I trend delle carenze estive sono in calo ma i casi negativi per i pazienti non mancano. Statistica e realtà non sono la stessa cosa, è bene comprenderlo

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Le analisi statistiche spesso dicono ben poco sulla complessità del reale, sebbene siano diventate, a causa dell’abitudine a sentirle snocciolare in televisione, un metro considerato fin troppo determinate. È un errore. Un caso interessante di dispercezione che riguarda il sistema sangue è accaduto nei giorni scorsi, e ci ha mostrato molto bene come i dati statistici non sempre siano in grado di rappresentare la realtà della vita quotidiana, e come, al tempo stesso, chi vive nella realtà quotidiana debba iniziare a pensare ai dati intuendone il giusto valore.

Di cosa si tratta? È accaduto che al Quotidiano Sanità, giornale on-line molto seguito, sia arrivata la lettera indispettita di una lettrice, a commento di un articolo uscito lo scorso 6 settembre a proposito del calo delle carenze estive di sangue in Italia. L’articolo riportava i dati pubblicati dal Centro nazionale sangue e traeva delle conclusioni generiche, un trend di carenze in calo segnalato anche da noi su Buonsangue sabato 7 settembre.

La lettrice, una paziente che necessità trattamenti costanti per curare la talassemia, ha segnalato una discrepanza tra il titolo dell’articolo che recitava “Sangue. Cns: “Dal 2017 sempre meno carenze estive”, e ha raccontato la propria esperienza all’Ospedale Cardarelli di Napoli, dove non tutti i pazienti bisognosi sono riusciti d recente a ottenere le cure necessarie con la dovuta efficienza. Un fatto grave, che naturalmente ci auguriamo sia destinato a non ripetersi per ovvi motivi. Troppo spesso abbiamo ribadito quel è il vero scopo di avere un sistema sangue – e più in generale un sistema sanitario – ben funzionate: la salvaguardia e la cura al massimo livello dei pazienti.

L’esperienza della lettrice mostra perfettamente quanto sia importante la raccolta sangue, e quanto una singola donazione possa davvero cambiare il destino di tante persone in ogni parte del paese. Inoltre spiega bene come uno dei principali focus motivazionali delle campagne a favore del dono debba diventare proprio il ruolo rivestito del paziente.

Allo stesso tempo però, è giusto sottolineare come valutazioni statistiche e vita reale debbano essere considerati due campi d’indagine completamente diversi, e semmai complementari.

La statistica, attraverso dati e analisi di parametri, prova a fornire delle letture che mai debbono intendersi definitive o esaustive. Fotografano tendenze, quantificano il lavoro che manca al raggiungimento degli obiettivi programmatici e sono diventate predominanti sui media.

Le storie personali, le vicende reali, sono invece la battaglia quotidiana di chi si trova sul campo a lottare, sia dalla parte dei pazienti, la più fragile, sia dalla parte di chi si spende per offrire servizi di alto livello. Segnalare quanto le carenze siano in calo sul piano del volume complessivo non significa negare i problemi o sostenere che non ce ne siano o non ce ne saranno.

Per migliorare sul piano culturale e sul piano dell’efficacia dell’informazione, servono analisi corrette, il più possibili oggettive, attente e ben articolate da parte di tutti: solo così il sistema può crescere sia in modo organico sia sul piano delle tendenze generali, sia intervenendo sulle singole criticità.

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

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Quando facciamo riferimento alla necessaria collaborazione – per il funzionamento ottimale del sistema trasfusionale – tra le tre “gambe” che lo compongono, ovvero associazioni di donatori, istituzioni sanitarie e personale medico, intendiamo riferirci alla necessaria armonia tra compiti e ruoli di ciascun attore nel proprio ambito di riferimento.

Solo così, attraverso il lavoro comune e la condivisione dei programmi e delle visioni programmatiche sarà possibile, nel medio e nel lungo periodo, continuare ad assicurare quegli alti livelli di cura, di assistenza e di sicurezza ai naturali destinatari di tutti i risultati e gli sforzi, ovvero i pazienti.

