Nelle ultime due settimane grande il lavoro delle associazioni di donatori in favore della raccolta. Ecco cos’ha fatto la Fidas, ma ora non bisogna mollare la presa

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Ferdinando Giordano presso l’EMATOS FIDAS

Nei giorni passati vi abbiamo raccontato la campagna Avis #escosoloperdonare, ma l’impegno delle associazioni per mobilitare i donatori e l’intera comunità verso il dono del sangue è stato grande, e anche Fidas ha messo in piedi numerose iniziative che a 360° hanno aiutato la raccolta, così come le necessità di pazienti e ospedali in tempo di Coronavirus.

Che tipo di iniziative? Per esempio, in Piemonte, FIDAS Monregalese (una delle Federate FIDAS Piemontesi), si è mossa a sostegno dell’Ospedale di Mondovì (CN) attraverso la donazione di un macchinario utile alla cura dei pazienti (lo vediamo in figura 1), ovvero l’esecutore dell’ECG endocavitario” (simile a una apparecchiatura per i raggi X) che sarà inserito nel reparto infettivo.  Ecco la sua funzione in dettaglio.

L’Esecutore ha la funzione di permettere la verifica del corretto posizionamento del cateterino utilizzato nei pazienti sia per la somministrazione delle terapie che per l’alimentazione: dunque uno strumento di fondamentale importanza in questo periodo di particolare emergenza.  Ciò permetterà ai pazienti in terapia di poter usufruire di controlli senza essere spostati in altri reparti. E’ previsto che la strumentazione possa essere in funzione già dopo il 25 marzo.  “Il macchinario che abbiamo donato – spiega Mauro Benedetto, Presidente dei donatori di sangue della FIDAS Monregalese – è stato voluto fortemente dai donatori di sangue, persone insostituibili che hanno fatto del ‘dono’ uno stile di vita, una normalità. 

Uniti contro il Coronavirus I donatori di sangue della FIDAS Monregalese regalano un’apparecchiatura di ultima generazione all’Ospedale di Mondov ( (1)

Fig. 1

A Roma, invece, l’associazione confederata Ematos Fidas, ha promosso il dono assieme alla Nazionale Italiana Calcio Attori, che ha dimostrato grande solidarietà. Moltissimi membri della squadra si sono infatti recati al Fatebenefratelli-Isola Tiberina per donare, e sottolineare così l’importanza della raccolta sangue e degli emocomponenti. Tra i nomi che hanno donato, Luca CapuanoAndrea PretiFerdinando GiordanoVittorio HamartzMichele FazzittaGiuseppe Zeno, come possiamo vedere in foto.

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Michele Fazzitta – presso l’EMATOS FIDAS

Michele Fazzita

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Ferdinando Giordano presso l’EMATOS FIDAS

Ferdinando Giordano

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Giuseppe Zeno presso l’EMATOS FIDAS

Giuseppe Zeno

Le tante iniziative delle ultime settimane hanno spinto Gianpietro Briola, coordinatore CIVIS oltre che presidente di Avis nazionale (che di recente abbiamo intervistato su Buonsangue) a scrivere una lettera di ringraziamento a tutti i donatori. Eccola di seguito:

Carissimi, la risposta di tutti voi alla richiesta di sangue costante di queste settimane ha rappresentato una delle notizie più belle che potessimo raccontare. Come sapete l’emergenza che sta colpendo il nostro Paese non può lasciarci indifferenti di fronte alle necessità che tanti pazienti continuano ad avere. Oltre 1800 persone, ogni giorno, hanno bisogno di trasfusioni: circa la metà di loro sono pazienti talassemici, leucemici o con altre forme oncologiche che richiedono scorte ininterrotte per vedersi garantire terapie e speranze di vita. Tutto questo continua a essere possibile grazie a voi e al vostro gesto periodico, anonimo, volontario, gratuito, responsabile e associato. Oltre agli appelli che come Cns e Civis abbiamo lanciato nelle ultime settimane, anche numerosi rappresentanti dello spettacolo e dello sport si sono uniti alla nostra mobilitazione. Un atto di sensibilità che avete colto in massa e che ha visto i donatori di tutte le regioni italiane farsi avanti per il bene degli altri. Grazie alla vostra sensibilità abbiamo dimostrato ancora una volta cosa significa essere volontari e quanto l’impegno di ognuno di noi sia fondamentale per il benessere della collettività. Continuare a donare è fondamentale, ma per farlo è ancor più fondamentale prenotare la donazione, contattando la propria associazione o il proprio centro trasfusionale ed evitare così assembramenti all’interno delle sale e garantire una programmazione continua e costante in linea con le esigenze degli ospedali. La solidità del nostro Sistema sanitario e la salute di tantissime persone dipendono dal singolo gesto di ognuno di noi.

