP) attraverso il frazionamento del plasma raccolto internamente, mentre 96 paesi hanno riferito che tutti i PDMP sono importati, 17 paesi hanno dichiarato che non sono stati utilizzati PDMP nel periodo di riferimento, e 16 paesi non hanno risposto alla domanda. Un quadro certamente migliorabile. Infine, altro dato che la WHO ritiene di dover migliorare nei prossimi anni, riguarda la gratuità della raccolta, giacché solo in 57 paesi la raccolta di sangue avviene per il 100% attraverso donatori volontari e non retribuiti.

I valori fondativi alla base di questo giorno sono quelli che emergono spesso su Buonsangue, come si può leggere sul sito della stessa WHO http://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2017/event/en/: massima considerazione dell’asset strategico dell’autosufficienza ematica, cultura del dono come valore comunitario, gestione organizzata delle emergenze e visione nel lungo periodo nel prevedere le trasformazioni sociali (Fig.1)

WHO Giornata Mondiale Blood Donor 14 giugno 2017
Fig.1

Per raggiungere tali finalità, come abbiamo visto nei giorni scorsi percorrendo tutta l’Italia http://www.buonsangue.net/eventi/14-giugno-2017-sara-world-blood-donor-day/, sono moltissime le celebrazioni in ogni angolo del mondo.

Iniziamo dall’Europa: in Belgio, proprio per festeggiare la ricorrenza, dal 6 al 17 giugno moltissime strutture trasfusionali in tutto il paese potranno contare su un’apertura continuativa dalle 10 alle 17 http://www.dondesang.be/fr/news/ouverture-exceptionnelle-le-samedi-17-juin-de-10h00-17h00.

In Francia, annunciata una grande campagna mediatica a cura dell’EFS (Etablissment Francais du Sang), che riguarderà tutti i principali media e marchi nazionali: si tratta dell’operazione intitolata #MissingType attraverso cui brand, istituzioni e aziende più importanti dovranno ritirare dal proprio marchio le lettere A, B e O, simboleggiando così l’esistenza di un gruppo sanguigno mancante https://dondesang.efs.sante.fr/certaines-lettres-ont-plus-de-pouvoir-faites-les-disparaitre e mostrando così come il sangue sia indispensabile per la vita umana come le lettere lo sono per le parole.

In Germania, attraverso un comunicato stampa, le più alte istituzioni nazionali a partire dal ministero della Salute, invitano la popolazione tedesca a donare il sangue con generosità, anche in virtù dei risultati dell’ultimo studio sui numeri della donazione in tutto territorio nazionale che ha mostrato, tra gli altri, un dato eccezionalmente negativo: soltanto il 35% di giovani tra i 18 e i 25 anni è andato a donare almeno una volta http://www.bzga.de/presse/pressemitteilungen/?nummer=1066.

In Ungheria, nel weekend appena trascorso, eventi e pacchetti ricchi di vantaggi in fatto di controlli medici per i donatori studiati nelle maggiori città come Budapest, Debrecen e Gyor: http://www.ovsz.hu/ver/induljon-nyar-vital-veradassal.

Moltissime le iniziative in Spagna, tra cui raccolte speciali per i giovani a Madrid http://ecodiario.eleconomista.es/sociedad/noticias/8422115/06/17/El-centro-de-trasfusiones-llama-a-los-jovenes-a-donar-sangre-y-salvar-3-vidas-ante-el-dia-mundial-del-donante-de-sangre.html, e una settimana intensissima di feste ed eventi pro-donazione alle isole Baleari, a Ibiza, Mallorca e Minorca:  http://www.donasang.org/es_noticies/226/intensa-semana-de-donacion-de-sangre-en-ibiza.

Grande la risposta in tutti gli Stati Uniti: in Texas http://www.kxxv.com/story/35620726/geap-of-waco-to-celebrate-world-blood-donor-day-with-blood-drive raccolte di sangue, eventi, concerti e attività informative e formative; in Michigan collaborazione tra Michigan Blood e Nexcare Bendages per raccolte speciali nei centri trasfusionali locali http://fox17online.com/2017/06/08/june-14th-is-world-blood-donor-day-heres-where-you-can-donate/, e anche in Ohio, a Dayton, la comunità di donatori locali parteciperà alle celebrazioni mondiali con donazioni speciali e promozione della cultura del dono http://www.whio.com/news/local/cbc-celebrates-world-blood-donor-day-next-week/rWp2z5suK2DL3NhGtnepnJ/.

Raccolte speciali di sangue a Springfield (Massachusetts): http://www.masslive.com/living/index.ssf/2017/06/medical_notes_june_5_2017.html.

