Il mondo del plasma spiegato ai giovani: a Piacenza, con Avis e ospiti autorevoli, si affrontano temi decisivi e si formano i dirigenti del futuro

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Due giorni di formazione, affinché i futuri dirigenti associativi di Avis siano pronti ad affrontare le sfide che verranno. E se si parla di sistema sangue, il plasma non può che essere centrale in qualsiasi approccio al dibattito, in ogni analisi, in ogni ricerca di visioni e strategie. Lo ricordiamo: il mercato dei plasmaderivati è sempre più ricco e le stime parlano di un valore che supererà i venti miliardi di dollari nel 2020, con tutto quello che potrà conseguirne in termini di aggressività politica e intraprendenza sui mercati dei grandi stakeholder di sistema.

In questo quadro, che dunque è destinato a complicarsi, dovranno destreggiarsi i tantissimi giovani arrivati da diverse parti d’Italia a Piacenza, nella sala congressi dell’hotel Best Western. Come farsi trovare pronti? Solo grazie alla formazione, all’analisi dei dati a disposizione, al dialogo con esponenti autorevoli oggi ai vertici in grado di descrivere gli scenari presenti e anticipare quelli futuri.

I plasmaderivati e la loro funzione irrinunciabile

Perché è importantissimo, per esempio, aumentare la raccolta di plasma?

Il direttore del Centro regionale sangue Emilia Romagna Wanda Randi, ha spiegato le molteplici motivazioni per cui una crescita in linea con le aspettative del Centro nazionale sangue, è più che auspicabile. Raccolta, consolidamento del modello italiano basato sulla lavorazione conto terzi del plasma che rimane una risorsa pubblica, attenzione estrema alle esigenze dei malati, che dal plasma pubblico devono poter contare sulle massime rese possibili in termini di tutti i farmaci salvavita che dal plasma possono essere estratti. “Il paziente – ha specificato la Randi – deve avere la certezza che nel momento in cui viene trasfuso riceve un prodotto biologico efficace. Il plasma serve tantissimo per l’emostasi, in caso di emorragia avviene una vasocostrizione e si firma un tappo piastrinico. Poi arriva il coagulo e si forma il tappo rosso. Ecco l’importanza dei fattori della coagulazione. Così è anche per l’albumina, fondamentale per il sangue e il benessere, e per le immunoglobuline, poiché esistono casi di bambini che nascono privi di difese verso le infezioni esterne e per tutta la vita dipendono dall’infusione di immunoglobuline”.

I plasmaderivati realizzati grazie al plasma dei donatori, sicuri e riconsegnati alle regioni a un prezzo di lavorazione, sono dunque un bene importantissimo. “È importante mandare più plasma alle industrie per produrre più farmaci ed evitare di ricorrere al mercato – ha continuato la direttrice del Crs Emilia Romagna ­– per le immunoglobuline vale lo stesso discorso. C’è grande richiesta a livello mondiale e la sua richiesta aumenterà. Con gli obiettivi del Cns si va verso l’autosufficienza. Anche in Emilia Romagna i farmaci che provengono dal nostro dono anonimo e gratuito avranno il pittogramma di qualità. Le aziende all’estero talvolta promuovono la donazione a pagamento sfruttando i donatori con trattamenti invasivi. In Italia non dovrà mai succedere. Dobbiamo abituarci a guardare lontano e a difendere il nostro modello che si basa sulla gratuità del dono. Ora arrivano i ricombinanti nei paesi ricchi creati dalle industrie ma nei paesi poveri costano troppo e i bambini hanno diritto di vivere ovunque, in ogni parte del mondo. La sicurezza poi è importante, ci ricordiamo bene noi addetti ai lavori i patimenti degli emofilici per gli scarsi controlli negli anni ottanta. Qualità e sicurezza sono elementi fondamentali che sono alla base della legge 219, una delle leggi migliori del mondo perché comprende il volontariato”.

Una solidarietà senza confini

Un aumento della raccolta plasma permette inoltre di ottenere molti benefici utili per la comunità, benefici come il risparmio pubblico e l’impegno solidale. “Col dono si contribuisce a un risparmio elevatissimo – ha ricordato la Randi – perché altrimenti bisogna ricorrere al mercato. Nel piano sangue plasma di quest’anno abbiamo voluto dare risalto alla collaborazione con i progetti internazionali. Afghanistan, Palestina, India. Moltissimi bambini possono essere curati con il dono dei nostri donatori. Prodotti dati gratuitamente. Non è scontato, molte regioni non partecipano e non vogliono regalare nulla”.

Donare il plasma è importantissimo ma senza tralasciare il sangue intero

Ma è corretto pensare di smistare i donatori dal dono del sangue intero a quello del plasma? No di certo, non in questi termini, e anche su questo tema l’incontro di Piacenza è stato un bellissimo momento di arricchimento formativo e di dialogo su tutto ciò che si potrebbe migliorare sul piano delle dinamiche trasfusionali e di benessere per i donatori. Anche perché l’aumento delle quantità di plasma trasfuse per sessione e indicate dal decreto del 2 novembre 2015 (600 ml plasma al netto dell’anticoagulante e 450 ml di sangue intero) non è stata recepita in maniera univocamente positiva dai donatori stessi. Un problema, quest’ultimo, che è stato ben espresso da Davide Carini, dell’Unita di raccolta di Avis Provinciale Piacenza, esemplare nel comunicare ai giovani avisini tutto ciò che bisogna sapere sulle dinamiche di ogni tipologia di donazione. “Speriamo che nelle prossime revisioni si possa essere più precisi sulle quantità, perché il peso dell’anticoagulante non è certo. Ma va ricordato che sebbene un’aferesi dura molto di più (50 minuti contro 10) si può donare più plasma perché si recupera abbastanza agevolmente rispetto a una donazione di sangue intero”. Come potrà e dovrà strutturarsi la proposta futura ai donatori dunque? “Non tutti possiamo diventare donatori di plasma – ha specificato Carini – i gruppi sanguigni Rh negativi più rari è meglio, per esempio, destinarli alla donazione di sangue intero, e stesso discorso vale per i donatori di gruppo 0, che è il più diffuso sul territorio e quindi è molto importante per la disponibilità di globuli rossi. Per come si sta configura il quadro generale, entro pochi anni non è da escludere che si possa pensare a un’alternanza, indirizzando i donatori verso le due donazioni (sangue intero e plasmaferesi, n.d.r.). Altro fattore importante per accedere alla plasmaferesi è il buon accesso venoso: chi ha vene problematiche non può fare la donazione di plasma”.

I miti da sfatare sulla plasmaferesi

Di certo, il punto su cui i rappresentati associativi potranno incidere, è fare informazione corretta sulla plasmaferesi. Dall’esperienza sul campo e dal dibattito sono infatti emerse numerose ragioni di resistenza verso la plasmaferesi che possono essere considerate miti da sfatare e paura infondate. È falso che la plasmaferesi sia una donazione di serie B, per esempio, poiché sono pazienti che hanno bisogno di emocomponenti precisi; è falsissimo che la plasmaferesi non sia igienica, poiché tutto ciò che si usa è attrezzatura sterile e monouso, ed è falsissimo che iniziando a donare plasma non si possa tornare a donare sangue intero, non c è nessun problema.

Più difficile da dirimere, invece, la questione dei punti di raccolta. In alcune zone del paese la plasmaferesi è una donazione possibile solo a un’ora di distanza, a cui andrebbero aggiunti gli altri tempi tecnici che comportano parentesi di circa quattro ore complessive, troppe per molti donatori. Come comportarsi? In questo caso, è necessario tirare in causa la bilancia costi benefici, non è sostenibile avere separatori cellulari ovunque, e a volte uno sforzo in più da parte dei donatori deve essere considerata una di quelle sfide esterne verso cui reagire senza chiusure mentali per farsi trovare pronti.

