Sistema sangue e libero mercato: al seminario Fiods molti dubbi, domande e anche l’ombra di sei ricorsi

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Il frazionamento del plasma aperto al libero mercato (per la produzione dei farmaci plasmaderivati) è stato uno dei temi “scottanti” emersi dal seminario di sabato 24 settembre a Città del Vaticano.

In Italia, la situazione è cambiata da poco. Chi segue buonsangue.net sa bene che fino a qualche tempo fa l’intera massa di plasma raccolto (circa 800 mila kg) era lavorato da un’unica azienda (l’italiana Kedrion) in conto lavoro, con una serie di vantaggi sul piano dell’economia di scala e in fatto di continuità sul piano di qualità e sicurezza del servizio. A partire dal marzo 2016, con il nuovo NAIP firmato tra raggruppamento regionale guidato dal Veneto e CSL Behring (multinazionale australiana che si occupa della lavorazione industriale del plasma), il libero mercato è entrato a tutti gli effetti nel sistema trasfusionale nazionale.

Con quali risultati, ad oggi appare difficile dirlo.

Gli addetti ai lavori presenti al dibattito si sono rivelati piuttosto cauti. Il presidente FIODS Gianfranco Massaro, per esempio, in apertura di seminario ha lasciato trasparire parecchi dubbi sull’efficacia della nuova situazione di mercato, dubbi che lo hanno spinto a focalizzare il dibattito sulla situazione internazionale dei plasmaderivati: “Leggendo le carte, mi è sembrato che il Veneto si sia costruito un bando simile a un vestito su misura. Dicono 10 milioni di euro risparmiati, ma vedendo il risultato della gara, con aziende di pari livello così lontane tra loro nei punteggi, è nata l’esigenza di discuterne con tutti gli operatori”.

Parole ferme, che chiariscono l’importanza della posta in palio. Scelte coordinate tra i vari raggruppamenti regionali, proprio sul piano dell’apertura al mercato, sarebbero necessarie. Lo ha ribadito anche Claudio Velati (Presidente del SIMTI Società Italiana Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), che nel suo intervento sull’appropriatezza, (concetto chiave nel sistema trasfusionale perché mirato a ottimizzare le risorse sul piano più propriamente medico in linea con il Patient Blood management), ha spiegato come anche l’uniformità del sistema e dei bandi possa essere considerato un grande fattore di risparmio: “Lavorare in modo unitario 800 mila kg di materia biologica permetteva grosse facilitazioni. È stato dimostrato che anche lavorarne 200 mila kg offre le stesse condizioni di vantaggio, ma la coordinazione regionale sulla creazione dei bandi resta importantissima”.

Non che tale collaborazione sia mancata in passato, ma si può fare ancora di più. Centro nazionale sangue e associazioni di volontari, assieme alle istituzioni, hanno contribuito in passato a indicare alcune linee guida importanti per la creazione dei bandi, indicando per esempio i prodotti principali da assicurare ai consumatori e specificando che ai bandi avrebbero potuto partecipare solo le imprese con stabilimenti in paesi UE che non hanno aperto alla raccolta remunerata del sangue (quindi non in Germania). Ma poi?

Se l’accordo tra raggruppamento regionale capitanato dal Veneto e CSL Behring ha già prodotto ben 6 ricorsi (come ribadito dallo stesso Velati nel suo intervento) c’è da chiedersi se tutto sia stato fatto per il meglio, visto che, per esempio, gli stabilimenti della CSL Behring sono in Svizzera, in USA (fuori dalla UE) e in Germania, dove è ammesso il plasma ottenuto da raccolta remunerata. Viene da chiedersi cos’abbia governato quella gara. Assoluta volontà di risparmio o un reale desiderio di ottimizzazione a lungo termine?

Difficile dirlo ma è chiaro che farsi delle domande è tutt’altro che peregrino e – vista la materia di cui si parla – assolutamente legittimo.

