“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

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Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

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Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

La situazione PFAS in Veneto: s’inasprisce la battaglia politica mentre Report mostra situazione difficili in altre zone d’Italia

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In Veneto continua ormai da molti anni a imperversare la questione dei PFAS, sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente dal comparto industriale che secondo gli studi scientifici creano effetti enormemente negativi per l’ambiente – inquinamenti della terra e delle falde acquifere – e di conseguenza gravi criticità potenziali per la salute di larghi strati di popolazione nelle zone colpite, e in particolar modo per le donne (danni all’apparato riproduttivo) e per i bambini (molto più soggetti all’accumulo di queste sostanze cancerogene nel sangue).

Su Buonsangue abbiamo seguito il caso sin dal principio, raccontando gli effetti malsani delle sostanze, quali sono le zone in Veneto particolarmente inquinate, e descrivendo le strategie della Regione Veneto per cercare di contenere gli effetti disastrosi una criticità che potrebbe detonare nei prossimi anni.

Ecco le puntate precedenti:

Pfas in Veneto, il numero dei cittadini colpiti cresce mentre le istituzioni locali e nazionali faticano a lavorare in sinergia

 

Situazione PFAS in Veneto, studi dimostrano danni all’apparato riproduttivo in donne e uomini. La Regione ci riprova con la plasmaferesi pulitrice

Nuovo capitolo per il caso PFAS in Veneto: la plasmaferesi terapeutica serve oppure no?

Inquinamento da PFAS in Veneto, plasmaferesi per monitorare e ripulire migliaia di ragazzi

In particolare, la regione Veneto ha iniziato tempo fa un processo di ripulitura del sangue attraverso plasmaferesi che a oggi risulta l’unica misura adottata, e per di più in via sperimentale. Quali potranno essere gli effetti positivi di questi cicli, e su che percentuale di cittadini sapranno incidere, è ancora difficile stabilirlo, ma sul piano degli effetti che l’inquinamento da PFAS può provocare sul sistema trasfusionale, il problema è evidente: si rischia di intaccare il serbatoio di donatori nel presente, e di ridurlo sensibilmente nel futuro.

Intanto però ci sono alcune novità che bisogna registrare, e che sono di doppia natura. In primo luogo è un fatto delle ultime ore l’inasprirsi della battaglia politica sul territorio, con le dichiarazioni del consigliere regionale Cristina Guarda (Civica per il Veneto), che ha accusato la giunta veneta capitanata da Zaia di non occuparsi del problema, dopo aver chiesto tempo fa di applicare il divieto di consumo di acqua incontaminata per donne e bambini. “Vedremo se dopo esser stata cieca e sorda a quattro anni di denunce in Consiglio Veneto e sette di cittadinanza attiva – ha detto la Guarda – la Giunta leghista prenderà finalmente sul serio le conseguenze dei Pfas sulla fertilità femminile e sullo sviluppo dei bambini. Sappiamo che il dottor Foresta gode di maggiore stima in Regione e nell’intera comunità scientifica internazionale e perciò auspichiamo venga davvero ascoltato, o avremmo l’ennesima conferma dell’inconsistenza di questa maggioranza, assente sul versante della prevenzione alla salute e della responsabilità politica”.

In secondo luogo, è da sottolineare l’ampliamento del problema PFAS ad altre zone di territorio nazionale, come si è potuto riscontrare attraverso la nota trasmissione televisiva Report, che ha parlato di emissioni di molto fuori dalla norma (e poi ritoccate nel tempo secondo le esigenze delle aziende inquinanti) per fabbriche in Toscana, a Rosignano Solvay, e in Piemonte. Una situazione delicata che dovrebbe diventare ancora più centrale nel dibattito mediatico e politico, visto che in gioco c’è la salute pubblica.

Di recente abbiamo parlato di prevenzione di stili di vita corretti per favorire il dono del sangue, la salute pubblica e la sanità nazionale. Di certo se vengono a mancare le tutele dello stato sull’inquinamento ambientale, ottimizzare il livello della prevenzione rischia di diventare un’operazione decisamente più complessa.

Sicurezza e qualità del sistema trasfusionale, come si costruiscono? E i numeri cosa dicono?

