La raccolta plasma di giugno. Un leggerissimo aumento che lascia ben sperare per il resto dei mesi estivi

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Con una certa puntualità che ormai prosegue costantemente mese dopo mese, ecco che sono arrivati i dati della raccolta plasma in Italia relativi al mese di giugno, un mese importante perché vero e proprio preludio dell’estate, periodo intrinsecamente difficile per i ben noti problemi di raccolta, tra vacanze estive, ferie generalizzate per i lavoratori, giornate torride e influenza negativa delle zanzare che possono colpire i donatori.

A maggio, il quinto mese dell’anno che anticipa l’arrivo dei mesi estivi con le endemiche carenze e difficoltà nella raccolta, si era registrato un calo su scala nazionale del 4,7% che poteva destare non poche preoccupazioni, anche se il dato complessivo del 2019 faceva registrare comunque un lieve miglioramento.

A giugno, invece la situazione è migliorata, come possiamo vedere in figura 1.

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Dal grafico emerge infatti che la raccolta nazionale relativa a giugno 2019 vs giugno 2018 è cresciuta dello 0,1% e che i segni più (triangolo giallo con la punta rivolta verso l’alto) nel dettaglio regione per regione sono molti. In particolare buone le performance di Sardegna (+12%), Umbria (+16,8%) e Provincia autonoma di Trento (+12,1%), mentre devono migliorare nei prossimi mesi la Valle d’Aosta (-22,4%), la Basilicata (- 38%) e la Toscana (-6,3%).

Se invece andiamo in figura 2 tabella 3, in cui è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/giugno 2019 vs gennaio/giugno 2018, possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa tremila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma in particolare Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sicilia possono vantare dei bilanci in crescita.

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Fig. 2

Buone notizie dunque, in vista di due mesi che si preannunciano più complicati.

Palla alle associazioni e ai media dunque, in modo che lo sforzo quotidiano di chi lavora sul campo e le campagne sui mezzi di comunicazione possano arginare il calo endemico dei mesi più caldi.

Il Centro nazionale sangue e il lavoro sui social: un’ottima riuscita all’insegna dell’informazione

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Una comunicazione è quanto più efficace quanto più sa sfruttare le caratteristiche del medium su cui è convogliata. Si tratta di una parafrasi un po’ dilatata del noto aforisma “Il medium è il messaggio” di Marshall McLuhan, tra i più interessanti studiosi di mass-media del novecento. E se parliamo di sangue, e di informazione su alcuni dei temi chiave del sistema sangue da presentare e lasciar interiorizzare al pubblico, il lavoro social del Centro nazionale sangue ci pare procedere per il verso giusto, con efficacia e chiarezza espositiva.

In particolare, ci hanno colpito positivamente le infografica pubblicate nelle ultime settimane: accattivanti, ben centrate, facili da decriptare e dritte alla sostanza, a proposito di dubbi e informazioni che effettivamente i cittadini che ancora non hanno intrapreso la strada della donazione periodica hanno bisogno di chiarire.

Eccole qui di seguito:

 

  1. I tatuaggi

Domanda frequentissima e risposta ormai assolutamente necessaria, visto l’enorme numero di persone tatuate. Chi ha tatuaggi può donare? La risposta prende forma grazie a un disegno che colpisce, alla regola ferrea da rispettare (bisogna aspettare 4 mesi), e grazie alle tre motivazioni che spiegano il perché.

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  1. Chi dona? Vecchi o giovani?

La criticità più grande che gli addetti ai lavori conoscono benissimo, deve essere nel migliore dei modi trasmessa al pubblico, che ormai ha l’abitudine consolidata di rapportarsi a dati, sondaggi e numeri per approcciarsi al reale e comprendere i problemi. Dall’infografica del Centro nazionale sangue, emerge bene come si delinea la geografia del dono per fasce d’età nel paese: calano i giovani da 18 a 35 anni (ben il 29% complessivo in meno dal 2013) e crescono a compensare gli adulti dai 46 ai 55 anni. Una tendenza che deve essere gioco forza modificata, riportando giovani a donare.

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  1. L’utilizzo del sangue

Quante sacche servono per ciascuno dei trattamenti principali che sono resi possibili dalle donazioni?

Ecco un perfetto caso in cui i numeri riescono a trasmettere meglio di tante parole l’importanza di ogni singola donazione. Il lettore social può così imparare, tra curiosità e informazioni quantitative utili a dimensionare l’importanza di un’alta quota di donazioni, che per un trapianto di cuore possono servire fino a 10 sacche, che per garantire una vita più agevole e normale a un talassemico ne servono tra le 30 e le 50 l’anno, e che per i farmaci necessari ad assicurare le cure di un emofilico sono necessarie ben 1200 sacche di plasma.