Il South African National Blood Service http://www.sanbs.org.za/, sulla pagina Facebook dell’istituto, https://www.facebook.com/SANBS/ è invece già attivo, e chiede a tutti i donatori del mese di giugno di inviare le proprie foto e raccontare le proprie storie, nello spirito della condivisione delle esperienze.

In Pakistan la situazione del dono del sangue è tutt’altro che rosea: il sistema è legato per il 90% al dono occasionale dei familiari di chi ha bisogno, e la cultura del dono fatica a diventare un valore condiviso, così come accade nella maggior parte dei paesi a basso reddito. Il senso di una celebrazione mondiale voluta da un’organizzazione autorevole come la World Health Organization è proprio linfa verso una maggiore mobilitazione in paesi dal quadro sociale ancora più sfilacciato che in occidente: così, a Islamabad l’apertura di un centro trasfusionale di grandi dimensioni dovrebbe coincidere proprio con il 14 giugno:  https://www.pakistantoday.com.pk/2017/06/10/only-10-pakistani-donate-blood-voluntarily/.

In Thailandia, impegno per la Croce Rossa Internazionale con eventi, conferenze e donazioni in tutti maggiori centri trasfusionali del paese e t-shirt commemorative in regalo per i primi 100 donatori in ogni città http://lampang.prdnorth.in.th/ct/news/viewnews.php?ID=170609130754.

A Singapore, la Croce Rossa locale premierà alcuni donatori e contestualmente chiede un maggior numero di donazioni nei giorni che precedono e seguiranno la giornata mondiale: https://www.redcross.sg/give-blood/world-blood-donor-day-2017.html.

Passiamo al Sud America. In Bolivia, http://embajadamundialdeactivistasporlapaz.com/es/prensa/videos/dia-mundial-del-donante-de-sangre-2017, gli attivisti di La Paz hanno realizzato uno spot video che riprende i temi centrale della campagna  mediatica ufficiale della World Health Organization , ovvero la necessità di sangue che esplode in occasione degli incidenti imprevisti quando invece sarebbe decisivo donare ogni giorno. Il giornale El Dia, sottolinea invece, promuovendo i valori fondativi della giornata mondiale del donatore, come nel continente solo Brasile, Colombia e Argentina possono vantare una vera e propria cultura del volontariato: http://eldia.com.do/la-donacion-de-sangre-es-un-acto-de-generosidad/.

Concludiamo con Cuba, dove per il 14 giugno, tra gli eventi, sono previste numerose azioni di reclutamento di donatori di nuova generazione, specie nella provincia di Camaguey che da sempre si distingue per l’alto numero di donazioni: http://www.cadenagramonte.cu/english/show/articles/26395:activities-in-camaguey-for-world-blood-donor-day.

 

 

 

 

 

Il 14 giugno 2017 sarà il World Blood Donor Day: ecco tutti gli eventi in Italia

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Un grande evento a Roma il 14 giugno, organizzato dal ministero della Salute e arricchito dalla presenza di tutte le associazioni di volontariato che formano il sistema sangue: l’incontro “Il Sistema sangue nazionale: un’eccellenza italiana” sarà il momento clou in Italia per festeggiare il World Blood Donor Day 2017 http://www.buonsangue.net/eventi/il-14-giugno-giornata-mondiale-del-donatore/.

All’Auditorium del ministero, in viale Ribotta 5, è previsto anche l’intervento d’apertura del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che avrà modo, così, di superare definitivamente l’incidente dello scorso 11 aprile, quando con una sola frase infelice rischiò di cancellare gli ultimi 14 anni di donazioni volontarie trascorsi in Italia senza infezioni contratte per via trasfusionale: http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/.

Il programma giornaliero proseguirà con grande ricchezza di temi con l’intervento di Giancarlo Maria Liumbruno, presidente del Centro nazionale sangue, che spiegherà quali sono le peculiarità del sistema sangue italiano, quali le eccellenze e verosimilmente quali dovranno e potranno essere gli obiettivi di sistema nel prossimo quinquennio, anche alla luce del calo dei donatori di cui abbiamo parlato qualche giorno fa: http://www.buonsangue.net/dono/calo-delle-donazioni/.

Spazio poi alle commistioni con due universi vicini per natura all’universo sangue, giovani e sport: alle 11 è previsto l’intervento del sottosegretario di stato del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Vito De Filippo che parlerà di come portare la cultura del dono nella scuola e nell’università, per avvicinare le nuove generazioni ai centri trasfusionali e innescare il necessario ricambio; mentre a seguire ci sarà il presidente del Coni, Giovanni Malagò, per discutere di sport e donazione, giacché proprio i campioni dello sport nazionale, a partire dagli olimpionici fino al celebratissimo mondo del calcio, appaiono tra i testimonial più efficaci per diffondere il più possibile l’idea che il dono del sangue, perché il sangue è un bene che può servire a tutti in qualsiasi momento, importante come cibo, acqua e ossigeno.