Il futuro infatti, con i suoi possibili cambiamenti, non è così lontano.

Cosa aspettarci dal domani

Oggi l’autosufficienza sul plasma si aggira tra il 50% e il 70%, e ogni scelta potrà avere un impatto forte per l’intero sistema sanitario italiano. E se come associazione Avis confessa di sentire forte il peso delle multinazionali più forti a livello mondiale, che più o meno implicitamente vogliono forzare il modello italiano basato sul plasma pubblico e il conto-lavoro, la strategia migliore appare sempre quella della collaborazione tra le tre gambe del sistema sangue e la stessa componente aziendale, almeno quando le aziende sono pronte a collaborare con il volontariato e a contribuire al modello in fieri facendosi portatrici di valori specifici condivisi dalla comunità. In quest’ottica, il dottor Francesco Da Prato dell’azienda italiana Kedrion, tra le aziende che sul nostro territorio operano nel settore della plasma-lavorazione, è intervenuto per spiegare ai giovani avisini qual è la filiera della produzione dei farmaci e come si conforma lo scenario mondiale sul piano industriale.

Un sabato ricco dunque, con una grossa mole di conoscenze fondamentali per chiunque voglia contribuire sul campo al divenire del sistema sangue. Conoscenze che poi andranno trasferite al pubblico attraverso la giusta forma di comunicazione, un tema centralissimo che i futuri dirigenti Avis hanno affrontato nella giornata di domenica 21 ottobre, grazie alla collaborazione di Maurizio Matrone, scrittore e storyteller, allo scopo di riuscire a fornire ai donatori un messaggio sempre più forte, diretto, preciso ed efficace. Caratteristiche che ci auguriamo di trovare nell’imminente campagna di Avis Nazionale sul dono del plasma che sta per arrivare:

Gialloplasma sta arrivando

 

La data di uscita è il 6 novembre, e naturalmente noi di Buonsangue siamo in grande attesa, perché il futuro, se si tratta di sangue, è sempre vicinissimo all’oggi.

La consulta giovani Avis a Pistoia e l’indagine sul campo lunga un anno intero all’Avis provinciale di Bergamo

Avis Provinciale Bergamo | Gruppo Giovani
Il forum Avis a Bergamo

Dalle parole ai fatti. Vi è una forte consapevolezza, nelle associazioni di donatori di sangue, che il mantenimento del proprio ruolo centrale all’interno del sistema, negli anni futuri passerà per la capacità di coltivare un movimento giovanile di alto profilo e di ottime competenze. Anche perché i giovani di valore sono tantissimi – noi di Buonsangue ne abbiamo conosciuto molti in ogni parte d’Italia – e si danno molto da fare.

In questo ottobre, per esempio, i giovani di Avis si stanno distinguendo per impegno e qualità delle iniziative. Abbiamo già parlato di Plasm-on che si terrà a Piacenza nei prossimi 20 e 21 ottobre, forum fortemente voluto dai giovani avisini emiliani per sostenere e diffondere la crescita della raccolta plasma, ma è solo l’inizio:

A Piacenza andrà in scena Plasm-On, con i giovani Avis impegnati a promuovere la donazione di plasma

Proprio in questo fine settimana, infatti, a Pistoia è andata in scena la Consulta Nazionale Avis Giovani, con 50 rappresentanti associativi provenienti da tutta Italia che saranno impegnati, come da prassi, in dibattiti e convegni su aspetti importanti del lavoro associativo. In particolare, il focus di questa consulta nazionale saranno le maxi-emergenze, un tema su cui noi di Buonsangue abbiamo parlato spesso, sottolineandone la delicatezza.

Piano strategico nazionale del sangue per le maxi emergenze

Avere personale pronto a gestire l’eventualità di una maxi-emergenza è certamente un valore aggiunto, e così, a Pistoia, sono intervenuti Giuseppe Marano del Centro nazionale sangue, su come trattare le maxi emergenze a livello trasfusionale, e l’ingegnere Riccardo Gaddi, dirigente della Protezione Civile della Regione Toscana che ha portato in dote la propria esperienza attiva. Infine, tra attività culturali e workshop, a Pistoia ci sono state tante altre occasioni per partorire idee e cementare un armonia profonda tra quelli che con ogni probabilità saranno i dirigenti nazionali dei prossimi decenni.

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Anche in Lombardia, e precisamente a Bergamo, i giovani di Avis stanno lavorando alacremente per un progetto di indagine e di crescita di consapevolezza. In vista del 1° FORUM AVIS GIOVANI “Giovani Donatori Crescono – Il loro valore in AVIS”, che si terrà il prossimo 20 ottobre proprio a Bergamo allo spazio Polaresco in via del Polaresco 15, il gruppo Avis Giovani Provinciale ha portato avanti per un anno intero una ricerca sui giovani avisini bergamaschi, ricerca che ha riguardato un campione molto ampio di donatori, con più di 1300 questionari compilati e circa 80 interviste “face to face” con ragazzi e ragazze che nell’attività associativa rivestono ruoli significativi o guidano gruppi giovanili all’interno della propria realtà associativa comunale.

Lo scopo della ricerca? Molteplice.

Da un lato ribadire l’importanza del ruolo delle nuove generazioni nell’impianto associativo, un ruolo che già oggi, a nostro parere, può fare la differenza, specie in una congiuntura storica di grande cambiamento in cui si assiste a un enorme rinnovamento di linguaggi sia nell’area della comunicazione sia nella dinamica dei rapporti di gruppo.

E in seconda istanza, un obiettivo non meno importante: ovvero restituire una fotografia il più possibile esatta del volontariato giovanile, per approfondire e capire al meglio, attraverso una doppia modalità d’analisi di studio – quantitativa e qualitativa – bisogni, idee, speranze e rielaborazione delle esperienze dei giovani che si dedicano alla donazione.

 

A Firenze la giornata regionale del dono. Una festa tra futuro, dono e musica, ma nei contenuti molta sostanza

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La settimana del WBDD 2018 è stata ricca di eventi, con una peculiarità: in tutte le occasioni monitorate da Buonsangue, la celebrazione del dono, dei donatori, e i momenti di festeggiamento, sono andati di pari passo con i contenuti, le analisi, gli approfondimenti tecnici e sistematici. Un buon modo per ottimizzare i tempi e gli spazi di incontro e di dibattito. A Firenze, sabato 16 giugno, è andata in scena “la giornata regionale della donazione di sangue” un’occasione di festa che è servita sia per raccontare al pubblico le idee, le innovazioni e le politiche del Crs Toscana, sia per celebrare la grande festa del dono e dei donatori, mettendo il riflettore su un gesto fondamentale per la comunità. In particolare, a Firenze è emerso un quadro molto dettagliato del lavoro compiuto dal CRS Toscana sul piano dell’organizzazione, e il grande impegno per stringere sinergie con le associazioni e farle partecipare ai processi decisionali.

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Riuscire a lavorare insieme e a far emergere il lavoro che viene portato avanti è un valore aggiunto il sistema intero. Il clou della giornata di Firenze è stata la lunga e dettagliata relazione della direttrice del Crs Toscana, la carismatica ed trascinante Simona Carli, nel cui intervento è stato possibile scorgere il futuro del sistema sangue toscano.

