A Viareggio va in scena il Carnevale di Avis: tanto giallo e un messaggio importante sul dono del plasma

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Lo avevamo annunciato lo scorso primo febbraio, riportando le “anticipazioni” di Claudia Firenze (che in Avis Nazionale si occupa dei progetti di comunicazione) alla conferenza stampa di presentazione della 146esima edizione del Carnevale di Viareggio: e ieri, durante la sfilata di domenica 17 febbraio, le grandi attese sono state rispettate: molto bello e positivo l’impatto avisino sulla manifestazione, grazie alla collaborazione con la Fondazione Carnevale che ha deciso di costruire la giornata in sinergia con AVIS, garantendo alla più grande associazione di donatori italiani grande visibilità.

Un’ondata gialla ha invaso le tribune e conquistato la scena, sventolando uno striscione associativo sopra quello dedicato all’importanza del dono del plasma. Un’idea coloratissima e in grado di coordinare il tema della raccolta plasma –  già declinato con forza in questo 2019 associativo con la campagna #GialloPlasma – al tema di fondo del Carnevale, che è dedicato alla donna. Madrine d’eccezione di Avis erano infatti Miss Italia in carica, Carlotta Maggiorana, e la campionessa di ciclismo di origini lituane Edita Pucinskaite, già da diversi anni da tanti anni testimonial di Avis Toscana e donatrice.

Grande soddisfazione per la riuscita dell’evento ha espresso Il Presidente Nazionale di AVIS Gianpietro Briola: “Ci è sembrata un’opportunità da cogliere – ha detto – anche per il tema particolare di quest’anno dedicato alle donne. Come AVIS abbiamo recentemente lanciato una campagna per promuovere la donazione di plasma che è rivolta in particolare alle nostre donatrici e alle donne che vorranno diventarlo, e il nostro messaggio è chiaro: da quest’anno va di moda il giallo e anche il Carnevale non fa eccezione!”. Dello stesso avviso anche il Presidente di Avis Toscana, Adelmo Agnolucci, che fungendo da “memoria storica” istituzionale, ha ricordato che il legame tra il Carnevale di Viareggio e Avis è in atto da oltre 15 anni, attraverso creatività e inventiva che hanno portato a formule di sensibilizzazione, condivisione e partecipazione sempre nuove e diverse, momenti in cui i giovani hanno sempre fatto la differenza. “Ci ha fatto piacere mettere a disposizione di tutta Italia questa manifestazione che ha visto per anni i nostri giovani collaborare con Avis Viareggio e con la Fondazione, divertendosi e portando avanti un messaggio positivo di donazione e di stili di vita sani – ha sottolineato Agnolucci – a loro va il mio sincero ringraziamento.”

La collaborazione tra Avis e il Carnevale, centralizzata sulla raccolta plasma, ribadisce dunque la grande attenzione che le istituzioni del sangue stanno dedicando negli ultimi mesi a questo tema fondamentale, che meriterebbe di essere discusso sui media in modo più costante e di raggiungere il grande pubblico. Attraverso i dati del Cns, lo scorso venerdì 15 febbraio, abbiamo commentato il risultato della raccolta del 2018: dati positivi, con gli obiettivi preventivati dal Piano nazionale plasma 2016-20 perfettamente raggiunti, ma al tempo stesso dati che inducono a non ridurre il livello di impegno e pianificazione in vista del futuro.

Lavoro sui giovani donatori, da trasformare in donatori periodici anche sulla plasmaferesi, e costante, crescente chiarezza ed efficacia informativa su ciò che significa donare il plasma. Bisognerà faticare molto, in queste direzioni, per raggiungere il macro obiettivo dell’autosufficienza nella produzione dei farmaci plasmaderivati, prodotti salvavita di importanza strategica primaria per le strategie di eccellenza sanitaria di qualsiasi paese.

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Il Premio Giornalistico nazionale “FIDAS-Isabella Sturvi giunge alle IX edizione. Un modo valido per stimolare l’informazione di qualità

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Se in molti casi i “premi giornalistici” o i premi in generale possono essere semplici strumenti di coltivazione del narcisismo o della vanità sociale, ce n’è qualcuno che invece è finalizzato a premiare l’etica, l’impegno e la professionalità in un campo informativo come quello della salute – e in particolare del sangue, in cui correttezza, precisione, competenza e visione valoriale sono massimamente importanti.

Ecco perché siamo lieti di partecipare ancora una volta e per la terza edizione consecutiva, come parte della giuria, alla IX edizione Premio Giornalistico nazionale “FIDAS-Isabella Sturvi”, intitolato, lo ricordiamo, alla dottoressa scomparsa nel 2009 in seguito a una grave malattia quando era già responsabile dell’ufficio VIII, “Sangue e trapianti”, presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Sul sito della Fidas nazionale si può leggere il bando integrale relativo a questa edizione, ma intanto è bene soffermarsi sugli obiettivi a largo raggio del premio, che come spiega Fidas stessa è “finalizzato alla promozione dell’impegno del giornalismo sociale e scientifico relativo al Sistema Sangue, alla valorizzazione del grande patrimonio costituito dalle numerose associazioni del territorio impegnate nel volontariato, all’educazione e sensibilizzazione dei giovani verso l’impegno sociale e civile”.

Il premio è tuttavia anche uno strumento mediatico importante per raggiungere scopi propedeutici come la divulgazione, la sensibilizzazione e la promozione della cultura e dei valori di comunità che sono propri della donazione di sangue, stimolando l’informazione puntuale e seria su tutto ciò che accade nel Sistema trasfusionale nazionale ed internazionale. Grazie al premio, sarà poi possibile, leggiamo nel bando, “segnalare all’attenzione della pubblica opinione quei giornalisti e quelle trasmissioni televisive, radiofoniche o su web che si siano distinti per completezza e correttezza di informazione, e mantenere alta l’attenzione dei cittadini sul tema della donazione del sangue”. Una mission significativa.