Il finale di giornata sarà invece dedicato alle esperienze sul campo, prima con le parole di ciascun presidente associativo nazionale di Avis, Fidas e Fratres, poi con testimonianze dirette di donatori e pazienti.

E nel resto d’Italia? Il World Blood Donor Day non si celebrerà soltanto a Roma in modo istituzionale, e anzi, moltissime iniziative sono previste in tutta Italia, da nord a sud.

Ecco le principali: la Brianza sarà disseminata di gazebi e punti informazione utili per aumentare il livello di consapevolezza del pubblico sulla donazione del sangue https://www.mbnews.it/2017/06/giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue-dona-ora-e-dona-spesso-avis-coinvolgera-di-piu-giovani-monza-brianza-informazioni-nova-milanese-brugherio/; sempre in Lombardia, a Caronno, in provincia di Varese, spazio a una fiaccolata celebrativa http://www.varesenews.it/2017/06/accendi-la-fiamma-della-solidarieta/627752/, mentre a Magenta (Milano) e Costa Masnaga sarà la musica https://www.ticinonotizie.it/56662-2/ a nobilitare gli intenti celebrativi delle Avis locali http://www.lecconotizie.com/notizie-brevi/rock-n-blood-il-18-giugno-levento-dellavis-a-costa-masnaga-387580/.

In Piemonte, a Busca, in provincia di Cuneo, tutto anticipato a domenica 11 giugno, con iniziative per coinvolgere i giovani: http://www.targatocn.it/2017/05/31/leggi-notizia/argomenti/saluzzese/articolo/a-busca-la-festa-provinciale-del-donatore-di-sangue.html;

Passiamo all’Emilia Romagna: a Ferrara, il dono del sangue diventa il tema della serata del 14 giugno durante il Centro Street festival, nota rassegna cittadina dedicata all’arte e alla fotografia http://lanuovaferrara.gelocal.it/tempo-libero/arte-e-fotografia/evento/cento_street_festival_2017-165881.html, mentre a Piacenza grande concerto Gospel organizzato da Avis http://www.ilpiacenza.it/eventi/concerto-placentia-gospel-choir-avis-piazza-cavalli-16-giugno-2017.html.

In Puglia, a Lucera, triangolare calcistico per aggiudicarsi l’Avis Cup: http://www.foggiatoday.it/eventi/avis-cup-triangolare-calcio-lucera-giornata-mondiale-donatore-sangue.html, mentre a Foggia concerto della Musicomio Band a tema donazione, intitolato “Lasciatemi donare”, vero momento clou della festa del donatore che andrà in scena per l’intera giornata con altre attrazioni tra cui la clownterapia http://www.teleradioerre.it/foggia/106503/Lasciatemi-donare-Musicomio-band-testimonial-per-Avis-Foggia.

 Il World Blood Donor Day 2017 non sarà soltanto feste, promozione e concerti ma anche raccolte speciali: a Roma, sinergia inedita tra il quotidiano Il Messaggero e le forze di Polizia, con un’autoemoteca che sosterà dalle 8 alle 11 del mattino davanti la sede del giornale in via del Tritone, allo scopo di attutire la carenza sangue che attanaglia il Lazio e non solo nelle ultime settimane:  http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/emergenza_sangue_il_14_giugno_donazioni_messaggero_volontari_polizia-2488098.html; autoemoteca attiva per una raccolta speciale anche ad Andria (Bari) https://www.andriaviva.it/notizie/14-giugno-avis-giornata-mondiale-del-donatore/, con sconti speciali per chi donerà in molti esercizi commerciali cittadini. A Imperia, in Liguria, apertura speciale per tutto il giorno del centro trasfusionale locale http://www.imperiapost.it/254852/imperia-mercoledi-14-giugno-la-giornata-internazionale-della-donazione-di-sangue-la-fidas-in-festa-il-programma. Infine, la Toscana: a Nottola e Campostaggia, in provincia di Siena, aperture speciali per i centri trasfusionali locali http://www.sienafree.it/salute-e-benessere/257-salute/90619-nottola-e-campostaggia-in-prima-linea-per-le-donazioni-di-sangue: anche in Toscana, infatti, così come si può monitorare costantemente sul sito del Meteo del sangue https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/, non è ancora rientrata del tutto l’emergenza per il gruppo 0+ e 0-, così come per A+ B+ e AB-.

 

 

Convegno Avis a Roma, Vincenzo Saturni presidente Avis Nazionale: “Far entrare le società profit nell’ambito della raccolta del sangue sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.