Ecco il clou della sua presentazione. “L’innovazione è un cambiamento unito a una scoperta e deve portare progresso, perché altrimenti sarebbe solo una novità. Come diceva Nietzsche bisogna superare i maestri. Vogliamo sfruttate la tecnologia per migliorare le decisioni cliniche e l’appropriatezza, perché il mondo è cambiato anche nel rapporto medico paziente: oggi arriva dal medico sapendo già tutto. Una volta si chiamava effetto “Elisir”, per via della trasmissione tv della domenica sera, e oggi c’è un effetto “Elisir” ogni giorno. Sul piano organizzativo il modello è rimasto pubblico e non è stata una scelta semplice. Dal 2000 in poi in Toscana siamo andati avanti nel nome dell’innovazione. È in corso la gara della plasmalavorazione, quella del trasporto, e il completamento dell’officina trasfusionale. Per tutti questi motivi abbiamo lavorato di sinergia col team building e un sistema informatico unico era per noi un mezzo decisivo per lavorare insieme nel miglior modo possibile. Il mezzo però è servito per mettere a nudo limiti e personalismi. Avevamo 4 gestori personalizzati ma non partivamo da 0, e volevamo fortemente un sistema che fosse unico. Abbiamo formato una cabina di regia e da ottobre 2017 a giugno 2018 abbiamo è stato possibile determinare le linee guida. È stato un lavoro enorme, e ora ci aspettiamo molti risultati, a partire dalla circolazione delle informazioni in tempo reale per proseguire con l’identificazione certa del donatore e con la standardizzazione dalle procedure, con una maggiore affidabilità dei dati grazie a tracciabilità e visibilità completa. Vogliamo intreroperativita e condivisione delle evoluzioni. E più sicurezza, più qualità, più programmazione. Ci aspettiamo anche risparmio economico, per esempio ottimizzando i trasporti. Poi ci sono chicche, come l’SMS ai donatori quando il loro sangue viene utilizzato, sul modello svedese, una novità che piace ai giovani. In base alle questioni demografiche dobbiamo andare verso di loro. Qualcosa che viene dopo altre innovazioni come il meteo e l’agenda delle prenotazioni. Infine, stiamo implementando il PBM che serve a valorizzare l’appropriatezza. Abbiano 120 mila donatori e l’87%sono associati, che hanno garantito 175 mila trasfusioni. Abbiamo lanciato la gara per la plasmalavorazione, sulla quale siamo sempre stati in stretta collaborazione con i donatori. Siamo regione guidando un raggruppamento e abbiamo lavorato di gruppo andando oltre l’obiettivo del mando ma cercando scopi più alti di natura culturale. Per disegnare la gara abbiamo cercato di individuare i criteri inderogabili, ovvero: 1) individuare bisogni corretti dei pazienti e rispondere ai loro bisogni e ai bisogni assistenziali delle regioni; 2) ribadire la proprietà pubblica del plasma; 3) valorizzare al meglio il dono dei donatori lavorando tutto il prodotto donato; 4) dare le eccedenze in cooperazione internazionale; 5) affidarci a un azienda che abbia stabilimenti solo dove la fase di lavorazione non è remunerata.

Passaggi importanti, per un gara, che al contrario di quanto è accaduto in Veneto (dove il bando era incentrato per il 90% sul prezzo e per il 10% sulla qualità), mette il criterio della qualità al centro della decisione finale per il 70%, addirittura il 10% in più della gara emiliana che ha una forbice più stretta (60% qualità, 40% prezzo).

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A breve conosceremo i risultati, ma le parole della dottoressa Carli a Firenze sulla sinergia tra istituzioni e donatori nei processi decisionali ci sono sembrate un passaggio chiave, tanto che, nel question time, ne abbiamo chiesto un resoconto a Luciano Franchi, rappresentate delle associazioni.

Buonsangue: “Dottor Franchi, nell’intervento della dottoressa Carli è emerso il ruolo attivo che le associazioni hanno avuto nei processi decisionali in Toscana e in particolare nei bandi di gara come quello sulla plasma lavorazione. Quello che vorremmo sapere è perché questa sinergia è importante e quanto è importante per tenere alto il morale della truppa, anche perché in altri raggruppamenti regionali come Il Naip (capofila Veneto n.d.r.) e quello capitanato dalla Lombardia, non è accaduto con molte lamentele da parte dei donatori.

Luciano Franchi: “Lavorare a contatto con le istituzioni per portare l’esperienza acquisita sul campo nei processi decisionali per i donatori è fondamentale. I nostri soci hanno bisogno di avere più informazioni, di poter contare sul massimo coinvolgimento, e di percepire un peso, una centralità nei luoghi dove si prendono decisioni di sistema. Ecco perché aggiungiamo una nuova definizione a quella classica per i donatori italiani. Non siamo solo donatori volontari, associati, anonimi, non remunerati e organizzati, ma vogliamo essere soprattutto donatori consapevoli. 

 

I numeri del sistema sangue del 2017. Alla vigilia del World Blood Donor Day 2018 il bilancio su raccolta e scelte future

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Si avvicina il World Blood Donor Day 2018, previsto come sempre per il 14 giugno, e così gli stati generali del sangue italiano si sono ritrovati ieri al Senato della Repubblica, nella Sala Caduti di Nassirya a Piazza Madama 11 per raccontare i numeri del sistema sangue nella stagione passata e le iniziative per il futuro. L’allarme condiviso, inevitabilmente, si è concentrato su un dato negativo, ovvero il calo generalizzato dei donatori in Italia che negli ultimi dieci anni non è mai stato così basso. Va precisato, tuttavia, che non si tratta di cifre negative in assoluto, ma in leggero calo se si considera il trend italiano del decennio: anche nel 2017 infatti ci sono stati ben un milione e 680mila donatori (più di 300 mila nuovi ma ottomila in meno rispetto al 2016) grazie ai quali è stato possibile effettuare oltre tre milioni di donazioni (per la precisione 3.006.726) ovvero tremila in meno rispetto al 2016.

830mila sono stati i chili di plasma raccolti in aferesi, dato che assieme alle 637mila trasfusioni effettuate per interventi chirurgici completa un quadro numerico importante, anche grazie al crescente utilizzo delle tecniche di Patient Blood Management, che hanno permesso l’ottimizzazione della risorsa sangue. Ma che valore hanno questi numeri? Come vanno interpretati dal punto di vista di chi si occupa ogni giorno della gestione sistematica della risorsa?

I numeri spiegati da Liumbruno

Lo ha spiegato in un intervento rapido ed essenziale il direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno, tra la necessità di fare un bilancio e la descrizione delle iniziative future a favore dei donatori. “Mi preme sottolineare – ha spiegato Liumbruno – che l’Italia è una paese autosufficiente per il sangue nonostante un calo generalizzato che va avanti dal 2012. Bisogna gestire l’invecchiamento della popolazione, cosa di cui si occupano le associazioni che hanno trovato oltre 300mila nuovi donatori. Bisogna migliorare le strutture e affinare l’organizzazione per favorire le cure per i pazienti che hanno bisogno di trasfusioni costanti come i talassemici. Dobbiamo migliorare sul plasma, ne abbiamo raccolto 830 mila chili e c’è bisogno di aumentare la raccolta; cosa che faremo nei prossimi tre o quattro anni. Ricordo che da noi questa donazione è gratuita, mentre basta andare in Europa nei paesi limitrofi per assistere alla donazione remunerata. La stampa di qualche paese (l’Economist n.d.r.), ha legato la situazione italiana alla giornata di riposo retribuita per il dono, ma questo è un mito che va sfatato. Tuttavia è importante che con la flessibilità crescente nel mondo del lavoro vi sia una maggiore flessibilità anche per gli orari delle aziende sanitarie e dei centri di raccolta. Due strumenti per i donatori saranno il vaccino antinfluenzale gratuito e fare lo screening West Nile Virus in alternativa alla sospensione dei 28 giorni per i donatori che hanno soggiornato nelle aree interessate. Con questi strumenti vogliamo limitare il calo della raccolta estiva”. Tutto vero, ci permettiamo di dire, ma senza dimenticare un’ulteriore necessità: fare scelte sistematiche che garantiscano il massimo utilizzo della materia prima dei donatori, che non devono mai e poi mai essere considerato soltanto numeri al servizio di obiettivi.