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Fig. 3

  1. I motivi per donare

Infine la call to action: perché donare? Quali sono i buoni motivi principali per farlo? Ecco un percorso tra 5 motivi incontestabili, che vanno dall’opportunità di salvare una vita, alla semplicità di come ci si può riuscire, visto che donare non fa affatto male, basta poco tempo, si offre una risorsa non producibile in modo artificiale e per di più ottenendo esami del sangue gratuiti. Cosa aspettiamo dunque?

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Un modo profondo e costruttivo di parlare di sangue: l’inchiesta su Sette del Corriere della sera sui giovani e il dono

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Non di rado su Buonsangue ci auguriamo che i grandi media ormai definibili come “istituzionali” e la televisione popolare si occupino nel modo più serio, chiaro e approfondito possibile del dono del sangue e del suo universo, fatto di valori, sorprese, bellissime storie personali di donatori e pazienti e delle necessità di questi ultimi che solo una raccolta costante ed efficiente può risolvere a pieno.

Nei giorni scorsi siamo stati esauditi, grazie all’inchiesta a firma di Alessandro Cannavò sul magazine “Sette” del Corriere della Sera, un racconto molto dettagliato che parte dal centro donatori di sangue dell’Istituto dei Tumori di Milano e vola idealmente verso alcuni dei temi più d’attualità per il mondo dei donatori, passando per essenziali scambi di battute con alcune delle personalità più autorevoli dell’intero sistema. Vale la pena riprendere e commentare questo viaggio punto per punto.

Le informazioni essenziali

Sguardi amichevoli, volti rilassati, clima disteso e accogliente. È questo il modo giusto di accogliere i donatori e, possiamo confermarlo, anche a noi è capitato sempre così. È importante farlo sapere ai lettori e ai giovani che non hanno ancora mai provato l’esperienza del dono, ai quali Cannavò offre anche alcune informazioni essenziali. Una donazione di sangue intero dura circa 10-15 minuti e si può fare una volta ogni tre mesi, e al donatore viene offerta la colazione per la giusta ricarica di forze. Una donazione di plasma dura un po’ di più, circa 50 minuti, consente di recuperare con maggiore efficienza le proteine del sangue utili alla produzione di plasmaderivati e si può ripetere una volta al mese. In più, fattore da non trascurare, i donatori riceveranno le analisi del sangue direttamente a casa.

Il questionario

Ecco una prima piccola criticità. Il questionario che i donatori devono compilare – registra Cannavò – crea qualche titubanza. Molte domande, intime su questioni private e abitudini di vita. Per il donatore, aggiungiamo noi, questa pratica è un sacrificio piccolo ma assolutamente necessario, per ragioni di ottimizzazione degli sforzi e di sicurezza, due tra i principi cardine del sistema sangue.

Il passaggio di testimone

Le storie. Le esperienze personali. Niente più degli esempi e dei racconti appassionati di donatori e pazienti in grado di trasmettere le proprie emozioni riesce a motivare nuovi donatori giovani a intraprendere la strada del dono. Cannavò cita la storia di Luciano, un ex donatore oggi ottantunenne che ha iniziato a donare per aiutare un bambino bisognoso e poi non ha più smesso, con 150 donazioni nella vita. Un piano di engagement assolutamente da valorizzare nelle scuole e sui media.

I giovani che donano meno

Problema che preoccupa, ma che può e deve essere risolto. Per Cannavò la causa principale che tiene i giovani lontani da centro trasfusionale è la precarietà. C’è altro per la testa. È sicuramente un fattore, ma secondo noi non l’unico. È un fatto culturale di isolamento, di scarsa propensione al senso di comunità, che crea un vuoto ma è un circolo vizioso, fomentato da tecnologie dominanti e abitudini di vita. In questo senso, la vita delle associazioni, ci sembra essere un perfetto antidoto e proprio sulla bellezza dei valori aggregativi bisogna lavorare, nel tessuto sociale e sui media.

Il dono degli stranieri

Molto interessanti gli scambi tra Cannavò e il presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, che ha raccontato la situazione dell’autosufficienza regione per regione e si è soffermato sul dono del sangue degli stranieri, una questione che passa dal principio d’integrazione. Il coinvolgimento dei cittadini extracomunitari è sicuramente un tema che le associazioni dovranno affrontare apertamente nell’immediato futuro, e lo scopo sarà ottenere un doppio risultato inevitabilmente coordinato: fare del dono del sangue un principio per sentirsi sempre più un tassello chiave del tessuto sociale e al tempo stesso poter contare su una fonte importante per la raccolta sangue.