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È stato molto denso e pieno di spunti il convegno organizzato da Avis il 7 giugno 2017 e intitolato “Scenari futuri di Avis nella società e nel mondo del lavoro”. I lavori si sono svolti alla sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, e gli ospiti in sala si sono espressi su questioni salienti per il presente e il futuro del sistema sangue italiano.

Vincenzo Saturni, il presidente uscente di Avis Nazionale, ha esordito indicando gli scopi delle ricerche commissionate da Avis al CNR e presentate nel corso della mattinata: “Volevamo riflettere per avere un visione a lungo termine sul futuro della nostra associazione, e tra le varie proposte d’indagine del Consiglio Nazionale delle ricerche, abbiamo individuato due temi per noi più centrali: In primo luogo il rapporto tra Avis e il mondo del lavoro, che nel tempo è cambiato, perché prima esistevano grandi complessi industriali ed era più facile avvicinare agglomerati di lavoratori e coinvolgerli nella donazione. Il cambio del mondo del lavoro così com’è evoluto ha invece modificato le cose: i nuovi contratti non sempre permettono la donazione, e molti lavoratori hanno un po’ paura di forzare le situazioni. Anche le strutture trasfusionali non sempre si sono adattate alle loro esigenze, cosa che invece abbiamo provato a fare noi. Poi, l’altro aspetto interessante, in linea con il nostro lavoro di ricerca storica, è stato indagare la donazione di sangue come prassi sociale. Come modo di essere e modo di vivere, per capire gli scenari da qui al 2027, anno in cui si celebrerà il centenario di Avis. Nel futuro ci sono aspetti da non sottovalutare come l’aumento medio dell’età media della popolazione, che potrebbe far aumentare il bisogno di globuli rossi e ridurre contestualmente il numero dei donatori giovani. Sfide impegnative da fronteggiare, per cui speriamo che queste ricerche possano aiutare”.

Fulmineo l’intervento di Corrado Bonifazi, il Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione, che prima di lasciare spazio al dibattito sulle ricerche ha sottolineato un punto chiave destinato a ritornare nel corso degli interventi successivi: “In un mondo in cui domina l’economicismo – ha detto – ringrazio Avis che ci ha dato la possibilità di approfondire un mondo che si basa su altri criteri”.

Spazio quindi alla fase più tecnica. Il ricercatore CNR Antonio Tintori si è occupato di studiare il tema “Avis nella prassi sociale”. Per Tintori “ricercare uno scenario futuro significa potenziare Avis e rendere più efficace le sue azioni. Il vissuto dell’uomo si basa sulla costruzione sociale e non una diretta emanazione del presente”. A tale scopo sono stati consultati 16 esperti attraverso delle interviste anonime. I tre ambiti di indagine sono stati: area 1) comunicazione della cultura del dono; area 2) benessere e integrazione sociale; area 3) governance e lobbying di Avis. Per ciascuna delle aree sono stati individuati alcuni obiettivi centrali di sistema, tra cui promuovere il dono nelle scuole, incentivare i giovani, coinvolgere gli studenti universitari, accrescere di nuovo il numero di donatori tra la popolazione che lavora, promuovere la donazione come fattore d’integrazione sociale, rafforzare il legame tra dono e salute pubblica, sostenere la donazione come base per stili di vita positivi e far conoscere le differenze tra le diverse tipologie di donazione. Altrettanto importante, tuttavia, per Avis, sarà aumentare l’efficacia della rete, sia interagendo con le strutture non sanitarie sia crescendo in ambito europeo, migliorando e innovando la comunicazione, e naturalmente stringendo collaborazioni con gli attori del sistema sanitario.

Come farlo? Ampio il ventaglio delle soluzioni. Azioni chiave per il raggiungimento degli obiettivi saranno la formazione del personale docente delle scuole sulla cultura del dono, facilitare l’accesso al dono per i lavoratori, collaborare con la Protezione Civile, valorizzare i valori fondativi della cultura del dono come gratuità e solidarietà, e infine potenziare e conformare la comunicazione sui social network e realizzare campagne informative efficaci, attraverso spot televisivi e campagne di sensibilizzazione.

