La Carica dei 101. Dal 24 al 26 novembre a Roma, il laboratorio di formazione Fidas per i dirigenti del futuro

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Un week-end molto intenso attende il mondo Fidas (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue), un week-end (dal 24 al 26 novembre) interamente dedicato alla formazione, ovvero uno dei momenti più belli tra i tanti che appartengono al modo associativo.

Perché è soprattutto attraverso la formazione dei dirigenti del futuro che è possibile instaurare una continuità valoriale in equilibrio tra passato, presente e anni che verranno, pensando e ripensando alle visioni collettive da cui scaturiranno, conseguentemente, le politiche e le azioni congiunte da attuare nell’attività sul campo.

Ecco perché i 101 responsabili delle associazioni di donatori di sangue che confluiscono in Fidas si riuniranno a Roma per l’annuale sessione del FidasLab, il laboratorio di formazione interno, per 5 corsi dal profilo specifico dedicati alle varie attività che si svolgono in associazione, completati da una parentesi assolutamente centrale dedicata alla comunicazione visiva. Nell’era contemporanea, l’immagine è senza dubbio il mezzo più immediato ed efficace per connettere sempre più, e sempre meglio, l’universo ricco di stimoli della donazione associata, anonima, volontaria, gratuita e periodica, con il mondo giovanile.

Un approccio che sarà approfondito grazie al contributo di Tommaso Sardelli, docente di teorie e tecniche dell’immagine alla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.

Avere dirigenti qualificati e pronti a svolgere una doppia funzione, intellettuale e di visione strategica da un lato, e più legata all’organizzazione e gestione delle esigenze pratiche del contemporaneo dall’altro, è l’obiettivo ambizioso di una formazione di alto livello, proposito che emerge molto concretamente dalle parole del presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris, come già è accaduto a Roma pochi giorni fa in occasione dell’importante convegno sulla cooperazione internazionale e l’esportazione dei plasmaderivati (di cui abbiamo parlato approfonditamente su Buonsangue), quando si è espresso sull’importanza di mantenere l’aspetto etico del dono prevalente sulle ragioni mercantili.

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Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas

“Abbiamo voluto offrire ai volontari che quotidianamente mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie energie un percorso sempre più professionalizzante – ha sottolineato Ozino Caligaris a proposito della parentesi formativa – facendo delle scelte non sempre condivise, ma che a lungo termine speriamo si rivelino vincenti. Innanzitutto la scelta di limitare il numero dei partecipanti: saranno infatti 101 i responsabili associativi provenienti da 34 delle oltre 70 associazioni Federate Fidas, al fine di poter offrire un ambiente formativo più favorevole all’approfondimento e alla condivisione. Inoltre abbiamo proposto un corso-laboratorio, volto all’apprendimento specifico di quelle competenze necessarie per affrontare le sfide di un volontariato qualificato”

Altro fattore di orgoglio per Fidas, come emerge dal comunicato stampa, è l’età media davvero molto bassa che contraddistingue moltissimi tra i partecipanti al corso.

Sono oltre il 40% infatti i giovani under 28 che parteciperanno a queste giornate, per l’orgoglio di Alessia Balzanello, coordinatrice nazionale Giovani Fidas. “I giovani – ha detto la Balzanello – si aspettano di essere protagonisti, ma spesso restano fuori dal mondo del volontariato anche perché le associazioni non sanno come coinvolgerli. Le associazioni dei donatori di sangue Fidas sono consapevoli che sia necessario passare il testimone ai giovani, non solamente chiedendo loro di tendere il braccio a favore degli altri, ma dando loro lo spazio necessario nelle attività associative e comprendendone le necessità”.

Infine, un proposito per la prossima edizione, che arriva dal responsabile della comunicazione Fidas Cristiano Lena, a conferma della grande quantità di richieste di partecipazione da tutta Italia. “Considerata l’alta richiesta di partecipazione e una lunga lista d’attesa – ha annunciato Lena – il Consiglio Direttivo Nazionale ha già predisposto per il prossimo anno di raddoppiare il corso, in modo da permettere a tutti l’adesione”.

Esportazione dei plasmaderivati e cooperazione internazionale: il convegno a Roma Emilia Grazia De Biasi: “Il sangue non è una merce, e in Italia lo sappiamo bene”

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Sono ormai molti anni che il Centro nazionale sangue, in accordo con il ministero della Salute e in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013, persegue progetti umanitari nell’ambito dell’esportazione dei farmaci plasmaderivati.

Come abbiamo più volte ricordato (proprio qualche giorno fa abbiamo portato sotto i riflettori il caso dei bambini farfalla per le cui terapie più efficaci sono decisive le staminali e anche il plasma arricchito), i plasmaderivati sono farmaci decisivi per garantire una buona qualità della vita a molte categorie di malati gravi come gli emofilici, ed è a prosecuzione e coronamento di questa politica di cooperazione internazionale che a Roma, martedì 21 novembre, alla Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva del Senato della Repubblica, si è svolto il convegno “La cooperazione internazionale e l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitari”, incontro cui le istituzioni tenevano molto, come hanno dimostrato il patrocinio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin (tuttavia assente per altri impegni istituzionali), e la presenza della senatrice Emilia Grazia De Biasi, presidente della 12esima commissione igiene e sanità del Senato.

Il convegno, nato dall’iniziativa di Fondazione Emo, in rappresentanza delle persone con emofilia di Umbria e Marche, e da FedRed Onlus (Federazione delle associazioni emofilici dell’Emilia Romagna), ha da subito posto al centro del dibattito il legame profondo tra l’aspetto etico, connaturato all’universo plasma, e le ragioni più specificatamente sanitarie.

Un focus su tutti quindi: il bisogno di equità e la necessità assoluta e condivisa da tutti gli stakeholder di sistema, di valorizzare la vocazione etica della produzione e distribuzione dei plasmaderivati, in uno scenario complesso in cui le diversità tra sistemi sanitari nazionali e le ingerenze di mercato sono criticità da monitorare costantemente.

Ecco perché Emanuela Marchesini, della Fonazione Emo e FedRed Onlus, nelle veci di padrona di casa, ha esortato sin dalle prime battute a rivolgere lo sguardo verso la grande disparità sanitaria ancora vigente nel mondo, giacché – ha ricordato – “se nei paesi ricchi è facile curare l’emofilia, in altri paesi è molto complicato”.