Il lavoro nelle scuole

Altro momento chiave in un’idea di programmazione strategica e visione del futuro è portare l’universo dono nelle scuole. Alla vigilia della maggiore età, certo, e come spiega Cannavò nel pezzo intervistando Monica Zipparri, che coordina i progetti di comunicazione di Adsint non usando solo un metodo emozionale ma con un avvicinamento eterogeneo, che comprenda il piano emozionale e quello informativo, non facendo appello al senso di responsabilità ma provando a entrare nel mondo dei giovani. Un lavoro, aggiungiamo noi, che tuttavia può e deve cominciare molto prima, dalle scuole primarie, quando l’interazione tra ragazzi, istituzioni e famiglie e molto forte e c’è grande apertura da parte dei giovanissimi a conoscere la vita e le esperienza degli altri.

Appropriatezza

Il lavoro di reclutamento giovanile, lo sappiamo, è tuttavia un lavoro complesso che darà risultati sul lungo periodo. E intanto cosa fare? Lavorare di appropriatezza, come accenna giustamente Cannavò intervistando Flavio Arienti, responsabile del centro trasfusionale dell’Istituto dei Tumori, un approccio che chi legge Buonsangue conosce benissimo e che si chiama Patient Blood Management. L’obiettivo? Ridurre sprechi e utilizzi eccessivi della risorsa sangue attraverso procedure di ottimizzazione che consentano di impiegare i giusti volumi, al momento giusto e nelle giuste condizioni.

Un’inchiesta come quella di Cannavò, è dunque un ottimo esempio di ampiezza di sguardi, racconto delle esperienza di chi dona, pareri autorevoli di membri del sistema sangue e voglia di guardare al futuro. Un modo di fare informazione che sui grandi media istituzionali e generalisti speriamo che non resti isolato o ripetuto una o due volte l’anno, ma che possa diventare una costante giornaliera.

 

Carenza sangue in Campania. Il Centro nazionale sangue coordina e mobilita il sistema

È tutta la settimana, che da una delle regioni italiane storicamente più in difficoltà nell’organizzazione di una raccolta sangue lineare, costante ed efficiente per tutti i 12 mesi dell’anno, la Campania, si susseguono gli appelli al dono, al fine di limitare le carenze endemiche e assicurare anche per i mesi estivi il corretto e normale svolgimento delle attività trasfusionali.

Un appello nei giorni scorsi è arrivato dall’Ospedale Pausillipon di Napoli, dal quale è arrivato addirittura il video appello di una bambina paziente, come si può leggere sul sito www.internapoli.it assieme alle indicazioni pratiche su dove e quando donare, e come ha ribadito il Corriere di Caserta.

Stesse necessità arriva da Acerra, dove in particolare serve sangue del gruppo 0 negativo, segnalazione che è arrivata direttamente dall’Avis di Sarno.

Anche da Salerno è arrivato un appello nelle ultime ore, con una carenza all’ospedale Ruggi che si spera possa essere contrastata nelle prossime ore, così come testimonia il magazine on-line Salerno Sanità.

Un situazione difficile, che come possiamo leggere sul sito di Fidas nazionale, ha spinto “La Struttura Regionale di Coordinamento per le attività trasfusionali della Regione Campania ha segnalato al Centro Nazionale Sangue una carenza prevista, per il periodo 15 luglio – 30 settembre, di circa 1.700 unità di emazie, pari a circa 150 unità settimanali con la seguente distribuzione: 82 0+; 5 0-; 41 A+; 7 A-; 14 B+; 1 B-.”

Un numero rilevante, al quale bisognerà saper ovviare. Come? A questo aspetto, come da norma ci ha pensato il Centro Nazionale sangue, che ha subito invitato “le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue ad avviare azioni di supporto straordinario, anche locali, volte ad intensificare la chiamata dei donatori raccomandando, inoltre, alle Strutture Regionali di Coordinamento di inserire le disponibilità nella bacheca in SISTRA al fine di compensare la carenza della Regione Campania”.

Tutti pronti alla mobilitazione dunque, in modo da assicurare le sacche necessarie alla Campania in attesa dell’apporto risolutivo di associazioni e donatori periodici. Che l’estate sia un periodo particolarmente complesso per la raccolta sangue, con i cali intrinseci che siamo abituati a documentare ogni anno, non è una grande novità per i lettori di Buonsangue. Prima donare poi partire è la regola, il motto di questo periodo dell’anno con e ferie che incombono e la voglia di partire verso destinazioni vacanziere dopo una lunga e faticosa stagione lavorativa. Ma basta queste “scuse” a far dimenticare il proprio dovere di cittadini e rimandare l’idea di donare al rientro a settembre? Assolutamente no, e la nostra speranza è che anche in Campania la maggior parte dei cittadini la pensino come noi.

