DonatoriH24.it e Buonsangue.net uniscono le forze. Da oggi insieme per raccontare il mondo del sangue

Con molta soddisfazione, per me è arrivato il momento di un annuncio. Buonsangue, il cui lavoro va avanti ormai dal 2016 nel tentativo d’informare tutti coloro i quali sono interessanti a capire cosa accade nel sistema sangue italiano, è cresciuto a sul piano della sua rilevanza come agente d’informazione sul campo, al punto tale che è diventato importante, oltre che necessario, acquisire una maggiore struttura. Maggior struttura significa soprattutto poter ingrandire il raggio di gittata del proprio messaggio e della propria idea d’informazione, ed ecco perché ho accettato l’offerta di unire il mio lavoro a quello del sito DonatoriH24.it, in modo da potere lavorare congiuntamente a una testata registrata per puntare a un livello d’informazione sempre più alto. Sarà una bella sfida, difficile ma estremamente appassionante. Pubblico dunque il comunicato già uscito su Donatorih24.it, che contiene una seconda notizia ancora inedita: è nato un libro sul dono del sangue che ho scritto con l’editore Raffaello, uno dei più attivi e noti sul piano nazionale nell’editoria per ragazzi. È quello in foto, intitolato “Dello stesso sangue. Storie di dono, d’amore e di vite che cambiano” in collaborazione con Avis Nazionale, e ha lo scopo di girare per le scuole del Paese per trasmettere tutta la bellezza contenuta nel gesto del dono. La speranza, è che questo viaggio possa iniziare molto presto. Ecco ora il comunicato di DonatoriH24.it.

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DonatoriH24.it e Buonsangue.net uniscono le forze. Il sito si arricchisce così di un’importante finestra sul mondo della donazione del sangue e del plasma: il blog Buonsangue.net, tenuto dallo scrittore Giancarlo Liviano D’Arcangelo, entra infatti a far parte della testata e il suo autore avrà un ruolo di primo piano nella gestione dei contenuti di DonatoriH24, testata giornalistica regolarmente registrata.

In questi quasi quattro anni di vita, Buonsangue è diventato un punto di riferimento di primaria importanza per la comunità dei donatori e per i pazienti collegati al mondo del sangue e del plasma. Con i suo interventi, sempre puntuali, garbati ma incisivi, Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha centrato temi di grande attualità, spesso anticipando aspetti e problematiche destinati poi a svilupparsi per il loro impatto in questo mondo.

Recentemente Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha anche realizzato un libro di racconti sul dono del sangue edito dall’editore Raffaello con la collaborazione ufficiale di Avis Nazionale, la principale associazione dei donatori italiani. Il libro, intitolato “Dello stesso sangue. Storie di dono, d’amore e di vite che cambiano”, è il frutto di questi quasi quattro anni di lavoro in cui l’autore si è confrontato con donatori, pazienti, esperti, professionisti del settore e istituzioni. Il progetto – concepito per i più giovani nell’idea che proprio in età scolastica si riescono a trasmettere e a far sedimentare valori positivi e senso di solidarietà – sarà portato nelle scuole italiane proprio per sensibilizzare gli studenti sul dono e sulla sua importanza nella vita della comunità grazie al lavoro congiunto di Raffello Edizioni e Avis.

In questa importante unione di Buonsangue con DonatoriH24, va detto che il blog manterrà comunque la sua autonomia e un suo focus sulle questioni che lo hanno reso un punto di riferimento. L’autore però, proprio grazie all’esperienza maturata nel settore, avrà anche un nuovo importante ruolo nella gestione dei contenuti della testata.

 

Dalla Toscana un grande gesto di solidarietà verso l’Albania: donate 5,5 milioni di unità di Fattore VIII per la cura dell’emofilia

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La solidarietà del sistema sangue italiano nei confronti dell’estero per l’invio di farmaci plasmaderivati è un’abitudine consolidata. E nelle ultime ore, ecco una nuova notizia importante in tal senso: la Regione Toscana, tramite l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, ha predisposto una donazione di ben 5,5 milioni di unità di Fattore VIII della coagulazione in favore dell’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Tirana in Albania, per la cura dei pazienti emofilici. Il fattore VIII, lo ricordiamo, è farmaco derivato dal plasma, plasma in questo caso raccolto dai donatori italiani.

Il primo commento all’iniziativa è arrivato dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, che ha richiamato in causa il recente aiuto da parte dell’Albania sull’emergenza Coronavirus: “Al gesto dell’Albania che ha inviato medici e infermieri per aiutare l’Italia nel momento più difficile – ha detto la Saccardi – noi rispondiamo con questa donazione, perché anche noi non abbandoniamo mai chi è in difficoltà. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al Meyer, che ha fatto da tramite con l’ospedale albanese, e ai tanti generosi donatori, cui va il nostro ringraziamento. La solidarietà tra i popoli, soprattutto nel momento del bisogno, è più di un impegno etico e sociale. E’ un legame che unisce e che spinge a rendersi utili con quello che si ha”.