L’andamento demografico e come affrontarlo

In rappresentanza delle associazioni dei donatori, è intervenuto invece Aldo Ozino Caligaris, portavoce CIVIS e presidente Fidas. Punto centrale del suo intervento il problema demografico che complica la raccolta sangue, un dato che ormai fa parte della consapevolezza delle dirigenze associative e che ha determinato il rafforzamento del lavoro di comunicazione social. Come? Con impegno quotidiano e campagne mirate, come noi di Buonsangue ci auguriamo da tempo. “Dico grazie al milione e 800mila donatori di sangue che assicurano le cure a tutti i cittadini che hanno necessità di terapie trasfusionali – ha esordito Caligaris – Il sangue non si può creare in laboratorio ma si può avere solo attraverso il gesto della donazione. La programmazione è importante perché laddove viene fatta non ci sono carenze o problemi di reinvio degli interventi. Il problema sulla raccolta nasce dall’andamento demografico del nostro paese. L’Italia è con il Giappone uno dei paesi con il minor numero di nascite, ed è ovvio che la popolazione over 65 sia quella che in percentuale ha più bisogno di terapie trasfusionali. Abbiamo condiviso con il Cns una campagna incentratta sul racconto e le testimonianze di donatori giovani. La campagna parte oggi e mira a diffondere un mesaggio di coinvolgimento e di partecipazione etica da parte dei giovani donatori, di solito molto interessati alle dinamiche della raccolta sangue e plasma ma molto spesso non troppo bene informati”.

Interessanti le parole degli altri ospiti chiamati a intervenire, come la Dottoressa Lombardini in rappresentanza del Centro Nazionale Trapianti, che ha sottolineato come “Il mondo del trapianto e il mondo del sangue si intersecano tra di loro. Se non esistesse il supporto trasfusionale su cui fare affidamento non potremmo fare alcun trapianto”; prezioso, per offrire consapevolezza su un problema di cui si parla troppo poco, l’intervento di Valentino Orlandi, presidente della Federazione Italiana Talassemie, preciso nel fornire un quadro generale sulla situazione dei pazienti talassemici. “Ci sono oltre settemila talassemici – ha spiegato – e fino agli anni 80 la malattia era a prognosi chiusa. Oggi le cose sono cambiate grazie ai donatori di sangue, visto che senza di loro i pazienti talassemici non potrebbero vivere. Poi, grazie alla ricerca e alle cause farmaceutiche è stato possibile anche migliorare le condizioni di vita dei malati. Il sangue non si fabbrica e i giovani sono importanti. Un paziente di talassemia fa 2 sacche al mese e 24 annue, non abbiamo mai avuto problemi al nord ma non è così in tutte le zone del paese: con il Cns proveremo a colmare questa ultima criticità”.

 

Spazio inoltre per Gianfranco Massaro, presidente Fiods, che ha avuto la bellissima idea di ospitare una delle prossime giornate mondiali del dono in Italia, appello raccolto con gioia da tutti i presenti, e ha ricordato come la situazione di sicurezza e qualità dei servizi trasfusionali non sia ottimale in molti paesi del mondo. “Come tutti sapete – ha detto Massaro – la Fiods organizza manifestazioni di donatori nel mondo. Quest’anno la facciamo in Grecia ma io la vorrei fare in Italia. Le spese sono irrisorie e a Ginevra con gli esperti della OMS ci si chiede come mai l’Italia non si sia ancora proposta. Noi intanto stiamo lavorando tantissimo nei continenti in cui la situazione del dono è disastrosa, come in Sudamerica e in Africa. Basterebbe pochissimo per dar vita a progetti internazionali e dare speranze a queste persone”.

Dopo Argentoni presidente di Avis, fermo nel ribadire come serva un lavoro per uniformare i servizi nel paese missione a cui Avis può contribuire senza dubbio vista la presenza capillare nel paese – “Non abbiamo uniformità di trattamento per o donatori in tutto il paese e a questo vogliamo arrivare. I migliori testimonial sono per noi i donatori che escono sorridenti dal dono e nelle campagne e su questo che vogliamo puntare” – ha chiuso la conferenza con una promessa la senatrice Paola Boldrini, da sempre molto vicina alle esigenze dei donatori. Che la politica prometta non è una novità, anzi, è quasi un vizio, ma ci sarà tempo e modo di verificare. “La mia presenza – ha assicurato la senatrice – non è casuale, e si lega agli impegni presi nella scorsa legislatura. Sono sempre stata vicina alle associazioni di volontari e soprattutto ad Avis che è molto capillare a Ferrara, il mio territorio. Donare significa dare un pezzo di sé per gli altri ma va ricordato che donando si dà qualcosa anche a se stessi: oltre a un benessere psicologico anche la possibilità di monitorarsi ciclicamente che è pratica di buona salute. Dobbiamo valorizzare i giovani che sono un patrimonio associativo enorme. Naturalmente è importante anche il ruolo delle istituzioni, che ancora rifondano le vittime di sangue Infetto. Tutti i professionisti a questo tavolo si impegnano ogni giorno nella qualità dei servizi e per la sicurezza delle trasfusioni e degli emoderivati. Le buone pratiche delle regioni più evolute devono essere condivise con le regioni più indietro senza invidie ma allo scopo di una migliore organizzazione di sistema nel nome dell’uniformità del servizio”.

Un test del sangue in grado di individuare i tumori: dagli USA una speranza che se rispettata dovrà diventare un incentivo al dono

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Un test del sangue in grado di individuare 10 differenti tumori. Verità concreta? O soprattutto ottimismo e speranza?

In campo medico, quando si parla di ricerca, cautela e ottimismo devono andare di pari passo, specie quando l’oggetto di studio è la lotta ai tumori.

Ma la notizia che è arrivata nelle ultime ore dagli Stati Uniti d’America, oltre a rappresentare un enorme passo avanti verso la lotta al grande killer dell’era moderna, potrebbe avere dei risvolti molto interessanti anche per il dono e la raccolta sangue.

Perché e come? Ricapitoliamo.

Nelle ultime ore molte testate nazionali come Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Repubblica e persino Libero hanno riportato i risultati di una ricerca statunitense presentata nei giorni scorsi a Chicago durante la conferenza annuale dell’American Society of Clinical Oncologists. I risultati del test sono stati generalmente commentati con grande ottimismo, e presentati come una possibile svolta rivoluzionaria della storia della medicina. I ricercatori del Taussig Cancer Center della Stanford University in California, avrebbero infatti messo a punto un test del sangue, una semplice biopsia liquida, che rintracciando infinitesimali frammenti di Dna rilasciati nel sangue dalle cellule cancerose, dovrebbe poter essere in grado di poter individuare, e prevenire fino a 10 tipi di cancro ben prima che il tumore si manifesti e diventi letale.

La scoperta è stata già definita il Santo Graal della lotta contro il cancro, giacché vanta già ora un livello di attendibilità molto alto che si assesta ben al 90% dei casi analizzati. Inoltre, il campione numerico dello studio americano è stato piuttosto rilevante: ben 1.600 persone di cui 749 perfettamente sane e 878 da poco risultate positive alla diagnostica tumorale. Tante e varie le rilevazioni offerte dal test, in grado di riconoscere i carcinomi delle ovaie e del pancreas, del fegato, della cistifellea, del cancro intestinale e al polmone, del cancro a testa, collo, prostata, stomaco e utero, per finire con linfomi e mielomi.

Inutile dire che per avere risultati ancora più affidabili sarà necessario sperimentare ancora, anche se è stato reso noto che il National Health Service (Nhs), il servizio sanitario inglese, si è già predisposto per adottarlo e ottenere tutti i vantaggi del caso, sebbene non sia possibile, a oggi, ipotizzare quanto potrebbe costare fare il test se non a livello di stime (la forbice dei costi stimati per ogni singolo test dovrebbe aggirarsi tra i 500 e i 1000 euro).