Come da tradizione, il premio Sturvi sarà diviso in due sezioni, quella dedicata alla stampa nazionale con contenuti pubblicati su testate diffuse in tutto il paese, e quella dedicata alla stampa locale, con contenuti ad appannaggio di tesate a copertura più ristretta, più localizzata; coppia di categorie premiate alle quali se ne aggiungeranno altre due: un premio speciale, per il giornalista non vincente che si sarà contraddistinto per un prodotto di livello in linea con gli obiettivi del premio, e un premio per il giornalista emergente,  dedicato agli under 30. A tutti i premiati verrà corrisposto un riconoscimento in denaro (1000 euro per le sezioni “ufficiali” e 500 per le sezioni “speciali”), e come negli anni precedenti il premio Sturvi potrà contare sul patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti, della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, del Centro Nazionale Sangue e della Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia.

Infine, una nota informativa. I giornalisti che vorranno partecipare dovranno scaricare il bando, rispettare i requisiti, e inviare a Fidas un numero massimo di 2 lavori per ciascun partecipante entro il 9 marzo 2019. Da Buonsangue un sentito “in bocca al lupo” a tutti i concorrenti.

 

Avis Cartoon School. Creando un cartone animato, si impara anche a donare

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Circa quattro anni di lavoro sul campo, con in mente una missione ben precisa. Lavorare con i ragazzi, regalare loro strumenti e conoscenze per seguire le passioni, alimentare la loro creatività e far collimare tutto questo con l’empatia verso il prossimo, abituando i più piccoli, sin dalla giovanissima età, all’idea che un gesto semplice come il dono del sangue è in realtà un atto fondamentale. È questo il contributo di Avis Cartoon School, un progetto fortemente volto da Avis Toscana, attivo nelle provincie Arezzo, Siena, Grosseto e Pistoia e ormai collaudatissimo, perché fortificato da un enorme valore aggiunto: ovvero l’altissimo grado di coinvolgimento, divertimento e creatività di chi vi partecipa.

Avis Cartoon School è infatti un percorso formativo vero e proprio, pensato per i ragazzi delle scuole primarie, che consente di imparare cos’è un cartone animato, come si crea, quali sono le tecniche che possono essere utilizzate e con quali effetti diversi, fino alla realizzazione vera e propria, a fine corso, di un cartone ideato, disegnato, sceneggiato, animato, doppiato e musicato dai ragazzi stessi.

Il progetto è il frutto di una collaborazione tra Avis Toscana e Associazione culturale Koete, realtà creata da professionisti del settore dell’animazione oltre 10 anni fa, e detentrice del know-how didattico.

Ecco alcuni dei cartoon creati in questi anni:
“AIUTO INASPETTATO”, realizzato dal gruppo di Montecatini Terme in provincia di Pistoia

“PIANETA BIANCO O NERO”, realizzato dal gruppo di Poggibonsi in provincia di Siena

“LA PAGELLA DI THOR”, realizzato dal gruppo di Pratovecchio Stia in provincia di Arezzo

Al link http://www.aviscartoonschool.it/cartoni è possibile vederli tutti, ma ciò che emerge e traspare al primo sguardo è il grande impegno e l’applicazione di alunni, insegnanti e professionisti, in un lavoro che si protrae per molti mesi e consente davvero di creare valore (umano), oltre a un messaggio di sensibilizzazione che non si vaporizza alla fine dell’evento, ma sedimenta, e può restare come esperienza positiva nei ragazzi, probabilmente fino all’età adulta.

Per tracciare un bilancio del progetto Avis Cartoon School, oggi nel bel mezzo di un percorso di crescita che speriamo duri ancora moltissimo, abbiamo intervistato Luciano Franchi, vicepresidente di Avis Toscana, e da lui ci siamo fatti raccontare le sensazioni raccolte in cinque anni di collaborazione con l’associazione culturale Koete, e con le scuole del territorio. Ecco cosa ci ha detto:

 

  1. Vicepresidente Franchi, Avis Toscana sceglie un modo di rapportarsi al mondo dei giovani che nasce da una visione prospettica. Perché è importante lavorare sulle scuole primarie?

La solidarietà è un valore che va sviluppato fin dall’infanzia. Non è mai troppo presto per far comprendere come i nostri problemi e le nostre difficoltà possano essere affrontate in maniera più efficace se operiamo in un contesto solidale. Il capitale sociale di una comunità si costruisce con percorsi di partecipazione, e la coesione sociale è il risultato di un percorso al quale dobbiamo prestare attenzione senza tralasciare alcuna occasione. Le scuole, così come le Associazioni sportive, sono una grandissima occasione per generare coesione sociale.

  1. Cinque anni di Avis Cartoon School. Cosa si è imparato da questa esperienza?

Cartoon School è stata una grande occasione di riflessione sui modi migliori per rapportarsi con il mondo della scuola. Abbiamo imparato l’importanza di percorsi esperienziali, la necessità di costruire percorsi condivisi con gli insegnanti; percorsi in cui gli insegnanti e gli studenti, con il supporto di Avis, possano sentirsi protagonisti e non solo spettatori. Nei cartoni che creiamo sono loro, studenti e insegnanti, che scelgono la storia, che decidono il tema da affrontare. Poi, con il supporto dei disegnatori, dei musicisti e dei doppiatori di Koete realizzano il loro cartone animato. Ancora una volta, ciò che appare evidente, è che il cartone animato prodotto è sì importante, ma ancora di più lo è stato il percorso seguito, un vero percorso di crescita per tutti: Avis, studenti ed insegnanti. Molti cartoni animati di quest’ultimo anno sono stati dedicati al bullismo e vedere i ragazzi lavorare, creare e discutere su fenomeni come questo che loro vivono in prima persona, ci ha aiutato a riflettere su come Avis dovrà continuare a proporsi al mondo della scuola e su come rendere complementari le metodiche e le varie esperienze portate avanti in questi anni.

