I primi dati sulla raccolta plasma del 2020: durante l’ultimo gennaio crescita dello 0,7% rispetto al 2019

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Inizia l’ultima stagione che seguirà la programmazione stabilita nel Piano nazionale plasma 2016-2020, e l’obiettivo del sistema trasfusionale italiano in termini di raccolta plasma da conferire alle industrie per il frazionamento e la produzione di farmaci plasmaderivati è sempre lo stesso: migliorare, avvicinarsi il più possibile a un livello di autosufficienza e promuovere una crescita chirurgica soprattutto nelle regioni storicamente meno performative, in modo da poter gestire un flusso di raccolta ben armonizzato sul territorio.

Come abbiamo visto di recente attraverso l’analisi di Buonsangue, il 2019 si è concluso con una crescita nazionale nella raccolta dell’1,4% sul 2018, e con la maggior parte delle regioni italiane in grado di migliorare il dato della stagione precedente. Ma cosa è successo in questo inizio di 2020, anno che, lo ricordiamo ancora, vedrà l’organizzazione italiana per l’attesissima Giornata mondiale del donatore di sangue che cade come sempre il 14 giugno?

L’inizio, lo diciamo subito, è stato positivo.

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Fig.1

In assoluto, su scala nazionale, la raccolta di gennaio 2020 (Fig.1) è cresciuta dello 0,7% rispetto all’identico periodo del 2019. Scendendo nel dettaglio delle regioni, invece, in positivo si fanno notare le performance delle regioni del sud come Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, tutte in crescita, e delle regioni più popolate al nord come Lombardia e Piemonte. Bene anche la Liguria, e al centro Abruzzo e Molise. Meno buoni i dati di raccolta in regioni storicamente difficili come Lazio e Sardegna, e quelli della Toscana. Ma ci sarà tempo per recuperare.

In figura 2, invece, possiamo controllare i dati regionali in chilogrammi, e notare, per esempio, come la Lombardia rappresenti sempre la regione guida sul territorio nazionale superando nettamente i 10 mila chilogrammi di raccolta in un mese.

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Fig. 2

Se l’inizio è dunque incoraggiante, le premesse per l’ennesima stagione positiva sul piano dei risultati sul plasma ci sono tutte, a patto di non mollare la presa. Campagne, sensibilizzazione, supporto dei media, programmazione saranno tutti aspetti decisivi per compiere altri passi importanti verso quell’autosufficienza dal mercato che si pone sempre più come obiettivo strategico per qualsiasi nazione moderna.

 

Il “Fil Rouge” che ci porterà con Avis al World Blood Donor Day 2020. Tutti i progetti e gli eventi legati al mondo Avis

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Non manca molto, e per il mondo trasfusionale italiano il tempo che manca al World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia non sarà un tempo morto, ma anzi, un cammino di avvicinamento ricco di momenti da condividere ed eventi da vivere insieme.

Per fotografare sotto un’unica immagine questo percorso, Avis ha creato “Fil rouge”, l’espressione sotto cui sono catalogati tutti gli appuntamenti che caratterizzeranno il 2020 fino e oltre il 14 giugno, data in cui andranno in scena le celebrazioni ufficiali per la Giornata Mondiale del donatore.

Ma “Fil rouge” è qualcosa di più di un calendario di eventi. È proprio una piattaforma di valori e contenuti, e in più un vero e proprio tutorial per creare aventi locali che potranno ambire a guadagnarsi il bollino rosso e rientrare nel programma finale. Per poter spiegare questa operazione nel dettaglio Avis ha creato un manuale che si può guardare e consultare a questo link:

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2020/02/manuale_fil_rouge_11_02_2020_sito.pdf

“Fil Rouge” è fatto di convegni, seminari, corsi di formazione, ma anche manifestazioni sportive o di intrattenimento come spettacoli teatrali, concerti e concorsi creativi, ed è una grande occasione di condivisione di progetti, azioni concrete e momenti indimenticabili dedicati al dono del sangue in tutte le zone d’Italia.

A oggi, sono già tantissimi gli eventi in programma, e ve li mostriamo in basso nelle figure 1, 2 e 3.

