Le vacanze non hanno fermato informazione e campagne a favore del dono: ecco come hanno agito durante le feste istituzioni e associazioni sui loro canali media

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Inizia il 2020 è l’imperativo è vietato demordere. Il sistema sangue ha bisogno di uno stato informativo permanente che sappia riportare con tempestività gli eventi clou, mostrare le campagne e le iniziative delle associazioni, e che sia capace di fotografare e rappresentare il lavoro e i ruoli di tutti gli stakeholder, ovvero le tre gambe del sistema.

È un fatto positivo, in tal senso, constatare che anche nelle vacanze, e ben prima della ripresa standard dei normali ritmi di lavoro, il sistema sangue e i suoi presidi – in grado di emanare di continuo radiazioni – non si sono fermati: a partire dal Centro nazionale sangue fino alle associazioni di donatori o pazienti.

Ma entriamo nel merito.

Il Centro nazionale sangue ha diffuso articoli interessanti di riviste molto note come Vogue, abili a presentare la donazione di sangue come un’attività di natale molto speciale:

https://www.vogue.it/news/article/natale-2019-donare-sangue-midollo-latte?fbclid=IwAR2xPnwfqIMDqR_EUeRGyd1hB4FZBVOmi8Mn4n01kLxr-LJzP6ZzeIM-KWA

Inoltre ha ribadito in un bel post fotografico come donare il sangue sia un proposito chiave per il 2020, riportando gli utenti al sito http://www.donailsangue.salute.gov.it/donaresangue/homeCns.jsp e offrendo loro tutte le informazioni utili per diventare donatori.

In Avis Nazionale, la donazione nelle vacanze si è arricchita di un nuovo concetto apparentemente lontano dal dono ma del tutto in linea con i valori tipici di chi intende promulgare stili di vita sani e legati al benessere. La pulizia dei fiumi, il movimento fisico, la prevenzione, sono stati alcuni dei temi propedeutici da promulgare assieme al dono del sangue in vista del World Blood Donor Day del 2020 che sarà organizzato dall’Italia: un vero e proprio fil rouge che senza dubbio vedrà Avis protagonista e che è stato chiamato in causa negli apparati grafici.

AVIS Nazionale - Associazione Volontari Italiani Sangue OdV - Home

Fig. 1

Interessante anche il lavoro di Fidas, che ha puntato sulla visibilità al lavoro annuale svolto dall’associazione, con un bel video riassuntivo di #FidaSessanta, il tour in 25 città italiane per diffondere la donazione di sangue andato in scena nel 2019:

Il Fidas Tour 2019. In camper da nord a sud, in 25 città italiane, con una sola missione: diffondere la cultura del dono

Un tour ricco di immagini suggestive e momenti di serenità e allegria con tanta energia in circolo:

Tra le associazioni di pazienti, costante il lavoro di Amami (Associazione dei malati di anemia mediterranea) che abbiamo intervistato lo scorso 25 settembre:

http://www.buonsangue.net/interviste/sistema-trasfusionale-dal-punto-vista-dei-pazienti-intervista-ad-andrea-tetto-presidente-amami-lassociazione-malati-anemia-mediterranea-italiana/

Molti i post sul dono e sull’importanza che ogni goccia di sangue donata ha per i pazienti, un approccio che naturalmente non possiamo fare altro che condividere con forza.

AMAMI Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana - Home

Fig. 2

Infine, una bella campagna appena uscita e legata al mondo Avis, molto divertente da guardare: viene da Avis Gangi, bellissimo paese in provincia di Palermo, e si tratta di uno spot video che parte da una bottega di barbiere… e arriva a ribadire quanto sia bello e opportuno donare il sangue volontariamente. Un modo di parlare del dono che punta su una bella dose d’ironia.

Ecco qui il video, da guardare e condividere il più possibile.

Nel 2020 il prestigioso premio giornalistico “FIDAS-Isabella Sturvi” compie 10 anni. Ecco tutte le novità in programma

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Anche nel 2020, chi sui vari media ha il compito di raccontare il sistema trasfusionale, potrà contare su un riconoscimento importante e di grande prestigio, e provare a guadagnarselo. Il premio giornalistico “FIDAS-Isabella Sturvi” indetto anni fa da Fidas Nazionale, vedrà infatti andare in scena quest’anno la sua decima edizione.

