Carenza grave in quattro regioni: mancano 800 sacche tra Campania, Lazio, Toscana e Basilicata

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Il fumo era nell’aria, e purtroppo il focolaio è esploso. Venerdì pomeriggio, poche ore dopo la consueta informativa di Buonsangue con tutte le informazioni sulle necessità, le iniziative speciali e le notizie a tema sangue del week-end, è arrivato il tweet del Centro Nazionale sangue che annunciava la carenza generalizzata, in ben 4 regioni, di circa 800 sacche di sangue.

800 sacche non sono poche, e anche se il sistema sangue italiano si basa su un principio di compensazione interregionale che consente di trasferire le scorte di sangue dalle regioni che possiedono delle eccedenze, alle regioni che devono affrontare qualche carenza momentanea, è chiaro che sarà assolutamente necessaria, sin dalle prossime ore, una forte risposta dei donatori.

Il sistema SISTRA, ovvero SIstema Informativo per i Servizi TRAsfusionali, è uno strumento strategico fondamentale per il Sistema Sangue in fatto di gestione e ottimizzazione delle risorse, e consente di individuare con tempestività e precisione la situazione regione per regione e non solo: in esso sono contenute le informazioni anagrafiche delle strutture, consente programmazione e pianificazione dei fabbisogni, coordina la raccolta e utilizzo del sangue e dei suoi componenti e la produzione e l’utilizzo di farmaci plasmaderivati, si occupa del servizio di emovigilanza e gestisce la compensazione di emocomponenti e plasmaderivati. Ma da solo tutto questo non basta.

Il ruolo più importante al fine di garantire l’autosufficienza ematica è sempre quello del donatore. Il Centro nazionale sangue suggerisce in tal senso di programmare una donazione attraverso il servizio dedicato GeoBlood, un software di geolocalizzazione che consente di individuare il centro trasfusionale più vicino a noi di cui abbiamo parlato diffusamente qui:

Arrivano #PlasmaItalia e #GeoBlood, servizi ricchi e utili: ma da aprile 2017 non sono pubblicati i dati sulla raccolta plasma

Noi di Buonsangue consigliamo inoltre l’utilizzo degli strumenti social e in particolare di Facebook. Come ricordiamo ogni venerdì, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo a scopo narcisistico o di partecipazione virtuale passivo aggressiva alle vicende dell’attualità, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese. Ecco come: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi lunedì 10 settembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia: ve lo assicuriamo, sono tantissime.

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Inoltre, ma questa è una priorità assoluta su cui noi di Buonsangue insistiamo da sempre, è tempo di investire in modo compatto, coordinato e univoco sulla diffusione della cultura del dono nel paese, attraverso una campagna congiunta che veda impegnati, insieme e senza frammentazioni, istituzioni, associazioni e media. Non che l’impegno in questo senso manchi, ma probabilmente serve più compattezza, più programmazione, più coordinazione per prevenire qualsiasi carenza. Fino a che il gesto di donare sangue non entrerò a far parte delle abitudini culturali della comunità anche quando non incorrono emergenze e eventi speciali, e un segno distintivo del senso di solidarietà come fattore d’identità.

 

Sport e dono, il vero matrimonio che vorremmo sulla bocca di tutti

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La parola sangue è a tutti gli effetti parte integrante del lessico del racconto sportivo. Dare il sangue, lottare fino all’ultimo sangue, metterci sangue e sudore, sono espressioni tipiche dello sportivo che racconta sé stesso o del narratore di sport che descrive una performance, e in genere servono per esprimere tutto l’impegno e la dedizione necessari per ottenere risulti sportivi di buon livello. Ma c’è un’altra espressione che dovrebbe rientrare di diritto nel gergo del racconto delle imprese sportive, ed è donare sangue.

Come non manchiamo mai di raccontare su Buonsangue, il connubio tra sport e dono del sangue è celebrato da un legame forte, intenso, del tutto naturale, che inizia dalla condivisione, tra atleta e donatore, di uno stile di vita giocoforza sano, equilibrato e votato al ricercare il massimo benessere , il classico mens sana in corpore sano, metodo che si consolida attraverso l’attitudine a dare il meglio di se stessi, a ragionare secondo gli interessi di squadra e nel nome di un risultato che  sarà il frutto di tante componenti e fungerà come patrimonio di tutti. Anche quando si pratica uno sport individuale.