  1. Il progetto Avis Cartoon School può ancora crescere? Come?

Sicuramente sì. Mi verrebbe da dire che abbiamo solo completato la prima fase sperimentale, e abbiamo accumulato esperienze utili per un pieno utilizzo della metodica corretta. Stiamo collaborando con la Regione Toscana per monitorare il lavoro fatto, abbiamo partecipato a Fiera DIDACTA della Regione Toscana, abbiamo ottenuto il supporto del Rotary di Arezzo, abbiamo collaborato con il Comune di Capannoli per il Campus estivo. Da qui possiamo partire per cercare di ampliare il numero delle scuole coinvolte, consolidando l’esperienza del Campus estivo, e soprattutto creando un momento di riflessione collettivo a fine anno scolastico. Una specie di Giffoni film Festival tematico sui cartone animati e sulla donazione del sangue.

 

 

 

Carnevale di Viareggio 2019, nella grande festa Avis avrà un ruolo importante

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Nello scenario suggestivo di Palazzo Strozzi, sede della sala conferenze stampa della regione Toscana, è stato presentato ieri giovedì 31 gennaio il prossimo Carnevale di Viareggio, ampia e prestigiosa rassegna dall’enorme fascino e tradizione, che andrà in scena dal 9 febbraio al 5 marzo.

Concerti, eventi, sfilate dei carri, tantissime altre attività a completamento del programma: è davvero ricchissima l’offerta per una manifestazione che è parte integrante della storia della Toscana e di Viareggio. Da quelle parti, solo il Carnevale (tra i tre più importanti al mondo) riesce ancora a celebrare la grandezza di una tradizione che evoca i grandi rituali umani delle epoche passate, e che alle sue origini intendeva ribaltare, attraverso la messa in scena, le cristallizzate strutture del potere e le incolmabili differenze sociali tra nobili e poveri, così come spiega Rabelais, trasformando il mondo reale con la festa e tramutando il sacro in profano.

Ma oggi il Carnevale di Viareggio è una festa moderna e attuale, centrale per la vita pubblica. Non poteva mancare, in tale contesto, uno spazio dedicato ai valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco, e qui nasce la sinergia con la più grande associazione di donatori italiani, ovvero Avis, che parteciperà all’evento viareggino su ampia scala, sia con il patrocinio di Avis nazionale, sia attraverso le attività delle sedi territoriali, come Avis Toscana e Avis Viareggio.

Erano presenti in sala Cutuli, infatti, oltre alle istituzioni e alla presidentessa della Fondazione Carnevale di Viareggio Maria Lina Marcucci, anche il Presidente di Avis Nazionale Giampietro Briola, il presidente di Avis Toscana Adelmo Agnolucci con il vicepresidente vicario Luciano Franchi, e naturalmente Claudia Firenze, che in Avis Nazionale si occupa dei progetti di comunicazione.

Le modalità di partecipazione di Avis si scopriranno il giorno del grande evento pensato appositamente per il Carnevale, previsto per il 17 febbraio a Viareggio, ma sappiamo già che Avis avrà grande spazio e visibilità, proprio allo scopo di legare un momento chiave della vita comunitaria in un territorio da sempre sensibile alle attività di volontariato, agli ideali di comunità e bene collettivo che sono connaturati al gesto del dono.

“Il Carnevale è anche solidarietà” ha ribadito Maria Lina Marcucci, e Avis farà una grande performance in occasione del secondo corso, per raccontare cos’è il dono del sangue e quanto è importante conoscerlo, comprenderlo e praticarlo. Proprio Claudia Firenze, ha annunciato che sarà preparata una bella festa. “Mi sono rinnamorata del carnevale grazie al Carnevale di Viareggio e ciò che vogliamo sarà dimostrare che si può fare solidarietà con il sorriso sulle labbra. Non posso anticipare troppo per non guastare la sorpresa ma si tratterà di una performance molto colorata”.

Del resto, un evento così radicato nel DNA della gente non può che fungere da grande macchina di aggregazione: e così saranno innumerevoli le iniziative culturali a completamento del programma, con diverse mostre (dedicate soprattutto al tema delle donne) e tantissime iniziative volte a rendere indimenticabile questa edizione, che cade per la 146esima volta.

Quale sia la portata economica e sociale del Carnevale è anche superfluo sottolinearlo, e ciò che sarà importante è che l’impatto mediatico di una manifestazione così popolare possa avere una ricaduta positiva sulla raccolta di sangue e plasma. Viareggio, durante il Carnevale, può contare su un indotto di circa 30 milioni di euro, e la sua eco raggiunge un enorme numero di persone, con circa 32 milioni di individui a far da bacino d’utenza complessivo e 600mila partecipanti ogni anno.

Un pubblico giovane fatto da ragazzi e famiglie, target perfetto affinché il messaggio del dono possa raggiungere e sedimentare tra coloro i quali, per stili di vita, abitudini, e necessità del sistema, possono essere considerati i donatori periodici perfetti. Molto stretto, inoltre, anche il rapporto tra il Carnevale di Viareggio e le scuole, altro serbatoio potenziale di futuri donatori.

Non resta, dunque, che aprire le danze e tuffarsi in un lungo mese di sorrisi, giochi, divertimento, dono e solidarietà.

 

Il sistema sangue italiano in Vietnam per ribadire le basi etiche del dono e il valore della sicurezza

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Un viaggio in Vietnam, allo scopo di sancire un accordo di collaborazione internazionale, un vero e proprio “ponte” tra donatori appartenenti a zone geografiche molto lontane tra loro che tuttavia ambiscono a condividere uno stesso approccio alla donazione di sangue.

È andata a buon fine la visita di Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro nazionale sangue), e Gianfranco Massaro (presidente della FIODS), nel paese asiatico che già nel 2017 aveva ospitato simbolicamente il World Blood Donor Day, e che si contraddistingue per un sistema di raccolta molto simile a quello italiano, con numeri importanti rispetto ai paesi limitrofi ( una media di circa un milione e duecentocinquantamila unità raccolte all’anno, di cui il 97,4% attraverso il canale della donazione volontaria e non remunerata e il restante 2,6% ottenuto da donazione “familiare” e remunerata), e la volontà di consolidare i principi del dono etico come valori chiave da condividere sul piano internazionale.