 

Comunicare l’importanza della donazione del sangue da cordone ombelicale: i video del Burlo di Trieste

Non se ne parla quanto si dovrebbe, ma il dono del sangue da cordone ombelicale è un gesto semplicissimo e dall’enorme valore per la comunità dei pazienti, che troppo spesso non viene praticato per scarsità di informazioni al riguardo e poca conoscenza dell’altissimo valore curativo. Il cordone ombelicale, lo ricordiamo, è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel grembo, e così dopo il parto viene buttato via: questa è una pessima abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Pochi sanno infatti, così come avevamo già segnalato in un approfondimento del 5 novembre 2018 in occasione del convegno nazionale di Adisco, che le cellule contenute nel cordone ombelicale sono necessarie per la cura di 80 malattie del sangue, tra cui leucemia, talassemia e linfomi.

Accrescere la consapevolezza su tali argomenti, è quindi il tema di una campagna video voluta e realizzata dall’Ospedale Burlo di Trieste e proposta dal quotidiano Il Piccolo, che mira a sensibilizzare il pubblico su un tipo di donazione per nulla invasiva che può consentire trattamenti e cure per pazienti dal valore inestimabile.

Ecco perché al Burlo hanno deciso di meccanizzare il processo di richiesta alle famiglie, che funzionerà in modo molto semplice. A partire dalla 34esima settimana di gravidanza la figura dell’ostetrica spiegherà ai diretti interessati tutti i dettagli della donazione, che sarà poi prevista per il minuto successivo all’avvenuto parto. Da Trieste, subito dopo, il sangue raccolto dal cordone raggiungerà immediatamente la banca del sangue da cordone a Padova subito essere transitata nord la sede della protezione civile a Palmanova.

L’iniziativa del Burlo si aggiunge così al video delle campagna Adisco, che si soffermano sugli aspetti valoriali del dono senza tuttavia tralasciare il piano emotivo. I dettagli sono importanti: ed essere informati sulla donazione di sangue da cordone ombelicale sembra la condizione necessaria per passare alla fase operativa.

L’importanza dei pazienti nel sistema sangue: sono loro il vero obiettivo di chi lavora ogni giorno

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Su Buonsangue dedichiamo tantissimo spazio al dono, ai suoi valori fondamentali di anonimato, volontarietà, gratuità, periodicità e organizzazione, e cerchiamo di comprendere e mostrare in che modo le campagne e le tante iniziative che nascono grazie al durissimo e costante lavoro delle associazioni, siano in grado di coinvolgere e stimolare il grande pubblico.

Sottolineiamo con energia, quasi ogni giorno, quanto forte sia il livello di soddisfazione per i cittadini che si approcciano al dono, e che si recano ai centri trasfusionali per la prima volta per poi decidere di diventare donatori periodici; e che da un gesto semplice almeno quanto importante traggono enormi benefici psicologici sul piano della certezza della propria identità, sul piano del riconoscimento del proprio ruolo sociale e sul piano dell’autostima, grazie alla consapevolezza di poter salvare diverse vite umane semplicemente offrendo un po’ del proprio plasma o del proprio sangue.

Ma esiste un terzo livello implicito nel gesto del dono che non bisogna mai sottovalutare, né dimenticare di raccontare: ovvero il piano dei pazienti, i destinatari ultimi delle sacche di sangue o dei plasmaderivati prodotti in conto terzi dalle aziende convenzionate. Sono loro il focus reale. È il loro benessere l’obiettivo principe, il risultato etico per cui l’intera filiera e tutti i player del sistema sangue devono lavorare incessantemente, affinché il livello di cure e l’efficacia dei trattamenti riservati a chi ne ha bisogno possano raggiungere il massimo grado di qualità ed efficienza.

È per questo che abbiamo introdotto e ribadito più volte il concetto di appropriatezza. È per questo che documentiamo le missioni internazionali del sistema italiano che salvano vite nei paesi meno ricchi. È per salvaguardare tale obiettivo che in questi anni abbiamo documentato e messo in discussione i processi e gli esiti delle gare pubbliche per la plasmalavorazione, criticando aspramente le assegnazioni (come quella del bando del raggruppamento NAIP con il Veneto regione capofila) che ci sembravano mettere i pazienti in secondo piano rispetto alla ragione economica.

Specie sul piano dell’universo plasma e dei plasmaderivati infatti, i cosiddetti farmaci salvavita, mantenere il racconto informativo sulle esigenze di chi ha bisogno di curarsi e guarire, ci sembra quanto mai importante: ed è per questo che proveremo nei mesi futuri a dare ancora più spazio al racconto dei pazienti, delle loro esigenze, delle loro esperienze.

