Alla prossima Assemblea Generale di Avis futuro e comunicazione saranno i temi principali: appuntamento a Riccione dal 17 al 19 maggio

Congresso Nazionale AVIS

Quest’anno l’assemblea generale di Avis si terrà a Riccione, nel bellissimo Palazzo dei Congressi, dal 17 al 19 maggio 2019. Si tratterà della 84esima edizione, e avrà come titolo “Reti Solidali. Le nuove rotte del volontariato del dono”, a dimostrazione che lo sguardo rivolto al futuro, allo scopo di anticipare le sfide del domani e arrivare al 2030 con un sistema trasfusionale allineato con i cambiamenti sociali che ci aspettano, è già una priorità programmatica dei vertici dirigenziali della più grande associazione di donatori di sangue del paese.

Ci sembra un bellissimo approccio, oltre che concreto. Già lo scorso martedì, il 23 aprile, abbiamo accennato a un tema chiave per il futuro della raccolta sangue, ovvero l’adeguamento degli orari dei centri trasfusionali alle esigenze dei lavoratori più giovani, accortezza già attivata in Trentino e da vagliare in qualsiasi altro contesto territoriale.

La strada è la stessa. Saranno dunque affrontati tutti i possibili scenari riguardanti l’evoluzione del sistema trasfusionale italiano, sarà tracciato il quadro di un futuro possibile per la crescita e lo sviluppo delle associazioni di volontariato, saranno discussi gli adempimenti statutari e si parlerà di ricambio generazionale.

Ma soprattutto – e per noi di Buonsangue è sempre uno degli argomenti principali al momento delle analisi -verrà affrontato il tema della comunicazione: come ottimizzare la comunicazione sociale, e far passare in maniera corretta per il pubblico i valori della donazione di sangue e del suo universo solidale?

Il 17 maggio, a tele scopo, nella mattinata che precederà l’inizio dei lavori, è in programma un corso di formazione organizzato proprio da Avis Nazionale in collaborazione con l’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna. Il titolo dell’esperienza formativa sarà: “Il volontariato delle donazioni di sangue, organi e midollo: problematiche della comunicazione scientifica e sociale” e lo scopo del modulo sarà quello di formare i volontari avisini che vi parteciperanno a comunicare nel modo giusto con gli organi di stampa, a partire dallo strumento chiave della comunicazione, ovvero il linguaggio. Come porre il focus sulle giuste questioni e dialogare con i giornalisti allo scopo di far giungere al pubblico i giusti concetti sul dono?

Il futuro della raccolta sangue e del sistema passa in grande misura proprio dall’aspetto comunicativo, e a tal proposito, un esempio ottimo di linguaggio adatto al proprio target di riferimento nel racconto di un gesto semplice e decisivo come il dono lo abbiamo segnalato poche settimane fa, ovvero il lavoro della youtuber Stay Serena:

La donazione di sangue secondo una giovane Youtuber: un ottimo modo per far arrivare il giusto messaggio ai giovanissimi

Chissà che non vi sia occasione di invitarla per un intervento. Intanto però, il parterre dei relatori è già piuttosto ricco: ci saranno il Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, la presidente Admo Rita Malavolta, il Direttore Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno, il docente universitario di sociologia della comunicazione Andrea Volterrani, il giornalista bolognese Silvestro Ramunno e la giornalista Anita Likmeta, parte integrante di Parole o-stili, associazione no profit che si pone come obiettivo la responsabilizzazione e l’educazione gli utenti della Rete Internet ad accettare forme di comunicazione virtuose e non legate a meccanismi di rissosità o insulti gratuiti.

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Sono passati 10 anni dal terremoto dell’Aquila, l’importanza delle Associazioni di sangue nei processi di ricostruzione, e il presente forte di 600 donatori

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Domani sabato 6 aprile cadrà il decimo anniversario di uno degli eventi più tristi e drammatici della recente storia d’Italia, il terremoto che nel 2009 rase al suolo L’Aquila aprendo una ferita che in quel meraviglioso territorio non si è ancora rimarginata.

Non bisogna dimenticare: in totale i morti, nel computo complessivo furono 309, quasi 1200 i feriti, e circa 65 mila gli sfollati. Numeri impressionanti, che ben ci fanno comprendere quanto sia importante che un paese come l’Italia abbia sempre in serbo un piano nazionale sangue per fronteggiare le cosiddette maxi – emergenze, come in effetti è già previsto, e come testimoniammo il 3 febbraio 2017, partecipando a un autorevole convegno sul tema che si è svolse a Roma.

Già nel 2009, a partire dai tristi eventi di quel 6 aprile che devastarono case, chiese ed edifici pubblici, e naturalmente negli anni a seguire, sono state tantissime le iniziative che le associazioni italiane di donatori di sangue hanno portato avanti con impegno e solidarietà.