L’arrivo della delegazione italiana in Vietnam, ad Hanoi, ha arricchito i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario della Fondazione del gruppo Giovani donatori, e se parte del tempo è stato dedicato ai riconoscimenti (con la consegna delle croci al merito internazionali della FIODS a Bach Quoc Khanh, Direttore dell’Istituto Nazionale di Ematologia e Nguyen Thi Xuan Thu, presidente della Croce Rossa), vi è stata occasione per discutere di donazione, di buone pratiche, e dell’importanza del valore della sicurezza del sangue e degli emoderivati.

In quest’ottica, lo abbiamo detto molte volte, il sistema sangue italiano è un modello percepito come “virtuoso” in tutto il mondo, perché fondato sulla pratica del dono anonimo, gratuito, consapevole, associato e organizzato. Un’autorevolezza confermata su più fronti, a partire dalla rielezione di Gianfranco Massaro alla presidenza della FIODS (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue) durante l’assemblea che si è svolta all’Hotel Ergife a Roma sabato 28 e domenica 29 aprile 2018, fino al premio ricevuto dal Centro nazionale sangue sempre ad aprile 2018 a Francoforte, come paese guida nell’applicazione delle buone pratiche di Patient Blood Management, e nella gestione ospedaliera della risorsa sangue prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori.

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Quanto sia importante la collaborazione e lo scambio culturale internazionale sul piano della sanità, è perfino inutile ribadirlo. Siamo ancora lontani, purtroppo, dalla possibilità di offrire lo stessa qualità del servizio sanitario in tutte le parti del mondo, ed esistono enormi sperequazioni tra qualità delle cure nel mondo occidentale e molte altre zone del pianeta.

Per queste ragioni, è assolutamente da rimarcare il valore delle moltissime collaborazioni del sistema sangue italiano con molti paesi esteri, da Vietnam, Albania, Kosovo e Palestina che grazie alle forniture senza fini di lucro di plasma derivati hanno fatto passi da gigante nella cura di patologie difficili come l’emofilia, ad Afghanistan, India, Armenia, El Salvador e Serbia, paesi che negli ultimi anni hanno ricevuto in dono dall’Italia significative quantità di farmaci plasmaderivati.

Una propensione all’aiuto concreto e alla collaborazione internazionale, che merita di essere sottolineata, specie in tempi in cui solidarietà e aiuto disinteressato sembrano valori fuori moda per una certa politica e nel dibattito pubblico che da essa scaturisce.

 

 

Sistema sangue, programmato il 2019 tra attività trasfusionali e scambi tra regioni. Pubblicati dal Cns i documenti partoriti nella plenaria dello scorso 30 novembre

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Nei giorni scorsi, sul sito del Centro Nazionale sangue, sono stati pubblicati i documenti riassuntivi delle attività svolte durante l’ultima riunione semestrale tra i Direttori delle SRC, i Presidenti nazionali e regionali delle Associazioni di donatori, il Cns e il Ministero della Salute.

Suddetta riunione, si è svolta a Roma lo scorso 30 novembre, ed è stata un’occasione perfetta per dedicarsi ad attività molto importanti per la governance, come analisi dei dati, programmazione e condivisione delle visioni sul futuro di ciascuno degli stakeholder del sistema sangue.

Focus, dunque, sul modus operandi della nuova stagione, passando per temi chiave d’interesse generale, come gestione delle attività trasfusionali, allocazione dei finanziamenti, programmazione degli scambi regionali attraverso il sistema di monitoraggio SISTRA, e aggiornamento sui progetti di livello nazionale, quelli già lanciati e quelli da lanciare. Ecco, in dettaglio, i campi d’intervento:

 

  1. Programmazione attività trasfusionali 2019

 

  1. Obiettivi e finanziamenti del sistema trasfusionale per l’anno 2019

 

  1. Sezione SISTRA su separatori cellulari: fase di collaudo inserimento dati

 

  1. Registro nazionale delle Talassemie: stato dell’arte

 

  1. Avvio progetti nazionali

 

I documenti completi sono consultabili a questi link:

Ecco il documento sul dettaglio dei finanziamenti sui progetti nazionali:

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Calteri_Finanziamenti%20sistema%20trasfusionale_0.pdf

Ed ecco, invece, il documento che riassume i dati su produzione, consumo e movimentazione dei globuli rossi nel quinquennio 2013-2018

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Catalano_Dati%20programmazione.pdf

Sono principalmente due, a nostro parere, le slide che meritano di essere analizzate nel dettaglio.

In figura 1, per cominciare, il programma di produzione e consumo dei globuli rossi regione per regione. La previsione complessiva per tutta Italia si tara su un leggero aumento di produzione dello 0,66%, con Veneto, Marche e Molise candidate ad avere le migliori medie produttive per percentuale rispetto alla popolazione, e la Campania candidata ad avere la media più bassa. Sui consumi, invece, le medie più alte ci si aspettano da Sardegna e Molise, per un aumento generale su scala nazionale dell’1,26%.

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In Figura 2, invece, ecco il dato sulle previsioni programmate e non programmate, che riguarda la movimentazione di globuli rossi tra le regioni italiane.

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Come si può vedere, le regioni che probabilmente dovranno attingere al servizio di interscambio regionale saranno Sardegna, Lazio e Campania, luoghi storicamente contraddistinti da una raccolta inferiore alle necessità.

Su queste regioni, sarà necessario dunque implementare le attività a 360 gradi, dalla comunicazione sul dono al miglioramento organizzativo dei centri trasfusionali.

 

 

Servizio civile in Avis: è il momento del “via” per 400 giovani in 15 regione italiane, tra formazione professionale e crescita individuale

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Il bando di partecipazione era stato pubblicato lo scorso 20 agosto 2018, e in un post di qualche giorno dopo, e precisamente del 29 agosto, su Buonsangue avevamo approfondito l’argomento condividendone il grande potenziale culturale e formativo: ieri, 15 gennaio 2019, è iniziato a tutti gli effetti il servizio civile nazionale con Avis per 400 giovani italiani tra i 18 e i 28 anni.