Di un ambito ancora più specifico come il rapporto tra Avis e mondo del lavoro si è occupato invece Mattia Vitiello, anche lui ricercatore CNR: “Avis è una realtà in eterno movimento – ha esordito – e allora il metodo migliore non è quello di fare una fotografia statica. Ecco perché nelle interviste si è provato a fare una biografia della nazione. C’è stato spazio per la narrazione, ovvero ciò che costruisce identità e memoria storica”. Dalla sua ricerca è emerso che la giornata di assenza al lavoro per la donazione è uno strumento utilizzato molto poco; la maggior parte degli avisini preferiscono donare nel giorno di ferie, a testimonianza che a muovere i donatori non sono motivazioni utilitariste, ma semmai i valori fondativi di solidarietà e aiuto reciproco che poi sono quelli fondamentali per una società civile che funziona. Sfida centrale da affrontare nel futuro è e resterà nei prossimi anni sarà il problema generazionale: sarà necessario trovare leader carismatici e nuovi dirigenti che potranno assicurare la continuità con il presente.

Molto ricco di temi trasversali lo spazio dedicato ai relatori illustri. Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna, ha indicato qual è secondo lui il punto chiave su cui Avis dovrà migliorare, ovvero la diffusione della cultura del dono: “La crescita dell’età media della popolazione è un problema serio. Il rischio è quello di andare verso il modello americano, cioè con la donazione a pagamento. Gli americani mi dicono che prima o poi sarà inevitabile, e banalmente sostengono l’assunto che con il pagamento il numero dei donatori aumenta. Ecco perché l’efficienza, per una associazione come Avis non dev’essere il fine ma il mezzo. Platone usa una metafora “il raccolto sarà abbondane se i due cavalli traineranno l’aratro alla stessa velocità”. Questo significa che l’efficienza, nel volontariato, è diffondere la cultura del dono, che è stata espulsa dalla società negli ultimi anni, nella convinzione che legge e contratti fossero sufficienti a garantire la vita pubblica. Ma solo uno sciocco può pensare che una società possa fare a meno della cultura e quindi azzerarla. Il volontariato deve diffondere la cultura del dono, e non della donazione, perché il dono è più potente. La donazione è un regalo materiale, il dono stabilisce un rapporto interpersonale. Di troppa efficienza si muore. L’efficienza, lo ripeto, è un mezzo e non un fine. Passando alla parte propositiva, credo sia necessario che le associazioni prendano accordi con il ministero dell’istruzione per portare il dono nelle scuole e nelle università, e che Avis e la donazione rientrino in un discorso di welfare aziendale. Parlare col mondo dell’impresa avrebbe un impatto notevolissimo. Infine, bisognerebbe curare di più il rapporto con il donatore, non quello formale, ma sul piano culturale. Vanno coltivati. L’organizzazione deve valorizzare il principio di reciprocità, che è dare senza perdere e prendere senza togliere”.

Sul rapporto tra situazione italiana e sensibilità europea si è invece soffermata invece Emilia Grazia De Biasi, senatrice PD e Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato: “È importante far fruttare questa ricerca. Nella sfera del dono c’è qualche zona di ambiguità nella riforma del terzo settore, perché la cultura del dono, non solo del sangue, rischia di essere travolta dal numero di soggetti che potranno sostituirsi. C’è un problema di battaglia europea rispetto alla gratuità della donazione. L’industria produce farmaci. È un punto molto inquietante, e in Europa non c’è grande attenzione. La battaglia si sposterà sui fattori economici, il costo dei farmaci, la formulazione de bandi, la regola del massimo ribasso. Avis, avrà allora il ruolo di apripista su questi temi in Europa, portando l’idea del dono gratuito. L’etica del dono e quindi la comunicazione deve avvenire su vari livelli. Io vedo in primo luogo il rischio dell’ignoranza. Si sa retoricamente che la donazione è importante ma bisogna fare di più: per esempio bisogna far sapere tutti i benefici che una donazione può portare. Vedo poi anche lo stigma. Per esempio, sul discorso degli stranieri bisogna lavorare ancora molto, perché non tutti sono d’accordo sul fatto che arrivino gli immigrati e donino il sangue. Io credo che ci sia una stortura nel nostro paese, non solo un problema di generazione invecchiata al comando. Bisogna cambiare le modalità di reclutamento elle classi dirigenti. Andando avanti così creiamo un paese disperso con un’idea di potere errata. Bisogna far crescere il fiume e avere generazioni che comunichino l’una con l’altra. La nostra società è a rischio ma ha anche enormi potenzialità”.

Proprio al rapporto tra Interessi economici e necessità sistematiche di mantenere la gratuità è dedicata allora la chiusura molto forte di Vincenzo Saturni: “Uno dei primi tentativi di Juncker (Presidente della Commissione Europea, n.d.r.) è stato quello d spostare la plasmaderivazione sotto la commissione industria e non sotto la sanità. È importantissimo che resti sotto la sanità e no di Avis siamo stati tra i primi a sensibilizzare gli europarlamentari a evitare che lo spostamento accadesse. Inoltre abbiamo inserito il pittogramma che consente di capire da dove viene il plasma utilizzato per i farmaci. La preoccupazione nostra in vista del decreto del terzo settore è che alle 23.59 di un 31 dicembre qualsiasi si aggiunga alla legge 219, che stabilisce che la raccolta del sangue è e deve essere organizzata da imprese no profit, una stringa che ammette anche le imprese profit. Su questo la senatrice Di Biasi è sempre molto sensibile. È importante capire che una cosa del genere sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.  