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Fig.1

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge (1)

Fig.2

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge

Fig.3

 

Il dono del sangue e i giovani. Niente funziona meglio delle storie per trasmettere e far sedimentare certi valori

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Il dono del sangue come visione solidale. Il dono del sangue come benessere per chi compie il gesto. Il dono del sangue come consapevolezza di vivere in una comunità. Sono solo alcune delle mille accezioni per cui è giusto donare il sangue e promuovere il dono. Ma affinché la sensibilizzazione e le forme di promozione abbiano successo nel lungo periodo e possano sedimentare in ciascuno di noi, è molto importante che i primi approcci tra il dono e i membri della comunità avvengano sin dai tempi della scuola.

Subentra un ricordo personale. Mi sembra ancora fosse ieri quando alla fine degli anni ottanta, a 12 anni, frequentando la seconda media (che oggi si chiamerebbe scuola secondaria di primo grado) con il resto della classe andai nell’ala trasfusionale dell’ospedale della mia città, Martina Franca in Puglia, per svolgere delle analisi rituali del sangue. Fu un giorno teso ma intenso, perché sulle prime subentrò la paura dell’ago, un timore presto superato dal desiderio, tra noi maschietti così giovani e già vogliosi di essere uomini veri, di mostrarci coraggiosi e impavidi verso il dolore. Un dolore, invero, davvero trascurabile. Ci vollero pochi minuti per riempire la sacca di sangue, per premere giusto qualche secondo il cotone col disinfettante sul minuscolo forellino lasciato dall’ago e addentare un cornetto alla crema sorseggiando un succo di frutta.

Fatto, battesimo del fuoco.

Un’esperienza forte allietata dall’idea che poi tutti noi avremmo ricevuto le analisi e conosciuto i nostri valori, e soprattutto allietata dal fatto che proprio quel giorno io e i miei compagni scoprimmo che il sangue si poteva anche donare. Che cosa incredibile! A quei tempi, mi pare, l’attenzione per i temi sociali era riservata a poche campagne pubblicitarie specifiche, e all’interesse privato dei cittadini. Non c’era la stessa vastità informativa che la tecnologia consente oggi e che a volte può rivelarsi addirittura eccessiva. In sala tuttavia c’era un volontario, non ricordo se un medico o un donatore associato, che con pazienza spiegò a noi ragazzini che il nostro sangue, se sano, poteva entrare in circolo nei corpi altrui, e portare benefici. Era una scoperta non da poco, fortificata dal fatto che lui si diceva sicuro che quel passaggio di sangue da un corpo a un altro, poteva salvare una vita.

Da allora l’immagine semplificata di un po’ del mio sangue che entrava nelle vene di un’altra persona e contribuiva a risollevarla, non è mai più uscita dalla mia mente, e il merito fu della storia. C’era una storia. La storia chiara ed evidente con una problema da risolvere e un lieto fine. Per sensibilizzare, far comprendere l’importanza di certi valori, permettere che tali valori sedimentino, servono le storie. I valori non vanno trasmessi come dogmi da accettare per costrizione, ma insinuati sottoforma di storie, di esperienze vissute, di contesti concreti da rivivere attraverso le parole. Soprattutto con i giovani. E questo le associazioni lo sanno.

Salutiamo la sinergia tra Avis nazionale e UILDM (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare). Volontari, medici, pazienti insieme per lottare contro le patologie gravi

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Poche cose come le sinergie che si attivano nel mondo del volontariato e della lotta alle malattie gravi, riescono a diffondere energie positive e a favorire il miglioramento della società e delle condizioni oggettive di moltissime persone.

Ecco perché fa molto piacere apprendere e raccontare ciò che è avvenuto a Padova lo scorso 8 febbraio, durante il convegno intitolato “Senza confini. Il dono tra etica, inclusione e accoglienza”, un evento voluto e organizzato da Avis nel largo programma di iniziative associative che riempiranno il 2020, ovvero l’anno del World Blood Donor Day organizzato dall’Italia e, contestualmente, l’anno in cui Padova è celebrata come Capitale europea del volontariato.