            Grazie per tutto quello che state facendo,    

Gianpietro Briola

Coordinatore Pro Tempore CIVIS

 

Ora, è evidente non bisogna mollare la presa, e continuare a prenotarsi per donare anche nelle prossime ore, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane.

Due fatti rilevanti sull’attualità del Coronavirus: il ministero autorizza l’utilizzo del plasma dei pazienti già guariti, e le valutazioni di Gianpietro Briola sull’epidemia in un video verità su Youtube

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Il protocollo di studio degli ospedali lombardi capeggiati dall’Ospedale San Matteo di Pavia, ha dato i suoi frutti. Su DonatoriH24 leggiamo infatti che il Ministero della Salute ha dato la sua primissima autorizzazione all’utilizzo del plasma anti-covid19 ottenuto dai pazienti guariti, e dunque, presumibilmente, più carico di anticorpi.

L’autorizzazione è arrivata attraverso una circolare emessa venerdì 27 marzo dal titolo “Raccomandazioni per la gestione dei pazienti immunodepressi residenti nel nostro Paese in corso di emergenza da COVID-19”. Le raccomandazioni sono necessarie in quanto ancora non esiste una letteratura scientifica di lunga data su questa pratica, ma la circolare leggibile nella sua interezza a questo cliccando su questo link dice che:

“Nei pazienti con deficit dell’immunità umorale che sviluppino un quadro di Covid-19, si può prendere in considerazione la possibilità di procedere all’infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l’infezione da Covid-19. Il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti”.

Ci auguriamo con forza che il plasma dei pazienti già guariti risulti efficace, anche perché dalla testimonianza web, su Youtube, di Gianpietro Briola (da noi intervistato qualche giorno fa), in dialogo con Alessandro Lucchini sul canale “Palestra della scrittura”, in Lombardia la situazione degli ultimi giorni, sebbene in lieve miglioramento, è stata davvero difficile.

Consigliamo a tutti di vedere questo video, nel quale Briola, che non è soltanto Presidente di Avis Nazionale ma anche primario Pronto Soccorso ASST del Garda, racconta i momenti difficili vissuti in reparto, e fa il punto, con competenza e lucidità, sul presente e il futuro della pandemia da Coronavirus e della situazione sanitaria nazionale.

Plasma anti-covid: dopo l’infelice uscita di Ricciardi, è opportuno ascoltare Briola (Avis) e Liumbruno (Cns)

Ricciardi

Ieri su Buonsangue abbiamo riportato le dichiarazioni – per noi alquanto superficiali – che Walter Ricciardi membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute, ha rilasciato a PresaDiretta a proposito della terapia anti – Covid 19 attualmente in studio negli ospedali lombardi, e basata sulle proprietà del plasma dei pazienti guariti e presumibilmente ricco di anticorpi: “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”, si è lasciato sfuggire Ricciardi, mettendo a rischio tanti anni di informazione sui grandi passi avanti negli ultimi decenni sul piano della sicurezza trasfusionale.

Con puntualità, ci è arrivata la precisazione di Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, da noi intervistato sulla situazione del sistema sangue in piena emergenza Coronavirus solo pochi giorni fa, il 23 marzo. Ecco le parole di Briola. “Il plasma raccolto, così come il sangue e tutti gli emocomponenti, vengono sottoposti a rigidi controlli che rispettano i più elevati standard di qualità e sicurezza. Per questo, non ci sono rischi derivanti dalla loro somministrazione ai pazienti. Il prof. Ricciardi si riferisce ad un’epoca passata nella quale non vi erano test per le malattie trasmissibili e non vi erano tecnologie adeguata all’inattivazione virale del plasma.  Per quanto riguarda, invece, la possibilità di curare le persone affette da Coronavirus con il plasma di individui guariti, si tratta al momento di terapie sperimentali e bisogna, quindi, procedere con cautela prima di poter affermare con certezza la loro assoluta e comprovata validità. Diamo il tempo a ricercatori, clinici e scienziati di compiere gli studi necessari per arrivare ad una strategia e possibilità terapeutica certa”.

