Sicurezza e qualità del sistema trasfusionale, come si costruiscono? E i numeri cosa dicono?

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Qualità nel servizio per i pazienti e sicurezza nelle trasfusioni: su Buonsangue parliamo con grande frequenza di questi due valori fondamentali su cui si basa il sistema trasfusionale italiano, tanto che proprio su tali certezze presenti e obiettivi futuri insistono con grande decisione tutti gli stakeholder di sistema e i dirigenti più autorevoli. Ma al di là dei proclami e delle dichiarazioni di intenti, qual è la situazione nel concreto?

Se sul piano della qualità complessiva del servizio è sicuramente possibile fare di meglio, provando a conformare i livelli tra tutte le strutture trasfusionali nelle diverse regioni italiane e – come abbiamo scritto lo scorso 13 settembre – affrontando il problema della carenza dei medici trasfusionali che secondo il Cns rischia di riguardare nei prossimi anni circa un 30% delle forze in futuro necessarie, sul piano della sicurezza i numeri sembrano essere rassicuranti.

Ecco infatti, in figura 1, i risultati di uno studio commissionato ancora dal Centro nazionale sangue, secondo il quale il rischio di contagio per le principali malattie attraverso le trasfusioni è assolutamente minimo.

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Fig. 1

Come possiamo vedere in infografica, l’ultimo caso di trasfusioni infette risale al 1995, quasi 25 anni fa, e il merito è soprattutto di una filiera che è votata al valore della sicurezza a partire dalla sua impostazione valoriale.

Poter contare su una donazione volontaria, anonima, gratuita, associata e organizzata con più di 1 milione e 800mila donatori periodici consente una grande capacità di prevenzione, perché alla donazione periodica si può arrivare solo attraverso la condivisione e l’attitudine a stili di vita corretti che rimuovono in partenza la maggior parte dei fattori di rischio. Procedimenti informativi come il questionario – che alcuni donatori non amano ma che garantiscono una primissima scrematura – ampliano e fortificano il controllo. Infine, per tutto ciò che non è possibile ottenere in fase preventiva, ecco i test NAT, test molecolari che possono riuscire a scovare i virus anche in caso di presenza minimale nell’organismo.

I test NAT, come sappiamo, consentono anche di non costringere i donatori allo stop forzato dal dono in caso di viaggi in zone colpite da West Nile, Chikungunya o altri virus portati dalle zanzare, e come indica l’infografica in alto sono stati moltissimi i casi di infezioni pericolose riscontrati e neutralizzati grazie ai test: ben 751 di epatite B, 642 di sifilide, 315 di epatite C e 96 di HIV.

“Tutte le sacche di sangue donato – spiega il CNS – vengono sottoposte ai test per la ricerca dei virus HBV, HCV, HIV e del Treponema responsabile della sifilide; in particolari periodi dell’anno, a questi test possono aggiungersi ulteriori analisi per la ricerca di altri virus come il West Nile Virus. Le donazioni verranno utilizzate solo se gli esiti dei test effettuati risulteranno tutti negativi”.

Grazie a questo percorso valoriale e al supporto dei test NAT, di conseguenza, secondo il Centro nazionale sangue le probabilità di infezione da HIV sono comprese tra 1 su due milioni e uno su 45 milioni, a seconda del metodo di calcolo usato, cioè qualcosa di davvero infinitesima se si considera che In ambito scientifico una probabilità inferiore a uno su un milione viene considerata trascurabile, come ha spiegato Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns.

Questi numeri, sono stati diffusi in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, che cade ogni anno il 1° dicembre, e ci paiono molto rassicuranti. Sono lontani, e non ripetibili, gli anni in cui l’attenzione generale sulla sicurezza era sottovalutata, come ricorderanno bene i lettori di Sangue Infetto, il libro di Michele De Lucia sulla storia dei casi giudiziari sul sangue da noi recensito nel giugno 2018.

Casi e momenti storici che è sempre meglio ricordare per evitare che si ripropongano in futuro.