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Qualità nel servizio per i pazienti e sicurezza nelle trasfusioni: su Buonsangue parliamo con grande frequenza di questi due valori fondamentali su cui si basa il sistema trasfusionale italiano, tanto che proprio su tali certezze presenti e obiettivi futuri insistono con grande decisione tutti gli stakeholder di sistema e i dirigenti più autorevoli. Ma al di là dei proclami e delle dichiarazioni di intenti, qual è la situazione nel concreto?

Se sul piano della qualità complessiva del servizio è sicuramente possibile fare di meglio, provando a conformare i livelli tra tutte le strutture trasfusionali nelle diverse regioni italiane e – come abbiamo scritto lo scorso 13 settembre – affrontando il problema della carenza dei medici trasfusionali che secondo il Cns rischia di riguardare nei prossimi anni circa un 30% delle forze in futuro necessarie, sul piano della sicurezza i numeri sembrano essere rassicuranti.

Ecco infatti, in figura 1, i risultati di uno studio commissionato ancora dal Centro nazionale sangue, secondo il quale il rischio di contagio per le principali malattie attraverso le trasfusioni è assolutamente minimo.

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Come possiamo vedere in infografica, l’ultimo caso di trasfusioni infette risale al 1995, quasi 25 anni fa, e il merito è soprattutto di una filiera che è votata al valore della sicurezza a partire dalla sua impostazione valoriale.

Poter contare su una donazione volontaria, anonima, gratuita, associata e organizzata con più di 1 milione e 800mila donatori periodici consente una grande capacità di prevenzione, perché alla donazione periodica si può arrivare solo attraverso la condivisione e l’attitudine a stili di vita corretti che rimuovono in partenza la maggior parte dei fattori di rischio. Procedimenti informativi come il questionario – che alcuni donatori non amano ma che garantiscono una primissima scrematura – ampliano e fortificano il controllo. Infine, per tutto ciò che non è possibile ottenere in fase preventiva, ecco i test NAT, test molecolari che possono riuscire a scovare i virus anche in caso di presenza minimale nell’organismo.

I test NAT, come sappiamo, consentono anche di non costringere i donatori allo stop forzato dal dono in caso di viaggi in zone colpite da West Nile, Chikungunya o altri virus portati dalle zanzare, e come indica l’infografica in alto sono stati moltissimi i casi di infezioni pericolose riscontrati e neutralizzati grazie ai test: ben 751 di epatite B, 642 di sifilide, 315 di epatite C e 96 di HIV.

“Tutte le sacche di sangue donato – spiega il CNS – vengono sottoposte ai test per la ricerca dei virus HBV, HCV, HIV e del Treponema responsabile della sifilide; in particolari periodi dell’anno, a questi test possono aggiungersi ulteriori analisi per la ricerca di altri virus come il West Nile Virus. Le donazioni verranno utilizzate solo se gli esiti dei test effettuati risulteranno tutti negativi”.

Grazie a questo percorso valoriale e al supporto dei test NAT, di conseguenza, secondo il Centro nazionale sangue le probabilità di infezione da HIV sono comprese tra 1 su due milioni e uno su 45 milioni, a seconda del metodo di calcolo usato, cioè qualcosa di davvero infinitesima se si considera che In ambito scientifico una probabilità inferiore a uno su un milione viene considerata trascurabile, come ha spiegato Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns.

Questi numeri, sono stati diffusi in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, che cade ogni anno il 1° dicembre, e ci paiono molto rassicuranti. Sono lontani, e non ripetibili, gli anni in cui l’attenzione generale sulla sicurezza era sottovalutata, come ricorderanno bene i lettori di Sangue Infetto, il libro di Michele De Lucia sulla storia dei casi giudiziari sul sangue da noi recensito nel giugno 2018.

Casi e momenti storici che è sempre meglio ricordare per evitare che si ripropongano in futuro.

 

“Giovani FIDAS: Promotori di salute”: la prevenzione sul territorio dura un anno e se la guidano i giovani è ancora più bello

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Nelle associazioni di donatori di sangue la voglia di investire sui giovani attraverso la formazione, è tanta. Ed è per questo che quando nascono progetti di interesse comune proprio dalle nuove generazioni la soddisfazione è doppia.