Le associazioni questo lo sanno. E poiché settembre è tra i periodi ideali per organizzare manifestazioni sportive, sono moltissime le iniziative che uniscono sport e dono del sangue in queste settimane di fine estate.

Per esempio, a Oglianico, in Piemonte provincia di Torino, la voglia di movimento ha investito l’intera comunità durante la scorsa domenica 2 settembre, con l’edizione 2018 di “Tutti in bici”, manifestazione organizzata da Avis al fine di sensibilizzare il territorio alle necessità del dono specialmente dopo il periodo estivo.

 

Non è l’unico caso. Stesso identico approccio per l’Avis di Alessandria, che insieme all’ADMO (Associazione donatori midollo osseo) ha scelto la cittadella dello sport e del benessere in città per un incontro di sensibilizzazione su dono di sangue e midollo. La manifestazione si svolgerà domenica prossima, e l’ospite d’eccezione sarà Roberto La Barbera, campione paraolimpico italiano.

E se il sito dell’Avis di Borgo san Lorenzo (Firenze) ha proprio una sezione dedicata al connubio magico tra sport e dono, che mostra la grande partecipazione alla pratica del dono del sangue di molte compagini locali impegnate in discipline diversissime tra loro, sempre in Toscana, a Lucca, e sempre il 2 settembre, è andata in scena la manifestazione “Pedalata per dare la vita”, voluta fortemente dai gruppi Fratres del territorio.

A Parma invece si lasciano da parte le due ruote e si punta tutto sulla forza delle gambe: sabato 8 e domenica 9 settembre spazio alla la 21esima edizione della Crédit Agricole Cariparma Running 2018, gara per corridori forti e generosi: la cifra complessiva ottenuta dal loro contributo d’iscrizione sarà infatti devoluta all’AVIS Comunale di Parma e alla Polisportiva Gioco Parma, per l’ennesimo matrimonio dono/sport, il vero matrimonio di cui sarebbe opportuno parlare sui social.

Infine, poiché questa unione può regalare molte soddisfazioni anche a livello di comunicazione, bello il gesto promozionale compiuto dai giocatori del Catania, che proprio allo scopo di riportare al centro dell’attenzione della comunità il tema dell’importanza della raccolta sangue, specie dopo le ferie, sono andati a donare all’Ospedale Garibaldi guidati dal presidente Nino Pulvirenti, con lo scopo, dichiarato, di sensibilizzare la città. Un’ottima idea. Che noi di Buonsangue speriamo posso ispirare il più altro numero di imitazioni tra i dirigenti di ogni squadra professionistica del paese.

 

L’app di Avis Nazionale: un buon servizio per tutti i donatori associati che può crescere nel tempo

Un’app completa che si propone come ulteriore strumento per facilitare le operazioni relative al dono e sentirsi parte integrante di una comunità fatta di circa un milione e 800 mila soci. Andando su Play Store (se si possiede uno smartphone con sistema operativo Android), o su Apple Store (in caso di attitudine per i prodotti marchiati mela), è possibile scaricare molto rapidamente l’app di Avis Nazionale, che occuperà nella memoria del vostro smartphone circa 40 megabyte.

L’interfaccia inziale è molto pulita e accattivante (fig.1): ci sono icone molto grandi che elencano tutti i servizi a disposizione ed è in bella mostra la campagna di comunicazione ufficiale Avis tutt’ora in corso, quella con i testimonial avisini provenienti da ogni regione italiana che propongono un proverbio in dialetto a tema sangue. (In foto, la frase nel dialetto di Martina Franca che significa “Pane e pomodoro dona sangue e colore”).

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Entrando nel merito dei servizi per l’utente, si nota subito il facile accesso alle news (fig.2), uno sguardo ampio e sempre aggiornato su tutti gli eventi, le novità, i convegni e le questioni associative. Un clic per sapere tutto sul mondo Avis.

