La giornata regionale della donazione in Toscana, tra bilanci e sguardo al domani

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Uno scenario inedito quanto potente dal punto di vista simbolico ha ospitato sabato 15 giugno la giornata regionale della donazione di sangue organizzata dalla Regione Toscana. L’accademia navale di Livorno è stata infatti il grande porto in cui, per un giorno, le livree bianche e blu marine dei tantissimi cadetti e graduati si sono fuse ai colori dei rappresentanti delle associazioni di donatori di sangue Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa, più Anpals, ADMO e Adisco. Ma soprattutto, l’accademia è stata il punto di partenza di quella nave transatlantico che per tutta la giornata ha incarnato la metafora del sistema trasfusionale, in rotta nel grande mare del mondo contemporaneo verso un futuro da costruire.

L’evento toscano arriva subito a ruota del World Blood Donor Day 2019 di cui abbiamo diffusamente parlato nei giorni scorsi, e per quest’anno, per la prima volta, il Centro regionale sangue presieduto dalla dottoressa Simona Carli ha puntato sulla partecipazione di tutti le delegazioni dell’accordo interregionale Pla.net, che, come i lettori di Buonsangue sanno bene, è la formula attraverso cui in Italia si gestisce il conto-lavorazione del plasma.

Di Pla.net, oltre alla Toscana, fanno parte anche Lazio, Marche, Molise e Campania, e l’obiettivo del consorzio sarà quello, nei prossimi anni, di gestire tutte le attività congiunte nella maniera più unitaria, centralizzata e condivisa possibile.

Gli interventi in successione dei direttori di ciascun Centro regionale sangue consorziato ne sono stati la prova, ma la giornata livornese ha offerto diversi momenti interessanti e, in successione, gli interventi di personalità di rilievo, tra cui l’amministratore delegato di Takeda manufacturing Italia (ovvero la ditta di plasmalavorazione che si è da poco aggiudicata il bando regionale per la produzione di plasmaderivati), di Marcello Lippi, mister campione del mondo con l’Italia ai mondiali di calcio del 2006, e di Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria della regione Toscana.

Ma quali temi sono emersi nella lunga e ricca mattinata livornese?

Il lungo percorso del consorzio Pla.net

Dopo i saluti istituzionali è stata proprio il direttore del CRS Toscana Simona Carli a far entrare nel vivo il dibattito, in quanto, a detta di tutti, è lei la vera anima del sistema toscano nonché il principale comandante e la “creatrice” di quella “nave” simbolica che punta a navigare in acque sicure negli anni che verranno. La Carli si è soffermata con entusiasmo e dovizia di particolari nel racconto del lungo percorso che ha portato alla formazione del consorzio Pla.net e alla conclusione della gara per la plasmaderivazione: un processo controverso che, com’è accaduto spesso negli ultimi anni, è passato per il ginepraio dei ricorsi nelle aule dei tribunali. “Voglio parlare della storia del plasma – ha detto la Carli – partita quando avevamo un unico referente industriale (l’azienda italiana Kedrion n.d.r.) che negli anni passati è stato davvero importante per affermare il conto-lavorazione del plasma per la produzione di farmaci plasmaderivati, un metodo peculiare italiano che garantisce che la materia biologica resti pubblica, e aiuta a raggiungere l’autosufficienza ematica nazionale, una necessità strategica, difficile e dinamica. Negli anni passati l’industria unica è stata una partner sotto tutti i punti di vista: ha aiutato lo sviluppo, ha garantito identità e unitarietà d’intenti, oltre a una visione nazionale. Le cose cambiano e naturalmente un operatore unico può essere meno stimolato all’innovazione rispetto a un regime di concorrenza. Nel 98 è arrivato l’accordo interregionale plasma che è stato importante, ha arricchito il paniere prodotti, il confronto tra gli attori di sistema e ha permesso la programmazione. Contemporaneamente è cresciuto il Cns, si sono costituiti i CRS, ed è cresciuta la collaborazione e la raccolta del plasma nel paese, anche se nell’ultimo anno la raccolta è diminuita nelle regioni più grandi, e questa è sicuramente una criticità”.

Dall’interlocutore unico sul conto-lavoro alla concorrenza

E poi? Cos’è cambiato? Cos’ha modificato lo stato di cose che ha sì favorito l’innovazione e il confronto attraverso la concorrenza pur generando non poca confusione sul piano amministrativo e giudiziario?

“Poi è arrivata la concorrenza per decisione ministeriale – ha spiegato la Carli –   con lo stesso ministero che ha stabilito i criteri attraverso i quali le aziende potevano partecipare ai bandi di gara. Lì è iniziata una navigazione in mare mosso, perché serviva creare i raggruppamenti regionali ed è stato un momento difficile, pieno di narcisismi e litigi. Il primo consorzio a formarsi è stato Naip, apripista con scelte nette (90% prezzo, 10% qualità), una gara che oggi non sarebbe possibile per i nuovi criteri ministeriali che valorizzano gli aspetti qualitativi. La Toscana inizialmente era nel Naip, poi è stata nel Ripp (capofila Emilia Romagna), infine da un’intuizione mia e della Saccardi si è messa in proprio. Il primo agosto del 2016 si è costituito il consorzio Pla.net sulla base della condivisione dei principi etici, ovvero il plasma di proprietà pubblica, il dono dei volontari valorizzato al meglio evitando qualsiasi spreco, e l’estrazione, dalla materia biologica, di tutti i prodotti possibili, la valorizzazione del pittogramma etico, la promozione del dono non remunerato e il coinvolgimento dei donatori nei processi decisionali. Il mare unisce i paesi che separa. Intanto abbiamo parlato con gli amministrativi per organizzare le gare, e mentre ci preparavamo avvenivano molti cambiamenti, gare trasporti, direttive europee, tutte cose impegnative. Noi invece per la gara abbiamo creato un collegio tecnico con i donatori (che altrove della gara hanno letto sul giornale) e in poco tempo abbiamo creato il capitolato, ispirato al 70% di qualità del servizio (non del prodotto ma del servizio). Dopo l’aggiudicazione alla Baxter (oggi Takeda n.d.r.) si sono scatenati i ricorsi, ma noi abbiamo deciso di andare avanti e stiamo creando il Plasma master file. Le risorse economiche che risparmieremo dovranno essere reinvestire nel miglioramento del sistema, che significa dotazione adeguata di personale formato e dedicato, percorsi di formazione manageriale, campagne promozionali coordinate, strutture a misura di donatore come orari e accoglienza. Occorre ottimizzare il sistema per dimostrare che il sistema pubblico può essere migliore del privato. Il sistema trasfusionale è la cartina tornasole del sistema sanitario, e se è gestito bene rende più di quello che costa”.