L’ultimo week-end, in quest’ottica (a partire da venerdì 29 novembre fino a domenica 1 dicembre) ha sancito il via di una bellissima iniziativa ideata e realizzata dalla branca giovanile della Fidas, Giovani Fidas, che hanno spinto il progetto “Giovani FIDAS: Promotori di salute”. Di cosa si tratta? È semplice. Come avevamo già avuto modo di registrare a Roma durante il convegno internazionale Fiods dello scorso 25 ottobre con le parole del presidente Aldo Ozino Caligaris, il tema della prevenzione e degli stili di vita corretti è molto sentito in Fidas, poiché si basa “sulla consapevolezza che nei Paesi Occidentali, dove le cure per le più comuni patologie infettive sono oramai alla portata di tutti, le principali problematiche di salute sono legate a stili di vita non corretti”.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute” durerà molti mesi, ma il primo momento importante è stato venerdì 29 novembre, quando i Giovani FIDAS hanno presenziato, distribuendo materiale informativo e gadget, il Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino. Con che scopo? Lo ha spiegato Elia Carlos Vazquez, Coordinatore Nazionale Giovani FIDAS: “Promuovere la salute fra i giovani – ha detto Vasquez – è un obiettivo che ci siamo posti come donatori. Evitando il diffondersi di malattie non solo migliorerà la salute della popolazione ma garantirà in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

Il presidio di venerdì tuttavia, durante il quale si è lavorato tra i giovani universitari facendo informazione su malattie sessualmente trasmissibili e più specificatamente sul virus HIV, è stato il preludio della Giornata Mondiale contro l’AIDS, in calendario 1° dicembre, con i volontari in azione nelle Università e nelle Piazze d’Italia per combattere la trasmissione del virus HIV a colpi d’informazione e formazione, una politica che noi di Buonsangue condividiamo a pieno perché perfettamente in linea con tanti dei valori in voga nel sistema trasfusionale, ovvero qualità e sicurezza dei servizi per i pazienti e soprattutto prevenzione come principio basico propedeutico all’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Combattere gli stili di vita non corretti, infatti, produce benefici al Sistema Sanitario Nazionale, e non solo per quanto riguarda la prevenzione delle malattie conseguenti, ma anche perché è dimostrata scientificamente (e dalla logica), la relazione tra la buona salute della popolazione e la possibilità di garantire un bacino di donatori il più ampio possibile.

Gli appuntamenti dei “Giovani FIDAS: Promotori di salute” proseguiranno nei prossimi mesi, e alcuni eventi sono già fissati: la prevenzione andrà in scena per la Giornata Mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, per la Giornata Mondiale dello sport e della salute il 6 e 7 aprile, per la Giornata Mondiale per la lotta al fumo il 31 maggio, e naturalmente per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, che quest’anno si celebrerà in Italia nella data consueta: il 14 giugno, un momento attesissimo per tutti i donatori del mondo.

Tre colori, per un Natale indimenticabile all’insegna del dono del sangue. La nuova campagna di comunicazione Avis in vista delle feste

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Dicembre è alle porte, e come ogni anno Avis sceglie questo momento per lanciare la sua comunicazione invernale sul dono del sangue che ha il compito di trasformare la parola “dono”, molto familiare tra gli italiani in vista della fesa più importante dell’anno, in un gesto di solidarietà importante.

Quest’anno, proprio affinché il messaggio sia il più completo ed esaustivo possibile, la scelta è ricaduta su un immaginario molto natalizio. La neve, la slitta, gli accessori che siamo abituati a vedere in ogni casa come il cappello rosso di Babbo Natale, e soprattutto figure che richiamano giocosità, bellezza, tenerezza, dolcezza e felicità: una ragazza giovane e dei meravigliosi bambini, come possiamo vedere nella nostra selezione di immagini della campagna Avis che comprende e-card, manifesti e comunicazione social.

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L’e-card di Avis.

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Il post Facebook

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La locandina

 

Il dettaglio che rende il messaggio esaustivo e pieno di significato? È lo script “Be red, be yellow, be good”, declinato con caratteri rossi, gialli e blu.

Il rosso serve a richiamare il dono del sangue intero, che intuitivamente è la donazione più “percepita” dal pubblico, con modalità perfettamente note alla maggior parte dei cittadini. Il giallo è il simbolo della donazione del plasma e della plasmaferesi, che ha ancora bisogno di farsi conoscere al grande pubblico come donazione differente ma altrettanto importante, più lunga ma forse anche più decisiva in questo momento, perché diretta alla produzione dei plasmaderivati e dei farmaci salvavita. E infine il blu, come simbolo del benessere personale che ricevono entrambi i poli di una donazione: il donatore, e non solo perché attraverso il dono riceve le analisi del sangue a misurazione del proprio stato di salute o il vaccino antinfluenzale gratuito. Soprattutto perché donare regala un benessere psicofisico di prima scelta, per la consapevolezza che ciascun donatore matura, ovvero che il suo gesto semplice e poco impegnativo garantisce la salute e spesso la vita a tantissimi pazienti. E dunque, proprio il paziente, che grazie a un sistema trasfusionale efficiente e alla generosità dei donatori periodici accede a farmaci, a cure speciali e a trattamenti chirurgici. Il tutto nella piena sicurezza e nella stragrande maggioranza dei casi, ad alta qualità nei servizi.