 

Tre colori, per un Natale indimenticabile all’insegna del dono del sangue. La nuova campagna di comunicazione Avis in vista delle feste

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Dicembre è alle porte, e come ogni anno Avis sceglie questo momento per lanciare la sua comunicazione invernale sul dono del sangue che ha il compito di trasformare la parola “dono”, molto familiare tra gli italiani in vista della fesa più importante dell’anno, in un gesto di solidarietà importante.

Quest’anno, proprio affinché il messaggio sia il più completo ed esaustivo possibile, la scelta è ricaduta su un immaginario molto natalizio. La neve, la slitta, gli accessori che siamo abituati a vedere in ogni casa come il cappello rosso di Babbo Natale, e soprattutto figure che richiamano giocosità, bellezza, tenerezza, dolcezza e felicità: una ragazza giovane e dei meravigliosi bambini, come possiamo vedere nella nostra selezione di immagini della campagna Avis che comprende e-card, manifesti e comunicazione social.

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L’e-card di Avis.

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Il post Facebook

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La locandina

 

Il dettaglio che rende il messaggio esaustivo e pieno di significato? È lo script “Be red, be yellow, be good”, declinato con caratteri rossi, gialli e blu.

Il rosso serve a richiamare il dono del sangue intero, che intuitivamente è la donazione più “percepita” dal pubblico, con modalità perfettamente note alla maggior parte dei cittadini. Il giallo è il simbolo della donazione del plasma e della plasmaferesi, che ha ancora bisogno di farsi conoscere al grande pubblico come donazione differente ma altrettanto importante, più lunga ma forse anche più decisiva in questo momento, perché diretta alla produzione dei plasmaderivati e dei farmaci salvavita. E infine il blu, come simbolo del benessere personale che ricevono entrambi i poli di una donazione: il donatore, e non solo perché attraverso il dono riceve le analisi del sangue a misurazione del proprio stato di salute o il vaccino antinfluenzale gratuito. Soprattutto perché donare regala un benessere psicofisico di prima scelta, per la consapevolezza che ciascun donatore matura, ovvero che il suo gesto semplice e poco impegnativo garantisce la salute e spesso la vita a tantissimi pazienti. E dunque, proprio il paziente, che grazie a un sistema trasfusionale efficiente e alla generosità dei donatori periodici accede a farmaci, a cure speciali e a trattamenti chirurgici. Il tutto nella piena sicurezza e nella stragrande maggioranza dei casi, ad alta qualità nei servizi.

Ecco perché a donare prima delle feste è un regalo natalizio difficilmente eguagliabile, per sé stessi e per gli altri.

Non solo testimonial famosi: per sensibilizzare i giovani al dono sono importanti anche le esperienze creative

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La sensibilizzazione dei giovani, il loro inserimento attraverso la passione in un percorso culturale che preveda l’avvicinamento al mondo del dono non come esperienza occasionale ma periodica e duratura come stile di vita, è un risultato che si può raggiungere in modi diversi.

Lo scorso venerdì abbiamo segnalato l’impatto di un testimonial d’eccezione come Taziano Ferro, che attraverso la musica raggiunge milioni di persone e rilascia un messaggio chiaro, destinato a chi è pronto ad accoglierlo.

E poi c’è una formazione più capillare, programmatica, che inizia al tempo della scuola e lascia delle conoscenze e delle esperienze molto importanti perché in grado di radicarsi nelle coscienze. Segnaliamo, in questo senso, due iniziative che arrivano dalla provincia italiana grazie al lavoro delle sedi associative locali, quelle che svolgono un lavoro costante e spesso senza poter contare sulla luce dei riflettori.

Così, per avvicinare i giovani alla cultura del dono attraverso attività innovative e divertenti, la sede comunale di Giungano in provincia di Salerno, realizzerà nel 2020 PIXELAVIS, un progetto che mira a “educare le nuove generazioni alla donazione del sangue e al volontariato con le attività nuove, colorate, inclusive e coinvolgenti della pixel art”.