Anche Simona Carli, direttrice del Centro regionale sangue Toscana, ha commentato con soddisfazione: “In Toscana – Ha detto – è presente una comunità albanese molto numerosa, e da molti anni intratteniamo stretti rapporti, molti albanesi sono donatori periodici, con il coordinamento del Centro Nazionale Sangue tramite l’accordo in essere tra Governo albanese e Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer, che assicura tutte le dovute garanzie. La Regione Toscana dal 2018 ha potuto inviare in Albania ogni anno 2 milioni di Unità di Fattore VIII per garantire la cura ai pazienti Emofilici. Quest’anno il Governo albanese ha richiesto la disponibilità della Regione Toscana ad aumentare a 5,5 milioni la quantità da donare. La Regione Toscana ha accolto questa richiesta e invierà in due tranche la quantità indicata. Questo ci è sembrato da sempre un modo per ringraziare i tanti donatori albanesi presenti nelle nostre comunità, farli sentire utili anche per i loro connazionali rimasti in Patria e, in questo momento specifico, ringraziare per il prezioso aiuto che l’Albania ha generosamente dato all’Italia in piena emergenza Coronavirus. E’ doveroso un ringraziamento al Centro di Salute Globale della Regione Toscana e un ringraziamento particolare alla ditta Kedrion che gratuitamente assicura il trasporto del materiale in Albania, spesa che sarebbe altrimenti a carico di quel paese.
I nostri donatori possono essere sicuri che niente viene sprecato di quanto da loro donato e che i valori etici di solidarietà e cooperazione alla base del loro gesto sono valorizzati”.

La dottoressa Carli spiega dunque la funzione di Kedrion Biopharma, azienda italiana produttrice di farmaci plasma-derivati, che ha contribuito curando gli aspetti logistici e sostenendo i costi di spedizione. Il perché lo ha spiegato Danilo Medica, Italy Country Manager di Kedrion: “Questa iniziativa è un esempio di come si possa collaborare per dare un supporto concreto a chi ha più bisogno di cure, soprattutto in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Per noi essere a fianco della Toscana e poter aiutare l’Albania e così contribuire a servire le comunità di pazienti in quel Paese è una grande opportunità”.

Si fortifica dunque la collaborazione tra l’Italia e l’Albania dopo l’arrivo, nei giorni scorsi, di trenta medici e infermieri albanesi per combattere il Coronavirus, un aspetto che, in merito all’invio dei medicinali, ha voluto sottolineare con orgoglio anche Gianpiero Briola, presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis: “L’invio delle unità di Fattore VIII in Albania per curare i pazienti emofilici è la dimostrazione di come, nonostante le difficoltà generate in tutto il mondo dalla diffusione del Coronavirus, la solidarietà e la sensibilità dei donatori italiani non si interrompa – ha detto Briola –  la donazione del plasma, e quanto fatto dalla Toscana lo conferma, è un gesto prezioso soprattutto in un periodo storico così delicato. La vicinanza tra i nostri popoli, dopo l’arrivo in Italia dei medici e degli infermieri albanesi per supportare il nostro personale sanitario nell’assistenza ai pazienti contagiati dal Covid, è oggi ancora più stretta”.

Già negli anni passati vi abbiamo raccontato spesso il ruolo chiave che un sistema come il nostro – fondato su valori etici consolidati e sul dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato – svolge nella comunità internazionale, specie verso i paesi meno fortunati. Nell’ambito dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione e l’attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasma-derivati a fini umanitari, l’Italia ha inviato oltre 40 milioni di unità di fattori della coagulazione a paesi come Afghanistan, Albania, Armenia, India, Serbia, Vietnam ed El Salvador. Davvero un contributo importante.

 

La testimonianza di una primissima volta: Fabio Gallo, allenatore della Ternana, racconta che significato ha avuto per lui donare

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L’esperienza diretta, e il suo racconto, sono sempre i fattori più potenti per trasmettere in modo netto e preciso i confini di un gesto. Il dono del sangue, per chi comincia, ha sempre la capacità di muovere delle corde emotive profonde e di aumentare la consapevolezza di sé stessi; ed ecco perché, anche solo per questo, non è mai un gesto banale, che si può compiere distrattamente. Ed è per questo, di conseguenza, che chi inizia a donare quasi sempre torna a farlo, e finisce per diventare donatore periodico. Insomma, donare significa arricchirsi.

Bello dunque ascoltare la testimonianza diretta, e recentissima, dell’allenatore della Ternana Fabio Gallo, che lunedì 30 marzo è andato a donare il sangue e ha voluto raccontare le proprie sensazioni con un video su Youtube, poi condiviso per tutti anche sul sito di Avis Nazionale.

Ecco cosa ha detto lo sportivo:

La felicità, l’emozione, la curiosità della prima volta di fronte all’urgenza di fare del bene. L’accoglienza del centro trasfusionale, i passaggi sull’idoneità per donare in sicurezza, il senso di benessere generale che si assorbe dall’atto stesso di donare: nelle parole di Gallo tutto ciò che vi abbiamo sempre raccontato sul dono è espresso in modo chiaro e puntuale.