Osservando da vicino il sistema trasfusionale giorno dopo giorno, ci sembra che tale comunione d’intenti tra stakeholder esista eccome, ed è per questo che il buon funzionamento del sistema non dovrebbe essere messo a rischio da questioni strutturali. Preoccupa non poco, in questo senso, il dato emerso nei giorni scorsi dal Centro nazionale sangue, che in un report dettagliato e molto puntuale ha fatto il punto sulla delicata questione della carenza medici nei servizi trasfusionali.

Cosa emerge dal recente censimento occupazionale? Che per ottenere il massimo grado di efficienza a oggi manca nei reparti dei servizi trasfusionali circa il 30% del personale medico. Un numero importante, che corrisponde a 470 unità. Una situazione che riguarda tutte le regioni italiane, come possiamo vedere in figura 1.

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Fig. 1

Ma entriamo ancora più in dettaglio:

“Secondo il censimento, al 10 luglio 2019 la dotazione complessiva di medici in servizio presso i circa 270 Servizi trasfusionali italiani, espressa in numero Full Time Equivalent (FTE o equivalente a tempo pieno), risulta di 1.588 unità, in calo dell’8% rispetto allo scorso dicembre, con un trend in discesa che non varia dal 2015. La carenza di 470 medici nell’organico attuale, sottolinea il Cns, nel prossimo triennio è destinata ad aggravarsi ulteriormente a causa del turnover”.

Trend in calo progressivo già dal 2015 e previsioni negative sul prossimo triennio dunque, una situazione che si deve assolutamente risolvere nelle sedi opportune, e con politiche adeguate, affinché lo sforzo delle associazioni già alle prese con criticità non semplici, quali ricambio generazionale dei donatori e raccolta dei livelli necessari di sangue e plasma per plasmaderivati, non siano in parte vanificati.

Il giusto allarme del Centro nazionale sangue si è manifestato attraverso le parole del direttore Giancarlo Liumbruno, che ha anche delineato possibili soluzioni, che non sono immediate. Ovviamente, infatti, il personale dei servizi trasfusionali deve essere formato – svolge infatti un ruolo delicatissimo per i pazienti nei percorsi di assistenza, nel trattamento delle emopatie, e nel supporto alla chirurgia di media e alta specialità e ai trapianti di organi – e ciò che servirebbe è rafforzare energicamente i posti a disposizione nelle scuole di Specializzazione in Ematologia e in Patologia Clinica e Biochimica Clinica. Formare specialisti, insomma. In altre parole investimenti, area su cui ci auguriamo che con una compagine governativa più sensibile su scuola e sanità pubbliche si possa prontamente intervenire senza che vi siano in futuro riduzioni della spesa pubblica destinate a intaccare i servizi fondamentali.

Quanto sia importante per i pazienti un sistema trasfusionale sempre più efficiente è perfino inutile ricordarlo, ma è bene sottolineare che a oggi la rete trasfusionale italiana produce di oltre 7.000.000 di unità di emocomponenti all’anno, e riesce a soddisfare il fabbisogno di sangue ed emocomponenti per la terapia trasfusionale a circa 650.000 pazienti. Inoltre, gli 840.000 litri di plasma raccolti servono, come sappiamo bene, alla produzione dei principali medicinali plasmaderivati: albumina, immunoglobuline, antitrombina e fattori della coagulazione sono sostanze necessarie per curare malattie gravi ed emofilia.

Risultati importanti quindi, in linea con i programmi di autosufficienza, che debbono poter crescere o quantomeno trovare stabilità. E non, al contrario, essere messi a rischio dalla mancata armonia tra necessità del sistema e forza lavoro adeguata a soddisfarle.