I ragazzi potranno realizzare disegni sulla donazione dopo aver studiato le componenti del sangue, una perfetta occasione per imparare tante cose sul linguaggio informatico per bambini, e sul pensiero computazionale, una tecnica che può insegnare molto per ordinare i pensieri e a confrontarsi con le difficoltà e gli errori cancellando la paura di sbagliare.

Sempre nel 2020, ma stavolta grazie all’impegno di Fidas, ci sarà la seconda edizione del concorso nazionale FIDAS “A scuola di dono”, iniziativa rivolta alle nuove generazioni e in particolare agli studenti iscritti al primo e secondo grado di istruzione nell’anno scolastico 2019/20.

“A scuola di dono”, è un concorso nazionale che poi viene gestito dalle sedi locali, e Teramo, per esempio, si sono già attivati. È già stata istituita, infatti, la commissione incaricata di individuare per ogni ciclo di studi (primaria, secondaria di I grado, secondaria di II grado) il lavoro ritenuto più meritevole sulla base di una traccia a partire da cui si dovrà realizzare un elaborato scritto (per esempio un breve racconto o un articolo di giornale) o una produzione artistica di vario genere (un disegno, un fumetto o un video,) che sappia raccontare con fantasia e originalità tutto ciò che significa donare.

I dettagli si possono leggere su www.superj.it, ma ciò che conta è che sono ormai davvero moltissime le iniziative in tutto il paese che abbracciano come obiettivo quello di portare al dono volontario, periodico e associato, i cittadini responsabili di domani.

Avis e Tiziano Ferro insieme per promuovere il messaggio del dono: una collaborazione che parte da lontano e continuerà con il nuovo tour

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Quando si parla di testimonial importanti per valorizzare il messaggio del dono del sangue tra i più giovani, difficile immaginare un nome più efficace di Tiziano Ferro, uno tra i cantautori italiani più popolari e amati del paese, con oltre 15 milioni di dischi venduti tra Italia, Europa e America Latina.

Tiziano Ferro conosce perfettamente l’importanza che un gesto come il dono del sangue riveste nella vita comune. Ed è per questo che lui e Avis, da moltissimi anni, si sono scelti e collaborano anno dopo anno in tantissimi progetti di comunicazione che si legano ai tour live del musicista.

Già nel 2009 Tiziano Ferro aveva collaborato con Avis, con un video promozionale a favore del dono che oggi è un vero e proprio amarcord:

Videomessaggio ripetuto nel 2012, in un momento di grande successo per il cantautore laziale:

Poi, nel giugno 2015, Claudia Firenze, allora responsabile comunicazione dell’associazione, aveva annunciato in un’intervista al magazine Vita, che Avis sarebbe “partita” in tour con Tiziano e l’inizio di una collaborazione iniziata grazie all’Avis di Latina, con un messaggio che allora si legava alla canzone “Lo stadio”, un pezzo da 27 milioni di visualizzazioni.

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Stesso schema per il tour 2017, che partì da Lignano Sabbiadoro in provincia di Udine, e che vide Avis partecipare con lo slogan Donare: il mio vero e unico Valore assoluto”, e che aveva come singolo principale “Il mestiere della vita”

Proprio ieri, infine, sulla pagina Facebook della Consulta nazionale dei giovani Avis, le foto che annunciano la condivisione del messaggio sul dono anche per il tour 2019, direttamente dalla presentazione del nuovo disco in anteprima. Un connubio vincente che continua, e che porta visibilità al messaggio del dono proprio dove c n’è più bisogno.

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Fig. 2

 

Il dono “non remunerato” una nozione che può essere equivocata. E la commissione internazionale che ne ha chiarito i confini

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Come abbiamo scritto nel nostro resoconto completo dello scorso 28 ottobre, uno dei momenti più sostanziali dell’importante convegno Fiods svoltosi a Roma venerdì 25 ottobre è stato il dibattito sulle tipologie di donazione, e sull’ambiguità della definizione “donazione non remunerata”.