Noi di Buonsangue negli anni scorsi abbiamo avuto l’onore di contribuire all’assegnazione del premio partecipando alla giuria, potendo così constatare con mano, anno dopo anno, la buona qualità che è possibile raggiungere nel racconto informativo di un ambito importante come quello del mondo trasfusionale, nel quale un’informazione corretta, puntuale e il più possibile disinteressata e oggettiva, sono caratteristiche decisive alla formazione di una cultura del dono universale, intesa come donazione gratuita, anonima, volontaria, associata e organizzata, oltre che per la condivisione di valori comuni come sicurezza e qualità nelle attività trasfusionali.

Il premio Isabella Sturvi – che nell’ambente del dono è conosciuta come responsabile dell’ufficio VIII, “Sangue e trapianti”, presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute – avrà nella sua prossima edizione molte novità, così come leggiamo nel comunicato stampa di presentazione del premio.

“Quest’anno sono state introdotte alcune significative novità. Il “premio giornalista emergente” si rivolgerà a giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti under 35. La scelta risponde alle indicazioni fornite dall’ISTAT, secondo le quali la popolazione giovanile è compresa tra i 15 ed i 34 anni inclusi. Per celebrare la X edizione del Premio, inoltre, verrà assegnato il premio alla carriera, riservato al giornalista che nella sua carriera si sia distinto per aver dimostrato un’attenzione continuativa nel tempo ai temi della donazione del sangue e degli emocomponenti. Negli anni più di 300 giornalisti, tra professionisti e pubblicisti, hanno partecipato al premio e l’albo dei vincitori conta nomi illustri di giornalisti della televisione, della radio e della carta stampata. I giornalisti che intendono partecipare al Premio dovranno far pervenire i propri lavori entro il 9 marzo 2020. La premiazione avverrà il 1° maggio 2020 ad Aosta, in occasione del Congresso nazionale FIDAS”.

Come ogni anno, saranno tanti e di ottima qualità i pezzi selezionati da valutare. Il nostro augurio è che vinca l’informazione maggiormente strumentale al benessere comune, quella in grado di informare senza sensazionalismi, puntando a un progetto di cultura del dono del sangue come valore da perseguire ed efficace sul lungo periodo.

Un anno di sistema sangue attraverso Buonsangue: i momenti topici a ritroso da dicembre a luglio. La seconda puntata

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Dopo la prima puntata dello scorso venerdì, ecco i momenti cruciali del sistema sangue nel 2019 relativi ai primi sei mesi dell’anno. Il picco della raccolta plasma, gli incontri tra addetti ai lavori, le campagne informative e i grandi temi etici dibattuti in tutto il mondo sui grandi media istituzionali. Un riassunto ricco e scandito mese per mese per rivivere insieme un anno decisivo.

Giugno – Gennaio 2019

Giugno 2019

La giornata del dono in Toscana. I lavori in corso di una regione che guarda al futuro:

La giornata regionale della donazione in Toscana, tra bilanci e sguardo al domani

Maggio 2019

La raccolta plasma di aprile 2019, un mese di grande crescita:

Raccolta plasma di aprile: è un mese positivo con una tendenza da mantenere nei prossimi mesi

Aprile 2019

Il video tutorial del Centro Nazionale sangue con la strada migliore verso la sicurezza trasfusionale:

Dal Centro nazionale sangue un video con le tappe principali per il massimo della sicurezza trasfusionale

Marzo 2019

Il vaccino gratuito per i donatori, il bilancio della prima stagione di una grande innovazione:

Il vaccino antinfluenzale gratuito per donatori: ecco i primi bilanci con la fine dell’inverno

Febbraio 2019

Il dibattito mondiale sulla raccolta plasma a pagamento, un’inchiesta del New York Times:

Sul New York Times la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito in Usa. Ma riguarda tutti noi

Gennaio 2019

La lista degli obiettivi trasfusionali del 2019, il vademecum di un anno di lavori in corso:

Sistema sangue, programmato il 2019 tra attività trasfusionali e scambi tra regioni. Pubblicati dal Cns i documenti partoriti nella plenaria dello scorso 30 novembre