E in Italia? Sebbene l’attenzione per la cura dei tumori (i cui casi diagnosticati ogni anno superano ormai i 350mila) sia sempre molto alta anche a livello mediatico come dimostra la recente partita del cuore giocata a Genoa con in palio proprio l’aiuto per la ricerca (eccezionale la risposta del pubblico), i margini per fare di più ci sono sempre.

E così ci sentiamo di dire che avere la possibilità, tra molti anni, di inserire un test di biopsia liquida che possa individuare la predisposizione ai tumori come benefit gratuito per tutti i donatori di sangue, sarebbe un incentivo di straordinario impatto.

Possibile? Non Possibile? Sostenibile?

Lo scopriremo più avanti nel futuro prossimo, ma ciò che è assolutamente innegabile è che se una scoperta di questo tipo dovesse rispettare le sue promesse potenziali, i suoi benefici dovrebbero riguardare l’intera comunità.

A Genova questa sera la Partita del Cuore: occasioni che non devono restare eventi unici per la cultura del dono

Homepage Partita del Cuore 2018 30 maggio Stadio Ferraris Genova

Avevamo parlato dell’ospedale Gaslini di Genova il 14 maggio scorso, quando per la prima volta dopo tanti anni era stato rimandato un intervento chirurgico complesso per mancanza di sangue, una situazione spiacevole che ha comunque provocato una bella reazione locale con donazioni speciali a Ventimiglia, nella stessa Genova, e a Sanremo: ne riparliamo oggi, in un’occasione diversa.

Proprio stasera infatti, allo stadio Luigi Ferraris di Genova, si giocherà la 27esima edizione della Partita del cuore, un evento di beneficenza ormai entrato nell’immaginario popolare degli italiani. E proprio all’ospedale Gaslini, che è uno degli ospedali pediatrici tra i più grandi e importanti d’Italia, e all’Airc (Associazione italiana per ricerca sul cancro), sarà devoluto l’incasso della serata, allo scopo di corroborare la ricerca in favore delle lotte contro i tumori.

Alla “sfida” di questa sera tra Nazionale Cantanti e Campioni del sorriso parteciperanno personaggi molto noti come Gianni Morandi, Paolo Belli, Enrico Ruggeri, Eros Ramazzotti, Neri Marcorè, Niccolò Fabi, Boosta, Lodo e Albi dello Stato Sociale, Ermal Meta e Renzo Rubino (schierati tra i cantanti), mentre gli ex campioni Francesco Totti, Antonio Cassano, Bruno Conti, Zvonimir Boban, Vincent Candela, Paolo Maldini e Javier Zanetti affiancheranno Luca Zingaretti, Max Biaggi, Pio e Amedeo, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Salvo Ficarra e tanti altri attori, comici e anchorman nella compagine mista. Presenti, tra gli altri, anche i calciatori in attività Andrea Bertolacci, Mattia Perin e Fabio Quagliarella (in rappresentanza rispettivamente di Genova e Sampdoria) e le “madrine” Penelope Cruz e Bebe Vio.

La Partita del cuore sarà trasmessa su RAI 1 a partire dalle 21.25, e per questa volta l’ampia la partecipazione a scopo benefico dei suddetti personaggi del mondo dello spettacolo trascenderà le semplici ragioni dell’intrattenimento per farsi cavallo di Troia verso messaggi di solidarietà di sicuro valore. L’importante, per noi di Buonsangue, è che tali eventi non restino avvisaglie isolate, ma sappiano trasformarsi in momenti topici di un unico e più ampio discorso culturale su ciò che significa donare (denaro, sangue o midollo), e su quanto il dono debba trasformarsi in un gesto semplice e consapevole percepito come normale per il bene della comunità.

In Italia manca ancora un discorso ampio e strutturato di comunicazione culturale sull’importanza della solidarietà e del dono, è assente una strategia comune. Ci sono moltissimi operatori che si impegnano molto ma isolatamente, e così eventi come la Partita del Cuore, ideale prima linea in una strategia complessiva in cui ogni attore della società (media, istituzioni, associazioni, esperti, politica) svolge il proprio ruolo, rischiano di disperdere il proprio potenziale.

Ma la Partita del cuore di stasera è significativa anche per un altro motivo: il compito “simbolico” di dare calcio d’inizio al match sarà affidato a Davide Borghero, 18 anni, di Verona, il più giovane donatore di midollo osseo del 2017 iscritto al Registro Nazionale Italiano dei Donatori di Midollo Osseo (Ibmdr), al quale il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il direttore dell’Ibmdr Nicoletta Sacchi consegneranno il premio “Fabrizio Frizzi”, riconoscimento intitolato al presentatore che in vita era stato donatore.

Il Centro nazionale sangue ha riportato sul proprio sito le dichiarazioni della direttrice Sacchi, che ha offerto alcuni numeri sulla donazione di midollo osseo nel 2017 e ha spiegato quali caratteristiche devono avere i donatori, una materia ancora troppo sconosciuta ai più e che noi abbiamo raccontato attraverso l’esperienza personale di Matteo Bagnoli, presidente di Avis Livorno:

“Nel 2017 ben 225 donatori italiani hanno donato il loro midollo osseo per salvare altrettanti pazienti (spesso bambini) – ha spiegato la Sacchi – “Questo numero è il massimo mai raggiunto in quasi 30 anni di attività del Registro Nazionale e l’80% di questi donatori è di giovane età. Per questo è importante che i ragazzi seguano l’esempio di Davide e diventino donatori, perché attraverso il loro prezioso gesto possono salvare una vita. Ci si può iscrivere al Registro non appena compiuti 18 anni e fino a 35 anni. La donazione, poi, può essere effettuata fino ai 55 anni, anche se di solito vengono selezionati donatori di giovane età per garantire una maggiore probabilità di successo del trapianto”. I donatori iscritti al Registro Italiano sono, oggi, 500mila, di cui 398mila ‘attivi’ ovvero under 55. Purtroppo, solo una persona su 100mila è compatibile con chi è in attesa di una nuova speranza di vita”.

 

Terza giornata di lavori all’assemblea Avis di Lecce. Un regalo extra il tema sangue, l’intervento di Nicola Gratteri, in prima linea contro la ‘ndrangheta

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Esistono testimonianze onnicomprensive, che vanno oltre i confini tematici che di norma si tende a rispettare in congressi o assemblee altamente specifiche, come possono essere gli eventi di una associazione di donatori come Avis. Ma quando a offrire il racconto della propria esperienza di vita e professionale intervengono uomini di stato come Nicola Gratteri, si finisce per uscire arricchiti, o quanto meno stimolati, in ogni occasione.

Nicola Gratteri è un magistrato sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, oltre che saggista con più di dieci libri alle spalle, scritti con il giornalista Antonio Nicaso. Il suo, si può dire, è un vero e proprio lavoro di indagine sulla società. Perché proporlo al convegno Avis? Perché è un donatore, e perché nel suo lavoro il sangue è contemplato in una chiave un po’ diversa da quella a cui siamo abituati, ovvero lo scambio gratuito, anonimo, volontario, associato e organizzato. È più che altro un simbolo di omertà e violenza.