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Fig.2

Aprendo la voce del menu in alto relativa alle sedi (fig.3) è invece possibile individuare con una certa facilità la sede avisina più vicina a noi. Sono tantissime, e quindi, con ogni probabilità, ce ne sarà più di una a disposizione per ciascun utente.

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Fig.3

Ben sintetizzato ed esauriente è invece il vademecum per il donatore, con le rispettive FAQ in figura 4. Perché donare, chi può donare, che tipo di donazioni esistono e perché associarsi ad Avis sono tutti dubbi legittimi per chi desidera iniziarsi al dono, ed è opportuno che l’informazione basica sia sempre a portata di mano.

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Fig.4

Ovviamente è possibile registrarsi e offrire le proprie informazioni personali, in modo da essere informato anche via mail su tutte le questioni associative. Ma la vera chicca, molto utile e piacevole, è il collegamento diretto con Radio Sivà (fig.5), la radio associativa attiva 24 ore su 24 che da pochissimo è stata totalmente rinnovata.

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Fig.5

Cosa aggiungere?

Secondo noi di Buonsangue, un’ulteriore utility molto importante potrebbe essere una monitoraggio in tempo reale della situazione sangue regione per regione. Un meteo del sangue su vasta scala che consentirebbe a tutti i donatori di rendersi conto, giorno dopo giorno, in quali zone del Paese la raccolta sangue è più urgente e necessita di pronto intervento.

Informazione più azione: ecco lo stile di vita perfetto per qualsiasi donatore periodico nativo digitale.

 

 

 

Quando il caldo (e il calo) si fa duro, i donatori iniziano a donare. Dall’Avis provinciale Venezia un allarme per il futuro e come informarsi su dono e vacanze estive. Con una regola: prima donare poi partire

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Quando il caldo (e il calo) si fa duro, i donatori iniziano a donare. Lo avevamo anticipato già lo scorso week-end raccontando tutte le iniziative speciali della prima settimana di giugno, ma come accade ogni anno l’arrivo della bella stagione coincide con preoccupazioni crescenti che arrivano dall’ambiente delle associazioni di donatori di sangue.

Un allarme dal peso specifico non indifferente è arrivato nelle ultime ore dal Veneto, e in particolare dalla sezione provinciale Avis di Venezia, che dopo un mese di aprile rassicurante ha registrato un forte calo di donazioni per tutto il periodo di maggio.

Se si estende l’analisi ai primi cinque mesi del 2018, il bilancio è di ben 85 donazioni in meno rispetto alla scorsa stagione, dopo un 2017 tutto sommato positivo con 2519 donatori complessivi e ben 4769 sacche di sangue raccolte, di cui 3281 di sangue intero, 926 emoderivati in plasmaferesi e 22 piastrine.

Dal presidente provinciale Cicogna, che si è espresso sulle colonne de La Nuova Venezia, una precisa valutazione delle tante concause che contribuiscono al calo generalizzato delle donazioni: si va dallo stile di vita frenetico con orari e impegni lavorativi sempre più totalizzanti, alla crescente difficoltà di reclutare i donatori giovani (da qui la recente campagna di video Avis di cui abbiamo parlato sul blog), dall’eccessiva burocrazia (da ottobre i donatori dovranno presentarsi al dono con documento d’identità e tessera sanitaria e non più con il semplice tesserino Avis), fino all’incidenza sul calendario.

E l’arrivo dell’estate non incide negativamente solo a causa del caldo e della voglia di mare, di vacanze e per il desiderio comune di mettere da parte per qualche settimana ogni attività mentalmente impegnativa e ogni responsabilità; anche il semplice atto del partire in vacanza, magari per mete esotiche, mette in discussione la possibilità stessa di donare per motivi di sicurezza, imponendo stop al dono che vanno da uno a sei mesi.

A tale scopo Avis, in collaborazione col SIMTI che gestisce la preziosissima pagina “il donatore che viaggia” con la lista di tutte le possibili malattie infettive a rischio diffusione paese per paese, ha creato un’infografica che indica perfettamente l’entità dello stop al dono a seconda del paese in cui si soggiornerà. Eccola in figura 1.