Un anno di sistema sangue attraverso Buonsangue: i momenti topici a ritroso da dicembre a luglio. La prima puntata

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Per il sistema trasfusionale italiano il 2019 è stato un anno molto importante. È stato grande il lavoro di ciascuno degli stakeholder per ottenere un consolidamento generale sul piano degli obiettivi principali, come qualità dei servizi e sicurezza delle trasfusioni, crescita sul piano della raccolta degli emocomponenti, e miglioramento nell’applicazione del Patient blood management e di conseguenza delle politiche di appropriatezza. Tutti obiettivi che, lo ricordiamo con insistenza, servono essenzialmente a migliorare la condizione dei pazienti, i veri e propri destinatari di tutto il lavoro del sistema sanitario di una nazione. Migliorare è sempre possibile, e ci sono aspetti come trasmissione della cultura del dono alle nuove generazioni, fattori organizzativi de centri trasfusionali e ulteriore rafforzamento delle sinergie che possono essere migliorati. Ma intanto è giusto registrare una buona capacità del settore a perseguire politiche comune su valori condivisa che non è scontata, e che dovrà portare l’Italia a ben figurare in vista del grande evento del 2020. Il World Blood Donor Day che sarà organizzato proprio nel nostro paese.

Ecco, allora, in due “puntate” – per buon auspicio e come diario/promemoria – una lista di momenti salienti scelti in questo 2019 del sistema sangue, un’annata da rivivere attraverso i pezzi del blog.

Per ogni mese, un fatto importante, un momento emozionante, una campagna mediatica, o semplicemente una storia. Per comprendere in queste feste di Natale la complessità, la bellezza e le criticità di un universo strategico e fondamentale per ciascuna comunità e per il suo benessere.

In attesa di un 2020 altrettanto intenso.

Dicembre – Luglio 2019

Dicembre 2019

Parlando di sicurezza e qualità del sistema cosa dicono i numeri? Ecco lo studio del Centro nazionale sangue:

Sicurezza e qualità del sistema trasfusionale, come si costruiscono? E i numeri cosa dicono?

Novembre 2019

Un grande testimonial per un grande gesto:

Avis e Tiziano Ferro insieme per promuovere il messaggio del dono: una collaborazione che parte da lontano e continuerà con il nuovo tour

Ottobre 2019

Un convegno importantissimo, con tutti gli stati generali del sistema. Obiettivo: salvaguardare la donazione gratuita:

Convegno Fiods all’hotel Ergife di Roma, l’obiettivo principale è soprattutto uno: salvaguardare la donazione gratuita e volontaria

Settembre 2019

 Preoccupazioni del Centro nazionale sangue sulla carenza d medici trasfusionali: le soluzioni:

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

Agosto 2019

L’ex ministro della salute Grillo interviene sul tema autosufficienza:

 

Le parole del ministro Grillo sul sistema sangue: l’autosufficienza come obiettivo primario

Luglio 2019

I giovani come serbatoio del futuro. Una grande inchiesta del Corriere della Sera su giovani e dono:

Un modo profondo e costruttivo di parlare di sangue: l’inchiesta su Sette del Corriere della sera sui giovani e il dono

Tra fine dicembre e fine gennaio il picco influenzale nel nostro paese, ma i donatori di sangue sono al sicuro grazie al vaccino gratuito per chi dona

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Il momento del picco influenzale per la stagione invernale 2019 – 20 si avvicina. I giornali principali già informano sul grande numero degli italiani che si prevede saranno colpiti, che oggi si aggira sul milione ed è destinato a crescere nelle prossime settimane, fino al picco massimo atteso per fine gennaio.

Per definire alcune regole utili al fine di accrescere la prevenzione, il ministero della Salute ha lanciato sul suo portale un video e una sezione aggiornata, con le domande più frequenti sull’influenza. Quali sono le tre principali raccomandazioni per proteggere se stessi e gli altri dall’influenza e dalle sue conseguenze? Fare il vaccino, non prendere antibiotici e lavare bene le mani.

Chi legge Buonsangue sa bene come negli anni passati il picco influenzale creasse non pochi problemi alla raccolta sangue durante l’inverno, generando spesso lunghi intermezzi di carenze generalizzate in molte regioni. Poi, dallo scorso anno, grazie al lavoro congiunto delle associazioni di donatori, del Centro nazionale sangue e del Ministero della Salute, è arrivato una grande innovazione, ovvero il vaccino gratuito per tutti i donatori di sangue.