La ricaduta positiva di un’attività come questa è enorme: per i diretti interessati, l’approccio al volontariato e alla donazione del sangue è un modo perfetto per sviluppare propensioni personali e abilità consolidate, oltre che per imparare a conoscere meglio sé stessi e mettersi alla prova.

Nel volontariato, e sicuramente in Avis infatti, si entra sin da subito in un circolo virtuoso in cui bisogna integrarsi in meccaniche di lavoro coordinato in team, una situazione ambientale che è propria della stragrande maggioranza delle attività lavorative in qualsiasi settore si ambisca “da grandi”.

Allo sviluppo di tale attitudine, che consente di sintonizzarsi concretamente su ciò che accadrà nel proprio futuro lavorativo, si aggiunge poi per i ragazzi la possibilità di maturare competenze ben più specifiche, giacché le attività possibili nel sistema sangue e in una sezione territoriale di Avis sono moltissime: si spazia dalla mera organizzazione delle attività di sezione a funzioni di tesoreria, dall’organizzazione di eventi e donazioni speciali alla creazione di campagne pubblicitarie sul dono, dalla propensione al problem solving alle attività di reclutamento di altri giovani donatori.

Insomma, un ventaglio d’insegnamenti in grado di formare e contribuire alla maturazione di una futura classe di donatori (si spera periodici) e non solo, giacché, come hanno sottolineato il presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, e il vicepresidente vicario con delega al servizio civile, Michael Tizza, sarà forte l’arricchimento per i territori interessati e per gli stessi individui, poiché fare volontariato significa anche e soprattutto appagamento personale e creazione di rapporti personali di qualità. “Per questi giovani e per AVIS sarà un anno molto importante – ha dichiarato Tizza – aiuteranno le nostre sedi ad avere un legame ancora più diretto con i donatori di sangue, che sono sempre al centro della nostra azione. E ci aiuteranno inoltre a promuovere il messaggio di Avis nelle scuole e tra i giovani. Ci auguriamo che per tutti loro sia anche un anno per acquisire competenze formative utili per la loro vita e a stringere relazioni umane durature”.

L’attività di servizio civile in Avis interessa 229 sedi in 15 regioni italiane, coprendo larghissima parte del territorio nazionale. Le graduatorie definitive regione per regione e sede per sede erano state pubblicate sul sito di Avis nazionale con i relativi punteggi lo scorso 16 novembre, ed è molto importante ricordare che per i giovani ritenuti idonei esistono benefici che vanno ben oltre la crescita personale ed esperienziale: la partecipazione ai progetti di Servizio Civile è infatti riconosciuta dalla maggior parte delle Università in termini di Crediti Formativi Universitari e di tirocinio, e dà diritto anche a un corrispettivo economico, poiché garantisce sempre un rimborso da parte dello Stato quantificabile in 433,80 euro al mese.

Un sentito in bocca al lupo a tutti i diretti interessati, ci sembra assolutamente doveroso.

Otto associazioni di volontariato in collaborazione con il Miur: a fare del bene si deve iniziare da piccoli

Un protocollo ampio, con otto associazioni di volontariato legate insieme e pronte a collaborare con il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nel nome di una missione precisa: lavorare a idee e progetti in grado di portate le esperienze del volontariato nelle scuole e lasciare quell’imprinting magico nei ragazzi che in alcuni di loro potrà durare per la vita. Un’impresa difficile ma non impossibile se perseguita con le giuste idee, che ha vissuto il suo step iniziale mercoledì 12 dicembre a Roma alla Camera dei deputati, con la presenza di numerose personalità istituzionali e i rappresentanti di Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale), Admo (Associazione donatori midollo osseo), Adoces (Associazione donatori cellule staminali), Aido (Associazione italiana donatori organi, tessuti e cellule), Avis, Croce Tossa, Fidas e Fratres.

A fare gli onori di casa Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale, che ha subito sancito il principio basilare dell’incontro: “Preziosa è la collaborazione tra associazioni del dono e istituzioni, per ottenere dei risultati sul piano dell’eccellenza socio-sanitaria. Va detto grazie ai dirigenti delle otto associazioni rappresentate che svolgono un lavoro prezioso in tutte le aree geografiche del paese. Siamo qui per affrontare le criticità che potranno arrivare in futuro al seguito di un probabile calo di risorse. L’Italia ha una grande tradizione di volontariato, molte associazioni sono nate prima di questa legge, come Avis, ma negli ultimi quaranta anni il volontariato ha accresciuto la sua importanza. Il volontariato è diventato oggetto di ricerca e ne ha scritto molto Istat con il censimento permanente delle associazioni no profit. I volontari attivi sono diventati cinque milioni e 500 mila, con un aumento del 16%. L’Istat ha poi concluso che il volontariato aiuta lo sviluppo dei sentimenti positivi, e il fatto di poter far conto sugli altri migliora la vita collettiva. Chi fa volontario lo percepisce come momento piacevole della vita, mentre agli ultimi posti delle preferenze risultano lo studio e il lavoro. Il volontariato è il modo migliore di rinsaldare il rapporto tra cittadino e istituzioni, che a oggi non godono di grande stima. In questo senso è fondamentale la scuola con la sua attività. Ecco perché è necessario reclutare i giovani ed è importante essere presenti nella dimensione scolastica. Ai giovani bisogna dimostrare quanto sia bello essere volontari con la capacità di usare i mezzi di comunicazione moderni. Il passaparola è ancora la maggior fonte di reclutamento”.

Ma da dove nasce, qual è l’origine concreta di un mondo del volontariato che oggi in Italia ha la possibilità di essere parte integrante della vita pubblica? Lo ha spiegato bene Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas, parlando della legge 833 del 1978, giunta al quarantesimo anno di età. “A me il compito di presentare la storia di questa legge in assenza del senatore Dino Cravero. I principi chiave di una legge che ha vissuto un Iter lungo un decennio sono: unicità dei soggetti erogati e globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, superamento delle disparità territoriali per le cure sanitarie, sicurezza sul lavoro, tutela degli anziani e della salute nelle attività sportive, e infine prevenzione delle malattie mentali. Questi erano gli obiettivi, molto complessi per via della situazione di partenza che era ricca di disparità, nel quadro di un decennio difficile per il paese a causa di contestazioni studentesche, anni di piombo, crisi petrolifere, ed eventi traumatici come il delitto Moro. Oggi, sebbene serva un attualizzazione, questa legge è considerata una delle migliori mai promulgate in Italia”.