Un assist perfetto per la senatrice Emilia Grazia De Biasi, che in un intervento molto efficace e denso ha spiegato la genesi programmatica dei progetti che hanno portato finora all’estero 27 milioni di unità di plasmaderivati diretti verso una decina di paesi (Afghanistan, Albania, Armenia, El Salvador, Kosovo, Palestina, Serbia e altri), realtà che hanno bisogni urgenti e si trovano in difficoltà.

“Le questioni delicate richiedono sempre più conoscenza, per poter deliberare, questo è il mio motto – ha detto la senatrice De Biasi – e oggi parliamo di un bellissimo progetto di cooperazione internazionale su cui abbiamo discusso a lungo in commissione, per poter svolgere in modo serio e trasparente l‘esportazione di plasmaderivati, in uno scenario complesso che ha a che fare con il mondo dell’industria e del mercato, con il rischio, dunque, che la solidarietà si trasformi in speculazione. Il contesto è difficile, ci rivolgiamo a luoghi di guerra, a paesi vittime di embarghi con problemi enormi di sopravvivenza specie per le categorie più deboli, e quindi l’esportazione dei plasmaderivati è l’unica possibilità di dare la vita a persone che rischiano di perderla ogni giorno. A queste persone va garantito un valore su tutti, quello della sicurezza, e in questo l’Italia non è seconda a nessuno. Sono fiera di vivere in un Paese all’avanguardia grazie a valori come gratuità della donazione, rigoroso nei controlli periodici e in grado di prendere una certa distanza dalle esigenze del mercato, che metterebbero in discussione le questioni della sicurezza. Non dobbiamo nascondere che in alcuni paesi il plasma si raccoglie a pagamento, ma l‘Italia sa bene che il sangue non è una merce come una saponetta, e quindi va trattato diversamente. Siamo un grande Paese, e lo dico anche alle imprese per quel lato di responsabilità sociale che compete anche al mercato”.

Le ragioni etiche di fondo dunque, chiamate in causa come spinta all’azione, assumono ancora più forza se poste in dialettica con i casi reali, con le esperienze.

Ecco perché Luca Rosi, dell’ufficio Affari internazionali dell’Istituto superiore della sanità, ha introdotto con la sua esperienza sul campo le testimonianze degli ospiti esteri destinatari dei programmi di cooperazione, personalità provenienti da Palestina, Kosovo e Albania.

Per Rosi ogni programma per esser efficace deve tener conto di quattro questioni fondamentali: “l’azione di sistema da perseguire con capacità e competenza tecnica, l’equità, che in un periodo di economia labile è il principio della sostenibilità, la capacità di mettere a punto progetto di tipo sanitario che sappia convertirsi in azione sociale sulla base della collaborazione intersettoriale, e, infine interventi che partano da un’analisi più precisa possibile dei bisogni, per arrivare a disegnare, in ciascun territorio, progetti sostenibili ed efficaci”.

Propositi ineccepibili quelli di Rosi, che tuttavia possono correre il rischio di risultare astratti se a decodificarli non intervengono casi specifici, quelli dei paesi che grazie ai progetti di cooperazione con le regioni italiane hanno tratto enormi benefici interni.

Albania, Kosovo e Palestina sono paesi che, come hanno spiegato bene i rappresentanti istituzionali invitati a Roma, hanno potuto fare passi da gigante in fatto di cura agli emofilici e a varie categorie di pazienti solo grazie alla cooperazione internazionale, e all’esportazione non a fini di lucro delle eccedenze di plasmaderivati.

È il caso del Kosovo, che come ha spiegato Ali Berisha, il vice Ministro della salute “a causa della guerra ha dovuto ricostruire per intero il sistema sanitario, affrontando problemi economici e alta mortalità per le malattie infettive e cardiovascolari, problemi per cui è forte il bisogno di formazione per i nostri professionisti, ed è il caso dell’Albania, dove, come ha ricordato Narvina Sinani dell’Ospedale Madre Teresa, uno dei principali di Tirana, solo grazie al sodalizio con la Toscana la situazione è molto migliorata. “L’emofilia in Albania è curata solo a Tirana, da qualche anno c’è un centro con 196 pazienti dei quali 56 bambini sotto i 14 anni. Con il nostro budget compriamo dei fattori per i pazienti ma possiamo farlo solo quando hanno una crisi o un bisogno. Lo stato offre solo l’invalidità come aiuto economico, ma da due anni, grazie alla Regione Toscana, siamo cresciuti moltissimo sul Fattore VIII da 1 unità per paziente a 1,6 unità.

Ancora più esplicativo il caso della Palestina descritto da Asad Ramlawi, il vice ministro della Salute, caso limite che solo grazie ai programmi di collaborazione internazionale ha trovato la possibilità di attenuare alcune criticità interne derivanti dai contrasti storici con Israele. “Nonostante tutte le difficoltà che dobbiamo affrontare con l’occupazione – ha spiegato infatti Ramlawi – siamo stati capaci di ottenere grandi risultati contro le malattie infettive, e ora dobbiamo affrontare le malattie croniche che da noi portano un tasso di mortalità di circa l‘80%. Il nostro paese è l’unico livello globale a dover fronteggiare un’occupazione, e non c’è continuità tra Cis-Giordania e Gaza: c’è un territorio controllato da Israele che dobbiamo attraversare, e dove per il 99% delle volte il permesso viene negato. Dobbiamo abbattere questi muri, solo così potremo migliorare. La divisione della nostra terra in tre parti è qualcosa che può comprendere solo chi è venuto a vistarci. Abbiamo anche una mortalità dei bambini alta, sebbene i nostri numeri sono i migliori della regione, ma con il sostengo di paesi come l’Italia vogliamo competere con gli esempi migliori”.

Ma a cosa si deve questa solidità sistematica della plasmaderivazione in Italia, che grazie ai risultati degli ultimi anni ha consentito di provvedere alle necessità interne del sistema italiano, e di offrire le eccedenze (ripetiamo, circa 27 milioni di unità di plasmaderivati), nei programmi di cooperazione internazionale?

