“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

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Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

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Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute”: la prevenzione sul territorio dura un anno e se la guidano i giovani è ancora più bello

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Nelle associazioni di donatori di sangue la voglia di investire sui giovani attraverso la formazione, è tanta. Ed è per questo che quando nascono progetti di interesse comune proprio dalle nuove generazioni la soddisfazione è doppia.

L’ultimo week-end, in quest’ottica (a partire da venerdì 29 novembre fino a domenica 1 dicembre) ha sancito il via di una bellissima iniziativa ideata e realizzata dalla branca giovanile della Fidas, Giovani Fidas, che hanno spinto il progetto “Giovani FIDAS: Promotori di salute”. Di cosa si tratta? È semplice. Come avevamo già avuto modo di registrare a Roma durante il convegno internazionale Fiods dello scorso 25 ottobre con le parole del presidente Aldo Ozino Caligaris, il tema della prevenzione e degli stili di vita corretti è molto sentito in Fidas, poiché si basa “sulla consapevolezza che nei Paesi Occidentali, dove le cure per le più comuni patologie infettive sono oramai alla portata di tutti, le principali problematiche di salute sono legate a stili di vita non corretti”.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute” durerà molti mesi, ma il primo momento importante è stato venerdì 29 novembre, quando i Giovani FIDAS hanno presenziato, distribuendo materiale informativo e gadget, il Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino. Con che scopo? Lo ha spiegato Elia Carlos Vazquez, Coordinatore Nazionale Giovani FIDAS: “Promuovere la salute fra i giovani – ha detto Vasquez – è un obiettivo che ci siamo posti come donatori. Evitando il diffondersi di malattie non solo migliorerà la salute della popolazione ma garantirà in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

Il presidio di venerdì tuttavia, durante il quale si è lavorato tra i giovani universitari facendo informazione su malattie sessualmente trasmissibili e più specificatamente sul virus HIV, è stato il preludio della Giornata Mondiale contro l’AIDS, in calendario 1° dicembre, con i volontari in azione nelle Università e nelle Piazze d’Italia per combattere la trasmissione del virus HIV a colpi d’informazione e formazione, una politica che noi di Buonsangue condividiamo a pieno perché perfettamente in linea con tanti dei valori in voga nel sistema trasfusionale, ovvero qualità e sicurezza dei servizi per i pazienti e soprattutto prevenzione come principio basico propedeutico all’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Combattere gli stili di vita non corretti, infatti, produce benefici al Sistema Sanitario Nazionale, e non solo per quanto riguarda la prevenzione delle malattie conseguenti, ma anche perché è dimostrata scientificamente (e dalla logica), la relazione tra la buona salute della popolazione e la possibilità di garantire un bacino di donatori il più ampio possibile.

Gli appuntamenti dei “Giovani FIDAS: Promotori di salute” proseguiranno nei prossimi mesi, e alcuni eventi sono già fissati: la prevenzione andrà in scena per la Giornata Mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, per la Giornata Mondiale dello sport e della salute il 6 e 7 aprile, per la Giornata Mondiale per la lotta al fumo il 31 maggio, e naturalmente per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, che quest’anno si celebrerà in Italia nella data consueta: il 14 giugno, un momento attesissimo per tutti i donatori del mondo.

In Sardegna c’è bisogno di sangue, e la campagna #noilosappiamo dell’Azienda ospedaliera Brotzu a Cagliari reagisce con una campagna

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Spingere il pubblico alla donazione di sangue è un lavoro delicato: un misto di comunicazione emotiva e informazione che per rompere il frastuono e il muro dell’indifferenza ha bisogno di poter contare su un messaggio semplice, diretto, efficace e puntuale.

Le associazioni di donatori questo lo sanno, e come abbiamo potuto constatare spesso riportando campagne in favore del dono molto affascinanti, puntano ormai sul racconto della donazione come un fattore importante di uno stile di vita moderno, positivo, aperto al prossimo e alla condivisione.

Tuttavia non bisogna mai dimenticare l‘importanza delle informazioni basiche, che specie in territori in cui è necessario formare la cultura del dono, e dove è opportuno raccontare le necessità regionali, rappresentano quel sovrappiù di valore nel messaggio che può davvero risultare efficace e fare la differenza.