Il dono di Gallo, inoltre, rafforza ulteriormente il legame tra dono del sangue e sport, e di conseguenza tra dono del sangue e corretti stili di vita. Un connubio che come sappiamo è da sempre centrale nell’approccio delle associazioni di donatori nella comunicazione con i potenziali donatori. Anche perché solo i corretti stili di vita portano a un reale benessere per ciascuno di noi nel medio e lungo periodo.

 

Nelle ultime due settimane grande il lavoro delle associazioni di donatori in favore della raccolta. Ecco cos’ha fatto la Fidas, ma ora non bisogna mollare la presa

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Ferdinando Giordano presso l’EMATOS FIDAS

Nei giorni passati vi abbiamo raccontato la campagna Avis #escosoloperdonare, ma l’impegno delle associazioni per mobilitare i donatori e l’intera comunità verso il dono del sangue è stato grande, e anche Fidas ha messo in piedi numerose iniziative che a 360° hanno aiutato la raccolta, così come le necessità di pazienti e ospedali in tempo di Coronavirus.

Che tipo di iniziative? Per esempio, in Piemonte, FIDAS Monregalese (una delle Federate FIDAS Piemontesi), si è mossa a sostegno dell’Ospedale di Mondovì (CN) attraverso la donazione di un macchinario utile alla cura dei pazienti (lo vediamo in figura 1), ovvero l’esecutore dell’ECG endocavitario” (simile a una apparecchiatura per i raggi X) che sarà inserito nel reparto infettivo.  Ecco la sua funzione in dettaglio.

L’Esecutore ha la funzione di permettere la verifica del corretto posizionamento del cateterino utilizzato nei pazienti sia per la somministrazione delle terapie che per l’alimentazione: dunque uno strumento di fondamentale importanza in questo periodo di particolare emergenza.  Ciò permetterà ai pazienti in terapia di poter usufruire di controlli senza essere spostati in altri reparti. E’ previsto che la strumentazione possa essere in funzione già dopo il 25 marzo.  “Il macchinario che abbiamo donato – spiega Mauro Benedetto, Presidente dei donatori di sangue della FIDAS Monregalese – è stato voluto fortemente dai donatori di sangue, persone insostituibili che hanno fatto del ‘dono’ uno stile di vita, una normalità. 

Uniti contro il Coronavirus I donatori di sangue della FIDAS Monregalese regalano un’apparecchiatura di ultima generazione all’Ospedale di Mondov ( (1)

Fig. 1

A Roma, invece, l’associazione confederata Ematos Fidas, ha promosso il dono assieme alla Nazionale Italiana Calcio Attori, che ha dimostrato grande solidarietà. Moltissimi membri della squadra si sono infatti recati al Fatebenefratelli-Isola Tiberina per donare, e sottolineare così l’importanza della raccolta sangue e degli emocomponenti. Tra i nomi che hanno donato, Luca CapuanoAndrea PretiFerdinando GiordanoVittorio HamartzMichele FazzittaGiuseppe Zeno, come possiamo vedere in foto.

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Michele Fazzitta – presso l’EMATOS FIDAS

Michele Fazzita

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Ferdinando Giordano presso l’EMATOS FIDAS

Ferdinando Giordano

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Giuseppe Zeno presso l’EMATOS FIDAS

Giuseppe Zeno

Le tante iniziative delle ultime settimane hanno spinto Gianpietro Briola, coordinatore CIVIS oltre che presidente di Avis nazionale (che di recente abbiamo intervistato su Buonsangue) a scrivere una lettera di ringraziamento a tutti i donatori. Eccola di seguito:

Carissimi, la risposta di tutti voi alla richiesta di sangue costante di queste settimane ha rappresentato una delle notizie più belle che potessimo raccontare. Come sapete l’emergenza che sta colpendo il nostro Paese non può lasciarci indifferenti di fronte alle necessità che tanti pazienti continuano ad avere. Oltre 1800 persone, ogni giorno, hanno bisogno di trasfusioni: circa la metà di loro sono pazienti talassemici, leucemici o con altre forme oncologiche che richiedono scorte ininterrotte per vedersi garantire terapie e speranze di vita. Tutto questo continua a essere possibile grazie a voi e al vostro gesto periodico, anonimo, volontario, gratuito, responsabile e associato. Oltre agli appelli che come Cns e Civis abbiamo lanciato nelle ultime settimane, anche numerosi rappresentanti dello spettacolo e dello sport si sono uniti alla nostra mobilitazione. Un atto di sensibilità che avete colto in massa e che ha visto i donatori di tutte le regioni italiane farsi avanti per il bene degli altri. Grazie alla vostra sensibilità abbiamo dimostrato ancora una volta cosa significa essere volontari e quanto l’impegno di ognuno di noi sia fondamentale per il benessere della collettività. Continuare a donare è fondamentale, ma per farlo è ancor più fondamentale prenotare la donazione, contattando la propria associazione o il proprio centro trasfusionale ed evitare così assembramenti all’interno delle sale e garantire una programmazione continua e costante in linea con le esigenze degli ospedali. La solidità del nostro Sistema sanitario e la salute di tantissime persone dipendono dal singolo gesto di ognuno di noi.