Sappiamo bene che in Italia la cultura associativa in voga da ormai moltissimi anni, e la particolare situazione interna grazie a cui il 78% dei donatori italiani sono periodici e più del 90% sono associati garantisce una condivisione totale dei principi etici sulla donazione, che è contemplata soltanto come donazione gratuita, anonima, volontaria, associata e organizzata. Ma sappiamo anche che a livello internazionale non sempre e così. In America per esempio, come chi legge il blog sa molto bene, la raccolta plasma a pagamento è una pratica molto utilizzata, tanto che il New York Times vi ha dedicato una lunga inchiesta che abbiamo analizzato e sviscerato a fondo.

Ma è proprio sulla definizione di “donazione non remunerata” utilizzata anche dalla World Healt Organization che è necessario soffermarsi, perché naturalmente si tratta di una definizione non immune ad alcune interpretazioni ambigue che sono oggetto di dibattito internazionale. Come hanno spesso ricordato nel corso di questi anni gli ambienti associativi, o molte autorità del sistema sangue italiano come Giancarlo Liumbruno direttore del Centro nazionale sangue, Maria Rita Tamburrini o Claudio Velati, ormai le voci dissonanti sul concetto di donazione etica completamente gratuita hanno guadagnato spazio in modo più aggressivo, e provano a interpretare gli eventuali punti deboli del sistema basato sulla non remunerazione come spazi per insinuare la dicotomia tra disponibilità di sangue e maggior sicurezza, insistendo sul fatto che se portare i donatori nei centri trasfusionali dovesse risultare in futuro sempre più difficile, allora evitare la donazione a pagamento potrebbe risultare difficile, con in gioco la tutela dei pazienti.

Come già accennato, inoltre, sotto osservazione è il concetto di donazione “non remunerata”, un’espressione che lascia intendere la possibilità che ai donatori venga concesso almeno un rimborso o qualche altro riconoscimento in valore. Al convengo di Roma è stata nominata, per esempio, la giornata di lavoro retribuita in caso di riposo quando si va a donare, che in Italia è legge, un diritto al quale i donatori italiani – ha specificato Giancarlo Liumbruno ­– hanno praticamente rinunciato da tempo, perché vanno a donare in massa nei giorni di festa. La posizione delle istituzioni, che si tratti di associazioni di donatori o di professionisti, insomma, rimane molto netta: nessuna apertura a forme di rimborso, a remunerazioni mascherate, o a premi, anche perché ogni breccia alla gratuità significherebbe iniziare un cammino pieno di insidie.

Per definire meglio la donazione “non remunerata” le istituzioni internazionali hanno però istituito una commissione, che a partire dall’articolo 21 della Convezione di Oviedo per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina, aveva il compito di ampliare e definire più nel dettaglio il senso della “non remunerazione”.

Il lavoro della commissione, nella quale per l’Italia era designato Carlo Petrini dell’Istituto superiore di sanità, ha generato alcuni punti chiave per dare le linee guida.

Eccoli qui:

  1. La donazione del sangue deve essere volontaria e non deve essere accompagnata da nessuna forma di pagamento. La nozione di “non remunerazione” non esclude la possibilità di elargire legittimi rimborsi ai donatori. Occorre stabilire un preciso confine tra legittime forme di rimborso (per spese sostenute o per mancati guadagni) per i donatori e qualsiasi beneficio (non solo finanziario) associato alla donazione. Il rimborso deve essere rigorosamente limitato ai costi sostenuti o ai mancati guadagni direttamente associati alla donazione. Non si deve escludere la possibilità di indennizzo per eventuali danni attribuibili alla donazione.
  1. Non sono ammissibili, in nessuna forma, compensi per “inconveniences” correlate alla donazione. La nozione di “inconveniences” potrebbe mascherare un reclutamento di volontari in caso di carenze e di conseguenza uno sfruttamento di gruppi vulnerabili.
  1. Eventuali ricompense non devono mascherare forme di pagamento. Pertanto non devono avere valore monetario e non devono essere trasferibili ad altre persone.
  1. Agevolazioni (commerciali, tariffarie, culturali, ricreative, sportive, turistiche, sanitarie) elargite in connessione all’attività della donazione sono incompatibili con i criteri di gratuità e assenza di profitto. Premi e riconoscimenti associativi per i volontari al fine di rafforzarne il legame associativo e di riconoscere l’impegno teso alla realizzazione degli obiettivi sono ammissibili purché di valore modico e non connessi in alcun modo a un singolo atto di donazione.