I vincitori del bando Pla.net

A presentare l’azienda che ha vinto il bando e che di recente ha firmato la convenzione (potendo dunque iniziare la raccolta e la produzione) è intervenuto Massimiliano Barberis, l’amministratore delegato di Takeda manufacturing Italia, che in modo un po’ vago ha raccontato il processo di acquisizione di Baxter, vera aggiudicataria della gara, da parte della multinazionale giapponese, un’azienda con circa 236 anni di storia alle spalle. I rischi intrinseci legati all’ingresso delle dinamiche di mercato delle multinazionali nel sistema sangue sono stati ben spiegati in questo articolo molto approfondito del sito Donatori H24 che risale allo scorso dicembre, in cui emerge come i processi di costruzione e riorganizzazione di colossi farmaceutici multinazionali possano in assoluto complicare la tracciatura dei movimenti del plasma raccolto. Barberis si è invece soffermato su altri aspetti, come il racconto dei numeri dell’azienda, che consta di 13mila dipendenti, 20 prodotti plasmaderivati nel portafoglio, 2 stabilimenti in Italia e più di 100 centri raccolta, e vari investimenti programmati. Takeda ha investito in Italia circa 150 milioni in 8 anni, come dimostrano i volumi produttivi e il portafoglio prodotti che è stato offerto al Pla.net, che è molto molto ampio, e che si accrescerà ancora con gli ulteriori 50 milioni di investimenti previsti dall’azienda nipponica nei prossimi anni.

La collaborazione del consorzio oltre il plasma

Ma quali sono gli obiettivi di collaborazione del consorzio Pla.net, oltre ai processi inerenti alla plasmalavorazione? A spiegarlo sono intervenute Stefania Vaglio, direttrice del Centro regionale sangue del Lazio, e Giovanna Salvoni, parigrado proveniente dalle Marche. Che futuro aspetta le regioni consorziate? Si va verso una collaborazione più ampia su varie, questioni come la qualificazione del sangue, come le maxi-emergenze che non sono soltanto casi tragici come i terremoti ma anche casi epidemiologici, come è accaduto qualche tempo fa con le difficoltà particolari causate da Chikungunya e west Nile, casi per i quali lo “stare insieme” ha consentito di movimentare un maggior numero di farmaci da magazzini comuni. Anche la ricerca beneficerà della collaborazione, e con l’università politecnica delle Marche sono in programmi progetti che possano migliorare l’intero sistema sanitario condiviso sul piano gestionale, su quello dei costi, sulle strategie per ottenere l’incremento dei donatori, e infine sull’efficienza delle attività associativa sul piano operativo e organizzativo.

L’importanza dei donatori

Lo ha spiegato Marcello Lippi, attraverso un video registrato: in qualsiasi attività di squadra la cooperazione è la cosa più importante e l’io non esiste. Concetti poi ribaditi da Luciano Franchi di Avis Toscana e Valerio Salamida di Frates Campania, e soprattutto da Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria della regione Toscana, che in un intervento appassionato ha sottolineato i meriti enormi di chi compie concretamente il gesto del dono. “Sono orgogliosa del lavoro che la nostra marina fa nei mari andando a salvare la vita delle persone – ha esordito la Saccardi – e come donatrice partecipo volentieri a giornate come quella di oggi perché la donazione ha un valore enorme per la nostra società. È una risorsa affidata solo alla generosità delle persone che fanno un gesto anonimo, gratuito e volontario, perché non si dona per qualcuno che nome e cognome ma per chi ne ha bisogno. Il sangue è dello stesso colore per tutti, a prescindere da genere, razza o passaporto. Leggevo sul Corriere della Sera che Salvini vuole introdurre dei crediti formativi per donatori di sangue. Io lo apprezzo perché è donatore, ma provare ad agganciare la donazione a una qualsiasi forma di remunerazione, fossero anche i crediti, significa evocare un principio pericolosissimo. Non solo perché poi per ottenere un beneficio si potrebbe mentire sulle proprie condizioni di salute, ma proprio per il valore di fondo che si toglie a un gesto solidale che si fonda sull’altro e non su se stessi. Non si può predicare la paura e l’odio e ridurre le risorse del servizio civile e poi pensare che la comunità si dedichi alla solidarietà. Bisogna ragionare nel modo opposto: per portare i giovani a donare bisogna educare ai valori dell’altruismo in un sistema che deve migliorare e organizzarsi, e che senza il lavoro capillare delle associazioni non potrebbe ottenere risultati. I donatori hanno diritto di trovare la migliore accoglienza possibile e il meglio in termine di competenze e capacità”.

La storia vera

Chiusura al paziente Alessandro Segato, che a 40 anni ha scoperto di avere una malattia del sistema immunitario, dovendo assumere per tutta la vita immunoglobuline. E niente meglio della sua presenza e del suo racconto ci sembra in grado di spiegare l’importanza del dono e dell’affermazione dei valori etici nel sistema trasfusionale, sopra ogni ragione politica o commerciale. “Ci si sente in mezzo alle onde alte – ha detto – ma io mi sono impegnato da quel momento a entrare in associazione per fare in modo che altri pazienti non si sentissero soli. Ho capito che il sangue era l’elemento fondamentale per produrre immunoglobuline. Molti pazienti pensano che il prodotto finito sia come l’aspirina e non sanno qual è la filiera produttiva che dal dono consente di arrivare al farmaco salvavita. Ci sono circa 300 tipi di malattie del sistema immunitario e poter dire che c’è qualcosa che permette una vita normale e ti accompagna dipende solo dal gesto grande dei donatori. Un gesto etico importante grazie al quale oggi posso essere qui a ringraziare tutti voi”.

 

Oggi è il World Blood Donor Day in tutto il mondo, e arrivano i bilanci del dono in Italia nella stagione appena conclusa

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Oggi in tutto il mondo si festeggia il World blood Donor Day, e le attività, le celebrazioni, e le campagne coinvolgeranno per più giorni le comunità di tantissimi paesi in tutto il mondo. Lo ricordiamo: il paese designato come “ospitante” in questa occasione è il Rwanda che, sorprendentemente, è uno dei pochissimi paesi in cui i droni trasporta sangue (che AbZero sta sviluppando in Italia) sono già attivi e salvano vite.

Nel 2020 come sappiamo bene sarà l’Italia il paese guida per la giornata mondiale del donatore, ed è una gran bella notizia. Il sistema trasfusionale italiano è tra i più efficienti ed etici in tutto il mondo, e gode di grande stima, considerazione e autorevolezza internazionale. Donazione anonima, gratuita, volontaria, associata e organizzata, con il massimo della sicurezza per donatore e ricevente: è questo il paniere di valori su cui si insisterà per tutto l’anno in Italia e all’estero, e a tale scopo i lavori di preparazione al 14 giugno 2020 sono già iniziati in occasione della serie di incontri istituzionali che si sono svolti a Roma mercoledì 12 giugno.