Carenze significative in Toscana, a rischio gli interventi programmati. Il calo di donazioni dell’estate si fa sentire

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La seconda settimana di settembre porta con sé un effetto negativo per la raccolta sangue in Toscana. Dopo le notizie positive dei giorni scorsi infatti, con il comunicato stampa del Centro nazionale sangue sul calo di carenze estive nelle ultime due stagioni – comunicato da noi commentato – nelle ultime ore le notizie che provengono dalla prima regione italiana ad aver istituito anni fa il Meteo del sangue non sono ottimali.

Il Corriere Fiorentino, con un articolo a firma di Giulio Gori, racconta infatti che a Firenze, all’ospedale di Torregalli, «Si segnala una situazione di gravissima carenza di emazie di tutti i gruppi. Si segnala inoltre che la carenza è generalizzata a livello nazionale in particolare per i gruppi 0 positivo e negativo, pertanto vi preghiamo di programmare attentamente le attività elettive con i colleghi anestesisti e chirurghi al fine di garantire l’assistenza in urgenza emergenza e per le prestazioni salvavita».

Una situazione difficile dunque, che vede il suo baricentro in Toscana ma coinvolge tutta Italia per i gruppi 0 positivo e negativo.

Ecco l’ultimo bollettino on-line sul sito del Meteo del sangue, in figura 1.

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Come si vede, tranne i gruppi AB positivo e negativo, tutti gli altri gruppi necessitano di donazioni urgenti, e siamo certi che la risposta dei donatori sarà celere e funzionale.

La diffusione a mezzo stampa, c’è già stata: L’eco della Lunigiana ha segnalo aperture speciali dei centri trasfusionali a Pontremoli, Fivizzano e Massa; la testata on-line 055firenze.it riporta invece gli appelli al dono di Simona Carli, direttore del Centro regionale sangue, e di Stefania Saccardi assessore al diritto alla salute, così come fa Quotidiano Sanità, che sottolinea con forza il rischio che possano essere rimandati, a causa delle carenze, alcuni interventi chirurgici programmati.

Anche La Nazione, riprendendo le parole della Saccardi, chiama in causa la generosità dei Toscani e li spinge al dono, così come il sito di Controradio.it.

Noi di Buonsangue non mancheremo di seguire la situazione e di fornire aggiornamenti.

 

 

 

 

 

 

 

Il servizio civile in Avis: ecco la campagna spot 2019 e tutte e informazioni per presentare la domanda

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Andava avanti dall’unità di Italia, ma dal 2004 è entrata in vigore la sospensione delle chiamate al servizio coattivo di leva: il servizio civile nazionale è diventato così un’attività del tutto volontaria regolata da un bando pubblico. Come negli anni passati, anche nel 2019 Avis è in prima linea per offrire la possibilità ai giovani italiani di svolgere il servizio civile in associazione, un’occasione importantissima per tutti quei giovani che vogliono accostarsi al dono del sangue non soltanto come donatori, ma anche attraverso l’opportunità di crescere e arricchirsi sul piano personale e lavorativo. Teamworking, sguardo verso il mondo reale, esperienza nel terzo settore, moltissime possibilità di conoscere meglio e sviluppare i propri talenti e le propri attitudini: ecco cosa può significare svolgere il servizio civile in Avis.

Ecco, direttamente dal canale Youtube di Avis Nazionale la campagna #vdivolontariato che chiama al servizio civile nella più grande associazione di donatori italiana. Amici per la vita, il claim, spiega perfettamente qual è l’obiettivo primario di un’esperienza del genere: creare valore civile attraverso i rapporti umani di amicizia e collaborazione, che possano generare reti solidali per moltissimi anni.

Ora un po’ di informazioni pratiche. AVIS Nazionale in questo 2029 ha a disposizione n.236 posti suddivisi sulle oltre 200 sedi accreditate, e come è chiaramente indicato sul sito di Avis, la presentazione della domanda di partecipazione alla selezione per tutti i progetti si può fare solo nella modalità online.

Ecco le altre informazioni principali fornite dal sito di Avis:

– I candidati dovranno compilare e presentare la domanda di partecipazione ai progetti AVIS esclusivamente ONLINE attraverso la piattaforma Ministeriale DOL al seguente link:

https://domandaonline.serviziocivile.it/

– È possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto ed un’unica sede.