            Grazie per tutto quello che state facendo,    

Gianpietro Briola

Coordinatore Pro Tempore CIVIS

 

Ora, è evidente non bisogna mollare la presa, e continuare a prenotarsi per donare anche nelle prossime ore, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane.

Due fatti rilevanti sull’attualità del Coronavirus: il ministero autorizza l’utilizzo del plasma dei pazienti già guariti, e le valutazioni di Gianpietro Briola sull’epidemia in un video verità su Youtube

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Il protocollo di studio degli ospedali lombardi capeggiati dall’Ospedale San Matteo di Pavia, ha dato i suoi frutti. Su DonatoriH24 leggiamo infatti che il Ministero della Salute ha dato la sua primissima autorizzazione all’utilizzo del plasma anti-covid19 ottenuto dai pazienti guariti, e dunque, presumibilmente, più carico di anticorpi.

L’autorizzazione è arrivata attraverso una circolare emessa venerdì 27 marzo dal titolo “Raccomandazioni per la gestione dei pazienti immunodepressi residenti nel nostro Paese in corso di emergenza da COVID-19”. Le raccomandazioni sono necessarie in quanto ancora non esiste una letteratura scientifica di lunga data su questa pratica, ma la circolare leggibile nella sua interezza a questo cliccando su questo link dice che:

“Nei pazienti con deficit dell’immunità umorale che sviluppino un quadro di Covid-19, si può prendere in considerazione la possibilità di procedere all’infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l’infezione da Covid-19. Il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti”.

Ci auguriamo con forza che il plasma dei pazienti già guariti risulti efficace, anche perché dalla testimonianza web, su Youtube, di Gianpietro Briola (da noi intervistato qualche giorno fa), in dialogo con Alessandro Lucchini sul canale “Palestra della scrittura”, in Lombardia la situazione degli ultimi giorni, sebbene in lieve miglioramento, è stata davvero difficile.

Consigliamo a tutti di vedere questo video, nel quale Briola, che non è soltanto Presidente di Avis Nazionale ma anche primario Pronto Soccorso ASST del Garda, racconta i momenti difficili vissuti in reparto, e fa il punto, con competenza e lucidità, sul presente e il futuro della pandemia da Coronavirus e della situazione sanitaria nazionale.

Plasma anti-covid: dopo l’infelice uscita di Ricciardi, è opportuno ascoltare Briola (Avis) e Liumbruno (Cns)

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Ieri su Buonsangue abbiamo riportato le dichiarazioni – per noi alquanto superficiali – che Walter Ricciardi membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute, ha rilasciato a PresaDiretta a proposito della terapia anti – Covid 19 attualmente in studio negli ospedali lombardi, e basata sulle proprietà del plasma dei pazienti guariti e presumibilmente ricco di anticorpi: “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”, si è lasciato sfuggire Ricciardi, mettendo a rischio tanti anni di informazione sui grandi passi avanti negli ultimi decenni sul piano della sicurezza trasfusionale.

Con puntualità, ci è arrivata la precisazione di Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, da noi intervistato sulla situazione del sistema sangue in piena emergenza Coronavirus solo pochi giorni fa, il 23 marzo. Ecco le parole di Briola. “Il plasma raccolto, così come il sangue e tutti gli emocomponenti, vengono sottoposti a rigidi controlli che rispettano i più elevati standard di qualità e sicurezza. Per questo, non ci sono rischi derivanti dalla loro somministrazione ai pazienti. Il prof. Ricciardi si riferisce ad un’epoca passata nella quale non vi erano test per le malattie trasmissibili e non vi erano tecnologie adeguata all’inattivazione virale del plasma.  Per quanto riguarda, invece, la possibilità di curare le persone affette da Coronavirus con il plasma di individui guariti, si tratta al momento di terapie sperimentali e bisogna, quindi, procedere con cautela prima di poter affermare con certezza la loro assoluta e comprovata validità. Diamo il tempo a ricercatori, clinici e scienziati di compiere gli studi necessari per arrivare ad una strategia e possibilità terapeutica certa”.

