Il convegno FIODS a Catanzaro Lido e l’ampia analisi dei gruppi di lavoro: uno sguardo completo sul sistema trasfusionale

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Sono stati giorni intensi quelli di Catanzaro Lido, sede in cui durante gli scorsi 26 e 27 ottobre 2018 è andato in scena l’ormai annuale convegno della FIODS e del Centro nazionale sangue, un vero e proprio workshop di spessore internazionale che consente di stilare ciclicamente il punto sulle questioni chiave del sistema trasfusionale, sul piano nazionale e internazionale.

Riceviamo da FIODS e commentiamo il risultato di questo workshop: un lungo documento che si può consultare interamente a questo link: Workshop Plasma Italia ma che merita una sintesi il più possibile esaustiva.

Il primo gruppo di lavoro impegnato a Catanzaro si è dedicato all’indagine sugli aspetti normativi del sistema trasfusionale italiano (in figura 1), sul doppio scenario, nazionale e internazionale. Quali sono i principi fondativi? A che punto è l’Italia, rispetto agli auspicabili livelli di omogeneità nell’adeguamento normativo richiesto dalle istituzioni nazionali ed europee?

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Fig.1

I principi fondativi del sistema è sempre utile ribadirli: si tratta di principi “etici” da preservare, al di là delle prescrizioni EU: per cominciare una raccolta sangue ed emocomponenti basata su donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita. In questo quadro, il ruolo associazioni e federazioni di donatori volontari di sangue resta assolutamente decisivo in tutti i momenti della filiera, dalla promozione allo sviluppo della donazione organizzata di sangue e nella tutela dei donatori. Il tutto con la ferma certezza che il sangue umano non è, e non deve essere, fonte di profitto, con un’idea di gestione del processo trasfusionale che sia unitaria e “indivisibile” a governo esclusivamente pubblico, e con una visione dell’autosufficienza come entità non frazionabile e sovraregionale, che si unisce a un presa collettiva di coscienza sull’importanza valori da preservare come qualità e sicurezza dei prodotti plasmaderivati e della materia biologica.

Ribaditi tali punti cardinali, che secondo il workshop FIODS sono da considerare assolutamente punti di forza di questo sistema, ci sono anche delle criticità, che riguardano soprattutto “Il livello di applicazione di diversi requisiti specifici di matrice europea, che nell’ottica delle Direttive UE hanno valore regolatorio”: un livello che non è sempre adeguato e non è omogeneo. Tante le possibili cause: norme a volte troppo complesse, o inadeguate a sposarsi con alcune peculiarità del nostro sistema sanitario, in aggiunta a retaggi delle aziende sanitarie e alla scarsità di risorse.

A vigilare che si facciano passi avanti anche sulle criticità, anche grazie alla massima adeguatezza e omogeneità dei sistemi di verifica e delle procedure regionali di autorizzazione e accreditamento, vi è il ruolo centrale del Centro Nazionale sangue che è sicuramente un valore aggiunto, così come sarebbe importante lavorare su un documento unico condiviso che possa generare unità di intenti oltre a un piano d’azione netto e preciso, atto a ridurre le disomogeneità e garantire la massima indipendenza di giudizio.

Per quel che riguarda l’efficacia della governance nazionale e regionale, sono stati valutati come punti di forza la presenza di Regioni e delle Associazioni donatori nei direttivi CNS e nel CTS, così come l’utilizzo dii meccanismi di consultazione delle fasi programmatiche(non ultima la Consultazione plenaria del Sistema trasfusionale); infine, ma con qualche remora viste le forti disomogeneità sul piano dei principi stessi di formazione dei bandi  (esemplare il caso del Veneto con un bando per il 90% basato sui fattori economici ) vanno annoverati come fattore positivo gli accordi interregionali per la plasmaderivazione, uno strumento atto a promuovere l’autosufficienza regionale e nazionale di MPD e quale modello di cooperazione tra Regioni, a patto che non vi siano fraintendimenti sui fattori da privilegiare nei rapporti con le aziende che partecipano ai bandi per il conto lavoro.

In figura 2, ecco il secondo degli argomenti chiave affrontati in workshop FIODS. Il dono, uno dei temi di cui su Buonsangue si parla più spesso, specie con un occhio al futuro. Cosa è possibile fare sul piano della promozione, programmazione, fidelizzazione dei donatori e su quello della preparazione alle nuove sfide che detterà il futuro sempre in divenire in virtù degli attesi cambiamenti sul piano internazionale, e con un settore del plasma in enorme espansione?

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Fig. 2

In primis un aspetto da non tralasciare: non è così scontato, vista anche la situazione in alcuni paesi traino nella produzione di plasmaderivati, restare ancorati a un principio di donazione non retribuita, uno dei principi etici più netti del sistema italiano.

Per farlo bisognerà mantenere una volontà etica ferma e assoluta su questo punto, sostenendo la donazione volontaria, garantendo il miglior livello di sicurezza possibile per donatori e riceventi, e lavorando per rafforzare il modello pubblico, con una sempre maggiore integrazione nei processi decisionali di associazioni e federazioni dei donatori. Fermo restando che la sicurezza è già oggi uno dei punti di forza del sistema, grazie ai test di evidenza scientifica e alle forti azioni preventive come il questionario per i donatori. Ciò che è sicuramente da migliorare, secondo il workshop, è invece una certa eterogeneità di comportamenti nelle aziende sanitarie su scala nazionale. È su questo punto che bisognerà lavorare. Infine, il focus sulla donazione di plasma: se il sistema del conto-lavoro e l’interscambiabilità dei donatori sono elementi di sicura riuscita, si registrano ancora molte inefficienze operative che, se risolte, porterebbero a un miglioramento complessivo della raccolta.

Il terzo e ultimo gruppo di lavoro si è concentrato invece in modo ancora più specifico sul mercato dei medicinali plasmaderivati (figura 3), tema sicuramente centrale in ottica futura e sicuramente da aggredire sul piano dell’analisi, per ricavarne quadri di riferimento sull’attualità e previsioni sui cambiamenti futuri. Cosa dobbiamo aspettarci?

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Fig. 3

Tre sono stati i livelli di approfondimento:

  1. Il valore dell’autosufficienza nazionale di MPD in un sistema pubblico: valore etico e valore economico.
  1. L’autosufficienza nazionale di MPD in Italia e l’approvvigionamento dal mercato.
  1. Le politiche per l’autosufficienza nazionale di MPD in Italia e lo stato dell’arte e prospettive degli accordi interregionali plasma.

Cosa emerge?

Innanzitutto che a livello istituzionale è ormai chiaro e assolutamente ribadita l’importanza dell’autosufficienza sul piano della produzione dei plasmaderivati nel prossimo futuro, consapevolezza che ha poi avuto nel Piano Nazionale Plasma 2016-20 un’efficace formulazione programmatica.

