Da Avis 200mila euro per ricostruire il centro sanitario ad Arquata del Tronto (Ap), paese colpito dal terremoto del 2016

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Il terremoto che colpì l’Italia Centrale nel 2016 è ancora nei ricordi di tutti, e c’è ancora moltissimo da ricostruire. Ed ecco perché è importante raccontare l’importanza di un altro tipo di donazione, questa volta non individuale ma associativa, e non di sangue o plasma ma di denaro, che offre aiuto a uno dei tanti paesi gravemente danneggiati da quell’evento.

Parliamo della donazione che Avis Nazionale ha effettuato ad Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, paese che durante il terremoto dell’agosto 2016 andò in gran parte distrutto. A breve, grazie allo sforzo di Avis che ha raccolto 200mila euro, e all’intervento dell’industria farmaceutica Pfizer che ne investirà 250mila, partirà infatti la ricostruzione del “Nuovo centro socio-sanitario”, un polo ospedaliero che potrà contare sui seguenti reparti:

  •  medicina generale convenzionata
  •  pediatria convenzionata
  •  specialistica ambulatoriale (diabetologia eventuale accesso di cardiologo-ginecologo)
  • servizi di telemedicina (telecardiologia, teledermatologia, telediabetologia)
  •  diagnostica di primo livello (ecografia ambulatoriale e domiciliare)
  • servizi infermieristici ambulatoriali per medicina ipertesi
  • gabinetto odontoiatrico
  • collegamento con operatori dei servizi sociali

Tanti servizi, tutti necessari. Ecco dunque, un ulteriore esempio di come è possibile portare vantaggi concreti alla popolazione, e di quanto siano importanti la perseveranza e la continuità d’azione delle associazioni di volontari organizzate, che spesso e volentieri offrono un supporto al pubblico che supera, e anticipa, quello delle stesse istituzioni, come sottolineano i rappresentati locali delle zone terremotate.

L’esperienza del dono, la cultura del dono che fa rima con solidarietà, può essere declinata in mille modi.

Il sangue, che è decisivo per la vita della comunità giacché la sua raccolta organizzata, associata, volontaria, anonima e gratuita consente di rincorrere e avvicinarsi all’obiettivo dell’autosufficienza ematica, è infatti solo uno dei tanti doni che il singolo individuo, da solo o attraverso un’associazione può offrire, ma non è l’unico.

Tante volte su Buonsangue abbiamo potuto constatare come il concetto di dono non conosca univocità, e che esteso ai gesti, alle parole, alle azioni, ha l’occasione di diventare cultura e incidere in una visione di mondo differente, che forse non è sufficiente a cambiare le mille storture della nostra contemporaneità, ma che di certo contribuisce a mostrare che vivere costruendosi un’alternativa all’individualismo non solo è possibile, ma è soprattutto appagante.

Fare del bene, e offrire opportunità di benessere al prossimo, è un vero toccasana per il benessere interiore, sia che si tratti di dono midollo osseo, come ha testimoniato per noi Matteo Bagnoli presidente di Avis Livorno pochissimi mesi fa, sia che si tratti di aiutare i malati di talassemia, come scoprimmo insieme a Roma durante lo scorso World Blood Donor Day, ascoltando le delicate ma straordinarie testimonianze dei tanti beneficiari della generosità dei donatori conosciuti attraverso Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Dal video de La Stampa, ecco com’era la situazione ad Arquata del Tronto un anno dopo il sisma.

Il Centro nazionale sangue e il progetto Blood Confusion legato all’alternanza scuola-lavoro: indagare le credenze sul dono con il metodo del sondaggio

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Blood Confusion. Si chiama così il progetto che il Centro nazionale sangue sta portando avanti assieme alle scuole romane nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, allo scopo di individuare quali sono fattori che tengono i giovani lontani dalla donazione di sangue.

Indagare in questo modo, direttamente attraverso i ragazzi delle scuole, quali sono i dubbi possibili degli utenti coetanei e dei loro nuclei familiari, può senza ombra di dubbio fornire informazioni importanti sulle strategie e i temi sensibili da affrontare in comunicazione, per fornire la giusta cultura del dono e consentire ai ragazzi di superare le proprie credenze sbagliate o le proprie paure.

Il campione utilizzato nei sondaggi di Blood Confusion è formato da 110 soggetti tra 17 e i 35 anni, i quali si sono espressi a proposito delle loro principali paure nell’approccio alla pratica del dono, e a proposito degli ostacoli insormontabili che, a loro modo di vedere, possono pregiudicare a monte la possibilità di andare a donare.