Sullo stesso tema, sempre Avis, peraltro, già il 19 febbraio aveva pubblicato un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che spiega in modo chiaro e pertinente le ragioni per cui il protocollo di studi sul plasma avrà bisogno di essere testato.  Ecco il passaggio in questione: “Seppur già sperimentata nel 2016 per debellare Ebola, questa tecnica non deve però disorientare. Come ha spiegato il direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, «si tratta di terapie empiriche che ogni tanto vengono riproposte non tanto a livello sperimentale, ma proprio perché non si sa bene in quale direzione muoversi». Quello su cui punta l’attenzione Liumbruno è l’impossibilità di considerare definitivo un intervento simile: «Le limitazioni sono molte ed è anche piuttosto scarsa l’evidenza dei risultati. È vero che i pazienti guariti, in questo caso da Coronavirus, hanno sviluppato anticorpi specifici, ma è altrettanto vero che il loro plasma potrebbe riportare valori non proprio ottimali per una somministrazione, motivo per cui non si può considerare come una terapia efficace per qualsiasi tipo di infezione».

Un peso specifico diverso, con concetti che non rimandano a ragioni irrealistiche o a periodi culturalmente superati, ma indicano criticità concrete di valore medico-scientifico. In pieno rispetto del pubblico e della verità.

Il plasma come possibile cura anti-covid, ma il professor Ricciardi a PresaDiretta spara sui plasmaderivati

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Nella lunga e approfondita puntata di PresaDiretta andata in onda ieri mercoledì 25 marzo, allo scopo di tracciare un punto generale su tutti i temi che riguardano l’epidemia di Coronavirus in corso, bisogna registrare una nota stonata. Le dichiarazioni sulla sicurezza del plasma da parte di Walter Ricciardi, membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute.

Durante lo speciale diretto da Riccardo Iacona si è parlato di tamponatura, di ricerca sul vaccino, si è parlato di diagnostica veloce, e naturalmente, grazie a un servizio della nota giornalista d’inchiesta Lisa Iotti che trovate in basso si è parlato dei diversi studi sulle possibili cure immediate da sviluppare per fronteggiare il Covid-19 e rallentare la sua diffusione e la sua letalità nei confronti delle categorie più a rischio:

https://www.raiplay.it/video/2020/03/le-cure-ora-disponibili-contro-il-covid-19—presadiretta-25032020-eee2bc36-786d-44e1-956b-c206a435d18e.html

Il servizio di Lisa Iotti parte da uno dei filoni di cura su c’è maggiore fiducia in assoluto a parere della comunità scientifica, ovvero quello sul plasma convalescente iperimmune, cioè il plasma raccolto attraverso le donazioni dei pazienti già guariti dal Coronavirus di cui su Buonsangue abbiamo già parlato lo scorso 18 marzo. A Wuhan, tale terapia ancora in un fase sperimentale ha dato buoni risultati su migliaia di pazienti, e tale metodo è stato già impiegato per la cura di Ebola e Sars. In Italia, questo tipo trattamento è oggetto di protocollo di studi che vede come capofila l’Ospedale San Matteo di Pavia e coinvolge altri ospedali lombardi.

Interrogato da Riccardo Iacona sulla possibile efficacia di questo trattamento, Walter Ricciardi, si è detto sì cautamente ottimista, rilasciando tuttavia una dichiarazione fortemente inopportuna sul piano dell’evidenza scientifica e sul piano della comunicazione. Come si può ascoltare direttamente dalla sua voce al minuto 1.12.50, Ricciardi mette in guardia sull’uso dei plasmaderivati con queste parole “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”.

https://www.raiplay.it/video/2020/03/Speciale-PresaDiretta—Coronavirus-La-sfida-dell-Italia-80a1e8c6-635b-4702-b3e8-c473bae260a3.html

Perché queste parole sono pesantemente inopportune? In primo luogo perché il passato a cui si riferisce Ricciardi è ormai un passato morto e sepolto: avvenimenti relativi agli anni ’70, ’80 e ’90 che da un punto di vista di cultura trasfusionale e alle conseguenti misure di sicurezza adottate nel settore appartengono a un’era geologica conclusa e archiviata. Un passato che abbiamo raccontato in dettagli attraverso la lettura del libro, estremamente preciso e documentato, del giornalista Michele De Lucia, dal titolo Sangue Infetto ed edito da Mimesis Edizioni. I dati sulla sicurezza dei farmaci plasmaderivati e delle trasfusioni sono da molti anni un fiore all’occhiello del Servizio sanitario nazionale, e la raccolta plasma per uso clinico e per la produzione di farmaci plasmaderivati, lo ricordiamo con forza, permette di curare ogni giorno migliaia di pazienti affetti da malattie gravi come l’emofilia e altre patologie croniche e acute, pazienti altrimenti destinati a non avere futuro.

Sul sito del Centro nazionale sangue è spiegato bene perché il plasma oggi è estremamente sicuro:

Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione. Lo ricorda il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, in riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di stampa. Su ogni donazione di sangue, ricorda il CNS, vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015, ultimo anno per cui si hanno dati validati, di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

“In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue – afferma Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro -. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni ‘80 e ‘90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse”. 

Oltre a rischiare di cancellare molti anni di evoluzione in fatto di sicurezza nel servizio trasfusionale italiano, le parole di Ricciardi appaiono inopportune anche sul piano della comunicazione.