Già nel febbraio 2010, per esempio, fu ripristinata una sede Avis comunale funzionante, con una prima donazione di sangue effettuata il giorno 20, dall’allora prefetto Franco Gabrielli. Non fu l’unico supporto: a fine 2009, secondo il quotidiano locale Ilcapoluogo.it, Avis fu indicata come l’associazione più trasparente nel modo di operare, a proposito della raccolta fondi organizzata per la dotazione degli arredi e per la costruzione della tensostruttura sportiva polivalente della residenza universitaria San Carlo Borromeo, al cui interno sono poi stati ospitati ben 120 studenti, con a disposizione sale studio, cucine, lavanderie, aree ricreative e sale computer.

La raccolta raggiunse quasi 800 mila euro, destinati in parte anche al completamento dei lavori di ricostruzione del blocco A della Facoltà di Ingegneria del capoluogo abruzzese.

Nel 2013, seguì poi la donazione delle attrezzature per rimettere in funzione la mensa universitaria, fino a che, al giorno d’oggi, la città può contare su ben 600 donatori periodici avisini. Un grande risultato che è stato da poco commentato dalla presidente della sede comunale, Maria Rita Cassiani, ferma nel sottolineare l’importanza del lavoro di squadra con le altre istituzioni locali: “Devo ringraziare tante realtà – ha detto la Cassiani – come la caserma militare Pasquali, la Guardia di Finanza, la Fondazione della Cassa di risparmio dell’Aquila, il Rotary e il Rettore. Abbiamo avuto e ancora abbiamo un grande sostegno e una grande amicizia da parte di Avis regionale e provinciale, così come dell’ex consigliere nazionale Domenico Leone”.

Il prossimo mese inoltre, arriverà un evento dal grande valore simbolico, perché Avis regionale Abruzzo terrà l’assemblea regionale proprio all’Aquila, e a testimonianza di quanto sia importante la collaborazione tra realtà de volontariato, va sottolineato il ruolo importante che dal terremoto in poi ha avuto anche la Fidas, con una grande partecipazione delle federate alla raccolta fondi, e per l’attività istituzionale costante portata avanti nel tempo, anche attraverso la casa del volontariato e dell’associazionismo inaugurata nel luglio 2011.

In questi giorni il mondo dei media è tornato abbondantemente – e continuerà a farlo – sui tragici eventi del 2009 che colpirono L’Aquila, che già in tempo reale divenne il più grande set mediatico del paese. Si parlerà, purtroppo, degli scandali passati (è già stato trasmesso Draquila, il documentario di Sabina Guzzanti che racconta le incredibili vicende economiche e giudiziarie che coinvolsero la Protezione Civile guidata da Bertolaso e l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) e, per fortuna, di quello che ancora c’è da aggiustare e da ricostruire con serietà e impegno. Più difficilmente si parlerà dell’importanza della donazione di sangue, ed è per questo che è sempre importante ribadirla quanto c’è l’occasione.

 

Il 15 aprile si celebra la XV giornata mondiale dell’emofilia: a Roma una tavola rotonda speciale per sensibilizzare e programmare

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Su Buonsangue ne parliamo spesso e forse non abbastanza, ma sappiamo bene quanto sia difficile viverla e importante fare tutto il possibile perché si possa curarla: l’emofilia è una malattia rara malattia di origine genetica che comporta delle anomalie nei processi di coagulazione del sangue. Nelle persone che non ne sono affette, in caso di ferite con conseguente fuoriuscita dai vasi sanguigni, il sangue tende a coagulare e a formare un “tappo” che ferma e impedisce l’emorragia, grazie al lavoro delle proteine del plasma. Negli emofilici, alcune di queste proteine prodotte nel fegato, ovvero il fattore VIII ed il fattore IX, scarseggiano o non fanno bene il loro lavoro, esponendo gli emofilici a emorragie esterne ed interne di diversa entità, a seconda del tipo di emofilia da cui si è affetti (A o B) e dal livello percentuale di attività del fattore coagulante, che determina la gravità della malattia stessa.

Tra circa due settimane, e precisamente il prossimo 15 aprile, si celebrerà la XV Giornata mondiale dell’emofilia, un’occasione utile per riportare la malattia al centro del dibattito e ricordare a tutti quanto è importante la donazione di plasma: i malati di emofilia infatti, per curarsi, hanno bisogno della cosiddetta terapia sostitutiva, che consiste nella somministrazione del fattore della coagulazione mancante. Anche per la terapia vi sono strade diverse a seconda della gravità della malattia, ma i metodi principali sono “On Demand” nei casi più lievi, cioè in seguito a traumi, o attraverso la “profilassi”, ovvero in iniezioni da praticare costantemente.