 

I confini, pertanto, sono abbastanza netti. E come hanno specificato i molti rappresentati del sistema trasfusionale italiano presenti a Roma, dovranno essere rispettati. L’approccio in questo caso è tutto: è sbagliato pensare che disponibilità e sicurezza (valore quest’ultimo garantito dalla donazione gratuita, periodica e volontaria) siano obiettivi alternativi. La sfida per il futuro semmai sarà di ottenerli insieme attraverso lavoro, sensibilizzazione e impegno condiviso.

“Magnifico Donare”, la nuova campagna sul dono a favore dei pazienti che punta a emozionare con la musica

Chiara Galiazzo - Magnifico Donare - YouTube

Il ricambio generazionale è un tema decisivo per il futuro dell’autosufficienza ematica, nel mondo ma anche e soprattutto nel nostro paese. Ecco perché tale obiettivo va perseguito con ogni mezzo e soprattutto attraverso campagne di sensibilizzazione che siano al tempo stesso capaci di grande valore informativo e di grande trasporto emotivo.

In tal senso, esempio di risonanza assoluta ci sembra la campagna Magnifico Donare, organizzata e promossa da UNITED Onlus, Federazione Italiana delle Thalassemie, Emoglobinopatie Rare e Drepanocitosi e AIPaSiM Onlus, Associazione Italiana Pazienti con Sindrome Mielodisplastica, in collaborazione con AVIS e il supporto non condizionante dell’azienda biofarmaceutica Celgene, la cui mission aziendale, annunciato sulla pagina web aziendale è di “prolungare e migliorare la vita dei pazienti in tutto il mondo”.

Come raggiungere dunque cuore e testa? Facile. Attraverso la musica.

Magnifico Donare, infatti, è rivolta a sensibilizzare la popolazione sull’impatto che la trasfusione di sangue ha sui tanti pazienti affetti da Mielodisplasie e Beta-Talassemia, costretti a ricorrere a trasfusioni di sangue con grande frequenza, e la scelta del testimonial con il compito di trasformare il messaggio in note è ricaduta sulla cantante Chiara Galiazzo, donatrice di sangue da tempo e madrina perfetta per una campagna orientata ai giovani, che ha inciso un brano per l’occasione, intitolandolo proprio come la campagna. La conferenza stampa di inaugurazione di Magnifico Donare si è tenuta il 29 ottobre a Milano e la campagna proseguirà nei prossimi mesi “in diverse città italiane, con incontri pubblici d’informazione con la partecipazione di clinici, associazioni pazienti” e della stessa Chiara, come possiamo leggere sul sito di Avis nazionale.

Ecco a seguire l’intervista a Chiara Galiazzo, che spiega quanto il dono sia un gesto universale e decisivo per la salute dei pazienti:

Ed ecco il video della canzone che porta il nome della campagna, tutta da ascoltare:

Magnifico Donare, in altre parole, è una campagna orientata sul’’importanza dei pazienti nella catena del sistema trasfusionale, e ciò non può che fare felici noi di Buonsangue che ormai da tempo insistiamo affinché proprio i pazienti siano sempre di più al centro del riflettore quando si tratta di dono, proprio perché ci sembra importantissimo parlare ai giovani (lo ha ribadito anche Gianfranco Massaro presidente Fiods nel convegno internazionale sul sistema sangue nel terzo millennio svoltosi a Roma lo scorso 25 ottobre) e lavorare affinché il legame innato tra donatore e ricevente, così come la chiarezza sul percorso completo del dono che va a incidere fortemente sulla vita di chi ha bisogno di sangue qualunque sia la sua patologia, possa risuonare nella mente di tutti come un valore condiviso e irrinunciabile. E se succede a tempo di musica, è ancora meglio.