Un scelta matura, utilissima e di grande importanza, come dimostra il bilancio della prima annata in cui il vaccino gratuito per donatori ha funzionato, e che su Buonsangue pubblicammo lo scorso 29 marzo, riprendendo le valutazioni del direttore del Cns Giancarlo Liumbruno. A fronte di un’epidemia influenzale per numeri paragonabile a quella del 2017, infatti, nel 2018 il vaccino gratuito per donatori ha aiutato moltissimo la raccolta. Se nel 2017, infatti, le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto le mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nel primo anno con la nuova regola non si è mai scesi sotto le cinquemila unità.

Quest’anno, gli effetti positivi del 2018 dovrebbero dunque ripetersi, grazie alla doppia “influenza” positiva (mai come in questo caso è opportuno il gioco di significati) che il vaccino gratuito ha sul sistema dei donatori.

Da un lato serve a salvaguardare i quasi 2 milioni di donatori periodici proteggendoli dai malanni di stagione, dall’altro il surplus di motivazioni spinge a diventare donatore per chi non lo è già, con un piccolo dono che fa subito bene due volte, e poi moltiplica i suoi effetti all’infinito.

Ridurre l’intervallo di tempo tra donazioni? Uno studio inglese indica pro e contro, ma dal Centro nazionale sangue arriva il “no” per il nostro paese

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L’aumento della raccolta sangue è un obiettivo costante del sistema trasfusionale, specie in ottica di un ricambio generazionale che appare sempre più necessario. Campagne, politiche sul piano nazionale e locale, investimenti nella formazione dei giovani da parte delle realtà associative, puntano proprio a garantire un roseo futuro a medio e a lungo termine ai pazienti che avranno bisogno di sangue, plasma e terapie trasfusionali, attraverso la conferma di quei livelli di autosufficienza che oggi, almeno per il sangue intero, nel nostro paese sono già stati raggiunti.

Nel resto d’Europa e del mondo tuttavia, dove la donazione non sempre può contare su una stratificazione di valori etici che trova le sue fondamenta associative in quasi 100 anni di storia, e su una volontà di perseguire qualità e sicurezza nel servizio ormai da diversi decenni, si pensa a come ovviare alle eventuali carenze. E così dall’Inghilterra, e in particolare dall’università di Cambridge, è arrivato lo studio INTERVAL, condotto per quattro anni da un ‘equipe di studiosi su circa 40 mila donatori poi ridotti a 20 mila nel secondo biennio, allo scopo di indagare la possibilità di ridurre l’intervallo minimo tra donazioni per ciascuno donatore; intervallo minimo che, lo ricordiamo, a oggi per legge è di 90 giorni per gli uomini e 180 per le donne.

Il tema non è banale, perché spesso e volentieri sono gli stessi donatori ad avere dubbi su questi margini temporali, visto che si sentono bene e ritengono di poter donare prima dei limiti prestabiliti, proprio come ha spiegato Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, in un intervento breve ma molto preciso sul sito dell’Agenzia giornalistica italiana.

Ma quali sono i risultati di questi studi, che sono stati appena pubblicati sulla rivista di settore Lancet Haematology?

I partecipanti uomini hanno sostenuto donazioni a intervalli di 12, 10 oppure 8 settimane, mentre le donne hanno intensificato le chiamate ogni 16, 12 oppure 10 settimane, e al termine dei 4 anni la raccolta complessiva è cresciuta dell’11% negli uomini e del 6% nelle donne. Tutto positivo quindi? Nient’affatto. La maggior frequenza ha portato anche effetti negativi. “Questi risultati – segnala infatti l’equipe di studio – suggeriscono che i centri di raccolta del sangue possono in sicurezza usare intervalli di donazione più brevi per affrontare carenze, ad esempio in periodi di domanda elevata. Tuttavia, lo studio mostra che l’aumento della frequenza fa sì che ci siano più sospensioni temporanee dei donatori per emoglobina bassa e che si abbassino il tasso di emoglobina e di ferritina medi, oltre a far aumentare il numero di sintomi riconducibili alla donazione soprattutto negli uomini”.