Questa consapevolezza si deve e si può invece migliorare a livello pratico delle strutture trasfusionali, perché talvolta pare ancora sottovalutata, come dimostrano le forti disomogeneità produttive che ancora oggi intercorrono tra le regione italiane. Bisogna, in certi casi, promuovere un vero e proprio cambiamento culturale e magari “Realizzare studi economici “costi-ricavi” su campioni rappresentativi di varie realtà regionali, atti a dimostrare che, in condizioni ottimali in termini di efficienza e sostenibilità, la gestione del sistema può essere un investimento produttivo e non solo “un costo”.

Da una maggiore omogeneità regionale passa anche un miglioramento generale sul piano dell’appropriatezza, ovvero dell’utilizzo conforme e corretto dei farmaci. A oggi, vi sono forti sperequazioni regionali, per esempio sull’uso di albumina e antitrombina che vanno sicuramente ridotte.

Infine la questione bandi. Come accennato, alcune criticità sono emerse in modo netto anche in seguito alla parcellizzazione delle gare d’acquisto, criterio che ha sostituito l’accordo centralizzato. Non è così certo che cosiddetta apertura al mercato abbia realmente contribuito ad abbassare i costi complessivi per il sistema sanitario, e ci sono state alcune problematiche molto chiare, come una forte disomogeneità, anche qui, sui tempi di attuazione delle gare regionali. Tutti fattori critici di cui bisognerà certamente ridiscutere.

Per ovviare a queste difficoltà, il workshop FIODS di Catanzaro suggerisce due possibili soluzioni intermedie: 1) “al fine di valorizzare lo specifico significato strategico per la salute e sicurezza dei cittadini e rafforzare il concetto di autosufficienza nazionale improntato a criteri di efficacia e sostenibilità, promuovere una revisione della legislazione che introduca a livello di norma primaria politiche più puntuali per l’autosufficienza di MPD”, e 2) la “Costituzione di un coordinamento permanente dei quattro accordi interregionali per la plasmaderivazione presso il CNS”.

Tantissimi, come si può vedere, gli spunti di analisi e il raggio d’azione per le istituzioni e tutti gli attori in gioco del sistema trasfusionale: e per un futuro sempre più a misura di comunità, tanto impegno dedicato a studio e dialogo come è accaduto a Catanzaro Lido con FIODS e CNS non possono che essere salutari.

 

Chi dona sangue e midollo fa il bene della comunità e (qualche volta) viene premiato. Dalla storia di Matteo Bagnoli a tutte le news su carenze, donazioni e iniziative speciali di un sistema sangue sempre in fermento

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Ci sono storie che non passano di moda e che lasciano il segno nelle comunità in cui accadono, e quando qualcuna di esse passa per le pagine di Buonsangue, noi non possiamo che esserne felici: abbiamo intervistato Matteo Bagnoli, presidente di Avis Livorno, il 5 ottobre dello scorso anno per farci raccontare la sua prima esperienza da donatore di midollo osseo, avvenuta all’improvviso. Matteo era Iscritto all’Admo da ormai sette anni e non era stato mai chiamato, per poi ricevere la sua prima convocazione per un caso di compatibilità del 100% in una situazione estremamente delicata per la salute del ricevente; insomma, una di quelle circostanze in cui il dono è in tutta evidenza un gesto in grado di salvare una vita.

Ieri venerdì 16 novembre 2018, tredici mesi dopo il suo dono, Matteo sarà premiato – per l’attività di volontariato con Avis Livorno e per la donazione di midollo dello scorso anno – al Forum della Toscana, uno tra i più importanti e significativi eventi su scala regionale sul piano della progettazione economica, sociale e culturale.

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Chi si impegna, e offre il suo supporto e la propria propensione alla solidarietà, dunque ne raccoglie i frutti sotto tutti i punti di vista. Ecco perché, allora, resta fondamentale in questi ultimi mesi prima del nuovo anno donare sempre di più, per prevenire le eventuali carenze di sangue che di solito si verificano nel periodo invernale. Solo così si potranno rispettare i parametri di raccolta decisi sul piano nazionale.

Affinché i donatori siano preservati e difesi dall’influenza che nelle scorse annate ha creato non pochi problemi alla regolarità della raccolta di sangue e plasma, quest’anno fortunatamente si può contare su una buona informazione sulla grande novità del 2018: il vaccino gratuito per donatori.

Nelle ultime ore, infatti, diversi articoli informativi sono usciti sulle testate locali in tutta Italia, dal Lazio – dove è previsto l’impiego di un milione di dosi – fino alle Marche, alla Puglia, e alla Liguria. Da non credere assolutamente invece, come ci avvisa una nota dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) poi ripresa dal Centro nazionale sangue, alle notizie che girano sul web e che parlano di un divieto di utilizzo del vaccino antinfluenzale.

Non mancano poi le iniziative speciali. Sempre nel Lazio, a Nettuno, sport e dono si uniscono con la collaborazione tra l’Avis Anzio Nettuno e l’Anzio Bike, con una raccolta sangue fissata per il prossimo 25 novembre in piazzale Maurizio Lanzi, dalle 8 alle 10,30.

In Emilia Romagna invece, l’Avis Cesena festeggia 60 anni con tante storie da raccontare, quelle di vite salvate e salvatori. Per riviverle tra donatori e cittadini, insieme a tanti altri temi da discutere, è in programma una giornata intera sulla quale si sofferma dettagliatamente la testata Cesena Today, con una manifestazione aperta a tutti dal titolo “Io dono tu vivi”. Quando andrà in scena? Proprio oggi, sabato 17 novembre a partire dalle 9.30 fino alle 16.30 circa.

A Rossano Calabro, in provincia di Cosenza, concerto del pianista calabrese Nicola Pata grazie all’organizzazione della Fratres locale con il Centro Studi Musicali “G. Verdi” di Rossano.

In Toscana, dopo la giornata dei donatori di sangue organizzata a Borgo San Lorenzo, al Mugello, evento di cui ha copiosamente parlato la testata OkMugello.it, l’attenzione verte sulla situazione delle scorte di sangue sintetizzata sul sito del Meteo del Sangue: come vediamo in figura 1, fragilità resistono per il gruppo A+ e B-mentre si registrano anche emergenze, in particolar modo per il gruppo A- e 0. Urgenti, infine, le scorte per il gruppo 0+.

https web2 e toscana it crs meteoFig.1

Più grave la situazione in Friuli Venezia Giulia, dove, come possiamo vedere in figura 2, manca il sangue per diversi gruppi, una situazione che rende necessario un appello a tutti i donatori di zona affinché vadano nei centri trasfusionali. Carenze abbastanza gravi infatti per i gruppi B+, B-, A- e 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine (1)

Fig. 2

Mai come in queste situazioni allora si rende utile il nostro memorandum social: come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore.

Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 17 novembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane.

Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Fig. 3

“La trasfusione è un farmaco”. Gli specialisti dell’AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) ribadiscono che la sicurezza è un valore fondamentale del sistema sangue

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Il tema della sicurezza nelle trasfusioni di sangue, e di conseguenza durante le donazioni, comprende anche un punto di osservazione di cui si parla poco ma che certamente non è di scarsa rilevanza: si tratta del campo d’azione dei medici microbiologi trasfusionisti, organizzati nell’AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) e dal 10 al 13 novembre 2018 riuniti in convegno nazionale a Rimini, per discutere di un argomento attualmente al centro dell’attenzione di molte categorie di professionisti: le malattie emergenti, alle quali è dedicata una pagina intera sul sito del Ministero della Salute.

Secondo i microbiologi “la trasfusione costituisce a tutti gli effetti un farmaco. Pertanto se ne deve garantire un livello assoluto di sicurezza”, motivo per il quale diventano sempre più importanti strumenti come il questionario del donatore di sangue (spesso mal sopportato da molti donatori occasionali per l’invasione nella privacy), o come i test specifici capaci di individuare i virus di epatite, HIV, sifilide e di altri agenti patogeni anche durante il cosiddetto “periodo finestra” ovvero il tempo durante il quale la ricerca degli anticorpi dà esito negativo anche se l’agente infettante è presente nell’organismo.

In Italia attualmente i test di qualificazione biologica sono obbligatori per legge e sono effettuati sui donatori ad ogni donazione così come indicato dal DM 2 novembre 2015, e consistono nella ricerca dei marcatori sierologici e del genoma virale per l’infezione da virus dell’epatite B, dell’epatite C e dell’HIV, e dalla ricerca del marcatore sierologico della lue.

Tali test per i donatori hanno un’efficacia vicina al 100% sui soggetti infetti che hanno già compiuto la fase della sieroconversione, ovvero il passaggio dallo stato di sieronegatività (quello in cui si registra l’assenza di anticorpi nel plasma del soggetto infetto), allo stato di sieropositività (quella in cui invece si registra la presenza di anticorpi nel plasma del soggetto infetto).

Da quando esiste il test NAT, basato su tecniche di biologia molecolare, la durata del periodo finestra è di molto diminuito, e corrisponde a una settimana per epatite C e HIV, e a circa venti giorni per l’epatite B, ma questo non significa che tale periodo finestra debba essere sottovalutato, perché, secondo gli specialisti AMCLI, la scarsa attenzione o qualche criticità imprevista potrebbero “determinare il rischio di trasmissione tramite le trasfusioni o la somministrazione di emoderivati”, come possiamo leggere nel report del convegno AMCLI su Tiscali Salute.

Anche il SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), e noi lo abbiamo scritto il 29 ottobre scorso, ha di recente fortificato la propria offerta formativa sul tema sicurezza, proprio allo scopo di prevenire qualsiasi necessità futura:

Al SIMTI un novembre all’insegna della formazione: parola d’ordine “sicurezza”

una scelta precisa, a testimonianza del fatto che l’attenzione delle associazioni di donatori e di tutti gli operatori istituzionali del sistema sangue su temi come l’eticità del dono di sangue e plasma, o la valorizzazione del sistema italiano basato sul conto lavoro per la produzione dei farmaci plasmaderivati segnati dal pittogramma etico in seguito a dono anonimo, gratuito, associato e organizzato, è una risposta concreta e reale alle esigenze di qualità e sicurezza del sistema intero, che si parli di prodotto finali o dei pazienti. A dispetto di qualsiasi ragione economica o di abitudini discutibili come la raccolta del plasma a pagamento, già in voga e divenute prassi del tutto normalizzate in altre parti del mondo.

 

FidasLab, Avis e Fondazione Campus, FedEmo e Università Europea di Roma: quattro modi di formare i giovani e raccogliere le sfide del presente in fatto di sangue

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Una nuova legge per il terzo settore, una sempre crescente necessità per le associazioni di posi nella società come soggetti altamente organizzati e sensibili ai cambiamenti più repentini, che avvengano sul piano nazionale o su quello internazionale: in uno scenario come questo, perennemente in divenire, soggetti esperti come Avis e Fidas sanno perfettamente che la formazione delle future classi dirigenti è una priorità assoluta.

Ecco perché in questi giorni a Roma è andato in scena il primo week-end del FidasLab, di cui si può leggere un dettagliato report sul sito donatorih24.it: federate provenienti da tutta Italia, ben 74, e una partecipazione ampia che nei due week che formano il workshop completo dovrebbe aggirarsi sulle 160 presenze.

Come reagire ai cambiamenti di cui sopra? I giovani Fidas riuniti a Roma al Centro Congressi “Gli Archi”, e attenti e partecipi in entrambe le sessioni plenarie, hanno introdotto le domande giuste, consapevoli che non serve adagiarsi sulle certezze già maturate in passato.

Il modo migliore di stare nel presente lo indica Raffaele Lombardi dell’Università “La Sapienza”, abile a stimolare i partecipanti al FidasLab verso la scoperta del rapporto tra il volontariato del dono e i cambiamenti culturali che hanno caratterizzato la società nell’ultimo decennio. Guai però a cedere stereotipi e alla ricerca di spiegazioni facili e a responsabilità vaghe che provengono dall’esterno. Bisogna semmai capire come rendere di nuovo concreta l’idea del dono come valore decisivo per la vita quotidiana di molti pazienti.

Nella seconda giornata di ieri, domenica 11 novembre invece, dopo l’intervento del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno che ha approfondito il tema dell’autosufficienza di sangue e plasma in Italia, al FidasLab è arrivato il momento dei laboratori, spazi di condivisione che hanno messo alla prova gli iscritti su tutti gli aspetti della comunicazione legata al sistema sangue, ovvero il territorio dove con ogni probabilità si gioca e si giocherà gran parte della partita decisiva per costruire un futuro in cui il dono sia percepito ancora come valore condiviso e imprescindibile.

Come essere il più efficaci possibile nel rapporto col pubblico? Come utilizzare al meglio i social media, come costruire presentazioni efficaci e progettare reti in grado di incidere nella realtà negli anni che verranno? Queste le esigenze principali verso cui bisognerà essere pronti grazie a FidasLab per ampliare la base di giovani pronti a impegnarsi per il prossimo.

Il secondo modulo del FidasLab andrà in scena sempre a Roma nel week-end tra il 23 e il 25 novembre, ma intanto anche Avis, lo ricordiamo, risponde alle esigenze di formazione dei giovani dirigenti del domani con il suo corso in tre moduli, anche quest’anno in collaborazione con l’azienda italiana produttrice di farmaci plasmaderivati Kedrion Biopharma e con Fondazione Campus.