“Abbiamo chiesto al presidente della Camera – ha dichiarato il presidente AVIS Gianpietro Briola – la massima collaborazione delle Istituzioni per la buona riuscita del World Blood Donor Day 2020 che si terrà in Italia. Sarà infatti un’occasione molte importante per il nostro Paese, anche per evidenziare le peculiarità del modello italiano, incentrato sulla donazione gratuita e non remunerata. Proprio su questo tema, abbiamo riaffermato al presidente Fico la necessità che il sangue e il plasma rimangano beni pubblici, per arrestare alcune tendenze – presenti in Europa – alla remunerazione dei donatori”.

Ma gli incontri del 12 giugno, alla presenza delle maggiori cariche politiche nazionali e del sistema sanitario, sono serviti anche per tracciare un bilancio sulla donazione nel nostro paese nel 2018, con numeri e tendenze che offrono un quadro chiaro ed esauriente dei punti forti e delle criticità.

Ecco, dal comunicato stampa del Centro nazionale sangue, la situazione nel dettaglio, con alcuni passaggi chiave evidenziati da noi.

I numeri

Dopo anni con il segno meno, torna a salire il numero dei donatori di sangue, che nel 2018 sono stati 1.682.724, con un aumento dello 0,2% rispetto all’anno precedente.

I nuovi donatori sono poco più di 371mila, in calo del 3,7%, mentre il 91,7% del totale è rappresentato da donatori iscritti alle associazioni di volontari. Sono in leggero calo anche i pazienti trasfusi, che nel 2018 sono stati circa 630mila contro i 637mila dell’anno precedente. In totale le trasfusioni effettuate durante l’anno sono state quasi 3 milioni. L’inversione di tendenza non riguarda i donatori in aferesi, la procedura che permette di donare soltanto alcune parti del sangue intero come il plasma e le piastrine, che sono stati 202mila, con un calo dell’1,6%. Nel 2018 sono stati comunque raccolti 840mila chilogrammi di plasma, 4mila in più rispetto all’anno precedente, pienamente in linea con gli obiettivi del Programma Nazionale Plasma. Per il sangue è stata garantita anche lo scorso anno l’autosufficienza totale, che per i derivati del plasma è circa al 70%.

I donatori invecchiano

I donatori nella fascia di età tra 18 e 25 anni sono in calo costante dal 2013, e nel 2018 sono risultati poco più di 210mila, il 12% del totale. Stesso trend per quelli tra 26 e 35 anni, che erano lo scorso anno 290mila, circa il 17%. Specularmente, per effetto dell’invecchiamento della popolazione, crescono invece i donatori nelle fasce più ‘anziane’: nelle fasce 36-45 e 46-55 sono rispettivamente il 25% e il 29%

Mancano i medici

Il sistema trasfusionale in Italia conta su oltre 270 Servizi Trasfusionali ospedalieri. Dal 2017 al 2018 il numero totale di professionisti si è ridotto in 10 Regioni di 64 unità. Nei prossimi dieci anni si stima un fabbisogno di circa 500 unità di medici specialisti a causa del turnover.

Queste le tendenze della stagione appena conclusa, un mix di numeri, buone notizie e criticità che hanno lanciato l’apertura del nuovo portale governativo per donatori che si può consultare al link seguente:

http://www.donailsangue.salute.gov.it/donaresangue/homeCns.jsp

Molto interessante, a nostro parere, la parte informativa declinata direttamente per categoria di utenti, in grado di mettere in evidenza, sin dal principio e con chiarezza, le diverse necessità di donne, donatori giovani e donatori stranieri, dei tantissimi che hanno tatuaggi e piercing e di chi invece dona già da molto tempo.

Le dichiarazioni delle autorità

Molte le dichiarazioni degne di nota dei presenti, a commento dei temi emersi durante il dibattito:

Sulla necessità di equilibrare e gestire bene le risorse si è espresso Giancarlo Liumbruno, Direttore Generale del Centro Nazionale Sangue: “Viviamo in una situazione di sostanziale equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere al sistema della compensazione. E’ importante che tutte le Regioni garantiscano una organizzazione della rete regionale di medicina trasfusionale tale da mantenere costanti i livelli di raccolta di plasma e sangue, ad esempio diversificando gli orari di apertura dei centri di raccolta per venire incontro alle esigenze dei donatori. Per quanto riguarda la carenza di medici, che sconta anche l’assenza di una specializzazione in Medicina trasfusionale, abbiamo chiesto agli Assessorati alla Salute delle Regioni, insieme ai presidenti dei collegi dei professori di Ematologia e Patologia Clinica di aumentare la disponibilità di borse di studio per queste specialità per coprire gli organici anche nei Servizi trasfusionali”.

Chiusura del cerchio affidata invece al ministro della Salute Giulia Grillo, brava a fotografare l’importanza delle associazioni anche in chiave di preparazione al futuro che verrà. “Le trasfusioni e le terapie salvavita con i farmaci derivati del plasma sono inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, ma solo grazie allo sforzo dei donatori e delle loro associazioni è possibile garantirle quotidianamente ai pazienti – ha ricordato il ministro – e dobbiamo tutti lavorare per sostenere e sviluppare il sistema sangue italiano, recentemente riconosciuto come un modello da seguire anche dall’Oms, che ci ha affidato l’organizzazione dell’evento globale della Giornata Mondiale dei Donatori del 2020”.

Portare i giovani nei centri trasfusionali, rafforzare la plasmaferesi, rafforzare la presenza del copro medico. Questi, dall’analisi, i focus su cui lavorare verso il World Blood Donor Day del 14 giugno 2020, obiettivi raggiungibili solo con una collaborazione fattiva tra tutti gli interpreti del sistema trasfusionale, ovvero tecnici, associazioni e politica, tre gambe a cui si devono doverosamente aggiungere i media. Tutti, noi compresi, dovremo fare il massimo per contribuire alla causa comune.

Inizia a Roma la lunga serie di eventi in vista del World Blood Donor Day 2019

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Proprio come negli anni scorsi, anche il programma istituzionale del World Blood Donor Day 2019 che cadrà il 14 giugno ha un evento clou di preparazione, un incontro a Roma che avrà come protagonisti le associazioni di donatori e le più alte cariche politiche e le maggiori autorità nazionali in fatto di sistema sangue e sistema sanitario.

I lavori in corso iniziano infatti già oggi mercoledì 12 giugno, con tavoli importanti di programmazione e dialogo nei quali sarà ribadita la necessità forte che politica, settore sanitario e volontari continuino a operare insieme, alimentando il dibattito e la collaborazione nel nome degli obiettivi condivisi in fatto di autosufficienza ematica, di sicurezza e di gestione ottimizzata delle trasfusioni.

Ecco allora i dettagli su come di svolgerà la giornata odierna di incontri:

– In mattinata, presso l’infermeria della Camera dei deputati, va in scena la consueta donazione di sangue dell’Intergruppo donatori.

– Alle ore 10.30, il presidente di AVIS NAZIONALE, Gianpietro Briola, incontra il presidente della Camera, l’onorevole Roberto Fico.