La prima risposta è arrivata da Maria Rita Tamburini della Direzione generale prevenzione sanitaria, che ha spiegato il metodo del conto lavoro, eccellenza organizzativa italiana che da quando è in voga ha prodotto enormi benefici, perché nato al fine di salvaguardare la natura pubblica ed etica della raccolta del plasma. “Abbiamo un sistema trasfusionale basato su valori peculiari in cui la donazione è anonima, gratuita, volontaria, periodica e associata – ha ribadito la Tamburini – e il sangue non è fonte di profitto. Il nostro sistema di plasmaderivazione è pubblico e le regioni sono titolari della materia prima: il plasma raccolto è affidato come patrimonio etico alle industrie farmaceutiche convenzionate, e quelle lo restituiscono sotto forma di farmaci alle regioni. Negli ultimi anni ci sono state delle eccedenze che per legge possono essere esportate verso comunità che ne hanno bisogno, senza fini di lucro e nell’ambito di progetti internazionali. C’è stata la collaborazione di tutti, anche della associazioni di donatori, e il valore del dono ne esce ulteriormente valorizzato”.

Dello stesso avviso Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, anche lui, come tutti i relatori, puntualissimo nel ribadire la cesura netta che deve essere mantenuta tra raccolta di sangue e plasma e logiche mercantili, in ferma opposizione a energie che, come appreso in altre occasioni, in qualsiasi momento potrebbero mettere in discussione i valori fondanti del sistema italiano condivisi in moltissimi altri paesi. “Alla base del nostro lavoro – ha detto Liumbruno – c’è la volontà di utilizzare a pieno il dono dei quasi due milioni di donatori italiani. Gli sforzi possono e devono essere compiuti restando lontani dalle logiche di profitto e per fini umanitari. Questo è il background che ha reso possibile l’esportazione di quasi 27 milioni di unità di Fattore VIII, sulla base di progetti che si estendono alla promozione della volontarietà del dono nei paesi raggiunti. Siamo stati di recente in El Salvador dove è appena nata un’associazione di volontari non remunerati, un progetto che si è completato con la formazione medica e la cessione di consistenti quantitativi di Fattore VIII. Nel fare docenza ci siamo resi conto che applicare protocolli per noi ormai quasi scontati in questi paesi è molto difficile, perché non esiste la disponibilità dii farmaci anche bassissimo costo”.

Sulla medesima lunghezza d’onda, infine, prima dei saluti finali da parte dei rappresentanti di Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, le regioni protagoniste in prima linea dei programmi di esportazione, è stato l’intervento del presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris, in rappresentanza delle associazioni di donatori, tra dati oggettivi e un quesito importante sul rapporto di utilizzo, un po’ anomalo, tra plasmaderivati e ricombinanti nelle terapie emofiliche in Italia. “Ci riconosciamo come un tavolino a tre gambe – ha dichiarato Ozino Caligaris – e abbiamo come obiettivo fondamentale i pazienti. Dobbiamo ribadire come l’Italia sia il secondo paese d’Europa a produrre quantitativi di materia prima da mandare al frazionamento, secondi solo alla Germania che ha la raccolta remunerata.  Perché allora la Germania utilizza allora il 50 % di derivati e 50% di ricombinati e in Italia si finisce per valorizzare soprattutto i ricombinanti? C’è un problema di percezione della sicurezza con un dato straordinario unico con l’85% di donatori periodici? Il dono va valorizzato al massimo, e quindi non dobbiamo compiere scelte che possono andare verso ragioni più specificatamente industriali”.

Parole che ribadiscono un principio sempre considerato centrale anche su Buonsangue: la necessità di trovare il punto di equilibrio tra mercato e interessi di comunità, in un settore che nei prossimi anni accrescerà enormemente il suo valore, e su una risorsa giudicata dagli addetti ai lavori non meno importante dell’acqua o dell’energia.

 

 

 

I “bambini farfalla” dalla pelle fragile, e la cura che può cambiare la loro vita grazie alla ricerca sulle staminali

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Una pelle fragile, fragilissima, che proprio come la polvere sulle ali delle farfalle si sgretola al più leggero trauma soffrendo lesioni e ulcere molto gravi. L’epidermolisi bollosa è una malattia molto rara, che colpisce i bambini e li costringe a una vita lontanissima dall’idea di normalità: ma grazie a una ricerca straordinaria, frutto della collaborazione tra biologi e biotecnologi italiani in primissima linea assieme a colleghi europei, è in arrivo una cura possibile che potrà incidere concretamente sulla quotidianità di tutti coloro che ne sono colpiti.

Su Le Scienze, che riprende un approfondimento della nota rivista inglese Nature, possiamo leggere e conoscere la storia del piccolo Hassan, un bambino affetto da epidermolisi bollosa giunzionale (una delle forme più gravi della malattia con dati di mortalità pre-adolescenziale molto alta, vicina al  40 per cento dei malati), che dal 2015 è in cura all’ospedale pediatrico di Bochum, in Germania, dove i medici locali hanno spiegato alla famiglia del piccolo paziente che l’unico modo possibile di salvare la vita a loro figlio era affidarsi ai metodi innovativi sulle tecniche di ricostruzione dei tessuti, perseguiti da un gruppo di ricerca italiano, quello guidato dal dottor Michele De Luca del Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Il metodo sperimentale di De Luca coniuga la terapia basata sulle cellule staminali (la cui proliferazione è favorita dai fattori di crescita del plasma) con la terapia genica (ovvero l’inserzione di materiale genetico), e in questi anni ha portato enormi benefici al piccolo Hassan, che oggi, dopo la cura via trapianto di veri e propri fazzoletti cutanei, può svolgere attività qualche tempo fa addirittura impensabili, come per esempio giocare a pallone.

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Il lavoro straordinario dell’equipe del dottor Michele De Luca, basato sulle cellule staminali che proliferano grazie al concentrato piastrinico o plasma arricchito di piastrine (PRP, Platelet Rich Plasma), mostra come la raccolta di plasma e lo sviluppo della ricerca su questa materia biologica siano obiettivi da perseguire senza alcuna esitazione.

Già in varie occasioni, come nel recente convegno di Parma svoltosi lo scorso 22 settembre, su Buonsangue abbiamo descritto l’importanza che i farmaci plasmaderivati rivestono per molte categorie di malati, come per gli emofilici, che proprio grazie al lavoro di ricerca sviluppato negli ultimi trent’anni hanno visto aumentare di molto la loro aspettativa di vita, tanto che nel mondo della medicina trasfusionale sono divenuti assolutamente centrali, ormai, i programmi integrati tra nazioni finalizzati alla volontà di portare ovunque, nel mondo, i benefici dei farmaci plasmaderivati.

Meno di un mese fa, nella cornice splendida di Castelbrando (Tv) dove si è svolto il seminario internazionale Fiods, l’olandese Paul Strengers direttore dell’Ipfa (International Plasma Fractionation Association) ha parlato del plasma come una risorsa decisiva per l’umanità, almeno quanto l’acqua o le fonti energetiche.