I fattori della coagulazione tuttavia possono essere sia biologici, ovvero estratti dal plasma umano dei donatori, sia prodotti in modo sintetico attraverso tecniche di ingegneria genetica. In questo secondo caso, il risultato, i “fattori ricombinanti” rischiano tuttavia di sviluppare negli emofilici degli anticorpi inibitori che complicano la terapia, oltre ad avere un costo elevato che rende i farmaci non di facile accesso per tutti, come ci disse, qualche tempo fa, il responsabile del Centro Emofilia di Padova Ezio Zanon:

Ezio Zanon e la cura dell’emofilia. “La qualità dei ricombinanti è ottima, ma il costo è più elevato”.

Centralità della donazione del plasma, importanza di un approccio di scala internazionale, e tanta sensibilizzazione nel dibattito pubblico: saranno questi alcuni dei principali argomenti previsti durante l’evento principale della GME 2019: una tavola rotonda dal titolo “Emofilia: una malattia più unica che rara. Esigenze specifiche e servizi omogenei per l’applicazione dell’accordo MEC in tutte le Regioni” che si terrà a Roma, nella Sala delle Statue del centro congressi di Palazzo Rospigliosi in Via XXIV Maggio.

Tra gli invitati, il Ministro della salute Giulia Grillo (la quale si spera eviti la gaffe incredibile della sua predecessora Lorenzin per la quale i plasmaderivati mettevano a rischio di Aids ed Epatite), Marialucia Lorefice, presidentessa della XII Commissione Affari Sociali in Camera dei Deputati, Paola Boldrini della XII Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica, Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute e, naturalmente, Cristina Cassone, presidentessa della Federazione delle Associazioni Emofilici (FedEmo).

Per chi volesse partecipare, ecco il link dove scaricare il programma completo e registrarsi:

https://fedemo.it/xv-giornata-mondiale-dellemofilia-registrati/

Dal 60esimo di Fidas a Torino al monitoraggio delle carenze: un week-end importante per il sistema sangue

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Un weekend importante per il mondo della donazione si appresta a entrare nel vivo oggi sabato 23 marzo: a Torino, infatti, nel Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Chiablese, è andata in scena ieri la conferenza stampa di presentazione del sessantesimo anniversario della FIDAS. Tantissimi gli ospiti hanno parlato di donazione, tra presenze istituzionali e associative, a cominciare dal Ministro della Salute Giulia Grillo, il sindaco della Città metropolitana di Torino Chiara Appendino, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno, il presidente nazionale FIDAS Aldo Ozino Caligaris, e tanti altri.

Scopo dell’incontro, è stato presentare le moltissime iniziative organizzate da FIDAS per celebrare i 60 anni della Federazione, per un programma che durerà un anno intero, a partire dal nuova campagna di comunicazione “Metti in circolo l’energia”, la ricerca “Correlazione tra donazione di sangue periodica e miglioramento della salute fisica e psicologica”, il FIDAS Tour 2019, il concorso “A scuola di dono, di cui avevamo già parlato su Buonsangue e il Meeting Giovani FIDAS 2019.

Oltre agli incontri istituzionali e dalle celebrazioni, tuttavia, è bene monitorare anche le carenze nelle regioni e nelle province italiane dotate di “meteo del sangue”, in attesa che un tale strumento di assoluta utilità diventi presto una realtà in tutto il paese.

In Toscana, come vediamo in figura 1, situazione da monitorare e tenere sotto controllo, con carenze urgenti per il gruppo A+ ed emergenze per i gruppi A-, 0 + e 0-.

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Fig.1

In Friuli Venezia Giulia, invece, diverse carenze gravi, per entrambi i poli del gruppo 0 e del gruppo B. è su questi che bisognerà insistere nella raccolta durante le prossime ore.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig. 2

In Emilia Romagna, come accade spesso, situazioni provincia per provincia molto diversificate: a Rimini, infatti, solo una lieve carenza nel gruppo B – a fronte di una raccolta generalizzata piuttosto buona (Fig. 3), mentre a Ferrara (Fig. 4), tutti i gruppi soffrono molto, con picchi di gravità nei gruppi 0+ e B-.

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Fig.3

Meteo Sangue AVIS Provinciale Ferrara

Fig. 4

A Reggio Emilia l’unico gruppo che non è in apnea è il gruppo 0-, con la maggiore carenza nel gruppo A -, come s vede in figura 5:

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Fig. 5

A Biella, in Piemonte, situazione decisamente migliore: situazione ottimale in tutti i gruppi, con un’unica carenza da tenere sotto controllo e risolvere per quanto riguarda il gruppo B-.