Ecco perché a donare prima delle feste è un regalo natalizio difficilmente eguagliabile, per sé stessi e per gli altri.

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

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Il rientro dalle vacanze estive, sul piano della raccolta plasma, è sempre un momento decisivo. Dopo il calo endemico di agosto parte l’ultimo terzo dell’anno, in cui è fondamentale il lavoro capillare per arrivare a raggiungere gli obiettivi prefissati dal Piano nazionale plasma. Così, dopo lo scorso settembre davvero positivo che aveva fatto registrare un crescita sullo stesso periodo del 2018 del 7,3%, un dato davvero molto importante, anche ottobre fa registrare un lusinghiero +4,9% sullo stesso mese di riferimento del 2018, come si vede in figura 1. Significa che il sistema funziona e che probabilmente si riuscirà a stare nei programmi.

Entrando nel dettaglio, positive le performance in alcune regioni del sud, come la Sicilia (+ 45,5%) e la Calabria (+34,3%), ma molto bene anche la raccolta in regioni importanti e molto popolari come Toscana (+11,6%), Piemonte (+17,2%) ed Emilia Romagna (+17%). In recupero la Lombardia che non aveva iniziato bene l’anno: a ottobre crescita dell’1,4% rispetto a ottobre 2018.

Purtroppo, invece, non buone le performance in alcune regioni storicamente poco solide nella raccolta, come Lazio (- 20%) e Campania (-16,4%). Stesso discorso per la Sardegna, che cala del – 41,6% pur avendo necessità interne particolari.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

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In figura 2, invece, tabella 3, ecco i dati sulla raccolta complessiva in chilogrammi, gennaio – ottobre 2019 vs gennaio – ottobre 2018. Il dato complessivo, soddisfacente, vede circa 17 mila kg in più, con buone performance annuali complessive in Campania, nonostante l’ottobre negativo, in Sicilia, in Puglia e in Emilia Romagna. Buono il recupero della Lombardia, mentre nessuna regione è sotto la raccolta dello scorso anno in modo particolarmente significativo. Un buon segnale anche questo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Il trend, dunque, lascia ben sperare per il futuro, a patto di continuare su questa strada e di consolidare il lavoro di comunicazione e informazione sul dono del plasma e sulle virtù della plasmaferesi. Da quel che sappiamo, è proprio ciò che sta accadendo, come dimostra la campagna Avis 2019-20 di cui parleremo nei prossimi giorni.

Non solo testimonial famosi: per sensibilizzare i giovani al dono sono importanti anche le esperienze creative

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La sensibilizzazione dei giovani, il loro inserimento attraverso la passione in un percorso culturale che preveda l’avvicinamento al mondo del dono non come esperienza occasionale ma periodica e duratura come stile di vita, è un risultato che si può raggiungere in modi diversi.

Lo scorso venerdì abbiamo segnalato l’impatto di un testimonial d’eccezione come Taziano Ferro, che attraverso la musica raggiunge milioni di persone e rilascia un messaggio chiaro, destinato a chi è pronto ad accoglierlo.

E poi c’è una formazione più capillare, programmatica, che inizia al tempo della scuola e lascia delle conoscenze e delle esperienze molto importanti perché in grado di radicarsi nelle coscienze. Segnaliamo, in questo senso, due iniziative che arrivano dalla provincia italiana grazie al lavoro delle sedi associative locali, quelle che svolgono un lavoro costante e spesso senza poter contare sulla luce dei riflettori.

Così, per avvicinare i giovani alla cultura del dono attraverso attività innovative e divertenti, la sede comunale di Giungano in provincia di Salerno, realizzerà nel 2020 PIXELAVIS, un progetto che mira a “educare le nuove generazioni alla donazione del sangue e al volontariato con le attività nuove, colorate, inclusive e coinvolgenti della pixel art”.