Professionisti e istituzioni lavorano già moltissimo in direzione di uno sviluppo sanitario congiunto sul piano internazionale: ecco perché lo scorso 3 novembre, dopo averlo appreso dal Centro Nazionale Sangue, vi abbiamo raccontato l’invio in Armenia delle prime 1500 fiale di fattore VIII per la cura dell’emofilia, farmaci messi a disposizione dalla Regione Lombardia in seguito all’accordo di collaborazione internazionale tra il Centro Nazionale Sangue e il Centro Ematologico Prof. R. H. Yeolyan” del ministero della salute armeno; ed ecco perché martedì 21 novembre saremo a Roma, alla Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva Senato della Repubblica, per seguire il convegno “La cooperazione internazionale e l’esportazione di medicinali plasma-derivati”, un incontro che mira a rafforzare la collaborazione tecnico-scientifica tra professionisti e istituzioni  nei molti Paesi (come Afghanistan, Albania, Armenia, El Salvador, Kosovo, Palestina, Serbia e moltissimi altri) in cui le Regioni italiane hanno perfezionato progetti di cooperazione sanitaria sul piano della medicina trasfusionale.

Plasma, ricerca e collaborazione internazionale: il futuro, per molte categorie di pazienti, passa da questi punti cardinali. Del resto, Il giro d’affari sul plasma è destinato a crescere, fino a raggiungere e superare i 20 miliardi di dollari nel 2021: dovrà essere obiettivo e responsabilità di tutti gli attori in gioco far sì che i vantaggi determinati da queste sinergie ricadano in larga misura sulla comunità.

In Italia, l’associazione che si occupa di raccogliere fondi per l’epidermolisi bollosa è la DEBRA onlus http://www.debraitalia.com/, che si occupa di campagne pubblicitarie, sensibilizzazione e raccolta fondi.


Dono, formazione e scuola, patto d’acciaio per il futuro. Mimmo Nisticò, responsabile Avis Nazionale Scuola e Formazione: “Esempi e giusta informazione, così i giovani rispondono bene

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Dono, formazione, scuola.

Tre parole dal peso specifico decisamente rilevante, che si compenetrano tra loro fino a diventare complementari e interscambiabili. Dalla capacità associativa di entrare nelle scuole e comunicare alle nuove generazioni quanto è bello il valore della solidarietà, passa una gran fetta della raccolta sangue futura, e di conseguenza la continuità nazionale sul piano dell’autosufficienza ematica.

Ecco perché negli ultimi mesi Avis nazionale ha portato avanti, insieme al Miur, diverse iniziative molto efficaci per trasferire il bagaglio valoriale dell’universo dono ai donatori che verranno, pensando a un fumetto “Il Colore della Vita” sulla vita del fondatore di Avis Vittorio Formentano, e a un programma televisivo per i più piccini, Rosso Sorriso, iniziative di cui abbiamo parlato diffusamente nei giorni scorsi.

Per conoscere meglio il legame profondo tra l’associazione di donatori più grande del paese, con più di un milione e 300 mila iscritti, abbiamo intervistato Domenico Nisticò, Mimmo per gli amici, responsabile di Avis nazionale per le attività Scuola e Formazione, che ci ha parlato con passione degli obiettivi da raggiungere in questo settore strategico così importante e del grande ritorno, anche sul piano della felicità e della soddisfazione personale, che si può riscontrare attraverso l’attenzione per il prossimo.

Mimmo Nisticò, donazione e giovani. Quanto è importante in questo momento storico raccordare in anticipo il mondo dei valori sociali come il dono del sangue e il mondo giovanile?

Intanto il momento storico è molto particolare, i giovani hanno bisogno di riferimenti importanti che via via si sono perduti, come la famiglia e le istituzioni sociali. Noi lavoriamo nel mondo della scuola, settore decisivo affinché i giovani possano riavvicinarsi a valori come dono e solidarietà. Con la nostra esperienza ci siamo resi conto che i giovani rispondono bene se informati bene, e allora spetta a noi riuscire a fornire gli strumenti. Proprio di recente, con Avis Calabria, abbiamo organizzato un incontro con l’università per parlare di comunicazione. Anche noi dirigenti dobbiamo essere sempre aggiornati per lavorare nel modo più efficace possibile.

Oltre alle campagne promozionali, quanto sono importanti i contenuti e le opere per far appassionare i giovani alla donazione? 

I giovani hanno bisogno di riferimenti. Glielo dico in modo sintetico ed elementare, i giovani non hanno bisogno di parole ma di esempi. Io l’ho sperimentato con i miei figli: ne ho tre, oramai diventati adulti, il maggiore ne ha 34 e il più giovane 25, e tutti hanno seguito il mio esempio tra l’attività di donazione e gli scout.  Ho sempre detto “non fate come dico ma fate come faccio”. Poi, naturalmente, per sviluppare solidarietà altruismo servono anche le giuste compagnie, e in questo senso il mondo del dono a 360 gradi e del volontariato è molto importante perché chi lo prova poi ne riceve un grande beneficio, e anche personalità molto borderline spesso trovano l’occasione per recuperarsi.

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Mimmo Nisticò al dono

Avis e il mondo della scuola vanno a braccetto da tempo. Cosa le sta insegnando questo ruolo di responsabile per le attività scuola e formazione, e che obiettivi si propone? 

Sono contentissimo perché la Calabria è nuovamente in esecutivo. Una regione che prima era considerata una Cenerentola ha di nuovo un ruolo centrale. Vuol dire che abbiamo lavorato bene, e c’è da dire che la collaborazione tra Avis e scuola nasce grazie al professore Domenico Comi, docente di latino che negli anni ottanta ha creato questo canale, introducendo nella scuola l’educazione alla salute. Gli obiettivi sono quelli di continuare il lavoro dei miei predecessori e valorizzare il settore dell’alternanza scuola-lavoro. Sono moltissimi i ragazzi che dagli istituti vengono da noi per imparare tecnica di segreteria e ragioneria. È importate fornire questa offerta formativa per consentire ai ragazzi di entrare preparati e in anticipo nel mondo del lavoro. La scuola è il bacino più grosso che ci consente di passare dalle parole ai fatti, ed entrando nelle scuole superiori con le nostre autoemoteche gli studenti iniziano ad assaporare i valori del dono. Poi, al compimento dei diciotto anni, quando hanno uno stile di vita sano e compatibile, diventano donatori anche per i trent’anni successivi. A volte succede che i ragazzi che noi prepariamo vanno all’università al nord e magari vanno a donare nelle Avis del nord, ma va benissimo così, soprattutto per i pazienti bisognosi. La cosa importante è che i valori del dono, non solo di sangue ma anche di organi e di midollo, si diffondano sempre di più. Ora il flusso verso il nord dei nostri giovani è un po’ diminuito, ma ben venga se questi valori circolano.