A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue

Fig.6

Allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, e poter andare a donare, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi sabato 23 marzo, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

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Fig. 7

L’esempio arriva dalla provincia: da Avis Livorno due campagne davvero efficaci con i giovani

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Da Avis Livorno arrivano, negli ultimi giorni, due importanti iniziative legate al territorio che spiegano molto bene come si può riuscire a stimolare l’attenzione dei giovani e condurli all’interno del meraviglioso mondo della donazione e del volontariato.

Di cosa si tratta? Semplice, ma andiamo per ordine. Nel primo caso il riferimento è a una divertente e movimentata campagna video che nasce da due giovanissimi videomaker livornesi, Dario Marzi e Michele Silvestri: uno dietro la macchina da presa a fare il regista, e uno davanti nel ruolo di urban stuntman, ed eccoli inventare uno spot acrobatico di sicuro effetto, già visualizzato migliaia di volte sui social e dal titolo “Heartbeat, una goccia per la vita”, in cui il dono è rappresentato come una corsa libera e avventurosa in città, con qualche ostacolo da superare in grande scioltezza.

Salti, evoluzioni e movimenti degni dell’uomo ragno, mostrano alcuni luoghi della città che nessun livornese può non riconoscere, fino all’approdo alla sede cittadina di Avis, al cui ingresso campeggia un grande manifesto sull’importanza di donare sangue e plasma. Tra effetti video, musica e ritmo, davvero un ottimo lavoro che siamo felici di riprodurre in basso.

https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/2008902022746928/

La seconda iniziativa è altrettanto interessante, sebbene diversissima. Se nel caso di “Heartbeat ” bisogna soltanto sedersi e guardare, nel ruolo di affascinati spettatori, con la campagna “Uno scatto per Avis” i criteri cambiano completamente.

Si tratta infatti di un vero e proprio bando di concorso dedicato a tutti gli studenti delle scuole superiori di Livorno, con in palio una borsa di studio del valore di 300 euro e la possibilità che la propria foto, la propria idea creativa, sia poi utilizzata per le campagne di comunicazione dell’associazione.

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Cosa dovranno fare gli studenti?

L’idea è spingerli a raccontare, attraverso l’immediatezza e il potenziale segnico dello scatto fotografico, la forza dei sentimenti di altruismo e solidarietà che solo un gesto semplice e potentissimo come la donazione di plasma e sangue sa convogliare.

I partecipanti potranno concorrere inviando le proprie foto ad Avis entro il 31 di maggio, come annunciato lo scorso lunedì 18 marzo in sede Avis, dove è andata in scena la conferenza per raccontare il concorso alla stampa. Proprio oggi nel pomeriggio di mercoledì 20 marzo invece, dalle 15 alle 17, nell’Aula Magna del Liceo Enriques, è previsto un convegno di sensibilizzazione finalizzato alla diffusione scolastica del bando, che, ribadiamo, è dedicato a tutte le scuole superiori di Livorno.

Che la sezione livornese di Avis fosse molto attiva sul piano dell’attività con i giovani lo sappiamo da tempo. Su Buonsangue abbiamo infatti intervistato il presidente Matteo Bagnoli già lo scorso 5 ottobre 2017 dopo un gesto di straordinaria importanza in grado di salvare vite umane: la donazione di midollo osseo.

Territorio, ingaggio dei giovani, coinvolgimento che va oltre le richieste e offre modalità espressive, possibilità di scambiare contenuti e divertimento. Sembra questa la strada giusta da diffondere per il nord e il sud del paese.

 

Corsi di formazione Avis con Fondazione Campus: a Firenze un grande ritrovo dopo 4 anni con il futuro alle porte

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Quando si tratta di formazione dei futuri dirigenti del settore no profit e del volontariato, una delle esperienze più positive che ci è capitato d raccontare in questi anni è sicuramente la sinergia tra Avis e Fondazione Campus: un progetto davvero significativo, iniziato nel 2015 e dunque forte di quattro edizioni già trascorse e di una quinta in programma, una realtà in grado di assicurare continuità nella delicata attività di preparazione dei giovani dirigenti avisini affinché sappiano affrontare, in ruoli decisionali, le tante sfide che il futuro imporrà al sistema trasfusionale italiano.

In questi anni, sono stati ben 96 i giovani dirigenti avisini (di cui 49 donne e 47 uomini) che hanno partecipato ai moduli formativi, provenienti da ben 20 regioni e province autonome italiane.