 

Il dono di midollo e sangue, i pazienti, le associazioni in sinergia, i giovani: la campagna “Dona anche tu” de Le coliche ha più di 100 mila visualizzazioni in 3 settimane

Match It Now - 21 29 Settembre 2019

Quando si parla di donazione di midollo osseo, il dono del sangue è sempre interessato, come se tra i due tipi di donazione vi sia una sorta di gemellaggio, un gemellaggio che esiste eccome, e che come sempre risiede nell’importanza dell’atto del dono per tutte le tipologie di pazienti. Tale concetto va ribadito con forza a ogni occasione, specie alle generazioni più giovani, affinché anche nel futuro prossimo non venga mai a mancare quella base di donatori periodici (per ciò che riguarda il sangue), e una diffusa sensibilità sul tema della donazione di midollo osseo, affinché in tanti sappiano di quanto sia complicato, a volte, trovare la compatibilità tra ricevente e donatore.

A tale scopo, ADMO (Associazione donatori di midollo osseo) sta organizzando molte iniziative nelle scuole, come l’ultima di qualche giorno fa in Sardegna, a Porto Torres, che ha coinvolto le classi quinte dell’Istituto d’istruzione superiore “Mario Paglietti”, grazie a un’iniziativa dell’Amministrazione comunale in collaborazione con la sezione locale della Croce Rossa nell’ambito del programma “Comunità educante”.

Coinvolgere i ragazzi spiegando loro che il dono può salvare vite umane è ormai un obiettivo condiviso e riconosciuto, come del resto dimostra ciò che è accaduto qualche settimana fa in occasione della settimana dell’abituale manifestazione su scala nazionale “Match it Now”, che come sappiamo è l’evento dedicato alla donazione di midollo osseo e di cellule staminali emopoietiche promosso, da Centro Nazionale Trapianti, Centro Nazionale Sangue, Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), ADMO e  ADOCES, in collaborazione con  l’associazione ADISCO.

Tutti questi soggetti, insieme, per arrivare a più giovani possibili, hanno commissionato l’ultima campagna “Match it Now” al noto gruppo di creativi “Le coliche”, in modo da reinterpretare in chiave ironica e con un linguaggio più familiare alle nuove generazioni temi forti come la malattia normalmente poco percepiti prima dell’età adulta.

I risultato? Eccolo qui, per chi non l’avesse ancora visto. Un video divertente che resta in testa e ribalta l’approccio alla malattia cui siamo abituati, giocando con abilità sul ruolo del paziente:

Quasi 100 mila visualizzazioni in solo tre settimane solo sul canale Youtube del gruppo. Possiamo certamente dire che l’operazione sul piano della visibilità sia perfettamente riuscita.

 

 

Nuovo servizio per i donatori toscani, si arricchisce il Fascicolo sanitario elettronico (FSE)

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Una bella novità diventa operativa per i donatori toscani, e riguarda l’ampiezza informativa del loro Fascicolo sanitario elettronico: è pronto l’ultimissimo aggiornamento, che aggiungerà al fascicolo una nuova cartella. Quale? Quella che conterrà i referti del laboratorio trasfusionale, ovvero tutti i risultati, in dettaglio, delle analisi svolte da ciascuno nel proprio percorso trasfusionale.

Già lo scorso 15 giugno a Livorno, in occasione della Giornata regionale del donatore, avevamo annunciato le molte iniziative in programmazione per la nuova stagione in una delle regioni guida sul piano del costante rinnovamento del proprio sistema trasfusionale, un rinnovamento cui si aggiunge anche questa opportunità.

Il servizio tuttavia non è ancora disponibile in tutta la regione: si tratta di un work in progress, e attualmente sarà attivo a Firenze, Careggi, Viareggio, Meyer, Grosseto Pistoia, Empoli, Massa e Pisa, in attesa di diventare effettivo, nei prossimi mesi, in tutta la regione.

Significativa la soddisfazione delle due principali personalità del sistema trasfusionale toscano, ovvero l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e la responsabile del Centro Regionale Sangue Simona Carli, che insieme hanno individuato i motivi per i quali questo nuovo servizio porterà beneficio alla comunità dei donatori.