Ecco perché ci è piaciuta l’ultima campagna in sostegno della donazione di sangue realizzata e promossa dall’Azienda Ospedaliera G.Brotzu di Cagliari, che su Youtube sta facendo girare quattro brevi video al fine di offrire alla comunità tutte le informazioni principali su ciò che significa donare sangue, e soprattutto su ciò che significa farlo in Sardegna.

Ecco allora i video della campagna dal titolo #noilosappiamo, un nome che spiega perfettamente l’intento degli spot, che è quello di espandere al massimo il grado di conoscenza basica sul dono nella mente di tutti coloro i quali potrebbero donare e ancora non hanno iniziato a farlo.

Nel primo video, ecco un resoconto della situazione sarda, con l’autosufficienza ancora lontana da conquistare, e le informazioni su quanto è veloce donare, e su quanto può essere importante il contributo di ciascuno:

Nel secondo, il tema del primo video è approfondito con maggior dettagli: da dove arrivano i prodotti necessari al fabbisogno sardo?

Nel terzo, ecco il focus sugli utilizzi ospedalieri e su quanto è decisiva ogni donazione per la categoria dei pazienti:

Nel quarto e ultimo, infine, ecco il punto sui requisiti del donare, pochi e semplici da memorizzare:

L’animazione, è sempre la stessa: una mano che fissa le informazioni su una lavagna virtuale, raccontando il dono tra parole e immagini da fissare bene nella memoria. Un punto di partenza semplice ed efficace per diffondere tra i sardi tutte le conoscenze che servono per aumentare la raccolta.

Avis Milano e il corso “Una vita da donatore di sangue”. Quando la formazione professionale per medici e infermieri è organizzata dalle associazioni di donatori

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Per capire quanto è importante è attivo l’associazionismo nel sistema trasfusionale, è sufficiente pensare alla formazione che le tre grandi associazioni di donatori italiane, Avis, Fidas e Fratres promuovono e organizzano ogni anno. Ma se di norma la formazione associativa è volta a inserire i giovani associati in percorsi dirigenziali e a prepararli a saper comprendere e confrontarsi con le problematiche del futuro, in alcuni casi le associazioni vanno oltre e organizzano anche importanti corsi di formazione per professionisti.

È il caso, per esempio, di Avis Milano, che in collaborazione con Avis regionale Lombardia e il patrocinio di AVIS Nazionale, organizza il corso ECM “Una vita da donatore di sangue”. Il corso avrà luogo presso l’Ente Mutuo Regionale della Confcommercio Milano, in Corso Venezia 47, potrà contare su moltissimi interventi ad elevato contenuto scientifico formativo e vanta un gran numero di relatori e moderatori di autorevolezza riconosciuta in ambito internazionale. Tra loro, ci sarà anche il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola.

“Una vita da donatore di sangue” è un titolo molto evocativo, che ben riesce a fotografare l’ampiezza di tematiche che i professionisti, e infatti il programma prevede la presentazione delle “ricerche sui donatori effettuate da Avis Milano negli ultimi 10 anni e in particolare la capacità di migliorare lo stile di vita  e di intercettare patologie non ancora clinicamente manifeste in diversi settori (Ematologia, Cardiovascolare, Pneumatologia, Nutrizionale, Dermatologia, Oncologia, Reumatologia, Ginecologia)”.

Donare come esperienza costruttiva, arricchente e rigenerante sul piano psichico per il donatore, così come decisiva per la salute e la vita del paziente insomma: un’ottima chance di approfondire la propria formazione per medici, biologi, infermieri, TLBS (tecnici sanitari di laboratorio biomedico), che partecipando al corso potranno acquisire ben 7 crediti formativi.

Il corso organizzato da Avis Milano è infatti un corso ECM, acronimo di Educazione Continua in Medicina, categoria che il sistema sanitario nazionale ha introdotto per far sì che i propri dipendenti siano aggiornati con una formazione continua. Questo tipo di formazione è obbligatoria per legge e viene prescritta nei doveri professionali del codice deontologico, e le motivazioni sono chiare: è evidente infatti la necessità di aggiornarsi per offrire un’assistenza votata ai valori di sicurezza e qualità, giacché acquisire nuove competenze è la condizione necessaria per erogare un servizio sempre più completo per il paziente.