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Il primo modulo formativo avisino, al quale hanno partecipato 25 dirigenti volontari di Avis con una rilevante maggioranza femminile (con ben 19 femmine e 6 maschi), tutti giovanissimi con 45 anni ancora da compiere e provenienti da tutta Italia, è già andato in scena negli scorsi 19 e 20 ottobre, ed è stato dedicato al tema caldissimo “Etica, dono e mercato”, in particolare puntando su alcuni quesiti già toccati nella recente convention di Piacenza: 1) esistono limiti morali al mercato? 2) Come si può dare attuazione a tali limiti? 3) È possibile, ed è necessaria, un’etica pubblica? 4) Come si connettono queste domande all’attività di Avis e alla donazione del sangue in generale?

Temi complessi, a cui hanno provato a dare una risposta personalità autorevoli come Salvatore Veca, il presidente Fondazione Campus), Nicola Pasini dell’Università di Milano, Corrado Del Bò dell’Università di Milano nonché coordinatore scientifico della scuola, Federico Zuolo dell’Università di Genova, Riccardo Puglisi dell’Università di Pavia e Maria Cristina Antonucci del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma.

I successivi moduli del 16-17 novembre, e del 14-15 dicembre, saranno invece dedicati soprattutto al no-profit, universo che sarà indagato rispettivamente sia dal punto di vista gestionale (“Organizzazione e gestione del non profit”) sia da quello politico (“Politica e comunicazione nel non profit”).

Anche FedEmo giovani in questo weekend si è adoperata perché vuole avere forze pronte e attive per fronteggiare i cambiamenti in corso, alla luce della nuova legge di riforma del terzo settore e della necessità, anche per i pazienti di un così grave malattia, di guadagnarsi il giusto spazio nel mondo della comunicazione.

Due moduli, uno incentrato su come creare e gestir relazioni pubbliche nel terzo settore, l’altro incentrato sulla comunicazione hanno arricchito giovani dai 18 ai 30 anni, ecco il link dove si può approfondire: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2160573350654086&id=314568538587919

Infine, ecco un quarto e ultimo modo per formare e sensibilizzare i giovani sull’importanza dei valori del dono e del volontariato, una doppia iniziativa che arriva Centro di formazione integrale dell’Università Europea di Roma in programma per questa settimana appena all’inizio. Di cosa si tratta? Di una donazione speciale che seguirà un doppio binario, prevista per mercoledì 14 e giovedì 15 novembre, giorni in cui per gli studenti sarà possibile donare il sangue in tutte le fasce orarie del mattino in collaborazione con l’Associazione donatori volontari di sangue EMA-Roma, e allo stesso tempo donare farmaci in collaborazione la Fondazione Banco farmaceutico, ente che lavora da tempo per garantire l’assolvenza dei bisogni farmaceutici alle persone indigenti che non hanno la possibilità di acquistare le medicine.

Saranno accettati in dono medicinali conservati nella confezione originale una scadenza tra almeno 8 mesi, e i controlli del caso saranno affidati a un farmacista chiamato a vigilare sull’integrità e la corretta utilizzabilità dei farmaci raccolti. Perché dalla formazione teorica ai più semplici gesti, tutto contribuisce a rendere la solidarietà un’esperienza appagante e quotidiana.

Novembre si apre con la campagna nazionale di Avis sulla raccolta plasma, ma l’attività delle associazioni freme: Ecco tutte le iniziative e le donazioni speciali del week-end

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È appena trascorso l’evento clou di inizio mese, ovvero la presentazione della nuova campagna nazionale di Avis sulla raccolta plasma, evento su cui abbiamo realizzato un ampio report a questo link:

Distinguiti, dona il plasma. A Milano, Avis nazionale lancia la nuova campagna a favore del dono del plasma, con lo sguardo rivolto agli scenari mondiali

Nel report emerge perché continuare a promuovere il dono di plasma e sangue, è assolutamente prioritario per il paese, per motivi strategici globali e associativi.

L’attività delle associazioni italiane, Avis, Fidas e Fratres, e naturalmente della Croce Rossa Italiana, va avanti così sempre frenetica, come dimostra il gran numero di iniziative, donazioni speciali e incontri in programma da nord a sud nei giorni passati e in quelli che verranno.

Combattere eventuali carenze, sensibilizzare, diffondere la cultura del volontariato, sono tutte attività che necessitano idee, energie e impegno quotidiano.

Iniziamo, a sorpresa, dall’Abruzzo: immettere in un sistema altamente efficiente il maggior numero di informazioni utili sui donatori è lo scopo dell’Anagrafe dei donatori di sangue, uno strumento lanciato nei giorni scorsi a Pescara dall’assessore regionale alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, assieme al presidente dell’Avis Abruzzo Giulio Di Sante, al direttore del Centro regionale sangue Pasquale Colamartino, e a Emanuela Grimaldi, dirigente del Servizio assistenza farmaceutica e Attività trasfusionali della Regione.  Tutta l’attività ruoterà intorno al Centro regionale sangue, nodo che terrà collegate le 120 organizzazioni territoriali e i servizi trasfusionali operanti in Abruzzo.

In Puglia, fremente l’attività di Adovos (Associazione donatori volontari di sangue) di Casarano, nel Salento in provincia di Lecce, che gira il territorio alla ricerca di donatori grazie all’impegno generoso della presidentessa Maria Prete.

Donazione speciale a Sora, in provincia di Benevento, sotto l’organizzazione della Fratres che convoca i cittadini a donare nella mattinata di domenica 11 novembre, mettendo a disposizione un numero di telefono per prenotarsi e comunicare la fascia oraria migliore.

Sempre al Sud, in Sicilia, raccolta speciale di sangue per gli studenti dell’Università di Catania, che proprio nella mattinata di oggi venerdì 9 novembre andrà in scena dalle 7.30 alle 11.30, così come preannunciano www.accentonews.it e www.catanianews.it.

A Tortolì, in Sardegna provincia di Nuoro, si dona invece mercoledì 14 novembre dalle 8 alle 11.30, e a guidare le operazioni sarà Avis comunale di Tortolì-Arbatax con sede in via Temo, in collaborazione con il Centro Trasfusionale di Lanusei. Tutti a donare, perché in Sardegna c’è sempre un particolare bisogno.

In Toscana, le ultime notizie a proposito delle scorte di sangue le troviamo sul portale il Meteo del Sangue, in figura 1. Purtroppo, rispetto alle ultime settimane di relativa pace, si devono registrare nuove carenze, specie per i gruppi A- e A+, così come 0+ e 0-, per i quali si registrano urgenze ed emergenze di reperimento.