“La donazione del plasma e del sangue, oltre che un importantissimo gesto di solidarietà e di altruismo, è anche un momento importante di medicina preventiva – ha detto la Carli, aggiungendo che “gli esami di idoneità alla donazione sono una importantissima occasione di controllo e di verifica del proprio stato di salute. Proprio per questo diventa ancora più importante uno strumento come il FSE, che permette di ricevere sullo smartphone o su qualunque computer i risultati degli esami e di archiviarli con modalità che li rendono sempre consultabili in qualsiasi momento e per qualsiasi esigenza. E’ per questo che non esito a dire che l’archiviazione degli esami dei donatori sul FSE è veramente un bel servizio per i donatori”.

Dello stesso avviso la Saccardi, che al pari della responsabile del CRS vede il fascicolo elettronico come un “premio” e una dimostrazione di attenzione per i donatori, che non devono essere visti soltanto come rubinetti da spremere. Inoltre per lei il nuovo FSE è da considerarsi come uno strumento promozionale da non sottovalutare.  “Il servizio, oltre ad essere un giusto riconoscimento per i donatori e una notevole semplificazione del percorso – ha dichiarato l’assessore – è sicuramente un importante strumento di comunicazione e di promozione della donazione del plasma e del sangue”.

Ben venga il nuovo FSE dunque. Senza dubbio è molto positivo quando i donatori possono contare su nuovi strumenti che possano tutelarli, e aumentare i livelli di sicurezza e qualità del servizio trasfusionale.

Ancora meglio però, ci sentiamo di aggiungere, sarebbe se di questi strumenti potessero avvantaggiarsi tutti i cittadini italiani e non solo quelli di una singola regione.

Ecco, secondo noi, uno dei temi più importanti sul piano delle future politiche sanitarie, che si tratti di sistema trasfusionale o altri settori: la tutela e il raggiungimento del massimo grado possibile di conformità dei servizi e delle opportunità da nord a sud del paese, affinché i livelli di qualità e sicurezza per la cura dei pazienti siano ovunque dello stesso livello per tutti.

 

 

Il Centro nazionale sangue e il lavoro sui social: un’ottima riuscita all’insegna dell’informazione

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Una comunicazione è quanto più efficace quanto più sa sfruttare le caratteristiche del medium su cui è convogliata. Si tratta di una parafrasi un po’ dilatata del noto aforisma “Il medium è il messaggio” di Marshall McLuhan, tra i più interessanti studiosi di mass-media del novecento. E se parliamo di sangue, e di informazione su alcuni dei temi chiave del sistema sangue da presentare e lasciar interiorizzare al pubblico, il lavoro social del Centro nazionale sangue ci pare procedere per il verso giusto, con efficacia e chiarezza espositiva.

In particolare, ci hanno colpito positivamente le infografica pubblicate nelle ultime settimane: accattivanti, ben centrate, facili da decriptare e dritte alla sostanza, a proposito di dubbi e informazioni che effettivamente i cittadini che ancora non hanno intrapreso la strada della donazione periodica hanno bisogno di chiarire.

Eccole qui di seguito:

 

  1. I tatuaggi

Domanda frequentissima e risposta ormai assolutamente necessaria, visto l’enorme numero di persone tatuate. Chi ha tatuaggi può donare? La risposta prende forma grazie a un disegno che colpisce, alla regola ferrea da rispettare (bisogna aspettare 4 mesi), e grazie alle tre motivazioni che spiegano il perché.

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  1. Chi dona? Vecchi o giovani?

La criticità più grande che gli addetti ai lavori conoscono benissimo, deve essere nel migliore dei modi trasmessa al pubblico, che ormai ha l’abitudine consolidata di rapportarsi a dati, sondaggi e numeri per approcciarsi al reale e comprendere i problemi. Dall’infografica del Centro nazionale sangue, emerge bene come si delinea la geografia del dono per fasce d’età nel paese: calano i giovani da 18 a 35 anni (ben il 29% complessivo in meno dal 2013) e crescono a compensare gli adulti dai 46 ai 55 anni. Una tendenza che deve essere gioco forza modificata, riportando giovani a donare.