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Per chi sceglie destinazioni contraddistinte dal colore verde, nessun problema. Stop di un mese per le zone del mondo in giallo come Usa, Canada e alcuni paesi asiatici, arancione con stop di 3 mesi per zone vicine ma non raccomandabili per la situazione politica come Egitto e Algeria. Infine, rosso per Sudamerica, Africa, Oceania e Asia del sud, viaggi al caldo che comportano un stop al dono per almeno 6 mesi.

In questi casi, donare prima di partire è ancora più importante.

 

Da Avis 200mila euro per ricostruire il centro sanitario ad Arquata del Tronto (Ap), paese colpito dal terremoto del 2016

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Il terremoto che colpì l’Italia Centrale nel 2016 è ancora nei ricordi di tutti, e c’è ancora moltissimo da ricostruire. Ed ecco perché è importante raccontare l’importanza di un altro tipo di donazione, questa volta non individuale ma associativa, e non di sangue o plasma ma di denaro, che offre aiuto a uno dei tanti paesi gravemente danneggiati da quell’evento.

Parliamo della donazione che Avis Nazionale ha effettuato ad Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, paese che durante il terremoto dell’agosto 2016 andò in gran parte distrutto. A breve, grazie allo sforzo di Avis che ha raccolto 200mila euro, e all’intervento dell’industria farmaceutica Pfizer che ne investirà 250mila, partirà infatti la ricostruzione del “Nuovo centro socio-sanitario”, un polo ospedaliero che potrà contare sui seguenti reparti:

  •  medicina generale convenzionata
  •  pediatria convenzionata
  •  specialistica ambulatoriale (diabetologia eventuale accesso di cardiologo-ginecologo)
  • servizi di telemedicina (telecardiologia, teledermatologia, telediabetologia)
  •  diagnostica di primo livello (ecografia ambulatoriale e domiciliare)
  • servizi infermieristici ambulatoriali per medicina ipertesi
  • gabinetto odontoiatrico
  • collegamento con operatori dei servizi sociali

Tanti servizi, tutti necessari. Ecco dunque, un ulteriore esempio di come è possibile portare vantaggi concreti alla popolazione, e di quanto siano importanti la perseveranza e la continuità d’azione delle associazioni di volontari organizzate, che spesso e volentieri offrono un supporto al pubblico che supera, e anticipa, quello delle stesse istituzioni, come sottolineano i rappresentati locali delle zone terremotate.

L’esperienza del dono, la cultura del dono che fa rima con solidarietà, può essere declinata in mille modi.

Il sangue, che è decisivo per la vita della comunità giacché la sua raccolta organizzata, associata, volontaria, anonima e gratuita consente di rincorrere e avvicinarsi all’obiettivo dell’autosufficienza ematica, è infatti solo uno dei tanti doni che il singolo individuo, da solo o attraverso un’associazione può offrire, ma non è l’unico.

Tante volte su Buonsangue abbiamo potuto constatare come il concetto di dono non conosca univocità, e che esteso ai gesti, alle parole, alle azioni, ha l’occasione di diventare cultura e incidere in una visione di mondo differente, che forse non è sufficiente a cambiare le mille storture della nostra contemporaneità, ma che di certo contribuisce a mostrare che vivere costruendosi un’alternativa all’individualismo non solo è possibile, ma è soprattutto appagante.

Fare del bene, e offrire opportunità di benessere al prossimo, è un vero toccasana per il benessere interiore, sia che si tratti di dono midollo osseo, come ha testimoniato per noi Matteo Bagnoli presidente di Avis Livorno pochissimi mesi fa, sia che si tratti di aiutare i malati di talassemia, come scoprimmo insieme a Roma durante lo scorso World Blood Donor Day, ascoltando le delicate ma straordinarie testimonianze dei tanti beneficiari della generosità dei donatori conosciuti attraverso Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Dal video de La Stampa, ecco com’era la situazione ad Arquata del Tronto un anno dopo il sisma.

Il Centro nazionale sangue e il progetto Blood Confusion legato all’alternanza scuola-lavoro: indagare le credenze sul dono con il metodo del sondaggio

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Blood Confusion. Si chiama così il progetto che il Centro nazionale sangue sta portando avanti assieme alle scuole romane nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, allo scopo di individuare quali sono fattori che tengono i giovani lontani dalla donazione di sangue.