Ecco il link per la Guida alla compilazione e presentazione della domanda.

– La candidatura dovrà essere presentata entro e non oltre le ore 14:00 del 10 ottobre 2019; oltre tale termine la piattaforma non consentirà la presentazione delle domande.

Per tutte le altre informazioni non dimenticate di collegarvi alla sezione del sito Avis “Unisciti a noi dedicata al servizio civile.

Il bilancio dell’estate del Centro nazionale sangue: carenze in calo per il secondo anno consecutivo

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Da sempre l’estate è un periodo endemicamente difficile per la raccolta sangue. Chi legge Buonsangue lo sa bene, e i conosce bene i motivi che vanno dalle ferie generalizzate e dalle partenze e la voglia di azzerare i pensieri, talvolta da mancanza del personale nei centri trasfusionali, fino all’influsso negativo dei virus come il West Nile che si diffondono attraverso le zanzare.

Negli ultimi due anni però Centro nazionale sangue e associazioni hanno lavorato molto per ridurre i disagi e la richiesta di sacche di sangue, attraverso il lavoro sul campo e sul territorio, e soprattutto attraverso le politiche di appropriatezza su scala nazionale.

Il risultato è un bilancio più che positivo con una progressiva riduzione delle carenze, come ci spiega un dettagliatissimo comunicato stampa rilasciato dal Centro nazionale sangue nella giornata di ieri 6 settembre.

“Secondo i dati riportati dal Centro Nazionale Sangue nei mesi di luglio e di agosto 2019 sono state 4.421 le richieste di sacche di sangue attraverso la bacheca Sistra, il Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali attraverso cui viene gestita la compensazione interregionale. Si tratta di 410 unità in meno rispetto all’anno precedente, (corrispondente a una diminuzione di circa il 10%) che aveva registrato a sua volta un netto calo rispetto al 2017 (-8.811 emazie).

Continua quindi il trend positivo per i mesi estivi, che sono tradizionalmente i più delicati per il sistema sangue, soprattutto per le alte temperature che rendono più difficile la donazione di sangue per chi ha la pressione bassa e per le ferie che spingono i donatori periodici a lasciare la propria città di residenza. La conferma del trend positivo dell’estate fa il paio con i risultati migliori ottenuti dal sistema sangue nei mesi di gennaio e febbraio 2019, mesi in cui si registrano solitamente carenze legate soprattutto al picco influenzale.

“È un trend positivo – commenta il direttore generale del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno – il cui merito va ascritto alla grande generosità dei donatori, che hanno risposto ai numerosi appelli, non ultimo quello del ministro Giulia Grillo, in occasione dello scorso World Blood Donor Day, di andare a donare prima di partire per ferie”.

I dati sono stati presentati durante il convegno nazionale sulla donazione del Sangue organizzato oggi a Napoli dalla Croce Rossa Italiana, nel corso di una lectio magistralis tenuta dallo stesso Liumbruno. L’autosufficienza del sangue e dei suoi prodotti, ha ricordato Liumbruno presentando i dati di attività del 2018, è non frazionabile, sovra-aziendale e sovraregionale in accordo con i principi etici e di solidarietà alla base del nostro sistema. L’attività di raccolta associativa è strategica, e vale un terzo del sangue raccolto (circa un milione di unità) ed è indispensabile per poter assicurare quotidianamente la terapia trasfusionale a oltre 1.800 pazienti e i medicinali plasmaderivati a migliaia di pazienti.

In figura 1, ecco il bilancio attraverso i dati numerici delle ultime 4 estati: come si può vedere, dopo l’aumento nell’estate 2017, le ultime due stagioni seguono un trend positivo che speriamo possa durare anche nel 2020.