Di recente sono stati presentati progetti di rilievo come il fumetto “Il colore della vita” e “rosso sorriso”. Come sono nati? Ce ne sono altri in cantiere?

Il fumetto “Il colore della vita” ha fatto furore, è stata una felicissima intuizione, un’idea meravigliosa già tradotta in inglese e spagnolo. “Rosso sorriso”, che con l’attore Castagna è arrivato all’edizione 2.0 già quest’anno, è in evoluzione. Stiamo programmando l’edizione 3.0 che punta a coinvolgere le famiglie. L’idea è questa: il ragazzo che ha conosciuto i contenuti a scuola poi li porta in famiglia e fa da stimolo, e questo accade a tutti i livelli, a tutte le età. Spronati dai figli molti genitori capiscono che il dono è un gesto molto importante, ne riconoscono il valore per la collettività, e così vanno a donare e tornano insieme ai figli, diventando donatori periodici.

 

 

Il messaggio del World Blood Donor Day 2018. Le anticipazioni del presidente Fiods Gianfranco Massaro

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Mentre in Italia le associazioni, come abbiamo visto nei giorni scorsi, lavorano alacremente sul territorio http://www.buonsangue.net/news/dallantitetanica-farmaco-irreperibile-raccolte-speciali-notizie/, sul piano internazionale sono già iniziati i lavori per creare i materiali per il giorno più importante dell’anno per tutti i donatori del mondo: il World Blood Donor 2018, che come ogni anni cadrà il 14 giugno.

Se per l’edizione 2017 il paese che ha ospitato l’evento globale è stato il Vietnam con la sua capitale Hanoi, nel 2018 si tornerà in Europa e precisamente ad Atene, in Grecia.

Fiods (International Federation of Blood Donor Organizations), Croce Rossa internazionale, OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e ISBT (International Society of Blood Transfusion) hanno già trovato il claim, il messaggio profondo da convogliare su scala globale, un messaggio che il presidente Fiods Gianfranco Massaro ci ha svelato in anteprima. Eccolo qui:

Be there for someone else. Give Blood share life

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“L’idea è nata nato da un brainstorming, ed è stata costruita intorno a una serie di concetti chiave. La campagna mira a mettere in evidenza storie di persone la cui vita è stata salvata attraverso la donazione di sangue, e si sottolinea la dimensione della “condivisione” e della “connessione” tra donatori di sangue e pazienti”, ci ha raccontato lo stesso Gianfranco Massaro, tra i principali artefici della futura celebrazione.

Da qui, il senso profondo dei concetti rappresentati sulla lavagna nella foto in alto.

One for another (uno per l’altro), extending life, be there for someone else (esserci per il prossimo), solidarity, community, life, be a blood donor (essere un donatore di sangue), stay tuned to humanity (essere pronti per l’umanità), your blood my life (il tuo sangue la mia vita), sono tutti i valori chiave chiamati in causa, le missioni che rientrano a pieno titolo nella cultura del dono e della raccolta sangue su scala internazionale.

Materia, presenza, solidarietà, volontà, dono e condivisione dunque.

Ognuna di queste doti è rappresentata nella frase ufficiale del prossimo World Blood Donor Day. Per tutto il 2018, ricordiamocelo bene: Be there for someone else. Give Blood share life.

 

 

 

 

Avis, MIUR e Scuola Internazionale di Comics ancora insieme: “Dono ergo siamo” è il concorso per illustratori per promuovere il gesto del dono

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Del fumetto “Il colore della vita”, opera sulla vita del fondatore di Avis Vittorio Formentano, da poco realizzata grazie alla collaborazione tra Avis Nazionale e Scuola Internazionale di Comics, abbiamo già parlato approfonditamente nei giorni scorsi, con la nostra recensione: ma dopo la presentazione del volume del 3 novembre scorso nella vetrina prestigiosa del Lucca Comics, il percorso di iniziative in connubio tra Avis, MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) e Scuola Internazionale di Comics continua a ritmi serrati.

Da Avis Provinciale Pescara, infatti (con il patrocinio di Avis Nazionale), arriva un’idea che merita di essere raccontata: si tratta di “Dono ergo Siamo”, un vero e proprio concorso finalizzato alla promozione del messaggio del dono attraverso il quale grafici, illustratori e fumettisti sopra i quindici anni iscritti alla Scuola Internazionale di Comics potranno interpretare filosofia, valori e impatto sociale che si celano dietro a un gesto importante come il dono del sangue, con un surplus di creatività, fantasia e forza comunicativa.

Il bando è rivolto a elaborati in formato cartaceo e digitale, e il tema “dono” potrà essere sviluppato con un’illustrazione, un poster o una vignetta da presentare in una tavola entro il 31 gennaio 2018. Ogni partecipante potrà portare più proposte purché ognuna sia autonoma e conclusa nella tavola singola.

I premi previsti per i vincitori, che saranno giudicati da una commissione presieduta dal presidente di Avis Pescara Camillo Bosica, sono questi:

1° PREMIO: buono spesa del valore di € 800.00 presso Games Academy, la più grande catena italiana dell’hobby e del fumetto, o spendibile come sconto sul costo di un corso a scelta presso la Scuola internazionale di Comics;

2° PREMIO: buono spesa del valore di € 500.00 presso Games Academy o spendibile come sconto sul costo di un corso a scelta presso la Scuola Internazionale di Comics;

3° PREMIO: buono spesa del valore di € 300.00 presso Games Academy;

A questo link, invece, è possibile leggere il bando completo del concorso, dal quale, siamo certi, usciranno proposte interessanti per le future campagne promozionali rivolte al pubblico giovane.

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2017/11/Regolamento_concorso_Dono_Ergo_Siamo.pdf

Regolamento_concorso_Dono_Ergo_Siamo.pdf

 

Dall’antitetanica farmaco irreperibile (parola di Striscia la Notizia) alle tantissime raccolte speciali in tutta Italia. La rassegna di notizie sul sistema sangue più completa del web

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È un week-end che si preannuncia importante per la raccolta sangue in tutta Italia quello che inizia oggi 10 novembre, grazie all’attività associativa di Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa su tutto il territorio.