Dai risultati, pubblicati in un comunicato del Centro nazionale sangue, è emerso che:

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Sondaggio numero 2

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(Fonte: www.centronazionalesangue.it)

Sull’utilità di questo approccio, la prova arriva da ciò che gli studenti hanno realizzato a partire da questi risultati: ovvero una campagna di comunicazione atta a rassicurare i destinatari sull’affidabilità del sistema, e a informare correttamente sulla dispercezione legata al problema dei tatuaggi o dei piercing, fattori che solo temporaneamente possono inficiare la donazione.

Fine marzo, è tempo di bilanci per le sedi territoriali Avis: una panoramica su dati, bilanci, sensazioni e propositi per il domani

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Fine marzo coincide con il momento perfetto per tracciare i bilanci dell’annata da poco conclusa per moltissime Avis territoriali, ovvero quelle comunali, provinciali e regionali.

Occasioni del genere sono molti utili per le associazioni soprattutto perché consentono un confronto diretto tra soci, per analizzare il lavoro svolto, controllare che il programma stilato 12 mesi prima si stato realizzato, ed eventualmente per tracciare le nuove linee guida e i nuovi obiettivi futuri, per migliorare e accrescere sempre di più l’incidenza del dono organizzato nelle relative comunità.

Nelle ultime ore, sono tantissimi i centri Avis che hanno comunicato i loro report, e su Buonsangue abbiamo scelto di tracciare una panoramica generale, per raccontare sempre più da vicino quanto è ricca e impegnativa la vita dei donatori.

A Parma, in Emilia Romagna, su Parmadaily leggiamo di numeri importanti per l’Avis Provinciale, che ha ben 47 sezioni in provincia e quasi 20 mila donatori, cifra significativa che tuttavia non è bastata a evitare un calo di sacche raccolte nel 2017. Identità, credibilità e fidelizzazione sono gli antidoti per Roberto Pasini, il presidente provinciale, assieme alla necessità di fare informazione su quanto e perché il dono del sangue sia importante per tutti, in ogni momento dell’anno.

Va meglio a Modena, dove la sezione comunale ha trovato nel 2017 ben 500 donatori in più, ma ciò che risulta alquanto significativo è che ben 217 di loro provengono dalla campagna che Avis Modena ha condotto nelle scuole superiori, a riprova che andare direttamente a cercare i giovani con iniziative eventi e contenuti che esprimano la cultura del dono è una politica che paga.

Decisamente buona la situazione a Pistoia, dove l’Avis Provinciale può vantare una crescita di donazioni rispetto tra il 2017 e il 2016 pari al 3,2%. Ruolo importante, nel reclutamento di nuovi donatori, è offerto dal Servizio Civile: ragazze e ragazzi volontari che nel 2017 hanno raggiunto ben 26 scuole e 187 classi, riuscendo a sensibilizzare i giovani e a creare una massa critica.

Calo leggero in Veneto, nella realtà provinciale avisina della Marca con sede a Treviso, dove lo scorso anno è stata registrata una raccolta complessiva di 49.375 sacche (40.679 sacche di sangue intero, 7.703 plasmaferesi e 993 piastrine), con un calo del 2,3 % rispetto al 2016. Altri dati significativi riguardano la raccolta associativa (13.189 unità fronte delle 36.187 unità donate nei centri trasfusionali) con un numero di cessioni di sacche intra ed extraregionali, ben 7.300. Importanti, perché precise nell’individuare una criticità, le parole della presidentessa Vanda Pradal, che ha sottolineato “l’obbligo di segnalare ancora una volta e con forza un elemento che per Avis sta diventando una criticità importante: la mancanza di medici e di operatori sanitari nella nostra Unità di raccolta, la difficoltà di reperirli e formarli. Insistiamo ancora nel chiedere che i medici in specializzazione possano ottenere l’autorizzazione ad operare nella nostra Udr”.

Ottime le stime, sempre in Veneto, per l’Avis provinciale Vicenza, che nel 2017 ha potuto mettere insieme ben 13.046 sacche di sangue intero, 2381 donazioni di plasma e 41 piastrinoaferesi. In tutto 15440 sacche con un incremento complessivo del 3,53% nell’ultimo quinquennio, dati tra i migliori in regione.

Sempre nel nord-est, a Udine, numeri record per l’Avis Provinciale di Udine che nel 2017 vanta una crescita del 12,5% rispetto al 2016, trend confermato anche nei primi mesi del 2018. Alla situazione senza dubbio egregia va aggiunto poi un dato ulteriore: più del 50% dei presidenti sezionali comunali in AVIS provinciale di Udine è under 30, a riprova che l’energia dei giovani può essere una risorsa linfatica di assoluto vigore.