– Alle ore 11.30, al Ministero della Salute – Auditorium ‘C. Piccinno’- Lungotevere Ripa 1 a Roma, è in programma la conferenza stampa “Safe blood for all. Share blood, give-life – I numeri del sistema sangue e le iniziative per la Giornata Mondiale dell’Oms”, una grande ricognizione generale sul tema sangue nel mondo e nel nostro paese, organizzata dal Centro nazionale sangue in collaborazione con le principali associazioni e le federazioni di donatori del sangue e di pazienti.

Per le conclusioni è stata invitata l’onorevole Giulia Grillo, che come sappiamo bene è il ministro della Salute.

Come sopra accennato, uno dei focus principali è poi la presentazione dei tanti eventi targati WBDD 2019 in tutto il paese, che saranno tantissimi e coinvolgeranno un gran numero di donatori, un vero e proprio “esercito” chiamato in causa nel giornata in cui in cui in tutto il mondo i valori del dono anonimo, gratuito, volontario e organizzato hanno l’occasione di essere raccontati e descritti a largo raggio, con la maggior copertura mediatica, e, si spera, con un grado ancora maggiore di approfondimento e coinvolgimento di come accade di solito.

Ecco qualche esempio di eventi previsti nel paese, oltre a ciò che succede a Roma:

A Savona, in Liguria, moltissimi centri resteranno aperti per la raccolta sangue:

http://www.savonanews.it/2019/06/10/leggi-notizia/argomenti/solidarieta-1/articolo/giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue-ecco-i-centri-aperti-nel-savonese.html

A Letojanni, in Sicilia provincia di Messina, la giornata del dono sarà festeggiata con un torneo di calcio comunale:

Letojanni. “Segna col cuore”, il gruppo Fratres celebra la Giornata mondiale del donatore

A Pescara, sarà uno spettacolo teatrale ad accompagnare il giorno mondiale del dono e dei donatori:

http://www.ilpescara.it/eventi/giornata-mondiale-donatore-fidas-spettacolo-teatrale.html

Infine a Perugia, come riportato anche dal sito DonatoriH24, il programma durerà un lungo week-end con sport, musica e incontri al centro del programma:

Sport, musica e promozione della cultura del dono Avis Perugia verso la Giornata mondiale del donatore

Non resta che informarsi su cosa succederà vicino a ognuno di noi, e prendere parte agli eventi da protagonisti, da donatori già attivi o da donatori futuri.

 

Il 15 giugno a Livorno la Giornata regionale della donazione, con le maggiori autorità della Regione Toscana pronte a discutere e programmare il futuro del dono

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO1

Anche per quest’anno la Regione Toscana si muove con grande impegno nella settimana che in tutto il mondo, in coincidenza con il World Blood Donor Day (il 14 giugno), è la più importante dell’anno per il dono, per i suoi valori fondativi, e per tutti i milioni di persone che rendono possibile, nel nostro paese, l’esistenza di un sistema sangue efficiente e sempre pronto a migliorarsi nel futuro.

Il 15 giugno infatti, in un luogo istituzionale di assoluto rilievo e apparentemente lontano dal mondo della donazione come l’Accademia Navale di Livorno, si celebrerà la Giornata regionale della donazione, un giorno speciale in cui si parlerà molto di futuro, degli scogli da affrontare, e delle rotte da seguire.

Già lo scorso anno noi di Buonsangue avevamo già potuto seguire i lavori in occasione dell’incontro organizzato il 18 giugno 2018 a Firenze, meeting che servì a tracciare un bilancio del lavoro svolto in Toscana nell’intera annata e a fissare gli obiettivi per il 2019, che avranno ancora come tema principale la gara sulla plasmaderivazione. Quest’anno, infatti, la Giornata regionale della donazione è organizzata in Toscana assieme alle Regioni che fanno parte dell’Accordo Planet (Lazio, Marche e Campania), e a esprimersi ci saranno molti ospiti importanti.

Dal momento in cui si leverà l’ancora, dunque, avremo la possibilità di sentire gli interventi di Simona Carli, Direttore del Centro regionale sangue Toscana, di Gianfranco Massaro, Presidente Fiods, di Stefania Vaglio e Giovanna Salvoni, rispettivamente direttrici del Centro regionale sangue Lazio e del Centro regionale sangue Marche, fino al mister campione del Mondo Marcello Lippi e all’Assessore al Diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardi.

La sinergia con l’Accademia Navale di Livorno dunque non è soltanto basata sul fattore ospitalità, perché tutto il programma e la scaletta degli interventi, come possiamo osservare in figura 1 nella locandina di presentazione, segue perfettamente i movimenti della nave militare in navigazione in mare aperto, dal momento di levare l’ancora in poi. Ed è chiara la metafora con il ruolo delle tre gambe che sostengono il sistema sangue, impegnate da anni in una navigazione equipaggiata, addestrata, forte, ma inevitabilmente esposta a dei pericoli de mare aperto, del futuro, pericoli che bisognerà affrontare durante il lungo tragitto, prima di arrivare a destinazione.

Per il sistema sangue ancora un giorno da vivere e raccontare, di cui forniremo un report il più possibile approfondito e dettagliato.

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO

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La Santo Stefano Avis di Porto Potenza Picena campione d’Italia di basket in carrozzina. I valori del dono e quelli dello sport paraolimpico insieme verso il cambiamento

La Santo Stefano Avis di basket in carrozzina campione d Italia AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue

Nell’ultimo mese se n’è parlato moltissimo, e questa è una sorpresa. Ma quando i valori del dono del sangue si legano con la forza e la tenacia di chi si dedica anima e corpo allo sport pur dovendo superare dei limiti in apparenza insormontabili come fanno i campioni paraolimpici, anche ottenere spazio sui grandi media non è più impossibile.

Cos’è accaduto? Pochi giorni fa la Santo Stefano Avis di Porto Potenza Picena, bellissima cittadina marchigiana in provincia di Macerata, è diventata campione d’Italia nel massimo campionato di basket in carrozzina. Sul piano sportivo, è stata una sorpresa, perché i marchigiani sono riusciti a vincere le prime due gare della finale in trasferta contro la favoritissima UnipolSai Briantea84 Cantù, campione in carica e sulla carta squadra dai valori tecnici superiori.

Ma la Avis di Porto Potenza Picena ha realizzato l’impresa, un secco 3-0 che sembrava impossibile quando, alla vigilia della finale, il campionato di basket in carrozzina è stato celebrato sul Corriere della sera sul blog “Invisibili” del giornalista Claudio Arrigoni.

Arrigoni ha ragione; nulla più dello sport paraolimpico che diviene un evento seguito da centinaia di persone in diretta e con l’occasione di arrivare in televisione grazie all’impegno della Rai, può farsi agente di un cambiamento sociale che deve mirare sempre di più a ribadire i valori dell’integrazione, della condivisione e dell’empatia.