Ma prima di indicare dove e quando sarà possibile donare dal Piemonte alla Sicilia, è importante lanciarsi nell’universo sangue per riportare alcune notizie piuttosto interessanti.

Cominciamo dalla ricerca, finalmente italiana e non di stampo anglosassone, come avviene purtroppo nella grande maggioranza dei casi.

Dalla Liguria, e precisamente dal polo di ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova, arrivano buone indicazioni dal fronte della lotta ai tumori del sangue come la leucemia linfatica cronica, che ogni anno colpisce circa 3000 persone adulte attaccando il midollo osseo e il sangue stesso. Un nuovo farmaco da terapia orale il Venetoclax, da poco approvato dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), sta dando ottimi risultati su vasta scala.

Riguardo al settore plasma invece, ha fatto abbastanza scalpore il servizio di Striscia la Notizia di lunedì 6 novembre, riguardo a una penuria generalizzata di antitetanica nelle farmacie italiane, penuria che, secondo la stessa Agenzia italiana del Farmaco sarebbe da ascrivere, come riporta il portale Socialfarma, alla scarsità di sangue e plasma registrata a fine dello scorso anno, oltre che ad altre concause come problemi di certificazione sul piano delle importazioni, bassi quantitativi prodotti e chiusura di ditte. Meno razionali, e più di pancia, le motivazioni riportate nel servizio di Striscia, nel quale gli interpellati parlano di una maggiore convenienza, per le cause farmaceutiche, nel rilasciare il farmaco antitetanico all’estero piuttosto che in Italia, per ragioni di profitto. Poiché si tratta di una questione delicata, seguiremo il caso finché non si sarà fatta chiarezza, ma intanto, su Ansa Salute & Benessere, apprendiamo che l’Aifa ha già dato disposizioni in deroga affinché riprenda l’importazione.

Anche nella prospettiva di ovviare internamente a queste mancanze, una buona notizia arriva dal Canavese, dove lo scorso sabato sono state portate a termine, in autoemoteca, ben 16 donazioni di plasma, il massimo consentito dal mezzo tecnico.

In Toscana, invece, nelle zone di Massa Carrara, le associazioni sono al lavoro per integrare la raccolta, a fronte del crescente bisogno di sangue e plasma nel territorio. Un appello a donare, della direttrice del Servizio Trasfusionale Apuano Anna Baldi, è riportato sul Corriere Apuano, mentre un convegno sulla donazione sarà organizzato dalla Fratres di Fucecchio in provincia di Firenze.

In base alle indicazioni del Meteo de Sangue (Fig.1) possiamo vedere che la situazione in Toscana è tutto sommato buona: emergenze solo per i gruppi 0 – e 0 + e qualche fragilità per i gruppi A+ e AB -.

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Fig.1

Da Nord a Sud, invece, tantissime le raccolte speciali in programma in questo week-end, grazie al lavoro continuo e pedissequo sul territorio da parte delle associazioni.

A Lagnasco, in provincia di Cuneo, tutti a donare con Avis domenica 12 novembre:

Sempre Avis, organizza donazioni in tutta la provincia di Piacenza sia sabato 11 che domenica 12:

Donazioni speciali anche in Liguria, al Campus di Savona, mentre a San Gavino Monreale, in Sardegna provincia di Sud Sardegna, appello avisino per ovviare a una carenza di gruppo 0:

Donazioni nella capitale: come ogni week-end a Roma si può donare direttamente all’ospedale Bambino Gesù, lo si può leggere sul sito ufficiale della struttura:

Sul versante adriatico e precisamente a Paganica, in provincia di Pescara, si dona domenica 12 con la Croce Rossa, come riporta Abruzzo24Ore:

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Scendendo per lo stivale invece, a Peschici in provincia di Foggia, tutti a donare con la Fratres locale, su consiglio di Ondaradio:

Sempre in Puglia si dona a Porto Cesareo, in provincia di Lecce, grazie a un evento speciale organizzato dalla Fidas:

In Calabria, punta dello stivale, pronti a donare a Catanzaro, grazie ad Avis e alla giornata della solidarietà, una bellissima iniziativa per coinvolgere il pubblico:

Da non dimenticare poi, l’utilizzo di Facebook per scoprire in pochi minuti tutte le donazioni speciali attive in Italia in questo week-end.

Il social network per eccellenza è sempre sottovalutato per la sua capacità informativa. È invece possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 10 novembre, proseguendo con le donazioni in programma fino a fine mese. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Infine tre notizie interessanti a tema donazione, due dal mondo dello sport e una dal mondo del sociale: a Siena, gli ex calciatori Simone Vergassola e Stefano Argilli hanno partecipato attivamente alla donazione per sensibilizzare la cittadinanza, mentre in Lombardia firmato un protocolla d’intesa a favore del dono tra Fipav Monza Lecco e Avis Milano:

Dal sociale, per finire in bellezza, rimarchevole l’iniziativa di CrowdActing, una piattaforma che si ripromette di utilizzare lo strumento Internet e la forza della rete a scopo sociale: l’idea è di raccogliere testimonianze di chi si prodiga nel dono di sangue, nel volontariato e nell’aiutare il prossimo, per poi renderle pubbliche. Da Buonsangue, un plauso e un in bocca al lupo.

Il West Nile virus continua a infastidire la raccolta sangue: la situazione

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Meno chiacchierata sui giornali della Chikungunya, forse per l’effetto meno esotico del suo nome, anche la zanzara West Nile sta creando qualche problemino alla raccolta sangue, nonostante l’arrivo di novembre e di temperature più rigide.

Sul sito del Centro Nazionale Sangue infatti si legge, in un comunicato stampa datato 30 ottobre, che i provvedimenti finalizzati alla prevenzione della trasmissione dell’infezione da West Nile Virus mediante la trasfusione di emocomponenti labili sono prorogati fino alla data del 30 novembre 2017; ragion per cui, stop temporaneo di 28 giorni per tutti i donatori che abbiano soggiornato anche per una notte nei territori, italiani ed esteri, indicati nell’infografica:

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Le zone colpite dalla zanzara West Nile

Come si può vedere, in Italia sono interessate molte zone intorno al fiume Po in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, alcune province tirreniche come Grosseto e Viterbo e gran parte della Sardegna. Ampie limitazioni per quel che riguarda i paesi dell’est europa come Romania e Serbia, Balcani e Medio Oriente, mentre sospensione applicata per tutto l’anno per quanto riguarda Stati Uniti e Canada.