Liumbruno, per l’Italia non vede di buon occhio questa riduzione, e noi siamo con lui. Se le conseguenze negative, accettabili, del restringimento dell’intervallo tra donazioni, possono essere accettate come rischio in luoghi in cui la raccolta sangue è più problematica, in Italia i numeri e le statistiche richiedono altre strategie. E in particolare, come si accennava all’inizio, favorire il ricambio generazionale che è il vero obiettivo principale a medio e lungo termine del sistema sangue, e rafforzare la crescita delle donazioni in plasmaferesi. L’autosufficienza sul piano della raccolta plasma al fine di produrre plasmaderivati e farmaci salvavita, decisivi per le sorti dei pazienti, è infatti ancora lontana, e troppo spesso anche tra i donatori la plasmaferesi è considerata una donazione meno necessaria, oltre che più macchinosa e lunga. Cambiare tale percezione, e far capire l’importanza della raccolta plasma anche a dispetto di una donazione logisticamente più impegnativa, è la vera sfida culturale dei prossimi anni.

Guardare al futuro nel segno della continuità: la scuola di formazione per giovani dirigenti Avis in collaborazione con Fondazione Campus arriva alla quinta edizione

 

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Investire nella formazione di alto livello all’insegna della continuità: Avis e Fondazione Campus continuano il loro percorso a braccetto anche quest’anno, e annunciano la quinta edizione della scuola formazione giovani.

Noi di Buonsangue abbiamo sempre seguito da molto vicino le esperienze degli scorsi anni, raccontando il bagaglio emozionale dei partecipanti, le loro aspettative, le loro valutazioni sul mondo dei donatori e sul futuro del sistema trasfusionale, e abbiamo potuto constatare di persona il clima fortemente costruttivo, il grande entusiasmo e la voglia di guadagnarsi un ruolo importante da parte di coloro che saranno destinati a diventare le colonne portanti del mondo associativo.

Anche quest’anno, infatti, saranno 25 i dirigenti volontari di AVIS, tassativamente di età inferiore ai 45 anni e proveniente di tutte le aree geografiche d’Italia, che parteciperanno ai 3 moduli formativi in programma e in collaborazione con l’Università Statale di Milano (anche sede degli incontri).

Ma quali saranno i temi trattati, e considerati centrali nell’attuale congiuntura?

Il focus principale della stagione in corso sarà la gestione manageriale di strutture non profit, ormai necessaria per traghettare le tutto gli attori del mondo associativo verso una sostenibilità economica e un’efficienza dal punto di vita dell’organizzazione interna ormai equiparabile a quelle delle aziende profit.

Filiere lavorative, comunicazione, conoscenza delle costellazioni istituzionali, allocazione delle risorse: tutti aspetti che i futuri dirigenti dovranno maneggiare perfettamente, per poter agire al meglio nel mondo delle relazioni esterne, per affrontare e divulgare le questioni etiche inerenti al mondo Avis e poter analizzare e valutare i diversi modelli di “Sistema Sangue” vigenti in Europa.

La scuola di formazione creata da Avis e Fondazione Campus, lo ricordiamo, può contare sulla collaborazione con l’azienda italiana di produzione di plasmaderivati Kedrion Biopharma, e sul patrocinio del dipartimento di scienze giuridiche “Cesare Beccaria” di Milano dell’Università degli studi di Milano, con il coordinamento scientifico del professor Corrado Del Bò.

Il senso profondo dell’iniziativa che ha il suo punto forte nella continuità è stato espresso dal presidente Avis Gianpietro Briola nel comunicato stampa emesso dalla più grande associazione di donatori italiani: Il primo motivo di soddisfazione – ha detto Briola – è il consolidamento di un’iniziativa che ci ha permesso in questi anni di formare un centinaio di giovani dirigenti, con ricadute positive per molte nostre sedi. Tutte le ricerche, nazionali e internazionali, dimostrano che vi è una positiva correlazione tra gli investimenti in formazione e la capacità del terzo settore di dare risposte efficaci ai bisogni del Paese. Desideriamo proseguire in questa direzione, con fiducia e convinzione, nella speranza che anche le nostre sedi territoriali diano sempre la giusta priorità alla formazione”.