A Bergamo, grazie al Giornale del Treviglio, sappiamo invece che c’è stato un piccolo e positivo aumento di donatori periodici, 28.370 unità nel 2017 contro i 26.515 dell’anno precedente. La fascia d’età più rappresentata? Per fortuna quella che va tra i 35 e i 45 anni.

Scendendo al sud, a Chieti, ottimi successi anche per l’Avis provinciale chietina, che mettendo al cento del discorso l’obiettivo dell’autosufficienza ha saputo raccogliere ben 15163 unità di sangue intero, plasma e piastrine, grazie al supporto degli 8981 donatori locali.

Infine, la Sicilia: a Trapani anno molto impegnativo, con il calo registrato a maggio 2017 di ben 70 sacche rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, con la conseguente reazione attraverso iniziative come per esempio il Blood Tour Summer Edition 2018, cioè una raccolta itinerante con autoemoteca in località frequentate dai giovani per sensibilizzare al dono del sangue, con una ricaduta positiva al punto di poter pensare a un incremento della raccolta del 2018 pari al 5%. Staremo a vedere.

Intanto, come si può notare, è davvero esplicativo leggere la varietà, la diversità di situazioni che ogni territorio e ogni realtà territoriale deve affrontare nella propria battaglia quotidiana sul campo in favore della raccolta sangue e della cultura del dono anonimo, gratuito, periodico, associato e volontario.

È per questo che ci auguriamo che contenuti come questo possano invogliare chiunque a diventare donatore con Avis, Fidas Fratres o Croce Rossa: essere attivi nella propria comunità è sempre foriero di benefici e benessere personale, a ogni latitudine.

In infografica, il mondo Avis in cifre.

Infografica Avis

Fidas: a Pordenone i giovani associati in meeting si impegnano per #DareForma al futuro del dono

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Al centro del motore, le nuove generazioni.

Nell’intento di far coincidere propositi teorici a riscontri pratici nelle attività sul campo, nell’ultimo anno le principali associazioni di donatori italiane hanno investito tempo e risorse umane nella formazione di quei giovani volontari che nei prossimi anni dovranno essere pronti a raccogliere la complessità delle sfide future in fatto di dono del sangue, e a occuparsi della ri-organizzazione della vita associativa nazionale in dialettica con i grandi, repentini e significativi cambiamenti che il tempo contemporaneo impone alle società.

Non troppo tempo fa, proprio per fotografare questa necessità impellente di rinnovamento e di sguardo sul domani, su Buonsangue abbiamo seguito da vicino le giornate di scuola di formazione Avis a Milano, mentre durante lo scorso ottobre ci siamo dedicati al racconto della consulta giovani Fratres.

Ora è il turno di Fidas, che proprio durante lo scorso weekend (16-18 marzo) ha vissuto giornate importanti sul piano della crescita con la XIX edizione del Meeting Giovani Fidas svoltasi a Pordenone, in Friuli Venezia Giulia, maratona votata a concretizzare gli obiettivi associativi in fatto di formazione delle nuove leve, oltre che occasione di dialogo e confronto sulle diverse esperienze di tutti gli associati, allo scopo di costruire un futuro solido (da qui l’hashtag #DareForma) e delineare cosa dovrà diventare per le nuove generazioni l’impegno nel volontariato del dono.

Tutti i partecipanti erano giovani donatori under 28, circa un centinaio, provenienti da 27 Associazioni Federate sparse in tutto il Paese, dal Piemonte alla Sicilia.

CoordinamentoGIovaniFIDASLa nuova squadra del coordinamento nazionale con il presidente Fidas Ozino Caligaris

Dare forma è il nuovo credo di Fidas dunque, ma dare forma a cosa? E come? Con quali metriche? Sono queste le domande a cui giovani di Fidas hanno provato a dare una risposta, individuando alcune aree tematiche ben definite. Come primo asset strategico, è emersa dal dibattito la necessità di definire come dovrà mutare il concetto di impegno sociale in un mondo cangiante, impegno che può rivelarsi quantitativamente e qualitativamente molto diverso per ciascuno di noi, potendosi declinare come contributo disinteressato alla crescita della società civile, come aspirazione a coltivare grandi o piccoli ideali, come volontà ferma di sostituirsi alle istituzioni laddove esse non risultino particolarmente efficienti, o solo per un benessere psicologico individuale.