Perché alludere a sorprese sul piano della sicurezza trasfusionale in un momento così delicato nel quale, lo sappiamo bene, la raccolta sangue e plasma è già stata messa a dura prova dallo stato di emergenza? In queste ultime settimane è stato necessario un enorme lavoro sul piano della comunicazione per riportare i donatori periodici e non nei centri trasfusionali: appelli, video di personaggi noti, dichiarazioni di dirigenti associativi e di autorità ai massimi livelli nel sistema sangue. Perché dunque riportare in auge e in modo così superficiale un passato così lontano nel tempo e soprattutto così superato sul piano culturale? Capiamo l’esigenza di non destare troppe aspettative sulle cure attualmente in corso di sperimentazione, ma ciò non andrebbe mai fatto a discapito di un livello d’informazione da salvaguardare con la massima serietà in ambiti altrettanto importanti.

Soprattutto in questo momento, è importantissimo anzi decisivo che le figure autorevoli in materia sanitaria, specie le più sollecitate ad apparire davanti alle telecamere davanti a milioni di cittadini vogliosi di informarsi, pesino con estrema attenzione tutte le parole che pronunciano.

Associazioni, professionisti, personaggi noti: la collaborazione tra attori sociali per tenere il riflettore sul bisogno di donare continua

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Lo ha spiegato molto bene il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola nella lunga e approfondita intervista che abbiamo pubblicato lunedì 23 marzo: gli appelli dei giorni scorsi sono stati molto utili, tanto che una sezione di Avis molto attiva in Lombardia, Avis Cernusco, dopo aver procurato molte sacche di sangue è passata a una nuova fase, una raccolta fondi per donare due postazioni di terapia intensiva all’ospedale cittadino. Tutti gli appelli sono stati utili. Quelli provenienti dalle istituzioni, dalle associazioni, ma anche e soprattutto quelli dei volti noti dello spettacolo, che nel mondo di oggi funzionano come moltiplicatore e impiegano meno tempo degli altri a raggiungere la sensibilità degli spettatori.

Nelle ultime ore, proprio per affinché il flusso di donatori delle prossime settimane non sia ancora una volta troppo ondivago, ecco gli ultimi appelli video per il dono del sangue, dal noto cantante Mario Venuti, da una rappresentante Fratres, e dal direttore del centro trasfusionale di via Monte Grappa a Sassari, il dottor Pietro Manca, tanto più necessari anche alla luce della nuova circolare del ministero che ribadisce come il dono del sangue debba essere considerato a tutti gli effetti “attività sanitaria essenziale necessaria a garantire l’attività assistenziale di pazienti che necessitano di trasfusioni”, permettendo ai donatori di muoversi per donare su tutto il territorio nazionale  verso le unità di raccolta.

Ecco Mario Venuti, che incita al dono e spiega come fare per “donare vita”:

Sotto, invece, i primi due video sul dono della Youtuber LaScalzi, con riferimento all’hashtag #iostoattentomadono usato dalle associazioni come Fratres nazionale. Un video realizzato al fine di sottolineare l’importanza del dono sicuro:

Ed ecco invece il video della youtuber dedicato all’esigenza del dono programmato:

Infine il dottor Manca di Sassari, anche lui impegnato a tranquillizzare su come si può e si deve donare in assoluta sicurezza:

Intervista a Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale: “Nei prossimi mesi donare plasma sarà sempre più importante”

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Il mondo dei donatori italiani ha vissuto momenti difficili nei giorni scorsi, ma come spesso accade e come abbiamo documentato con puntualità in questi anni, nei momenti di responsabilità emerge un sostrato di consapevolezza e senso del dovere che fa parte della nostra comunità, grazie soprattutto al lavoro delle associazioni di donatori che facendo leva su più di 2 milioni di partecipanti periodici è riuscito a sedimentarsi nel tempo e a creare una base forte per arrivare all’autosufficienza (almeno per quanto riguarda il sangue intero). Per sapere da vicino, cosa è successo in questi giorni complessi nel sistema trasfusionale, abbiamo intervistato Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale e medico impegnato in una delle zone più calde del contagio, quella di Brescia. Ecco le sue parole.

  1. Dottor Briola, dopo i primi focolai in Cina, quando è stato possibile per voi Associazioni di donatori prepararvi all’arrivo dell’epidemia? Dal sistema sanitario nazionale o dal Centro nazionale sangue sono arrivati dei preavvisi per organizzare una reazione operativa?

A gennaio il Centro Nazionale Sangue aveva attivato le prime disposizioni di sicurezza per i donatori rientrati dalla Cina (era prevista una sospensione di 21 giorni dal rientro). A questo link la circolare completa in cui, il CNS invitava i responsabili dei CRS e le associazioni a sensibilizzare i donatori a informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da 2019-nCoV oppure in caso di diagnosi d’infezione da 2019-nCoV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information). Inoltre, per seguire attentamente gli sviluppi dell’epidemia in Cina, nel mese di febbraio, pochi giorni prima dei primi casi nel Lodigiano, sul sito avis.it avevamo pubblicato un’intervista al dott. Liumbruno per approfondire il tema della terapia a base di “plasma di convalescenza”, ottenuto appunto da coloro che sono riusciti a guarire dal virus. A partire, poi, dal 20 di febbraio si sono susseguite numerose circolari del CNS che hanno informato tutti gli attori del sistema sangue in modo puntuale e dettagliato. Sono aggiornamenti costanti che ci stanno consentendo di operare con regolarità e continuità, garantendo la tutela della sicurezza di tutto il sistema e, in primis, dei donatori.