Sullo stesso tema, sempre Avis, peraltro, già il 19 febbraio aveva pubblicato un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che spiega in modo chiaro e pertinente le ragioni per cui il protocollo di studi sul plasma avrà bisogno di essere testato.  Ecco il passaggio in questione: “Seppur già sperimentata nel 2016 per debellare Ebola, questa tecnica non deve però disorientare. Come ha spiegato il direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, «si tratta di terapie empiriche che ogni tanto vengono riproposte non tanto a livello sperimentale, ma proprio perché non si sa bene in quale direzione muoversi». Quello su cui punta l’attenzione Liumbruno è l’impossibilità di considerare definitivo un intervento simile: «Le limitazioni sono molte ed è anche piuttosto scarsa l’evidenza dei risultati. È vero che i pazienti guariti, in questo caso da Coronavirus, hanno sviluppato anticorpi specifici, ma è altrettanto vero che il loro plasma potrebbe riportare valori non proprio ottimali per una somministrazione, motivo per cui non si può considerare come una terapia efficace per qualsiasi tipo di infezione».

Un peso specifico diverso, con concetti che non rimandano a ragioni irrealistiche o a periodi culturalmente superati, ma indicano criticità concrete di valore medico-scientifico. In pieno rispetto del pubblico e della verità.

Il plasma come possibile cura anti-covid, ma il professor Ricciardi a PresaDiretta spara sui plasmaderivati

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Nella lunga e approfondita puntata di PresaDiretta andata in onda ieri mercoledì 25 marzo, allo scopo di tracciare un punto generale su tutti i temi che riguardano l’epidemia di Coronavirus in corso, bisogna registrare una nota stonata. Le dichiarazioni sulla sicurezza del plasma da parte di Walter Ricciardi, membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute.

Durante lo speciale diretto da Riccardo Iacona si è parlato di tamponatura, di ricerca sul vaccino, si è parlato di diagnostica veloce, e naturalmente, grazie a un servizio della nota giornalista d’inchiesta Lisa Iotti che trovate in basso si è parlato dei diversi studi sulle possibili cure immediate da sviluppare per fronteggiare il Covid-19 e rallentare la sua diffusione e la sua letalità nei confronti delle categorie più a rischio:

https://www.raiplay.it/video/2020/03/le-cure-ora-disponibili-contro-il-covid-19—presadiretta-25032020-eee2bc36-786d-44e1-956b-c206a435d18e.html

Il servizio di Lisa Iotti parte da uno dei filoni di cura su c’è maggiore fiducia in assoluto a parere della comunità scientifica, ovvero quello sul plasma convalescente iperimmune, cioè il plasma raccolto attraverso le donazioni dei pazienti già guariti dal Coronavirus di cui su Buonsangue abbiamo già parlato lo scorso 18 marzo. A Wuhan, tale terapia ancora in un fase sperimentale ha dato buoni risultati su migliaia di pazienti, e tale metodo è stato già impiegato per la cura di Ebola e Sars. In Italia, questo tipo trattamento è oggetto di protocollo di studi che vede come capofila l’Ospedale San Matteo di Pavia e coinvolge altri ospedali lombardi.

Interrogato da Riccardo Iacona sulla possibile efficacia di questo trattamento, Walter Ricciardi, si è detto sì cautamente ottimista, rilasciando tuttavia una dichiarazione fortemente inopportuna sul piano dell’evidenza scientifica e sul piano della comunicazione. Come si può ascoltare direttamente dalla sua voce al minuto 1.12.50, Ricciardi mette in guardia sull’uso dei plasmaderivati con queste parole “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”.

https://www.raiplay.it/video/2020/03/Speciale-PresaDiretta—Coronavirus-La-sfida-dell-Italia-80a1e8c6-635b-4702-b3e8-c473bae260a3.html