Sebbene l’universo plasma sia un mercato immenso e globale che supererà i 20 miliardi di dollari nei prossimi anni – un mercato che potenzialmente riguarda tutti noi per motivi geopolitici – tale universo è ancora sconosciuto al grande pubblico, che non trova alcun riflettore sui media mainstream intento a illuminare le criticità degli attuali disequilibri internazionali (con il 60% del plasma globale prodotto negli Stati Uniti in gran parte con la raccolta a pagamento),  e non di meno, a spiegare l’importanza dei farmaci salvavita per i pazienti.

Un grado maggiore di informazione sul dono del plasma, sulla plasmaferesi e sulle patologie che i plasmaderivati possono curare, aiuterebbe non poco la raccolta: ci preme dunque insistere proprio su questo punto.

Quali sono i farmaci plasmaderivati principali, e che categorie di pazienti aiutano? In rete, un ottimo livello di informazione su questi argomenti lo si può trovare sul portale Plasma Italia gestito dal Centro nazionale sangue, ed ecco una descrizione approfondita, tratta proprio da Plasma Italia, dei medicinali plasmaderivati e del loro uso clinico. Per ribadire l’importanza dei pazienti, ecco l’elenco da cui partire:

L’albumina è una proteina plasmatica prodotta dalle cellule epatiche e costituisce circa il 60% di tutte le proteine plasmatiche. La sua concentrazione nel sangue (albuminemia) varia fra 3,5 e 5,0 g/dL. Eventuali valori inferiori di albuminemia sono, nella maggior parte dei casi, da ricondursi a una ridotta produzione di albumina da parte del fegato. L’albumina trova indicazione appropriata nel trattamento di molte condizioni in epatologia, come dopo paracentesi per ascite, nella peritonite batterica spontanea, nella sindrome epatorenale, nelle condizioni di plasma exchange e occasionalmente in altre condizioni cliniche con riduzione del volume ematico.

Le immunoglobuline (IG) sono utilizzate nella terapia sostitutiva delle immunodeficienze e nel trattamento di patologie autoimmuni o di processi infiammatori sistemici. Rappresentano i c.d. prodotti driver per via del costante aumento della loro domanda a livello mondiale. Dal 2007 sono disponibili in Italia preparazioni di IG solubili per infusione sottocutanea/intramuscolare (SC/IM) oltre a quelle per uso endovenoso (IntraVenous, IV). Le IG, così come tutti gli altri MPD, sono preparate utilizzando pool di plasma umano; da questo deriva una significativa diversità idiotipica, che garantisce una più alta copertura anticorpale al ricevente. Le preparazioni contengono IG strutturalmente e funzionalmente intatte, con normale emivita e proporzione di sottoclassi: 95% di IGG monomeriche, piccole quantità di dimeri, quantità variabili di IGA e di IGM.

– L’antitrombina è una glicoproteina a sintesi epatica presente nel plasma ad una concentrazione di circa 150 μg/mL. È un inibitore delle proteasi, appartenente alla famiglia delle serpine o inibitori delle serin-proteasi. Si tratta del più potente inibitore naturale della coagulazione, che gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio della bilancia emostatica. L’antitrombina inibisce l’azione di tutti i fattori della coagulazione attivati, eccetto il fattore V e il fattore VIII; ha una particolare affinità per la trombina ed è detta anche “cofattore” dell’eparina, nel senso che l’azione anticoagulante dell’eparina è mediata dall’AT. Possiede inoltre proprietà anti-infiammatorie e anti-aggreganti mediate dalla liberazione di prostacicline da parte delle cellule endoteliali. L’antitrombina trova indicazione nelle carenze congenite di questa glicoproteina.

– Il fattore VIII (FVIII) della coagulazione è utilizzato nella terapia sostitutiva dell’emofilia A, una malattia rara, emorragica ereditaria, a trasmissione recessiva legata al sesso, causata da un deficit del FVIII. In base al livello di attività del FVIII circolante, si distinguono forme di emofilia A gravi (FVIII < 1%), moderate (tra 1 e 5%) e lievi (fra 30-40%).

– Il fattore IX (FIX) della coagulazione è utilizzato nella terapia sostitutiva dell’emofilia B, detta anche malattia di Christmas, una malattia rara, emorragica ereditaria, a trasmissione recessiva legata al sesso, con prevalenza stimata pari a 2-3/100.000 soggetti maschi, e causata da un deficit del FIX. In base al livello di attività del fattore circolante, si distinguono forme di emofilia B gravi (FIX< 1%), moderatamente gravi (tra 1 e 5%) e lievi (> 5%).

– Il fattore VII (FVII) della coagulazione è una glicoproteina vitamina K-dipendente che svolge un ruolo essenziale nell’innesco della cascata coagulativa del sangue. Il difetto congenito di fattore VII è un raro disturbo emorragico dovuto ad un’anomalia genetica del cromosoma, si trasmette con modalità autosomica recessiva. La terapia sostitutiva è essenziale nei pazienti con fenotipo severo.