Il 14 giugno Giornata Mondiale del donatore. Alla scoperta di una campagna mediatica che fa discutere

Si avvicina il World Blood Donor Day 2017, che cadrà il 14 giugno. Su Buonsangue, nei prossimi giorni, proveremo a raccontarvi le iniziative speciali che saranno organizzate in Italia e all’estero in occasione di una ricorrenza importantissima per tutto il mondo dei donatori e non solo.

Sul sito della World Health Organization http://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2017/en/ è già stata lanciata la campagna mediatica per l’anno in corso, eccola qui:

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La campagna WBDD 2017

Quattro immagini: nell’ordine, con un protagonista raffigurante l’area asiatica, poi quella africana, quella euroamericana e infine quella mediterranea. Tutti tengono in mano una goccia di sangue. Alle loro spalle, quattro sfondi diversi che rappresentano scenari disastrati e d’emergenza: il salvataggio di un bambino, una presunta esplosione con una ragazza ferita, un’evacuazione in città e un disastro ferroviario. In alto, prima bianco poi rosso sangue il claim, che dice: “Non aspettare fino a che i disastri colpiscono. Cosa puoi fare? Dona sangue. Dona ora. Dona spesso”.

 Sorprende un po’, in controtendenza con la campagna molto rassicurante dello scorso anno, la scelta dell’Organizzazione mondiale della Sanità di affidarsi a ciò che nel gergo pubblicitario si chiama shockvertising https://it.wikipedia.org/wiki/Shockvertising, ovvero un messaggio basato su immagini forti che puntano a suscitare nel pubblico emozioni pregnanti come ansia e paura, molle che poi dovrebbero ispirare e motivare l’azione riparatoria.

Una scelta che pagherà? Difficile dirlo.  È probabile che chi ha pensato la campagna abbia voluto sensibilizzare il pubblico servendosi di un sentimento condiviso che nasce dall’attualità, vista la ricorrenza e la rapidità con ormai gli episodi tragici entrano ed escono dalle nostre vite. Eppure, sebbene il claim sia secco e diretto e riesca a convogliare un messaggio necessario per la cultura del dono, proprio nell’interazione tra testo e immagini si trova il punto debole di questa campagna. Nell’immediatezza può sviare. Guardando le immagini con la velocità di fruizione a cui siamo abituati, senza la riflessione comparata tra testo e immagine, il messaggio che rischia di arrivare è proprio quello contrario: ovvero di essere pronti a donare quando l’emergenza lo richiede.

È ormai noto, inoltre, che la comunicazione odierna più efficace, soprattutto sui social media, e quella che offre la possibilità agli utenti di condividere messaggi positivi, e che in larga parte si serve dell’ironia. Una considerazione condivisa, come abbiamo testimoniato in occasione dell’assemblea generale Avis a Milano, anche da un grande esperto di pubblicità sociale come Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso http://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-milano-presidente/. Nel suo intervento nella giornata d’apertura, Contri, proprio parlando di campagne delicate come quelle sui temi “pesanti” come dono del sangue o violenza delle donne, ha sottolineato con forza l’importanza di riuscire a innescare il meccanismo della viralità, l’unico che risulta davvero efficace.

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La campagna WBDD 2016

copriremo nei prossimi giorni se le associazioni di donatori italiane e straniere sceglieranno di assecondare la campana della WHO o se prepareranno iniziative mediatiche proprie; ma intanto è bene ricordare che il messaggio profondo di ogni campagna sul dono, qualunque essa sia, è sempre lo stesso: il sangue serve sempre, e un gesto semplice come il dono può essere d’importanza enorme per ciascuno di noi.

Conferenza Stato-Regioni del 25 maggio: stanziati investimenti per il sistema e ribadito lo schema tipo di convenzione tra strutture trasfusionali

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Decisioni importanti per il sistema trasfusionale sono arrivate dalla Conferenza Stato-Regioni del 25 maggio 2017, a Roma, che al punto 2 dell’ordine del giorno si proponeva di discutere “L’accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sullo Schema tipo di convenzione tra le strutture pubbliche provviste di servizi trasfusionali e quelle pubbliche e private accreditate e non accreditate, prive di servizio trasfusionale, per la fornitura di sangue e suoi prodotti e di prestazioni di medicina trasfusionale”.