La lista completa per conoscere i relatori e i moderatori del corso si trova a questo indirizzo web, https://www.avis.it/wp-content/uploads/2019/10/16_Allegato_brochure_Relatori-ECM.pdf, e la sua ampiezza dimostra quanto sforzo di approfondimento è possibile generare nella cultura del dono, e quanto sia importante l’alta partecipazione a eventi di questa portata.

 

Tre grandi associazioni, un intento comune: creare gruppi dirigenti del futuro formati e consapevoli delle grandi sfide del nostro tempo

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Il mondo delle associazioni di sangue è nel pieno di una “tempesta” formativa che dimostra quanto sia grande, e costante, l’impegno del mondo trasfusionale volontario e organizzato al fine di assicurare la raccolta di sangue e plasma, e di conseguenza l’autosufficienza ematica che come sappiamo è un obiettivo strategico nazionale. Nelle ultime settimane o in quelle che verranno, infatti, tutte le tre principali associazioni italiane, ovvero Avis, Fidas e Fratres, hanno spinto l’acceleratore nell’attività di formazione dei giovani per avere, nei prossimi anni, un corpo dirigente motivato, consapevole dei grandi cambiamenti della società contemporanea che ormai si trasforma in un contino divenire, e capace di utilizzare al meglio gli strumenti tecnologici e aziendali a disposizione.

Ma procediamo per criteri di calendario.

In Sicilia, per due giorni a partire dallo scorso sabato 26 ottobre a Letojanni in provincia di Messina, e domenica 27 Ottobre a Taormina, è andato in scena il VI Meeting Nazionale Fratres, dal titolo #SocialMenteAttivi (Fig.1). Più di cento giovani volontari Fratres provenienti da tutta l’Italia hanno partecipato alle due giornate dedicate a formazione e sensibilizzazione sulla cultura del dono del sangue ed emocomponenti, due sessioni programmatiche in cui si è parlato di social network, di come si possono sfruttare per veicolare bene il messaggio del dono alle nuove generazioni e di quale pericoli nasconda il loro uso scriteriato.

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Fig. 1

Del Fidas Lab (fig.2), abbiamo già accennato nella lunga e politematica intervista alla nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli. Come da programma il primo modulo è andato in scena nel ponte lungo tra il primo e il tre novembre, con un programma articolato in alcune sessioni plenarie che si sono concentrate sul tema dei corretti stili di vita: Simone Benedetto, medico esperto in scienze dell’alimentazione, e Davide Cordoni, docente di enogastronomia, hanno approfondito la tematica presentando i benefici e le regole da seguire per stare bene (e donare meglio) grazie una sana alimentazione.

Un tema su cui già il presidente associativo nazionale Aldo Ozino Caligaris si era espresso al convegno internazionale Fiods di Roma dello scorso 25 ottobre, perché decisivo ai fini di una raccolta sangue costante e votata ai valori di qualità e sicurezza. Ecco cosa ha detto Caligaris davanti ai 150 giovani responsabili associativi Fidas provenienti da tutta Italia. “È importante parlare di promozione del dono e di fidelizzazione dei donatori, ma tutto questo non serve a nulla se non abbiamo delle persone in salute. I corretti stili di vita sono il punto di partenza per un avvicinamento alla donazione: il donatore deve essere in buono stato di salute per poter garantire una terapia trasfusionale buona e sicura per i riceventi”.

Tra le sorprese dedicate ai partecipanti del corso, anche alcune lettere scritte da diversi pazienti che hanno ricevuto trasfusioni di sangue, a dimostrazione che ormai la centralità del paziente anche in fase di formazione o di comunicazione dei valori del dono si è affermata come istanza condivisa e tenuta in gran conto. Un’iniziativa su cui torneremo più in dettagli alla fine del secondo modulo Fidas, previsto per il week-end tra 22 e 24 novembre.