Indagare in questo modo, direttamente attraverso i ragazzi delle scuole, quali sono i dubbi possibili degli utenti coetanei e dei loro nuclei familiari, può senza ombra di dubbio fornire informazioni importanti sulle strategie e i temi sensibili da affrontare in comunicazione, per fornire la giusta cultura del dono e consentire ai ragazzi di superare le proprie credenze sbagliate o le proprie paure.

Il campione utilizzato nei sondaggi di Blood Confusion è formato da 110 soggetti tra 17 e i 35 anni, i quali si sono espressi a proposito delle loro principali paure nell’approccio alla pratica del dono, e a proposito degli ostacoli insormontabili che, a loro modo di vedere, possono pregiudicare a monte la possibilità di andare a donare.

Dai risultati, pubblicati in un comunicato del Centro nazionale sangue, è emerso che:

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Sondaggio numero 2

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(Fonte: www.centronazionalesangue.it)

Sull’utilità di questo approccio, la prova arriva da ciò che gli studenti hanno realizzato a partire da questi risultati: ovvero una campagna di comunicazione atta a rassicurare i destinatari sull’affidabilità del sistema, e a informare correttamente sulla dispercezione legata al problema dei tatuaggi o dei piercing, fattori che solo temporaneamente possono inficiare la donazione.

Fine marzo, è tempo di bilanci per le sedi territoriali Avis: una panoramica su dati, bilanci, sensazioni e propositi per il domani

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Fine marzo coincide con il momento perfetto per tracciare i bilanci dell’annata da poco conclusa per moltissime Avis territoriali, ovvero quelle comunali, provinciali e regionali.

Occasioni del genere sono molti utili per le associazioni soprattutto perché consentono un confronto diretto tra soci, per analizzare il lavoro svolto, controllare che il programma stilato 12 mesi prima si stato realizzato, ed eventualmente per tracciare le nuove linee guida e i nuovi obiettivi futuri, per migliorare e accrescere sempre di più l’incidenza del dono organizzato nelle relative comunità.

Nelle ultime ore, sono tantissimi i centri Avis che hanno comunicato i loro report, e su Buonsangue abbiamo scelto di tracciare una panoramica generale, per raccontare sempre più da vicino quanto è ricca e impegnativa la vita dei donatori.

A Parma, in Emilia Romagna, su Parmadaily leggiamo di numeri importanti per l’Avis Provinciale, che ha ben 47 sezioni in provincia e quasi 20 mila donatori, cifra significativa che tuttavia non è bastata a evitare un calo di sacche raccolte nel 2017. Identità, credibilità e fidelizzazione sono gli antidoti per Roberto Pasini, il presidente provinciale, assieme alla necessità di fare informazione su quanto e perché il dono del sangue sia importante per tutti, in ogni momento dell’anno.

Va meglio a Modena, dove la sezione comunale ha trovato nel 2017 ben 500 donatori in più, ma ciò che risulta alquanto significativo è che ben 217 di loro provengono dalla campagna che Avis Modena ha condotto nelle scuole superiori, a riprova che andare direttamente a cercare i giovani con iniziative eventi e contenuti che esprimano la cultura del dono è una politica che paga.

Decisamente buona la situazione a Pistoia, dove l’Avis Provinciale può vantare una crescita di donazioni rispetto tra il 2017 e il 2016 pari al 3,2%. Ruolo importante, nel reclutamento di nuovi donatori, è offerto dal Servizio Civile: ragazze e ragazzi volontari che nel 2017 hanno raggiunto ben 26 scuole e 187 classi, riuscendo a sensibilizzare i giovani e a creare una massa critica.