L’Ipla Piemonte (Istituto delle piante da legno e l’ambiente) riporta dei dati interessanti sulla sua pagina Facebook, dati tratti dall’ultimo rapporto, datato 2 novembre, del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, riguardanti casi riscontrati su uomo e animali:

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Il post su Facebook dell’Ipla coni dati sulle contaminazioni

Che il problema sia da affrontare senza indugi, lo dimostra anche la reazione di una regione come l’Emilia Romagna, che di recente, per far fronte all’impatto delle zanzare e dei loro agenti patogeni, ha stanziato una cifra ingente, addirittura  un milione di euro, come leggiamo sul sito di Intercent-ER, al fine di contrastare la diffusione dell’insetto e mantenere alti i livelli di controllo e prevenzione.

Va ricordato infatti che il West Nile Virus è un patogeno endemico nei paesi sviluppati che secondo recenti studi diventa sintomatico nel 26% dei casi, circa uno quattro dunque.

I sintomi, vanno da quelli classici dell’influenza con comparsa di febbre non troppo alta che tuttavia perdura per periodi un po’ più lunghi, da tre a sei giorni. Alla febbre possono accompagnarsi sintomi di malessere generalizzato, come nausea, e mal di testa. Nei casi più gravi possono arrivare dolore oculari, mal di schiena e dolori muscolari, e poi naturalmente tosse, e problemi di respirazione. In casi molto meno frequenti, è possibile che i virus colpisca anche l’apparato gastrointestinale provocando nausea, vomito e diarrea.

“Il Colore della Vita”, il fumetto che racconta Avis. A Lucca Comics l’affascinante storia dell’associazione

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Dopo gli accenni alla conferenza romana del 25 ottobre, di cui abbiamo già parlato a ridosso dell’evento, il fumetto “Il colore della vita”, creato da Avis in collaborazione con la Scuola internazionale di Comics e con la partecipazione di Fiods e la Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo, è stato presentato venerdì 3 novembre in una delle vetrine fumettistiche più importanti d’Italia, presa d’assalto da lettori e appassionati: il Festival Lucca Comics.

Noi di Buonsangue, per l’occasione, lo abbiamo letto per voi.

“Il colore della vita” è una storia che mira a convogliare valori etici profondi, valori generati da una profonda passione per il bene del prossimo, una passione che attraverso le vicende del suo depositario, il medico Vittorio Formentano, riesce a esondare dalla sfera dei gesti pur coraggiosi e benevolenti di un singolo individuo per diventare molto di più: la più grande associazione di donatori italiana di sangue, con circa un milione e 300 mila donatori.

Com’è potuto succedere? Il fumetto racconta con passo sicuro e una sapiente struttura narrativa tutti i passaggi che hanno consentito la nascita di Avis e il suo concitato sviluppo nel tempo, a partire dalla vigilia di Natale del 1926, quando Vittorio Formentano, medico ematologo fiorentino in servizio a Milano, fu chiamato di notte per soccorrere una giovane donna che aveva partorito da poco, finendo vittima di una forte emorragia. Formentano si rese conto immediatamente che la donna aveva bisogno di una trasfusione, e dopo aver individuato il suo gruppo sanguigno provò a verificare la compatibilità dei due fratelli di lei, senza tuttavia avere fortuna. Il sangue dei familiari non era utilizzabile, e nemmeno c’era il tempo di reperirlo altrove. A quei tempi infatti, non esisteva un sistema trasfusionale efficiente, organizzato e sicuro come oggi: il sangue era un bene in assoluta scarsità e soltanto le famiglie più benestanti potevano permettersi le trasfusioni.

Veder morire sotto i suoi occhi una donna così giovane colpì profondamente Formentano. Era inaccettabile che un bene così importante per moltissime cure mediche di immediata necessità, come la chirurgia o l’ostetricia, fosse accessibile a pochissimi, (una sacca di sangue a quei tempi costava 900 lire, ovvero un mese di stipendio di una persona ricca) né era giusto che con tantissime persone giovani e sane a disposizione non esistesse uno straccio di organizzazione per avvicinare il bisogno dei pazienti a una risorsa che poteva essere raccolta in quantità molto maggiori e salvare molte vite.

Allo stesso tempo fu quella la notte della svolta: nei giorni successivi Formentano pubblicò un annuncio sul Corriere della Sera, al quale risposero 17 persone, tra cui il cesellatore Giorgio Moscatelli, che fu decisivo al pari di Formentano nella nascita dell’Avis. Non fu tutto semplice: c’era chi si mostrò così felice che il sangue diventasse un bene gratuito, e c’erano di mezzo le ambiguità del fascismo. Vicissitudini complesse che tuttavia Formentano e Moscatelli superarono sempre con grande unità, pur vantando caratteri diversi e maturando differenze di vedute. Dal principio fino agli anni della vecchiaia. Il colore della vita che dà il titolo all’opera, in quest’ottica, non è altro che questa capacità di lottare insieme, con in mente dei valori e una incrollabile fiducia reciproca.

Il bel fumetto avisino, sceneggiato da Roberto dal Prà e Massimiliano Filadoro da un soggetto di Riccardo Mauri, con disegni di Giampiero Wallnofer, riesce a trasmettere in modo efficace il variegato ventaglio di sentimenti umani che intricandosi tra loro riescono a dar vita a energie implacabili in grado di generare a loro volta dei veri e propri miracoli: amicizia, seduzione, etica del lavoro, egoismo, sete di vendetta, narcisismo, tenacia, perseveranza e casualità sono solo alcuni dei fattori principali poi sfociati in una storia gloriosa giunta a 90 anni d’età, forgiati nel carattere d‘oro degli uomini che tale storia l’hanno voluta e realizzata.

Accattivante sul piano prettamente visivo e incalzante sul piano del ritmo narrativo, “Il colore della vita” si presta molto bene a far breccia nella curiosità dei ragazzi a cui è destinato, pur potendo conquistare il coinvolgimento di qualsiasi lettore. I valori alla base della donazione di sangue, oggi gratuita, anonima, volontaria, periodica e associata, emergono in tutta la loro forza, e non arrivano al lettore solo come principi astratti cui adeguarsi per scelta morale o per imposizione. Sono piuttosto il normale vissuto dei protagonisti, che li rappresentano in carne e ossa e ne mettono a nudo la fragilità e il bisogno di preservazione attraverso le scelte, talvolta difficili e sofferte, compiute ogni giorno in una vita.