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Fig. 2

Infine, venendo ad Avis, il prossimo sabato, 9 novembre 2019, una delle sezioni più attive e impegnate della Lombardia, Avis Cernusco diretta dal consigliere nazionale Carlo Assi, organizza la quarta edizione del PerCorso Pietro Varasi, un corso di formazione dedicato allo storico dirigente AVIS scomparso nel 2017. Anche in questo caso, saranno moltissimi i temi di stretta attualità da affrontare e sviscerare nel corso delle due sessioni previste, tra cui la questione della privacy, la comunicazione intergenerazionale, le sfide del clima, le fake news e molti altri. Per Avis, dunque, un programma formativo molto ricco anche a livello locale (fig.3), che si va ad aggiungere alle attività nazionali, ovvero il corso di alta formazione in collaborazione con la Fondazione Campus che abbiamo presentato su Buonsangue lo scorso 11 ottobre.

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Fig. 3

 

 

 

 

 

Convegno Fiods all’hotel Ergife di Roma, l’obiettivo principale è soprattutto uno: salvaguardare la donazione gratuita e volontaria

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Sta diventando sempre più importante discutere di donazione di sangue in chiave mondiale, ed è sempre più importante che vi sia un percorso condiviso a livello internazionale sulle politiche da adottare. Ecco perché la Fiods, diretta ormai con continuità dall’italiano Gianfranco Massaro, è più che mai baricentro di un progetto ampio e ambizioso, che culminerà nel world Blood Donor day del 2020, evento che come sappiamo è in programma in Italia.

Nel frattempo però anche il sistema sangue italiano avrà il dovere di proseguire il suo cammino interno, per poter trasmettere i propri valori anche all’estero, dove alcuni fondamenti etici per noi scontati hanno una diversa risonanza. Rinnovarsi sapendo intercettare i cambiamenti della società in questo inizio di terzo millennio: ecco la direzione da seguire.

Il convegno Fiods svoltosi a Roma lo scorso venerdì 25 ottobre aveva proprio lo scopo di anticipare gli accadimenti futuri, e di porre le basi di un dibattito a vocazione internazionale su alcuni aspetti fondamentali del dono, come la gratuità e la volontarietà, la sicurezza e la centralità del paziente come obiettivo finale di ogni sforzo comune. Molto ricco il parterre, con la partecipazione di tante personalità autorevoli provenienti da tutto il mondo, come Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, Judith Chapman, direttore esecutivo di Isbt, ovvero la società internazionale delle trasfusioni di sangue, Junping Yu della World Healt Organization, Claudio Velati del Centro nazionale sangue e moltissimi altri.

In vista del World Blood Donor Day 2020 e i valori italiani

Sul piano programmatico ci è sembrato molto centrato l’approccio generale del segretario nazionale di Avis Ruggiero Fiore, che ha spostato l’asticella degli obiettivi reali ben più avanti del prossimo World Blood Donor Day: è molto sensato, in effetti, considerare l’evento del prossimo 14 giugno soprattutto come un punto di partenza. Il futuro del sistema sangue comincerà subito dopo quella data, perché il modello etico italiano che si basa sulla donazione anonima, volontaria, gratuita, associata e organizzata, in ambiente internazionale non è sempre compreso, e talvolta è addirittura messo in discussione. Anzi: è ormai minacciato dal fantasma di un sistema di raccolta a pagamento che parte da presupposti etici molto diversi di nostri. Preoccupazioni da non sottovalutare, anche perché le sfide richieste dal futuro e dai cambiamenti sociali in corso nel nostro mondo occidentale sono tante, così come ha spiegato il presidente Fiods nel suo lungo e strutturato intervento. Per Gianfranco Massaro della Fiods, il millennio appena terminato è stato ricco di cambiamenti tecnologici. Le associazioni di donatori sono diventate sempre più centrali nell’organizzazione del sistema e i pazienti dovranno essere sempre considerati i beneficiari finali di tutto il lavoro delle tre gambe, istituzioni, donatori e tecnici che si occupano della sicurezza e della qualità del servizio trasfusionale. In quest’ottica, Massaro ha anche auspicato che i donatori associati riescano a stare al passo con i miglioramenti tecnologi che sui plasmaderivati hanno fatto passi da gigante. Anche il sistema dei donatori deve andare avanti insomma, e svolgere il proprio lavoro nella ricerca di nuovi donatori da fidelizzare. Le associazioni, inoltre, dovranno impedire l’ingresso nel sistema di soggetti profit, che mirano a inserirsi nelle carenze del sistema per trarne un guadagno.