Ecco perché Avis, sembra chiaro, ha deciso di legare il proprio nome a una squadra sportiva come quella di Porto Potenza Picena, proprio come si legge sul sito di Avis nazionale nel pezzo che celebra il trionfo sportivo: “La nostra mission associativa – avevano commentato i dirigenti Avis – è strettamente legata ai concetti di solidarietà, stile di vita sano e aggregazione, che si realizzano anche nello sport. In questo senso l’esperienza del Santo Stefano è particolarmente significativa e importante, rappresentando appieno questi valori”.

Tanti i network che hanno parlato della vittoria dei marchigiani, a partire dai tematici sportivi Sport24h.it e basketworldlife.it, fino al Corriere Adriatico.

Ecco, in questo video dal taglio emotivo, le immagini della festa:

“Sangue sicuro per tutti”. Arriva il World Blood Donor Day 2019, e il focus è sulla sicurezza della trasfusione in tutto il mondo

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Come ogni anno ci avviciniamo alla “Giornata mondiale del donatore di sangue ed emoderivati 2019”, che come da tradizione cadrà il 14 giugno prossimo. È una data molto importante, ovvio, ma non soltanto per il valore simbolico che incarna e per il fatto che la celebrazione serve a richiamare l’attenzione di tutti su un gesto che – come diciamo sempre – ci auguriamo possa presto divenire naturale e automatico come bere acqua o respirare, ma anche perché attraverso la concentrazione di sguardi verso un unico riflettore è possibile convogliare al pubblico mondiale alcuni concetti più complessi legati al dono.

La campagna di quest’anno, voluta fortemente dalla World Healt Organization, è incentrata sulla sicurezza, e si intitola “Sangue sicuro per tutti”, a riprova dell’enorme attenzione che le istituzioni ai massimi livelli riservano alla raccolta sangue volontaria e non retribuita, affinché sia i donatori che i riceventi possano contare, sempre e in ogni paese del mondo, su più alti standard di sicurezza nel momento in cui si dedicano a una pratica trasfusionale.

Gli obiettivi della campagna di quest’anno, come indica il sito della WHO peraltro caratterizzato da una splendida animazione, sono:

  1. Celebrare e ringraziare le persone che donano il sangue e incoraggiare coloro che non hanno ancora donato il sangue a iniziare a farlo;
  1. Sottolineare la necessità della donazione di sangue per tutto l’anno, per mantenere forniture adeguate, e facilitare l’accesso universale e tempestivo a trasfusioni di sangue sicure;
  1. Focalizzare l’attenzione sulla salute dei donatori e sulla qualità delle cure come fattori critici per costruire il loro impegno e spingerli a donare regolarmente;
  1. Dimostrare la necessità dell’accesso universale alle trasfusioni di sangue sicure e fornire sostegno sul piano dell’assistenza sanitaria efficace, verso il raggiungimento dell’obiettivo più ambizioso: la copertura sanitaria universale;
  1. Mobilitare il sostegno a livello nazionale, regionale e globale tra governi e partner di sviluppo per investire, rafforzare e sostenere i programmi nazionali sul sangue.

Come possiamo vedere si tratta di obiettivi ambiziosi, e del resto è logico e opportuno per la più alta istituzione mondiale sulla salute, che ha deciso di indicare come paese ospitante il Rwanda, in Africa, e di concentrare gli eventi principali del 14 giugno a Kigali, la capitale dello stato africano. Il claim scelto per la campagna è “By donating blood, you can save lives!”, reso in italiano con “Dona sangue, salva la vita.”

Ecco, per tutti coloro i quali volessero contribuire a diffondere i materiali del World Blood Donor Day 2019, la pagina su cui scaricare i materiali promozionali: https://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2019/campaign-materials-world-blood-donor-day-2019.

Facciamolo in massa.

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Il futuro della comunicazione sociale tra i temi clou dell’Assemblea generale di Avis Nazionale

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Come si comunicano il dono e i valori intrinseci alla donazione di sangue in una congiuntura storica in cui informazione, tecnologia e spettacolo devono convivere entro uno spazio aleatorio e in una fase in cui fake news e realtà si inseguono cercando di prevalere e di superarsi a vicenda? E come si utilizzano i media nel modo giusto affinché gli strumenti migliori per divulgare informazione e conoscenza siano utilizzati in modo efficace e corretto in base alle esigenze della comunità?

Sono queste le domande fondamentali che hanno animato la conferenza “Il volontariato delle donazioni di sangue, organi e midollo: problematiche della comunicazione scientifica e sociale”, apertura dell’Assemblea generale di Avis Nazionale a Riccione venerdì 17 maggio, in un week-end intenso e festoso, ricco di contenuti che è continuato sabato e domenica con un serrato dibattito associativo, e con il consueto avvicendarsi sul palco delle delegazioni regionali chiamate a esprimersi sulle criticità e sulle visioni future, e su come dovrà evolversi la più grande associazione di donatori italiana nell’immediato futuro.

Ed è proprio pensando a quanto sarà duro il lavoro dei volontari negli anni che verranno, al fine di evitare che il calo di donatori registrato nelle ultime stagioni possa continuare e rendere più difficile e contorta la strada verso l’autosufficienza ematica nazionale, che in Avis vi è l’assoluta consapevolezza di quanto serva affinare al meglio gli strumenti comunicativi, e adoperare i mezzi di comunicazione di massa in modo che il bello e l’utile del messaggio solidale non vada perduto.

 

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Il problema della percezione collettiva

Primo nemico, le fake news e le distorsioni. Presentato da Filippo Cavazza, ufficio stampa di Avis Nazionale, Silvestro Ramunno dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna ha provato a mostrare quanto sia difficile per il pubblico divincolarsi in mezzo al frastuono informativo: trovare la verità fattuale spesso somiglia a svuotare il mare con un cucchiaino, impresa difficile che tuttavia bisogna provare a compiere, perché nell’epoca della verità post-fattuale è sempre più importante far emergere i fatti. In effetti oggi la quantità di informazione che circola nel mondo sottoforma di bit è enorme, e la confusione regna sovrana, nonostante l’esistenza di una carta di doveri per giornalisti secondo bisognerebbe seguire la verità sostanziale dei fatti secondo “il pubblico interesse” e non secondo “l’interesse del pubblico”. La colonna di destra dei giornali è un esempio tipico di distorsione.

Ma i giornalisti si comportano secondo etica e deontologia professionale? Non sempre.

In Italia, secondo Ramunno, la distorsione è molto forte soprattutto su temi caldi del dibattito pubblico, come per esempio la percentuale di anziani sulla popolazione completa, quella degli stranieri o quella dei disoccupati. È difficile dargli torto, e anzi, ciò che riscontriamo è che più un tema è parte integrante della cosiddetta agenda setting (ovvero i temi a cui i media offrono più spazio) più è rischio di manipolazione. L’Italia è un paese emotivo, la gente si lascia trasportare dalle emozioni, e le post verità dimostrano solo che le emozioni contano molto più dei fatti per forgiare le nostre credenze sulla realtà. Gli esempi che ha portato Ramunno sono tanti: l’Italia è percepito un paese violento, ma secondo i dati tutti i reati sono in calo, e un altro caso eclatante è l’incentivazione all’energia rinnovabile e fonti fossili, per cui ogni cittadino italiano paga circa cinquecentocinquanta euro l’anno senza che sia esploso alcun dibattito, quando invece, per una questione più marginale come il costo dei sacchetti biodegradabili a pagamento (spesa media a cittadino meno di due euro l’anno), il dibattito si fece aspro.