Solo partendo dall’analisi interiore dunque, e risolvendola, è possibile passare alla seconda fase, quella del dare forma alle idee. Idee su come trasmettere all’esterno il concetto di dono come valore, per esempio, individuando a perfezione le esigenze e le aperture di tutti i possibili destinatari dei messaggi attraverso progetti di comunicazione efficaci e stimolanti.

Infine, come esigenza altrettanto importante e legata alle prime due, è emersa la necessità di dare forma all’informazione, un’informazione che al giorno d’oggi rischia di deragliare sempre più verso l’indecidibilità (causa spettacolarizzazione e semplificazione sistematica) su qualsiasi tema pubblico, a causa della deriva strumentale di molti player mediatici o semplicemente per via dell’enorme numero di fake news (o di news poco controllate) che vengono pubblicate ogni giorno. L’antidoto? Sempre il solito: cultura e aumento della sicurezza dei mezzi e del loro funzionamento.

I tre giorni Fidas sono stati tuttavia occasione non solo di dibattito, ma anche di riorganizzazione interna con la creazione di un nuovo coordinamento nazionale che avrà il compito, delicato ma davvero appassionante, di creare una rete funzionale e motivata tra i giovani delle diverse confederate nei prossimi due anni.

Dal nuovo team, va da sé, dipenderanno molti dei futuri successi sul campo delle nuove generazioni in corpo a Fidas.

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Successo per “Dono & sport” a Treviso. E da anni un occhio particolare alla lotta contro l’emofilia

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Una decina di giorni fa, lo scorso 21 febbraio, vi abbiamo raccontato dell’assemblea generale di Avis Veneto, mettendo l’accento su alcuni dati in calo che riguardavano l’autosufficienza ematica nella provincia di Venezia.

Il proposito generale dei donatori associati veneti è stato di reagire immediatamente, attraverso eventi, collaborazioni e idee mirate in grado di coinvolgere sempre di più la comunità nella sua completezza, e soprattutto le nuove generazioni, nella splendida esperienza del dono del sangue.

In quest’ottica, è sicuramente rimarchevole l’iniziativa in corso in queste settimane e ideata da Avis provinciale di Treviso: due giornate di “Dono & Sport” che mirano a convogliare il messaggio del dono a tutti i trevigiani attraverso la sinergia di Avis con due dei club professionistici cittadini impegnati nei campionati nazionali di pallavolo femminile, l’Imoco Volley Conegliano, prima in classifica in serie A1, e di basket maschile, l’Universo De Longhi Basket Treviso, in zona play-off in A2 maschile.

Già lo scorso 25 febbraio è andata in scena la prima giornata di “Dono & Sport”.

Le ragazze di Conegliano, come si può leggere anche su Dono & Vita, sono scese in campo sostenute da 5000 spettatori (di cui 700 donatori avisini) indossando le magliette di Avis: uno spettacolo destinato a rimanere negli occhi di chi ha popolato il palazzetto dello sport.

Feste come quella di Treviso andrebbero ripetute in tutta Italia, su tutti i campi delle più disparate discipline, dal calcio al basket, dalla pallavolo al rugby, celebrando in ogni fine settimana il connubio naturale di attività come lo sport e il dono del sangue, incentrati su principi intrinsecamente condivisi come vita sana, benessere corporeo e scambio sociale.

Intanto però, in attesa che l’alleanza tra donatori e sport professionistico si cimenti sempre di più, tutti a Treviso in vista della seconda giornata di “Dono & Sport”, in programma domenica 11 marzo con la 24^ giornata di campionato A2 di pallacanestro maschile: a scendere in campo con le maglie marchiate Avis sarà appunto l’Universo De Longhi Basket Treviso, tra le più gloriose società del basket italiano, impegnata nella sfida contro la Kleb Basket Ferrara.

Il lavoro di Avis Veneto tuttavia non si ferma qui: prosegue in continuità con gli ultimi anni il sostegno che i donatori veneti offrono alla Fondazione TES, (Tissue Engineering e Signaling) che si occupa di volontariato e ricerca scientifica. Attualmente la TES sta sviluppando un progetto che migliori la strategia terapeutica in favore dei malati di emofilia attraverso le cellule staminali, e chiunque può sopportare l’iniziativa donando il proprio 5 per mille, o votando il progetto sul sito di AVIVA Community Fund, che offre l’occasione di dare sostegno economico a progetti importanti per il bene comune. In un modo o nell’altro, non facciamo mancare il nostro apporto.

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“Ciak! Si gira” 2018. A Livorno gli spot a favore del dono li creano direttamente i giovani

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Il sodalizio tra Avis e la scuola è sempre solido, potente e attivo su tutto il territorio nazionale.