Molti di loro li abbiamo conosciuti di persona durante la terza edizione del corso, quella del 2017, e li abbiamo intervistati a Milano, ottenendo un quadro molto preciso di intenzioni, sogni, aspettative e desideri individuali da legare alle esigenze dell’associazione: incidere nella missione collettiva che è la donazione di sangue, restituire ad Avis tutto l’arricchimento e la crescita umana ed emozionale ricevuti negli anni, diffondere il messaggio dell’importanza della plasmaferesi tra il pubblico, erano e sono alcune delle aspirazioni più diffuse, così come accrescere le proprie capacità e conoscenze in campi d’azione come il reclutamento di giovani donatori per affrontare la questione intergenerazionale, riuscire a  fidelizzare i nuovi donatori per renderli periodici e creare campagne di comunicazione, con tanto di ideazione di campagne social pensate per arrivare al grande pubblico.

Tutte attività sempre più importanti nella vita delle associazioni di donatori: tanto che, durante il week-end appena trascorso, nei giorni sabato 9 e domenica 10 marzo, la maggior parte dei corsisti si sono ritrovati al Meyer Health Campus di Firenze per un grande incontro collettivo, allo scopo di ribadire l’importanza del momento formativo e per conoscere una struttura ospedaliera all’avanguardia che rappresenta un’eccellenza del sistema sanitario toscano e nazionale.

In programma, due intense giornate di incontri e di lavoro con gli interventi del presidente di Avis Gianpietro Briola, di Alberto Zanobini (direttore generale ospedale pediatrico Meyer), Corrado Del Bò, (Università Statale di Milano e Coordinatore scientifico Scuola Avis), Federico Toth (Università di Bologna), Pasquale Colamartino, (Direttore Centro Regionale Sangue dell’Abruzzo) e Alberto Cattaneo (Founding Partner Cattaneo Zanetto & Co).

Il peso che Avis nazionale ha dato in questi anni e continuerà a dare alla formazione è stato ben quantificato dal presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola: “Ci sono tanti motivi per cui la Scuola di formazione nazionale rappresenta per Avis un elemento strategico” – ha spiegato Briola – “E’ un investimento sui nostri giovani e nasce dalla consapevolezza che il volontariato debba sempre più unire passione e doti relazionali a competenze gestionali. L’ospitalità del Meyer, inoltre, ci permetterà di guardare con attenzione a una struttura sanitaria all’avanguardia sia dal punto di vista medico sia dell’accoglienza per gli ammalati e le loro famiglie. In questo senso, Avis e Meyer hanno davvero molti punti in comune, grazie alla loro capacità di conciliare preparazione scientifica e dimensione relazionale della medicina”.

Allineati e collaborativi alcuni degli altri protagonisti relatori, come Alberto Zanobini, Direttore Generale del Meyer, che ha parlato dell’ospedale che dirige e del risalto che viene dato alla pratica della donazione: un aspetto a nostro parere in grado di generare un effetto positivo a catena, in virtù del prestigio che gode questa struttura ospedaliera.

“Siamo onorati che l’Avis Nazionale abbia scelto il Meyer Health Campus per formare i suoi dirigenti – ha detto Zanobini – Il nostro ospedale pediatrico è da sempre sensibile alla donazione di sangue e il Servizio Trasfusionale rappresenta un’eccellenza consolidata proprio grazie ai donatori che garantiscono, non solo un adeguato numero di donazioni di sangue intero, ma contribuiscono, con tantissime donazioni multicomponente, agli elevati bisogni di concentrati piastrinici da aferesi così rilevanti e vitali per la complessa attività assistenziale che il Meyer assicura ai piccoli pazienti”.

Sul valore della sinergia tra Avis e Fondazione Campus, si è espresso invece Pasquale Veca, il presidente della Fondazione: “La collaborazione con Avis – ha dichiarato – è per noi un’importante occasione di crescita culturale e scientifica. Il percorso di progettazione, creazione e consolidamento della Scuola ci ha consentito di immaginare modalità per noi innovative di formazione manageriale, in un ambito – quello delle associazioni di volontariato – che riteniamo strategico per il Paese, per la quantità e la qualità delle persone mobilitate e dei servizi erogati”.

Non c’è quattro senza cinque, insomma: e le premesse per una nuova edizione 2019 ad alta frequentazione ci sono tutte, verso la creazione di eccellenze in grado di affrontare questioni ogni anno più complesse, che richiedono risorse di alto livello in gestione manageriale di strutture non profit, nella tessitura di relazioni pubbliche e istituzionali, nella gestione delle questioni etiche ed economiche trasversali al mondo trasfusionale italiano e in Europa.

Un forum nazionale con centinaia di giovani per assicurare il ricambio generazionale: il people raising di Avis

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Un forum ricco, di ampia portata, dedicato a una delle questioni principali che investirà il sistema sangue italiano nel prossimo futuro: il ricambio generazionale dei donatori.