Perché queste parole sono pesantemente inopportune? In primo luogo perché il passato a cui si riferisce Ricciardi è ormai un passato morto e sepolto: avvenimenti relativi agli anni ’70, ’80 e ’90 che da un punto di vista di cultura trasfusionale e alle conseguenti misure di sicurezza adottate nel settore appartengono a un’era geologica conclusa e archiviata. Un passato che abbiamo raccontato in dettagli attraverso la lettura del libro, estremamente preciso e documentato, del giornalista Michele De Lucia, dal titolo Sangue Infetto ed edito da Mimesis Edizioni. I dati sulla sicurezza dei farmaci plasmaderivati e delle trasfusioni sono da molti anni un fiore all’occhiello del Servizio sanitario nazionale, e la raccolta plasma per uso clinico e per la produzione di farmaci plasmaderivati, lo ricordiamo con forza, permette di curare ogni giorno migliaia di pazienti affetti da malattie gravi come l’emofilia e altre patologie croniche e acute, pazienti altrimenti destinati a non avere futuro.

Sul sito del Centro nazionale sangue è spiegato bene perché il plasma oggi è estremamente sicuro:

Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione. Lo ricorda il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, in riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di stampa. Su ogni donazione di sangue, ricorda il CNS, vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015, ultimo anno per cui si hanno dati validati, di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

“In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue – afferma Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro -. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni ‘80 e ‘90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse”. 

Oltre a rischiare di cancellare molti anni di evoluzione in fatto di sicurezza nel servizio trasfusionale italiano, le parole di Ricciardi appaiono inopportune anche sul piano della comunicazione.

Perché alludere a sorprese sul piano della sicurezza trasfusionale in un momento così delicato nel quale, lo sappiamo bene, la raccolta sangue e plasma è già stata messa a dura prova dallo stato di emergenza? In queste ultime settimane è stato necessario un enorme lavoro sul piano della comunicazione per riportare i donatori periodici e non nei centri trasfusionali: appelli, video di personaggi noti, dichiarazioni di dirigenti associativi e di autorità ai massimi livelli nel sistema sangue. Perché dunque riportare in auge e in modo così superficiale un passato così lontano nel tempo e soprattutto così superato sul piano culturale? Capiamo l’esigenza di non destare troppe aspettative sulle cure attualmente in corso di sperimentazione, ma ciò non andrebbe mai fatto a discapito di un livello d’informazione da salvaguardare con la massima serietà in ambiti altrettanto importanti.

Soprattutto in questo momento, è importantissimo anzi decisivo che le figure autorevoli in materia sanitaria, specie le più sollecitate ad apparire davanti alle telecamere davanti a milioni di cittadini vogliosi di informarsi, pesino con estrema attenzione tutte le parole che pronunciano.

Associazioni, professionisti, personaggi noti: la collaborazione tra attori sociali per tenere il riflettore sul bisogno di donare continua

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Lo ha spiegato molto bene il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola nella lunga e approfondita intervista che abbiamo pubblicato lunedì 23 marzo: gli appelli dei giorni scorsi sono stati molto utili, tanto che una sezione di Avis molto attiva in Lombardia, Avis Cernusco, dopo aver procurato molte sacche di sangue è passata a una nuova fase, una raccolta fondi per donare due postazioni di terapia intensiva all’ospedale cittadino. Tutti gli appelli sono stati utili. Quelli provenienti dalle istituzioni, dalle associazioni, ma anche e soprattutto quelli dei volti noti dello spettacolo, che nel mondo di oggi funzionano come moltiplicatore e impiegano meno tempo degli altri a raggiungere la sensibilità degli spettatori.

Nelle ultime ore, proprio per affinché il flusso di donatori delle prossime settimane non sia ancora una volta troppo ondivago, ecco gli ultimi appelli video per il dono del sangue, dal noto cantante Mario Venuti, da una rappresentante Fratres, e dal direttore del centro trasfusionale di via Monte Grappa a Sassari, il dottor Pietro Manca, tanto più necessari anche alla luce della nuova circolare del ministero che ribadisce come il dono del sangue debba essere considerato a tutti gli effetti “attività sanitaria essenziale necessaria a garantire l’attività assistenziale di pazienti che necessitano di trasfusioni”, permettendo ai donatori di muoversi per donare su tutto il territorio nazionale  verso le unità di raccolta.