Promuovere la cultura del dono nelle scuole è sempre un investimento sostanziale per il futuro, perché chi si avvicina al dono da giovane, immagazzinando l’idea di fare del bene al prossimo in modo anonimo, spassionato, volontario e soprattutto periodico, capisce bene che potrà godere del benessere interiore assicurato dal dono per l’intera durata della vita.

A Livorno, poi sanno anche che se al concetto di dono del sangue è affiancata la vertigine appagante della creazione e del lavoro di gruppo, i risultati possono essere straordinari.

Quanto le politiche giovanili siano centrali nell’attività dell’Avis locale ce lo ha già raccontato il presidente livornese Matteo Bagnoli, in quest’intervista dello scorso 5 ottobre: ma intanto pochissimi giorni fa, venerdì 26 gennaio, sono stati scelti i cortometraggi vincitori del concorso dedicato alle scuole “Ciak! Si gira”, giunto alla quinta edizione e creato allo scopo di spingere le classi e i giovani delle classi secondarie a realizzare video/spot promozionali che sviluppino con originalità la tematica del dono.

Il convegno, svoltosi al Cinema Quattro Mori a partire delle prime ore del mattino, ha coinvolto centinaia di ragazzi (nel 2017 erano stati ben 370) e i due cortometraggi che hanno vinto sono molto validi:

Nella propria sezione dedicata, si è imposta la classe III D della Scuola media Micali, con uno spot chiamato Cartoon Avis, che lega un messaggio del dono ben espresso a parole a un tema musicale molto emozionate.

Tra le classi superiori, si è imposto invece lo spot chiamato “Brainstorming Buontalenti”, un lavoro semplice ma in grado di trasmettere l’essenza del dono con chiarezza e decisione.

Buona visione dunque, con l’augurio, da parte nostra, che siano sempre di più le iniziative in grado di coinvolgere i giovanissimi nell’universo magico del dono, e non soltanto attraverso l’adesione fredda a messaggi precostituiti, ma come nel caso di “Ciak si gira”, spendendosi creativamente attraverso la socialità e il lavoro di gruppo.

Donazione di sangue. Le più belle campagne video dell’estate secondo il principio “prima donare, poi partire”

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Come abbiamo visto per tutti i mesi di giugno e luglio, e anche in queste prime tre settimane d’agosto, sono state davvero moltissime le campagne sul territorio, le donazioni speciali, le attività di raccolta volute e promosse in ogni regione dalle principali associazioni di donatori Italiane, Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Dietro tutto questo lavoro la convinzione comune che diffondere la cultura del dono è qualcosa di molto importante, perché avere la possibilità di poter contare su molti donatori periodici assicura il ricambio generazionale, permette al sistema di essere sempre pronto a ovviare a qualsiasi necessità improvvisa e di potere essere gestito sempre al meglio nel medio e nel lungo periodo, in base a scorte armonizzate e a raccolte su chiamata, in linea con le nuove concezioni del Patient Blood Management.

Le campagne pubblicitarie estive delle istituzioni dell’universo sangue puntano dunque proprio a sensibilizzare il pubblico su questi concetti chiave. Ecco perché abbiamo selezionato le più belle e le più recenti: affinché l’opera di sensibilizzazione e di reclutamento di donatori possa proseguire anche in queste giornate d’agosto, attraverso le pagine di Buonsangue.

La campagna estiva di Avis, per cominciare, è un gioco semplice e divertente che si chiama “L’alfabeto della solidarietà”. Per giocare basta comporre un breve messaggio da condividere sui social al sito https://alfabeto.avis.it/#crea-messaggio e nascerà una bella gif animata.

Per chi invece vuole conoscere 90 anni di Avis in soli 90 secondi, ecco il video preparato per festeggiare questa ricorrenza.

Fidas nazionale ha puntato per l’estate sulla comicità di Toni Bonji, nei panni di un medico trasfusionale.

Dal Centro Nazionale Sangue invece, riprendiamo e vi mostriamo una bella campagna di sensibilizzazione di qualche anno fa, realizzata insieme al Ministero della salute. Claim della campagna è “Dai potere al tuo sangue. Accendi il Redono”. Uno spot interessante essenzialmente per la sua chiave inedita e originale.

Segnaliamo infine la recente campagna dell’Avis Modena, che ha scelto come testimoni d’eccezione a favore della donazione, alcuni campioni dello sport nazionale del passato. Andrea Giani, fuoriclasse della nazionale italiana di pallavolo tre volte campione del mondo e Francesco Moser, ciclista tra i più amati di sempre, vincitore di tre Roubaix e del Giro d’Italia 1984.