Ora le date dei tre moduli, di cui come sempre proveremo a dare testimonianza:

–  Il primo modulo formativo in programma il 18 e 19 ottobre, sarà sul tema “Etica, e promozione del non profit”.

– Il secondo modulo formativo in programma il 15 e 16 novembre 2019, sarà sul tema “Politica e comunicazione nel non profit”

Il terzo modulo formativo in programma il 13 e 14 dicembre 2019, sarà sul tema “Organizzazione e gestione del non profit”

Un programma ricco e impegnativo che susciterà, come sempre, dibattito e arricchimento.

 

 

Dai numeri alle azioni. Cosa ci dice il programma nazionale di autosufficienza 2019 analizzato a freddo? Ecco cosa bisogna fare per chiudere bene il 2019 e iniziare bene il 2020

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Sulla Gazzetta Ufficiale del 4 ottobre è stato pubblicato il Programma d’autosufficienza sangue per il 2019, esaminato nella Conferenza Stato – Regioni dello scorso 25 luglio. La notizia è stata riportata su molti media e approfondita su DonatoriH24 martedì 8 ottobre, con i commenti dei principali rappresentanti delle associazioni di donatori, come il presidente Avis Gianpietro Briola, il presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris e il presidente Simti (Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti.

Il documento, che come sappiamo ha una doppia anima analitica e programmatica, ci spinge a partire dai dati per oggettivi per individuare le cinque politiche necessarie e gli obiettivi primari di sistema per la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

  1. Perseguimento e ottimizzazione delle politiche di appropriatezza

Il primo dato rilevante che va sicuramente ribadito con orgoglio è che per tutto il quinquennio 2014-2018 il sistema sangue ha garantito l’autosufficienza nazionale per tutti gli emocomponenti labili a uso clinico, ovvero globuli rossi, piastrine e plasma. Ciò è stato possibile anche grazie alle politiche di appropriatezza, ovvero grazie al Patient Blood management, un approccio che permette di ottimizzare l’uso dei globuli rossi e dei prodotti plasmaderivati secondo standard molto precisi, che si pongono come orizzonte l’utilizzo del farmaco giusto solo nella giusta situazione. Si tratta di uno scarto notevole sulle vecchie abitudini, che porta a una maggiore collaborazione tra regioni e un risparmio economico significativo. Ottimizzazione massima dunque come approccio metodologico. Così come avviene già nell’ambito degli scambi interregionali di sangue, giacché, nonostante alcune carenze endemiche e strutturate in alcune regioni come Lazio e Sardegna, la possibilità di movimentazione dalle regioni con una produzione superiore al fabbisogno, ha consentito lo spostamento di circa 70 mila unità di sangue sotto la supervisione dal Centro nazionale sangue.

  1. La raccolta plasma: una crescita nel lungo periodo che può e deve migliorare

Un rafforzamento dell’aferesi e investimenti sui media, per la diffusione e la sensibilizzazione, sembrano invece politiche necessarie per rafforzare la raccolta plasma. Nel decennio 2009-2018 (con i dati aggiornati ad aprile 2019) la raccolta plasma è aumentata in modo rilevante nel lungo periodo, passando da 11,5 chilogrammi ogni 1000 abitanti nel 2009 a ben 13,9 chilogrammi nel 2018, ma questo non vuol dire sia necessario fermarsi.

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In termini assoluti, la raccolta plasma complessiva con il conseguente invio della materia biologica all’industria di frazionamento per la produzione di plasmaderivati è passata da poco più di 690 mila chilogrammi nel 2009 a 843.257 chilogrammi nel 2018, facendo registrare quasi sempre un aumento sull’anno precedente. È da augurarsi, naturalmente, che anche nella prossima stagione di verifichi questo trend, e dai dati di agosto, seppure in minima percentuale, l’aumento è certificato, ma affinché questo accada sarà necessario rafforzare la percezione culturale di cos’è e cosa significa sottoporsi a una plasmaferesi e fortificare la consapevolezza del pubblico su quanto ogni unità di sangue o plasma donato può effettivamente salvare una vita umana.