Calo leggero in Veneto, nella realtà provinciale avisina della Marca con sede a Treviso, dove lo scorso anno è stata registrata una raccolta complessiva di 49.375 sacche (40.679 sacche di sangue intero, 7.703 plasmaferesi e 993 piastrine), con un calo del 2,3 % rispetto al 2016. Altri dati significativi riguardano la raccolta associativa (13.189 unità fronte delle 36.187 unità donate nei centri trasfusionali) con un numero di cessioni di sacche intra ed extraregionali, ben 7.300. Importanti, perché precise nell’individuare una criticità, le parole della presidentessa Vanda Pradal, che ha sottolineato “l’obbligo di segnalare ancora una volta e con forza un elemento che per Avis sta diventando una criticità importante: la mancanza di medici e di operatori sanitari nella nostra Unità di raccolta, la difficoltà di reperirli e formarli. Insistiamo ancora nel chiedere che i medici in specializzazione possano ottenere l’autorizzazione ad operare nella nostra Udr”.

Ottime le stime, sempre in Veneto, per l’Avis provinciale Vicenza, che nel 2017 ha potuto mettere insieme ben 13.046 sacche di sangue intero, 2381 donazioni di plasma e 41 piastrinoaferesi. In tutto 15440 sacche con un incremento complessivo del 3,53% nell’ultimo quinquennio, dati tra i migliori in regione.

Sempre nel nord-est, a Udine, numeri record per l’Avis Provinciale di Udine che nel 2017 vanta una crescita del 12,5% rispetto al 2016, trend confermato anche nei primi mesi del 2018. Alla situazione senza dubbio egregia va aggiunto poi un dato ulteriore: più del 50% dei presidenti sezionali comunali in AVIS provinciale di Udine è under 30, a riprova che l’energia dei giovani può essere una risorsa linfatica di assoluto vigore.

A Bergamo, grazie al Giornale del Treviglio, sappiamo invece che c’è stato un piccolo e positivo aumento di donatori periodici, 28.370 unità nel 2017 contro i 26.515 dell’anno precedente. La fascia d’età più rappresentata? Per fortuna quella che va tra i 35 e i 45 anni.

Scendendo al sud, a Chieti, ottimi successi anche per l’Avis provinciale chietina, che mettendo al cento del discorso l’obiettivo dell’autosufficienza ha saputo raccogliere ben 15163 unità di sangue intero, plasma e piastrine, grazie al supporto degli 8981 donatori locali.

Infine, la Sicilia: a Trapani anno molto impegnativo, con il calo registrato a maggio 2017 di ben 70 sacche rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, con la conseguente reazione attraverso iniziative come per esempio il Blood Tour Summer Edition 2018, cioè una raccolta itinerante con autoemoteca in località frequentate dai giovani per sensibilizzare al dono del sangue, con una ricaduta positiva al punto di poter pensare a un incremento della raccolta del 2018 pari al 5%. Staremo a vedere.

Intanto, come si può notare, è davvero esplicativo leggere la varietà, la diversità di situazioni che ogni territorio e ogni realtà territoriale deve affrontare nella propria battaglia quotidiana sul campo in favore della raccolta sangue e della cultura del dono anonimo, gratuito, periodico, associato e volontario.

È per questo che ci auguriamo che contenuti come questo possano invogliare chiunque a diventare donatore con Avis, Fidas Fratres o Croce Rossa: essere attivi nella propria comunità è sempre foriero di benefici e benessere personale, a ogni latitudine.

In infografica, il mondo Avis in cifre.

Infografica Avis

Fidas: a Pordenone i giovani associati in meeting si impegnano per #DareForma al futuro del dono

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Al centro del motore, le nuove generazioni.

Nell’intento di far coincidere propositi teorici a riscontri pratici nelle attività sul campo, nell’ultimo anno le principali associazioni di donatori italiane hanno investito tempo e risorse umane nella formazione di quei giovani volontari che nei prossimi anni dovranno essere pronti a raccogliere la complessità delle sfide future in fatto di dono del sangue, e a occuparsi della ri-organizzazione della vita associativa nazionale in dialettica con i grandi, repentini e significativi cambiamenti che il tempo contemporaneo impone alle società.

Non troppo tempo fa, proprio per fotografare questa necessità impellente di rinnovamento e di sguardo sul domani, su Buonsangue abbiamo seguito da vicino le giornate di scuola di formazione Avis a Milano, mentre durante lo scorso ottobre ci siamo dedicati al racconto della consulta giovani Fratres.