I ragazzi potranno realizzare disegni sulla donazione dopo aver studiato le componenti del sangue, una perfetta occasione per imparare tante cose sul linguaggio informatico per bambini, e sul pensiero computazionale, una tecnica che può insegnare molto per ordinare i pensieri e a confrontarsi con le difficoltà e gli errori cancellando la paura di sbagliare.

Sempre nel 2020, ma stavolta grazie all’impegno di Fidas, ci sarà la seconda edizione del concorso nazionale FIDAS “A scuola di dono”, iniziativa rivolta alle nuove generazioni e in particolare agli studenti iscritti al primo e secondo grado di istruzione nell’anno scolastico 2019/20.

“A scuola di dono”, è un concorso nazionale che poi viene gestito dalle sedi locali, e Teramo, per esempio, si sono già attivati. È già stata istituita, infatti, la commissione incaricata di individuare per ogni ciclo di studi (primaria, secondaria di I grado, secondaria di II grado) il lavoro ritenuto più meritevole sulla base di una traccia a partire da cui si dovrà realizzare un elaborato scritto (per esempio un breve racconto o un articolo di giornale) o una produzione artistica di vario genere (un disegno, un fumetto o un video,) che sappia raccontare con fantasia e originalità tutto ciò che significa donare.

I dettagli si possono leggere su www.superj.it, ma ciò che conta è che sono ormai davvero moltissime le iniziative in tutto il paese che abbracciano come obiettivo quello di portare al dono volontario, periodico e associato, i cittadini responsabili di domani.

Avis e Tiziano Ferro insieme per promuovere il messaggio del dono: una collaborazione che parte da lontano e continuerà con il nuovo tour

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Quando si parla di testimonial importanti per valorizzare il messaggio del dono del sangue tra i più giovani, difficile immaginare un nome più efficace di Tiziano Ferro, uno tra i cantautori italiani più popolari e amati del paese, con oltre 15 milioni di dischi venduti tra Italia, Europa e America Latina.

Tiziano Ferro conosce perfettamente l’importanza che un gesto come il dono del sangue riveste nella vita comune. Ed è per questo che lui e Avis, da moltissimi anni, si sono scelti e collaborano anno dopo anno in tantissimi progetti di comunicazione che si legano ai tour live del musicista.

Già nel 2009 Tiziano Ferro aveva collaborato con Avis, con un video promozionale a favore del dono che oggi è un vero e proprio amarcord:

Videomessaggio ripetuto nel 2012, in un momento di grande successo per il cantautore laziale:

Poi, nel giugno 2015, Claudia Firenze, allora responsabile comunicazione dell’associazione, aveva annunciato in un’intervista al magazine Vita, che Avis sarebbe “partita” in tour con Tiziano e l’inizio di una collaborazione iniziata grazie all’Avis di Latina, con un messaggio che allora si legava alla canzone “Lo stadio”, un pezzo da 27 milioni di visualizzazioni.

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Stesso schema per il tour 2017, che partì da Lignano Sabbiadoro in provincia di Udine, e che vide Avis partecipare con lo slogan Donare: il mio vero e unico Valore assoluto”, e che aveva come singolo principale “Il mestiere della vita”

Proprio ieri, infine, sulla pagina Facebook della Consulta nazionale dei giovani Avis, le foto che annunciano la condivisione del messaggio sul dono anche per il tour 2019, direttamente dalla presentazione del nuovo disco in anteprima. Un connubio vincente che continua, e che porta visibilità al messaggio del dono proprio dove c n’è più bisogno.

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Fig. 2

 

In Sardegna c’è bisogno di sangue, e la campagna #noilosappiamo dell’Azienda ospedaliera Brotzu a Cagliari reagisce con una campagna

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Spingere il pubblico alla donazione di sangue è un lavoro delicato: un misto di comunicazione emotiva e informazione che per rompere il frastuono e il muro dell’indifferenza ha bisogno di poter contare su un messaggio semplice, diretto, efficace e puntuale.

Le associazioni di donatori questo lo sanno, e come abbiamo potuto constatare spesso riportando campagne in favore del dono molto affascinanti, puntano ormai sul racconto della donazione come un fattore importante di uno stile di vita moderno, positivo, aperto al prossimo e alla condivisione.