Ma come fa una legge a rivelarsi positiva e per niente superata dopo quasi mezzo secolo? Il motivo lo ha spiegato Maria Rita Tamburrini, direttrice generale della prevenzione sanitaria in tema di trapianti, sangue ed emocomponenti: “Le associazioni di volontariato sono essenziali per il sistema sanitario nazionale. Il nostro servizio, che è il migliore del mondo, è fondato su di loro. I regolamenti cambiano mani principi restano e devono essere tutelati. Tutte le leggi che sono nate sulla base della 833/78 proteggono e si ispirano ai principi di uguaglianza, un eredità che dobbiamo difendere. Il settore trasfusionale e i trapianti sono aree delicate e importantissimi e senza condivisione non si può raggiungere l’obiettivo finale principale che è quello di garantire la salute”.

Solo virtù? Naturalmente no. Esistono anche principi basici della legge che oggi, calati nel presente, richiamano a problematiche di sistema. Come ovviare, per esempio, alle discrepanze tra regioni a livello di servizio sanitario? Pasquale Colamartino del comitato direttivo del Cns, è stato chiamato in causa su questo tema da Aldo Ozino Caligaris, ed ecco le sue riflessioni in merito: “Le regioni rappresentano uno dei pilastri del SSN. Parlando dei principi fondamentali della legge 833/78 emerge il ruolo delle associazioni, perfettamente integrato con il lavoro dei vari stakeholder di sistema. Nella legge 219, che segue gli stessi principi, c’è un passaggio fondamentale che è il riconoscimento istituzionale del rullo delle associazioni. C’è l’intervento dello stato per garantire universalità ed equità, e quando le associazioni partecipano alla programmazione si sancisce un ruolo importante che si sono guadagnate sul campo. L’armonizzazione su base regionale è un tema su cui si sono fatti molti progressi, ma oggi c è una principale criticità, ovvero il progressivo de-finanziamento del sistema, giacché spesso i finanziamenti regionali vengono stornati per andare a coprire altre necessità. Questo elemento richiede un continuo miglioramento dell’organizzazione e dell’ottimizzazione”.

Ciò nonostante, il federalismo deve essere preservato, e così gli scambi tra regione e l’assistenza reciproca. Giancarlo Liumbruno, presidente del Centro nazionale sangue, sa bene quanto il principio di compensazione sia importante per gestire le situazioni delicate a livello di carenza sangue: “Le parole chiave e i principi fondanti della legge sul sistema sanitario nazionale sono: uniformità, solidarietà volontariato. Principi che oggi in una cornice di federalismo devono essere portati avanti e riaffermati. Il sangue è il bene pubblico di cui tutti devono poter usufruire con gli stessi livelli di sicurezza e qualità, e questa è una sfida con cui ci confrontiamo quotidianamente. Il mondo del volontariato è organizzato e consente di curare i cittadino: quello del sangue consente che ci sia una donazione ogni 10 secondi e che 1800 cittadini al giorno siamo curati. Il volontariato italiano consente di curare pazienti anche oltre confine, e dal 2013 al 2017 abbiamo esporta nei paesi in via di sviluppo grandi quantità di farmaci plasmaderivati, che consentono di curare malattie gravi e mettono l’Italia ai primi posti della graduatoria dei paesi generosi”.

Nella cornice istituzionale, è arrivato a sorpresa un finale fuori dalle righe. Merito di Sergio Balestracci, presidente Fratres nazionale, che si è espresso con molta passione contro l’assenza delle personalità politiche, prodighe di messaggi di buon lavoro, ma tutti impegnati altrove. “Ci parliamo tra addetti ai lavori ma i politici mancano sempre. Siamo dei volontari e dobbiamo alzare la voce – ha detto Balestracci – nei media si parla solo di politica e i loro nomi sono nel programma al posto dei nomi dei volontari, ma poi non vengono. Non dobbiamo avere paura di dirlo”.

Difficile non essere d’accordo, specie in una cornice in cui presenza o assenza possono essere interpretate come dei segnali molto precisi, e in un campo in cui, come il volontariato dove la differenza tra parole e fatti è la prima discriminante quotidiana. Solo fatti, infine, a Galleria Sordi, nel vero finale a sorpresa della giornata: presentazione della campagna nazionale #GialloPlasma in uno scenario affollato che ha visto ragazzi molto intraprendenti (Fig. 1 e Fig. 2) diffondere il messaggio del plasma tra i moltissimi passanti. Un’iniziativa sul campo che si ripeterà a Napoli sabato 15 dicembre.

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Fig. 1

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Fig. 2

Da Avis Cernusco con il percorso formativo “Pietro Varasi” al FidasLab di Roma: la formazione sul sangue non si ferma verso un futuro ricco di sfide

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È sempre bello poter parlare di formazione su temi centrali per la vita di una comunità, lo è di più se la formazione è fatta con impegno e continuità, e se prende vita nel sistema sangue per poi superare i confini settoriali e divine un valore aggiunto per tutti. È imponente l’investimento di forze da parte di istituzioni e associazioni in questo senso, e su Buonsangue, di recente, abbiamo dato ampia testimonianza di tutto quello che è accaduto non solo in Avis o Fidas, ma anche nelle associazioni di professionisti (come il Simti) o di pazienti (come FedEmo).

Il futuro incombe e le difficoltà da affrontare sono molte, ed ecco perché è lieto il racconto di due ulteriori esperienze formative che hanno valorizzato il week-end di moltissimi donatori e volontari italiani.