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Il West Nile Virus continua a essere un problema per tutto il Nord Italia, ma intanto a Mantova, una delle province colpite, il plasma diventa una sfilata

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Resiste il caldo umido e non si arresta, in tutto il nord del paese, la diffusione del West Nile Virus attraverso la zanzara. Dopo il nostro ultimo report dello scorso 28 agosto, che segnalava casi di West Nile in provincia di Brescia, Alessandria, e in Grecia, Ungheria, Romania e Serbia, ecco l’ultima segnalazione aggiornata che arriva dal Centro nazionale sangue con la relativa tabella sinottica in figura 1.

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Le province colpite nelle ultime ore sono quelle di Pavia e di Novara, zone in cui dunque entrano in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

La diffusione della zanzara può complicare le operazioni di raccolta, ma non ferma il lavoro delle associazioni anche nei territori interessati. A Mantova, infatti, una delle province segnate in rosso nella tabella, sta per andare in scena un evento importante a favore del dono del plasma in un contesto decisamente favorevole, sensibile, e pronto a recepire il messaggio valoriale come il Festival delle letterature. In sinergia tra l’Avis comunale di Mantova e il festival infatti, sabato 7 settembre alle 18.30 andrà in scena una vera e propria sfilata con il colore giallo a fare da protagonista.

La sfilata si chiamerà “Una serata in giallo”, e farà parte della grande campagna #gialloplasma di cui abbiamo parlato in vari momenti dell’anno. L’obiettivo? Concentrare l’attenzione sula raccolta plasma come pratica fondamentale soprattutto per i pazienti, giacché dal plasma provengono tantissimi farmaci salvavita e una larga parte di quelli che si usano nei reparti di terapia intensiva. Le “regole” della sfilata sono semplici, le modelle indosseranno interamente di colore giallo e realizzati con principi equosolidali e sarà accompagnata da un aperitivo, ma il coinvolgimento sarà anche per gli spettatori: anche loro dovranno indossare un vestito o un accessorio del colore del plasma e successivamente, ce lo auguriamo, fissare il loro appuntamento al centro trasfusionale più vicino.

I cartoni di Avis Cartoon School 2018-2019, quando la solidarietà e il dono del sangue s’imparano divertendosi e scatenando la fantasia

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Lo scorso 6 febbraio avevamo raccontato il progetto nel dettaglio, sottolineando, grazie all’intervista al vicepresidente di Avis Toscana Luciano Franchi, quanto è importante trasmettere ai giovanissimi i concetti di dono e solidarietà: ora, circa 6 mesi dopo, Avis Cartoon School, il progetto voluto fortemente da Avis Toscana in collaborazione con le scuole del territorio, ha mostrato i risultati della stagione 2018-2019, davvero rimarchevoli.

A noi, non lo nascondiamo, Avis Cartoon School è un progetto che piace moltissimo: toglie gli studenti dal ruolo di semplici spettatori o riceventi del messaggio solidale e della lezione sui valori civici e li pone fattivamente al centro delle attività, stimolando la loro fantasia, il loro talento, la loro voglia di inventare e naturalmente la loro capacità di operare in team-working, ovvero una perfetta metafora di quanto vale il gesto del dono del sangue in una comunità.

I risultati, i cartoni animati realizzati dalle tantissime scolaresche che hanno aderito sono stati pubblicati su Youtube a questo indirizzo: https://www.youtube.com/channel/UCo_Et7gz0ZCqhpDkDS-qWqQ/videos?view=0&sort=dd&flow=grid.

Non c’è lavoro che non abbia la sua bellezza, ma noi ci siamo divertiti a vederli tutti e ne segnaliamo in particolare tre che ci hanno colpito emotivamente, per il mix di musica, disegni e scrittura.

1) CUORE DI ROBOT

Realizzato dagli alunni delle classi 3A e 1E dell’Istituto Comprensivo Statale “IV Novembre” di Arezzo, “Cuore di Robot è un cartone che condensa temi ambientali e l’immagine di un futuro apocalittico, con una bella dose di fantasia e accelerazioni di trama davvero interessanti che ruotano intorno al gesto del dono.