Tuttavia non bisogna mai dimenticare l‘importanza delle informazioni basiche, che specie in territori in cui è necessario formare la cultura del dono, e dove è opportuno raccontare le necessità regionali, rappresentano quel sovrappiù di valore nel messaggio che può davvero risultare efficace e fare la differenza.

Ecco perché ci è piaciuta l’ultima campagna in sostegno della donazione di sangue realizzata e promossa dall’Azienda Ospedaliera G.Brotzu di Cagliari, che su Youtube sta facendo girare quattro brevi video al fine di offrire alla comunità tutte le informazioni principali su ciò che significa donare sangue, e soprattutto su ciò che significa farlo in Sardegna.

Ecco allora i video della campagna dal titolo #noilosappiamo, un nome che spiega perfettamente l’intento degli spot, che è quello di espandere al massimo il grado di conoscenza basica sul dono nella mente di tutti coloro i quali potrebbero donare e ancora non hanno iniziato a farlo.

Nel primo video, ecco un resoconto della situazione sarda, con l’autosufficienza ancora lontana da conquistare, e le informazioni su quanto è veloce donare, e su quanto può essere importante il contributo di ciascuno:

Nel secondo, il tema del primo video è approfondito con maggior dettagli: da dove arrivano i prodotti necessari al fabbisogno sardo?

Nel terzo, ecco il focus sugli utilizzi ospedalieri e su quanto è decisiva ogni donazione per la categoria dei pazienti:

Nel quarto e ultimo, infine, ecco il punto sui requisiti del donare, pochi e semplici da memorizzare:

L’animazione, è sempre la stessa: una mano che fissa le informazioni su una lavagna virtuale, raccontando il dono tra parole e immagini da fissare bene nella memoria. Un punto di partenza semplice ed efficace per diffondere tra i sardi tutte le conoscenze che servono per aumentare la raccolta.

Il West Nile Virus spesso occupa la scena ma attenzione anche alla malaria, specie dopo alcuni casi autoctoni nella vicina Grecia

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Nei media l’attenzione se la prende soprattutto il West Nile Virus. Ha un nome esotico, colpisce in modo più subdolo e frequente, si diffonde più facilmente, e nella stragrande maggioranza dei casi provoca un’influenza debilitante ma passeggera. Eppure esiste un’altra malattia infettiva che si trasmette a causa delle zanzare, su cui il Centro nazionale sangue, con le istituzioni preposte, opera una monitoraggio costante: si tratta della malaria.

La malaria, quando colpisce l’uomo, è una malattia molto pericolosa che può anche provocare la morte, ed è generata da protozoi parassiti trasmessi da zanzare femmine infette, del genere “anofele” (Anopheles), ovvero un insetto molesto che colpisce soprattutto al tramonto e nelle ore notturne nei cosiddetti paesi endemici, ovvero in Africa, nel Sud est Asiatico, in Asia centrale, talvolta in Medio Oriente e in America centrale. In altre parole nelle zone tropicali e subtropicali.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la malaria è “una malattia seria, prevenibile e curabile se diagnosticata tempestivamente e trattata con farmaci adeguati”, quindi la monitorizzazione continua è molto importante. I casi in Italia sono legati nella stragrande maggioranza al turismo nelle zone sopra indicate come endemiche, ma l’ultimo comunicato in merito che risale a qualche giorno fa, al 14 novembre, testimonia di alcuni casi in Grecia che meritano attenzione, anche perché sono autoctoni.

Riguardano, nel dettaglio, le municipalità di Tychero e Feres, nella provincia di Evros, e la municipalità di Echedoros in provincia di Salonicco. Perché è importante segnalarli? Naturalmente, la vicinanza della Grecia, la frequenza degli spostamenti di persone tra Grecia e Italia, sono fattori che spingono ad accrescere la sorveglianza ematologica, con le seguenti raccomandazioni per i donatori di sangue:

1) effettuazione di un’adeguata sorveglianza anamnestica dei donatori che hanno viaggiato nelle aree interessate;

2) sospensione di 6 mesi per chi ha soggiornato nelle aree interessate e non ha manifestato sintomi febbrili, con riammissione dopo esito negativo la test;

3) sensibilizzazione dei donatori nel segnalare eventuali sintomi febbrili di non facile identificazione o sintomatologie compatibili con la malaria;

Il comunicato completo si può consultare a questo link del Centro nazionale sangue, che costantemente, come sappiamo, offre ai cittadini le informazioni anche su altre malattie minacciose, come Dengue, Chikungunya, e Zika Virus.