I valori etici del dono, un tesoro da salvaguardare

La gratuità del dono è ancora difesa, e mantiene confini netti con il concetto di profitto. Un monito che è stato il principale in tutta la giornata di lavori, ed è per questo che Massaro si è soffermato sui concetti di salvaguardia dell’uso etico del sangue, di trasparenza, di campagne culturali per favorire la plasmaferesi e aumentare la raccolta del plasma. Bisogna rompere il pregiudizio secondo cui la donazione di plasma è una donazione di serie inferiore, e questo può avvenire solo attraverso le campagne e il lavoro culturale, raggiungendo quei risultati in grado di scongiurare i tentativi di inserimento dei soggetti profit. Altre misure importanti saranno favorire il Patient blood management, rinforzare il rapporto empatico e fiduciario tra tutti gli attori del sistema sangue, e naturalmente favorire e appoggiare al ricerca scientifica.

Gli stili di vita e i punti forti del dono in Italia

Ma qual è la condizione primaria affinché la raccolta sangue e plasma possa avvenire nelle migliori condizioni possibili e risultare più efficace? Senza dubbio la salvaguardia degli stili di vita, vero punto di partenza per avvicinarsi alla donazione. La materia biologica donata deve provenire da persone sane, come ha spiegato Aldo Ozino Caligaris, persone che vantano “uno stato di benessere fisico, mentale e e sociale”, e non semplicemente l’assenza di patologie o infermità. Non è così scontato: l’equilibrio di queste componenti è e sarà fondamentale. Per il dono del sangue limiti grossi da prevenire sono ancora la demenza precoce, l’eccesso di peso (oggi il 50% dei bambini sotto i 12 anni è sovrappeso e ben il 15% di loro sono obesi), e poi il fumo, l’alcool, la vita sedentaria, e la cattiva alimentazione. Il dono del sangue tuttavia mantiene giovani, ed ecco perché le associazioni lavorano molto sulla promozione dei corretti stili di vita, per aiutare le persone a donare ma soprattutto per spingerle a continuare a donare. La caratteristica unica del nostro paese è che il 78% dei donatori sono periodici e circa il 90% sono associati: questo consente di poter promuovere i corretti comportamenti in modo coordinato e prendere iniziative come la vaccinazione gratuita per i donatori, soluzione che aiuterà a non incorrere in problemi e carenze quando arriveranno i picchi di diffusione dell’influenza.

La sicurezza, un percorso che non va dato per scontato

Sicurezza per i pazienti dunque: valore che nell’evoluzione di un sistema basato su di donatori volontari e non remunerati non può e non deve essere considerato scontato. L’attenzione sul tema della sicurezza a livello mondiale è cresciuta dal 1975, in poi, grazie a un percorso che chi legge Buonsangue conosce bene, perché è il tema principale di “Sangue infetto”, libro di Michele De Lucia che abbiamo recensito a giugno 2018 e che racconta bene il percorso del sistema sangue mondiale verso l’attuale stabilità, passando per momenti difficili come i picchi di epatite e HIV. Oggi ancora non c’è una situazione omogenea nel mondo: in molti paesi vige ancora la donazione familiare in caso di bisogno diretto, come per esempio in Pakistan. Per superare queste differenze ci dovranno essere regole condivise sui controlli, su principi fondamentali, sull’accesso a risorse sicure provenienti da sistemi nazionali organizzati che promuovono la donazione non remunerata e volontaria. Dal 2005 è stata istituita la giornata mondiale del donatore, che serviva a ribadire questi concetti. È stata dunque riconosciuta l’importanza strategica della autosufficienza ematica, perché tutti i paesi sanno di dover crescere in quanto a capacità di raccolta di plasma.