Presentato dal giornalista Rai del Tg2 Enzo Romeo, Gratteri ha subito indirizzato la sua testimonianza verso l’importanza di preparare le nuove generazioni alla complessità del reale. “Vado nelle scuole da più di 30 anni – ha detto – ora lo sanno tutti perché sono diventato una soubrette. Ma lo facevo anche prima, andavo anche nelle scuole elementari a parlare di mafia e solo adesso dopo tanti anni mi rendo conto dell’importanza di quello che ho fatto, perché mi capita di incontrare magistrati e capitani dei carabinieri che hanno deciso di intraprendere il loro mestiere dopo avermi ascoltato a scuola da ragazzi. A Reggio Calabria insegno una materia che si chiama economia della criminalità, e lo faccio gratis. Molta gente che parla di etica, per farlo si fa pagare. Questo non è etico. Io posso parlare perché ricevo da 30 anni uno stipendio che sono le vostre tasse. Siamo in un presente in cui la Rai ha speso 750 mila euro per commemorare Falcone e Borsellino, chiamando gente che si è fatta pagare. Non c’è etica in questo. Io dico alle università di non pagare me, ci sono ragazzi che fanno gli assistenti e non vengono pagati, non è giusto.

L’importanza della coerenza in un uomo di stato

Che sia un uomo che tiene alla coerenza, come dovrebbe essere un uomo di stato, è evidente anche da alcuni dettagli della vita privata di Gratteri, che rifugge i riflettori. “Sono agricoltore, non esco mai di casa. Amo l’abbondanza e non sopporto i tirchi, ecco perché ho 400 piante di pomodori. La terra è anche il consiglio che do ai giovani che non hanno la vocazione e la costanza per eccellere negli studi. Se avete la media del 20, gli dico, avete fatto un errore. Ci vuole coerenza. Quando mi è stato proposto il ruolo di Ministro della Giustizia ho riflettuto due ore e mezza prima di accettare, poi ho detto sì, perché mi era stata promessa carta bianca. Ho parlato al telefono con Renzi che mi ha chiesto conferma del mio impegno, io gli h detto che lo avrei fatto potendo avere carta bianca e lui ha confermato. Poi non mi arriva la conferma definitiva, e io sapevo che stavano litigando su di me. Napolitano non mi voleva. In ogni caso sarebbe stato inutile accettare un posto dove non si poteva fare la rivoluzione che serve. Non ha senso provare a pareggiare con la mafia, la mafia bisogna batterla. Sono un decisionista, con la mia commissione antimafia abbiamo modificato più di 250 articoli, e di questi 250 solo uno è stato accettato dalla riforma Orlando, quello sul processo a distanza, che comporta 70 milioni di euro di risparmio. Qualsiasi parlamentare può andare a verificare quel lavoro, che era fatto non per il governo ma per il parlamento, cioè per i cittadini. Un lavoro che peraltro ho svolto gratuitamente”.

Un sistema che non renda conveniente il crimine

E il sangue? Che cos’è il dono? Enzo Romeo ha insistito subito su una differenza sostanziale – “C’è contrasto tra sangue versato e sangue donato da parte dei tantissimi volontari che donano ogni giorno. Questo atteggiamento del donare ci riguarda da vicino. Fa parte di un sistema valoriale che dovrebbe diventare la spina dorsale del nostro paese, in un Italia sempre più vecchia che ha 169 anziani per ogni 100 giovani. Il dono porta un idea di presa di coscienza e di ritorno alla legalità in questo paese”. Nicola Gratteri ha però le idee ancora più chiare. Per lui non è solo il sistema valoriale a poter migliorare le cose nel concreto, ma un principio di realtà, addirittura di praticità. “Per migliorare il nostro paese servono molte riforme, e soprattutto bisogna creare un sistema nel quale non sia conveniente delinquere. Non governa solo un principio etico morale, conta la convenienza. Inoltre lo stato deve investire in istruzione prima ancora che in cultura, sono cose diverse. Da noi gli insegnati sono i peggio pagati in Europa dopo i greci, e si viene valutati per quello che si ha e non per quello che si è. La cifra culturale del nostro paese la danno i programmi televisivi, programmi che sono gli stessi in tutto il mondo, una misura chiara del fatto che viviamo in una società del consumo. A scuola arrivano genitori scostumati che non hanno tempo per i loro figli. Figli che non sono più figli nostri ma di internet. Cerchiamo di comprare la loro attenzione e 20 secondi di sorriso con un paio di scarpe o altro. Il rapporto tra genitori e scuole è ribaltato, se un figlio dice di meritare 8 e prende 7 i genitori vanno a scuola con il kalashnikov arroganti e aggressivi, con la dirigente scolastica che se non è intelligente processa gli insegnanti davanti a loro. Io dico agli insegnanti di scegliere una linea comune, e contrastare compatti. Fanno un lavoro emozionante sebbene umiliato dal punto di vista economico. Qui ci ricolleghiamo al volontariato. Se tutti i volontari in Italia si fermassero contemporaneamente si fermerebbe il paese. Non è una battuta e la pura verità. Il rispetto delle regole però è fondamentale anche per i volontari perché spesso troppi slanci di volontarietà e generosità possono essere deleteri rispetto alle vere esigenze del sistema.

Due forme diverse di percepire il sangue

Il consumo e l’apparenza: temi su cui Romeo ha molto insistito, prima di tornare sul sangue.

Se per i donatori il sangue è una materia di scambio, nella società mafiosa è ben altro, è soprattutto un simbolo, come nel caso dei sono giuramenti di sangue. Gratteri ne sa qualcosa. “C’è chi aspira a entrare nella ‘ndrangheta, e in questi casi i pretendenti si affiancano a chi già fa parte dell’organizzazione per un anno e mezzo. Quando il candidato si ritiene pronto, il suo padrino lo porta davanti ai capi, prendendo una grande responsabilità. Se qualcosa va storto, sarà lui a pagare. Poi recita queste parole: “Io cerco sangue e onore”. Quindi si prende l’immagine di San Michele Arcangelo e si buca la mano con ago o coltellino e da quel momento esiste per l’affiliato solo la ‘ndrangheta. Il vincolo è fondamentale, non sono solo parole vuote, ma questa fedeltà al giuramento è il punto che rende granitica la ‘ndrangheta. Quando sì vuole ribadire un legame ancora più forte, gli ‘ndranghetisti si tagliano i polsi e li strofinano, così diventano fratelli di sangue. Questa è la loro trasfusione. Ecco perché c’è bisogno di uno sforzo in più. Non è vero che i calabresi sono omertosi, in realtà non sanno con chi parlare. Ogni giorno ci sono mediamente 200 persone che chiedono di incontrarmi per denunciare. Molti arrivano da lontano e questo mi gratifica e mi preoccupa: possibile che non ci siano magistrati che ispirano fiducia? Bisogna essere credibili, fare selezione di rapporti sociali. Non significa essere altezzosi. Un magistrato non può avere una barca da 20 metri e andare in settimana bianca. Non è possibile, la gente si fa domande. La tendenza è dire che tutti hanno sposato una moglie ricca tranne la mia. Ma battute a parte ciò che serve è soprattutto coerenza”.

Il calderone religioso

E il rapporto tra criminalità e la religione? Come mai è così stretto non solo dal punto di vista simbolico? Come ha ribadito Enzo Romeo, i riti di iniziazione mischiano i valori religiosi e il crimine, e questo è rilevante in una terra in cui solo una grande alleanza delle centrali educative come scuola e chiesa può produrre risultati efficaci. “Quando abbiamo scritto “Acquasantissima” con Nicaso – ha raccontato il magistrato – abbiamo avuto molte lamentele da esponenti della chiesa. Abbiamo portato nelle carceri un quesito sulla fede, e il 98 per cento credevano e pregavano la Madonna. Abbiamo letto le encicliche degli ultimi anni e la parola ‘ndrangheta non appare mai, a dimostrazione che a macchia di leopardo la chiesa ha avuto rapporti con la mafia. Non mi pare una rivoluzione. Sono state create cooperative poi date in comando alle famiglie mafiose. In fatto di opposizione Papa Francesco in Calabria ha fatto molto più di Ratzinger e Giovanni Paolo II. Dopo aver recepito la sofferenza delle famiglie dei figli uccisi, Francesco ha buttato il discorso già scritto per lui e ha iniziato a scomunicare gli ‘ndranghetisti. Ma era un discorso rivolto prima ai vescovi, un discorso che ha lasciato traccia concreta visto che da allora i vescovi hanno preso posizioni nette e non più ambigue”.