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Fig.1

In Friuli Venezia Giulia, la situazione non è tanto migliore, come si può vedere in figura 2. Il gruppo con più problemi è il b, sia positivo che negativo, con carenze gravi su cui recuperare repentinamente, mentre il gruppo 0- e A- hanno quote maggiori ma restano situazioni al limite.

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Fig. 2

Intanto però, a Trieste, siamo a soli 10 giorni da un evento importante, la 55° Giornata provinciale del Donatore di Sangue, organizzata dall’Associazione Donatori Sangue del capoluogo, con tanto di onorificenze da consegnare ai soci donatori di vecchia data e tante altri momenti utili per sensibilizzare i giovani e valorizzare la raccolta sul territorio.

A Monza si lavora invece su un problema fin troppo trascurato: l’HIV e la sua minaccia costante che troppo spesso viene scoperto quando la malattia è allo stadio avanzato. Le strutture trasfusionali brianzole così, promuove i test dell’HIV gratuiti in celebrazione della giornata mondiale per la lotta all’Aids prevista per il 1 dicembre. Coinvolta l’equipe dell’Unità Operativa Dipartimentale “Promozione della Salute, Prevenzione Fattori di Rischio Comportamentali e Medicina Interculturale” dell’ATS Brianza, attraverso aperture straordinarie dell’ambulatorio di Muggiò.

Infine il memorandum social: come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 9 novembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

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Fig. 3

Distinguiti, dona il plasma. A Milano, Avis nazionale lancia la nuova campagna a favore del dono del plasma, con lo sguardo rivolto agli scenari mondiali

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Il giallo come vitalità, il giallo intenso che si fa notare, sempre. Alla saletta Lab della Triennale di Milano, ieri martedì 6 novembre, Avis ha presentato la nuova campagna nazionale per promuovere la donazione di plasma.

Di quanto sia importante accrescere la raccolta di plasma in chiave dell’autosufficienza sui plasmaderivati, ne abbiamo parlato più volte, e di recente in occasione del convegno organizzato dai giovani avisini dell’Emilia Romagna a Piacenza, evento durante il quale – oltre alle stime e agli obiettivi macro-sistemici per i quali si sta combattendo, e che consistono nel restare in linea con i dettami del piano nazionale plasma 2016 -20 – si è specificato molto bene quanto sia importante lavorare sulla comunicazione, al fine di rendere sempre più chiaro e familiare il messaggio per il pubblico, superando allo stesso tempo una lunga serie di tare ed equivoci che ancora oggi tengono lontani i donatori dalla plasmaferesi.

Lo spot

Ecco perché la nuova campagna nazionale della più grande associazione di donatori italiana, che ricordiamo, vanta più di un milione e trecento mila soci, doveva essere particolarmente efficace, innovativa, e coinvolgente. Eccola qui, mentre a questo link è possibile, per chi è interessato, scaricare le campagne in alta risoluzione.


Come si è arrivati a questo concept?

La campagna è nata da un papillon e da un’idea che arriva qualche anno fa dall’Avis delle Marche, i primi che hanno voluto investire sulla promozione del plasma.

A noi di Buonsangue è piaciuta molto.

Molto buoni i contenuti visivi, decisamente incentrati alla sfera emotiva. L’approccio, come si può vedere, è piuttosto innovativo perché non rispetta i canoni classici dello spot sociale, che in una condizione di frastuono e di decodifica immediata dei messaggi innesca il riconoscimento dello spot come una richiesta economica o come un’immissione nel flusso informativo di ciascuno, d’informazioni tristi e disturbanti. È invece chiaramente propenso a coinvolgere lo spettatore in una volano di bellezza, realizzazione personale e positività. Il giallo è danza, è pittura, è pasticceria, e soprattutto si rivolge alla sfera identitaria. Distinguersi, farsi notare, emergere dal grigiore, diventa la cosiddetta call to action, la motivazione ad agire, proprio come il giallo esplode in ogni immagine che passa sullo schermo.

Basterà? No di certo, ed ecco perché la campagna si completa con molti materiali informativi sul dono del plasma e sulle differenze tra i tipi di donazione. Una buona campagna integrata non può che emozionare e informare insieme.

Gli interventi degli ospiti

Inoltre, coordinati da Claudia Firenze dell’ufficio di presidenza nazionale e delegata ai progetti di comunicazione, sono stati molti gli interventi di corredo allo spot, per la maggior parte incentrati sul concetto di sinergia tra i vari attori del sistema sangue, affinché si riesca a lavorare tutti insieme in una direzione comune, ovvero quella indicata da precisi punti cardinali: il plasma etico e il dono del plasma anonimo, gratuito e organizzato come chiave per avvicinarsi all’autosufficienza.

In questo senso si è espresso Pierluigi Berti, presidente SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia): “Vorrei testimoniare che il SIMTI, i professionisti che lavorano nelle strutture trasfusionali, sono consapevoli che il momento è fondamentale per la raccolta plasma, sempre più una risorsa strategica. Il plasma deve diventare per tutti, soprattutto per il pubblico, la risorsa primaria. Ma ci vogliono anche i mezzi, ovvero la partecipazione di tutti gli attori del sistema e una discussione profonda su ciò che serve davvero per riuscire a dare a tutti i pazienti ciò che serve”.

Consapevolezza, quella della necessità sinergica, che fa parte anche del bagaglio del presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola: “Il tema è molto sentito come ci dice la grande partecipazione – ha detto il primo dirigente avisino – e possiamo dire di esser riusciti a raggiungere l’autosufficienza dei globuli rossi. Poiché noi vogliamo che la nostra donazione continui a essere etica, abbiamo deciso di puntare molto sul raggiungimento dell’autosufficienza sul plasma. Abbiamo la percezione che sia necessario fare passi molto veloci, anche alla luce della possibilità che si apra il mercato dei plasmaderivati in Cina e India, con il rischio che il 70% dei plasmaderivati prodotti dagli USA nel mondo si spostino su mercati più ricchi. Noi vogliamo che la donazione resti etica, con i farmaci prodotti da plasma pubblico donato gratuitamente e segnato dal pittogramma etico. La prima strategia da mettere in campo è quella di una maggiore flessibilità del sistema verso le esigenze dei donatori. Dare la possibilità di orari meno rigidi per i donatori può essere un primo passo verso il coinvolgimento dei donatori e verso la fidelizzazione”.

Testimone d’eccezione, con una grande propensione al dono, è stato il pluricampione paraolimpico di sci nautico Daniele Cassioli, avisino da tempo. Secondo Daniele “Avis funziona perché sta in mezzo alle persone e deve passare il messaggio che donare è bello, che è una cosa gioiosa. Deve arrivare il messaggio ai giovani che donare rende le persone migliori. Io dico sempre che le mie retine non funzionano ma il sangue è buono, e anche quando non sono al massimo e qualcosa va storto io dono. Parlando più egoisticamente poi, ricordo che il dono è anche un modo di essere controllati. Molti giovani non usano fare esami del sangue ed è un errore perché è sempre importante conoscere quello che abbiamo dentro. Tutto ciò che non viene donato è perso e le persone se stimolate e informate nel modo giusto sanno ancora essere generose”.