I confini della non remunerazione

Ma quale approccio bisogna avere nei confronti della raccolta di sangue e plasma a pagamento? Il dibattito più caldo della giornata si è concentrato proprio su questo punto, perché spesso nella comunità internazionale passa come insuperabile la dicotomia tra raggiungimento dell’autosufficienza e difficoltà di ottenerla con la donazione gratuita e volontaria. L’articolo 21 della Convezione di Oviedo per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina, nega la possibilità di trarre profitto alcuno dal corpo umano e le sue parti, ma oggi i confini della “non remunerazione” sono da intendersi più sfumati. Sappiamo bene che in USA il plasma è già oggetto di raccolta a pagamento, e Carlo Petrini dell’Istituto Superiore della Sanità ha spiegato come debba essere inquadrato questo tema sempre attuale: una commissione internazionale ha di recente ribadito l’assoluto divieto di profitto, ma non ha escluso la possibilità di riconoscere un rimborso ai donatori per le spese sostenute o per mancati guadagni, purché si tratti di spese rigorosamente documentate e limitato agli effettivi costi contenuti. La direzione delle istituzioni mondiali come la WHO è quindi sempre quella direzione gratuita e volontaria, perché accettare il pagamento comporta pesanti controindicazioni, tra cui vessare le fasce di popolazioni più deboli, negare l’equità, cancellare il rispetto della dignità fondamentale degli esseri umani, incidere sulla salute dei donatori e creare sistemi viziati e votati allo sfruttamento e al guadagno.

Il dibattito vivace

La minaccia della raccolta a pagamento infatti non riguarda più solo gli USA. Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, ha suscitato un vivace dibattito portando il caso dell’Olanda, dove è in studio un progetto che non esclude di portare i donatori ai centri trasfusionali remunerandoli. Alice Simonetti di Avis e delegata Fiods ha quindi spostato lo sguardo sull’opportunità di rompere l’opposizione tra disponibilità o sicurezza, proponendo un cambio di paradigma opposto: in effetti si possono ottenere entrambi gli obiettivi, così come ha ribadito lo stesso Claudio Velati. Sebbene negli ultimi 20 anni tutte le organizzazioni mondiali competenti abbiano sostenuto la donazione non remunerata, a suo dire si è affievolita la forza espressiva del messaggio, e ci sono stati molti, forse troppi atteggiamenti aggressivi nella violazione di questi principi. Ecco perché, secondo lui, varrebbe la pena che le organizzazioni europee assumessero a loro volta posizioni sempre più forti e decise verso il sostegno al dono etico. Che l’autosufficienza si possa raggiungere col dono gratuito e volontario è un fatto, e l’80% di autosufficienza che oggi il sistema italiano garantisce ne è la dimostrazione più grande.

Nella campagna “Reggio dona” le testimonianze dei pazienti creano il collage più completo per celebrare l’importanza del dono

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Noi ne parliamo da diverse settimane attraverso approfondimenti e interviste: non può che farci piacere, dunque, che dopo la campagna #siavischipuò, organizzata da Avis Livorno, anche nel sud Italia il punto di vista dei pazienti sia adottato in una campagna per la sensibilizzazione rivolta al pubblico, e diventi centrale per trasmettere l’importanza dei valori del dono.

È il caso della campagna “Reggio dona”, impostata dalla Commissione Pari Opportunità della Città di Reggio Calabria, in sinergia con l’assessore Lucia Nucera, il consigliere delegato alla salute Misefari e la collaborazione importantissima delle due associazioni territoriali di Avis a Adspem Fidas Onlus.

“Reggio dona” è un’iniziativa giunta al terzo anno consecutivo, e in questa occasione è stato realizzato un cortometraggio che raccoglie le testimonianze dirette dei moltissimi cittadini pazienti che possono dire di essere vivi o di aver superato una difficile condizione di salute grazie a una o più trasfusioni consentite dal dono del sangue.

Donne partorienti, pazienti in attesa di trapianto, pazienti di chirurgia cardiovascolare, bambini talassemici, emofilici: sono tantissime le tipologie di pazienti interessate al dono, ed è bello sentire direttamente da loro quali emozioni possono scaturire dal recarsi in ospedale e constatare che la sacca di sangue necessaria a superare un momento critico è lì, pronta all’uso e a disposizione. “Chi dona salva una vita” questo è il messaggio che tutti i pazienti provano a ribadire, e questo è il messaggio a cui ci uniamo con forza.

Ecco qui il video, che davvero merita di essere visto:

Quanto sia decisivo e quanto debba essere supportato e aiutato il ruolo del volontariato, specialmente al sud lo hanno ribadito anche i membri della Commissione Pari Opportunità durante la conferenza stampa di presentazione di “Reggio dona”.