Certo è che il mercato dei plasmaderivati nel mondo è molto ricco: muove circa 20 miliardi di dollari all’anno, come ha specificato nella sua relazione Kari Aranko, direttore esecutivo dell’EPA (European Blood Alliance).

È facile capire, allora, come in esso confluiscano grossi interessi di parte, non sempre facili da conciliare.

Da un lato, l’obiettivo fondamentale dell’autosufficienza, con il consumo crescente di farmaci plasmaderivati (Il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno ha spiegato come il trend della raccolta di materiale biologico sia cresciuto di circa il 4,2% su base annua negli ultimi 15 anni), dall’altro, le necessità di mantenere altissimi standard di qualità e sicurezza salvaguardando il principio etico della gratuità del dono (altro tema caldo che affronteremo nei prossimi giorni). Infine, la necessità di ridurre i costi a tutti i livelli della filiera (per le pubbliche amministrazioni) e le esigenze di profitto delle industrie di lavorazione.

Nodi complessi insomma, eppure decisivi per il futuro dei cittadini e in particolare dei pazienti, che si potranno e dovranno sciogliere presto attraverso il continuo negoziare delle parti in causa.

Altri fattori esterni di difficile interpretazione, infatti, incombono già, legati strettamente all’obiettivo dell’autosufficienza. Uno tra tutti? La raccolta di plasma remunerata, già prassi negli Stati Uniti e molto discussa in Europa, così come ha dimostrato il seminario FIODS.

Ne parleremo presto in dettaglio, perché l’argomento è di primaria importanza.

Ma intanto però è bene ricordare che anche le lungaggini giudiziarie e burocratiche sono fattori che remano in senso opposto all’ottimizzazione delle risorse, che come sappiamo nel sistema sangue è fondamentale. Costano e fanno perdere tempo prezioso. Una gara d’appalto che presti il fianco alla deposizione di ben 6 ricorsi, sicuramente origina molti dubbi sulle modalità di realizzazione e sui metodi che si intendono seguire in questa nuova fase politico-gestionale.

 

Donare il sangue, 90 anni di volontariato. Dalla Sardegna check-up al sistema italiano

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Come sta il sistema sangue italiano? E il volontariato è ancora l’anima di questo mondo così ricco di idee, progetti ma anche di bisogni e spesso di urgenze? Se ne discute oggi e domani a Cagliari, ospiti del Caesar Hotel, dove andrà in scena il convegno intitolato “LA CULTURA DEL DONO: VOLONTARIATO E SANITA’ PUBBLICA – 90 ANNI INSIEME (1927 – 2017) Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, riservato a operatori professionali, cioè medici, biologi e infermieri.

Molti dei maggiori dirigenti del sistema sangue saranno presenti e interverranno, per raccontare la propria esperienza sul campo e sviscerare temi di primissima attualità, sia sul piano organizzativo che su quello pratico per chi lavora nel campo trasfusionale.

Tra i più importanti interventi segnaliamo:

– Giancarlo M. Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, che interverrà su L’evoluzione del Sistema Trasfusionale in Italia. Nuovi criteri organizzativi alla luce della normativa italiana ed europea.

– Vincenzo Saturni, presidente AVIS Nazionale, che si soffermerà invece sul Decreto n°69 del 02/11/2015 che regola le Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti. Spiegherà cos’è cambiato e cosa bisognerà fare in futuro per raggiungere livelli sempre più alti di efficienza, qualità dei servizi e sicurezza.

– Giuliano Grazzini, ex Direttore del Centro Nazionale Sangue, che si soffermerà su La realtà trasfusionale italiana ed il ruolo strategico del volontariato.

1) Organizzazione del sistema, 2) autosufficienza ematica, 3) ruolo del dono e del volontariato, 4) sicurezza: Questi i punti chiave toccati a Cagliari. Gli stessi temi forti e decisivi che affrontiamo ogni giorno su buonsangue.net, e che, in occasione del convegno, approfondiremo ancora nei giorni a seguire.