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  1. L’utilizzo del sangue

Quante sacche servono per ciascuno dei trattamenti principali che sono resi possibili dalle donazioni?

Ecco un perfetto caso in cui i numeri riescono a trasmettere meglio di tante parole l’importanza di ogni singola donazione. Il lettore social può così imparare, tra curiosità e informazioni quantitative utili a dimensionare l’importanza di un’alta quota di donazioni, che per un trapianto di cuore possono servire fino a 10 sacche, che per garantire una vita più agevole e normale a un talassemico ne servono tra le 30 e le 50 l’anno, e che per i farmaci necessari ad assicurare le cure di un emofilico sono necessarie ben 1200 sacche di plasma.

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Fig. 3

  1. I motivi per donare

Infine la call to action: perché donare? Quali sono i buoni motivi principali per farlo? Ecco un percorso tra 5 motivi incontestabili, che vanno dall’opportunità di salvare una vita, alla semplicità di come ci si può riuscire, visto che donare non fa affatto male, basta poco tempo, si offre una risorsa non producibile in modo artificiale e per di più ottenendo esami del sangue gratuiti. Cosa aspettiamo dunque?

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Carenza sangue in Campania. Il Centro nazionale sangue coordina e mobilita il sistema

È tutta la settimana, che da una delle regioni italiane storicamente più in difficoltà nell’organizzazione di una raccolta sangue lineare, costante ed efficiente per tutti i 12 mesi dell’anno, la Campania, si susseguono gli appelli al dono, al fine di limitare le carenze endemiche e assicurare anche per i mesi estivi il corretto e normale svolgimento delle attività trasfusionali.

Un appello nei giorni scorsi è arrivato dall’Ospedale Pausillipon di Napoli, dal quale è arrivato addirittura il video appello di una bambina paziente, come si può leggere sul sito www.internapoli.it assieme alle indicazioni pratiche su dove e quando donare, e come ha ribadito il Corriere di Caserta.

Stesse necessità arriva da Acerra, dove in particolare serve sangue del gruppo 0 negativo, segnalazione che è arrivata direttamente dall’Avis di Sarno.

Anche da Salerno è arrivato un appello nelle ultime ore, con una carenza all’ospedale Ruggi che si spera possa essere contrastata nelle prossime ore, così come testimonia il magazine on-line Salerno Sanità.

Un situazione difficile, che come possiamo leggere sul sito di Fidas nazionale, ha spinto “La Struttura Regionale di Coordinamento per le attività trasfusionali della Regione Campania ha segnalato al Centro Nazionale Sangue una carenza prevista, per il periodo 15 luglio – 30 settembre, di circa 1.700 unità di emazie, pari a circa 150 unità settimanali con la seguente distribuzione: 82 0+; 5 0-; 41 A+; 7 A-; 14 B+; 1 B-.”

Un numero rilevante, al quale bisognerà saper ovviare. Come? A questo aspetto, come da norma ci ha pensato il Centro Nazionale sangue, che ha subito invitato “le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue ad avviare azioni di supporto straordinario, anche locali, volte ad intensificare la chiamata dei donatori raccomandando, inoltre, alle Strutture Regionali di Coordinamento di inserire le disponibilità nella bacheca in SISTRA al fine di compensare la carenza della Regione Campania”.

Tutti pronti alla mobilitazione dunque, in modo da assicurare le sacche necessarie alla Campania in attesa dell’apporto risolutivo di associazioni e donatori periodici. Che l’estate sia un periodo particolarmente complesso per la raccolta sangue, con i cali intrinseci che siamo abituati a documentare ogni anno, non è una grande novità per i lettori di Buonsangue. Prima donare poi partire è la regola, il motto di questo periodo dell’anno con e ferie che incombono e la voglia di partire verso destinazioni vacanziere dopo una lunga e faticosa stagione lavorativa. Ma basta queste “scuse” a far dimenticare il proprio dovere di cittadini e rimandare l’idea di donare al rientro a settembre? Assolutamente no, e la nostra speranza è che anche in Campania la maggior parte dei cittadini la pensino come noi.