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  1. L’analisi dei target e l’aumento dei donatori in chiave autosufficienza

Come garantire il ricambio generazionale e riuscire a incidere sulla comunità portando nuovi donatori nei centri trasfusionali? Ragionando anche sui target. Tra 2018 e 2017 cresce leggermente il numero di donatori, dello 0,2%: si passa da 1.680.146 del 2017 ai 1.682.724 del 2018. Un aumento minimo, che ci fa capire come effettivamente si possa fare meglio. Come? Leggendo tra le righe. Interessante che tra i nuovi donatori vi siano una crescente percentuale di donne (51% maschi e 49% donne), mentre sia ancora predominante la componente maschile nei donatori periodici (71%maschi e 29% donne). Questo significa che puntare sul pubblico femminile attraverso campagne ad hoc potrebbe essere una strategia appagante.

Un altro dato su cui insistere? Il miglioramento dell’organizzazione delle strutture trasfusionali, al fine di facilitare l’accesso dei donatori ai luoghi in cui si dona, oltre a un numero adeguato di specialisti trasfusionisti. Per il finale di questo 2019 e in vista del 2020, ecco dunque una delle istanze principali, assolutamente in linea con le sensazioni e le valutazioni che provengono dal mondo dei pazienti e dei donatori.

  1. La riduzione degli sprechi

A fronte della previsione di raccolta plasma per il 2019, che è di 837.787 chilogrammi, sarà importante mantenere sempre alti i livelli di qualità e sicurezza nel servizio. Si pone dunque il problema della riduzione degli sprechi. Così, da protocollo, lo spreco tollerato per cause tecniche dovrà essere ridotto e non dovrà superare il 3% delle quantità prodotte, mentre dovrà essere addirittura azzerata l’eliminazione di quantità di plasma per iperdatazione.

  1. La collaborazione tra attori

L’ottenimento dei punti precedenti, prevede infine una condizione fondamentale: accrescere sempre di più la collaborazione tra le tre gambe del sistema trasfusionale, ovvero istituzioni, tecnici e associazioni di donatori. La collaborazione massima può consentire infatti, con una certa continuità, lo sviluppo di progetti specifici volti al reclutamento di nuovi donatori per favorire il cambio generazionale. Altrettanto importate, inoltre, sarà favorire il proseguimento di percorsi già intrapresi con i ministeri “amici” con i quali è naturale una sinergia di lungo periodo (si pensi per esempio con il ministero dell’istruzione) allo scopo di iniziare e avvicinare i giovanissimi ai valori del dono del sangue.

Questi secondo noi i fatti salienti, gli obiettivi davvero primari che secondo noi emergono dall’analisi a freddo dei dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e che bisogna perseguire nei prossimi mesi. Per chi invece volesse consultare il programma completo nella sua interezza e trarre delle proprie osservazioni, ecco il link dove il Programma di autosufficienza 2019 si può trovare e scaricare.

 

 

 

 

Perché morire rifiutando una trasfusione? Quando è il paziente a vanificare il dono

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È la seconda volta nelle ultime settimane che un caso di cronaca legato al sistema trasfusionale ci colpisce profondamente. Dopo la vicenda di Vimercate in provincia di Milano, che abbiamo approfondito lo scorso 18 settembre e che riguardava il decesso di una donna 84enne a causa di una trasfusione sbagliata su cui sono state aperte delle indagini, da qualche giorno è rimbalzata su molti giornali locali e nazionali una notizia che ha destato scalpore proveniente dalla provincia di Caserta, ed esattamente dall’ospedale civile di Piedimonte Matese.

Il 27 settembre il dottor Gianfausto Iarrodino del reparto Chirurgia dell’ospedale civile, ha infatti pubblicato un post su Facebook in cui denunciava una situazione assolutamente inedita e sorprendente: il rifiuto da parte di una paziente testimone di Geova della trasfusione di sangue che le avrebbe sicuramente salvato la vita.

Ecco il post del medico, che ha creato dibattito e grande interesse da parte del pubblico:

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Della versione pubblicata dal dottore, due aspetti non possono che lasciare stupefatti: 1) il rifiuto della paziente di sottoporsi alla cura che l’avrebbe salvata, e 2) le reazioni orgogliose dei familiari.

Come si apprende su molti media tuttavia, la famiglia della donna rifiuta questa verità e parla di “cure mediche sbagliate” anche se risulta che la donna abbia firmato, per ben due volte il rifiuto ufficiale a ricevere la trasfusione.