Le punizioni esemplari

Un sistema coerente, dunque, dove il crimine non paga, passa anche e soprattutto da pene dure e sicure anche sul piano simbolico. Enzo Romeo ha proposto di donazioni di sangue in carcere, ma a oggi non ci sono le condizioni sanitarie necessarie. Cosa pensa Gratteri di questa idea? E delle pene sicure e del recupero carcerario? “Le donazioni sarebbero possibili, basta solo organizzarsi, i detenuti li farebbero. Ma se pensiamo a un discorso di recupero la strada è ancora lunga, le carceri sono contenitori, non si fa trattamento. Bisogna cambiare le regole, proporre il lavoro come tecnica di rieducazione e recupero, per assicurarli. Li metterei a pulire l’ambiente. Immaginate cosa vorrebbe dire portare il detenuto di 50 anni che non ha mai lavorato in vita sua e che ha avuto auto e barche da migliaia di euro a ripulire il paese in cui ha seminato terrore. Sul piano simbolico, sarebbe un segnale fortissimo della presenza dello stato.

 

Seconda giornata di lavori a Lecce per l’assemblea generale di Avis: le parole in esclusiva per noi del presidente Avis Puglia, il dibattito interno (appassionato) e la riforma del terzo settore all’ordine del giorno

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Una festa che comincia sin dalla hall e continua in ogni angolo dell’hotel Tiziano, pacificamente invaso per l’occasione. I più di 1000 delegati Avis presenti a Lecce si riconoscono dalle giacche, dalle tute, dai cordoni, dai gadget, e soprattutto da una grande e contagiosa allegria. Si sorride molto, in fondo l’assemblea generale è anche una grande festa, e Lecce con il suo clima assolato e ventoso mette addosso brio e adrenalina.

Ma l’atmosfera dell’arrivo è solo un assaggio. Dopo due rampe di scale in discesa, piene di gente di tutte le età, delegati giovani e più anziani, dirigenti del presente e del futuro, si arriva nella sala congressi in cui vanno in scena i lavori. È in sala il folto pubblico è piuttosto partecipe, anche perché per Avis Nazionale questo congresso coincide con un momento di grande dibattito interno.

Come i lettori di Buonsangue ricordano, infatti, lo scorso ottobre vi fu un caso molto discusso in Campania, balzato agli onori della cronaca grazie a un sevizio del programma televisivo Le Iene. Pasquale Pecora, allora membro del direttivo nazionale presenziato da Alberto Argentoni nel ruolo di vice presidente, rimase invischiato in un caso poco chiaro legato alla raccolta sangue via autoemoteca nella sua regione, intaccando, per la prima vola in quasi un secolo, la matrice etica che da sempre fa parte e governa l’essenza più profonda di Avis.

Dall’Emilia Romagna, e in particolare dal presidente regionale di Avis Maurizio Pirazzoli è arrivato un intervento intenso e molto applaudito dalla platea, a dimostrazione di quanto in Avis sia vivo e radicato il dibattito democratico interno, e di quanta passione contraddistingua i donatori e i delegati che dedicano gran parte della loro vita all’attività associativa. Pirazzoli ha ribadito la necessità di affrontare senza indugio il caso Pecora e ha chiesto all’esecutivo nazionale di dare risposte. L’unitarietà associativa sotto l’egida dei principi etici da sempre condivisi, dovrà continuare a essere, per la delegazione emiliana, il punto fermo da cui ripartire.

Naturalmente ogni decisione sulla governance sarà presa in consiglio nazionale, ma ciò che è doveroso constatare, e restituire ai lettori, è che sul piano della fattività e dell’attività concreta su tutto il territorio, Avis non ha mai fatto venir meno il proprio apporto al sistema sangue, e che al di là delle normalissime divergenze sulle scelte da compiere c’è sempre un grande impeto verso gli obiettivi superiori, come autosufficienza e salute di riceventi. Un forte dibattito interno, anzi, in realtà non è altro che un indice di buona salute in una federazione di volontari di così grandi dimensioni.

Le assemblee generali servono appunto come occasioni di crescita interna, così come ha ribadito per noi uno dei principali artefici di queste giornate, il presidente di Avis Puglia, l’avvocato Cosimo Luigi Bruno. Ecco le sue parole.

Quali sono i sentimenti da padrone di casa, nell’organizzazione di un evento così importante per Avis?

I sentimenti sono i soliti di ogni evento Avis. La gioia profonda di essere a disposizione dell’associazione. Sul piano organizzativo si è verificato quello che sapevamo, un grande lavoro da parte di tutti i ragazzi pugliesi e di lecce per garantire a tutti gli associati una permanenza accogliente.

Che Avis si aspetta dopo l’assemblea generale?

A livello nazionale, il tema centrale su cui Avis deve concentrarsi è l’etica. Negli ultimi tempi ci sono stati degli scivoloni che potevano essere evitati. Non abbiamo fatto nulla per evitare certi rischi, poi purtroppo i problemi si sono verificati: come quando vediamo una buccia di banana e anziché evitarla ci mettiamo il piede sopra.  Noi siamo una piccola regionale con i numeri in costante crescita ma ancora non dormiamo sogni tranquilli. Vogliamo crescere, vogliamo diventare un’associazione modello e fare di più, perché solo avendo ambizioni alte si possono raggiungere gli obiettivi minimi. Speriamo di poter raggiungere la raccolta associativa perché i tempi sono maturi per questo salto di qualità. Noi siamo in prima linea.

La situazione del dono del sangue in Puglia qual è?

In Puglia abbiamo un trend abbastanza positivo, ogni anno il numero dei donatori aumenta. Sul piano di ciò che si può fare ritengo che nella nostra regione ci sia un grande potenziale. Specie se tutte le componenti comunali, provinciali, e regionale compresa, riescono a lavorare insieme e a far fruttare questo potenziale, il futuro sarà roseo e diventeremo una grande regione. Il trend è in continua ascesa da un paio di decenni e potremo davvero diventare un’associazione modello.

E sul piano della raccolta plasma? Quanta strada si deve fare in Puglia, anche in base alle indicazioni del PNP 2016-2020?

Sul piano della raccolta plasma riteniamo si stia facendo ancora troppo poco. Non facendo ancora raccolta associativa non possiamo incidere troppo sul numero delle sacche raccolte, ma ciò che possiamo fare è spingere sulle istituzioni e sui centri trasfusionali per fare presente i problemi e coordinarci meglio con loro. Ci dobbiamo impegnare in questa direzione.

Quanto manca alla raccolta sangue associativa in Puglia?

Non si può prevedere, è quasi come prevedere la vincita al totocalcio. Noi come Avis siamo pronti, purché ci sia il convinto appoggio della ragione verso questo tipo di organizzazione. Passare alla raccolta associativa alla cieca significherebbe fare danni nei confronti dei malati che hanno bisogno di sangue o plasma, o dei farmaci salvavita. Noi siamo pronti e si devono solo creare le condizioni con la regione e con il centro regionale sangue, in modo che tutti i tasselli possano funzionare al meglio.

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A conclusione della giornata, ecco esplodere un altro tema decisivo per il futuro di Avis, ovvero le scelte da statutarie da compiere per far sì che Avis possa continuare a mantenere un ruolo di assoluta protagonista anche con la riforma del terzo settore, che ha come dead line il 3 febbraio del 2019.