Ora è il turno di Fidas, che proprio durante lo scorso weekend (16-18 marzo) ha vissuto giornate importanti sul piano della crescita con la XIX edizione del Meeting Giovani Fidas svoltasi a Pordenone, in Friuli Venezia Giulia, maratona votata a concretizzare gli obiettivi associativi in fatto di formazione delle nuove leve, oltre che occasione di dialogo e confronto sulle diverse esperienze di tutti gli associati, allo scopo di costruire un futuro solido (da qui l’hashtag #DareForma) e delineare cosa dovrà diventare per le nuove generazioni l’impegno nel volontariato del dono.

Tutti i partecipanti erano giovani donatori under 28, circa un centinaio, provenienti da 27 Associazioni Federate sparse in tutto il Paese, dal Piemonte alla Sicilia.

CoordinamentoGIovaniFIDASLa nuova squadra del coordinamento nazionale con il presidente Fidas Ozino Caligaris

Dare forma è il nuovo credo di Fidas dunque, ma dare forma a cosa? E come? Con quali metriche? Sono queste le domande a cui giovani di Fidas hanno provato a dare una risposta, individuando alcune aree tematiche ben definite. Come primo asset strategico, è emersa dal dibattito la necessità di definire come dovrà mutare il concetto di impegno sociale in un mondo cangiante, impegno che può rivelarsi quantitativamente e qualitativamente molto diverso per ciascuno di noi, potendosi declinare come contributo disinteressato alla crescita della società civile, come aspirazione a coltivare grandi o piccoli ideali, come volontà ferma di sostituirsi alle istituzioni laddove esse non risultino particolarmente efficienti, o solo per un benessere psicologico individuale.

Solo partendo dall’analisi interiore dunque, e risolvendola, è possibile passare alla seconda fase, quella del dare forma alle idee. Idee su come trasmettere all’esterno il concetto di dono come valore, per esempio, individuando a perfezione le esigenze e le aperture di tutti i possibili destinatari dei messaggi attraverso progetti di comunicazione efficaci e stimolanti.

Infine, come esigenza altrettanto importante e legata alle prime due, è emersa la necessità di dare forma all’informazione, un’informazione che al giorno d’oggi rischia di deragliare sempre più verso l’indecidibilità (causa spettacolarizzazione e semplificazione sistematica) su qualsiasi tema pubblico, a causa della deriva strumentale di molti player mediatici o semplicemente per via dell’enorme numero di fake news (o di news poco controllate) che vengono pubblicate ogni giorno. L’antidoto? Sempre il solito: cultura e aumento della sicurezza dei mezzi e del loro funzionamento.

I tre giorni Fidas sono stati tuttavia occasione non solo di dibattito, ma anche di riorganizzazione interna con la creazione di un nuovo coordinamento nazionale che avrà il compito, delicato ma davvero appassionante, di creare una rete funzionale e motivata tra i giovani delle diverse confederate nei prossimi due anni.

Dal nuovo team, va da sé, dipenderanno molti dei futuri successi sul campo delle nuove generazioni in corpo a Fidas.

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Successo per “Dono & sport” a Treviso. E da anni un occhio particolare alla lotta contro l’emofilia

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Una decina di giorni fa, lo scorso 21 febbraio, vi abbiamo raccontato dell’assemblea generale di Avis Veneto, mettendo l’accento su alcuni dati in calo che riguardavano l’autosufficienza ematica nella provincia di Venezia.

Il proposito generale dei donatori associati veneti è stato di reagire immediatamente, attraverso eventi, collaborazioni e idee mirate in grado di coinvolgere sempre di più la comunità nella sua completezza, e soprattutto le nuove generazioni, nella splendida esperienza del dono del sangue.

In quest’ottica, è sicuramente rimarchevole l’iniziativa in corso in queste settimane e ideata da Avis provinciale di Treviso: due giornate di “Dono & Sport” che mirano a convogliare il messaggio del dono a tutti i trevigiani attraverso la sinergia di Avis con due dei club professionistici cittadini impegnati nei campionati nazionali di pallavolo femminile, l’Imoco Volley Conegliano, prima in classifica in serie A1, e di basket maschile, l’Universo De Longhi Basket Treviso, in zona play-off in A2 maschile.

Già lo scorso 25 febbraio è andata in scena la prima giornata di “Dono & Sport”.