Ecco le loro parole sull’importanza di donare.

A Ferragosto il bisogno di sangue continua: carenze, raccolte speciali e notizie dall’universo sangue nel periodo più caldo (e difficile) dell’estate

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Le carenze estive di sangue su cui stiamo dando costanti aggiornamenti rischiano di non essere solo estive: TGcom24 riporta in queste ultimissime ore che precedono il Ferragosto notizie poco rassicuranti anche per l’autunno http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sos-sangue-gli-ospedali-temono-di-restare-a-secco-in-autunno_3088936-201702a.shtml.

Con uno sforzo collettivo di associazioni e la partecipazione dei cittadini, c’è ancora tempo per evitare questa situazione.

Su Diario del Web, la giornalista Stefania Del Principe riprende e analizza il vecchio comunicato del CNS che risale ormai a qualche settimana fa, ricordando che senza scorte di sangue esistono categorie più a rischio, come i talassemici, che rischiano di non ricevere le cure adeguate https://www.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20170814_439233.

Il Mezzogiorno è sempre il territorio più colpito dalle carenze:

In Campania, a Rummo, in provincia di Benevento, problemi all’ospedale locale dove il gruppo A e il gruppo 0 sono diventati carenti http://www.ottopagine.it/bn/attualita/132945/l-appello-del-rummo-serve-subito-sangue-gruppo-a-e-0.shtml. Attesa una risposta della comunità locale per ovviare alla necessità.

A Reggio Calabria, problemi rilevanti agli Ospedali Riuniti, giacché nonostante le molte donazioni speciali organizzate dalle associazioni, ci sono poche sacche a disposizione http://www.strettoweb.com/2017/08/e-emergenza-sangue-agli-ospedali-riuniti-di-reggio-calabria/591606/.

A Palermo, è Younipa, il sito degli studenti dell’università del capoluogo a ricordare ai concittadini che in questi giorni è possibile donare anche al Policlinico per far fronte all’emergenza estiva http://www.younipa.it/2017/08/14/emergenza-sangue-possibile-donare-anche-al-policlinico/26493/

A Orta Nova, in provincia di Foggia, si è appena conclusa una manifestazione musicale in favore del dono organizzata dall’Avis locale http://www.statoquotidiano.it/13/08/2017/orta-nova-avis-vena-dorchestra/564867/

A Favria, in provincia di Torino, donazione speciale il 19 agosto organizzata dalla Fidas. https://12alle12.it/vieni-donare-19-agosto-sos-sangue-buon-ferragosto-lelogio-del-buon-cibo-minichin-tu-gruppo-dalla-tontina-al-tontineur-dal-fuco-al-drone-non-parlare-del-bordone-268761

In Toscana come sempre è possibile monitorare la situazione ora dopo ora grazie al meteo del sangue, un servizio che ci auguriamo presto di vedere attivo in altre regioni https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/:

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Buone notizie invece da Ravenna, http://www.ravennatoday.it/cronaca/i-donatori-di-sangue-fanno-il-tutto-esaurito-a-marina-di-ravenna.html, dove un grande concerto organizzato da Avis per sensibilizzare i giovani verso la donazione ha riscosso un grande successo con più di 5000 partecipanti.

Infine, lo ricordiamo: il modo migliore di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più costruttiva, è quello di consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma in tutta Italia: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare martedì 15 agosto fino a donazioni in programma a metà settembre. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi.

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I migranti come possibile risorsa del sistema sangue. Studio di Fidas a cura di Simone Benedetto, giovane donatore laureato in medicina

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Che tipo di risorsa possono essere, i cittadini migranti, per il sistema sangue?

Il tema comincia a diventare di rilievo, e non di rado, in molti degli ultimi convegni ai quali Buonsangue ha partecipato, personalità importanti dell’universo sangue in Italia come il presidente uscente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, si sono espressi senza mezzi termini considerando le nuove famiglie di immigrati con i figli nati in Italia, come un possibile serbatoio futuro per nuovi donatori.

Sullo stesso tema, di recente, abbiamo stimolato di recente anche il nuovo presidente di Avis nazionale Alberto Argentoni http://www.buonsangue.net/interviste/alberto-argentoni-migliorare-la-raccolta/, che in assoluta continuità con il suo predecessore ci ha parlato di dono come fatto simbolico per l’integrazione e di rispetto di alcuni standard di sicurezza.

Uno studio più scientifico sul fenomeno arriva da Fidas: Simone Benedetto, giovane donatore Fidas laureato in medicina, ha di recente indagato gli scenari del dono dei cittadini migranti partendo da basi mediche, analizzando cioè le caratteristiche dei gruppi sanguigni dei cittadini stranieri.