– Il fattore XIII (FXIII) della coagulazione, denominato anche fattore stabilizzante la fibrina, è utilizzato nella terapia sostituiva del deficit congenito della stessa proteina, una malattia a trasmissione autosomica recessiva la cui prevalenza è stimata in circa 1/2.000.000. In base al livello di attività del FXIII, si distinguono forme gravi (FXIII <1%), moderate (tra 1 4%) e lievi (FXIII >5%).

– I concentrati di complesso protrombinico (CCP) sono utilizzati per la correzione acuta e temporanea della carenza dei fattori del complesso protrombinico. Attraverso apposite tecniche cromatografiche possono essere prodotti CCP a tre o a quattro fattori. I CCP3 contengono fattore II (FII), FIX e Fattore X (FX), e i CCP4 contengono FII, FVII, FIX, FX ad azione procoagulante, nonché inibitori naturali e fisiologici della coagulazione come la proteina C, la proteina S e tracce di AT, eparina e vitronectina.

– Il fibrinogeno è uno dei fattori della coagulazione più abbondanti nel plasma. È convertito in fibrina dalla trombina e costituisce il componente principale della fase coagulativa. La fibrina, pertanto, può essere considerata sia una proteina strutturale sia un fattore di coagulazione. Una carenza di fibrinogeno significa quindi una minore capacità del sangue di coagulare, con conseguente aumento della tendenza al sanguinamento. Il fibrinogeno trova in primo luogo applicazione nel trattamento e nella profilassi delle emorragie causate parzialmente o totalmente da grave deficit di fibrinogeno.

Rosso Sorriso 2.0, e i bambini delle scuole primarie possono entrare nella meraviglia del donare grazie al nuovo cofanetto

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Ne avevamo parlato nei dettagli già nell’ottobre del 2017, quando in una conferenza svoltasi nella Sala Comunicazione del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), il progetto fu presentato per la prima volta: parliamo di Rosso Sorriso 2.0, un cartone animato che nasce dai disegni dei bambini e che consente di convogliare il messaggio del dono attraverso il gioco, la fantasia e la gioia, grazie a una fiaba intitolata “La meraviglia del donare”, come si vede nel video in basso.

Ora, il primo cartone realizzato dall’artista Oreste Castagna di Rai Yo-yo, si arricchisce di un nuovo contenuto, una fiaba originale che è la perfetta continuazione della prima, e s’intitola “Il dono dei bambini”.

Le due fiabe, insieme, compongono un vero e proprio cofanetto, completato da una chicca musicale, “Rosso Sorriso – La Canzone”, altra importante novità di questa edizione.

Ma Rosso Sorriso 2.0 non è soltanto un prodotto di cui usufruire. È anche un vero e proprio strumento utile in grado di offrire spunti per le attività educative: ovvero un corso formativo per i volontari Avis che vorranno organizzare incontri nelle scuole primarie a partire dal nuovo cofanetto e diffondere tra i più piccoli i valori solidali del dono e le bellissime emozioni del fare del bene.

È proprio Oreste Castagna a spiegare e fornire le tecniche e gli strumenti per un approccio funzionale e innovativo con i bambini in modo di rendere efficace il loro primo contatto con il mondo del dono del sangue. Altre idee propedeutiche sono, inoltre, “lo spettacolo dal vivo corredato da un laboratorio di manualità con le famiglie e la possibilità di organizzare mostre con i lavori dei bambini”.

Come leggiamo sul sito di Avis Nazionale “Rosso Sorriso 2.0 è prodotto da AVIS con Avis Provinciale Bergamo, nell’ambito del Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ed è realizzato con la collaborazione di RAI Yo-yo e distribuito da Emo Servizi”.

Vi è il dunque il pieno appoggio di Avis, delle istituzioni e della televisione pubblica per favorire la massima diffusione del progetto, che come si può vedere attraverso il portale web chiamato proprio Rosso Sorriso, non si ferma. La raccolta dei nuovi disegni per una futura edizione è sempre attica per mezzo delle AVIS che hanno aderito al progetto, disegni che è possibile osservare a questo link, in un tour creativo e divertente nei mondi delle sedi Avis che finora hanno aderito.

Carenza sangue in Puglia, ecco la risposa di istituzioni e associazioni

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Sono diversi giorni che in Puglia si susseguono segnalazioni e appelli per portare la cittadinanza nei centri trasfusionali, a seguito di una carenza sangue che si protrae da metà giugno in molti siti regionali.