Cos’è successo a Padova? Semplice: è stato rinnovato un protocollo d’intesa tra Avis Nazionale e UILDM – Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, per contribuire a diffondere la cultura del dono e la realizzazione di progetti a favore delle persone affette da tale patologia. Un metodo infallibile per salvaguardare il legame fortissimo che esiste tra volontari e pazienti.

La collaborazione tra associazioni, per fortuna, non è una novità: proprio su Buonsangue ne abbiamo spesso dato notizia, ma in questo caso sono state le dichiarazioni dei due presidenti di Avis e UILDM a spiegare bene il senso e la direzione di un lavoro comune.

Gianpietro Briola di Avis, infatti, ha dettato alcune delle linee guida dell’accordo.  “Da anni – ha spiegato – collaboriamo insieme perché crediamo che l’impegno di ognuno di noi debba servire per garantire una vita normale a tutti. Come donare il sangue serve ad assicurare trasfusioni e farmaci plasmaderivati per molti pazienti, così UILDM lavora ogni giorno per individuare soluzioni per le persone con distrofia o altre patologie neuromuscolari. Avis da sempre è al fianco anche di altre realtà, come Fondazione Telethon, per sostenere la ricerca sulle malattie rare, e gli incontri effettuati in commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per ribadire l’importanza dell’attività dei donatori vanno proprio in questa direzione. Ci auguriamo che questo accordo, che oggi viene rinnovato ufficialmente, ma che non si è mai arrestato nel corso degli anni, sia lo strumento per continuare a fare tanta strada insieme a favore della collettività”.

Marco Rasconi, presidente nazionale UILDM, ha poi aggiunto parole significative sul ruolo del volontariato, che sempre più si pone come vera spinta profonda e sociale verso la risoluzione di problemi delle persone. Un fattore decisivo, purché, aggiungiamo noi, non crei la controindicazione di deresponsabilizzare le istituzioni, e che, semmai, sia in grado di supportarle e sensibilizzarle. “Avis dona regalando il sangue – ha detto Rasconi – noi lo facciamo attraverso progettazioni e vicinanza alle persone con disabilità neuromuscolare. Questo documento, che rinnova ufficialmente la nostra collaborazione, dimostra che tanto si può fare attraverso le varie forme di solidarietà e di dono e sottolinea più che mai che donare non è mai abbastanza, che si può sempre fare di più. Il volontariato è catalizzatore di energie, è un moltiplicatore di possibilità per le persone che incontriamo ogni giorno. È questo fil rouge che, da sempre, lega le nostre due associazioni. Il nostro intento ora è quello di dare nuova linfa ai progetti che insieme metteremo in campo”.

Ecco i dati completi sulla raccolta plasma nel 2019. Una stagione positiva che consente di proseguire il cammino verso l’autosufficienza

 

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Il Centro nazionale sangue ha divulgato i dati definitivi sulla raccolta plasma del 2019, dati che consentono di capire se gli obiettivi del Piano nazionale plasma per l’anno in corso sono stati effettivamente raggiunti oppure no. Noi su Buonsangue abbiamo seguito l’andamento della raccolta mese per mese raccontando tutti i momenti, quelli di crescita e quelli più complessi nei periodi storicamente difficili, e continueremo a farlo.

A livello nazionale, per quel che riguarda la quantità di plasma raccolta e inviata alle industrie convenzionate per la produzione di farmaci plasmaderivati, nel 2019 la raccolta è cresciuta dell’1,4% rispetto al 2018, e come si può vedere in figura 1 la maggior parte delle regioni ha vissuto un’annata positiva ed è riuscita ad accrescere le proprie quantità. Notevoli i miglioramenti in Molise (+8,3%), in Emilia Romagna (+5%), Umbria (+ 4,1), Friuli Venezia Giulia (+6,3%) e Calabria (+3,3%). Soltanto Valle d’Aosta (-6,9%), Lombardia (-0,7%), Marche (-1,6%) e Sicilia (-1,3%) hanno peggiorato la raccolta rispetto all’annata 2018.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

E se in figura 2 tabella 3 si possono analizzare questi stessi dati tradotti in chilogrammi fotografando a pieno quanta percentuale dell’obiettivo prefissato sia stata raggiunta, in figura 3 è possibile constatare quanto sia cresciuta la raccolta del plasma da destinare al frazionamento negli ultimi 19 anni, dal 2000 al 2019. Il fatto altamente positivo è che in generale si è passati dai 462 mila chili circa conferiti nel 2000, agli 856 mila di quest’anno, e che solo tra il 2013 e il 2014 c’è stata un’interruzione della crescita.