2) CUORI ALL’UNISONO

Realizzato dai ragazzi della 4ACP (indirizzo grafico), 3AL, 3BL e 2AL (liceo artistico) dell’ISIS Sismondi-Pacinotti di Pescia, questo cartone affronta il tema dell’integrazione senza tralasciarne la complessità e racconta una bella storia ambientata nel mondo della scuola con ritmo e modernità.

3) IL FUTURO NEL PASSATO

Realizzato dagli alunni delle classi 2A e 2C della Scuola secondaria di I grado “G. Carducci” di Venturina, il cartoon svela con ironia quanto aiutare il prossimo renda felici. Come? Attraverso un viaggio nel tempo davvero speciale che parte da un museo…

Naturalmente però, tutti i cartoni realizzati nel progetto Avis Cartoon School meritano di essere visti, goduti e apprezzati, e invitiamo tutti a scoprire quanto può essere costruttivo aiutare i ragazzi a scatenare la loro fantasia. In vista di una prossima stagione in cui non possiamo che augurarci sempre più partecipazione da parte delle scuole toscane.

 

Positiva la raccolta plasma di luglio: +2,1% rispetto a luglio 2018 e buone sensazioni per i prossimi mesi

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Era un mese temuto, ma è andato abbastanza bene. Luglio, per la raccolta plasma, poteva rappresentare un periodo davvero complesso a causa del calo endemico di donazioni nel periodo estivo, quando le ferie interessano la maggioranza dei donatori e raggiungere i centri trasfusionali e trovarli al massimo regime non sempre è scontato. Giugno aveva confermato un trend positivo (leggerissimo) che ha dunque trovato conferma.

In dettaglio, in figura 1 scopriamo che l’aumento della raccolta plasma di luglio 2019 vs luglio 2018 corrisponde infatti a un ottimo +2,1%, e inoltre vediamo che son molte le frecce gialle rivolte verso l’alto a indicare performance regionali positive nel raffronto parziale del periodo preso in considerazione.

Bene la Valle d’Aosta (+ 23,2%), la Puglia (+23%) e il Friuli Venezia Giulia (+25, 1%), addirittura super i risultati in Sardegna con una crescita del 58, 7%. Da migliorare, invece, il dato parziale in Sicilia (-25,8%), quello nelle province autonome di Trento e di Bolzano (- 25,4% e – 325) e quello in Calabria (-10%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

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In figura 2 tabella 3, invece, è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/luglio 2019 vs gennaio/luglio 2018: possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa seimila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma fa piacere vedere che il dato della Lombardia, vera guida del paese in fatto di raccolta plasma, è in recupero dopo un inizio anno non troppo positivo. Molto bene invece l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, mentre in leggero ritardo rispetto al 2018 restano la Toscana e il Lazio.

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Comincia dunque l’ultimo quadrimestre, sempre il più importante e decisivo in vista dei volumi finali. Sarà importante che tutte le parti in causa facciano del loro meglio per raggiungere senza patemi tutti gli obiettivi prefissati.

 

Agosto sta per finire ma il West Nile Virus è ancora una minaccia da monitorare. Le ultime sulle zone colpite

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Anche agosto volge al termine, e tra una settimana al massimo il periodo più complicato per la raccolta sangue sarà alle spalle. Sarà più difficile, almeno si spera, imbattersi in casi limite come quello accaduto in Gallura, a Olbia (Sardegna), dove molti donatori negli ultimi giorni sono stati mandati indietro per mancanza di personale al centro trasfusionale.

Con il rientro delle ferie inizia dunque la rincorsa ai volumi di raccolta di sangue e plasma che potranno assicurare l’autosufficienza in fatto di sangue intero, e un buon risultato in linea con il piano nazionale plasma 2016-2020 per quanto riguarda la raccolta dei volumi di plasma per la produzione di plasmaderivati e farmaci salvavita.