Buonsangue non è sicuramente la sede opportuna in cui fare inchieste sommarie, né quella per giudicare i precetti di un credo religioso secondo cui i fedeli non possono accettare sangue dalle altre persone.

Chi vuole approfondire la questione religiosa può farlo, ma a noi fa davvero rabbia pensare che in presenza delle sacche necessarie il salvataggio di un paziente si debba trasformare in un dramma evitabile.

Come sappiamo, l’approvvigionamento delle sacche non è scontato, è il frutto di un sistema ampio e organizzato, a cui compartecipano numerosi attori, ognuno con il proprio ruolo e le proprie funzioni. La trasfusione del sangue donato da donatori anonimi che lo fanno gratuitamente e in modo associato e organizzato è un fattore di comunione civile. Ogni anno si lotta per l’autosufficienza, che è un obiettivo concreto nazionale per le unità di sangue intero, e si può raggiungere in alta percentuale per ciò che riguarda il plasma. Il tutto viene fatto essenzialmente per il bene dei pazienti e per assicurare oro il diritto alla salute, come abbiamo constatato di recente attraverso il racconto delle esperienze di AMAMI, l’associazione italiana malati di anemia mediterranea, e di Erika Todisco testimonial di #avischipuò, con sua figlia malata di leucemia.

A volte i pubblico meno vicino alle questioni del sistema trasfusionale può sottovalutare l’importanza della singola donazione, e il caso di Piedimonte Matese, deve diventare una prova e un monito per tutti. Basta una trasfusione mancata, una sacca di sangue che invece di essere inspiegabilmente rifiutata finisce per mancare e una vita umana può essere spezzata, provocando una sconfitta per tutti: medici, donatori, comunità, pazienti.

Di fronte all’obiettivo finale di salvare una vita, quello superiore, non c’è ragione di altra natura che possa competere.

Il nodo indissolubile tra donatori e pazienti: in #siavischipuò, campagna a favore del dono d Avis Livorno, lo racconta una mamma guerriera

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Qualche mese fa vi abbiamo parlato di una campagna a favore del dono molto bella e riuscita, dal titolo #siavischipuò e organizzata dalla sede Avis di Livorno.  La campagna vanta gag interessanti che raccontano il dono e i suoi valori con simpatia, oltre a testimonial molto importanti per la città (si tratta di una campagna che punta molto sul territorio) come Igor Protti, campione storico del Livorno Calcio con il record di gol segnati per una squadra che a Livorno conta più delle istituzioni.

Bene, la campagna #siavischipuò va avanti e cresce sempre più di valore e di importanza, perché si amplia nelle sue maglie e racconta le esperienze e il punto di vista dei pazienti e di chi tiene a loro, ovvero familiari e donatori. Che spesso sono la stessa cosa. Ciò che #avischipuò ricorda a tutti noi, infatti, è che potenzialmente siamo tutti pazienti e riceventi. Sì, certo, esistono pazienti cronici che hanno bisogno di plasmaderivati e unità di sacche di sangue con maggior costanza, ma è vero che in potenza qualsiasi cittadino è al tempo stesso un donatore o un ricevente che può aver bisogno di sangue per un incidente, un intervento chirurgico, una qualsiasi esigenza medica.

Il nodo, il gancio indissolubile che esiste tra donatori e pazienti può essere raccontato a perfezione solo da chi vive le esperienze, ed è per questo che ci ha colpito moltissimo questo video che riguarda una mamma, Erika Todisco, oggi testimonial anche lei di #avischipuò, che racconta in prima persona la vicenda che riguarda sua figlia, malata di leucemia e oggi splendida bambina di 13 anni e mezzo grazie ai donatori. Erika, per raccontare i sentimenti che si vivono nel quotidiano, usa l’immagine del “tunnel nero”, un percorso che si sa come inizia e non si sa come finisce.

Il punto di vista dei pazienti, i loro racconti, valorizzano ancora di più la percezione comune dell’importanza del dono e di quel nodo. In un libro dal titolo ConVivere, il presidente della sezione Avis di Pisa, ha scritto che “Finché esiste un donatore, esiste anche la possibilità di vivere”. Non ci potrebbe essere una verità più netta, e su Buonsangue ci preme sottolinearla e condividerla.