Lo schema di convenzione tipo stabilisce in toto i rapporti tra le strutture trasfusionali sul territorio italiano per quel che riguarda i movimenti del sangue e degli emocomponenti, e regola il funzionamento delle prestazioni in fatto di medicina trasfusionale.

Ma quali sono i punti salienti dell’accordo?

  1. In primo luogo, gli scambi interregionali continueranno a essere regolati in base alla tariffe unitarie stabilite nella Conferenza del 20 ottobre 2015, consultabili a questo link: https://www.avis.it/wp-content/uploads/userfiles/file/Accordo%20CSR%2020_10_2015_Prezzo%20unitario%20cessione%20emocomponenti%20plasmaderivati.pdf
  1. In nessun caso, il costo degli emoderivati e delle prestazioni in fatto di medicina trasfusionale potranno essere addebitate ai pazienti.
  1. Alle regioni è affidato il controllo nell’ambito “della preparazione e applicazione degli emocomponenti autologhi per uso non trasfusionale”.
  1. I costi del trasporto di sangue ed emoderivati sono a carico della struttura sanitaria ricevente.
  1. Tutte le convenzioni tra strutture trasfusionali dovranno essere stipulate entro e non oltre il 31 dicembre 2017.

La conferenza è servita anche per stanziare finanziamenti alla rete trasfusionale per un milione e cinquecentomila euro, utili a raggiungere tre obiettivi primari considerati strategici. In primo luogo gli investimenti serviranno a raggiungere l’autosufficienza (sia regionale che nazionale) in fatto di emocomponenti e plasmaderivati, ma obiettivi per niente secondari saranno la messa a norma delle strutture e dei sistemi operativi verso una sempre maggiore conformità con le norme europee, e il miglioramento dei sistemi di emovigilanza, nel nome della sicurezza e della qualità delle trasfusioni.

Lo schema base della convenzione, nella sua versione integrale, è consultabile a questo link: http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato3454384.pdf

 

 

 

A Firenze la 5ª Conferenza SIMTI dei Servizi Trasfusionali. Il presidente Pierluigi Berti: “Un sistema forte per sopperire al calo dei donatori”

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La grande attività delle maggiori associazioni di donatori italiani nelle ultime settimane, con il convegno Fidas e le assemblee generali di Avis e Fratres, mostra che grande l’attenzione degli addetti ai lavori sull’obiettivo dell’autosufficienza ematica nazionale, che, lo ribadiamo, è una asset assolutamente strategico per ogni Paese del mondo.

Il calo dei donatori degli ultimi mesi è un dato incontrovertibile, e c’è molto da lavorare soprattutto nell’ambito della comunicazione sulle nuove generazioni: ma i metodi del Patient Blood Management da noi raccontati in questo post http://www.buonsangue.net/politiche/il-patient-blood-management-cose-e-cosha-cambiato/, e la chiamata diretta dei donatori possono rendere ancora più omogeneo e performativo tutto il sistema trasfusionale.

Di questo è convinto anche Pierluigi Berti, presidente del SIMTI (Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia), che in vista della 5ª Conferenza SIMTI dei Servizi Trasfusionali prevista a Firenze dal 25 al 27 maggio ha dichiarato: “Al calo delle donazioni che stiamo osservando in questi mesi si può rispondere adeguatamente solo se la rete trasfusionale è forte e i professionisti della Medicina trasfusionale sono coinvolti e valorizzati. Le recenti polemiche sul documento Agenas fanno capire che esso non deve puntare solo a un taglio delle strutture trasfusionali, ma anzi a un rafforzamento della rete trasfusionale regionale e nazionale. A Firenze presenteremo anche i nuovi standard di Medicina trasfusionale, allineati alle più recenti indicazioni europee di qualità e vero strumento per il miglioramento e la crescita del sistema”.

La conferenza di Firenze sarà motivo d’incontro per più di 800 specialisti di medicina trasfusionale, impegnati a confrontarsi sui temi della sicurezza del sangue e degli emocomponenti, sulle indagini pre-trasfusionali, sulle nuove metodiche molecolari per la determinazione dei gruppi sanguigni, su come ottimizzare e migliorare la selezione del donatori volontari, e su come aumentare il grado di sicurezza sul trasporto del sangue donato. A salutare l’imminente inizio dei lavori, inoltre, è arrivato anche il messaggio della ministra Beatrice Lorenzin, per fortuna un po’ più “attento” dell’ultimo (qui il caso delle dichiarazioni della ministra in occasione della giornata mondiale per l’emofilia: http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/). La conferenza – ha detto Lorenzin – sarà un “significativo momento d’incontro e di confronto, nel corso del quale saranno sottolineati gli aspetti operativi e organizzativi delle professionalità e delle competenze della Medicina trasfusionale”.