Tra i nemici più ostici per la raccolta, oltre il caldo e ai problemi organizzativi e logistici che interessa la ripresa delle attività lavorative per la maggior parte dei donatori, resiste il West Nile Virus, che come da tradizione sarà monitorato fino all’arrivo del freddo più intenso, tra fine ottobre e inizio novembre.

Intanto, l’ultimo rilevamento è di lunedì 26 agosto, con nuove zone del bacino mediterraneo che comportano lo stop di 28 giorni per la donazione, a meno di non poter contare sull’apporto dei test preventivi.

Come possiamo vedere in figura 1, in Italia le zone colpite riguardano le regioni padane con bassa Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, e inoltre le province piemontesi di Asti, Torino e Cuneo e la provincia di Sassari in Sardegna. All’estero, invece, oltre a Usa e Canada che come sappiamo comportano lo stop permanente, le zone colpite più di recente sono i territori greci di Imathia e Serres (Grecia), la provincia di Fejer (Ungheria), e i distretti di Dolj e Iasi (Romania). Infine, la capitale turca Istanbul.

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L’osservazione da parte delle autorità è costante, ma per chi deve ancora partire per le ferie ed è diretto verso le destinazioni indicate, la regola del “prima donare, poi partire” è da rispettare alla lettera.

 

Conclusa la dodicesima edizione della 24Ore del donatore Fidas, un’edizione da record

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Avevamo presentato l’evento venerdì 23 agosto, raccontandone tutta la portata, simbolica ed emotiva. E ieri, domenica 25, la 24Ore del donatore Fidas si è conclusa nella piscina olimpionica delle Antiche Terme di Giunone a Caldiero in provincia di Verona.

I donatori che si sono alternati in vasca sono stati trecentoquaranta, a partire dalle 16 di sabato e per le successive 24 ore. Questa dodicesima edizione è stata un’edizione da record: a partire dal numero dei partecipanti fino al numero delle vasche percorse, ben tremiladuecentodue per un totale di oltre 160 chilometri.

Il messaggio? Il dono del sangue è una catena di solidarietà che non si ferma mai, e che cementa lo spirito di comunità. Concetti ribaditi da Chiara Donadelli, presidente FIDAS Verona, che ha presenziato l’evento: “La 24 Ore del donatore è un evento che ci permette di trasmettere un messaggio, quello della donazione del sangue, con gioia ed entusiasmo. “È doveroso ricordare il valore del dono e la 24 Ore è un’occasione per testimoniare l’altruismo, la condivisione e il gioco di squadra”.

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Bellissima la cornice veneta, con ospiti appartenenti al mondo istituzionale e a quello dello sport. Moltissimi i sindaci dei comuni della provincia veronese, mentre di notevole impatto la scelta degli atleti che hanno voluto mettersi in gioco e nuotare, come hanno fatto i giocatori della Bluvolley Verona Federico Bonami e Asparuh Asparuhov, il plurimedagliato campione paraolimpico Manuel Marson, le nuotatrici delle Fiamme Oro Giulia Gabrielleschi e Barbara Pozzobon reduci dal recente mondiale di nuoto in Corea del Sud, e infine Andrea Togliatto, l’olimpionico delle Fiamme Gialle.

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Di grande rilievo, a nostro parere, le parole del vicepresidente per il Centro Sud e Isole FIDAS Nazionale Pierfrancesco Cogliandro, che si è soffermato su un aspetto del dono assolutamente centrale, e che talvolta, anche in comunicazione, viene trascurato: l’importanza che la raccolta sangue attraverso la raccolta anonima, volontaria, gratuita, organizzata e associata ha per i pazienti. “Ogni giorno – ha detto Cogliandro – tanti pazienti per malattie ematologiche, o per interventi di chirurgia o di emergenza hanno necessità di questo farmaco (il sangue n.d.r.), che non si produce in laboratorio. La bellezza di questa manifestazione è la capacità di unire le diverse generazioni: donatori di tutte le età si sono alternati nella staffetta in acqua ricordando l’importanza della promozione del dono”.