Ognuna delle 64 tavole che compongono il volume riserva delle sorprese, ed è impossibile non appassionarsi ai litigi intensi di Formentano e Moscatelli, veri e propri eroi capaci di accompagnarsi l’uno con l’altro fino al 1977, anno in cui sono morti a pochissimi giorni di distanza, quasi come se la simbiosi di una vita, così prodiga di grandi risultati dovuti all’unità d’intenti, meritasse un finale coerente, intimo e delicato.

“Il colore della vita”, per chi fosse interessato, è distribuito da Emoservizi (www.emoservizi.it) e si può acquistare al prezzo di 2 euro a questo link http://www.emoservizi.it/articolo.asp?detail=897&lg=it.

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Una settimana intensa per il sangue, tra raccolte attese, sospese (per motivi diversi) e le novità sulla Chikungunya

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Momento intenso per il sistema sangue, dopo una settimana ricca di conferenze ed eventi che hanno raccolto insieme, specie a Castelbrando con il seminario Fiods (ecco il report approfondito di Buonsangue per la prima e la seconda giornata), alcuni tra i dirigenti e i professionisti più importanti del settore.

E se nei giorni scorsi abbiamo registrato, e indagato, un caso positivo di donazioni in eccedenza nella provincia di Lecco, su cui si è espresso il coordinatore del Centro Regionale Sangue Lombardia Davide Rossi, dalla Sicilia arriva una segnalazione opposta: alla Fratres di Letojanni, in provincia di Messina, è stata sospesa una sessione organizzata per i donatori, e dunque la raccolta sangue locale, a causa di intoppi burocratici: in particolare, dietro la sospensione c’è una disposizione piuttosto “discussa” dell’Azienda provinciale sanitaria di Messina. Secondo la Asp messinese infatti, due dottoresse della Fratres Letojanni, entrambe dipendenti dell’Asp all’Unità di medicina trasfusionale dell’ospedale di Taormina, non potrebbero operare durante le raccolte speciali perché in conflitto di interessi nello svolgere “attività che comportano prestazioni rese a favore di soggetti nei confronti dei quali l’Azienda svolge funzione di controllo o vigilanza e con i quali abbia rapporti commerciali”.

Secondo la legge, infatti, il lavoro nel Servizio sanitario nazionale è incompatibile con l’esercizio di altre attività. Ma è questo il caso? Sembra proprio di no. Carmelina Micalizzi, presidente della Fratres Letojanni, ha già inviato uno lettera di risposta all’Asp Messina in cui chiarisce che “L’Unità di raccolta Fratres di Letojanni è stata accreditata dalla Regione nel 2014, e la verifica dei requisiti svoltasi il 29 maggio scorso ha avuto esito positivo e tutta la documentazione ispezionata e vidimata dagli ispettori è stata redatta dalle dottoresse Cavallaro e Caminiti (le due dottoresse bloccate n.d.r.) che hanno anche fornito il loro curriculum da cui si evince come siano dipendenti dell’Asp, e che la loro attività nella Fratres è puramente volontaria e gratuita”. Inoltre, dalla Fratres, è arrivata la richiesta di autorizzare le dottoresse a riprendere l’attività associativa entro 10 giorni, in modo che il danno stimato in fatto di raccolta da questa sospensione, circa 200 sacche, non incrementi ulteriormente. Vedremo cosa succederà.

Intanto, tra le altre notizie da segnalare per questo fine settimana, c’è un evento sicuramente imperdibile per tutti gli amanti del fumetto e del mondo della donazione di sangue: la presentazione de “Il colore della vita” il fumetto realizzato da Avis in collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics sulla vita del fondatore di Avis Vittorio Formentano, opera già presentata a Roma con la presenza live di Buonsangue e in programma al Lucca Comics venerdì 3 novembre alle 10.
Una bellissima occasione per conoscere gli autori, i disegnatori e la ragioni profonde dietro la pubblicazione di quest’opera, in un contesto speciale come quello di Lucca e del suo più importante festival.

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Dal Centro Nazionale sangue, invece, arriva una segnalazione sulla Chikungunya: è finita l’emergenza più stringente e riprende la normale raccolta all’ASL Roma 2, pur restando in vigore l’applicazione della quarantena per cinque giorni su ogni sacca raccolta, per motivi di sicurezza. Ancora sospesa, invece, la raccolta sangue ad Anzio. Ottimo il risultato, sul piano della compensazione: dall’inizio dell’emergenza sono state ben 6400 le sacche arrivate nel Lazio, settimana dopo settimana.

Sempre dal CNS apprendiamo inoltre che le prime 1500 fiale di fattore VIII per la cura dell’emofilia messe a disposizione dalla Regione Lombardia, sono state inviate in Armenia, come primo atto di un accordo di collaborazione internazionale tra il Centro Nazionale Sangue e il Centro Ematologico Prof. R. H. Yeolyan” del ministero della salute armeno: un programma di collaborazione che ha come macro obiettivo quello di impostare in Armenia un sistema di raccolta sangue simile a quello italiano, ovvero gratuito, anonimo, volontario e organizzato.

Tornando al piano della raccolta interna, per fortuna, non si registrano particolari carenze o necessità. In Toscana, il Meteo del Sangue ci dice che l’emergenza riguarda solo il gruppo 0, con qualche fragilità per

i gruppi A+ e AB-.

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Diverse invece le raccolte previste per il week-end, a cominciare da Marsala, con un ampio programma di donazioni speciali che copre l’intero mese di Novembre, per proseguire a Frosinone

a Mortara in provincia di Pavia,

e a Cirò Marina in provincia di Crotone, tutti appuntamenti datati sabato 5 novembre.

Tuttavia, per scoprire tutte ma proprio tutte le donazioni speciali attive in Italia in questo fine setttimana, come ricordiamo spesso non vi è metodo migliore che utilizzare Facebook.

Usato fin troppo a scopo ludico, il social network per eccellenza è sottovalutato per la sua capacità informativa. È invece possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal fine settimana pronto a iniziare oggi venerdì 3 novembre, proseguendo con le donazioni in programma da questo fine settimana fino a fine mese. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia.

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Dopodiché, il passo per andare a donare è davvero breve.