Avis a Cernusco sul Naviglio

Iniziamo con Avis, e da Cernusco sul Naviglio in provincia di Milano, dove pulsa una sezione locale molto affiatata e ben guidata dal presidente Carlo Assi: lì si è appena concluso un percorso formativo di ampio respiro sui vari segmenti del sistema sangue, tre moduli dedicati a un avisino storico come Pietro Varasi iniziati il 28 settembre 2018 e conclusi con la serata di venerdì 23 novembre. Riforma del Terzo Settore, normativa GDPR sulla privacy, funzionamento del “sistema sangue” e importanza dei vaccini: queste le materie affrontate, in serate ad alta e sempre crescente partecipazione. Molti gli ospiti, tra cui il dottor Fabrizio Pregliasco, Virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Presidente ANPAS. Carlo Assi, che è anche consigliere nazionale di Avis, ha spiegato perché la formazione diviene sempre più decisiva nella vita del sistema: “Sempre più, in un contesto di regole e di garanzie che si fanno di anno in anno più rigorose, è necessario che il volontario sia formato, informato e competente – ha detto – e che i volontari delle associazioni e i rappresentanti delle Avis Comunali e delle altre associazioni di volontariato s colgano l’importanza della formazione e di raccogliere la sfide (…), affinché la collaborazione tra il sistema pubblico della sanità e il volontariato non sia solo una applicazione di protocolli ma un lavorare insieme, ciascuno con la sua specificità, verso obiettivi di benessere collettivo”.

Ecco invece le sue rispose in esclusiva per Buonsangue:

1) Carlo Assi, parliamo del lavoro delle sezioni comunali: quanto è importante l’impegno sul campo che molte Avis di provincia dispiegano al fine di garantire una base forte di donatori formati?

In un contesto in cui le normative a cui siamo soggetti sono in rapida evoluzione, e nel quale anche i potenziali donatori vogliono essere debitamente informati, è importantissimo formare e istruire i volontari che assumono ruoli attivi all’interno della associazione. È quello che abbiamo fatto creando un corso che ha messo in rete relazioni intra-associative e disponibilità dei relatori, che generosamente si sono prestati a diventare docenti dei volontari in spirito di gratuità.

2) Qual è il bilancio della terza edizione del percorso formativo di Avis Cernusco intitolato a Pietro Varasi?

Il bilancio è ampiamente positivo, se consideriamo che in tre serate abbiamo avuto oltre 150 presenze in sala e molte decine di contatti nelle dirette Facebook o nella fruizione differita ai filmati delle lezioni. Inoltre le presentazioni portate dai relatori diventano patrimonio conoscitivo delle associazioni che hanno partecipato.

3) Le sfide del futuro. In base all’esperienza maturata sul campo, dove si gioca la partita con le nuove generazioni, e come si trasforma il tema del dono in un valore sempre più condiviso?

Non ho per questo tema una ricetta precostituita. L’insegnamento che anche questo percorso formativo ci ha dato è quello che è utile sapersi mettere in ascolto, avere capacità propositiva, investire sulle relazioni Inter e Intra associative e proporre contenuti di qualità. Poi occorre pazienza e perseveranza. E i risultati arrivano.

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Carlo Assi, presidente di Avis Cernusco

Il FidasLab a Roma

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Foto di gruppo al FidasLab

Un po’ più a sud, a Roma, il pallino del gioco è stato in mano a Fidas, con il modulo conclusivo di FidasLab, altri tre giorni di formazione con circa 80 volontari provenienti da tutta Italia, oggi responsabili associativi e che un domani faranno parte della classe dirigente della confederata.

Anche a Roma, testimonianze importanti a cui sono seguiti i lavori di gruppo, tra cui quella della dottoressa Simonetta Pupella del Centro Nazionale Sangue, e quella di Eugenia Porro del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università La Sapienza. Sul sito DonatoriH24, invece, è presente l’intervista integrale ad Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas: un intervento interessante e puntuale sulla vita del volontario e sulle tante problematiche che deve e dovrà affrontare, con un concetto base da diffondere: il sangue non si può ricreare in laboratorio ma si ottiene attraverso la raccolta pubblica, un processo complicato e bellissimo che ha bisogno di volontari formati, colti e capaci di agire sul piano dell’organizzazione, della comunicazione e delle pubbliche relazioni.

 

 

Distinguiti, dona il plasma. A Milano, Avis nazionale lancia la nuova campagna a favore del dono del plasma, con lo sguardo rivolto agli scenari mondiali

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Il giallo come vitalità, il giallo intenso che si fa notare, sempre. Alla saletta Lab della Triennale di Milano, ieri martedì 6 novembre, Avis ha presentato la nuova campagna nazionale per promuovere la donazione di plasma.

Di quanto sia importante accrescere la raccolta di plasma in chiave dell’autosufficienza sui plasmaderivati, ne abbiamo parlato più volte, e di recente in occasione del convegno organizzato dai giovani avisini dell’Emilia Romagna a Piacenza, evento durante il quale – oltre alle stime e agli obiettivi macro-sistemici per i quali si sta combattendo, e che consistono nel restare in linea con i dettami del piano nazionale plasma 2016 -20 – si è specificato molto bene quanto sia importante lavorare sulla comunicazione, al fine di rendere sempre più chiaro e familiare il messaggio per il pubblico, superando allo stesso tempo una lunga serie di tare ed equivoci che ancora oggi tengono lontani i donatori dalla plasmaferesi.

Lo spot

Ecco perché la nuova campagna nazionale della più grande associazione di donatori italiana, che ricordiamo, vanta più di un milione e trecento mila soci, doveva essere particolarmente efficace, innovativa, e coinvolgente. Eccola qui, mentre a questo link è possibile, per chi è interessato, scaricare le campagne in alta risoluzione.


Come si è arrivati a questo concept?

La campagna è nata da un papillon e da un’idea che arriva qualche anno fa dall’Avis delle Marche, i primi che hanno voluto investire sulla promozione del plasma.

A noi di Buonsangue è piaciuta molto.