Che cosa è emerso dal suo studio?

Primo punto chiave: non esistono nel mondo altri gruppi sanguigni diversi dai quattro che ci sono familiari, A, B, AB e 0, a testimonianza che il sangue ha sempre lo stesso colore in ogni parte del pianeta. Ciò che può cambiare, semmai, è la ripartizione dei gruppi sanguigni stessi (Fig.1), come si può vedere in figura 1, con la logica conseguenza, secondo Benedetto, che con l’aumento della popolazione straniera in Italia dovranno aumentare anche i donatori stranieri, in modo da salvaguardare un delicato equilibrio percentuale di gruppi sanguigni.

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Fig.1

Il dato Italiano espresso dallo studio di Benedetto, in quest’ottica, è buono ma migliorabile: “È stimato che la popolazione straniera donante si attesta tra il 4 e il 5%, a fronte di una popolazione straniera residente che incide invece per l’8,3% (5.540.000, dato ISTAT 2014).”

Altro importante problema espresso da questo studio è di natura specificatamente tecnica: un articolo scientifico molto approfondito del 2014 studia alcuni soggetti con combinazioni genetiche particolari, denominate “missing minorities”. Ecco chi sono, direttamente dall’articolo di Benedetto: “I soggetti appartenenti a queste missing minorities, pur risultando di un determinato gruppo sanguigno, possiedono caratteristiche tali da non poter essere trasfusi da una normale sacca dello stesso gruppo, in quanto la loro particolare composizione genetica genera problemi di compatibilità. (…) Se, come abbiamo visto precedentemente, i gruppi AB0 con minore incidenza potrebbero essere di difficile reperibilità, un allarme ancora maggiore è dovuto alle missing minorities, che, essendo dei casi estremamente rari, saranno ancora più difficili da reperire in una popolazione circoscritta e con un minor tasso di donazione come è quella degli immigrati. Anche per questo motivo la sensibilizzazione degli stranieri al dono aiuterebbe a trovare più soggetti appartenenti a missing minorities in modo da poter soddisfare il diritto alla salute di chi purtroppo non può ricevere le normali sacche di sangue”.

Un maggiore coinvolgimento dei donatori stranieri, dunque, è assolutamente auspicabile, magari attraverso campagne pubblicitarie sull’importanza del dono dei  migranti create ad hoc e capaci di incidere sui giovani figli di immigrati ormai stabiliti in modo definitivo in Italia. Senza però rinunciare, va da sé, agli altissimi standard di sicurezza pretesi e praticati nel nostro paese. A tal proposito scrive Benedetto: “Un altro ostacolo sono le malattie infettive: alcune di queste (in particolare malaria, sifilide, lebbra, leishmaniosi, tripanosomiasi, HIV ed epatite B e C) sono incompatibili con la donazione del sangue e molto frequenti in alcuni Paesi del mondo, è quindi necessario che la persona che si avvicina al dono non abbia mai contratto queste malattie in passato. Allo stesso modo i viaggi all’estero comportano un’interdizione temporanea alla donazione da 4 a 6 mesi, gli immigrati che tornano regolarmente a trovare i parenti possono non presentare finestre temporali disponibili alla donazione”.

Come affrontare tali problemi in modo costruttivo? Attraverso l’organizzazione efficiente del sistema e un adeguato supporto informativo, che possa portare a donare solo migranti effettivamente idonei. Efficienza e buona informazione dunque, mezzi cruciali a supporto di una risorsa futura troppo importante per non essere preservata in tutti i modi possibili.

 

 

 

“Senza i donatori oggi non sarei qui”: le testimonianze del World Blood Donor Day 2017

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Un momento inatteso e particolarmente ricco d’intensità ha caratterizzato il World Blood Donor Day celebrato a Roma: quello delle testimonianze di donatori e pazienti, capaci di rendere visibile e tangibile il filo nascosto “da vena a vena” da cui i due poli della filiera del dono sono uniti. Il dono in Italia è gratuito, volontario, organizzato e anonimo: ma ciò non significa che non si generi un’empatia enorme, segreta e potentissima tra chi va a donare il proprio sangue e chi lo riceve.