Il Centro nazionale sangue ci ha ricordato di recente, in occasione dell’ultima donazione di uno storico donatore sardo giunto al suo 40esimo anno di donazioni, che ci saranno grandi difficoltà a rimpiazzare tutti i 212 mila donatori che entro dieci anni andranno “in pensione” per raggiunti limiti di età. Ed è per questo, che una grande associazione come Avis lavora già in ottica futura allo scopo di non farsi trovare impreparata, con un grande ritrovo associativo appena concluso e svoltosi a Roma, sabato 2 e domenica 3 marzo, nello scenario di Villa Eur.

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L’incontro avisino aveva un titolo paradigmatico, ovvero “Volontari fantastici e come trovarli”, in grado di rendere perfettamente l’idea di quanto sia importante il ruolo del volontariato nella vita del welfare del nostro paese. Davvero significativi i dai di partecipazione, con il coinvolgimento di oltre 150 ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia, a discutere, impegnarsi e ragionare su come favorire e ottenere il people raising: quali strategie? Quali tecniche? Come reclutare e garantirsi l’impegno di nuovi volontari periodici?

Il people raising è un’attività che naturalmente concentra in sé numerose discipline, la cui sintesi è arrivata, per i partecipanti, così come leggiamo sul comunicato di Avis Nazionale, grazie al contributo di due relatori autorevoli: “Beatrice Lentati, tra i massimi esperti italiani in tema di raccolta fondi, formazione e responsabilità sociale d’impresa, e Raffaele Picilli, fondatore del network di consulenti per il volontariato “Raise the Wind”. A loro è stato affidato il compito di illustrare alcune regole d’oro per un’efficace strategia di people raising: da un approccio più professionale alla comunicazione esterna, alla capacità di promuovere correttamente l’identità, la storia e la mission associativa”.

Serviranno abilità sul piano della comunicazione, sul piano della strategia di avvicinamento al “target”, sul piano promozionale e dell’engagement emotivo.

Tutte sfide a cui Avis sembra già pronta, come dimostrano le parole del presidente d Avis nazionale Gianpietro Briola: “Il volontariato italiano – ha ricordato – sta vivendo un momento storico davvero decisivo, che rende essenziale investire sempre di più sulla formazione dei dirigenti e dei volontari”, e della coordinatrice della Consulta nazionale AVIS Giovani, Melissa Galanti, che invece ha posto l’accento sulla necessità interna di affrontare temi che si percepiscono come decisivi per il futuro prossimo. “Sentivamo la necessità di proporre una riflessione su questi temi – ha detto la Galanti – e siamo davvero felici di essere riusciti a stimolare una discussione molto costruttiva tra tutti i partecipanti. La prossima sfida sarà quella di applicare sul territorio il ricco bagaglio di conoscenze che abbiamo appreso durante i lavori del Forum. La voglia di ampliare la grande famiglia di AVIS è tanta e sappiamo che per farlo bene dobbiamo saper veicolare al meglio i valori che da oltre novant’anni ci contraddistinguono”.

Dalla capacità di rigenerarsi e di creare aggregazione passa il futuro di un’associazione come Avis, e di conseguenza quello di un sistema sangue come quello italiano in cui il dono è volontario, anonimo, gratuito e organizzato, con l’obiettivo dell’autosufficienza: è questa, dunque, una delle partite da giocare con il massimo impiego di forze.

Situazione PFAS in Veneto, studi dimostrano danni all’apparato riproduttivo in donne e uomini. La Regione ci riprova con la plasmaferesi pulitrice

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In Veneto esiste una vicenda legata all’inquinamento da PFAS che va avanti da ormai due anni. Su Buonsangue ne abbiamo palato spesso, aggiornando i lettori a ogni nuova notizia rilevante, ma prima di dedicarci all’attualità, e approfondire la situazione attuale, è bene ricordare cosa sono gli PFAS, e in che modo complicano e non di poco la vita dei territori che sono colpiti da questa forma di contaminazione.

Secondo ARPAV Veneto (ovvero l’Azienda Regionale per la Prevenzione e Protezione ambientale), gli PFAS sono sostanze chimiche che si possono tranquillamente ritrovare in prodotti di uso comuneutilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.

Purtroppo però gli PFAS hanno enormi controindicazioni per ciò che riguarda la questione ambientale, poiché sono a tutti gli effetti “inquinanti persistenti”, sostanze che finiscono per accumularsi nell’ambiente, colpendo soprattutto le falde acquifere e nelle acque destinate anche al consumo, divenendo dunque elementi molto pericolosi per il corretto sviluppo della catena alimentare.

Anni di grande trascuratezza rispetto alla questione ambientale, hanno fatto sì che il Veneto sia una delle terre più colpite dagli PFAS, e in particolar modo le criticità più rilevanti si hanno nelle province di Vicenza, Verona e Padova. Una situazione molto delicata, perché negli anni è emerso che i soggetti più colpiti dall’effetto potenzialmente cancerogeno degli agenti inquinanti sono soprattutto i ragazzi, mentre i cittadini che complessivamente rischiano di essere colpiti sono più di 800 mila secondo una ricerca di Greenpeace.