Un lavoro costante e ben organizzato che dovrà continuare nei prossimi anni, verso un livello di raccolta il più vicino possibile a quello dell’autosufficienza, che, ricordiamo, non è solo un numero. Ma un fatto concreto che incide fortemente sulla vita di tutti i pazienti.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (2)

Fig. 3

A Perugia la prossima assemblea generale Avis, con in mente il desiderio di valorizzare il sistema italiano e adottarlo nel mondo

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La notizia è arrivata, e ora non resta che attendere. L’assemblea generale Avis, giunta ormai all’edizione numero ottantacinque, si terrà a Perugia, nelle sale del Centro Congressi dell’Hotel Quattro Torri, dal 22 al 24 maggio 2020.

Il titolo? In linea con la giornata mondiale del dono del sangue, che arriverà poche settimane dopo il grande meeting e sarà organizzata dall’Italia: il claim di presentazione dell’iniziativa incarna un concetto chiaro e definito: “Un mondo di donazioni”, un augurio che descrive il peso e l’importanza internazionale di un gesto che non ha limiti al suo valore. È quello che noi di Buonsangue ci auguriamo, anche perché “Un mondo di donazioni” è un frase che sembra avere in sé la forza e l’energia necessaria per motivare e chiamare in causa i quasi due milioni di donatori di sangue periodici e associati che fanno parte di Avis.

Sul meeting di Perugia si è espresso il Presidente nazionale di Avis, Gianpietro Briola, che ha rilasciato una breve dichiarazione in cui si chiede soprattutto quale potrà essere in futuro il ruolo dell’Italia e del modello italiano, nel mondo. Riuscirà l’Italia, con il suo modello etico fondato sul dono anonimo, volontario, gratuito, associato e organizzato, a ergersi come modello guida nel meccanismo dell’approccio alla raccolta e nell’immaginario mondiale sull’importanza vitale del sangue come fonte di vita? «L’assegnazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) della prossima giornata mondiale – ha detto Briola – ci riempie certamente d’orgoglio ma ci spinge anche a riflettere sul nostro ruolo a livello nazionale e internazionale. I numerosi eventi in programma quest’anno, compresa la nostra Assemblea, costituiscono l’occasione per confermare che un modello incentrato sulla donazione associata, etica, non remunerata, periodica e responsabile è quello che offre maggiori garanzie – qualitative e quantitative – sia ai donatori sia ai pazienti».

I pazienti quindi rientrano a pieno titolo nel discorso centrale della più grande associazione italiana. È un bene, come spesso abbiamo documentato, perché è la loro salute il migliore stimolo per motivare la comunità a sensibilizzarsi, nonché il decisivo approccio a fortificare, sul piano della comunicazione dei dono e dei suoi valori, il legame esistente tra chi dona il sangue e chi invece, ne ha bisogno per sopravvivere.

Tutti a Perugia a fine maggio dunque, per un’assemblea generale che si preannuncia davvero interessante che più avanti racconteremo nei dettagli.


 

Continua il progetto “Giovani Fidas: promotori di salute”. La prevenzione contro gli stili di vita non corretti che generano le principali malattie è un’impresa da giovani

Giornata Mondiale contro il cancro - FIDAS Giovani

Che sarebbe stata un’avventura lunga e appassionante ve lo avevamo detto già lo scorso 2 dicembre, raccontandovi il progetto nelle sue premesse: “Giovani Fidas: promotori di salute”, il viaggio che i giovani volontari Fidas tra i 18 e i 28 anni vogliono compiere tra la gente per diffondere la cultura dei corretti stili di vita, arriva in questi giorni alla sua seconda tappa.