Proprio questa energia empatica, così autentica, è potuta esplodere durante le testimonianze che le quattro associazioni impegnate nel sistema trasfusionale italiano hanno raccolto e presentato. A partire da Antonella Torres di Avis, sarda, che ha iniziato a raccontare della propria talassemia e delle 84 trasfusioni effettuate quand’era bambina, per poi commuoversi fino al punto di non riuscire più a parlare in pubblico, nonostante i molti applausi e gli incitamenti dei presenti in sala. “Il sangue non si fabbrica né si compre in farmacia, sta nelle vene di ciascuno di noi e per questo non possiamo disinteressarcene” – ha detto prima di cedere all’emozione. Tempestivo, allora, l’intervento di supporto del vice presidente vicario di Avis Nazionale Rina Latu, che con un certo trasporto ha ricordato come le donazioni e la medicina trasfusionale abbiano profondamente cambiato la vita di Antonella: “Raccogliamo sangue dappertutto e a breve termine centriamo in nostri obiettivi, ora serve raccontare queste testimonianze per prendere i donatori da bambini e portarli a essere donatori, e non dobbiamo lasciare nessuna fascia sociale all’oscuro di queste storie e dei nostri principi”.

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La testimonianza di Antonella di Avis

 Per Croce Rossa italiana ha parlato invece Erica Renzi, volontaria e donatrice da quando ha 18 anni: “Mi sono avvicinata alla donazione grazie a mio padre che sin da piccola mi ha insegnato a essere generosa. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in una scuola che voleva diventare fortemente donatore, ma che aveva una grande paura degli aghi. Io ho provato ad aiutarlo, l’ho presa come una sfida, ho chiesto ai miei amici come potevo fare, e uno di loro è venuto con me solo per dare il suo supporto morale; parlando di Juventus, di partite e di hobby e ha aiutato quel ragazzo spaventato, che non si è nemmeno accorto del prelievo. Ma non è finita. Il fratello piccolissimo di un mio amico donatore ha una malattia del sangue, ed è stato lui a ringraziarmi e a darmi forza, dicendomi che la donazione è fondamentale perché ogni volta che suo fratello si siede sul lettino significa che c’è qualcuno da un’altra parte che ha donato e che con il suo sforzo ha reso possibile quella trasfusione”.

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Erica racconta la sua storia di donatrice

La testimonianza di Fidas è arrivata invece attraverso un video registrato, ma ciò non ne ha attutito l’intensità.

A offrirla è stata Daniela Zintu, giovanissima ragazza di Ozieri (Sardegna) che è stata trapiantata a 13 anni di midollo osseo, e che spesso gira per la sua regione per sensibilizzare:

“Ho 17 anni e sono nata affetta da talassemia. Per tutta la mia infanzia ho fatto trasfusioni e così io mi rendo perfettamente conto dell’importanza del dono. Ho fatto un trapianto di midollo osseo e oggi conduco una vita normale. Chi come me ha visto la morte in faccia apprezza la vita molto di più e la presenza dei donatori ci dice che non siamo soli, e che qualcuno c’è. Oggi senza i donatori non sarei qui, nella mia vita ci sono sempre stati ed ecco perché bisogna lavorare molto sui giovani. Donare è vita, genera vita, porta vita. Spero tanto si possa fare sempre di più e che il gruppo di donatori si allarghi sempre di più in tutto il mondo. Io sono la prova che la sofferenza si supera n modo diverso se c’è un donatore al proprio fianco”.

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ll video di Daniela Zintu targato Fidas

Infine la testimonianza portata da Fratres, della giovane donatrice Valeria Turelli: “Conosco la Fratres da bambina, vengo da Nicolosi (Catania) e il gruppo Fratres entrò nella mia scuola per farci capire la sua missione. Io pensai che non avrei mai donato perché era fifona, e ci ho messo un po’ di tempo per superare la paura. Però tutto quello che Fratres mi aveva trasmesso era rimasto dentro. Alla mia prima donazione ero felicissima. Con la donazione del sangue parole come amore e solidarietà diventavano concrete. Così ho capito che quella era non solo la mission di Fratres, ma anche la mia.

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Valeria, volontaria da sempre in Fratres

Portare testimonianze come quelle del World Blood Donor day celebrato a Roma nelle scuole, sarebbe secondo noi molto importante. Il racconto così franco, diretto, di esperienze personali intense, è forse il miglior veicolo promozionale alla cultura del dono. E non solo perché da essi è facile percepire il beneficio reciproco per chi dona e chi riceve, ma per l’entusiasmo cristallino che certi volontari giovani riescono a esprimere autenticamente, e per la forza profonda, innata e trascinante di cui è portatore chi grazie al dono di altri ha avviato e completato un processo di guarigione.

L’energia del vissuto ha dentro di sé un potere di conquista enorme che va oltre qualsiasi campagna mediatica, che è il vero patrimonio da valorizzare. Soprattutto quando bisogna motivare e appassionare ai giovani.