  1. In una fase critica dell’epidemia come quella in cui ci troviamo la comunicazione è importante, quali sono state le priorità di Avis in tal senso? Come avete operato?

L’obiettivo principale è stato quello di sensibilizzare i donatori e invitarli a donare, facendo capire che questo gesto di solidarietà è importante ora più che mai. Attraverso una serie di appelli, abbiamo ricordato che ogni giorno 1.800 pazienti ricevono trasfusioni di sangue e abbiamo posto l’accento sulla necessità di donare in modo periodico nel corso dell’anno. Sebbene molti interventi chirurgici siano stati sospesi e rimandati, infatti, è importante garantire la disponibilità costante di sangue ed emoderivati anche per le prossime settimane. Abbiamo, inoltre, predisposto una campagna di comunicazione dal titolo #Escosoloperdonare che punta a spiegare in modo semplice e preciso come avviene la selezione del donatore in un periodo così delicato come quello attuale. Abbiamo lanciato una pagina del nostro sito (www.avis.it/coronavirus) che comprende informazioni utili e un video che, in meno di un minuto, fornisce utili istruzioni su come poter prenotare la propria donazione. A questi strumenti si aggiungono uno spot radio e una serie di scatti fotografici.

  1. Gli appelli degli ultimi giorni delle associazioni, delle auorità e dei personaggi noti e meno noti, hanno ottenuto l’effetto sperato?

Assolutamente sì. Abbiamo ottenuto il supporto di personaggi dello spettacolo, che in modo del tutto spontaneo hanno diffuso sui social degli appelli al dono. I primi sono stati la conduttrice e cantante Lodovica Comello, la presentatrice Victoria Cabello e l’attore Gabriele Corsi. Ricordiamo anche Carlo Verdone, l’attore Angelo Russo (noto soprattutto per il suo ruolo dell’agente Catarella nella fiction Montalbano), Gerry Scotti, Claudio Baglioni, Umberto Smaila, Alessandro Besentini, del duo comico Ale & Franz, il Mago Forest. Il supporto di questi volti noti è stato fondamentale perché ci ha permesso di raggiungere milioni di italiani. La risposta non è mancata: a partire da venerdì scorso abbiamo ricevuto – a livello nazionale e locale – migliaia tra telefonate, mail, messaggi sui social, richieste di informazioni e prenotazioni. Si tratta di un’ennesima dimostrazione della solidarietà e della sensibilità degli italiani che, adesso come in altri momenti difficili del nostro Paese, hanno saputo rimboccarsi le maniche e offrire il proprio contributo. Come ha comunicato il Centro Nazionale Sangue, ciò ha permesso non solo di ricostituire le scorte, ma anche di assicurare la compensazione interregionale per le aree più in difficoltà.

  1. Supponiamo che avesse davanti a lei un potenziale donatore. Cosa gli direbbe per spiegargli come e quando donare, e che donare è assolutamente sicuro?

Come spieghiamo nel video della campagna #escosoloperdonare, bisogna contattare telefonicamente la propria AVIS per fissare un appuntamento.

La prenotazione è molto importante perché consente, da un lato, di garantire a tutto il sistema sanitario un afflusso costante di unità di sangue ed emoderivati. Dall’altro, è un accorgimento essenziale per regolare gli accessi al centro di raccolta, limitando il più possibile i contatti con le altre persone. Ricordiamo che il donatore viene convocato solo se supera un triage telefonico nel quale gli poniamo delle domande sul suo stato di salute e su eventuali contatti avuti con persone risultate positive al test del Coronavirus. La donazione di sangue rientra tra le situazioni per cui è consentito uscire di casa e, per questo, stiamo invitando le nostre sedi a inviare a tutti i donatori una mail con la conferma della prenotazione da mostrare in caso di controllo da parte delle autorità assieme al modulo di autocertificazione.

  1. Cosa deve fare il donatore per donare in sicurezza?

Una volta arrivato al centro di raccolta, il donatore dovrà compilare il consueto questionario e sarà sottoposto a una visita medica. Se ritenuto idoneo, sarà fatto accomodare su una poltrona dove potrà donare in tutta tranquillità. Al termine della donazione, gli sarà consegnato un certificato di avvenuta donazione che potrà mostrare in caso di controllo nel tragitto verso casa.  Infine, lasciatemi ribadire una cosa: la solidarietà degli italiani è stata immensa e sono grato a chi ha risposto ai nostri appelli e a chi già compie periodicamente questo grande gesto. Un ringraziamento particolare, inoltre, vorrei rivolgerlo anche ai nostri volontari e a tutto il personale sanitario dei centri di raccolta che, in questo momento così difficile per tutto il Paese, stanno dando un apporto insostituibile e stanno dimostrando un immenso senso di responsabilità. Ora, l’importante è dare il proprio contributo in modo programmato e periodico anche nelle prossime settimane. Non facciamo mancare il nostro aiuto!