In questi giorni sono arrivati i risultati di nuovi studi, che non promettono niente di buono. Gli PFAS, infatti, secondo la ricerca dell’Università di Padova guidata dal professor Carlo Foresta, oltre a inquinare il sangue dei cittadini colpiti, tendono a ostacolare il corretto funzionamento degli ormoni femminili, provocando “alterazioni del ciclo mestruale, endometriosi, e difficoltà dell’endometrio ad accogliere l’embrione”, e in altre parole mettendo a rischio la fertilità.

Sono moltissimi i media che ne hanno parlato della gravità della situazione, a cominciare dal Corriere del Veneto, per proseguire con il Giornale di Vicenza, che ha sottolineato anche la correlazione esistente con l’aumento del rischio aborto e i danni creati all’attività riproduttiva dei maschi. Questioni di grande presa anche per gli organi di stampa d’ispirazione cattolica come La difesa del popolo, giornale della diocesi di Padova.

Come rispondono le istituzioni venete? Come già documentammo il 20 dicembre 2017, il piano d’intervento della giunta regionale è basato sulla plasmaferesi, ovvero sulla “pulizia” del sangue degli individui colpiti, un procedimento che tuttavia non è ancor accreditato dal punto di vista scientifico.

La Regione Veneto tuttavia insiste, e si affida a uno studio del professor Santo Davide Ferrara, medico a capo della Scuola regionale di Sanità pubblica, e autore di studio che dimostra come la plasmaferesi di pulizia non presenti effetti collaterali o controindicazioni rilevanti, riuscendo a eliminare più di un terzo della quantità di PFAS presenti nel sangue. «Abbiamo mandato una relazione al ministero e all’Istituto superiore di Sanità — ha dichiarato il dotto Ferrara — finora nessuna risposta».

Una situazione difficile, delicata, in cui la soluzione trovata dalle autorità locali, al di là della sua reale efficacia, appare tardiva e lontana dalla risoluzione del problema. Un terreno di prova sul quale la giunta Zaia ha il dovere di dare risposte più efficaci rispetto a quelle date finora, per evitare che il danno, come spesso accade, ricada soprattutto sui cittadini.

A Viareggio va in scena il Carnevale di Avis: tanto giallo e un messaggio importante sul dono del plasma

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Lo avevamo annunciato lo scorso primo febbraio, riportando le “anticipazioni” di Claudia Firenze (che in Avis Nazionale si occupa dei progetti di comunicazione) alla conferenza stampa di presentazione della 146esima edizione del Carnevale di Viareggio: e ieri, durante la sfilata di domenica 17 febbraio, le grandi attese sono state rispettate: molto bello e positivo l’impatto avisino sulla manifestazione, grazie alla collaborazione con la Fondazione Carnevale che ha deciso di costruire la giornata in sinergia con AVIS, garantendo alla più grande associazione di donatori italiani grande visibilità.

Un’ondata gialla ha invaso le tribune e conquistato la scena, sventolando uno striscione associativo sopra quello dedicato all’importanza del dono del plasma. Un’idea coloratissima e in grado di coordinare il tema della raccolta plasma –  già declinato con forza in questo 2019 associativo con la campagna #GialloPlasma – al tema di fondo del Carnevale, che è dedicato alla donna. Madrine d’eccezione di Avis erano infatti Miss Italia in carica, Carlotta Maggiorana, e la campionessa di ciclismo di origini lituane Edita Pucinskaite, già da diversi anni da tanti anni testimonial di Avis Toscana e donatrice.

Grande soddisfazione per la riuscita dell’evento ha espresso Il Presidente Nazionale di AVIS Gianpietro Briola: “Ci è sembrata un’opportunità da cogliere – ha detto – anche per il tema particolare di quest’anno dedicato alle donne. Come AVIS abbiamo recentemente lanciato una campagna per promuovere la donazione di plasma che è rivolta in particolare alle nostre donatrici e alle donne che vorranno diventarlo, e il nostro messaggio è chiaro: da quest’anno va di moda il giallo e anche il Carnevale non fa eccezione!”. Dello stesso avviso anche il Presidente di Avis Toscana, Adelmo Agnolucci, che fungendo da “memoria storica” istituzionale, ha ricordato che il legame tra il Carnevale di Viareggio e Avis è in atto da oltre 15 anni, attraverso creatività e inventiva che hanno portato a formule di sensibilizzazione, condivisione e partecipazione sempre nuove e diverse, momenti in cui i giovani hanno sempre fatto la differenza. “Ci ha fatto piacere mettere a disposizione di tutta Italia questa manifestazione che ha visto per anni i nostri giovani collaborare con Avis Viareggio e con la Fondazione, divertendosi e portando avanti un messaggio positivo di donazione e di stili di vita sani – ha sottolineato Agnolucci – a loro va il mio sincero ringraziamento.”