Alla cosiddetta call to action hanno partecipato moltissimi media locali, sempre attivi nel raccontare le iniziative che nascono quotidianamente sul territorio, sia che si muovano le associazioni sia le istituzioni. Nelle ultimissime ore, è degno di nota, per esempio, l’impegno del sindaco di Bari Antonio Decaro, che in collaborazione con l’associazione “Ciao Vinny” si è diretto per la propria donazione alla Banca del Sangue del Policlinico di Bari. Secche e da protocollo le sue dichiarazioni in proposito, ferme sui concetti correttissimi del “Donare fa bene. Fa bene agli altri e fa bene a chi dona” e del dono come “gesto semplice che può salvare una vita umana. Bastano pochi minuti.  Donare il sangue è un grande gesto di civiltà che rende più forte e sicura la nostra comunità”.

Capillari e ben organizzati nella regione più lunga d’Italia anche i giovani della Fratres, che da Foggia a Lecce hanno invaso le affollatissime spiagge pugliesi per reclutare donatori e fare proselitismo, al grido simbolico di “prima donare, poi il mare”. Una gioiosa e colorata invasione che si spera abbia conquistato e mobilitato il maggior numero possibile di persone.

Sul piano più specificatamente mediatico ha agito invece Avis Puglia, che ha da pochissimo realizzato e divulgato una campagna spot dal titolo “La Puglia che scorre”, incentrata sulla necessità di rispondere come donatori gratuiti, volontari, anonimi, organizzati e periodici alle chiamate dirette dell’associazione, che specie d’estate, causa carenza intrinseca e crescita del numero d’incidenti stradali a causa del traffico verso le località di villeggiatura, possono essere copiose.

Ecco dunque lo spot, ambientato in alcuni dei luoghi più belli e rappresentativi di Puglia come Bari, Lecce, Trani, Locorotondo e Alberobello, tra mare e monumenti, al fine di creare quel senso di identità e di solidarietà nel territorio che sempre può rappresentare un valore aggiunto in caso di situazioni d’emergenza.

Prima donare poi partire: questo è come sempre il “diktat” per i donatori da giugno a settembre, per una raccolta che non deve mai abbassare la guardia.

La formazione a distanza di Avis: inizia la sperimentazione su una risorsa che si rivelerà importantissima

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In un tempo in cui la tecnologia consente facilitazioni incredibili nello scambio di informazioni, e una rapidità senza precedenti sul piano della comunicazione a distanza in tuti i sensi (basti pensare al drone di AbZero), è assolutamente fondamentale sfruttare questi vantaggi anche nel settore del volontariato e del bene comune. Ecco perché Avis, l’associazione di donatori di sangue volontari numericamente più grande d’Italia con più di 1 milione e 300 mila soci iscritti, ha organizzato una proposta di formazione a distanza davvero interessante sulle linee guida per volontari.

La fase sperimentale dell’iniziativa è partita in questi giorni in quattro Regioni (Liguria, Lombardia – Bergamo, Monza e Brianza e Mantova – Marche e Sicilia), che coprono a macchie tutto il territorio nazionale da nord a sud, ma le linee guida per volontari sono state presentate ufficialmente nel 2017, durante l’Assemblea Generale di Milano, e si propongono di offrire ai volontari che si cimenteranno nella formazione on-line diverse indicazioni essenziali “per poter svolgere al meglio le attività associative connesse all’accoglienza dei donatori, alla loro chiamata e alla promozione dei valori del dono”. Un range di attività che risultano decisive per la buona riuscita di ogni attività di volontariato finalizzata alla raccolta sangue.

Come saranno organizzati i corsi? Il programma è stato creato da Avis in collaborazione con l’ente di formazione Forma Mentis, e consiste in un percorso online “suddiviso in quattro moduli che accompagnano i partecipanti alla scoperta del percorso donazionale (moduli accoglienza e chiamata/convocazione) e delle strategie di comunicazione (moduli competenze trasversali e promozione) più efficaci per far sentire a proprio agio i donatori (e gli aspiranti), per comprendere e rispondere alle loro esigenze e per gestire in modo professionale eventuali situazioni di criticità”.

Il principio alla base dell’iniziativa è la formazione continua: sia per i giovani sia per i volontari più anziani il mondo in continua evoluzione è sicuramente uno scenario da comprendere e analizzare mettendosi sempre in discussione, nel modo più semplice ed efficace dal punto di vista organizzativo, come leggiamo nella pagina del sito Avis dedicata alla FAD:

“La formazione che AVIS mette a disposizione dei volontari e delle strutture sul territorio è accessibile tramite una piattaforma online, che potete visualizzare con qualsiasi browser da PC e da tablet. La piattaforma traccia l’attività svolta da ciascun studente mentre segue il percorso formativo composto da quattro corsi, sviluppati dalla Linee guida AVIS Nazionale relativi a temi centrali dell’attività associativa: Competenze trasversali, Promozione, Accoglienza, Chiamata. Gli utenti iscritti al corso riceveranno un nome utente e una password con cui potranno accedere via Internet, 24 ore su 24, sette giorni su sette: la formazione online infatti, a differenza di un corso tradizionale, può essere seguita comodamente da casa propria, adattandola ai propri tempi e ritmi di vita. Alcuni di questi moduli presentano delle informazioni, altri propongono dei giochi interattivi e dei quiz, altri ancora chiedono di raccontare la vostra esperienza e di riflettere su cosa ne pensate delle situazioni che vi verranno proposte”.