L’indagine Ipsos sulla conoscenza degli italiani sul plasma

Ma la campagna di comunicazione non è stato l’unico motivo d’interesse della serata.

Claudia Firenze ha infatti illustrato al pubblico i risultati del sondaggio Ipsos commissionato da Avis, al fine di conoscere l’effettiva percezione degli italiani sulle donazioni di plasma. Un test che ha dato risultati molto significativi, anche per stabilire le future strategie d’azione e d’intervento.

Grazie alle rilevazioni su un campione di 800 persone rappresentative della popolazione italiana, s’è scoperta subito una prima buona notizia: il 69% degli intervistati collega la parola plasma al sangue, specie tra gli adulti, e solo il 16%, per lo più tra i giovani, la collega invece al televisore, come vediamo in figura 1.

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Fig.1

E sulla donazione di plasma? Come si orientano gli italiani? In figura 2 vediamo come soltanto il 21% degli intervistati si sentono ben informati sulla differenza tra dono del sangue e dono del plasma, un dato che fa ben capire quanto si possa ancora incidere con una buona comunicazione integrata, in grado d’ informare dopo aver conquistato l’emotività e la curiosità dei cittadini.

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Fig.2

 

E se in figura 3 scopriamo che solo il 36% degli italiani è certo di donare plasma in futuro o crede che lo farà, in figura 4 sono espressi i dubbi che serpeggiano tra coloro i quali la donazione di plasma è quasi certamente qualcosa da escludere: problemi di salute e paura sono decisamente i maggiori freni alla partecipazione attiva.

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Fig. 3

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Fig. 4

Il lavoro sul campo

La campagna di Avis  “Distinguiti dona il Plasma” non si ferma naturalmente a Milano: anzi è proprio a partire da oggi che l’attività vera e propria entra nel vivo: tutti i materiali saranno girati alle sedi distribuite capillarmente per l’Italia: gli spot da 15 a 30 secondi, gli spot radio, i manifesti, gli scroll e i materiali per il web dovranno arrivare al grande pubblico, in modo che l’impatto della comunicazione sia il più significativo e virale possibile.

Proprio l’efficacia di questo lavoro quotidiano su tutto il territorio nazionale sarà infatti la molla decisiva per la realizzazione di molti degli obiettivi del Piano nazionale plasma 2016-2020.

Il sangue del cordone ombelicale non va buttato, ma donato. Il 15 novembre a Roma un convegno sul tema

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Ci sono donazioni, come accade per quella del midollo osseo, più difficili da far conoscere al grande pubblico, ma non per questo meno importanti o decisive per la salute e incerti casi per la vita dei pazienti: è il caso, per esempio, della donazione del sangue da cordone ombelicale, una pratica molto preziosa, per diverse ragioni cliniche.

Si tratta del sangue che resta nella placenta e nel cordone ombelicale dopo la nascita, ed è fattore di raccolta delle importantissime cellule staminali emopoietiche, ovvero cellule in grado di evolversi e riconvertirsi in ognuno dei diversi elementi che compongono il sangue, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Ciò significa che il sangue da cordone ombelicale può essere utilizzato per la cura di molte tipologie di pazienti affetti da malattie del sangue di origine tumorale, come leucemie e linfomi, oppure da talassemie e aplasie midollari. Il cordone ombelicale, che è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel suo grembo, dopo il parto viene usualmente gettato, ma questa è un’abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Per le donne, il trapianto di cellule del sangue del cordone ombelicale è un’alternativa concreta al trapianto di cellule del midollo osseo, e anzi sceglierlo consente addirittura di ottenere dei vantaggi sia per il soggetto ricevente – per il quale subentrano minori rischi di rigetto, oltre a una più semplice e immediata disponibilità delle cellule ­– sia per la donatrice, per la quale la donazione avviene in automatico al momento del parto e quindi risulta indolore e senza rischi.

Il prossimo 15 novembre sarà una data significativa per questo tipo di donazione: una data celebrata dall’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) in collaborazione con il Centro nazionale sangue, il Centro nazionale trapianti e l’AIL, l’Associazione italiana contro le leucemie, con un importante convegno patrocinato dal Ministero della Salute dal titolo “1988 -2018: 30 anni dal primo trapianto di CSE da SCO – Attualità e Prospettive”, evento che si svolgerà a Roma, alla Sala Cardinal Knox della Domus Australia in Via Cernaia 14/b, con la presenza di medici e specialisti)

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Fig.1

Proprio il 15 novembre di 30 anni fa, infatti, nel 1988, è stato effettuato il primo trapianto con le cellule staminali cordonali, una storia che, come leggiamo sulla brochure ufficiale, è a lieto fine: “Si tratta del caso del paziente Matthew Farrow affetto da Anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato dalla sorella che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il paziente è completamente guarito e gode tuttora di ottima salute”.

Oggi molta strada è ancora da fare sul percorso della sensibilizzazione, ma eventi come questo in grado di riunire professionisti, istituzioni e rappresentanti del mondo del volontariato, non possono che fare bene, in direzione di una più efficace divulgazione del concetto di dono (in modo che riesca a diventare un valore onnicomprensivo per le abitudini della vita sociale) e in chiave di rendere di volta in volta il mondo dei donatori più consapevole, in grado di adattarsi alle necessità del sistema e alle possibilità e alle propensioni dei cittadini.

Per partecipare al convegno è necessario registrarsi entro e non oltre l’8 novembre scaricando il modulo di partecipazione, compilandolo e inviandolo all’indirizzo segreteria-nazionale@adisco.it

 

Donare non fa paura: Halloween scandisce la fine di ottobre e l’inizio di novembre tra iniziative speciali e richiami dell’attualità. Ecco tutte le news

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Non tutti ne sono entusiasti, ma la festa di Halloween è ormai diventata un appuntamento radicato nelle usanze del nostro paese, sovrapponendosi al Carnevale: tanto vale, allora, valorizzare il più possibile il calendario in favore della raccolta sangue, sfruttando le occasioni giocose di comunicazione.

Così, per Halloween sono state tantissime in tutta Italia le idee e le iniziative speciali a favore del dono: l’ultima in ordine temporale è andata in scena in Toscana, a Siena, con una divertente invasione di donatori dell’Avis travestiti da mostri a passeggio per il centro emotrasfusionale dell’Ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena, un’iniziativa originale per promuovere la sensibilizzazione del dono tra grandi e piccoli. Tantissime, in tutta Italia, le manifestazioni simili, raccontate con precisione e dovizia di particolari dal sito DonatoriH24, in una rassegna completa all’insegna del dono a tema “dolcetto o scherzetto”.