Il roadshow Farmindustria che promuove sul territorio innovazione e produzione di valore

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 Il roadshow di Farmindustria “Innovazione e produzione di valore – L’industria farmaceutica sul territorio, un settore che innovando produce eccellenza e fa crescere il Paese” è di recente tornato in Toscana, a Lucca, proprio da dove era partito ormai 5 anni fa.

Il progetto, nato nel 2012, è già passato negli anni scorsi per Emilia Romagna, Puglia, Lombardia, Marche, Lazio, Abruzzo e Campania, ed è destinato a continuare e crescere ancora per molto, visto che il suo intento è quello di promuovere e valorizzare uno dei settori industriali fiori all’occhiello del paese: l’industria farmaceutica.

I dati numerici di settore parlano chiaro. In Italia, tra gruppi più o meno grandi esistono circa 200 aziende che occupano più 60.000 addetti, che per le particolari necessità legate all’alto livello di performance hanno un ottimo grado di formazione con il 90% laureati o diplomati.

Importanti anche i numeri sulla ricerca, in controtendenza (positiva) con molti altri settori industriali del paese. Nell’industria farmaceutica trovano spazio circa 6.200 ricercatori che possono contare su un monte investimento piuttosto cospicuo, che nel 2016 ha toccato la vetta di 2,7 miliardi di investimenti di cui 1,5 in R&S (ricerca e sviluppo) e 1,2 in produzione. Il valore della produzione per il 2016 è stato di 30 miliardi di euro, di cui il 71% destinato all’export (21 miliardi).

Di questo è molto altro, dunque, si è parlato a Bolognana, frazione del comune di Gallicano in provincia di Lucca venerdì 19 maggio, nella sede di una delle eccellenze farmaceutiche italiane, la Kedrion.

Moltissimi gli addetti ai lavori presenti all’incontro, a cominciare da Paolo Marcucci, Presidente e Amministratore Delegato Kedrion e Pierfrancesco Pacini, Presidente Confindustria della regione Toscana. E moltissimi anche gli argomenti trattati.  Stefano Golinelli, Componente del Comitato di Presidenza Farmindustria ha condotto gli ospiti in sala alla scoperta di “Un itinerario alla scoperta delle fabbriche farmaceutiche”, mentre Maria Lina Marcucci, Chief Communication Officer e Consigliere del Consiglio d’amministrazione Kedrion ha spiegato l’innovazione della sua azienda in un intervento dal titolo “Kedrion Biopharma: le radici italiane di un’impresa internazionale”.

Le questioni riguardanti il settore farmaceutico sospeso tra le necessità di innovazione, sviluppo e sostenibilità sono state affrontate da Fabio Pammolli, Professore Ordinario di Economia e Management Politecnico di Milano, mentre a conclusione, prima di una tavola rotonda sulla programmazione del futuro a cui hanno partecipato, tra gli altri Federico Gelli, Componente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, Mario Melazzini, Direttore Generale e Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria, è stato esposto il case history dell’industria Menarini, esempio di spicco tutto italiano in fatto di ricerca e di sviluppo della produzione in campo internazionale.

Non è un caso che il roadshow Farmindustria sia tornato proprio dove era partito 5 anni fa: la Toscana infatti è uno dei maggiori poli produttivi del settore, con ben 11 mila occupati tra occupazione diretta e indotto, con un rapporto di 6.500 unità di cui ben 850 ricercatori a 4500. A Lucca in particolare, lavorano più di 850 impiegati in un polo che riguarda il settore del sangue e della produzione e distribuzione degli emoderivati.

Il livello di avanguardia dell’industria farmaceutica italiana è già considerevole anche per ciò che riguarda i fattori organizzativi interni alle aziende e nel campo della digitalizzazione dei processi produttivi: tuttavia poter contare su un presente virtuoso non significa che non si debba continuare a programmare obiettivi strategici per il futuro.

Ecco perché, proprio su quest’ultimo punto, si è espresso il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, auspicando la necessità di mantenere un equilibrio sistematico tra grandi, medie e piccole imprese, “una realtà che tutto il mondo ci invidia”, e di percorrere una strada già intrapresa, che è quella di favorire e investire nella ricerca e nelle start-up innovative. Per concludere Scaccabarozzi ha ribadito la necessità della collaborazione sempre crescente tra settore pubblico e privato, l’unica chiave, a suo dire, per mantenere una posizione di forza nel mercato internazionale e confermare l’Italia (oggi seconda solo alla Germania) un hub mondiale in fatto di produzione, ricerca e innovazione del farmaco.