L’agenda setting commentata sui social genera dunque effetti di polarizzazione molto netti, ma come contrastarli? Secondo Ramunno ci sono due parole chiave, ovvero empatia e rispetto della complessità, due comportamenti corretti per rapportarsi alla conoscenza del mondo che secondo esperimenti psicologici conducono gli utenti a lasciare posizioni estreme e ad avvicinarsi al dibattito costruttivo.

Le fake news sul sangue

Verso questi punti cardinali, empatia e complessità, deve essere dunque orientata la strada per chi lavorerà nella comunicazione sociale, e lo ha ribadito anche Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che ha raccontato quanto sia serrata la collaborazione tra Avis, Fidas, Fratres e Cns per evitare la circolazione delle fake news riguardanti il sistema sangue. Che tipo di impatto negativo possono avere, infatti, le fake news sul sistema sangue? Creano solo false percezioni o creano anche problemi fattuali, pratici, che poi vanno risolti con sprechi di risorse e lavoro? Entrambe le cose.

Liumbruno ha evidenziato alcuni case-history che vale la pena di riportare. “Secondo i dati 2017 sapevamo che i donatori erano in calo – ha spiegato – e fu deciso di dare la notizia proprio perché si pensava di ottenere la massima eco. Tuttavia non fu pensato che la notizia poteva essere strumentalizzata e generare rassegnazione. Con 1 milione e 700mila donatori il funzionamento del sistema è garantito su 1800 pazienti ogni giorno ma bisogna contrastare le fake news. Arrivano spesso su Whatsapp i messaggi di pazienti bisognosi che hanno necessità di terapia trasfusionali urgente, notizie che oltre a essere stupidaggini crea dei problemi reali, perché il pieno di donazioni può fare molti danni. È stato il caso di alcune maxi-emergenze come il disastro ferroviario in Puglia, momento in cui ci fu l’arrembaggio per donare su un errore comunicativo di una Avis territoriale che comportò la raccolta di più del triplo del sangue che si raccoglie di media in un giorno. Il sangue dura 42 giorni e poi è inutilizzabile, e nessuno sapeva che dal 7 luglio 2016 era stato varato un piano nazionale per le maxi emergenze, che prevedeva le compensazioni tra regioni. Chi è parte del sistema deve garantire la regolarità della donazione che è il migliore modo per garantire la salute dei pazienti e rifuggire l’emotività”. 

Altro tema notoriamente soggetto a fake news è quello del famigerato sangue infetto: da dieci anni non arriva nessuna segnalazione in merito in Italia, eppure le notizie legate al passato sono sempre molto suffragate, anche in casi in cui i contagi via trasfusione sono avvenuti quando non esistevano strumenti scientifici per evitarli. Oggi, ha sottolineato Liumbruno, i donatori si lamentano addirittura di controlli troppo stringenti sebbene necessari per garantire la sicurezza, eppure i media rilanciano con sensazionalismo le notizie sul tema, talvolta puntando su titoli fin troppo accomodati. Forte, secondo lo stesso direttore del Cns, è poi il rischio di manipolazione sul tema del sangue a pagamento, a causa della confusione sui cosiddetti rimborsi, che in realtà sono solo copertura delle spese e dei costi di produzione e di compensazione per le cure dei pazienti. Chi legge Buonsangue sa bene che esiste lucro né sul sangue donato né sul plasma o sui plasmaderivati: grazie all conto lavoro il plasma resta sempre di proprietà pubblica, mentre in altri paese europei il plasma è venduto alle aziende che poi ne fanno quello che vogliono e lo immettono nel mercato, dove si può guadagnare molto di più.

Le testimonianze di Aido e Admo  

Toccante l’intervento di Flavia Perrin, presidente nazionale Aido (Associazione italiana donatori di organi) che come esempio di fake news da contrastare ha introdotto il caso di un 17enne di Verona ferito a morte in un incidente, e purtroppo protagonista di un caso eclatante di cattiva informazione, giacché una testata nazionale ha informato della sua situazione di salute alludendo a una donazione di organi quando il giovane paziente era in coma, e dunque non ancora cerebralmente morto come prevede la legge. “Esiste una grossa responsabilità – ha ribadito la Perrin – ed ecco perché serve collaborazione. Bisogna evitare di leggere che una persona muore in attesa di un organo”.

Nella rassegna di interventi, stesso punto di vista è stato espresso dalla Presidentessa di ADMO nazionale (Associazione donatori midollo osseo) Rita Malavolta, che ha spiegato come le notizie dei giornali sulla donazione di midollo hanno portato effetti positivi e negativi, perché molti donatori nell’ultimo anno si sono iscritti solo sull’onda emozionale. “Le foto di un bambino bisognoso – ha detto la Malavolta – generano ondate emozionali e sensazioni ambivalenti, perché la donazione di midollo è differita e rischia di essere anche 30 anni dopo l’iscrizione. Ci vuole consapevolezza, comprensione del fatto che ci sono ogni giorno persone che lottano per la vita e che il proprio midollo può non servire subito. Informazione corretta e consapevolezza sono le ricette contro i sensazionalismi”.

Le conclusioni

E dunque? Come applicare empatia e rispetto della complessità ed essere efficaci nella comunicazione sociale? Come evitare gli effetti negativi e le decodifiche aberranti? Andrea Volterrani, università di Tor Vergata, non è stato particolarmente ottimista. Il problema secondo lui risiede nei difetti di percezione, perché le credenze comuni si formano nei contesti di condivisione, ma esistono anche mondi separati che non collimano mai. Ecco perché la strada è la chiarezza, ovvero utilizzare messaggi immediati: comunicazione molto raffinate non saranno comprese, e il primo problema che dovrà risolvere il comunicatore sociale sarà il passaggio dalla percezione all’informazione.

Ci vuole strategia: il fattore identitario è decisivo, perché quando non sappiamo qualcosa la tendenza più comune è andare a cercare conferme del nostro pensiero nel gruppo di persone che la pensa come noi. In questo tempo non si vuole più avere qualcuno che faccia da mediatore per aiutarci a comprendere le cose del mondo, ed è un errore: la cosa importante diventa recuperare intermediazione. Non è facile: la tecnologia aiuta queste pratiche e molti cercano visibilità per visibilità, mente invece bisognerebbe cercare di creare comunità. La risposta è trovare il modo di elaborare uno scambio che sia strategico, non basato sulla visibilità ma sulle relazioni puntuali. I social, del resto, altro non sono che relazioni puntuali che diventano riferimenti per persone che vivono tempi di paura, di incertezza e crisi, e quindi sono sempre in cerca di risposte.