La collaborazione tra Avis e il Carnevale, centralizzata sulla raccolta plasma, ribadisce dunque la grande attenzione che le istituzioni del sangue stanno dedicando negli ultimi mesi a questo tema fondamentale, che meriterebbe di essere discusso sui media in modo più costante e di raggiungere il grande pubblico. Attraverso i dati del Cns, lo scorso venerdì 15 febbraio, abbiamo commentato il risultato della raccolta del 2018: dati positivi, con gli obiettivi preventivati dal Piano nazionale plasma 2016-20 perfettamente raggiunti, ma al tempo stesso dati che inducono a non ridurre il livello di impegno e pianificazione in vista del futuro.

Lavoro sui giovani donatori, da trasformare in donatori periodici anche sulla plasmaferesi, e costante, crescente chiarezza ed efficacia informativa su ciò che significa donare il plasma. Bisognerà faticare molto, in queste direzioni, per raggiungere il macro obiettivo dell’autosufficienza nella produzione dei farmaci plasmaderivati, prodotti salvavita di importanza strategica primaria per le strategie di eccellenza sanitaria di qualsiasi paese.

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Il Premio Giornalistico nazionale “FIDAS-Isabella Sturvi giunge alle IX edizione. Un modo valido per stimolare l’informazione di qualità

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Se in molti casi i “premi giornalistici” o i premi in generale possono essere semplici strumenti di coltivazione del narcisismo o della vanità sociale, ce n’è qualcuno che invece è finalizzato a premiare l’etica, l’impegno e la professionalità in un campo informativo come quello della salute – e in particolare del sangue, in cui correttezza, precisione, competenza e visione valoriale sono massimamente importanti.

Ecco perché siamo lieti di partecipare ancora una volta e per la terza edizione consecutiva, come parte della giuria, alla IX edizione Premio Giornalistico nazionale “FIDAS-Isabella Sturvi”, intitolato, lo ricordiamo, alla dottoressa scomparsa nel 2009 in seguito a una grave malattia quando era già responsabile dell’ufficio VIII, “Sangue e trapianti”, presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Sul sito della Fidas nazionale si può leggere il bando integrale relativo a questa edizione, ma intanto è bene soffermarsi sugli obiettivi a largo raggio del premio, che come spiega Fidas stessa è “finalizzato alla promozione dell’impegno del giornalismo sociale e scientifico relativo al Sistema Sangue, alla valorizzazione del grande patrimonio costituito dalle numerose associazioni del territorio impegnate nel volontariato, all’educazione e sensibilizzazione dei giovani verso l’impegno sociale e civile”.

Il premio è tuttavia anche uno strumento mediatico importante per raggiungere scopi propedeutici come la divulgazione, la sensibilizzazione e la promozione della cultura e dei valori di comunità che sono propri della donazione di sangue, stimolando l’informazione puntuale e seria su tutto ciò che accade nel Sistema trasfusionale nazionale ed internazionale. Grazie al premio, sarà poi possibile, leggiamo nel bando, “segnalare all’attenzione della pubblica opinione quei giornalisti e quelle trasmissioni televisive, radiofoniche o su web che si siano distinti per completezza e correttezza di informazione, e mantenere alta l’attenzione dei cittadini sul tema della donazione del sangue”. Una mission significativa.

Come da tradizione, il premio Sturvi sarà diviso in due sezioni, quella dedicata alla stampa nazionale con contenuti pubblicati su testate diffuse in tutto il paese, e quella dedicata alla stampa locale, con contenuti ad appannaggio di tesate a copertura più ristretta, più localizzata; coppia di categorie premiate alle quali se ne aggiungeranno altre due: un premio speciale, per il giornalista non vincente che si sarà contraddistinto per un prodotto di livello in linea con gli obiettivi del premio, e un premio per il giornalista emergente,  dedicato agli under 30. A tutti i premiati verrà corrisposto un riconoscimento in denaro (1000 euro per le sezioni “ufficiali” e 500 per le sezioni “speciali”), e come negli anni precedenti il premio Sturvi potrà contare sul patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti, della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, del Centro Nazionale Sangue e della Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia.

Infine, una nota informativa. I giornalisti che vorranno partecipare dovranno scaricare il bando, rispettare i requisiti, e inviare a Fidas un numero massimo di 2 lavori per ciascun partecipante entro il 9 marzo 2019. Da Buonsangue un sentito “in bocca al lupo” a tutti i concorrenti.