Assieme ai trucchi e ai travestimenti, partono tuttavia anche campagne più “tecniche”. Lo scorso 15 ottobre abbiamo sottolineato l’importanza di concedere il vaccino antinfluenzale gratuito a tutti coloro andranno a donare, allo scopo di evitare che le influenze stagionali complichino la raccolta sangue:

http://www.buonsangue.net/news/oggi-15-ottobre-inizia-la-campagna-vaccinazione-antinfluenzale-la-stagione-201819-grande-novita-vaccino-gratuito-donatori-sangue/

Media e centri trasfusionali locali iniziano così a diffondere la notizia e a operare secondo questa disposizione, come per esempio è segnalato a Terni.

Ma come procede l’attività di raccolta?

Non ci sono segnali di particolari carenze gravi. In Toscana, secondo il Meteo del Sangue, la situazione è sotto controllo per quasi tutti i gruppi, fatta eccezione per il gruppo 0 che presenta una fragilità nel suo polo positivo e un urgenza su quello negativo. Su questo gruppo vanno quindi concentrati gli sforzi dei donatori.

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Fig. 1

In Friuli Venezia Giulia, invece, come possiamo vedere in figura 2, la situazione è leggermente men positiva: il gruppo più in difficoltà è il gruppo B, sia positivo che negativo, con una carenze ritenuta grave. Non eccezionale anche la situazione per ciò che riguarda il gruppo 0- e il gruppo A-, mentre è discreta la situazione negli altri gruppi.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig. 2

Raccolte speciali, nel week-end, sono comunque previste in Puglia, a Trani, per iniziativa di Avis, con la possibilità di donare nella mattinata di domenica 4 novembre all’unità di raccolta fissa dalle 8 alle 10. 30 del mattino.

Ottimo risultato, nelle Marche, per L’Avis di San Benedetto del Tronto in provincia di Ascoli Piceno: sono diventati ben 2245 gli associati della sezione locale.  A cosa si devono questi ottimi numeri? A un’idea davvero interessante da replicare in altre zone d’Italia: per rafforzare lo spirito sociale, infatti, l’Avis ha organizzato in accordo con il Comando della Marina Militare di Marifari Venezia, varie giornate con visite guidate all’interno del faro di San Benedetto del Tronto. Partecipazione con esperienza “turistica” incorporata dunque, un successo annunciato e notevole, giacché ben 418 persone hanno potuto ammirare la città dal quel punto di vista così speciale.

In Piemonte, nel Canavese, si donerà invece per tutto il mese di novembre con Fidas, grazie a un programma esauriente paese per paese che è possibile consultare sul Giornale La Voce.

Dalle iniziative di gruppo a quelle ad personam: la cronaca, negli ultimi giorni, ha sottoposto ai donatori italiani due casi molto particolari di bisogno immediato di sangue. Si tratta di quelle circostanze per le quali, in genere, i cittadini italiani, riescono a mostrare il loro lato migliore.

Da Napoli è arrivato l’appello di Angelica Romano, ricercatrice malata di leucemia e presidente dell’associazione di volontariato “Un ponte per”, da sempre impegnata nel sociale «Ragazze e ragazzi – ha detto Angelica – Da pochi giorni ho scoperto di avere una forma di leucemia mieloide e sono ricoverata al reparto ematologia del Cardarelli. Tutti i giorni, noi tutti uomini, donne aspettiamo sacche di sangue e piastrine. Ci servono per tenerci in vita. Arrivano sempre la sera perché non ci sono donatori. È possibile donare dalle 8 alle 13 tutti i giorni tranne quelli festivi». Parole assolutamente chirurgiche e veritiere, per cui tutti a donare.

Addirittura più complicata la situazione di Alessandro Maria, bambino colpito a Napoli da una malattia rara che si chiama linfoistiocitosi emofagocitica. A lui e alla sua storia ha dedicato spazio La Repubblica, per facilitare la ricerca della sacca di sangue del cordone ombelicale compatibile. Per ora sono stati individuati tre donatori possibili, speriamo bene.

Infine il memorandum social: dove donare? Come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 2 novembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

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Fig. 3

 

 

 

 

 

 

West Nile, la situazione non si placa: prolungate le misure straordinarie per tutto il mese di novembre

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È stata una stagione molto difficile per la gestione sanitaria del West Nile Virus.

Su Buonsangue abbiamo seguito il caso a cadenze regolari, monitorando il quadro complessivo a metà ottobre, quando in molte zone d’Italia i timori erano in aumento:

Il West Nile Virus crea ancora timori, soprattutto a nord-est: il bilancio complessivo a ottobre

E prima ancora a settembre, quando i focolai erano ancora in crescita e la priorità era corroborare l’ampio spettro informativo:

West Nile Virus: aumentano i casi in molte zone d’Italia. Ecco come essere sempre informati

Il monitoraggio è stato continuo per tutta l’estate, quando serviva entrare nel merito settimana dopo settimana:

Agosto entra nel vivo: non solo caldo e calo endemico, crescono i casi di West Nile Virus. Tutte le news del week-end

Giacché in pochi giorni, nel mese di luglio, servirono ben 8 circolari di aggiornamento per seguire il fenomeno in tempo reale:

Crescono i casi di West Nile Virus in Italia e nell’area mediterranea orientale, dal 18 luglio al 27 ben 8 nuove circolari. Per i viaggiatori, il solito imperativo “prima donare, poi partire”

Insomma, Il 2018 si è contraddistinto per un quadro complesso che sembra non voler ancora giungere al termine. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia, diramata dal Centro nazionale sangue e da altri attori istituzionali come Avis Nazionale, che “In considerazione della particolare intensità dell’infezione da West Nile Virus nella stagione estivo-autunnale in corso, il Centro Nazionale Sangue ha diramato il 24 ottobre una nuova circolare che spiega come il monitoraggio sul virus proseguirà anche per tutto il mese di novembre. Resteranno quindi in vigore anche tutti i provvedimenti di sospensione per 28 giorni per i donatori nelle province italiane (o nelle regioni estere) interessate, a meno che non venga eseguito il Nat Test sui donatori”.

Allerta e controllo con occhi aperti al massimo anche per tutto novembre dunque, per continuare quell’opera di sorveglianza che secondo il sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, finora ha dato buoni frutti. Nell’intervista rilasciata a Quotidiano Sanità, Bartolazzi ha sottolineato che in base all’eccezionalità della situazione epidemiologica, rappresentanti dell’Iss, delle Regioni i e degli Istituti zooprofilattici hanno potuto verificare in riunione che le misure di controllo e la sorveglianza dei casi “stanno funzionando correttamente”, così come sono state intensificate le misure straordinarie di disinfestazione secondo le indicazioni del Piano nazionale.