Ecco Mario Venuti, che incita al dono e spiega come fare per “donare vita”:

Sotto, invece, i primi due video sul dono della Youtuber LaScalzi, con riferimento all’hashtag #iostoattentomadono usato dalle associazioni come Fratres nazionale. Un video realizzato al fine di sottolineare l’importanza del dono sicuro:

Ed ecco invece il video della youtuber dedicato all’esigenza del dono programmato:

Infine il dottor Manca di Sassari, anche lui impegnato a tranquillizzare su come si può e si deve donare in assoluta sicurezza:

Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, spiega il momento del sistema trasfusionale a Uno Mattina

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L’andamento degli ultimi giorni, in fatto di donazione di sangue, è stato molto altalenante, e per fortuna dopo un momento iniziale di grandi timori che aveva generato lo svuotamento dei centri trasfusionali, gli appelli del fine settimana a cura di figure istituzionali, dirigenti associativi, e nei casi che abbiamo documentato di personaggi noti come registi, cantanti e calciatori, hanno ribaltato la situazione, e consentito la raccolta di moltissime sacche in tutto il territorio nazionale.

Il messaggio sull’importanza del dono costante, dunque, sembra essere ormai ben sedimentato nella sensibilità dei donatori e dei cittadini italiani. Ma proprio in questa fase di passaggio, in cui il picco dei contagi da Coronavirus deve ancora arrivare e il morale della comunità è molto soggetto alle informazioni che arrivano dalla Protezione Civile, è davvero importante poter disporre di messaggi chiari e autorevoli direttamente dai dirigenti istituzionali.

Ecco perché ci è dunque sembrato molto opportuno, nonché interessante, il passaggio a Uno Mattina, il popolarissimo programma di Rai Uno, di Giancarlo Liumbruno, il direttore del Centro nazionale sangue, in compagnia del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi.

Ecco qui il loro intervento:

Liumbruno ha spiegato i numeri importanti del sistema trasfusionale, che riguardano 1800 pazienti al giorno bisognosi di sangue, curati attraverso 58 mila donazioni medie a settimane. Il calo pre-appelli è stato di circa il 10%, un dato in grado di mettere a rischio l’autosufficienza nel breve periodo, ed è per questo che donare è importantissimo in ogni momento dell’anno.

Chiarissimo anche l’intervento di Scaccabarozzi, che ha ribadito invece quanto il plasma, così come abbiamo raccontato nel post dello scorso mercoledì, sia fondamentale per la cura di diverse tipologie di pazienti; spingendo tutti a non tralasciare – in un altro passaggio sicuramente da ricordare ­– il fatto che oltre al dramma del Coronavirus nel paese continuano ad esistere pazienti in difficoltà a causa di tantissime altre patologie, pazienti a cui bisogna assicurare la migliore assistenza sanitaria possibile.

Nel fine settimana molti personaggi noti hanno spinto gli italiani a donare sangue: buona la reazione ma non bisogna fermarsi: #escosoloperdonare è la regola

Coronavirus: De Rossi e Felberbaum donano sangue a Roma

Lo scorso venerdì abbiamo parlato di #escosoloperdonare, la campagna di Avis sui social per sensibilizzare tutti noi alla sempre più stringente necessità di donare sangue n un momento molto difficile della storia repubblicana, tanto che anche il capo della Protezione Civile Borrelli ha raccomandato a tutti gli italiani di donare senza timori.

Le notizie di ospedali privi di sacche e bisognosi di donatori si susseguono infatti di ora in ora, e le ultimissime sono arrivate dalla Campania, dalla Puglia che ha a disposizione migliaia di sacche in meno, dalla Liguria dove le scorte scarseggiano,  e com’è noto dallo Spallanzani di Roma.

La risposta degli italiani è stata buona, come ha raccontato anche Ansa, ma naturalmente alle risposte emotive e immediate devono sempre corrispondere reazioni razionali sul medio e lungo periodo, perché la donazione è un gesto che dovrebbe entrare nelle abitudini di ciascuno di noi in ogni momento dell’anno e in ogni situazione.

Moltissimi, comunque, nel weekend gli appelli di personaggi noti che hanno dato il buon esempio e illustrato il valore della buona pratica ai cittadini, sortendo effetti molto positivi. Siamo lieti di diffonderli, affinché l’onda positiva continui.