Le ragazze di Conegliano, come si può leggere anche su Dono & Vita, sono scese in campo sostenute da 5000 spettatori (di cui 700 donatori avisini) indossando le magliette di Avis: uno spettacolo destinato a rimanere negli occhi di chi ha popolato il palazzetto dello sport.

Feste come quella di Treviso andrebbero ripetute in tutta Italia, su tutti i campi delle più disparate discipline, dal calcio al basket, dalla pallavolo al rugby, celebrando in ogni fine settimana il connubio naturale di attività come lo sport e il dono del sangue, incentrati su principi intrinsecamente condivisi come vita sana, benessere corporeo e scambio sociale.

Intanto però, in attesa che l’alleanza tra donatori e sport professionistico si cimenti sempre di più, tutti a Treviso in vista della seconda giornata di “Dono & Sport”, in programma domenica 11 marzo con la 24^ giornata di campionato A2 di pallacanestro maschile: a scendere in campo con le maglie marchiate Avis sarà appunto l’Universo De Longhi Basket Treviso, tra le più gloriose società del basket italiano, impegnata nella sfida contro la Kleb Basket Ferrara.

Il lavoro di Avis Veneto tuttavia non si ferma qui: prosegue in continuità con gli ultimi anni il sostegno che i donatori veneti offrono alla Fondazione TES, (Tissue Engineering e Signaling) che si occupa di volontariato e ricerca scientifica. Attualmente la TES sta sviluppando un progetto che migliori la strategia terapeutica in favore dei malati di emofilia attraverso le cellule staminali, e chiunque può sopportare l’iniziativa donando il proprio 5 per mille, o votando il progetto sul sito di AVIVA Community Fund, che offre l’occasione di dare sostegno economico a progetti importanti per il bene comune. In un modo o nell’altro, non facciamo mancare il nostro apporto.

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“Ciak! Si gira” 2018. A Livorno gli spot a favore del dono li creano direttamente i giovani

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Il sodalizio tra Avis e la scuola è sempre solido, potente e attivo su tutto il territorio nazionale.

Promuovere la cultura del dono nelle scuole è sempre un investimento sostanziale per il futuro, perché chi si avvicina al dono da giovane, immagazzinando l’idea di fare del bene al prossimo in modo anonimo, spassionato, volontario e soprattutto periodico, capisce bene che potrà godere del benessere interiore assicurato dal dono per l’intera durata della vita.

A Livorno, poi sanno anche che se al concetto di dono del sangue è affiancata la vertigine appagante della creazione e del lavoro di gruppo, i risultati possono essere straordinari.

Quanto le politiche giovanili siano centrali nell’attività dell’Avis locale ce lo ha già raccontato il presidente livornese Matteo Bagnoli, in quest’intervista dello scorso 5 ottobre: ma intanto pochissimi giorni fa, venerdì 26 gennaio, sono stati scelti i cortometraggi vincitori del concorso dedicato alle scuole “Ciak! Si gira”, giunto alla quinta edizione e creato allo scopo di spingere le classi e i giovani delle classi secondarie a realizzare video/spot promozionali che sviluppino con originalità la tematica del dono.

Il convegno, svoltosi al Cinema Quattro Mori a partire delle prime ore del mattino, ha coinvolto centinaia di ragazzi (nel 2017 erano stati ben 370) e i due cortometraggi che hanno vinto sono molto validi:

Nella propria sezione dedicata, si è imposta la classe III D della Scuola media Micali, con uno spot chiamato Cartoon Avis, che lega un messaggio del dono ben espresso a parole a un tema musicale molto emozionate.

Tra le classi superiori, si è imposto invece lo spot chiamato “Brainstorming Buontalenti”, un lavoro semplice ma in grado di trasmettere l’essenza del dono con chiarezza e decisione.

Buona visione dunque, con l’augurio, da parte nostra, che siano sempre di più le iniziative in grado di coinvolgere i giovanissimi nell’universo magico del dono, e non soltanto attraverso l’adesione fredda a messaggi precostituiti, ma come nel caso di “Ciak si gira”, spendendosi creativamente attraverso la socialità e il lavoro di gruppo.