Molto buoni i contenuti visivi, decisamente incentrati alla sfera emotiva. L’approccio, come si può vedere, è piuttosto innovativo perché non rispetta i canoni classici dello spot sociale, che in una condizione di frastuono e di decodifica immediata dei messaggi innesca il riconoscimento dello spot come una richiesta economica o come un’immissione nel flusso informativo di ciascuno, d’informazioni tristi e disturbanti. È invece chiaramente propenso a coinvolgere lo spettatore in una volano di bellezza, realizzazione personale e positività. Il giallo è danza, è pittura, è pasticceria, e soprattutto si rivolge alla sfera identitaria. Distinguersi, farsi notare, emergere dal grigiore, diventa la cosiddetta call to action, la motivazione ad agire, proprio come il giallo esplode in ogni immagine che passa sullo schermo.

Basterà? No di certo, ed ecco perché la campagna si completa con molti materiali informativi sul dono del plasma e sulle differenze tra i tipi di donazione. Una buona campagna integrata non può che emozionare e informare insieme.

Gli interventi degli ospiti

Inoltre, coordinati da Claudia Firenze dell’ufficio di presidenza nazionale e delegata ai progetti di comunicazione, sono stati molti gli interventi di corredo allo spot, per la maggior parte incentrati sul concetto di sinergia tra i vari attori del sistema sangue, affinché si riesca a lavorare tutti insieme in una direzione comune, ovvero quella indicata da precisi punti cardinali: il plasma etico e il dono del plasma anonimo, gratuito e organizzato come chiave per avvicinarsi all’autosufficienza.

In questo senso si è espresso Pierluigi Berti, presidente SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia): “Vorrei testimoniare che il SIMTI, i professionisti che lavorano nelle strutture trasfusionali, sono consapevoli che il momento è fondamentale per la raccolta plasma, sempre più una risorsa strategica. Il plasma deve diventare per tutti, soprattutto per il pubblico, la risorsa primaria. Ma ci vogliono anche i mezzi, ovvero la partecipazione di tutti gli attori del sistema e una discussione profonda su ciò che serve davvero per riuscire a dare a tutti i pazienti ciò che serve”.

Consapevolezza, quella della necessità sinergica, che fa parte anche del bagaglio del presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola: “Il tema è molto sentito come ci dice la grande partecipazione – ha detto il primo dirigente avisino – e possiamo dire di esser riusciti a raggiungere l’autosufficienza dei globuli rossi. Poiché noi vogliamo che la nostra donazione continui a essere etica, abbiamo deciso di puntare molto sul raggiungimento dell’autosufficienza sul plasma. Abbiamo la percezione che sia necessario fare passi molto veloci, anche alla luce della possibilità che si apra il mercato dei plasmaderivati in Cina e India, con il rischio che il 70% dei plasmaderivati prodotti dagli USA nel mondo si spostino su mercati più ricchi. Noi vogliamo che la donazione resti etica, con i farmaci prodotti da plasma pubblico donato gratuitamente e segnato dal pittogramma etico. La prima strategia da mettere in campo è quella di una maggiore flessibilità del sistema verso le esigenze dei donatori. Dare la possibilità di orari meno rigidi per i donatori può essere un primo passo verso il coinvolgimento dei donatori e verso la fidelizzazione”.

Testimone d’eccezione, con una grande propensione al dono, è stato il pluricampione paraolimpico di sci nautico Daniele Cassioli, avisino da tempo. Secondo Daniele “Avis funziona perché sta in mezzo alle persone e deve passare il messaggio che donare è bello, che è una cosa gioiosa. Deve arrivare il messaggio ai giovani che donare rende le persone migliori. Io dico sempre che le mie retine non funzionano ma il sangue è buono, e anche quando non sono al massimo e qualcosa va storto io dono. Parlando più egoisticamente poi, ricordo che il dono è anche un modo di essere controllati. Molti giovani non usano fare esami del sangue ed è un errore perché è sempre importante conoscere quello che abbiamo dentro. Tutto ciò che non viene donato è perso e le persone se stimolate e informate nel modo giusto sanno ancora essere generose”.

L’indagine Ipsos sulla conoscenza degli italiani sul plasma

Ma la campagna di comunicazione non è stato l’unico motivo d’interesse della serata.

Claudia Firenze ha infatti illustrato al pubblico i risultati del sondaggio Ipsos commissionato da Avis, al fine di conoscere l’effettiva percezione degli italiani sulle donazioni di plasma. Un test che ha dato risultati molto significativi, anche per stabilire le future strategie d’azione e d’intervento.

Grazie alle rilevazioni su un campione di 800 persone rappresentative della popolazione italiana, s’è scoperta subito una prima buona notizia: il 69% degli intervistati collega la parola plasma al sangue, specie tra gli adulti, e solo il 16%, per lo più tra i giovani, la collega invece al televisore, come vediamo in figura 1.

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Fig.1

E sulla donazione di plasma? Come si orientano gli italiani? In figura 2 vediamo come soltanto il 21% degli intervistati si sentono ben informati sulla differenza tra dono del sangue e dono del plasma, un dato che fa ben capire quanto si possa ancora incidere con una buona comunicazione integrata, in grado d’ informare dopo aver conquistato l’emotività e la curiosità dei cittadini.

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Fig.2

 

E se in figura 3 scopriamo che solo il 36% degli italiani è certo di donare plasma in futuro o crede che lo farà, in figura 4 sono espressi i dubbi che serpeggiano tra coloro i quali la donazione di plasma è quasi certamente qualcosa da escludere: problemi di salute e paura sono decisamente i maggiori freni alla partecipazione attiva.

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Fig. 3

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Fig. 4

Il lavoro sul campo

La campagna di Avis  “Distinguiti dona il Plasma” non si ferma naturalmente a Milano: anzi è proprio a partire da oggi che l’attività vera e propria entra nel vivo: tutti i materiali saranno girati alle sedi distribuite capillarmente per l’Italia: gli spot da 15 a 30 secondi, gli spot radio, i manifesti, gli scroll e i materiali per il web dovranno arrivare al grande pubblico, in modo che l’impatto della comunicazione sia il più significativo e virale possibile.

Proprio l’efficacia di questo lavoro quotidiano su tutto il territorio nazionale sarà infatti la molla decisiva per la realizzazione di molti degli obiettivi del Piano nazionale plasma 2016-2020.