E proprio una risposta forte, sul piano metodologico a proposito della comunicazione via social, arriva dal network Parole Ostili, presieduto a Riccione da uno dei suoi ideatori, ovvero la giornalista e filosofa albanese Anita Likmeta. Parole Ostili è un decalogo (fig.2) che intende regolare e definire le buone pratiche di comunicazione on-line, e che si fonda su un principio chiaro e netto: le parole sono quanto di più importante esista. “Bisogna tornare alle parole – ha ribadito la Likmeta – perché l’uomo un milione e mezzo di anni fa iniziò a organizzarsi in gruppo, e la parole sono state la prima forma di tecnologia che l’uomo ha inventato. Le parole possono emozionare, spaventare, uccidere. Il manifesto della comunicazione non ostile, con le nostre dieci regole, è un esigenza per dire che la vita offline e quella on-line non sono separate, e che ognuno di noi altro non è che le parole che pronuncia”. 

cambiostile il Manifesto della comunicazione non ostile in politica

Fig.2

Noi di Buonsangue non possiamo che essere in totale accordo, per un futuro in cui, come diciamo sempre, il gesto del dono possa essere considerato un gesto assolutamente naturale per tutti, e in cui ogni cittadino possa essere informato e consapevole, proprio come i quasi due milioni di avisini, di quanto sia importante avere un sistema sangue solido ed efficiente grazie al lavoro di tutti.

 

Da oggi 17 maggio fino a domenica, l’Avis si riunisce per preparare il futuro

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Da oggi venerdì 17 maggio, fino a domenica 19, andrà in scena la nuova Assemblea Generale di Avis. Lo scenario scelto per ospitare gli oltre 1.000 delegati in rappresentanza di 1.300.000 donatori di sangue e 3.400 sedi distribuite su tutto il territorio nazionale è la riviera romagnola, e precisamente Riccione, con il suo bellissimo Palazzo dei congressi.

Il titolo dell’Assemblea Generale numero 84 sarà “Reti Solidali. Le nuove rotte del volontariato del dono”, un titolo che spiega bene il momento di grande importanza che vive il mondo del sistema sangue dal versante delle associazioni di donatori, una congiuntura che sancisce il bisogno di guardare con grande lucidità e visione programmatica alle sfide del presente e del futuro.

Il mondo del terzo millennio cambia e si modifica a una velocità infinitamente superiore rispetto a quanto è accaduto nel novecento, secolo in cui usi e costumi sociali, riconoscimento dei valori basici della vita e senso di comunità erano universalmente riconosciuti come fondamenti educativi da tramandare.

Interi immaginari, civici e culturali, erano trasferiti da generazione in generazione, e in questo quadro le tecniche di trasmissione dei valori del dono erano quelle tradizionali: famiglia, scuola, luoghi di identificazione nella comunità e nell’aggregazione. Oggi è molto diverso: le fonti che guidano alla conoscenza del mondo sono indirette, esterne e tecnologiche, e la comunicazione, e con essa i metodi per avvicinare al dono del sangue le nuove generazioni, devono necessariamente rinnovarsi.

È per questo che noi seguiremo con occhio particolare, in questa assemblea, il modulo formativo del venerdì dedicato alla comunicazione dl titolo “Il volontariato delle donazioni di sangue, organi e midollo: problematiche della comunicazione scientifica e sociale”, organizzato da Avis Nazionale in collaborazione con l’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna.

Molto ricco il resto del programma, che come in ogni altra edizione comprenderà dibattiti sulle linee guida associative, tavole rotonde, interventi delle delegazioni regionali e spettacoli. Ecco qui i tre giorni in dettaglio:

Si parte dal venerdì, con i saluti istituzionali e il focus sul bilancio:

84 Assemblea generale Reti solidali Le nuove rotte del volontariato del dono AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue

Fig. 1

Per poi andare avanti il sabato con il giorno più ricco sul piano dello scambio prettamente associativo e uno spettacolo serale dedicato alla musica.

 84 Assemblea generale Reti solidali Le nuove rotte del volontariato del dono AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue (1)

Fig.2

 Infine domenica, con un focus importante sul tema integrazione e disabilità e la chiusura dei lavori.

84 Assemblea generale Reti solidali Le nuove rotte del volontariato del dono AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue (3)

Fig. 3

Ecco, infine, l’editoriale del presidente Gianpietro Briola dedicato a tutti i donatori avisini attesi a Riccione per un convegno che sarà un tappa davvero importante per il futuro dell’associazione più grande d’Italia.

“Carissimi, questa 84^Assemblea si apre nel ricordo commosso della figura dell’ex presidente Mario Zorzi. Ne parleremo con i delegati e giustamente abbiamo dedicato a lui la copertina di questo numero speciale della rivista. Sarà poi la rete il tema forte di queste 3 giornate. Ma che cos’è innanzitutto la rete solidale di cui parliamo nel titolo?

Siete voi!

Voi volontari e delegati arrivati da tutta Italia al Palazzo dei congressi di Riccione!

Voi amici e donatori che state seguendo e seguirete questo momento attraverso i racconti di chi sarà presente in Riviera o sulle nostre pagine web e social!

Voi, che nelle vostre sedi e nei vostri comuni, fate vivere l’AVIS nei mille incontri e nelle mille iniziative che organizzate e promuovete!

L’Assemblea generale – quest’anno come ogni anno – è il vostro momento. Non è solo un incontro per adempiere ad alcuni obblighi burocratici, ma è l’occasione per ricordarci che i protagonisti della storia dell’AVIS – da oltre 90 anni – siete voi.

In queste 3 giornate parleremo di tanti temi: trasfusionali, sanitari, sociali. Cercheremo di delineare le sfide attuali e future di AVIS, dal ruolo dei giovani al centro studi, dalla comunicazione alla formazione, in un contesto di generale contrazione delle risorse pubbliche. Ascolteremo le voci dei territori, attraverso gli interventi delle delegazioni regionali, e di tanti altri ospiti che interverranno a vario titolo (autorità locali e nazionali, esperti di terzo settore, testimonial del mondo del volontariato, etc…)

In un mondo che viaggia a velocità frenetica, ascoltare e ascoltarsi è sempre più importante e decisivo. Vorrei che da ciascuno di questi interventi potessimo trattenere qualcosa di utile per le nostre AVIS e per il nostro modo di essere avisini: orgogliosi della nostra storia ma aperti al futuro, sapendo rinnovare i nostri valori di solidarietà e di altruismo.

Vorrei anche che queste giornate fossero l’occasione per approfondire legami umani e sociali, con i delegati del proprio territorio e delle altre parti d’Italia, scoprendo nuove modalità per avvicinare i donatori e promuovere l’Associazione.

Vorrei salutarvi con la stessa citazione che ho messo nelle conclusioni della relazione assembleare”.