“Vogliamo ringraziare tutte le persone che si sono messe a disposizione gratuitamente per la realizzazione di questa terza edizione – è stato detto ai microfoni – e un ringraziamento particolare va ai protagonisti che hanno voluto raccontare le loro storie e infine un grazie alle due associazioni Avis e Adspem. È importante ricordare che i risultati ottenuti dal loro lavoro e impegno è la prova ulteriore di quanto il Volontariato possa fare la differenza, rappresentando un partner insostituibile per le istituzioni pubbliche e per il raggiungimento dell’autosufficienza di sangue nella nostro Paese a livello locale e Nazionale”.

Carenze significative in Toscana, a rischio gli interventi programmati. Il calo di donazioni dell’estate si fa sentire

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La seconda settimana di settembre porta con sé un effetto negativo per la raccolta sangue in Toscana. Dopo le notizie positive dei giorni scorsi infatti, con il comunicato stampa del Centro nazionale sangue sul calo di carenze estive nelle ultime due stagioni – comunicato da noi commentato – nelle ultime ore le notizie che provengono dalla prima regione italiana ad aver istituito anni fa il Meteo del sangue non sono ottimali.

Il Corriere Fiorentino, con un articolo a firma di Giulio Gori, racconta infatti che a Firenze, all’ospedale di Torregalli, «Si segnala una situazione di gravissima carenza di emazie di tutti i gruppi. Si segnala inoltre che la carenza è generalizzata a livello nazionale in particolare per i gruppi 0 positivo e negativo, pertanto vi preghiamo di programmare attentamente le attività elettive con i colleghi anestesisti e chirurghi al fine di garantire l’assistenza in urgenza emergenza e per le prestazioni salvavita».

Una situazione difficile dunque, che vede il suo baricentro in Toscana ma coinvolge tutta Italia per i gruppi 0 positivo e negativo.

Ecco l’ultimo bollettino on-line sul sito del Meteo del sangue, in figura 1.

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Come si vede, tranne i gruppi AB positivo e negativo, tutti gli altri gruppi necessitano di donazioni urgenti, e siamo certi che la risposta dei donatori sarà celere e funzionale.

La diffusione a mezzo stampa, c’è già stata: L’eco della Lunigiana ha segnalo aperture speciali dei centri trasfusionali a Pontremoli, Fivizzano e Massa; la testata on-line 055firenze.it riporta invece gli appelli al dono di Simona Carli, direttore del Centro regionale sangue, e di Stefania Saccardi assessore al diritto alla salute, così come fa Quotidiano Sanità, che sottolinea con forza il rischio che possano essere rimandati, a causa delle carenze, alcuni interventi chirurgici programmati.

Anche La Nazione, riprendendo le parole della Saccardi, chiama in causa la generosità dei Toscani e li spinge al dono, così come il sito di Controradio.it.

Noi di Buonsangue non mancheremo di seguire la situazione e di fornire aggiornamenti.

 

 

 

 

 

 

 

Conclusa la dodicesima edizione della 24Ore del donatore Fidas, un’edizione da record

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Avevamo presentato l’evento venerdì 23 agosto, raccontandone tutta la portata, simbolica ed emotiva. E ieri, domenica 25, la 24Ore del donatore Fidas si è conclusa nella piscina olimpionica delle Antiche Terme di Giunone a Caldiero in provincia di Verona.

I donatori che si sono alternati in vasca sono stati trecentoquaranta, a partire dalle 16 di sabato e per le successive 24 ore. Questa dodicesima edizione è stata un’edizione da record: a partire dal numero dei partecipanti fino al numero delle vasche percorse, ben tremiladuecentodue per un totale di oltre 160 chilometri.

Il messaggio? Il dono del sangue è una catena di solidarietà che non si ferma mai, e che cementa lo spirito di comunità. Concetti ribaditi da Chiara Donadelli, presidente FIDAS Verona, che ha presenziato l’evento: “La 24 Ore del donatore è un evento che ci permette di trasmettere un messaggio, quello della donazione del sangue, con gioia ed entusiasmo. “È doveroso ricordare il valore del dono e la 24 Ore è un’occasione per testimoniare l’altruismo, la condivisione e il gioco di squadra”.