Ma quali sono i numeri della diffusione West Nile 2018, che nonostante l’ottimismo di Bartolazzi continuano a creare apprensione in molte regioni italiane e hanno complicato non poco le operazioni di raccolta sangue in questi ultimi mesi? Li scopriamo attraverso il bollettino aggiornato dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato lo scorso 25 ottobre.

Come vediamo in figura 1, a partire da giugno sono stati segnalati ben 561 casi umani confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) soprattutto al nord (giacché con le lagune venete e ferraresi e i grandi bacini fluviali la diffusione della zanzara è favorita): sul totale, 224 si sono manifestati nella forma più grave, quella neuro-invasiva (sono stati 62 i casi Veneto, addirittura 100 Emilia Romagna, meglio in Lombardia con 16 casi Lombardia, un numero rilevante in Piemonte con 34, solo 3 in Sardegna, 8 in Friuli Venezia Giulia, e il solito caso singolo segnalato in Molise ma importato dalla Grecia). Purtroppo, i deceduti sono stati 41 (solo uno in Lombardia, 13 in Veneto, 21 in Emilia Romagna, 3 in Piemonte e 3 in Friuli Venezia Giulia).

I restanti 270 casi sono emersi invece come febbre (66 segnalazioni in Emilia-Romagna, 183 in Veneto, 7 in Lombardia, solo 4 in Piemonte e 10 in Friuli Venezia Giulia).

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Fig. 1

I donatori in donatore di sangue interessati, infine, sono stati 67, di cui ben 30 in Emilia Romagna, 14 in Veneto, 9 in Piemonte, 10 in Lombardia, 3 in Friuli Venezia Giulia e solo uno in Sardegna.

Se invece analizziamo le fasce d’età colpite, con l’ausilio della tabella 1, ci accorgiamo che in ben 117 casi sui 223 in cui la malattia si è manifestata in forma neuro-invasiva, la fascia d’età colpita è quella degli anziani sopra i 75 anni, mentre 54 sono i casi registrati nella fascia immediatamente più giovane, ovvero quella che va dai 65 ai 74 anni.

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Tab. 1

Dalla tabella sinottica pubblicata sul sito del CNS il 19 ottobre scorso, infine, apprendiamo le ultime novità in fatto di territori in cui anche un solo pernottamento attiva le misure di controllo speciali per i donatori: si tratta della Francia (Pirenei orientali e Dipartimento della Corsica del sud), e della Puglia, con la provincia BAT (Barletta – Andria – Trani) come nuovi territori interessati.

Tabella sinottica 19.10.2018

Fig. 2

La più grande attenzione da parte di tutti i soggetti interessati dunque non dovrà venir meno, e in particolar modo ci si aspetta grande partecipazione da parte dei donatori periodici che conoscono bene il problema per la sua ciclicità, in attesa che l’abbassamento delle temperature dovuto all’inverno elimini il grande fattore di trasmissione del West Nile Virus, ovvero le zanzare.

 

Al SIMTI un novembre all’insegna della formazione: parola d’ordine “sicurezza”

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Su Buonsangue lo ricordiamo di continuo: la sicurezza è un valore primario per il sistema sangue, che in Italia è ormai da ormai moltissimi anni al riparo dalle complicate vicende del passato, raccontate nel dettagliato ed esauriente volume “Sangue Infetto” (Mimesis, 2018) a firma del giornalista Michele De Lucia, da noi approfonditamente recensito lo scorso 21 giugno:

“Sangue infetto” di Michele De Lucia, opera dettagliata e attenta che rilegge la storia dei processi sul sangue con ampia documentazione ed equidistanza, senza giustizialismo e sensazionalismo

La sicurezza nel sistema sangue si raggiunge in molti modi, a cominciare dal primo passo, quello dell’approccio iniziale al dono, quando il donatore si cimenta su un questionario molto dettagliato e approfondito che, sebbene talvolta può “spaventare” qualcuno, si rivela un preziosissimo strumento di conoscenza per tutte le parti in causa, donatore e medico, perché solo così è possibile individuare e prevenire i rischi legati ai comportamenti non compatibili a ridosso del dono con gli eventuali agenti patogeni che nell’immediato non possono essere rivelati dalle analisi.

Ma altrettanto importante è il momento successivo, quello in cui entra in campo il professionista trasfusionale: ed ecco perché nei prossimi mesi, novembre e dicembre, il SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), ha messo in programma per gli addetti ai lavori numerosi cicli formativi allo scopo di rendere sempre più aggiornato ed efficiente il lavoro dei tecnici professionali.

A Milano, nei giorni 6-7 novembre 2018 all’Hilton Hotel, e a Roma, nei giorni 4 e 5 dicembre 2018 al Courtyard by Marriott Rome Central Park, si terranno dunque due convegni formativi per personale impegnato nel settore delle malattie trasmissibili sotto la guida di Claudio Velati, direttore del Servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Ospedale Maggiore di Bologna, un professionista autorevole che i lettori di Buonsangue conoscono bene:

Velati e il Sistema sangue: “L’apertura del mercato è positiva ma il modello italiano va salvaguardato”

Lo scopo del corso SIMTI, è quello di fornire competenze tecnico-professionali nel campo delle malattie trasmissibili, come gli aggiornamenti sull’andamento dell’infezione da HIV (purtroppo da tempo sottovalutata a livello mediatico), e sui relativi comportamenti a rischio, sulle conoscenze attuali delle nuove terapie e sulle infezioni emergenti; informazioni da integrare con competenze di processo nel campo della medicina trasfusionale, allo scopo di offrire nuove conoscenze teoriche con la conseguente applicazione nell’attività quotidiana, e infine con competenze di sistema, per convogliare l’attenzione di medici, biologi, tecnici e infermieri delle strutture trasfusionali su tutti quei problemi che necessitano di un approccio complesso e innovativo, come per esempio, per l’appunto, quello delle infezioni emergenti.

Sempre a Milano, invece, e sempre all’Hilton Hotel, il 14 novembre 2018 si terra il corso SIMTI dal titolo “Aggiornamenti in Medicina Trasfusionale: la raccolta, la produzione, la garanzia della qualità degli emocomponenti”, modulo rivolto a medici, biologi, tecnici sanitari di laboratorio biomedico e infermieri, finalizzato a preparare il personale dei reparti trasfusionali a sapersi destreggiare in mezzo a tutte le novità legate alle linee guida e ai protocolli di sicurezza.

Un grande impegno formativo dunque, a dimostrazione che i risultati soddisfacenti in questo campo non sono scontati e coinvolgono l’impegno profondo di tutti gli attori di sistema, dai donatori alle aziende farmaceutiche passando per i medici, perché il lavoro da fare è tanto e le difficoltà sono sempre all’ordine del giorno.