La premessa “filosofica” dell’iniziativa è da sottolineare e ribadire: gli studi scientifici dimostrano che nel nostro tempo molte tra le principali problematiche di salute sono la conseguenza di stili di vita non corretti, e che basterebbe poco per migliorarli ottenendo numerosi vantaggi per la salute pubblica.

Informare la popolazione e individuare i principali fattori di rischio. Questi, dunque, gli obiettivi dei giovani volontari Fidas, il cui coordinatore nazionale, Elia Carlos Vazquez, ha collegato in modo chiaro e diretto all’aumento di donatori di sangue direttamente collegato a una società mediamente più sana. “Evitando il diffondersi di malattie – ha detto Vasquez –  non solo migliorerà la salute della popolazione ma si aumenterà anche il numero di soggetti idonei a prestare questo servizio (la donazione n.d.r.) garantendo in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

 

Dopo il primo evento, in concomitanza con la Giornata mondiale della lotta contro l’Aids, lo sforzo informativo dei ragazzi sarà rivolto alla lotta contro il cancro, anche in questo caso a partire dall’occasione fornita della giornata mondiale, che cadeva ieri 4 febbraio.

Di quanto sia importante incrementare la lotta al cancro attraverso la prevenzione è perfino superfluo parlarne. Dal comunicato stampa di Fidas a presentazione dell’evento apprendiamo infatti che “I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) indicano per il 2016 (ultimo anno disponibile) 179.502 decessi attribuibili a tumore, tra i circa 600.000 decessi verificatisi in quell’anno. I tumori sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Si può affermare che, mediamente, ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di un tumore. Secondo i dati pubblicati nella terza edizione del “Cancer Atlas”, frutto della collaborazione tra la American Cancer Society (ACS), l’Unione internazionale per il controllo del cancro (UICC) e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), nel 2018, nel mondo, sono stati diagnosticati oltre 18 milioni di casi di tumore, una cifra destinata ad aumentare di circa il 60% entro il 2040 a causa dell’invecchiamento e dell’aumento della popolazione mondiale.”

Numeri eclatanti che fanno preoccupare, e che ci devono spingere a migliorare laddove è possibile incidere con le nostre scelte. Le malattie tumorali contano tra i principali fattori di rischio il consumo di droghe e alcol, l’obesità, l’esposizione al fumo, la dieta adottata e la mancanza di attività fisica, ma anche infezioni e l’esposizione a sostanze cancerogene o radioattive determinate da condizioni chimico-fisico-ambientali. Tutti agenti il cui impatto può essere limitato dai comportamenti individuali in base al grado di consapevolezza, fattore in grado di aumentare ancora i numeri dei pazienti sopravvissuti dopo la diagnosi.

Ma cosa faranno, in concreto i volontari Fidas? Ce lo spiega il comunicato di presentazione.

“Il Coordinamento Giovani FIDAS, che per l’evento ha preparato del materiale informativo da distribuire, ha in calendario diversi appuntamenti dedicati alla prevenzione, tra i principali segnaliamo: Mondovì (CN), il gruppo Giovani della FIDAS Monregalese organizzerà, il 7 febbraio, una conferenza per riflettere sulla diagnosi e la prevenzione. Il gruppo Giovani FIDAS di Pordenone l’8 febbraio organizzerà un banchetto informativo presso il centro commerciale Bennet di Sacile (PN). Gli eventi proseguono fino all’8 marzo, quando il Coordinamento Regionale FIDAS del Piemonte sarà unito contro il cancro partecipando alla corsa non competitiva “Just the Woman I am” che si svolgerà a Torino: una giornata di sport, cultura, divertimento e solidarietà a sostegno della ricerca universitaria sul cancro.

Infine, il futuro. Il lavoro di prevenzione non si ferma a questi eventi ma proseguirà anche nei prossimi mesi, con la Giornata Mondiale dello sport e della salute (6 e 7 aprile), la Giornata Mondiale per la lotta al fumo (31 maggio) e culmineranno nel 14 giugno con la Giornata Mondiale del donatore di sangue che quest’anno si celebrerà in Italia. Un programma fitto e impegnativo che continueremo a seguire.