Che road map attuare? Fare modifiche statutarie subito o arrivarci per tempo? Claudia Firenze, segretario di Avis nazionale ha spiegato molto chiaramente lo stato dei lavori in corso. “Abbiamo scelto gli esperti, c’era dubbio sul fare tutto internamente o rivolgersi ad esperti esterni. È stato fatto un percorso che darà presto i suoi frutti verso una soluzione condivisa. La riforma non semplice, ha trappole che emergono anche dopo mesi, e ci sembrava giusto che la discussione avvenisse in plenaria alla sua piena partecipazione”.

Le scelte di Avis, che saranno compiute dopo le importanti relazioni degli esperti esterni, saranno decisive in chiave politica, per consentire all’associazione l’autocontrollo e un certo peso nelle decisioni, la possibilità di accedere a finanziamenti statali, e a perseverare la propria efficacia e autonomia interna. Insomma, saranno decisive per poter costruire il proprio futuro in casa.

In quanto al presente invece, domenica 20, alle 10 del mattino, chiusura con il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”, un incontro di grande interesse e prestigio che è un vero e proprio regalo di Avis Puglia ai più di 100 delegati provenienti da tutta Italia su temi di attualità e di alto valore sociale.

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Lecce, assemblea generale Avis: la prima giornata di lavori all’insegna di una tavola rotonda su presente e futuro del sistema trasfusionale

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Intensa, colorata e ricca di spunti la prima giornata dell’82esima assemblea generale di Avis Nazionale. Lo scenario di Lecce è bello e ospitale, con Avis che torna finalmente al sud più verace dopo diversi avvenimenti celebrati al nord, laddove la più grossa associazione italiana ha trovato le sue origini quasi un secolo fa.

La prima giornata di lavori, dopo la canonica apertura dei lavori caratterizzati dai saluti istituzionali, ha guadagnato il suo momento clou con la tavola rotonda del pomeriggio, volta ad analizzare i principali “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”.

Molte le personalità avisine e non che si sono cimentate sull’argomento, peraltro piuttosto vasto e complesso, al punto che ciascuno dei relatori ha potuto approfondire prospettive differenti e degne di nota, in base alle proprie competenze specifiche ed esperienze.

Non è un caso, infatti, che Maria Rita Tamburrini, a Lecce in rappresentanza del Ministero della Salute, abbia sottolineato quanto sia importante il ruolo della rete ospedaliera nazionale in ottica di autosufficienza ematica (“un obiettivo di valore sovraziendale e sovraregionale”) e lo sviluppo delle Good Practice Guidelines di portata europea, mentre Giancarlo Liumbruno direttore del Centro nazionale sangue, abbia stilato un quadro generale della situazione sul piano della raccolta sangue, specificando che il lavoro collettivo dei vari stakeholder dovrà incentrarsi sulla lotta alle carenze (“tutte le regioni devono dare il massimo contributo”), soprattutto perché sia evitata la classica crisi del periodo estivo.

In effetti, la stretta attualità ha fatto registrare una carenza forte e inaspettata in Liguria, mentre da molte settimane anche in Toscana e In Friuli la raccolta non è stata fantastica: situazioni che solo con la massima collaborazione tra associazioni potranno essere ammortizzate.

Raccolta sangue al centro del dibattito dunque, ma non solo. E non sempre con approcci teneri. Per il presidente del SIMTI (Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti, chiedersi per quanto tempo il sistema trasfusionale possa essere tenuto in piedi con i livelli di qualità e sicurezza attuali, è una domanda doverosa. Dal suo punto di vista, quello medico, altri argomenti chiave da affrontare sono il ricambio generazionale all’interno delle strutture e la formazione del personale: aspetti sotto i quali c’è tanto da lavorare se si chiede un domani roseo.

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Centro regionale sangue Abruzzo Pasquale Colamartino, secondo cui garantire l’efficienza del sistema trasfusionale e assicurare i livelli di assistenza sarà una bella sfida per il futuro. Senza dimenticare la questione del plasma e del conto-lavoro, attraverso cui il plasma, che resta di proprietà pubblica, è lavorato dalle aziende farmaceutiche e poi restituito sottoforma di plasmaderivati alle regioni. Una peculiarità di sistema tutta italiana, che all’estero è sia apprezzata e imitata sia combattuta e messa in discussone, in virtù dei grandi interessi economici che gravitano intorno a questa risorsa, su cui si prevede nei prossimi anni un giro d’affari vicino ai 20 miliardi di dollari. Una filiera, quella italiana, che secondo Colamartino nei prossimi anni dovrà essere difesa, così come si dovranno ribadire e proteggere i principi etici alla base del sistema associativo italiano.

Il futuro del sistema sangue, come del resto è già espresso dal titolo della tre giorni avisina “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche”, non può dunque che transitare da una prima fase di dissertazioni dialettiche, che continueranno nelle giornate di sabato 19 maggio (dedicata al terzo settore con il dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”) e domenica 20, con una conversazione tra Avis e il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”.

Tanta carne al fuoco insomma, ma anche tanto, tantissimo appetito per i più di 1000 delegati giunti a Lecce da ogni parte d’Italia, in rappresentanza di circa 1 milione e 300 mila donatori.

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Tra il 18 e il 20 maggio le assemblee generali di Avis a Lecce e di Fratres a Cinisi (Palermo): il sistema trasfusionale fa i conti con il presente e guarda al futuro

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Inizia un week-end importantissimo per il sistema sangue italiano: due delle associazioni di donatori più attive e numericamente rilevanti del Paese, Avis e Fratres, vivranno tra venerdì 18 e domenica 20 maggio il più significativo momento dell’anno, con le assemblee generali associative.

Occasioni uniche di ritrovo e discussione, in cui fare il punto sulle dinamiche in corso nel presente del sistema trasfusionale italiano e nella realtà dei donatori di sangue, allo scopo di trovare soluzioni efficaci per il futuro e assicurare la continuità in fatto di disponibilità della risorsa biologica e di autosufficienza ematica.

Ma entriamo più nel dettaglio.

L’assemblea generale Avis, dal titolo “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche” si terrà a Lecce, nello splendido scenario barocco della capitale del Salento, e all’ordine del giorno, oltre ai lavori prettamente legati all’attività associativa (le relazioni del consiglio nazionale e delle delegazioni regionali), troveremo le conferenze su temi come:

1) Tavola rotonda sugli “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”

2) Dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”

3) Conversazione con il dr. Nicola Gratteri – Procuratore Capo di Catanzaro su “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”

Ecco il programma completo:

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In quanto a Fratres, sarà Cinisi in provincia di Palermo, la città scenario della vicenda di Peppino Impastato, a ospitare i lavori associativi dal titolo “Segnali di Crescita ed Evoluzione”, anche in questo caso diretti all’analisi delle attività del presente in chiave di miglioramento e accrescimento dell’eccellenza futura, attraverso questioni chiave come guerra alla talassemia e al calo delle donazioni.

Dopo il saluto del Presidente Nazionale Fratres Sergio Ballestracci, andrà in scena una tavola rotonda di eccellenza sulla Talassemia, realizzata con il sostegno in servizi del Coordinamento dei CSV della Sicilia – Fondo speciale per il Volontariato.

Il Sabato sarà invece dedicato completamente ai lavori associativi con la relazione sulle attività, e con la premiazione dei Gruppi che hanno registrato il maggior fattore di crescita annuo sotto le categorie dei Donatori ei, giovani Donatori attivi, dell’indice di donazione, delle donazioni complessive e dei Donatori immigrati da altre Nazioni. Seguirà poi l’illustrazione di progetti per le future attività formative e promozionali, e l’illustrazione di come dovrà avvenire l’adeguamento alle nuove normative nazionali ed europee.

Infine, nella giornata di domenica tutti i partecipanti si daranno appuntamento presso la Chiesa Madre Maria SS. delle Grazie di Terrasini (Palermo), sfilando con i labari sociali prima della Santa Messa prevista per le ore 9.00

Ecco qui il manifesto completo della manifestazione.

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