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Bellissima la cornice veneta, con ospiti appartenenti al mondo istituzionale e a quello dello sport. Moltissimi i sindaci dei comuni della provincia veronese, mentre di notevole impatto la scelta degli atleti che hanno voluto mettersi in gioco e nuotare, come hanno fatto i giocatori della Bluvolley Verona Federico Bonami e Asparuh Asparuhov, il plurimedagliato campione paraolimpico Manuel Marson, le nuotatrici delle Fiamme Oro Giulia Gabrielleschi e Barbara Pozzobon reduci dal recente mondiale di nuoto in Corea del Sud, e infine Andrea Togliatto, l’olimpionico delle Fiamme Gialle.

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Di grande rilievo, a nostro parere, le parole del vicepresidente per il Centro Sud e Isole FIDAS Nazionale Pierfrancesco Cogliandro, che si è soffermato su un aspetto del dono assolutamente centrale, e che talvolta, anche in comunicazione, viene trascurato: l’importanza che la raccolta sangue attraverso la raccolta anonima, volontaria, gratuita, organizzata e associata ha per i pazienti. “Ogni giorno – ha detto Cogliandro – tanti pazienti per malattie ematologiche, o per interventi di chirurgia o di emergenza hanno necessità di questo farmaco (il sangue n.d.r.), che non si produce in laboratorio. La bellezza di questa manifestazione è la capacità di unire le diverse generazioni: donatori di tutte le età si sono alternati nella staffetta in acqua ricordando l’importanza della promozione del dono”.

 

 

La 24Ore del donatore Fidas, a Caldiero in provincia di Verona una delle più belle manifestazioni estive sul mondo della donazione

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Undici edizioni alle spalle e una continua crescita, e una sempre crescente attenzione: la 24Ore del donatore Fida si appresta dunque a festeggiare la sua dodicesima edizione, confermandosi una delle più belle e sentite manifestazioni dell’estate a favore della donazione di sangue.

L’edizione di quest’anno si terrà nello splendido scenario delle antiche terme di Giunone di Caldiero in provincia di Verona e come sempre gli eventi saranno spalmati su 24 ore (appunto) a cavallo tra due giornate: a partire dalle ore 16.00 di sabato 24 agosto alla stessa ora di domenica, i 25 volontari del dono prescelti si accingeranno a impegnarsi nella staffetta abituale, per rappresentare simbolicamente, con lo sforzo fisico, il bisogno di sangue non si ferma mai e la fatica necessaria a tenere duro per l’ottenimento dell’autosufficienza. Salvo imprevisti, come ha ricordato Chiara Donadelli, presidente di FIDAS Verona. “Purtroppo lo scorso anno – ha detto – il maltempo ci ha impedito di scendere in vasca, ma quest’anno confidiamo di superare i record precedenti, considerando che ad oggi sono già pervenute 200 iscrizioni. Ancora una volta vogliamo lanciare un messaggio, per ricordare l’importanza di un gesto semplice che permette di aiutare quanti necessitano di terapie trasfusionali”.

Una delle cose più belle della 24ore del donatore è la sua varietà territoriale, e la XII edizione non è da meno: i donatori di sangue che parteciperanno saranno provenienti da tutta Italia, e ognuno di loro nuoterà 15 minuti fino al completamento delle 24 ore.

Parole esplicative su senso idi questa manifestazione sono arrivate da Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS, che non ha dimenticato di porre l’accento sulla questione della raccolta estiva di sangue, endemicamente più complicata che in altri periodo dell’anno, come sanno bene i lettori di Buonsangue. “L’estate è sempre un momento critico per molte regioni e in diversi casi lungo lo Stivale si stanno registrando difficoltà nel reperire sangue ed emoderivati – ha ribadito Ozino Caligaris – La 24Ore del donatore coniuga sport e donazione di sangue, un binomio fondamentale per coinvolgere nuovi volontari, in quanto ricorda l’importanza di seguire corretti stili di vita e di assicurare nei prossimi anni la necessaria continuità al sistema trasfusionale. La donazione anonima, volontaria, gratuita e non remunerata di sangue ed emocomponenti garantisce, infatti, circa le 8500 trasfusioni di cui ogni giorno c’è bisogno in Italia”.

Dal comunicato Fidas, infine le informazioni sulle tante le novità in programma: per conoscerle basta inviare un Whatsapp al numero 346 8780965, compilando il modulo di prenotazione o inviando una mail a 24ore@fidasverona.it.