L’obiettivo finale della sperimentazione ci sembra quello di creare, nel tempo, una risorsa sempre attiva su tutto il territorio (man mano che dalla sperimentazione si passerà alla struttura definitiva) in grado di assicurare un ricambio e un grado di collaborazione tra volontari impegnati nelle sedi associative di alta qualità ed efficienza, abbattendo le spese di spostamento e i problemi logistici che prima della FAD rendevano la formazione un’attività più saltuaria, grazie a una struttura agile e “a lezioni caratterizzate da un stile immediato, semplice, leggero e coinvolgente – sono disponibili su una piattaforma online accessibile da PC, notebook o tablet”.  In un’era di lavoro precario, stile di vita frenetico e ritmi altissimi specie nelle grandi città, un servizio in grado di andare incontro alle necessità dei volontari.

Per chiunque desiderasse maggiori informazioni, ecco l’indirizzo mail a cui rivolgersi:

lineeguida_formazione@avis.it

Scriviamo in molti: non c’è forma di arricchimento che non crei nuova linfa e nuove energie per il futuro.

A Livorno Avis ha realizzato una campagna estiva in grande stile, tutta da scoprire

Logo Si Avis chi può!

Che in Toscana ci sia una grande mobilitazione collettiva per fronteggiare i mesi estivi lo abbiamo appreso lo scorso 14 giugno, a Livorno, durante la Giornata del donatore organizzata dalla Regione allo scopo di trarre un bilancio dei mesi trascorsi e parlare di quelli che verranno: e proprio da Avis Livorno arriva, a partire dal 14 e in evoluzione nei giorni successivi, una grande campagna estiva ricca di idee spunti e differenti applicazioni che mira a regalare al territorio un’estate tranquilla sotto il punto di vista della raccolta sangue, dal titolo “La felicità è contagiosa! Si Avis Chi può”.

Si parte subito con due video, che è possibile vedere sulla pagina Facebook di Avis Livorno a questi link:

  1. https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/1172986156203193/, con a fare da testimonial il celebre bomber Igor Protti, capocannoniere storico del Livorno Calcio. Il messaggio dello spot, molto ben realizzato, è che non tutti gli aghi bucano e fanno male: alcuni, come per esempio quelli che servono per donare il sangue, portano effetti più che positivi.
  2. https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/683414152101085/,con testimonial Leonardo Fiaschi giovanissimo imitatore, cabarettista e cantate, che con un taglio diverso, prettamente comico, mette in scena uno sketch in cui proporre l’imitazione dell’ex allenatore della Juventus Massimiliano Allegri che “allena” un giovane donatore avisino.

Non è tutto: la campagna ha anche già prodotto tre manifesti sia per utilizzo social, che per affissione in città. Eccoli qui, possiamo vederli in basso in figura 1, 2 e 3:

Alcuni aghi non bucano

Fig. 1

La felicità è contagiosa 2

Fig. 2

La felicità è contagiosa 1

Fig. 3

A Questi materiali seguiranno altri 3 video, utili, come spiega Avis Livorno “a completare un progetto pensato come una piccola web serie che racconta la storia di un ragazzo che esce di casa per andare a iscriversi all’Avis e diventare così un nuovo donatore, ma non è ancora del tutto convinto. Durante il tragitto da casa alla sede di Avis Livorno incontra una serie di situazioni fortuite che lo aiutano a riflettere e superare positivamente le sue paure e gli ostacoli che frenano molte persone dall’andare a donare, come la paura dell’ago, la mancanza di tempo e la scarsa consapevolezza del problema. Una volta raggiunta la sede Avis, il protagonista della serie ne esce convinto e consapevole, così diventa a sua volta testimonial ed è lui a convincere altre persone che incontra in giro per la città a seguirlo, come un contagio positivo”.

L’evoluzione e i nuovi step della campagna si potranno seguire sui canali social di Avis Livorno: su Facebook e Instagram.  Un grande impegno da parte della sezione cittadina guidata da Matteo Bagnoli che speriamo possa essere imitata in tante altre città italiane riscuotendo il massimo del successo e della visibilità.