Ecco l’appello di Pellegrini, calciatore della Roma:

Quello di Claudio Baglioni:

Quello di Daniele De Rossi, campione del mondo con la nazionale del 2006:

E infine quello di Carlo Verdone, regista e attore tra i più amati del paese.

Per le prossime settimane, dunque, facciamo come loro e prenotiamo la nostra donazione.

Coronavirus, ecco le nuove misure per i donatori contenute nella circolare del 9 marzo: collaborazione e impegno per garantire le donazioni in tutta sicurezza

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In queste ore di transizione altro non si può fare che seguire i continui aggiornamenti che arrivano dalle autorità centrali. E se sul piano dei comportamenti da seguire come comunità nella vita civica bisogna attenersi alle indicazioni del governo e restare in casa, per quanto riguarda il dono e le operazioni necessarie affinché il sistema trasfusionale nazionale possa garantire le scorta di sangue e di emoderivati a chi ne ha bisogno è importantissimo seguire le indicazioni provenienti dal Centro nazionale sangue (in collaborazione con il Ministero della Salute), e dalle associazioni di donatori.

Per quel che riguarda le misure ufficiali che è necessario tenere in considerazione per i donatori, dopo l’aggiornamento dei giorni passati, ecco le ultimissime misure, necessarie affinché le operazioni di dono, che ribadiamo, sono necessarie e da portare avanti con la solita perseveranza e con la giusta attenzione per le esigenze di tutti, si svolgano come sempre in totale sicurezza e serenità. Ecco dunque i principali passaggi del comunicato ufficiale del 9 marzo 2020:

Le nuove disposizioni, che hanno una natura solo precauzionale, non essendoci casi documentati di trasmissione trasfusionale del virus, tengono anche conto dei provvedimenti, presi a livello nazionale, finalizzati all’individuazione dei soggetti a rischio e che applicano ai medesimi urgenti misure di contenimento.

Non si fermano le attività di raccolta in tutto il territorio nazionale e si ritengono consentiti gli spostamenti del personale addetto alla raccolta e dei donatori che si recano presso le sedi di raccolta pubbliche e associative, dal momento che la donazione del sangue è da considerarsi inclusa tra le “situazioni di necessità” di cui al DPCM del 08.03.2020, come da nota della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Tenuto conto che le attività sanitarie di donazione e raccolta del sangue e degli emocomponenti sono livelli essenziali di assistenza (art. 5, legge 219/2005) che garantiscono la continuità del supporto trasfusionale a oltre 1.800 pazienti al giorno sul territorio nazionale, con la circolare del 09 marzo 2020, si raccomanda quanto segue:

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nella Repubblica Popolare Cinese;

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi con anamnesi positiva per contatti con soggetti con documentata infezione da SARS-CoV-2;

– rafforzare le misure di sorveglianza chiedendo al potenziale donatore, al momento della presentazione per la donazione, se abbia già ottemperato all’eventuale obbligo della misura di isolamento fiduciario domiciliare, ove prevista;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;

– applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per i donatori con anamnesi positiva per infezione da SARS-CoV-2 (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARSCoV-2);

– sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da SARS-CoV-2 oppure in caso di diagnosi d’infezione da SARS-CoV2 nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information);

invitare il personale operante presso i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta ad attenersi scrupolosamente a comportamenti finalizzati a prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie, ivi compresa l’infezione da SARS-CoV-2.

Al fine di evitare l’aggregazione dei donatori nei locali di attesa e, di conseguenza, consentire il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale (almeno 1 metro), si raccomanda di:

ricorrere preferenzialmente alla chiamata-convocazione programmata dei donatori al fine di regolare il numero degli accessi; ai fini della prevenzione del fattore di rischio rappresentato dal contatto stretto con soggetto affetto da COVID-19;

– adottare misure di triage preliminare del donatore in occasione del contatto telefonico come da indicazioni di cui all’algoritmo condiviso con il CIVIS;

In nero, abbiamo sottolineato quelli che secondo noi sono i passaggi più importanti. Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero l’algoritmo condiviso tra Cns e Civis, eccolo in figura 1.

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Fig. 1

Donare, lo ripetiamo ancora, è sempre importantissimo. Prenotatevi per farlo in assoluta assenza di rischio.