Il Coronavirus è in Italia ma nel donare il sangue non vi è alcun rischio: no ai timori infondati, sì ai gesti necessari

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Con l’arrivo in Italia dei primi due casi accertati di Coronavirus, e con i successivi controlli su altri individui a scopo puramente precauzionale, il rischio di una nevrosi collettiva non è poi così peregrina. Già venerdì 31 gennaio erano arrivati segnali poco rassicurati in tal senso, con un cartello con la scritta “Chi arriva dalla Cina non entri” prima esposto e poi subito dopo rimosso in un bar in zona Fontana di Trevi, a Roma, poi per fortuna la notizia di ieri che il virus è stato isolato allo Spallanzani, ha generato fiducia in cure efficaci non così lontane nel tempo.

Che l’allerta debba essere alta, è assolutamente scontato, e come abbiamo già segnalato lo scorso 24 gennaio, il Ministero della Salute e il Centro nazionale sangue hanno già diffuso il comunicato con le misure preventive anti epidemia, misure in generale nn troppo diverse da quelle attuate per altre malattie pericolose come West Nile, Chikungunya e Dengue.

Ma se sul piano prettamente medico e sulla prevenzione il comando delle operazioni non può che essere delle istituzioni e dei professionisti (per restare sempre aggiornati è possibile visitare la pagina creata ad hoc dal ministero della salute), resta molto importante in quanto agenti dell’informazione comunicare al pubblico che non bisogna assolutamente farsi prendere dal panico, e magari interrompere attività importantissime come il dono del sangue a causa di credenze erronee.

Molto positiva, in tal senso, l’intervista rilasciata nei giorni scorsi dal presidente di Avis Regionale Lombardia Oscar Bianchi a Io Donna, magazine del Corriere della Sera, uno spazio in cui Bianchi ha spiegato molto bene che il dono è sicuro e che non c’è alcun rischio per i donatori che vorranno offrire il loro contributo

“Nessuna trasmissione è stata documentata mediante la trasfusione di sangue – ha spiegato Bianchi – e non è noto alcun rischio di trasmissione trasfusionale. In linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità abbiamo rafforzato le misure di sorveglianza sulla salute del donatore di sangue. E in più, a tutti coloro che sono tornati dalle aree interessate, viene sospesa la possibilità di donare per 21 giorni dal momento del rientro”.

Così come si può tranquillamente andare a cena dal ristorante cinese, insomma, allo stesso modo si può donare senza alcun timore, e anzi, proprio con l’azione concreta individuale si può dare il buon esempio alle persone vicine e alle nostre cerchie sociali di riferimento.

Dall’Università di Padova le ultime scoperte sui danni alla salute generati dall’inquinamento da Pfas: malattie cardiovascolari e alterazione della coagulazione del sangue

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Per fortuna sembra che la vicenda dell’inquinamento da Pfas stia prendendo sempre più spazio nei media acquistando sempre maggior importanza. Non ancora, forse, come sarebbe necessario: ricordiamo che il problema riguarderebbe moltissime zone d’Italia, così come è emerso dalla puntata di report dello scorso 2 dicembre.

https://www.raiplay.it/video/2019/11/report-lunedi-2-dicembre-cd7d0d4d-824c-40f0-b30f-6d09b8c8d3a7.html

Le trasmissioni d’inchiesta sono molto presenti sul caso, e anche Presa Diretta ne aveva parlato diffusamente il 2 settembre del 2019, ribadendo un allarme che medici e associazioni per l’ambiente provano a dare da molto tempo.

Noi su Buonsangue seguiamo in particolare il caso del Veneto, che è al centro del dibattito politico regionale, riguarda le province di Padova, Vicenza e Verona, e vede la sperimentazione della plasmaferesi terapeutica come forma di tamponamento di un problema che, lo ricordiamo, porta gravi complicazioni di salute per larghe fasce della popolazione e specialmente nelle donne e nei giovani, oltre a incidere fortemente sulla possibilità di donare il sangue per tutti i soggetti colpiti.