  1. La Lombardia, centro nevralgico di Avis per i numeri sulla raccolta e terra d’origine dell’Associazione è tra i territori più colpiti. Come stanno reagendo i donatori lombardi?

La situazione è sufficientemente tranquilla, avendo verificato che non vi sono connessioni tra virus e dono del sangue, si può tornare alla tranquillità. Vi era stato uno stop in zona rossa, ma anche lì stanno riprendendo con tutte le accortezze che stiamo suggerendo. Si può donare andando uno alla volta, senza accavallarsi, rispettando le file, ed evitando il dono in caso di sintomi febbrili, o se si è rientrati da poco dalla Cina. Dal punto di visa numerico non abbiamo risentito dell’emergenza nella maniera più assoluta, e addirittura arrivano molte sollecitazioni dal lodigiano per tornare a donare anche più di prima. La donazione mostra così anche la sua importanza sociale, poiché diventa un segnale di rivitalizzazione.

  1. Pensiamo alle reazioni medio e lungo periodo. Supponendo che tra qualche settimana la vita possa lentamente tornare alla normalità, tornerà normale da subito anche il flusso della raccolta sangue?

Sulla media durata lo scenario è imprevedibile, per tornare alla normalità bisognerà aspettare almeno fino a giugno. Per quanto riguarda la raccolta sangue nazionale non credo ci saranno contraccolpi, In queste ore abbiamo avuto nel sistema Sistra addirittura 5000 sacche di sangue e non era mai successo. Nei prossimi mesi l’importante sarà che i donatori possano rimanere sollecitati. Noi faremo altre campagne, poi naturalmente bisognerà monitorare gli ospedali che attualmente sono attivi soprattutto per l’emergenza Coronavirus. I donatori quindi, al ritorno della normalità dovranno mantenere viva questa forte volontà di donare. Non bisogna donare solo sangue intero ma soprattutto plasma, allo scopo di garantire i farmaci plasmaderivati. Uno scenario plausibile è che bisognerà porsi il problema delle chiusure possibili del mercato del plasma dagli Stati Uniti. Noi siamo dipendenti dagli Stati Uniti per quanto riguarda le immunoglobuline e quindi solo donando sempre più plasma sarà possibile produrre i farmaci plasmaderivati che servono a curare diverse tipologie di pazienti.

 

 

Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, spiega il momento del sistema trasfusionale a Uno Mattina

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L’andamento degli ultimi giorni, in fatto di donazione di sangue, è stato molto altalenante, e per fortuna dopo un momento iniziale di grandi timori che aveva generato lo svuotamento dei centri trasfusionali, gli appelli del fine settimana a cura di figure istituzionali, dirigenti associativi, e nei casi che abbiamo documentato di personaggi noti come registi, cantanti e calciatori, hanno ribaltato la situazione, e consentito la raccolta di moltissime sacche in tutto il territorio nazionale.

Il messaggio sull’importanza del dono costante, dunque, sembra essere ormai ben sedimentato nella sensibilità dei donatori e dei cittadini italiani. Ma proprio in questa fase di passaggio, in cui il picco dei contagi da Coronavirus deve ancora arrivare e il morale della comunità è molto soggetto alle informazioni che arrivano dalla Protezione Civile, è davvero importante poter disporre di messaggi chiari e autorevoli direttamente dai dirigenti istituzionali.

Ecco perché ci è dunque sembrato molto opportuno, nonché interessante, il passaggio a Uno Mattina, il popolarissimo programma di Rai Uno, di Giancarlo Liumbruno, il direttore del Centro nazionale sangue, in compagnia del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi.

Ecco qui il loro intervento:

Liumbruno ha spiegato i numeri importanti del sistema trasfusionale, che riguardano 1800 pazienti al giorno bisognosi di sangue, curati attraverso 58 mila donazioni medie a settimane. Il calo pre-appelli è stato di circa il 10%, un dato in grado di mettere a rischio l’autosufficienza nel breve periodo, ed è per questo che donare è importantissimo in ogni momento dell’anno.

Chiarissimo anche l’intervento di Scaccabarozzi, che ha ribadito invece quanto il plasma, così come abbiamo raccontato nel post dello scorso mercoledì, sia fondamentale per la cura di diverse tipologie di pazienti; spingendo tutti a non tralasciare – in un altro passaggio sicuramente da ricordare ­– il fatto che oltre al dramma del Coronavirus nel paese continuano ad esistere pazienti in difficoltà a causa di tantissime altre patologie, pazienti a cui bisogna assicurare la migliore assistenza sanitaria possibile.