Il sangue manca nonostante gli appelli, bisogna ribadire con forza che donare non è un’azione a rischio

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Purtroppo, nonostante gli appelli della settimana scorsa, a proposito dei quali cui su Buonsangue abbiamo provato a dare tutte le informazioni, già da venerdì 6 marzo dal Centro nazionale sangue e dalle principali associazioni italiane riunite in CIVIS sono arrivate notizie non positive sull’effettiva normalità della raccolta sangue.

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Fig. 1

Il calo generalizzato in tutto il paese, lo ripetiamo, non è assolutamente motivato: le donazioni sono sicure ed è sufficiente per i donatori che avvertano qualche sintomo influenzale praticare lo stop precauzionale di 2 settimane, ma non ci sono assolutamente controindicazioni per la salute nell’andare a donare. Va ribadito con tutta l’energia.

L’assenza di sangue nel sistema trasfusionale, come ben sa chi legge Buonsangue, può creare enormi problemi per la cura di molte categorie di pazienti il cui accesso agli emocomponenti può essere vitale, ovvero può realmente fare la differenza tra la vita e la morte.  Interrompere le normali abitudini di dono per colpa di una paura irrazionale nel compiere un gesto assolutamente sicuro può avere quindi conseguenze davvero negative.

Il calo è generalizzato in tutta Italia, ma come spesso accade sono le regioni del sud a entrare prima delle altre in stato di emergenza, ed ecco alcune notizie delle ultime ore.

In Sicilia, per esempio, Avis invita a donare a Marsala, ricordando a tutti che la situazione in regione non è ottimale

In Puglia, specie dopo i rientri dal nord del fine settimana e le parole del governatore Michele Emiliano, la sanità si prepara a uno sforzo maggiore e le donazioni di sangue saranno assicurate regolarmente, nel tentativo di prevenire carenze, mentre saranno sospese tutte le attività non urgenti.

In Basilicata la richiesta di Avis Regionale è quella di implementare le raccolte, proprio per non mettere a rischio le attività che dipendono dal dono, mentre dalla Campania, infine, il coordinatore provinciale di Italia Viva a Napoli, Barbara Preziosi, chiede di rinunciare ai pregiudizi e non evitare i centri trasfusionali, affinché sia evitata una carenza sangue ancora più grave di quella che già si sta registrando.

La speranza è che fin dalla giornata di oggi, l’afflusso dei donatori possa crescere.

 

 

Nel Lazio preoccupazione per le scorte di sangue, la risposta del Centro nazionale sangue e i numeri più aggiornati del contagio

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Le misure governative di ieri mercoledì 4 marzo che si possono trovare integralmente sul sito del Ministero della salute sono stringenti e severe, ma, lo ricordiamo, per i donatori di sangue mantenere la normalità nel compiere il gesto e non far mancare il sangue sul territorio è un comportamento decisivo e vitale, come dimostrano le notizie che arrivano da Fanpage Roma, media su cui sono riportate le preoccupazioni della Regione Lazio sulle scorte sufficienti solo per i prossimi 10 giorni a causa di un calo pauroso delle donazioni.

 

Sempre mercoledì 4 marzo abbiamo pubblicato la lista dei principali accorgimenti che coinvolgono la donazione, ma anche il Centro nazionale sangue si è mosso con un’infografica molto chiara sulle 5 operazioni principali da compiere in questa fase di emergenza contagio, che secondo i dati della Protezione civile di ieri 5 marzo alle 17, ha raggiunto i numeri in figura 1 ovvero 3296 positivi con 414 guariti e 148 deceduti su un totale di 3858 casi.

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Fig. 1

 

In figura 2, invece, ecco le 5 regole consigliate dal Centro nazionale sangue.

 

  1. Per i donatori che pensano (con cognizione) di essere stati esposti, 2 settimane di stop.

 

  1. Avvertire il medico dei propri viaggi

 

  1. Necessità di avvertire il proprio medico in caso di sintomi, specie nelle aree “calde”

 

  1. In caso di sintomi post dono, necessità di avvertire subito il centro trasfusionale in cui si è donato

 

5. Ricordarsi sempre di donare in buona salute, come condizione di partenza

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Fig. 2

La sensazione è che le prossime due-quattro settimane potranno essere decisive per la situazione della salute pubblica, e il sangue non dovrà mancare. Donare il sangue, per chiunque lo possa fare, è quanto mai opportuno in questo momento.