Nelle ultime ore, importanti aggiornamenti: sul sito dell’Università di Padova è stata pubblicata una videointervista al professor Carlo Foresta, il cui team si sta occupando di approfondire gli studi su tutti i danni alla salute provocati dagli Pfas. L’ultima scoperta riguarda la capacità degli agenti inquinanti di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e di alterare i processi di coagulazione del sangue.

Uno scenario davvero difficile che rischia di accrescere la sua gravità per ogni giorno in cui non si fa abbastanza per affrontarlo.

Nel codice etico dell’ISBT appena tradotto in italiano, il paziente è al centro dei principi etici che guidano le pratiche trasfusionali

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Che gli obiettivi finali di qualsiasi pratica trasfusionale siano la sicurezza e il benessere dei pazienti è una verità che su Buonsangue ripetiamo spesso, e quanto questi principi siano condivisi tra gli addetti ai lavori lo dimostra il fatto che L’ISBT (International Society of Blood Transfusion), società scientifica su scala mondiale nata nel 1935, ha rinnovato e pubblicato qualche anno fa, nel 2017, un nuovo codice etico per la medicina trasfusionale volto proprio a migliorare e incrementare la cultura e la consapevolezza sul tema.

Di recente, il codice etico ISBT è stato pubblicato in italiano, e questo ci offre l’occasione per analizzare i suoi aspetti principali legati alla donazione di sangue e alla centralità della figura del paziente.

Per chi vuole leggere il codice integramente, ecco il link del sito Fidas dov’è pubblicato: https://fidas.it/wp/wp-content/uploads/2020/01/Il-Codice-Etico-della-Medicina-Trasfusionale-ISBT.pdf

Quali siano l’ispirazione e gli obiettivi della medicina trasfusionale, è esplicitato sin dall’introduzione del documento, con le definizioni di “sangue”, da intendersi come materia biologica e prodotto terapeutico, e di “donatore” e “paziente” intesi come poli connessi da un forte legame da tutelare.

Eccole di seguito:

Il sangue è un prodotto terapeutico di origine umana e la sua disponibilità dipende dal contributo del donatore che dona sangue a beneficio degli altri senza alcun beneficio fisico per sé stesso. È quindi importante che il contributo dei donatori e la Ioro donazione siano rispettati, che siano adottate tutte le misure ragionevoli per tutelarne salute e sicurezza e che esistano adeguate garanzie per far sì che i prodotti derivati dalla donazione siano utilizzati in modo appropriato ed equo per i pazienti.

Entro tali premesse, confluiscono poi i quattro principi riconosciuti dell’etica biomedica, ovvero: 1) autonomia, 2) non maleficenza, 3) beneficenza e 4) giustizia. Principi che, espressamente, dovranno essere rispettati da tutti i professionisti che operano nel settore.

Ecco, in tabella 1, le definizioni dei quattro principi basici, considerando dignità ed autonomia, due valori totalmente in osmosi.

 

Dignità Un essere umano ha il diritto innato di essere valorizzato e di ricevere

un trattamento etico.

Autonomia La capacità di un individuo raziocinante di prendere una decisione

informata e senza coercizione.

Beneficienza La beneficienza è un’azione che viene fatta a beneficio degli altri. Le azioni benefiche possono essere intraprese per aiutare a prevenire o eliminare i danni o semplicemente per migliorare la situazione degli

altri.

Non-maleficenza “Non causare danni non necessari o sproporzionati”.
Giustizia Riguarda  l’equa  distribuzione  dei  benefici  e degli  oneri  ai singoli

individui nel contesto delle istituzioni sociali e le modalità con le  quali

Ioro diritti vengono concretizzati.

Tab.1

Il quadro generale di riferimento che ne scaturisce è così chiaro e inequivocabile, una sorta di vera e propria bibbia deontologica per chiunque opera e opererà nel delicato settore trasfusionale assumendosi la responsabilità di tutelare la salute di un enorme numero di persone.