Al Festival del Volontariato di Lucca per “Ricucire” gli strappi del paese. E con Avis a parlare di maxi-emergenze

Festival italiano del Volontariato

Un lungo week-end a Lucca, per festeggiare il volontariato con il suo significato profondo che trova le sue radici nel senso di comunità, e per fare in modo che l’impegno dei volontari in tutte le sue mille forme possa scambiarsi e raccontarsi in un grande evento, mentre si alimenta il dibattito e si stabiliscono sinergie.

È questo lo spirito del Festival del Volontariato di Lucca, attivo dal 2011 e giunto alla nona edizione con una crescita costante di pubblico e peso specifico, in eventi che negli anni hanno potuto contare su ospiti noti e insigniti di un ruolo istituzionale come Matteo Renzi, Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, Antonio Polito, o di personaggi di spettacolo e cultura come Philippe Daverio, Franco Cardini, Maria Grazia Cucinotta, Enzo Bianchi, Stefano Boeri.

L’edizione di quest’anno è sintetizzata dal titolo “Ricucire”. Una scelta che apprezziamo e comprendiamo, perché in grado di offrire il senso profondo del ruolo che il volontariato svolge in Italia – un ruolo insostituibile che consente di ovviare alle tantissime inefficienze della rete istituzionale e alle tantissime emergenze – e al tempo spesso richiama simbolicamente a un bisogno che si sente nell’atmosfera, la ricostruzione di un senso ampio ed empatico di comunità che troppo spesso è sostituito da una perdita generalizzata del sentimento dell’altro, come del resto non ha mancato di far notare, nel discorso di inizio anno, anche il Presidente della Repubblica Mattarella.

Naturalmente, in questo contesto, come nelle edizioni precedenti, non poteva mancare uno spazio importante sui temi del sistema sangue e della donazione: Avis Nazionale ha infatti organizzato per oggi venerdì 10 maggio  un convegno in collaborazione con Avis regionale Toscana, con l’ufficio scolastico di Lucca – Massa Carrara e il Rotaract, dal titolo “Lo stesso paio di maniche”, all’interno del quale sarà presentato “Be presilient” un progetto ludico per i giovani che nasce con lo scopo di sensibilizzarli sul rapporto tra maxi-emergenze e donazione di sangue, un tema che come sappiamo è troppo spesso sottovalutato. Cosa accadrebbe se il paese fosse colpito da una calamità naturale o da un attentato terroristico? Com’è organizzato il sistema sangue in questi casi? Quanto è importante il ruolo del volontariato? Cosa dice il piano nazionale contro le maxi – emergenze?

Se ne parlerà a Lucca, e attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti ludici, “Be Presilient” vuole contribuire a sfatare i luoghi comuni e le reazione mediatiche errate che esplodono nelle situazioni di emergenza, con appelli confusionari e indiscriminati che invitano a donare sangue, come avvenne, per esempio,  il 12 luglio 2016 in Puglia, quando due treni si scontrarono causando 23 morti e più di 50 feriti.

Le ragioni che uniscono Avis al Festival del Volontariato le ha ben spiegate il presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola: “Siamo a Lucca anche quest’anno – ha detto – perché ci interessa portare il nostro contributo al tema proposto quest’anno. Nell’Italia del volontariato che ricuce, anche i donatori di sangue, con il loro gesto di altruismo, contribuiscono ogni giorno a garantire a migliaia di ammalati un prezioso farmaco salvavita quale il sangue. Il progetto che presentiamo, inoltre, sottolinea l’importanza del volontariato nella programmazione e nell’utilizzo di corretti comportamenti nelle situazioni di emergenza”.

Al pubblico, ai volontari e ai donatori non resta che scaricare il programma qui e andare a seguire gli eventi per vivere un fine settimana all’insegna della solidarietà.

A Rimini la Conferenza Nazionale del SIMTI, giunta alla sesta edizione: sicurezza del donatore, plasma e raccolta sangue i temi da discutere

SIMTI logo x Alel

Il sistema sangue italiano è tenuto in piedi da tre gambe, le sue fondamenta: donatori, istituzioni e professionisti del sistema sanitario: questi ultimi da diversi anni hanno istituito il loro ritrovo annuo, e quest’anno i trasfusionisti italiani si incontreranno a Rimini dal 9 all’11 maggio: arriva infatti la Conferenza Nazionale della SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) giunta alla sua sesta edizione.

L’associazione, lo ricordiamo “raggruppa circa duemila medici, biologi, infermieri e tecnici di laboratorio biomedico che operano nelle strutture trasfusionali e nelle unità di raccolta delle donazioni di sangue in tutta Italia”, un caposaldo dell’attività quotidiana sul campo che deve lavorare e interagire con la massima efficienza con gli altri attori di sistema.

A Rimini saranno moltissimi i temi in programma, a partire dalla sessione plenaria di giovedì 9 maggio e per i due giorni successivi: il focus sarà dedicato al plasma inteso come risorsa strategica, ai programmi di plasmaferesi e all’autosufficienza in fatto di plasmaderivati e a come lavorare su aspetti più comunicativi legati alla donazione, ovvero la promozione del gesto del dono e le migliori strategie per motivare i donatori, per poi finire con una dissertazione su standard e requisiti di autorizzazione e accreditamento dei centri trasfusionali.

Tantissimi gli ospiti autorevoli che si esprimeranno, tra cui Pierluigi Berti (presidente SIMTI), Gianpietro Briola (presidente di Avis Nazionale), Pasquale Colamartino, Vasto (CH), componente del comitato direttivo del Centro Nazionale Sangue, Vanda Randi direttore del Centro Regionale Sangue Emilia Romagna, e tantissimi altri medici trasfusionali provenienti da tutte le regioni italiane.

Il senso profondo del convegno è stato espresso proprio da Pierluigi Berti, che ha presentato il convegno ponendo l’accento sull’importanza della sicurezza del donatore e dei pazienti, non nascondendo tuttavia una nota di preoccupazione sulla frequenza delle donazioni: “Il primo valore da difendere per noi trasfusionisti è la sicurezza dei pazienti trasfusi, tutelata dalle norme nazionali ed europee: ma per continuare a farlo efficacemente i trasfusionisti devono essere in numero adeguato, ed inseriti in una rete trasfusionale forte, in cui operare in sinergia con le associazioni dei donatori. Oggi assistiamo invece ad una progressiva desertificazione delle nostre strutture, alla quale bisogna al più presto porre rimedio”.

L’obiettivo di questi tre giorni, dunque, è uscire dal dibattito e dallo scambio di idee con strategie e programmi per il futuro sul tema della raccolta, per affrontare le sfide del futuro in sinergia con le associazioni di donatori, e riportare i donatori periodici e quelli esordienti in massa ai centri trasfusionali. Chi, tra gli addetti ai lavori, vuole partecipare o saperne di più, può consultare il sito del SIMTI per tutte le informazioni in merito, e scaricare il programma completo del convegno a questo link:

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Simti%20-%20Programma_definitivo_sito%20%281%29.pdf